La testimonianza del digiuno di 48 ore della dottoressa Racanelli

Resoconto dell’esperienza di digiuno solido di 48 ore, a cui hanno fatto seguito 38 ore di digiuno secco, portate avanti dalla dottoressa Racanelli a partire dal 29 Novembre 2019.

 

Testimonianza diretta delle sensazioni provate durante quei giorni

Sono felice di essere riuscita a portare a termine questo digiuno senza alcun ostacolo. Non ho riscontrato difficoltà alcuna a seguito della mancanza ingestione di cibo durante l’arco temporale di 2 giorni.
E’ significativo come il mattino del sabato 30 Novembre mi sia diretta in cucina, in maniera maniera assolutamente inconsapevole, guidata da un riflesso incondizionato che mi aveva spinto in quello spazio per fare colazione. Eppure non avevo fame, non avvertivo questa necessità. Si trattava appunto di un falso bisogno, una di quelle insidie che più volte incontriamo nell’arco della nostra giornata, diventandone il più delle volte vittime o inconsapevoli complici.

Il rituale della colazione, scandito dal gesto di aprire le ante dell’armadio, dalla selezione di barattoli colorati custoditi in quella cassaforte confezionata chiamata frigo, tutto a un tratto mi sembra futile, sino a divenire ridicolo.
Mettersi alla prova significa anche lottare con la nostra routine, non dare nulla per scontato e avere la capacità di guardarci dall’esterno. condizioni come il digiuno ci offrono molto tempo per riflettere sulla nostra condizione di zombie metropolitani e della passività con cui affrontiamo le nostre giornate, spinte dalla voglia di assecondare qualcosa o qualcuno lontano anni luce dalla nostra coscienza.
Ragionando con la mia testa ho affrontato l’ora di pranzo con maggiore volitività. Mentre la maggior parte delle persone a quell’ora assumeva carboidrati e lieviti io, con una sensazione di orgoglio, mista a serenità, sono andata verso il letto. Ho impiegato quel tempo per riposare il mio corpo, anzichè “affaticare” il mio apparato digestivo, approfittando del calore del sole pomeridiano che ancora scaldava questo primo pomeriggio barese, votato al digiuno solido.

Nonostante tutto devo ammettere che la “memoria” del cibo si è fatta sentire, puntuale come un orologio svizzero, verso le 13.30. Superata la fase più insistente e allontanato questo ulteriore “falso bisogno” con un sorriso, ragionando sulla fragilità umana, ho raggiunto la camera da letto come se si trattasse dell’unica azione possibile e della “normalità”, anche se non sono affatto abituata alla penichella pomeridiana.

La mente è decisamente abitudinaria ed è per questo che percepiamo come ostacoli delle azioni che invece sono propedeutiche alla nostra gratificazione in quanto esseri umani e spirituali.

Verso le 16.00 mi sono svegliata e concessa una terapia vibrazionale, grazie all’aiuto di una particolare coperta. Questo strumento, alimentato energeticamente dalla mia volontà di intraprendere il privilegio di un percorso di digiuno di 48 ore, mi ha permesso di espellere una quantità enorme di tossine, di cui ho avuto evidente conferma, dalla quantità di sudore prodotto durante questo periodo.
Ho quindi concluso questa fase di “cura di me” con l’esposizione ad una doccia solare in grado di produrre raggi UV-A, UV-B, UV-c, per 10 minuti, percependone tutti i benefici, amplificati dall’azione cromatica e manifestati ancora una volta dal sudore generato dal mio corpo.
Ho continuato la mia giornata, approfittando del ottimo entusiasmo percepito, per addobbare la casa per il Santo Natale.
Da quel momento in poi non ho avuto più “richiami al cibo”, ne tanto meno provato il desiderio di assumere liquidi.

Appariva evidente come il mio corpo fosse in fase di completa “espulsione” e avevo la sensazione che qualunque cibo o bevanda avessi introdotto in quel momento nell’organismo, sarebbe andato ad inficiare quel processo virtuoso di depurazione, i cui benefici si manifestavano anche in forma di maggiore lucidità.
Quando mi sono svegliata la mattina del 1 Dicembre ho avuto la sensazione di avere le labbra molto secche, al punto che la loro superficie mi sembrava fosse rivestita di polvere di vetro. Una sensazione tutt’altro che piacevole, soprattutto se sommata a quella di possedere una lingua pesante ed amara. Nelle fasi successive al mio risveglio, ho cercato di fare un po’ di movimento, salendo e discendendo le scale più volte.

Ho percepito come del fuoco all’interno del petto, che gradualmente si irradiava verso gambe e polpacci, luogo dove avvertivo delle specie di punture di spillo colpire la pelle.
Ancora una volta, a seguito di questo “bollore” il mio corpo reagiva aumentando la sudorazione. Percepivo una specie di sudore freddo.

Per curiosità ha deciso di controllare il PH urinario, mediante cartita tornasole ed ho rilevato come fosse in quel momento completamente acido, nonostante fossero trascorse già 38 ore dall’ultima volta in cui avessi introdotto acqua nell’organismo.
Anche se può sembrare strano, durante l’intero arco di tempo di digiuno liquido ho continuato a urinare in maniera regolare, a conferma di come l’organismo non perdesse l’occasione per eliminare tossine e ripulirsi.

Questo è dovuto sicuramente alla formazione di H2O endogena, come sostenuto dalla scuola russa e dimostrato attraverso le loro sperimentazioni.
La respirazione infatti, attraverso l’immissione di O2 genera H2O, mediante la combinazione con l’idrogeno che si sviluppa all’interno del nostro corpo e si rivela molto più in risonanza con l’H2O percebibile all’esterno del nostro “involucro”.

donna forte

 

Ultimato così il digiuno, a completamento del percorso di pulizia totale, ho già prenotato una seduta di idrocolonterapia, che sono sicura migliorerà ulteriormente la mia condizione.

Al termine del digiuno solido di 48 ore e liquido di 38, devo riconoscere di essere decisamente soddisfatta, con un entusiasmo che mi si legge in faccia, guardandomi allo specchio e traducendo i segnali manifestati dal mio corpo spirituale.
L’aspetto che mi colpisce ogni volta che termino un digiuno è la forza che sento nel mio corpo, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, senza conoscere gli aspetti terapici di questa pratica. Una energia enorme, che si manifesta anche in termini di buon umore e gioia di vivere, che rafforza in me la convinzione di concedersi il “privilegio del digiuno”, in maniera sistematica, almeno una volta ogni 40 giorni.

 

Per consigli e informazioni su come organizzarsi e prepararsi adeguatamente per affrontare un digiuno di 48 ore senza rischi, potete mandarmi un’email.

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sfera di cristallo

Biorisonanza: frequenze energetiche al servizio del corpo

La bio risonanza

La biorisonanza è un metodo terapeutico considerato appartenente alla medicina olistica. Scopriamo di cosa si tratta, come viene eseguito, a cosa serve, sino a valutarne la sua efficacia.

cosa è la biorisonanza
Biorisonanza bicom
In cosa consiste il test?
controindicazioni ed effetti collaterali
Dove si eseguono biorisonanze in Italia
I costi medi
Le opinioni di chi l’ha provata

Che cos’è la biorisonanza

La biorisonanza è un sistema terapeutico energetico che utilizza le onde elettromagnetiche prodotte dalle cellule per riportare equilibrio nel corpo.

Nota anche con il termine di moraterapia, acronimo dei cognomi Morell e Rasche, due scienziati inventori del metodo, la biorisonanza è una terapia che si serve delle frequenze elettromagnetiche che producono le cellule del corpo di ogni paziente, per ovviare a squilibri energetici.

sfera di cristallo

In pratica, il metodo stimola il corpo fino a che non si stabilisce il riequilibrio energetico. La terapia è quindi mirata all’autoguarigione e viene applicata sia per curare svariate malattie che per risolvere disturbi riguardanti il funzionamento di diversi organi del corpo.

Biorisonanza bicom

La biorisonanza bicom utilizza la tecnologia quantistica per stimolare l’organismo all’auto-guarigione. La biorisonanza quantistica, detta così perché si basa sui principi della fisica quantistica di ultima generazione, in cui tutto è energia, nasce dall’esigenza di trattare l’organismo un metodo che non somministra al paziente farmaci o trattamenti invasivi. Può essere comparata per certi versi alla psicologia, perchè in grado di generare un benessere tanto nella testa quanto a livello fisico.

L’apparecchiatura elettronica del metodo bicom emette frequenze elettromagnetiche e supporta l’organismo con un trattamento simile all’omeopatia, quindi assolutamente naturale e senza produrre effetti collaterali.

Nell’apparecchio di biorisonanza bicom un filtro separa le frequenze fisiologiche da quelle patologiche ed elimina del tutto queste ultime, favorendo così il rafforzamento delle forze di autoregolazione e di aut guarigione.

La stimolazione all’autoguarigione è indolore, semplice e sfrutta le frequenze energetiche per raggiungere il riequilibrio della persona. Tuttavia, l’efficacia della biorisonanza bicom viene riconosciuta come una terapia di valore solo nel campo della medicina regolatrice e non è nell’ambito della medicina classica.

Cosa è il test di biorisonanza

Il test di biorisonanza viene realizzato tramite una tecnologica chiamata SCIO (Scientific Consciousness Interface Operations System) che consente di registrare circa 12.000 frequenze elettromagnetiche emesse dall’organismo.

Lo SCIO permette di ottenere un confronto tra i valori standard di un individuo sano e quelli del paziente, e quindi di avere in breve tempo un quadro chiaro e dettagliato delle condizioni psicotiche del soggetto. Inoltre, il test consente di individuare le zone dove è necessario intervenire per raggiungere l’agognato equilibrio quantico.

Per eseguire il test la persona viene fatta sedere su di una poltrona e come rilevatore delle frequenze viene utilizzata una cuffia.

Per sollecitare il corpo energetico e fisico non viene prodotto nessun tipo di campo magnetico o elettrico e i campi molto bassi vengono rilevati e amplificati con l’effetto di risonanza e confrontati con i valori standard delle cellule sane.

Il macchinario della bio risonanza riconosce e individua l’origine e la condizione della sofferenza ed evidenzia qualsiasi incongruenza rispetto alla condizione di equilibrio energetico che dovrebbe regnare nel corpo. Sul computer si possono vedere le zone del corpo che indicano il valore energetico delle specifiche aree, valutando dove ci sono carenze o eventuali squilibri.

equilibrio quantico universo

Grazie a questo metodo è possibile fare una valutazione di organi, sistemi, tessuti, ossigenazione, idratazione, livello di tossicità, realizzando una diagnostica mirata a migliorare il flusso di energia nel corpo.

I dati forniti possono mostrare dei disequilibri che sono magari in corso oppure possono fornire le informazioni per prevenire eventuali disarmonie che potrebbero creare problemi nel futuro.

Già con la prima valutazione e l’indicazione dello stato del paziente da parte del professionista olistico può avvenire un riequilibrio energetico e concretizzare un miglioramento.

Controindicazioni

Poiché si tratta di una pratica naturale, la Biorisonanza non ha controindicazioni e non presenta rischio per il paziente. Infatti, non ha nulla a che vedere con i trattamenti farmacologici, non è invasiva ed anche pratica e comoda da eseguire.

