donna alle terme

Meglio fare idrocolonterapia in un centro o alle terme ?

L’idrocolonterapia è un lavaggio delicato del colon che viene effettuato a volte con acqua termale e si propone di eliminare le feci stagnanti e i batteri nocivi responsabili di disagi e disturbi all’organismo. La pratica si rivela particolarmente utile per purificare il colon e allontanare il rischio di contrarre pericolose patologie, dovute proprio all’accumulo di sostanze indesiderate in questo punto dell’intestino.

Il lavaggio intestinale con acqua termalizzata è uno dei trattamenti naturali che veniva praticato con una certa frequenza anche nei tempi antichi, quindi da sempre si sa che una buona pulizia dell’intestino è fondamentale per assicurare un valido funzionamento all’organismo. Il corpo umano, grazie a questa terapia, si disintossica velocemente e la guarigione da molti disturbi è rapida.

donna alle terme

In passato era frequente effettuare la pulizia dell’intestino nei cambi di stagione e rappresentava un vero e proprio strumento terapeutico. Ad oggi la terapia è stata rivalutata per i suoi innumerevoli benefici e viene praticata durante l’intero arco dell’anno, senza essere vista più con futili pregiudizi.

Ma dove fare questa procedura che apporta tanti vantaggi per la salute?

Si può scegliere fra centri specializzati e terme, scopriamo quindi quale scegliere e perché.

Perché fare l’idrocolonterapia

Prima di approfondire i motivi per cui è importante eseguire questa terapia, è bene sottolineare che non ha nulla a che vedere con la colonscopia. Molte persone, infatti, la scambiano per questo esame che in realtà consiste in uno strumento diagnostico che si propone di esplorare le pareti interne del colon ed individuare eventuali masse tumorali, ulcerazioni, lesioni occlusioni. Grazie agli sviluppi tecnologici, oggi si parla di colonscopia virtuale, permettendo di raggiungere risultati diagnostici ancora più precisi rispetto quella di tipo convenzionale.

Invece, l’idrocolonterapia ha il compito di purificare e disintossicare il colon, liberandolo dalle sostanze dannose che vi si accumulano a causa dei residui alimentari e dei processi naturali dell’organismo. I depositi cronici di materiale fecale che non viene evacuato hanno come conseguenza l’avvelenamento progressivo dell’intero organismo, con la conseguenza di sovraccaricare eccessivamente i reni e il fegato.

Tutto ciò porta alla formazione di patologie di deposito come:

  • La gotta
  • L’ipercolesterolemia
  • Alitosi
  • Artropatie croniche
  • Stanchezza cronica
  • Invecchiamento della pelle
  • Indebolimento della memoria
  • Cefalee ricorrenti

Dove fare l’idrocolonterapia

Il luogo ideale per fare l’idrocolonterapia sarebbe un centro magari in città, e vi sono strutture immerse nel verde, curate nei minimi dettagli. Il vantaggio di scegliere centri d’idrocolonterapia in città è quello di potervi accedere senza spostarsi, una soluzione decisamente preferita da coloro che non hanno intenzione di recarsi in luoghi lontani.

Tuttavia, vi sono anche le thearmae per poter fare la pulizia del colon, ovvero luoghi situati in contesti naturali eccezionali, affascinanti e suggestivi, in cui il personale si prende cura del cliente a 360 gradi.

Alle terme si può anche fare il bagno e accedere alle cure termali per rilassarsi e rigenerarsi, e vivere un’esperienza unica. Generalmente negli impianti che hanno le terme c’è anche una maggiore riservatezza, probabilmente più di quella che si può ottenere in una SPA, e ci si può sottoporre alla pulizia del colon senza che gli altri lo vengano a sapere.

Anche se alle terme i costi sono leggermente superiori, i vantaggi sono innegabili e praticare qui l’idrocolonterapia vuol dire anche avere la certezza della massima igiene, persino nella pulizia delle macchine d’idrocolon, che vengono disinfettate con estrema cura. Anche se molti pazienti che hanno provato sia i centri che le terme, si dicono convinti che le strutture termali lo facciano solo per fare “cassa”, in quanto si tratta di una pratica, sdoganata anche su instagram da numerosi Vip e attrici famose, non ci sentiamo di essere così categorici nelle opinioni sull’idrocolonterapia.

Inoltre, grazie alle cure termali, al di là dei benefici a livello intestinale, si possono risolvere problemi come candida, cistite, artrite remautoide e altre malattie che le acque benefiche delle terme alleviano sensibilmente e spesso eliminano anche del tutto.

Affidarsi a personale esperto

Come detto prima, l’idrocolonterapia è una pulizia completa e profonda del colon che si ottiene tramite l’irrigazione di acqua termalizzata e un massaggio manuale sull’addome. Questa terapia naturale viene eseguita senza utilizzare farmaci e non ha controindicazioni, non causa fastidi o dolori.

Per ottenere migliori risultati e favorire lo scrostamento delle feci più dure, incastonate tra le anse dell’intestino, è fondamentale effettuare bene il massaggio sull’addome. Per questo è indispensabile che la pratica venga eseguita da personale competente e adeguatamente formato, evitando di lasciarsi massaggiare da personale non qualificato, che si senta libero di improvvisare azioni di questo tipo, senza che ne abbia le competenze. Bisogna quindi assicurarsi che le operatrici e gli operatori siano dotati di curriculum di tutto rispetto, così da poter dimostrare di aver operato con questa terapia. Allo stesso tempo, esperti di questo settore, potranno anche garantire un elevato livello di privacy, come ogni paziente merita. A volte i detrattori dell’idrocolon, fermi sostenitori che questa pratica non funziona a nulla, sono vittime inconsapevoli di personale con scarsa competenza, che ha svolto un lavoro di pessima qualità.

