Soffrire di autestino

E’ stato coniato questo termine per indicare il collegamento tra salute intestinale e manifestazioni tipiche dell’autismo. In particolar modo, è stato trovato un minimo comune denominatore abbastanza evidente tra i bimbi autistici di tipo regressivo, rappresentato da una forma di debolezza gastrointestinale. Si è cominciato a parlare quindi di autestino per riferirsi allo stato dell’intestino dei bambini colpiti d’autismo, vista la comunanza dei sintomi riscontrati in questa categoria di soggetti.

 

Non solo cervello

Di solito si accosta questo tipo di disturbo alle condizioni cerebrali dell’individuo, al punto da definirlo un problema nell’apprendimento. Gli infanti mostrano difficoltà nel comprendere basilari concetti sociali e di posizionamento, eppure specifici studi realizzati sui pazienti autistici, indicavano come la malattia potesse avere una certa attinenza con difficoltà digestive. Non poteva essere certo solo una coincidenza se, oltre l’80% dei bimbi analizzati presentavano sintomi come stipsi, o sanguinamento fecale. La frequenza con cui si ripetevano questo tipo di manifestazioni, attinenti all’evacuazione e ad una macrocategoria, etichettabile come “spasmi addominali”, lasciava intuire che l’autismo regressivo potesse manifestarsi con maggiori probabilità, nei pazienti con intestino permeabile. Non essendo quindi il cervello l’unico responsabile di questo disturbo, si aprono le possibilità di curarne parte dei sintomi più gravi, attraverso una dieta equilibrata.

Il microbiota nei bimbi

Dopo aver analizzato le feci dei bambini coinvolti nello studio, si è compreso come il problema allo spettro autistico potesse essere arginato favorendo il corretto riequilibrio della flora intestinale infantile, per mezzo di un regime alimentare mirato e sano, dal punto di vista nutrizionale.
Facendo un raffronto tra l’apparato gastro-intestinale dei fanciulli sani, con quello di quelli con autismo, si riscontrava una minore concentrazione di “batteri buoni”, come nel caso dei bifidobatteri, nei soggetti autistici.
La centralità della “permeabilità autestinale” e della quantità e qualità di microbi presenti nelle pareti intestinali è ormai riconosciuta attinente alla tematica autistica. Quello su cui però occorre indagare è quanto questo fatto sia una conseguenza del disturbo o bensì l’origine dello stesso. Stando a quello che uno studio statunitense, realizzato dall’Istituto Tecnologico della California, ha potuto osservare mediante un trattamento alimentare fatto su topolini con comportamenti autistici, una dieta probiotica, con batterio Fragilis, aiutava evidentamente i roditori. Il comportamento di questi ultimi, da essere aggressivo e individualista, cominciava a manifestarsi come gentile e socievole.

Cibo sano in cervello sano

Non si tratta soltanto di uno slogan pubblicitario, anche se ci auguriamo di vedere sempre più spesso nei canali mainstream un’attenzione verso la questione della piramide alimentare mediterranea vegetariana e una maggiore autostima verso sè stessi e ciò che introduciamo nel corpo. Ogni qual volta ci si imbatte in un autestino con permeabilità accentuata e quindi debole, si ipotizza infatti che le infezioni batteriche dell’apparato gastrico possano, mediante il sistema circolatorio, trasportare sostanze tossiche anche al cervello. E’ per questa ragione che non dovremmo mai perdere di vista l’obiettivo di assicurare al nostro intestino del cibo probiotico e di qualità.

Le nuove cure contro l’autismo

La speranza è che l’autismo regressivo possa essere quindi contrastato attraverso farmaci atti a riequilibrare dal punto di vista batterico il plesso intestinale e aiutato ogni giorno, mediante una scelta oculata dei cibi più indicati per vivere meglio.
Senza mai dimenticarci che altri 2 fattori influiscono certamente con questo disturbo, ovvero quelli genetici e quelli ambientali (legati al contesto sociale dove si vive), sapere che dottori come Nicola Antonucci continuino a perseguire strade alternative, per affrontare il problema da un altro punto di vista, rincuora molto, soprattutto se esistono prestigiosi studi americani a confutare queste stesse tesi. L’augurio è che le analisi sull’autestino possano aiutare molte famiglie ad affrontare meglio questo problema e che le nuove cure di questo tipo facciano nascere discussioni più profonde dell’interesse di sapere se Barron Trump è autistico o meno.