Non bisogna neanche spogliarsi o mettersi in qualche posizione particolare per eseguire il test, come invece accade per altri tipi di controlli medici. Inoltre, rispetto alle accuse ricevute a causa dei campi elettrici a cui sottopone i pazienti, ci sentiamo di tranquillizzare il pubblico. Sottoporsi a biorisonanza non crea alcun tipo di effetto negativo, visto che si è dimostrata essere del tutto innocua. in quanto la potenza di emissione è risultata essere circa 60.000 inferiore a quella prodotta da un cellulare comune.

Tuttavia, vi sono alcuni soggetti che non possono sottoporsi a questa tecnica, ovvero i portatori di pace-maker, ma anche i soggetti che hanno subito trapianti e le persone affette da forme gravi di epilessia e donne in stato di gravidanza.

A chi è utile la biorisonanza elettromagnetica

La terapia della biorisonanza si è rivelata molto indicata per chi non ha avuto risultati concreti con le cure mediche e le terapie tradizionali e cerca una strada alternativa, che aiuti a guarire.

Si consiglia un trattamento di questo tipo per affrontare diverse patologie, risultando uno dei metodi più avanzati nella risoluzione delle allergie, nella diagnosi e terapia delle intolleranze alimentari, per combattere gli stati infiammatori, malattie circolatorie, malattie metaboliche e molto altro.

Anche in ambiti dove la medicina classica non riesce a garantire miglioramenti la terapia è risultata efficace, come ad esempio nel trattamento di bronchite asmatica, asma bronchiale, neuro-dermatite, poliartrite, emicranie, nevralgie, reumatismi, eczemi cronici.

Tra gli utilizzi più efficaci vi è pure quello come cura di carenze immunitarie,  intossicazioni da virus o da veleni ambientale, ma anche per alleviare la sindrome mestruale e per questo molto apprezzata dalle donne e perfino per stimolare la cicatrizzazione di ferite post-operatorie.

Un innegabile vantaggio della terapia di biorisonanza è quello di poter aumentare le frequenze elettromagnetiche dei farmaci ed annullare così allergie contro antibiotici e altri importanti medicamenti.

La terapia di biorisonanza può essere quindi utilizzata come un completamento della medicina convenzionale e integrata con essa per evitare di assumere elevate quantità di medicine sintetiche, i cui effetti secondari sono spesso sottovalutati e fonte di altri problemi.
A giudicare da queste considerazioni appare evidente di come il sistema delle “frequenze bio” possa risultare valido anche in un organismo che risulta meno intossicato.

Effettuando un test bioenergetico sarà possibile rilevare quale parte del corpo deve essere trattata e attraverso un’indagine, indolore e non invasiva è possibile scoprire i punti deboli dell’organismo con anticipo, prevenendo eventuali complicazioni. Non bisogna essere considerati “malati” per ottenere benefici da un’analisi con bio-frequenze, in quanto, grazie a questo test è possibile scoprire disturbi di vario genere, predisposizioni ad allergie e riconoscere tempestivamente la terapia più appropriata per evitare il manifestarsi della malattia.

Dove fare la biorisonanza in Italia e all’estero

Come tutte le altre terapie con convenzionali, in Italia la biorisonanza è una cura non riconosciuta legalmente e quindi non inclusa tra le terapie fornite dal SSN e pertanto non detraibile. Tuttavia la tecnica viene ampiamente utilizzata in diverse cliniche e in centri privati su tutto il territorio italiano, come ad esempio nel centro Heliantus di Bari, in cui viene utilizzato un macchinario della Biorygenia.

A praticarla sono sia medici che naturopati. All’estero la biorisonanza è invece molto conosciuta e praticata anche negli ospedali, soprattutto in quelli francesi, tedeschi, polacchi, russi, ma anche australiani e statunitensi, a conferma di come stia conquistando sempre più riconoscimenti, anche nel campo medico tradizionale.

Costi della biorisonanza

Il costo del test di biorisonanza varia a seconda dell’intensità e del numero di trattamenti richiesti. In genere una seduta si attesta attorno alle 120 euro e il costo è rimborsabile fino al 80% se si è in possesso di un’assicurazione specifica per la medicina alternativa.

Opinioni sulla biorisonanza

Le opinioni sulla biorisonanza sono molteplici e se da una parte si hanno testimonianze positive dall’altra ci sono anche pareri più neutrali e meno entusiasti, legati all’esperienza di persone che non hanno riscontrato benefici effettivi. Il trattamento varia a seconda del tipo di malattia e della condizione di salute del paziente e a seconda dei casi va ripetuto più volte, prima di esprimere un giudizio definitivo sulla sua validità.

Non bisogna dimenticare che si tratta di una medicina regolatrice e che agisce naturalmente e senza interventi di natura chimica. Di conseguenza non mostra subito effetti immediati e non può essere pertanto considerata una cura veloce, ma ha il vantaggio di essere curativa nel lungo periodo, senza esporre il paziente a pericoli alcuno.

Fra i libri utili per saperne di più sull’argomento troviamo:

Biorisonanza, la medicina del futuro di Azima V. Rosciano

Biorisonanza e Benessere di Possia e Scalini

Biorisonanza e Benessere
€ 18,00

La biorisonanza secondo Paul Schmidt di Dietmar Heimes

maschera allegro e triste

La bioenergetica e la psicoterapia curano la depressione

 

Da qualche tempo si sente parlare bioenergetica e di terapia bioenergetica, vediamo di cosa si tratta, a cosa serve, come funziona e quali esercizi prevede questa disciplina.

La bioenergetica è una disciplina che si propone di sciogliere i blocchi energetici migliorando l’integrazione tra il corpo e la mente, dando vita ad un nuovo approccio curativo, riassunto nel nome di terapia cuantica bioenergetica.

La tecnica è stata elaborata da Alexander Lowen, allievo di Whilhelm Reich, considerato l’iniziatore delle terapie incentrate sul corpo, atte a recuperarne la completa padronanza. Questa disciplina è detta anche psicocorporea e prevede l’utilizzo di esercizi fisici, tecniche respiratorie, contatti e posizioni corporee che vengono relazionati al carattere in grado di risintonizzare il corpo e portarlo in equilibrio energetico.

cosa è la bioenergetica
Esercizi e funzionamento
La cura con l’energia
Funziona o non funziona?

L’obiettivo della bioenergetica è quello di favorire nel soggetto, tramite appunto l’integrazione tra corpo e mente, lo scioglimento dei meccanismi di difesa che molto spesso vengono a crearsi sia a livello fisico che psicologico.

Questi meccanismi sono responsabili delle inibizioni che impediscono di gioire dei piaceri della vita e spesso fanno sprofondare nella depressione.

maschera allegro e triste

La quantica bioenergetica applicata allo sviluppo consapevole degli esseri umani può risultare particolarmente utile anche per aiutare gli adolescenti che spesso appaiono tristi, senza una ragione precisa. I giovani millennials vivono in realtà dei conflitti emozionali interiori che, possono e devono essere affrontati, mediante questo approccio innovativo.

Che cos’è la terapia bioenergetica

La terapia bioenergetica si basa sul concetto di energia. Secondo Lowen, il suo ideatore, l’energia fluisce naturalmente in ogni organismo sano sotto forma di respiro e sangue.

Il corpo viene quindi nutrito da questo processo metabolico, ma a bloccare i flussi energetici sono le tensioni muscolari che si accumulano a causa delle situazioni quotidiane che si vengono a creare.

In pratica, il fluire naturale dell’energia viene ostacolato dallo stress a cui la persona è sottoposta ogni giorno, che può essere di qualsiasi natura. Spesso contesti come famiglia e lavoro possono favorire l’accumulo di ansia e insoddisfazione a causa di situazioni irrisolte.
Si sottolinea come l’energia possa riprendere a circolare liberamente solo quando viene data la possibilità alla tensione muscolare di essere scaricata.

La rimessa in circolo dell’energia corrisponde all’integrazione fra corpo ed emozioni. Sono proprio le emozioni, i pensieri e i sentimenti ad imprimersi nel corpo e nella mente e sorgono per rispondere agli stimoli esterni.

Più forti e gravi sono gli stimoli, come ad esempio eventi traumatici, è più probabile che rimangono impressi per sempre. Come meccanismo di difesa scatta istintivamente fin da quando si è piccoli una specie di struttura che impedisce di percepire i sentimenti insopportabili come rabbia, paura, sofferenza.

Questa struttura non è altro che il risultato delle contrazioni muscolari, che si manifestano perché non scorre più l’energia. Dove l’energia non fluisce non si sente nulla e con l’andar del tempo diviene una corazza muscolare e caratteriale di cui l’essere umano diventa prigioniero. Molto spesso questa armatura caratteriale permane anche quando il trauma è svanito.

Il blocco emozionale è diverso da soggetto a soggetto e per  ogni tipologia caratteriale esiste un atteggiamento corrispondente della persona, frutto di tanti fattori che ne hanno condizionato l’esistenza.

Col passare del tempo un blocco energetico prolungato ostacola lo sviluppo della propria spontaneità e anche della creatività e rischia di diventare cronico, influendo negativamente sul carattere della persona e sulle possibilità di realizzarsi nella vita, a seconda di quelle che sono le nostre intenzioni.

La corazza muscolare e caratteriale si suddivide in sette tipologie in base alla zona interessata dal blocco di energia:

  • addominale,
  • toracica,
  • cervicale,
  • orale,
  • oculare,
  • pelvica,
  • diaframmatica.

Esercizi di bioenergetica

Fra gli esercizi di bioenergetica troviamo la ginnastica come il breathwork, il metodo feldenkrais, la respirazione olotropica, il training autogeno, la danzaterapia, lo yoga, il reiki, tutte discipline olistiche mirate al sentire e a far entrare in contatto con sé stessi.

L’obiettivo degli esercizi e delle tecniche bioenergetiche è quello di far prendere coscienza dei propri blocchi corporei ed emotivi, fino a scioglierli e permettere di liberare la propria espressività.

dado con faccia allegra o triste

L’analisi bioenergetica ha rivoluzionato il metodo analitico

Basata sull’unità fra corpo e mente, l’analisi bioenergetica ha operato una vera e propria rivoluzione del metodo analitico ed è stata ben accolta dalla scienza, in quanto basata su fondamenti di fisica quantistica e integrata con principi di psicologia.

Questa tecnica di psicoterapia che integra il lavoro sul corpo al processo analitico ha lo scopo di aiutare le persone a capire chi sono e perché funzionano in un determinato modo.

La psicologia bioenergetica mette quindi al centro il soggetto nella sua totalità mente-corpo e gli consente di acquisire una profonda consapevolezza di sé in relazione agli eventi che attraversa nella vita.

Questa connessione si sviluppa tramite il contatto con il corpo, che assorbe l’esperienza di vita del soggetto e grazie alle tecniche bioenergetiche l’analisi viene facilitata. E’ quindi possibile rivivere i vissuti emotivi e liberarsi dei propri schemi riuscendo ad esprimere al meglio sè stessi.