Come avviene l’idrocolonterapia

La terapia ha una procedura abbastanza semplice. La persona viene fatta sdraiare sul lettino e attraverso l’ano viene introdotta delicatamente una sonda, in modo indolore. Mediante un dispositivo la sonda viene collegata all’apparecchiatura medicale. Questo dispositivo permette il passaggio dell’acqua e successivamente la rimozione delle feci e dei residui presenti nel colon.

La temperatura dell’acqua introdotta viene controllata costantemente dall’operatore, che contemporaneamente effettua un massaggio sull’addome per far rilassare il paziente e sciogliere le contratture.

Questa procedura permette la riattivazione della peristalsi e grazie al liquido le feci diventano fluide, le scorie incrostate che rivestono le pareti dell’intestino si sciolgono e viene favorita l’espulsione delle sostanze di rifiuto. L’intestino viene svuotato in maniera attiva grazie ai movimenti fisiologici del grosso intestino ed è per questo che risulta ideale per combattere la stitichezza, di cui una grande parte della popolazione occidentale soffre.

Durante la terapia in genere viene fatta ascoltare al paziente della musica rilassante, che oltre a rendere più piacevole il tempo trascorso sul lettino si rivela utile anche per coprire rumorini, visto che ci si libera di parecchia aria. Il trattamento può essere fatto anche in coppia per superare paura e imbarazzi. Praticare un rituale così “intimo” con il proprio partner è il modo migliore per rafforzare un rapporto ed evitare che amici poco empatici e un po’ superficiali pubblichino qualche vostra foto su qualche canale social, senza il vostro permesso.

Cosa fare prima di sottoporsi all’idrocolonterapia

Prima di sottoporsi al trattamento, esattamente due giorni prima, è consigliato seguire una dieta alimentare a base di pasta o riso con condimento di tacchino, pollo, pesce oppure verdure, meglio se creata in funzione del proprio gruppo sanguigno. E’ anche consigliato limitare il consumo di dolci e frutta e bisogna assumere due litri di acqua vitalizzata al giorno per preparare il corpo nel migliore dei modi ad un trattamento di questo tipo.

L’obiettivo è quello di mantenere morbide le feci per favorire l’evacuazione e grazie alla terapia rimuoverle più facilmente. Questa alimentazione deve essere seguita prima di ogni trattamento.

Riguardo al numero di sedute, sono consigliate almeno cinque, sei trattamenti per ottenere risultati eccellenti e duraturi. Si possono comunque fare massimo dieci sedute da effettuare ogni tre mesi per garantire benessere totale, senza paura di irritare le mucose intestinale o sottoporle ad uno stress eccessivo.

Ulteriori benefici della terapia

L’idrocolonterapia è ideale per coloro che soffrono di costipazione cronica, colon irritabile, meteorismo, coliti croniche, diverticolosi, emorroidi, micosi, infezioni da parassiti intestinali, ma è ottima anche per chi soffre di malattie della pelle, allergie respiratorie e alimentari.

Inoltre, visto che funziona anche detossinante dei tessuti, è indicata anche per combattere la pelle a buccia d’arancia e rappresenta un valido aiuto per levigare la cute e renderla più tonica e luminosa.

donna in terme di lusso

Quali sono i centri più famosi terme di Sirmione, Bibiano e Lamezia

Famose sono le Terme di Sirmione, in particolare Terme Catullo e Terme Virgilio, dove è possibile, oltre che fare l’idrocolonterapia, curare anche una grande varietà di malattie. La pratica è mutuabile, così come lo sono altri trattamenti termali che vengono effettuati grazie alla convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, a differenza dei Centri dove non è quasi mai possibile usufruire di questo vantaggio.

Altro centro termale famoso è quello che si trova a Bibiano, Bibione Thermae, un luogo fantastico dove prendersi cura del proprio corpo e ritrovare il completo benessere. Oltre all’idrocolonterapia la struttura offre cure termali come balneoterapia e fangoterapia, ma anche trattamenti di fisioterapia, riabilitazione e un’area wellness per sottoporsi ai massaggi.

Famose sono anche le Terme Caronte che si trovano a Lamezia, incastonate in uno scenario naturale d’eccezione. Situate a pochi chilometri dal mare, possiede acque solfuree della sorgente Caronte, la più rappresentativa che dà il nome alle Terme. Immerse in un bosco secolare di pini, querce e castagni, vantano un clima mite tutto l’anno e sono ideali per trascorrere anche dei giorni di relax totale. Anche qui l’idrocolonterapia viene eseguita con professionalità grazie all’esperienza di personale preparato e competente.

mosca di oncocercosi

Larve di oncocercosi: la prevenzione prima degli occhi

L’ oncocercosi o oncocerchiasi, detta anche cecità dei fiumi, è un’infezione parassitaria, multisistemica, che può causare irritazione grave alla pelle, prurito e condurre progressivamente alla cecità irreversibile. Scopriamo di più su questa malattia che è fra le più gravi che possano colpire gli occhi.