La terapia bioenergetica aiuta quindi l’individuo a recuperare la potenzialità totale del proprio essere. L’obiettivo viene raggiunto in tre fasi:

  • Consapevolezza di sé
  • Piena espressione dei sentimenti come la paura e la rabbia
  • Libertà di essere se stessi e di riconoscere le proprie sensazioni

Per raggiungere un elevato grado di benessere psicofisico bisogna riuscire ad incamerare quelle energie sottili che riescono a far vibrare l’animo e che apportano benefici anche nel carattere, rendendo più sensibili e più comprensivi.

Come funziona la bioenergetica

La bioenergetica, come detto in precedenza, interviene sulle tensioni muscolari e sullo stress e ha tra i principali fondamenti la respirazione. Infatti, in questa tecnica la funzione della respirazione è molto importante perché attraverso essa il corpo e la mente ricevono l’ossigeno indispensabile per far funzionare tutti i processi metabolici che forniscono l’energia necessaria per svolgere l’intero spettro delle funzioni.

La tecnica si propone di ripristinare una respirazione calma e profonda, in cui l’inspirazione, partendo dalla zona pelvica, procede verso l’alto fino alla bocca. L’espirazione comincia dalla bocca e scende verso il bacino. La respirazione eseguita in questo modo serve a sciogliere anche le tensioni più profonde e permette alle emozioni di manifestarsi liberamente, scongiurando pericolosi blocchi emozionali.

Oltre al controllo del processo respiratorio, la tecnica si basa sul rilassamento della muscolatura, che avviene mediante specifiche tecniche corporee che hanno come obiettivo quello di sciogliere le contrazioni muscolari, consentendo alle emozioni che le hanno causate di emergere. E’ proprio imparando a emettere respiri con il corpo che si riesce a respirare naturalmente, allo stesso modo di come fanno i neonati.

La fase ultima è il grounding, che consiste nel ristabilire il contatto dei piedi con il terreno, ovvero con la realtà. In questa fase il centro di gravità si sposta a livello dell’addome, fondamentale per imparare a sentire e poter liberare dalle gambe e dai piedi la carica energetica.

In questo modo il soggetto prende consapevolezza di se e diventa più responsabile, quindi trova la forza di riemergere e di stare sulle proprie gambe.

donna che pratica respirazione rilassante

Cosa cura la bioenergetica

La bioenergetica viene sfruttata per aiutare i soggetti che soffrono di depressione e che hanno conflitti psicologici ad uscirne. La tecnica è utile anche per gestire ansia e attacchi di panico ma soprattutto insegna a prendere coscienza di sé e a sperimentare la gioia di vivere tornando ad essere spontanei e naturali.

L’analisi bioenergetica in Italia rientra nel ramo della psicoterapia e quindi può essere messa in atto da figure specializzate autorizzate ad esercitare la professione. Solo i professionisti del settore possono infatti sottoporre i pazienti all’analisi bioenergetica e stabilire quando può essere applicata grazie a sedute e colloqui mirati ad aiutare il paziente.

Funziona davvero la psicoanalisi bioenergetica?

Le opinioni di moltissimi pazienti che si sono sottoposti alla psicoanalisi bioenergetica sono abbastanza positive e la terapia riesce a dare risultati piuttosto soddisfacenti.

L’idea di riacquisire piena consapevolezza del corpo influisce positivamente sulla salute dei pazienti e infonde maggiore sicurezza nelle relazioni.

Poter sconfiggere, tramite la terapia bioenergetica, i blocchi che si formano a più livelli, a causa di eventi esterni, è decisamente importante in un mondo che diventa ogni giorno più frenetico.

Per ottenere i risultati desiderati il terapeuta e il paziente parlano molto e discutono di problemi, comportamenti e sentimenti, ma rispetto agli effetti ottenibili solo attraverso la psicoterapia, si aggiunge anche l’azione attraverso il corpo.

Elminti : problemi all’orizzonte

Gli elminti sono dei parassiti pluricellulari, simili a vermi, che si insediano nell’intestino dell’organismo ospite e colpiscono sia gli animali che l’uomo. Scopriamo di più su questi parassiti che possono causare danni all’organismo ma in genere non portano alla morte.

verme simpatico

Le caratteristiche di questi parassiti
Sintomi della loro presenza nel corpo
Le analisi per riconoscerne la presenza
Sconfiggere gli elminti

Come vivono i parassiti?

I parassiti sono degli organismi unicellulari o pluricellulari, che vivono e si nutrono di altri organismi, cosiddetti ospiti. Infatti, per sopravvivere, i parassiti traggono sostentamento dall’organismo in cui si trovano, rubando le sostanze nutrienti e al tempo stesso arrecando dei danni.

Anche se la maggior parte dei vermi vive nell’intestino, alcuni scelgono i muscoli, il cervello, i polmoni o altri parti del corpo umano. Gli organismi parassiti possono trasmettere malattie infettive e scatenare la parassitosi. Sono tre i tipi di parassiti che rientrano fra le cause di parassitosi umana: i protozoi, gli ectoparassiti e gli elminti.

Come riconoscere una parassitosi? I sintomi dipendono dall’agente che li ha causati. Nella maggior parte dei casi la parassitosi è causa di sintomi gastrointestinali e per debellarla è necessario attestate qual è il parassita responsabile per poi istituire una terapia idonea. Sono rarissimi i casi in cui non si registra nessun segnale specifico, tale da agire come campanella d’allarme.

Caratteristiche degli elminti

Gli elminti intestinali sono dei parassiti pluricellulari di varie dimensioni che, una volta infestato l’intestino dell’essere umano e di altri animali, possono nutrirsi e causare infezioni che sono in prevalenza di tipo gastro-intestinale.

I vermi intestinali sono quindi tutti elminti e nello specifico possono essere:

  • Cestodi
  • Trematodi
  • Nematodi.

I cestodi e i trematodi sono vermi che si presentano in foto con una forma appiattita e per questo vengono detti Platelminti o vermi piatti. Invece, i Nematodi sono dei vermi cilindrici, allungati e con le estremità assottigliate.

L’introduzione nel corpo umano di uova di elminti avviene attraverso il cibo, il suolo, ecc. Possono infatti essere trasmessi con le feci espulse contaminate, che sono immediatamente infestanti, con acqua contaminata, rifiuti contaminati, cibo contaminato, sangue di una persona infetta e molto altro. Una volta entrate, le larve cominciano a svilupparsi e crescere. Dal tratto intestinale possono migrare verso altri organi e sistemi, scegliendo l’habitat più adatto per lo sviluppo e l’eventuale riproduzione. E’ decisamente rapida la propagazione dei vermini, rendendo fondamentale la tempestività quando si internieve per arrestarne lo sviluppo nel corpo.

Gli elminti colpiscono più adulti o bambini?

I vermi intestinali possono colpire sia adulti che bambini, anche se questi ultimi in maggior parte. Infatti, è più difficile far seguire loro le regole dell’igiene personale e il loro istinto è portare le mani alla bocca anche dopo aver toccato inconsapevolmente cose infette. Chiunque però può prenderli, anche perché le uova di elminto vivono in una grande varietà di luoghi. Tuttavia, bisogna anche sottolineare che vi sono dei soggetti più a rischio di altri, come ad esempio:

  • Soggetti che vivono nelle zone tropicali o subtropicali – ambienti in cui è più alta la crescita e la riproduzione di molti parassiti
  • Soggetti con un sistema immunitario meno efficiente
  • Individui che amano circondarsi di gatti

Gli elminti di interesse umano più importanti sono l’ascaris lumbricoides, la tenia solium, saginata e nana, l’ossiuro, la cui infezione avviene per ingestione di cibi contaminati, l’echinococco, che può colpire l’uomo per ingestione di alimenti contaminati dalle feci dei cani. Questo elminto può dare origini a delle cisti che possono determinare alterazioni agli organi colpiti.

Altro verme che può dare origine a infestazioni nell’intestino è la tenia, noto comunemente come verme solitario. Le tenie sono parassiti piatti detti cestodi d alla lunghezza variabile che va da qualche millimetro a diversi metri.

Si distinguono quattro tipi di tenie, fra cui la Hymenolepis nana, responsabile dell’imenolepiasi, una parassitosi molto frequente nei bambini. Si tratta di una piccola tenia  che viene trasmessa tramite l’ingestione di insetti e in particolare delle uova del verme. Ad essere maggiormente esposti a questo pericolo sono coloro che abitano nei Paesi tropicali.

Quali sono i sintomi della presenza degli elminti

Come capire se è presente una infezione da elminti? I sintomi possono essere diversi e tra le manifestazioni più comuni che rivelano la presenza di un’infezione di vermi nell’uomo troviamo debolezza, diminuzione delle prestazioni, problemi ad addormentarsi, incremento delle reazioni allergiche, eruzioni cutanee e altro.

La reazione del sistema immunitario varia da soggetto a soggetto e dipende dal tipo di vermi che si sono depositati nel corpo. I segni caratteristici sono vomito, nausea, perdita di appetito, prurito anale, ma i vermi creano anche la disbiosi intestinale, uno stato fisio-patologico che consiste in una alterazione della flora batterica che vive all’interno dell’intestino.

Questo stato causa una serie di sintomi come diarrea, diarrea con sangue, stitichezza, disturbi del sonno, cambiamenti dell’umore, fino ad essere responsabili, nelle donne, di cistiti frequenti e candida vaginale.

Come accertarsi della presenza degli elminti

Riconoscere gli elminti è possibile e bisogna controllare le feci per rilevare se sono effettivamente presenti questi vermi nell’uomo. Un valido alleato per riconoscere i vermi intestinali viene dalle fasi lunari: infatti, bisogna sempre controllare le proprie feci nei giorni di luna nuova e luna piena, poiché in questi giorni i vermi si incontrano nell’intestino per riprodursi e depositare le uova.

Nella fase della luna piena potrebbero essere più evidenti alcuni dei sintomi prima elencati ed è anche possibile vedere le uova o gli stessi vermi nelle feci. Per debellarli è anche fondamentale ad ogni quarto di luna provvedere a curarsi, sferrando gli opportuni attacchi.

fasi lunari

Le analisi per individuare la loro presenza

Gli esami utili per individuare la presenza di vermi umani sono:

  • Esame macroscopico di frammenti di feci – consente di vedere con una lente d’ingrandimento i vermi e di rilevare le varie tipologie di elminti
  • Esame microscopico – consente di rilevare nelle feci uova e larve di elminti
  • Studi immunologici sul sangue – consentono di rilevare gli anticorpi contro un tipo specifico di elmintiasi nel plasma
  • Biopsia – viene eseguita se si sospetta la presenza di vermi nei muscoli
  • Esame dei contenuti duodenali – permette di individuare i vermi nella cistifellea, nel fegato nel duodeno
    Raggi X, tomografia computerizzata – vengono eseguiti per capire quali sono gli organi colpiti dalle complicanze causate dagli elminti.

Come sconfiggere ed eliminare gli elminti

Vi è una stretta correlazione fra elminti e morbo di Chron, in quanto con la terapia elmintica viene trattata con risultati soddisfacenti anche questa malattia. Infatti, la terapia aiuta ad inibire la risposta immunitaria dell’organismo, che a sua volta diminuisce l’infiammazione.

Per cominciare il trattamento si riceve un’iniezione delle uova del verme o si devono bere diverse dosi di un liquido contenente le uova. E’ compito del medico controllare le sue condizioni in maniera tale da non ammalarsi nel corso del trattamento.

In genere la terapia farmacologica per eliminare gli elminti consiste nell’assumere una dose farmaci antiparassitari specifici, come ad esempio parante, albendazolo o mebendazolo, che vanno ad uccidere il verme e non le uova. Si può assumere la dose del farmaco nuovamente dopo 14 giorni.

Un ruolo decisivo hanno anche gli integratori, esistono infatti degli integratori alimentari specifici esenti da rischi per la salute dell’organismo.

E’ comunque importante osservare misure precauzionali di igiene meticolosa per tutti i componenti della famiglia della persona colpita.

farfalla rosa

Sfarfallamento delle mani nei bambini

he preLo sfarfallamenti delle mani nei bambini rientra nell’ambito delle stereotipie motorie che permettono loro di comunicare le loro emozioni. Scopriamo cosa sono le stereotipie e il legame con lo sfarfallio delle mani.

farfalla rosa

 

I tipi di stereotipie
Le cause di questi movimenti ripetuti
Sfarfallio alle mani e collegamento con l’autismo
La funzione della scuola
Quando è necessaria una terapia

Cosa sono le stereotipie

Le stereotipie sono dei comportamenti ripetitivi che nell’infanzia i bambini compiono più volte senza apparente motivo. Esistono vari tipi di stereotipie, come ad esempio:

Stereotipie verbali – consistono in un linguaggio stereotipato,  fatto di continue ripetizioni di frasi, messaggi o ritornelli. Rientrano in questa categoria disturbi come ecolalia, ovvero la ripetizione immediata e automatica di suoni o parole dette da altri, o ancora la voce da robottino.

Stereotipie nei comportamenti – sono caratterizzate da richieste sempre uguali, in cui si può notare la differenza con comportamenti ripetitivi comuni e possono manifestarsi fissazione, con mania e anche gesti di apparente autolesionismo.

Stereotipie motorie –  sono dei movimenti ritmati in cui il bambino sembra concentrato e possono interessare il viso, il capo, il tronco o le mani.

I comportamenti più diffusi delle stereotipie motorie che possono manifestarsi nel neonato sono:

  • Inarcamento della schiena e della testa
  • Mettere fuori la lingua
  • Mettere le mani in bocca
  • Oscillare la testa a destra e sinistra
  • Piangere dopo mangiato
  • Contorcersi nel sonno
  • Sfarfallare le mani

Cosa significano tutti questi movimenti?

I bambini nei primi anni di vita utilizzano il corpo per comunicare con il mondo esterno, e attraverso mani, braccia e gambe manifestano gioia o dispiacere, oppure scoppiano in un pianto liberatorio e spesso anche fragoroso.

Il corpo è quindi lo specchio dello stato d’animo dei neonati e con i loro movimenti fisici e verbali esprimono le loro sensazioni ed emozioni. Nel caso specifico dello sfarfallio mani, queste vengono sventolate in aria o davanti agli occhi, oppure strofinate o battute una sopra l’altra.

Cause dello sfarfallamento delle mani

Lo sfarfallamento delle mani nei bambini viene accostato con la farfalla perché il movimento ripetuto e compulsivo è simile a quello delle ali di questo insetto che svolazza. In genere lo sfarfallio mani è un comportamento abbastanza comune e normale nei bambini, che fin da piccoli ricorrono ai gesti ripetuti per esprimere ciò che provano alla vista di un oggetto, o se sentono dei suoni che li attraggono.

Tuttavia, a volte potrebbero esservi altre cause a generare questo comportamento, ed ecco che di fronte a gesti compulsivi dei loro bambini sono tanti i genitori a preoccuparsi e a cercare di approfondire la situazione ricorrendo ad uno specialista. Anche se la causa dello sfarfallamento mani è ignota, tuttavia potrebbero esserci dei legami con l’autismo, e per questo molti genitori si allarmano quando si accorgono che nella crescita perdura il movimento compulsivo delle mani.

Sfarfallio mani e autismo

Che cosa c’entra lo sfarfallio mani con l’autismo? Come detto in precedenza, quando ci sono dei movimenti anomali nello sfarfallare delle mani che perdurano nella crescita, è normale che i genitori cercano di vederci chiaro. Infatti, questi gesti ripetitivi con le mani sono uno dei tratti tipici dell’autismo nei bambini, rintracciabile anche in coloro che soffrono della sindrome di Asperger.

Altri segni che possono indurre sospetti o creare ambiguità, sono anche il dondolio continuo, l’oscillazione costante, la voce neutra, robotica, il toccarsi ovunque, ma prima di fare una diagnosi del genere questi gesti devono essere tutti messi in relazione fra loro ed essere analizzati da uno specialista.

Solo allora si può parlare di autismo o altra malattia come la sindrome di Asperger, tuttavia è bene non sottovalutare i sintomi e se nel tempo la stereotipia infantile non accenna a diminuire è opportuno rivolgersi ad un esperto per capire se il comportamento del proprio bambino è normale.

La scuola cosa deve fare?

Spesso gli insegnati si ritrovano ad affrontare una serie di difficoltà difficili da gestire quando hanno a che fare con bambini affetti da autismo. Proprio per venire incontro alle esigenze di questi bambini la scuola istituisce degli insegnanti di sostegno, che li aiutano a svolgere regolarmente le attività scolastiche.

Tuttavia, è doveroso sottolineare che la formazione degli insegnanti di sostegno non prevede una specifica specializzazione per l’autismo e quindi ogni insegnante deve approfondire personalmente, tramite lo studio, come approcciarsi al bambino, prestando attenzione sia ai consigli del terapista che a quelli dei genitori. Infatti, ogni singolo studente autistico ha delle necessità specifiche e il disturbo non può essere generalizzato. Il compito degli insegnanti di sostegno è quello di relazionarsi con gli studenti con speciali esigenze e possono farlo applicando diversi metodi.

E’ necessaria collaborazione e sinergia tra tutto il personale docente per venire incontro alle specifiche necessità di ogni studente e per favorire l’apprendimento in classe l’insegnante di sostegno deve creare un contesto inclusivo. In pratica, il bambino con autismo deve sentirsi a proprio agio e deve percepire l’accoglimento nella classe. Si tratta di un aspetto determinante per consentire ai docenti di lavorare bene e influire positivamente sul comportamento dell’alunno che presenta problematiche di questo tipo.

insegnante di sostegno

Anche la didattica non va trascurata e oltre a creare un clima aperto e inclusivo nei confronti dello studente bisogna insegnargli ad autogestirsi tramite delle attività come:

  • Presentazione del lavoro in maniera semplificata, con giochi didattici
  • Metodi didattici alternativi in cui può essere utile anche l’aiuto dei compagni
  • Premiazione per l’impegno anche se non ha completato gli obiettivi
  • Utilizzo di un metodo più pratico che teorico, che mostri allo studente cosa deve fare senza soffermarsi troppo sulla spiegazione

Affinché i metodi diano dei risultati concreti e migliorino i disturbi nel bambino è necessaria la sinergia non solo fra i docenti della scuola, ma anche fra scuola e famiglia. Tutti devono collaborare per mettere in atto la strategia migliore che consentirà al bambino di crescere in armonia.

Quando serve lo psichiatra

Nel trattamento delle stereotipie motorie, e quindi anche nel caso dello sfarfallio, se rivelatori di disturbi come l’autismo o altre patologie, in genere non si interviene con farmaci o terapie particolari.

Infatti, normalmente i sintomi si riducono con l’età, tuttavia, quando questo non accade, può essere utile rivolgersi allo psichiatra per valutare meglio la situazione. E’ chiaro che se le stereotipie interferiscono con le relazioni sociali o con il rendimento scolastico sarà necessario istituire un trattamento che permetta di ridurle.

Normative sull’autismo

Fra le normative utili troviamo le Linee Guida per l’Autismo,  a cui fare riferimento, e che contengono una serie di raccomandazioni di comportamento studiate appositamente per migliorare la qualità dell’assistenza.

Contengono anche informazioni sugli strumenti da adottare per supportare le fragilità sociali, come la legge 112/2016, nota come legge sul “Dopo di noi”. La normativa ha introdotto agevolazioni fiscali importanti per supportare le iniziative volte a proteggere le persone con gravi disabilità.

Per approfondire lo sfarfallamento delle mani nei bambini e insegnare i bambini ad autogestirsi ecco alcuni testi utili:

Autismo e gioco libero autogestito

Esplorare i sentimenti. Terapia cognitivo comportamentale per gestire ansia e rabbia

Studio sull’uso combinato di iridologia e biorigenya

La continua ricerca verso noi stessi e la volontà di “ricordare” realmente chi siamo, mi ha portato a conoscere e quindi apprezzare la filosofia sulla quale si basa Biorigenya.

Esperienza diretta della dottoressa Racanelli

 

Se dovessi descrivere in poche parole, con una semplice immagine quello che è l’apparecchio progettato da Biorigenya, parlerei di una “bolla operativa”, all’interno della quale è possibile ri-organizzarsi e ri-armonizzarsi grazie alle bio frequenze.

Grazie al suo microprocessore, in grado di rilevare le Energie Sottili, il macchinario è in grado di riequilibrare le frequenze disordinate provenienti dall’ambiente e dalle persone, consentendo una biorisonanza frequenziale armonica e rigeneratrice.

Queste energie di tipo sottile entrano in risonanza e lavorano attraverso le frequenze di acqua, luce e aria, che il nostro corpo riconosce come compatibili. Queste fonti d’energia sfruttano i compiti naturali terrestrim il campo magneto-statico, i modi elettromagnetici e quelli si Shumann a 7,83 Hr, sottostando di fatto ai domini di coerenza e al minimo stimolo.

Dopo il riordino e il riequilibrio dell’intero sistema persona-ambiente, le energie sottili si propagano, implementando la cedibilità elettronica dell’umidità, sotto forma di goccioline, producendo così un aumento della ionizzazione negativa, che porta ad armonizzare l’intero sistema [ambiente e persona].

L’azione di questi ioni ” e- ” , intesa come piccolo stimolo, portano invece ad una grande risposta perchè rivolta verso l’interno, per cui, ne caso delle persone, l’organismo risponde trasformandosi favorendo la propria riorganizzazione, ora finalmente più equilibrata.

Questo tipo di cambiamento non è solo dimostrabile attraverso studi di fisica quantistica, radionica e la teoria delle ergie sottili, ma anche attraverso lo studio delle iridi. Sono stata estremamente felice di ritrovare tracce di questo nuovo equilibrio anche attraverso l’osservazione iridologica dei pazienti che si sono sottoposti a trattamenti su Biorigenya.

L’iridologia è una scienza antichissima, utilizzata da numerosi medici in tutto il Mondo, anche a livello ospedaliero, utilizzando la mappa delle iridi per “leggere” quello che accade nell’organismo del soggetto studiato. La lettura iridologica consente di valutare quello che accade nel corpo in tempo reale e quindi anche di valutare gli effetti di una terapia che sfrutti le bio frequenze per armonizzare il campo elettromagnetico delle persone.