Perché si chiama cecità dei fiumi
Caratteristiche delle microfilariae
Perché colpisce gli occhi
Sintomi e diagnosi della malattia
Le terapie migliori per ridurre la propagazione
La prevenzione nelle aree coinvolte


Perché si chiama cecità dei fiumi

L’oncocercosi si diffonde attraverso la puntura della mosca nera, l’Onchocerca volvulus, che si riproduce vicino i maggiori corsi d’acqua che attraversano molti paesi dell’Africa equatoriale e dell’America meridionale. A coniare il termine è stata Lady Jean Wilson, moglie di Sir John Wilson, fondatore di Sightsavers, che rilevò per prima la pericolosità di questi moscerini per gli esseri umani. Successivamente si è riscontrato come anche gli animali ne fossero afflitti, soprattutto i cavalli, anche se gli effetti risultavano più evidenti a livello cutaneo, oltre che per interessamento dell’inspessimento e opacizzazione delle cornee.

mosca di oncocercosi

Le larve dell’agente vettore della malattia, il Simulium, si sviluppano solamente in acque limpide, molto ossigenate e scarse di sostanze organiche. Il termine “cecità dei fiumi” indica proprio la relazione tra la malattia a livello oculare e l’area abitata da chi la contrae.

Le piccole larve si trasformano in vermi adulti e possono anche vivere 15 anni e questo lungo periodo di vita ne facilita la trasmissione tra gli esseri umani. Ogni giorno i vermi femmina producono migliaia di larve microscopiche, dette microfilariae, che si diffondono nel corpo, attraverso la puntura delle mosche sull’uomo e quando muoiono causano forti reazioni nel corpo come infiammazione, irritazione e prurito. Se le larve raggiungono gli occhi possono verificarsi danni irreversibili alla vista. Il fatto che in determinate con fiumi la presenza delle mosche vettori di questa malattia è tale da poter provocare migliaia di punture al giorno su esseri umani e animali, lascia immaginare la velocità di propagazione che l’onchocercosi può generare. A questo si aggiungono le scarse cure mediche presenti in quelle aree del mondo così disagiate a la limitata diffusione delle regole igieniche di basi, responsabili della diffusione di altre malattie pericolose.

Oltre alla cecità una delle devastanti conseguenze di questa malattia è costituita dal fatto che le persone devono allontanarsi dai luoghi dove è presente la cecità dei fiumi, e devono andare altrove per coltivare la terra. La conseguenza di questa forzata migrazione ha portato intere famiglie alla povertà più totale oltre che generare problematiche psicologiche legate alla condizione di emarginalità a cui viene rilegata questa categoria di persone, etichettate come “malate” e pertanto da evitare.

Caratteristiche delle microfilariae

I vermi che causano l’oncocercosi sono filariformi, hanno un colore biancastro opalino e un corpo che si assottiglia alle due estremità. Quella cefalica si presenta leggermente allargata e quella opposta è invece appuntita, aspetto questo che differenzia il verme in maniera più evidente da quelli di ossiuri.

Il maschio adulto ha una lunghezza compresa fra 2 e 4 cm di lunghezza, mentre la femmina è sottilissima e può raggiungere anche i 50 cm di lunghezza.

Gli uomini vengono infettati quando sono punti dagli esemplari femmina già infettati di uno di questo tipologia d’insetto. Le larve attraversano la cute e crescono sempre più in dimensione, rimanendo sottopelle e maturando in maniera rapida. Da qui si riproducono e si diffondono in tutto l’organismo, provocando infiammazioni locali una volta morte.

Come avviene il coinvolgimento degli occhi

Una volta che i vermi risalendo nel corpo raggiungono gli occhi viene infettata la cornea, che si ammala di una patologia detta cheratite sclerosante, che spesso si accompagna a un’infiammazione interna dell’occhio. I danni alla retina sono inevitabili e sono provocati dalla cicatrizzazione e dalla degenerazione del tessuto nervoso. Si tratta non a caso di una tra le malattie oculari più temute, che nulla hanno a che fare alle più comuni infezioni agli occhi a cui siamo abituati in Occidente, perché in grado di provocare danni permanenti.

L’oncocercosi si manifesta di più negli uomini che nelle donne e ha un’incidenza minore nella fascia d’età 0-10 anni, con un picco maggiore in soggetti di 20-40 anni. Sono infatti soprattutto le persone sopra i 40 anni a poter essere affette dalla cecità irreversibile.

L’infestazione dei vermi avviene durante l’infanzia, senza che i soggetti manifestino segni di malattia per lunghi periodi di tempo ed è per questo che risulta difficile da individuare da coloro che non hanno una cultura medica e reputano all’ordine del giorno essere oggetto di punture di moschini. E’ doveroso ricordare che per essere infettati bisogna essere punti diverse volte e soggiornare nelle zone ad alto rischio per più di tre mesi ed è quasi impossibile ammalarsi con un solo morso di mosca.

Inoltre, bisogna anche sottolineare che il numero di vermi adulti presenti in un soggetto è relativo al numero di punture fatte dalla mosca nera e pertanto i rischi di infezione sono direttamente proporzionali al numero di punture ricevute nella vita.