Lo studio pratico sull’efficacia di Biorigenya

La sperimentazione iridologica, eseguita prima e dopo l’utilizzo di Biorigenya, di cui rendo testimonianza in questo articolo, è stata fatta su soggetti sottoposti a 3 apparecchi differenti: il plus, il Body Sistem a 30°c e il Biorigenya Salus, sintonizzato su Modalità universale per 20 minuti.

In tutti i casi è stato rilevato inizialmente il valore dei Bovis, per poi confrontarlo con quello riportato a terapia energetica conclusa. Per completezza di analisi sono stati controllati anche i valori di pressione, mediante specifico macchinario e quelli del PH, mediante gocce di minzione distribuite su cartina tornasole.

I mutamenti sono risultati repentini e sono riportati in modo evidente attraverso le immagini delle iridi immortalate poco prima e poco dopo la terapia con le biofrequenze.

L’osservazione delle iridi dimostra come l’intervento vibrazionale possa considerarsi riuscito.

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Questo studio, realizzato grazie alle conoscenze dell’iridologia, mostra la notevole riduzione, dopo appena una seduta di 20 minuti, di precipitati biancastri, dovuti alla produzione di Lectine, ovvero proteine che invadono l’intero organismo dal cervello al piede e legate a squilibri di varia natura. Questa diminuzione di elementi biancastri è osservabili non solo attraverso iridi, ma anche mediante le sclere, ovvero la parte bianca dell’occhio, attraversata da vari vasi sanguigni.

 

Entrambe le iridi e i quattro quadranti delle sclere riportano in maniera evidente sulle mappe, in modo puntuale:

  • colonna vertebrale,
  • i 2 sistemi nervosi,
  • zone riconducibili al sistema immunitario,
  • la circolazione sanguigna e linfatica,
  • le ghiandole secernenti ormoni

In virtù di questo, è apparso un evidente cambiamento migliorativo della condizione di salute, a conferma di una avvenuta capacità di disintossicazione e un riequilibrio, dimostrando di aver trovato finalmente quella macchina d’aiuto che avevo da sempre richiesto all’Universo.

Lo stimolo degli ioni – e i loro benefici sono risultati evidenti anche sul sistema nervoso [soprattutto sul periferico], sul sistema respiratorio e sulla pressione sanguigna.

Sui soggetti osservati si è notato un riequilibrio pressario e una tendenza ad un PH neutro, appena ultimata la seduta che ha visto i soggetti sottoporsi all’energia bio dei 3 apparecchi Biorigenya.

Questo tipo di sperimentazione può quindi confermare visivamente gli studi che dimostrano come le cellule e le sostanze del nostro organismo non obbediscono solo ai principi di chimica, ma anche a quelli di fisica, secondo la logica che E = m [V].

Da questa consapevolezza nasce l’attenzione verso la fisica quantica nella spiegazione delle dinamiche interne all’organismo.

Il nostro corpo dimostra infatti di assorbire ed ammettere frequenze di tipo vibrazionale.

Quello che definiamo benessere corrisponde di fatto ad un perfetto equilibrio dei campi elettromagnetici nel nostro organismo, alla stregua di come invece la condizione di malessere sia legata ad uno squilibrio, il più delle volte condizionato da problemi di elettrosmog.

Segnali imprecisi portano a un malfunzionamento delle cellule con disfunzione e alla riduzione della potenza della membrana e della vitalità cellulare.

La realtà in cui viviamo porta il nostro corpo fisico ad un deterioramento continuo e costante e ad una progressiva sclerotizzazione di tutto il sistema, con conseguenti e crescenti fenomeni di infiammazione. Dal punto di vista logico ci convinciamo che questo processo di decadimento del corpo sia normale, giustificando il tutto con il “passare degli anni”.

In ragione degli studi sulle biofrequenze e delle terapie energetiche dovremo incominciare a cambiare il punto di vista e gli obiettivi di vita, indirizzando tutto ad “amare noi stessi”.

Dovremmo iniziare a non considerare più normale il processo di deterioramento e a guardare con maggiore rispetto agli alberi secolari. Anche noi, come loro, mostreremo sì i segni del percorso che ci ha portato sino a quel punto della vita, ma metteremo il corpo umano nelle condizioni di trovare le forze necessarie per rifiorire in primavera. Impareremo così a vivere in risonanza, come spiegato mediante le frequenze di Shumann, e quindi in equilibrio con tutti gli elementi e sulle basi di una coscienza più espansa.

cosa mangiare con colon irritato

Cosa mangiare con il colon infiammato

oooheioQuando si parla di problemi al colon è facile che l’attenzione si sposti verso la nostra alimentazione. Il primo indiziato è quindi il cibo e di conseguenza le principali discusssioni su come risolvere il problema vertono sulla qualità di quello che mangiamo e sulla presenza nella dieta di pietanze che possono irritare le pareti intestinali.

La domanda “cosa si mangia con il colon infiammato?” è tra le più gettonate tra i pazienti afflitti da questa patologia, anche se a voler essere un po’ più lungimiranti ci dovremmo preoccupare di quello che ingeriamo anche in periodi in cui ci sentiamo apparentemente bene.
I piatti che prepariamo con tanto gusto e che amiamo fotografare e condividere sui social network dovrebbero smettere di assecondare un approccio narcisistico della vita ed iniziare ad essere visti con uno sguardo più scientifico, riconoscendo in loro il ruolo essenziale di nutrire le nostre cellule.

cosa mangiare con colon irritato

“Noi siamo quello che mangiamo”

non deve essere solo un aforisma da sciovinare per stupire il nostro interlocutore sovrappeso, ma dovrebbe diventare un principio fondamentale attorno al quale disegnare la nostra quotidianità.
Parlare di cibo solo quando discordiamo con quanto espresso dalla bilancia o quando ci vantiamo a tavola con i nostri commensali è riduttivo oltre che sbagliato.

 

Cosa si mangia per non far gonfiare la pancia

Il corpo sa bene quello che ci fa bene o male e lo comunica a noi in 2 modi abbastanza evidenti: l’aumento volumetrico dell’addome [dicasi pangia rigonfia] e la frequenza di evacuazione.
La prima distinzione importante per definire la giusta dieta da seguire dipenderà dal sapere se il soggetto soffra principalmente di stitichezza o sia più preoccupato dal numero elevato di episodi diarroici nella settimana.

Se il paziente rileva difficoltà nell’andare in bagno:

  • dovrà preferire cibi contenenti fibre, come ad esempio la frutta o i prodotti di panificazione integrale. Un organismo in cui si introduce almeno 35 grammi di fibra sarà meno esposto a dissenteria.
  • Dovrà avere la premura di scartare però i semi che si trovano spesso all’interno dei frutti.
  • Dovrà assumere buoni quantitativi di acqua, allo scopo di ammorbidire le feci.

Se il paziente soffre di diarrea:

  • Dovrà essere più accorto nell’integrare le fibre nel menù settimanale. Tra i frutti tollerati meglio si ricorda il melone e l’albicocca. Meglio puntare su cereali come il farro, orzo e avena, invece di fossilizzarsi sul grano.
  • Dovrà continuare sì a bere buoni quantitativi d’acqua, ma dovrà ridurre quelli di succhi, agevolando il recupero delle pareti intestinali.
  • Dovrà evitare di mangiare cibi salati, come ad esempio il brodo, anche nel caso si trattasse di quello di tipo vegetale.
  • Dovrà puntare sulle banane, perchè creano un effetto tappo naturale e non si segnalano delle conseguenze molto negative. Sono il frutto astringente che può aiutare di più in queste situazioni.

Consigli alimentari validi per tutti

Se tenete alla vostra salute, continuate quindi la lettura. Seguiranno suggerimenti pratici per una buona dieta per colon irritato che voglia scongiurare uno dei segni tipici di questo malessere, ovvero la pancia gonfia, particolarmente temuto dal pubblico femminile, più attento ai risvolti estetici di un disturbo.

Bisognerà dire di no a:

  • carciofi; nemico numero uno e broccoli; nemico numero due.
  • latte intero; eccessivamente pesante nelle fasi più acute di infiammazione. Per compensare il mancato assorbimento di calcio si potrebbe invece puntare su fermenti lattici, come nel caso del yovis.
  • bevande alcoliche, con particolare attenzione ai cocktail, in grado di procurare ingenti danni alle cellule nel lungo periodo. Per la serie long drink, long problem.
  • carne rossa, soprattutto se cucinata sul barbecue, ovvero a temperature maggiori di 180°, dove la produzione di composti N-nitrosi, a seguito della tanto gradita bruciatura, può favorire il propagarsi di agenti cancerogeni e radicali liberi.
  • carne di pollo, se non siamo certi della sua provenienza. Perchè al di là della falsa convinzione che trattandosi di carni bianche si tratti di alimenti più leggeri, l’alta percentuale di ormoni contenuta di solito nelle sue carni, a causa dei mangimi utilizzati nelle batterie d’allevament, può rivelarsi dannosa per il colon, soprattutto se già irritato.
  • Il fumo fa male, ancora più se si consumano grandi quantità di alcool e se si ha un intestino infiammato.
  • Gli insaccati, se possibile, fanno anche peggio. Rinunciare quindi a prosciutto, ma ancor più a salame e mortadella può ridurre l’alterazione delle pareti gastriche e dare una tregua all’intero apparato digestivo, sempre molto impegnato quando deve metabolizzare questo tipo di cibo.
  • Soffritti. L’olio EVO fa bene e può essere usato nelle ricette, ma a patto di essere utilizzato crudo e senza esagerare.
  • Gomme da masticare; perchè produrre tutti quei succhi gastrici inutilmente, se tutto quello che chiede un colon stressato è un po’ di tregua da cibo spazzatura?

carciofi fanno male

L’apporto proteico

Una delle conseguenze dirette di rinunciare a questi cibi se si ha l’intestino irritato è legata alla difficoltà nel reperire il giusto apporto proteico. Per ovviare al problema, si potrà integrare nella dieta di questi soggetti:

  1. pesce azzurro
  2. uova biologiche
  3. seitan

Attenzione alla cena: cosa mangiare ?

In virtù di quello suggerito sopra, meglio rimanere leggeri e scegliere uno sgombro lesso, con un leggero filo d’olio e degli spinaci di contorno, rigorosamente bolliti. Altra ricetta per cenare sarebbero uova sode e rape, accompagnati da grissini integrali.
Un menù per la sera potrebbe integrare delle bistecche di seitan e mangiare un paio di prugne, a patto di non soffrire di diarrea.
Seguire regimi alimentari settimanali di questo tipo limiterebbe il rischio di attacchi più intensi, di quelli debilitanti, molto duri da affrontare anche sul piano emotivo, riconducibili più ad una colite che al colon irritato, perchè legati più ad un’infiammazione vera e propria.

Un consiglio spassionato per i pazienti con gli intestini infiammati è quello di cercare di variare il più possibile gli argomenti, all’interno della cerchia dei cibi di cui si è certi che non facciano male. Fossilizzarsi su di un solo piatto, per questioni di gusto, perchè è veloce da cucinare o perchè non ha recato effetti negativi sino a quel momento, è il modo più rapido per andare incontro a pancia gonfia e spasmi intestinali.

Altro suggerimento da tenere presente è quello di mantenere basso il livello di stress, onde non rischiare ripercussioni fastidiose, che a partire dalla diarrea psicosomatica possono manifestarsi anche con fitte all’ano e febbre. Il nostro corpo umano ha delle campanelle d’allarme molto sensibili, siamo noi troppe volte sordi di fronte ai segni che ci invia quotidianamente. Sarebbe auspicabile migliorare l’educazione al corpo e prendere in tempi rapidi delle contromisure e cambiare un atteggiamento di sufficienza che troppe volte pone una coperta sui nostri problemi, che nel tempo si rivela quasi sempre corta.

colon irritato

Il colon irritato non è una colite

aoI sintomi tipici sono mal di pancia, stitichezza alternata a diarrea e in alcuni casi accompagnata da febbre. Si tratta di sintomi comuni ad una situazione di disagio, che prende il nome di colite.

Un’attenta analisi del problema riuscirà a fare chiarezza su alcune domande ricorrenti nei soggetti afflitti da attacco di colite, come:

  • Devo prendere i farmaci per curarla ?
  • come mi devo comportare a tavola per non provare più alcuno spasmo intestinale?
  • Quali alimenti preferire e quali invece bisogna evitare per stare meglio ?

I sintomi della finta colite
Sangue nelle feci è sintomo di problemi al colon?
Le cause principali
La migliore prevenzione possibile
Il controllo del microbiota
Influenza dello stress sulla salute del colon

Si tratta di interrogativi molto importanti per chi ha il colon infiammato e vuole uscire da questa situazione, a cui solo l’esperienza di un gastroenterologo, con competenze da nutrizionista potrà rispondere con certezza.

colon irritato

In campo medico, le definizioni che terminano con il suffisso “ite” fanno sempre riferimento ad un infiammazione. Ragion per cui, un soggetto che ha il colon infiammato verrà classificato come un paziente che ha la colite. Quello che accade per le persone afflitte da appendicite o da tonsillite, riguarda in un certo senso i soggetti colitici, nei quali è in corso un processo infiammatorio, tale da generare la cosiddetta sindrome del colon irritabile, che non è altro che la definizione più diffusa di colite. Questo modo di definire la colite però è sbagliato o per lo meno non del tutto corretto, perchè si tratta di un’infiammazione microscopica e non di un processo infiammatorio generale.

Una definizione di questo tipo sarebbe più appropriata nel caso di rettocolite ulcerosa, ovvero di un problema intestinale caratterizzato da un infiammazione diffusa.
Il colon infiammato è un disturbo funzionale perchè non implica lesioni organiche, come possono essere un polipo, un’ulcera o un diverticolo, che possono essere pertanto diagnosticate. Non esiste infatti nessun sistema di diagnosi puntuale che certifichi che quei dolori siano legati ad un colon irritato.
L’unico tipo di diagnosi che può essere fatto in questi casi è di tipo clinico, ovvero basato sui sintomi più evidenti riscontrati nei pazienti. Solo i segni e i segnali del corpo di un soggetto può consentire la diagnosi di un intestino irritabile.

Gli altri sintomi della “finta colite”

Il disagio prodotto dal colon irritabile è tale da rendere la vita dei malati molto frustrante. Sono i “criteri di Roma” a definire, a livello scientifico, se un soggetto soffre di questo malessere e questi analizzano fondamentalmente solo un parametro: il grado del dolore percepito.
Se non è presente un dolore di pancia non si può parlare di colon irritabile.
Il paziente percepisce un risentimento nella zona addominale e rileva la seguente sintomatologia :

  • cresce o riduce l’intensità a seguito dell’evacuazione;
  • presenza di una differenza frequenza nell’alvo; [fasi di intensa stitichezza, ma anche di forte diarrea nervosa o di entrambe le fasi in periodi di tempo molto brevi];
  • cambio nella consistenza delle feci [si presentano troppo dure o al contrario estremamente molli]

Tra i segni più insospettabili si annoverano i dolori alle gambe che sono quasi sempre una concausa della pressione addominale. Il fastidio percepito nella zona dell’addome potrebbe intensificarsi e quindi estendersi anche in aree prossime, come ad esempio gli arti inferiori. Si precisa però come spesso questi dolori siano la conseguenza dello sforzo prodotto per andare in bagno e dal reiterare della particolare posizione che assumiamo in fase di evacuazione. A volte si tratta invece solo di una sensazione, frutto della frustrazione che viviamo durante la fase più acuta di una colite, accentuata dall’ipocondria da cui spesso si è colpiti, senza neanche accorgersene.
Qualora le gambe si iniziassero a riempire di pustole sarebbe un cattivo segno e la conferma evidente di come una colite ulcerosa stia aggravando la nostra salute, al punto da pregiudicare la nostra mobilità.

Tra i segni meno evidenti di un colon indebolito non si può non nominare la cosiddetta “bocca amara“. Questo antipatico effetto collaterale è accompagnato spesso da altre manifestazioni come patina bianca, alito cattivo e bocca sempre impastata. Questo segnale è legato al risultato di una digestione faticosa, caratterizzata dalla risalita di succhi gastrici e soggetta alla pressione di un intestino più gonfio che sbatte contro lo stomaco.

Alcuni soggetti segnalano dei dolorini alla vescica. Anche in questo caso i problemi sono associati alla compressione della vescica da parte di un colon più grande del normale, perchè irritato. La vicinanza tra queste due zone, soprattutto in caso di colon prolassato, espone anche la vescica ad un’infiammazione e questa può generare dei forti spasmi. Il risultato più evidente di una vescica irritata per colpa del colon è la necessità di effettuare una minzione, a cui si uniscono presto i tipici dolori pelvici. Quando si ha una vescica dolorosa, perchè acciaccata, la qualità della vita di un soggetto subisce un ulteriore ricaduta, inficiando anche l’umore e le relazioni interpersonali.

Sangue nelle feci = colon irritabile ?

Assolutamente no. Non è affatto un assioma. Se un individuo ha superato i 50 anni di età, alcune problematiche come il sangue nelle feci o il calo di peso non possono essere considerati dei sintomi incontrovertibili, pertanto, prima di pensare che si tratti di intestini irritati, meglio non escludere del tutto altri tipi di patolgie.
Solo degli accertamenti più approfonditi in ospedale potranno escludere che i sintomi non siano legati a delle malattie ben più gravi, come ad esempio tumori dell’intestino.

Da cosa può dipendere la colite?

Nonostante i tantissimi studi di settore e l’esperienza nel campo dell’enterologia, di fatto è impossibile rispondere con una risposta univoca a questo interrogativo. Ad oggi non c’è con certezza una causa del colon irritabile, ad esclusione di una fetta di pazienti, stimata intorno al 33% che si considera abbiano manifestato la colite, a seguito di una gastroenterite. Può accadere così che una gastroenterite batterica o di origine virale abbia aperto e alterato dei canali nel sistema nervoso enterico, senza ripristinare l’organismo nella situazione di salute iniziale. In altre parole, è possibile che i sintomi della gastroenterite diventino cronici e perdurino anche al termine della malattia.

In ogni caso le difficoltà fisiche nascono dall’alterazione del sistema nervoso enterico che diventa ipersensibile, generando conseguenze negative su tutto l’organismo. Non a caso questa parte del corpo viene spesso considerata il nostro secondo cervello, in funzione dell’importanza che riveste sulla nostra salute.
Nel caso di ipersensibilità del colon si nota una percezione eccessiva degli stimoli e risponde in modo anomalo a livello motorio, generando il dolore per l’ipersensibilità e la dissenteria o la stitichezza come risposta motoria.

Altre cause del colon irritabile:

  • mutata funzionalità del sistema nervoso
  • errori alimentari reiterati
  • fase esistenziale caratterizzata da grande accumulo di stress
  • reazione a medicinali
  • cambiamenti a livello ormonale

Che esami si fanno per escludere che si tratti di qualcosa di più serio?

La principale analisi è la colonscopia e si tratta dell’unico modo efficacie per essere sicuri che la nostra sensazione di irritabilità non nascondi mali peggiori come rettocolite ulcerosa, tumori e diverticoli. Quando mancano queste evidenze diagnostiche allora è possibile fidarsi dei sintomi e quindi iniziare a considerare la possibilità di avere un colon molto irritato. Qualora il paziente non avesse percepito un cambiamento eccessivo di peso o non avesse constatato la presenza di sangue nelle feci la colonscopia potrebbe risultare superflua.

La prevenzione e la cura attraverso la dieta

La scelta dei cibi a tavola può aiutare le persone non soltanto ad evitare di dover combattere con la sindrome del colon irritabile, ma anche a curarla, migliorando la propria alimentazione in funzione di cibi più genuini. In particolar modo è stato comprovata la presenza di determinati cibi, contenenti delle sostanze chiamate fodmaps, che hanno un’eccessiva fermentazione e che pertanto risultano dannose per le mucose dell’intestino. La combinazione tra il nostro microbiota intestinale e l’arrivo di sostanze altamente fermentabili, determina la comparsa di sintomi.

Gli alimenti che contengono fodmaps e che minaccerebbero la salute intestinale sono:

  • cavolfiori,
  • carciofi,
  • legumi,
  • melanzane,
  • patate,
  • broccoli,
  • ciocclato,
  • noci,
  • mandorle.

cavolfiore

Si tratta di cibi assolutamente salutari e genuini ma che, in un organismo con problemi al colon, possono cronicizzare una situazione di irritazione. Anche se si tratta di alimenti appartenenti alla dieta mediterranea, quando si ha la sindrome del colon irritabile bisognerà rinunciarci onde evitare un acutizzarsi dei dolori alla pancia. In una prima fase bisognerà rinunciare completamente a questi cibi, per un periodo di tempo che va dai 30 ai 50 giorni. Finito questo periodo si potrà nuovamente reintegrare i suddetti cibi, ma mai simultaneamente, cercando di comprendere, in base alle reazioni del nostro corpo se qualcuno provoca reazioni peggiori di un altro.

Soltanto l’esperienza diretta consentirà di capire sino a quale quantitativo di cibo con fodmaps possiamo ingerire prima di percepire spasmi o fitte dolorose.
Una volta riequilibrato il microbiota sarà possibile ritornare a mangiare anche questi piatti “a rischio cacarella”.
In situazioni particolarmente sbilanciate, in soggetti che manifestano una certa stitichezza, è possibile ricorrere all’idrocolonterapia, utile per riuscire ad espellere le tossine in eccesso. In caso di colon irritabile non è necessario seguire un ciclo completo, in quanto sono sufficienti dalle 3 alle 5 sedute per depurare totalmente il colon e farlo ritornare a respirare.

I cibi ricchi di glutine fanno male ?

I lettori spesso ci chiedono spesso se possono mangiare pizza o la pasta senza la paura di correre in bagno e provare i tipici sintomi da colon irritato ed è per questo che abbiamo ritenuto utile accennare a questo aspetto del problema, onde indirizzare meglio le loro scelte alimentari.
Non è assolutamente vero che i cibi che contengono glutine favoriscano la colite o ne possino accentuare la sintomatologia. Se un paziente avverte di sentirsi male ogni qual volta mangia cibi come pasta, focaccia o panzerotti è perchè molto probabilmente soffre di una qualche intolleranza al glutine o una forma di celiacia. Per fugare ogni dubbio andrà fatto un prelievo del sangue ed uno specifico test allergico ed eventualmente l’istologia, prima di trarre una qualunque conclusione.