Che cos’è il tracoma

Pare che la cecità dei fiumi sia la seconda causa al mondo di cecità dopo il tracoma. Quest’ultimo è la prima causa di cecità a livello globale fra le malattie contagiose ed è generata dall’infezione causata da un batterio, la Chlamydia Tracomatis. I primi sintomi compaiono con arrossamento, forti bruciori, gonfiore alle palpebre, lacrimazione, sensibilità alla luce.

I segni che manifestano la malattia sono le ciglia rivolte all’interno dell’occhio, la palpebra rivolta all’interno che si attacca alla congiuntiva, la chiusura alterata delle palpebre, cicatrici sulla cornea che diventa, a causa di questo trauma, sempre più opaca, impedendo all’individuo afflitto di vedere bene.

Come avviene la diagnosi della cecità dei fiumi

La diagnosi della cecità dei fiumi può essere eseguita in qualsiasi fase della malattia, ma bisogna intervenire in tempo per scongiurare danni irreparabili. La diagnosi può essere fatta in due modi:

  • Con la conta delle larve (microfilarie)
  • Visualizzando la larva adulta – la visualizzazione della larva adulta può avvenire dopo aver eseguito la biopsia ad un nodulo sottocutaneo oppure individuando le microfilarie all’interno dell’occhio

imbarcazione per fiume in Africa

Terapie efficaci

La terapia più efficace per il trattamento dell’oncocerchiasi è costituita dalla ivermectina, un antiparassitario che uccide i vermi parassiti in fase di sviluppo, ma non quelli adulti.

L’Ivermectina viene usata anche per trattare la strongiloidosi causata dal nematode Strongyloides stercoralis e per trattare altre parassitosi, tra cui anche scabbia e pediculosi.

Il farmaco si assume per via orale, di solito sotto forma di unica compressa da deglutire con acqua a stomaco vuoto. La dose per impedire il propagarsi dell’infezione in genere è annuale, tuttavia vi sono casi in cui si può assumere 3 o 6 mesi dopo il primo trattamento.

Grazie ai programmi dell’Oms l’ivermectina dal 1989 è stata distribuita su ampia scala nei paesi a rischio, che sono ben 31 solo in Africa, ma vi sono anche diversi Stati dell’America meridionale e lo Yemen interessate dalla malattia. Proprio grazie ad un programma dell’Oms completato nel 2012 è stato sperimentato un altro antiparassitario, il moxidecin, da assumere in dose singola di 8 mg per via orale con o senza cibo.

Si tratta di una tipologia di infezione per fortuna assente in Europa, perché di origine del tutto differente rispetto a quella di altre forme di vermi intestinali, come ossiuri o tenia, invece presenti alle nostre latitudini. Anche per questo l’assistenza da parte dei Paesi Occidentali deve essere garantita e costante, in modo da scongiurare condizioni di epidemia.


La prevenzione nei programmi dell’Oms

Il programma OCP ha permesso di guarire 40 milioni di persone dall’infezione, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a mandare avanti sempre nuovi programmi per combattere questa malattia, che prevedono la bonifica delle aree malsane e un maggiore controllo dell’oncocerchiasi. Infatti, poiché ancora non esiste un farmaco in grado di curare la cecità dei fiumi definitivamente, la soluzione migliore è quella di prevenire la patologia.

La medicina e la scienza collaborano insieme per portare avanti il loro obiettivo di sconfiggere questa terribile patologia una volta per tutte, e impedire che i soggetti colpiti perdano completamente la vista. Non poter più vedere a causa del morso di un piccolo insetto è una cosa del tutto inaccettabile, che non dovrebbe assolutamente esistere, e basterebbe eliminare le cause per impedire che ciò avvenga.

Ad oggi si stima che ci siano almeno 1,5 milioni di persone cieche a causa di questa malattia, e l’Oms ha in programma altri interventi per combattere questa infezione e permettere alle popolazioni che vivono nelle aree a rischio di rimanere. L’obiettivo è di debellare completamente la patologia, accompagnando alla terapia antinfettiva la diffusione di insetticidi e iniziative volte alla bonifica delle aree più colpite, che rappresentano anche la base di una politica di prevenzione efficacie, oltre che di argine ad un contagio massivo.

Ad affiancare i programmi dell’Oms ci sono anche Dal 1993 associazioni come SightFirst, che ha lavorato con impegno per a fare in modo che l’oncocercosi non sia più un problema di salute pubblica.

Le malattie tropicali più pericolose

Oltre alla cecità fluviale, vi sono altre malattie tropicali ancora oggi letali. Fra le più pericolose vi sono la malaria e la febbre dengue, trasmesse entrambe dalle zanzare e presenti nelle aree tropicali di tutto il mondo. I sintomi per tutte e due le malattie sono praticamente uguali, ovvero: nausea, dolori agli arti e febbre. Diverse sono invece l’intensità dei sintomi e il decorso.

Infatti, la febbre dengue in genere ha un decorso senza troppe complicanze, mentre la malaria può essere letale e va curata in ospedale.

Altre malattie tropicali pericolose sono anche la febbre chikungunya, la febbre del Nilo occidentale, la febbre gialla e l’infezione da virus Zika. Le ultime due sono più pericolose, la febbre gialla può causare danni al sistema nervoso, mentre l’infezione da virus Zika diventa pericolosa quando infetta una donna incinta. Infatti, può causare danni permanenti al cervello del feto.

La testimonianza del digiuno di 48 ore della dottoressa Racanelli

Resoconto dell’esperienza di digiuno solido di 48 ore, a cui hanno fatto seguito 38 ore di digiuno secco, portate avanti dalla dottoressa Racanelli a partire dal 29 Novembre 2019.

 

Testimonianza diretta delle sensazioni provate durante quei giorni

Sono felice di essere riuscita a portare a termine questo digiuno senza alcun ostacolo. Non ho riscontrato difficoltà alcuna a seguito della mancanza ingestione di cibo durante l’arco temporale di 2 giorni.
E’ significativo come il mattino del sabato 30 Novembre mi sia diretta in cucina, in maniera maniera assolutamente inconsapevole, guidata da un riflesso incondizionato che mi aveva spinto in quello spazio per fare colazione. Eppure non avevo fame, non avvertivo questa necessità. Si trattava appunto di un falso bisogno, una di quelle insidie che più volte incontriamo nell’arco della nostra giornata, diventandone il più delle volte vittime o inconsapevoli complici.

Il rituale della colazione, scandito dal gesto di aprire le ante dell’armadio, dalla selezione di barattoli colorati custoditi in quella cassaforte confezionata chiamata frigo, tutto a un tratto mi sembra futile, sino a divenire ridicolo.
Mettersi alla prova significa anche lottare con la nostra routine, non dare nulla per scontato e avere la capacità di guardarci dall’esterno. condizioni come il digiuno ci offrono molto tempo per riflettere sulla nostra condizione di zombie metropolitani e della passività con cui affrontiamo le nostre giornate, spinte dalla voglia di assecondare qualcosa o qualcuno lontano anni luce dalla nostra coscienza.
Ragionando con la mia testa ho affrontato l’ora di pranzo con maggiore volitività. Mentre la maggior parte delle persone a quell’ora assumeva carboidrati e lieviti io, con una sensazione di orgoglio, mista a serenità, sono andata verso il letto. Ho impiegato quel tempo per riposare il mio corpo, anzichè “affaticare” il mio apparato digestivo, approfittando del calore del sole pomeridiano che ancora scaldava questo primo pomeriggio barese, votato al digiuno solido.

Nonostante tutto devo ammettere che la “memoria” del cibo si è fatta sentire, puntuale come un orologio svizzero, verso le 13.30. Superata la fase più insistente e allontanato questo ulteriore “falso bisogno” con un sorriso, ragionando sulla fragilità umana, ho raggiunto la camera da letto come se si trattasse dell’unica azione possibile e della “normalità”, anche se non sono affatto abituata alla penichella pomeridiana.

La mente è decisamente abitudinaria ed è per questo che percepiamo come ostacoli delle azioni che invece sono propedeutiche alla nostra gratificazione in quanto esseri umani e spirituali.

Verso le 16.00 mi sono svegliata e concessa una terapia vibrazionale, grazie all’aiuto di una particolare coperta. Questo strumento, alimentato energeticamente dalla mia volontà di intraprendere il privilegio di un percorso di digiuno di 48 ore, mi ha permesso di espellere una quantità enorme di tossine, di cui ho avuto evidente conferma, dalla quantità di sudore prodotto durante questo periodo.
Ho quindi concluso questa fase di “cura di me” con l’esposizione ad una doccia solare in grado di produrre raggi UV-A, UV-B, UV-c, per 10 minuti, percependone tutti i benefici, amplificati dall’azione cromatica e manifestati ancora una volta dal sudore generato dal mio corpo.
Ho continuato la mia giornata, approfittando del ottimo entusiasmo percepito, per addobbare la casa per il Santo Natale.
Da quel momento in poi non ho avuto più “richiami al cibo”, ne tanto meno provato il desiderio di assumere liquidi.

Appariva evidente come il mio corpo fosse in fase di completa “espulsione” e avevo la sensazione che qualunque cibo o bevanda avessi introdotto in quel momento nell’organismo, sarebbe andato ad inficiare quel processo virtuoso di depurazione, i cui benefici si manifestavano anche in forma di maggiore lucidità.
Quando mi sono svegliata la mattina del 1 Dicembre ho avuto la sensazione di avere le labbra molto secche, al punto che la loro superficie mi sembrava fosse rivestita di polvere di vetro. Una sensazione tutt’altro che piacevole, soprattutto se sommata a quella di possedere una lingua pesante ed amara. Nelle fasi successive al mio risveglio, ho cercato di fare un po’ di movimento, salendo e discendendo le scale più volte.

Ho percepito come del fuoco all’interno del petto, che gradualmente si irradiava verso gambe e polpacci, luogo dove avvertivo delle specie di punture di spillo colpire la pelle.
Ancora una volta, a seguito di questo “bollore” il mio corpo reagiva aumentando la sudorazione. Percepivo una specie di sudore freddo.

Per curiosità ha deciso di controllare il PH urinario, mediante cartita tornasole ed ho rilevato come fosse in quel momento completamente acido, nonostante fossero trascorse già 38 ore dall’ultima volta in cui avessi introdotto acqua nell’organismo.
Anche se può sembrare strano, durante l’intero arco di tempo di digiuno liquido ho continuato a urinare in maniera regolare, a conferma di come l’organismo non perdesse l’occasione per eliminare tossine e ripulirsi.