Se esiste una ipersensibilità al glutine è preferibile evitare alimenti di questo tipo, indipendentemente dallo stato del colon. I nutrizionisti che sconsigliano di mangiare la pizza ai pazienti con irritabilità del colon lo fanno perchè anche queste pietanze contengono fodmaps, a causa dei lieviti utilizzati nella preparazione della massa.
Lo stesso discorso può essere fatto per i cereali, soprattutto quelli integrali che, se si ha un colon debilitato possono divenire duri da digerire.

Il latte fa male?

Il mio punto di vista sull’utilità del latte l’ho già espressa in tante occasioni, precisando come una volta superata la fase di svezzamento l’uomo ne potrebbe benissimo fare a meno. Va precisato come questo discorso valga per ogni organismo e non solo per quelli che accusano attacchi improvvisi di colite. In linea di massima però il lattosio non peggiora i dolori del colon nei soggetti che non presentano intolleranze a questo elemento.

Quali cibi mangiare nelle fasi più acute di irritabilità

Quello che normalmente viene inserito nella dieta mediterranea non dovrà essere escluso dalla nostra alimentazione quotidiana. Pasta, riso, come pure carne, pesce, a patto di rispettare le proporzioni suggerite dalla piramide alimentare, sono tollerati anche da chi ha problemi di lieve entità al colon. Anche la frutta e la verdura, ad eccezione di quelle riportate sopra, potranno essere consumate senza troppi patemi.

Le generalizzazioni fanno sempre male ed è per questa ragione che suggerire con assoluta certezza di non mangiare nessun tipo di ortaggi e verdure è sbagliato, in quanto esistono alimenti come pomodori, peperoni, lattuga, sedano, finocchi, zucchine e carote che, se mangiati in quantitativi limitati non presentano alcun effetto collaterale, neanche per chi patisce i sintomi della sindrome del colon irritabile.
Le verdure di questa lista hanno un contenuto di fodmaps molto inferiore rispetto a cavolfiori, legumi e broccoli e sono in linea di massima inoffensivi per le pareti gastriche.
Mangiare quantità elevatissime di questi prodotti ortofrutticoli significherà però introdurre apporti ben maggiori di fodmaps, aumentando le possibilità di sentirsi molto male.

La prevenzione più opportuna

Limitare le situazioni di stress porterà giovamento al nostro intestino, in quanto le situazioni di agitazione non sono la causa principale del colon irritabile, ma possono contribuire a manifestare l’irritazione con maggiore vigore. Se una situazione di stress si protrae nel tempo, impegnando eccessivamente il nostro cervello che sembrerebbe focalizzato su quell’unico pensiero negativo, è facile ipotizzare che l’intestino ne risenta notevolmente. Quando ci sentiamo agitati o viviamo con maggiore disagio un impegno lavorativo o una delicata situazione emotiva dovremmo essere ancora più attenti a quello che mangiamo, dimostrando una maggiore selezione dei cibi tanto a pranzo quanto a cena. Il nostro organismo è infatti più vulnerabile e quello che potrebbe aver “sopportato” sino ad allora è facile che si trasformi in qualcosa di molto irritante per il nostro secondo cervello.

Alcuni consigli in fase acuta di stress

  • Mangiare lentamente
  • Evitare cibi molto freddi o molto caldi
  • Non assumere alimenti integrali
  • Non eseguire sforzi a stomaco pieno
  • Non posticipare troppo la cena e appesantirsi

Cercate di non vivere male questo momento di grande rinuncia, perchè si tratta solo di un momento passeggero, in quanto, ripristinata una situazione più tranquilla, potremo riprendere a mangiare con meno rinunce. Pensiamo piuttosto a fare una bella vacanza scaccia ansia, se ne abbiamo le possibilità. Un po’ di tempo trascorso in pieno relax, senza pensieri assillanti e lontani dal tram tram della vita quotidiana, non potrà che migliorare la condizione mentale del nostro organismo, generando benefici pure sul piano intestinale.

 

Cura dell’intestino con integratori

Esistono degli integratori più effici di altri che, anche per via della pubblicità televisiva, sono sempre più utilizzati dalla popolazione afflitta da colon irritato.

Cosa prendere per difendere la mucosa intestinale?

Tra i tanti integratori assunti per migliorare la salute del colon analizziamo l’uso del kijimea, ovvero un farmaco antinfiammatorio che grazie ai bidifobatteri contrasta in maniera ottimale la sindrome del colon irritabile. I suoi effetti positivi sono legati all’azione di riequilibrio della microflora intestinale, agendo da protezione delle pareti interne dell’intestino, contro i germi e agenti esterni che potrebbero penetrare più facilmente nell’organismo, quando la mucosa dell’intestino è danneggiata.

A giudicare dalle opinioni dei pazienti che hanno provato il kijimea in prima persona, il farmaco, pur non essendo ovviamente un rimedio naturale, ha dimostrato un buon contributo per ripristinare la flora batterica.

Perchè molte donne non si accorgono di avere un colon irritato?

A volte la vanità e superficialità con cui affrontiamo alcuni aspetti della vita è disarmante. Eppure accade che delle donne dimagriscano senza chiedersi il perchè, ed essendo felici di aver perso svariati chili, non indaghino su cosa stia accadendo nell’organismo. Questo tipo di “leggerezze” vengono pagate caro e portano nel tempo ad un intensificarsi dello stato di irritazione e quindi dei problemi intestinali associati a questo malessere.

Perchè è difficile curarsi ?

Questo accade perchè non si è mai molto ligi quando si parla di fare sacrifici a tavola. Anche gli individui più motivati, quelli che conoscono sulla propria pelle i dolori di un colon debole, quando si tratta di evitare categoricamente determinati cibi, storcono il naso. Eppure quando si parla di cibi irritanti non si può fare troppo gli schizzinosi e anche se può sembrare di avere una dieta monotona e si ha l’impressione di mangiare sempre la stessa pietanza, bisogna essere decisi e lungimiranti.

Il tempo gioca un ruolo importante ed avere fretta di curarsi non è mai positivo, perchè si rischia di commettere errori. Meglio essere determinati nell’obiettivo, ma pazienti, altrimenti le ricadute sono dietro l’angolo e ritornare a consumare un cibo nemico se non si è ancora pronti, può essere deleterio e scatenare nell’intestino qualcosa di ancora più acuto.

Assicuriamoci di esserci ripresi del tutto prima di mangiare pizza, farinacei e tutto quello che può infiammare il nostro caro colon.
Questa è la causa anche del perchè molti pazienti hanno come l’impressione che questa condizione di salute duri da molto più tempo di quello che risulta nella realtà. Dovrebbe scattare una molla nel cervello del soggetto, alimentata dalla voglia di riuscire a dire un giorno “ho risolto”, senza pensare a quanto sia faticosa la strada per raggiungere questo risultato.

usi del bicarbonato di sodio

L’uso del bicarbonato come disinfettante

Tutte le persone hanno sofferto di gas almeno una volta nella vita. Questa sensazione è molto spiacevole perchè si manifesta attraverso sintomi molto fastidiosi come anomali movimenti intestinali e gonfiore. Per nostra fortuna esiste un rimedio casalingo semplice, che viene spesso sottovalutato e risulta eccezionale per far passare la pesantezza e l’accumulo interno di gas: il bicarbonato.

usi del bicarbonato di sodio

Uso con acqua calda
Utilizzo con limone
Combinato con aceto di mele
Miscelato con la camomilla

Le nonne lo sanno bene e chi sa quante volte lo avranno detto, ma noi testardi, pensando che si tratti dell’ennesimo rimedio casalingo che non funziona, non lo abbiamo mai collaudato direttamente. In realtà, sino agli anni’50 si provava una certa venerazione verso questo composto, usandolo di frequente anche per fare risciacqui, al fine di pulire i denti e disinfettare l’apparato orale.

Oggi invece, con la diffusione dei farmaci da bar, viene un po’ sottovalutato a livello domestico, essendo impiegato esclusivamente come sbiancante, in aggiunta ai nostri lavaggi in lavatrice.

Eppure il bicarbonato di sodio può essere usato per risolvere numerosi problemi, anche molto diversi tra loro, a secondo del componente con cui viene associato e presenta il vantaggio evidente di non presentare quasi effetti collaterali.

Come usare il bicarbonato?

In linea di massima la proprietà a cui siamo maggiormente interessati è quella di efficacie soluzione per il mal di stomaco.

Questo è uno dei segreti meglio custoditi delle nostre nonne. Bene, il bicarbonato di sodio è usato come soluzione per diversi problemi di salute. Soprattutto quando è coinvolto il mal di stomaco. Ma funzionerà davvero?

E’ importante specificare però che se è vero che il bicarbonato fa bene per combattere i gas intestinali, i suoi effetti sono temporanei. Per ottenere un risultato più duraturo è essenziale migliorare la qualità della nostra dieta e quindi scegliere accuratamente quello che introdurremo nel nostro corpo.

Il carbonato decaidrato di sodio è un componente naturale che si presenta come una polvere bianca e cristallina in grado di sciogliersi in acqua.

I grandi vantaggi legati all’uso di carbonato di sodio ne giustificano l’impiego in numerosi campi del benessere, a cominciare dalla medicina, sino ad arrivare alla cucina e alla cosmesi.

L’aspetto più interessante dal nostro punto di vista è che il bicarbonato di sodio è in grado di neutralizzare le componenti acide presenti nello stomaco, sollecitate durante i processi di digestione. In realtà, la sua qualità è ancora maggiore, in quanto permette di regolarizzare il PH in tutto il corpo umano e non è un caso se si consiglia il suo uso per guarire la candida in soggetti con problemi di igiene intimo.

Del resto, questa caratteristica disinfettante è la ragione del perchè si reputa possa aiutare ad eliminare i gas interni, consentendo un’assimilazione più rapida dei nutrimenti. Il bicarbonato è infatti ricco di elementi alcalini, reagendo in maniera rapida quando entra in contatto con gli acidi presenti nello stomaco.

Durante questo processo vengono prodotte particelle di anidride carbonica che permettono la facile eliminazione dei gas depositati nell’area addominale.

Non dobbiamo stupirci se numerosi testi del passato descrivono come i romani, così come i greci utilizzassero il bicarbonato di sodio per realizzare infusi, combinandolo con il o in aggiunta a un semplice bicchiere di acqua calda.

Gli effetti positivi e i benefici associati al NaHCO3 sono concreti a patto che questa bevanda salutare venga bevuta subito o il rischio che perda le sue proprietà aumenta.

Vediamo in rassegna alcuni degli usi più comuni del bicarbonato, sottolineandone lo scopo e le modalità di assunzione e dosaggio consigliato.

Bicarbonato di sodio con acqua

Si tratta della modalità più semplice per utilizzarlo, ma non per questo risulterà meno efficacie, essendo tra l’altro uno degli usi preferenziali del bicarbonato.

Miscelare il carbonato acido di sodio con l’acqua è ideale per idratare l’organismo, ma risulta estremamente valida anche per regolarizzare la digestione e arginare episodi di stitichezza. Questa miscela salutare viene impiegata con successo anche in caso di indigestione, per “ripulire” il nostro intestino, dopo lo stress di una cena a dir poco impegnativa..