Questo è dovuto sicuramente alla formazione di H2O endogena, come sostenuto dalla scuola russa e dimostrato attraverso le loro sperimentazioni.
La respirazione infatti, attraverso l’immissione di O2 genera H2O, mediante la combinazione con l’idrogeno che si sviluppa all’interno del nostro corpo e si rivela molto più in risonanza con l’H2O percebibile all’esterno del nostro “involucro”.

donna forte

 

Ultimato così il digiuno, a completamento del percorso di pulizia totale, ho già prenotato una seduta di idrocolonterapia, che sono sicura migliorerà ulteriormente la mia condizione.

Al termine del digiuno solido di 48 ore e liquido di 38, devo riconoscere di essere decisamente soddisfatta, con un entusiasmo che mi si legge in faccia, guardandomi allo specchio e traducendo i segnali manifestati dal mio corpo spirituale.
L’aspetto che mi colpisce ogni volta che termino un digiuno è la forza che sento nel mio corpo, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, senza conoscere gli aspetti terapici di questa pratica. Una energia enorme, che si manifesta anche in termini di buon umore e gioia di vivere, che rafforza in me la convinzione di concedersi il “privilegio del digiuno”, in maniera sistematica, almeno una volta ogni 40 giorni.

 

Per consigli e informazioni su come organizzarsi e prepararsi adeguatamente per affrontare un digiuno di 48 ore senza rischi, potete mandarmi un’email.

Scrivetemi

sfera di cristallo

Biorisonanza: frequenze energetiche al servizio del corpo

La bio risonanza

La biorisonanza è un metodo terapeutico considerato appartenente alla medicina olistica. Scopriamo di cosa si tratta, come viene eseguito, a cosa serve, sino a valutarne la sua efficacia.

cosa è la biorisonanza
Biorisonanza bicom
In cosa consiste il test?
controindicazioni ed effetti collaterali
Dove si eseguono biorisonanze in Italia
I costi medi
Le opinioni di chi l’ha provata

Che cos’è la biorisonanza

La biorisonanza è un sistema terapeutico energetico che utilizza le onde elettromagnetiche prodotte dalle cellule per riportare equilibrio nel corpo.

Nota anche con il termine di moraterapia, acronimo dei cognomi Morell e Rasche, due scienziati inventori del metodo, la biorisonanza è una terapia che si serve delle frequenze elettromagnetiche che producono le cellule del corpo di ogni paziente, per ovviare a squilibri energetici.

sfera di cristallo

In pratica, il metodo stimola il corpo fino a che non si stabilisce il riequilibrio energetico. La terapia è quindi mirata all’autoguarigione e viene applicata sia per curare svariate malattie che per risolvere disturbi riguardanti il funzionamento di diversi organi del corpo.

Biorisonanza bicom

La biorisonanza bicom utilizza la tecnologia quantistica per stimolare l’organismo all’auto-guarigione. La biorisonanza quantistica, detta così perché si basa sui principi della fisica quantistica di ultima generazione, in cui tutto è energia, nasce dall’esigenza di trattare l’organismo un metodo che non somministra al paziente farmaci o trattamenti invasivi. Può essere comparata per certi versi alla psicologia, perchè in grado di generare un benessere tanto nella testa quanto a livello fisico.

L’apparecchiatura elettronica del metodo bicom emette frequenze elettromagnetiche e supporta l’organismo con un trattamento simile all’omeopatia, quindi assolutamente naturale e senza produrre effetti collaterali.

Nell’apparecchio di biorisonanza bicom un filtro separa le frequenze fisiologiche da quelle patologiche ed elimina del tutto queste ultime, favorendo così il rafforzamento delle forze di autoregolazione e di aut guarigione.

La stimolazione all’autoguarigione è indolore, semplice e sfrutta le frequenze energetiche per raggiungere il riequilibrio della persona. Tuttavia, l’efficacia della biorisonanza bicom viene riconosciuta come una terapia di valore solo nel campo della medicina regolatrice e non è nell’ambito della medicina classica.

Cosa è il test di biorisonanza

Il test di biorisonanza viene realizzato tramite una tecnologica chiamata SCIO (Scientific Consciousness Interface Operations System) che consente di registrare circa 12.000 frequenze elettromagnetiche emesse dall’organismo.

Lo SCIO permette di ottenere un confronto tra i valori standard di un individuo sano e quelli del paziente, e quindi di avere in breve tempo un quadro chiaro e dettagliato delle condizioni psicotiche del soggetto. Inoltre, il test consente di individuare le zone dove è necessario intervenire per raggiungere l’agognato equilibrio quantico.

Per eseguire il test la persona viene fatta sedere su di una poltrona e come rilevatore delle frequenze viene utilizzata una cuffia.

Per sollecitare il corpo energetico e fisico non viene prodotto nessun tipo di campo magnetico o elettrico e i campi molto bassi vengono rilevati e amplificati con l’effetto di risonanza e confrontati con i valori standard delle cellule sane.

Il macchinario della bio risonanza riconosce e individua l’origine e la condizione della sofferenza ed evidenzia qualsiasi incongruenza rispetto alla condizione di equilibrio energetico che dovrebbe regnare nel corpo. Sul computer si possono vedere le zone del corpo che indicano il valore energetico delle specifiche aree, valutando dove ci sono carenze o eventuali squilibri.

equilibrio quantico universo

Grazie a questo metodo è possibile fare una valutazione di organi, sistemi, tessuti, ossigenazione, idratazione, livello di tossicità, realizzando una diagnostica mirata a migliorare il flusso di energia nel corpo.

I dati forniti possono mostrare dei disequilibri che sono magari in corso oppure possono fornire le informazioni per prevenire eventuali disarmonie che potrebbero creare problemi nel futuro.

Già con la prima valutazione e l’indicazione dello stato del paziente da parte del professionista olistico può avvenire un riequilibrio energetico e concretizzare un miglioramento.

Controindicazioni

Poiché si tratta di una pratica naturale, la Biorisonanza non ha controindicazioni e non presenta rischio per il paziente. Infatti, non ha nulla a che vedere con i trattamenti farmacologici, non è invasiva ed anche pratica e comoda da eseguire.

Non bisogna neanche spogliarsi o mettersi in qualche posizione particolare per eseguire il test, come invece accade per altri tipi di controlli medici. Inoltre, rispetto alle accuse ricevute a causa dei campi elettrici a cui sottopone i pazienti, ci sentiamo di tranquillizzare il pubblico. Sottoporsi a biorisonanza non crea alcun tipo di effetto negativo, visto che si è dimostrata essere del tutto innocua. in quanto la potenza di emissione è risultata essere circa 60.000 inferiore a quella prodotta da un cellulare comune.

Tuttavia, vi sono alcuni soggetti che non possono sottoporsi a questa tecnica, ovvero i portatori di pace-maker, ma anche i soggetti che hanno subito trapianti e le persone affette da forme gravi di epilessia e donne in stato di gravidanza.

A chi è utile la biorisonanza elettromagnetica

La terapia della biorisonanza si è rivelata molto indicata per chi non ha avuto risultati concreti con le cure mediche e le terapie tradizionali e cerca una strada alternativa, che aiuti a guarire.

Si consiglia un trattamento di questo tipo per affrontare diverse patologie, risultando uno dei metodi più avanzati nella risoluzione delle allergie, nella diagnosi e terapia delle intolleranze alimentari, per combattere gli stati infiammatori, malattie circolatorie, malattie metaboliche e molto altro.

Anche in ambiti dove la medicina classica non riesce a garantire miglioramenti la terapia è risultata efficace, come ad esempio nel trattamento di bronchite asmatica, asma bronchiale, neuro-dermatite, poliartrite, emicranie, nevralgie, reumatismi, eczemi cronici.

Tra gli utilizzi più efficaci vi è pure quello come cura di carenze immunitarie,  intossicazioni da virus o da veleni ambientale, ma anche per alleviare la sindrome mestruale e per questo molto apprezzata dalle donne e perfino per stimolare la cicatrizzazione di ferite post-operatorie.

Un innegabile vantaggio della terapia di biorisonanza è quello di poter aumentare le frequenze elettromagnetiche dei farmaci ed annullare così allergie contro antibiotici e altri importanti medicamenti.

La terapia di biorisonanza può essere quindi utilizzata come un completamento della medicina convenzionale e integrata con essa per evitare di assumere elevate quantità di medicine sintetiche, i cui effetti secondari sono spesso sottovalutati e fonte di altri problemi.
A giudicare da queste considerazioni appare evidente di come il sistema delle “frequenze bio” possa risultare valido anche in un organismo che risulta meno intossicato.

Effettuando un test bioenergetico sarà possibile rilevare quale parte del corpo deve essere trattata e attraverso un’indagine, indolore e non invasiva è possibile scoprire i punti deboli dell’organismo con anticipo, prevenendo eventuali complicazioni. Non bisogna essere considerati “malati” per ottenere benefici da un’analisi con bio-frequenze, in quanto, grazie a questo test è possibile scoprire disturbi di vario genere, predisposizioni ad allergie e riconoscere tempestivamente la terapia più appropriata per evitare il manifestarsi della malattia. Se siete interessati all’argomento, vi consiglio di leggere le opinioni sulle biofrequenze, secondo le parole di chi ha già sperimentato questa tecnica.

Dove fare la biorisonanza in Italia e all’estero

Come tutte le altre terapie con convenzionali, in Italia la biorisonanza è una cura non riconosciuta legalmente e quindi non inclusa tra le terapie fornite dal SSN e pertanto non detraibile. Tuttavia la tecnica viene ampiamente utilizzata in diverse cliniche e in centri privati su tutto il territorio italiano, come ad esempio nel centro Heliantus di Bari, in cui viene utilizzato un macchinario della Biorygenia.

A praticarla sono sia medici che naturopati. All’estero la biorisonanza è invece molto conosciuta e praticata anche negli ospedali, soprattutto in quelli francesi, tedeschi, polacchi, russi, ma anche australiani e statunitensi, a conferma di come stia conquistando sempre più riconoscimenti, anche nel campo medico tradizionale.

Costi della biorisonanza

Il costo del test di biorisonanza varia a seconda dell’intensità e del numero di trattamenti richiesti. In genere una seduta si attesta attorno alle 120 euro e il costo è rimborsabile fino al 80% se si è in possesso di un’assicurazione specifica per la medicina alternativa.