Come si prepara questa bibita pro-intestino?

Miscelare un cucchiaino di bicarbonato in mezzo bicchiere d’acqua. E’ importante miscelarli prima di ingerirli e si consiglia di non superare mai questo dosaggio, altrimenti potrebbero verificarsi degli effetti collaterali, negativi per il nostro organismo.

Bicarbonato e limone

Si tratta di una formula molto conosciuta per assumere il bicarbonato di sodio. La qualità della miscela è accentuata dalla presenza di un alimento ricco di vitamine, come è appunto l’agrume, la cui qualità italiana più famosa è senza dubbio quella di Sorrento.

Il composto è ottimo per far passare i tipici bruciori dell’intestino e proteggere la mucosa al suo interno.

Assumere regolarmente bicarbonato + limone significa aiutare a risolvere problemi di flatulenza, disintossicare il corpo e di conseguenza dimagrire, riuscendo a bruciare i grassi in eccesso.

La dose corretta prevede la miscela di 3 cucchiaini di succo di limone con un cucchiaio pieno di bicarbonato di sodio. Per rendere il composto più facile da bere, bisognerà aggiungerlo in un bicchiere di acqua naturale. Per avere degli effetti positivi, la nostra opinione è di consumare questo “elisir di salute” 2 volte a settimana, prima dei pasti e preferibilmente a stomaco vuoto. I benefici di una limonata al bicarbonato non tarderanno ad arrivare nel tempo, soprattutto per quel che riguarda la necessità di evacuare con regolarità.

Bicarbonato e aceto di mele

Altra combinazione molto valida è quella con l’aceto di mele. Tra i principali benefici di questo cibo medicina si ricorda:

  • La capacità di pulire lo stomaco ed eliminare batteri nocivi
  • Facilita l’assorbimento dei nutrienti
  • Garantisce un equilibrio nel PH dell’intestino
  • Presenta proprietà antivirali e attenua disagi come gas intestinali, gonfiori e nausea

Bicarbonato e camomilla

L’unione con questo fiore da vita a una soluzione lenitiva per l’intestino. Va sorseggiato dopo i pasti e consente di placarne i tululti e i borbottii, tipici di quando abbiamo mangiato molto e il nostro stomaco è affaticato. Utilizzare la combo tra bicarbonato e camomilla nel dosaggio di un cucchiaio di bicarbonato di sodio e 2 cucchiaini di fiori di camomilla, da aggiungere a un bicchiere di acqua a 30°C, temperatura già di per sè favorevole in funzione digestiva.

fiori di camomilla

Il bicarbonato aiuta davvero contro i gas prodotti dall’intestino?

Le nonne ne erano convinte, al punto da utilizzarlo come rimedio naturale per ovviare a stemperare le scoregge dei figli, sia per numero, che per intensità.

Ancora una volta si sottolinea come una cura a base di bicarbonato di sodio aiuta nell’immediato, ma in realtà per ottenere dei risultati duraturi e far passare i gas intestinali per archi temporali maggiori, bisognerà cambiare radicalmente la propria alimentazione. E’ quello di nocivo che mangiamo a determinare l’accumulo di tossine lungo il tratto intestinale e quindi a generare puzzette maleodoranti.

pulirsi le mani sporche

I saponi per le mani che non inquinano il pianeta, esistono ?

I gel igienizzanti per le mani sono comodi, soprattutto in quelle situazioni come camping o uscite, non ci consentono di utilizzare l’acqua o non disponiamo di una tradizionale saponetta rettangolare.

Fa male lavarsi con il gel?
Come ci si lava correttamente le mani
Meglio una pulizia con acqua calda o fredda?
Caratteristiche per scegliere il sapone migliore
Meglio liquido o saponetta?

L’uso continuativo di gel per l’igiene intima può far male?

Gli igienizzanti per mano contengono ingredienti come alcool, in quantità alcune volte maggiori del 70%. La maggiore concentrazione di alcool etilico è funzionale all’uccisione immediata e drastica dei microbi. Si ma a quale costo?

Se si lascia agire un gel a base di alcool per un arco di tempo superiore ai 30 secondi può in effetti sterminare il 99% della popolazione dei germi e anche alcuni di virus come l’influenza A, in quanto riesce a rompere le membrane di questi batteri o gli involucri dei virus.
Restano invece in parte inefficaci nei confronti di batteri e virus privi di rivestimento.

pulirsi le mani sporche

Esistono altri saponi igienizzanti con una base differente dall’alcool?

Si. In commercio sono venduti dei gel con piccolissime percentuali di triclosan, benzalkonium chloride e clorexidina che risultano solo batteriostatici, ovvero inibiscono la proliferazione dei batteri, ma senza ucciderli.

Da evitare se si hanno le mani eccessivamente sporche.

Quando si hanno le mani completamente sporche non converrà utilizzare gel sanificanti perchè si rischierebbe di distribuire i microbi su tutte le superfici. In caso di mani nere sarà meglio ricorrere ad acqua e sapone, strofinando con minuzia.

I saponi a gel è meglio utilizzarli solo in assenza di sporco evidente, perchè lavarsi troppe volte le mani al giorno con questi prodotti potrebbe seccare la pelle e rendere le nostre difese più deboli. Chi lavora con fonti di contaminazioni batteriche primarie, come ad esempio chi maneggia numerosissime monete tutto il giorno, come gli addetti di cassa, dovrebbero consultare un dermatologo e testare delle soluzioni che nel lungo periodo non favoriscano l’emergere di allergie.

Ad ogni modo, i saponi con gel vengono impiegati diffusamente negli USA, persino negli ospedali, luogo dove i dottori sono soliti pulirsi le mani prima di indossare i guanti di servizio e visitare i pazienti. Si precisa come gli Stati Uniti d’America non debbano però essere presi necessariamente come metro di giudizio, considerata la loro propensione al business, prima ancora della salute pubblica.

La predilezione dei medici verso questo prodotto disinfettante potrebbe essere legata ad esempio ad una direttiva ben precisa, finalizzata ad aumentare la fiducia dei consumatori verso i gel, in funzione commerciale. E’ un dato di fatto che l’americano medio è pigro e segue la massa e nonostante i tanti bagni dei ristoranti abbia la consuetudine di pulirsi le mani a tavola con una salvietta umida o l’amuchina, anzichè alzarsi e dirigersi verso la toilette. A dirla tutta le salviettine multisuperfici igienizzanti sono molto comode, soprattutto in viaggio o da tenere sempre a portata nel cruscotto della nostra auto.

salviette igienizzanti

 

Il metodo migliore per lavarsi le mani

Se si vuole avere la certezza di rimuovere i germi dalle nostre mani sarà preferibile utilizzare semplicemente un getto d’acqua e del semplice sapone, avendo cura, dopo almeno 40 secondi di lavaggio, di asciugare l’area con dei fazzolettini di carta che butteremo nel cestino dell’immondizia.
Anche l’utilizzo di gel per l’igiene personale permette di inibire la crescita e lo sviluppo di germi, ma non sempre è in grado di rimuoverli del tutto da palmi e dorso di mani.
In caso invece si decida di non lavare le mani e di lasciarle sporche, è molto facile che cresca il rischio di contrarre malattie, anche in virtù della facilità con cui germi e virus si annidino sotto le unghie.

In caso di bimbi poi le probabilità sono ancora maggiori, visto che hanno la cattiva abitudine di mettersi le mani in bocca o le dita nel naso, spalancando così ad agenti esterni i portoni del nostro corpo umano.
Occorre essere premurosi e agire d’anticipo prima che i germi raggiungano l’intestino e rendendo la loro eliminazione più difficile.

La temperatura dell’acqua può influire sulla pulizia e l’igiene del corpo ?

E’ importante capire se utilizzare acqua calda o acqua fredda possa influire sul grado di pulizia generale del corpo, quando ci laviamo le mani o ci facciamo una doccia. Se è vero che l’acqua calda uccide i batteri e i germi, questo accade solo quando ha una temperatura di 99,9 C°. Il problema è che nessuno può farsi una doccia o pulire le mani a temperature così elevate, altrimenti il rischio di procurarsi ustioni sarebbe troppo alto. Oltre al fatto che utilizzare ogni giorno quantitativi così ingenti di acqua bollente può contribuire ad aumentare i costi in bolletta.
Di conseguenza, meglio utilizzare acqua fredda per lavarsi palmi e polsi e rimuovere lo sporco sulle superfici e i batteri annidati nelle unghie, per mezzo di un buon sapone antibatterico.

Come si fa a stabilire che un sapone antibatterico sia buono o no ?

Per capire se abbiamo comprato un sapone realmente anti germi alcune persone tendono ad analizzare la quantità di triclosan al suo interno, concludendo che se la percentuale di triclosano è inferiore all’1% allora non reputano il prodotto non valido. In realtà numerosi saponi privi di triclosan sono altrettanto efficaci per rimuovere lo sporco, risultando molto più sostenibili sul piano ambientale.
In effetti numerosi studi hanno dimostrato come questo clorofenolo faccia male all’ambiente, non essendo biodegradabile e sia responsabile della morte di numerose specie di animali che vivono nei laghi e nei fiumi, ma anche nei mari [link a esterno].

Inoltre è stato studiato come i batteri diventano nel corso del tempo sempre più resistenti al triclosan, evolvendosi di fronte anche ad altri antibiotici e di fatto inibendo l’azione igienizzante che ricerchiamo in un sapone. La caratteristica persistenza della sostanza la rende pericolosissima per gli equilibri nei sistemi viventi. Il consiglio è quello di dare sempre uno sguardo all’INCI, prima di acquistare un prodotto nocivo per noi e le creature che ci circondano.

L’igienizzante per mani può favorire la resistenza batterica?

Questo non dovrebbe accadere, visto che presentano di solito elementi attivi come l’alcool, ma se invece contengono il triclosano, i rischi potrebbero aumentare. Meglio quindi preferire l’uso combinato di acqua fredda e sapone, quando si ha a disposizione una fonte d’acqua e di igienizzanti in gel, quando non si ha in prossimità una fonte idrica, come quando si è in viaggio ed evitare ad ogni modo disinfettanti contenenti sostanze che favoriscano la resistenza crociata.

Meglio il sapone liquido o la saponetta ?

Anche se dal punto di vista della composizione risultano del tutto simili, in realtà la saponetta potrebbe a lungo andare riempirsi di germi. Pertanto sarebbe da preferire il sapone liquido, quello contenuto nei dispenser, per intenderci, perchè considerato dal popolo della scienza più “pulito”. Strofinando lo strato superficiale della pelle si riuscirà a grattare la pelle morta, restituendo una cute più morbida e pulita. In estate e quando la temperatura ambientale è più elevata sarebbe meglio non esagerare con lo strofinare, in quanto le probabilità di ritrovarsi con fastidiose mani secche è alta.

Allergie e saponi

Molti soggetti sono risultati allergici ad alcuni componenti contenuti nei saponi in commercio. Tra le sostanze più temibili vi è il methilchloroisothiazolinone. Assicuratevi di non manifestare intolleranze a questo composto o le conseguenze fisiche, in termini di rossori e irritazioni cutanee potrebbero essere molto spiacevoli.

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