Opinioni sulla biorisonanza

Le opinioni sulla biorisonanza sono molteplici e se da una parte si hanno testimonianze positive dall’altra ci sono anche pareri più neutrali e meno entusiasti, legati all’esperienza di persone che non hanno riscontrato benefici effettivi. Il trattamento varia a seconda del tipo di malattia e della condizione di salute del paziente e a seconda dei casi va ripetuto più volte, prima di esprimere un giudizio definitivo sulla sua validità.

Non bisogna dimenticare che si tratta di una medicina regolatrice e che agisce naturalmente e senza interventi di natura chimica. Di conseguenza non mostra subito effetti immediati e non può essere pertanto considerata una cura veloce, ma ha il vantaggio di essere curativa nel lungo periodo, senza esporre il paziente a pericoli alcuno.

Fra i libri utili per saperne di più sull’argomento troviamo:

Biorisonanza, la medicina del futuro di Azima V. Rosciano

Biorisonanza e Benessere di Possia e Scalini

Biorisonanza e Benessere
€ 18,00

La biorisonanza secondo Paul Schmidt di Dietmar Heimes

maschera allegro e triste

La bioenergetica e la psicoterapia curano la depressione

 

Da qualche tempo si sente parlare bioenergetica e di terapia bioenergetica, vediamo di cosa si tratta, a cosa serve, come funziona e quali esercizi prevede questa disciplina.

La bioenergetica è una disciplina che si propone di sciogliere i blocchi energetici migliorando l’integrazione tra il corpo e la mente, dando vita ad un nuovo approccio curativo, riassunto nel nome di terapia cuantica bioenergetica.

La tecnica è stata elaborata da Alexander Lowen, allievo di Whilhelm Reich, considerato l’iniziatore delle terapie incentrate sul corpo, atte a recuperarne la completa padronanza. Questa disciplina è detta anche psicocorporea e prevede l’utilizzo di esercizi fisici, tecniche respiratorie, contatti e posizioni corporee che vengono relazionati al carattere in grado di risintonizzare il corpo e portarlo in equilibrio energetico.

cosa è la bioenergetica
Esercizi e funzionamento
La cura con l’energia
Funziona o non funziona?

L’obiettivo della bioenergetica è quello di favorire nel soggetto, tramite appunto l’integrazione tra corpo e mente, lo scioglimento dei meccanismi di difesa che molto spesso vengono a crearsi sia a livello fisico che psicologico.

Questi meccanismi sono responsabili delle inibizioni che impediscono di gioire dei piaceri della vita e spesso fanno sprofondare nella depressione.

maschera allegro e triste

La quantica bioenergetica applicata allo sviluppo consapevole degli esseri umani può risultare particolarmente utile anche per aiutare gli adolescenti che spesso appaiono tristi, senza una ragione precisa. I giovani millennials vivono in realtà dei conflitti emozionali interiori che, possono e devono essere affrontati, mediante questo approccio innovativo.

Che cos’è la terapia bioenergetica

La terapia bioenergetica si basa sul concetto di energia. Secondo Lowen, il suo ideatore, l’energia fluisce naturalmente in ogni organismo sano sotto forma di respiro e sangue.

Il corpo viene quindi nutrito da questo processo metabolico, ma a bloccare i flussi energetici sono le tensioni muscolari che si accumulano a causa delle situazioni quotidiane che si vengono a creare.

In pratica, il fluire naturale dell’energia viene ostacolato dallo stress a cui la persona è sottoposta ogni giorno, che può essere di qualsiasi natura. Spesso contesti come famiglia e lavoro possono favorire l’accumulo di ansia e insoddisfazione a causa di situazioni irrisolte.
Si sottolinea come l’energia possa riprendere a circolare liberamente solo quando viene data la possibilità alla tensione muscolare di essere scaricata.

La rimessa in circolo dell’energia corrisponde all’integrazione fra corpo ed emozioni. Sono proprio le emozioni, i pensieri e i sentimenti ad imprimersi nel corpo e nella mente e sorgono per rispondere agli stimoli esterni.

Più forti e gravi sono gli stimoli, come ad esempio eventi traumatici, è più probabile che rimangono impressi per sempre. Come meccanismo di difesa scatta istintivamente fin da quando si è piccoli una specie di struttura che impedisce di percepire i sentimenti insopportabili come rabbia, paura, sofferenza.

Questa struttura non è altro che il risultato delle contrazioni muscolari, che si manifestano perché non scorre più l’energia. Dove l’energia non fluisce non si sente nulla e con l’andar del tempo diviene una corazza muscolare e caratteriale di cui l’essere umano diventa prigioniero. Molto spesso questa armatura caratteriale permane anche quando il trauma è svanito.

Il blocco emozionale è diverso da soggetto a soggetto e per  ogni tipologia caratteriale esiste un atteggiamento corrispondente della persona, frutto di tanti fattori che ne hanno condizionato l’esistenza.

Col passare del tempo un blocco energetico prolungato ostacola lo sviluppo della propria spontaneità e anche della creatività e rischia di diventare cronico, influendo negativamente sul carattere della persona e sulle possibilità di realizzarsi nella vita, a seconda di quelle che sono le nostre intenzioni.

La corazza muscolare e caratteriale si suddivide in sette tipologie in base alla zona interessata dal blocco di energia:

  • addominale,
  • toracica,
  • cervicale,
  • orale,
  • oculare,
  • pelvica,
  • diaframmatica.

Esercizi di bioenergetica

Fra gli esercizi di bioenergetica troviamo la ginnastica come il breathwork, il metodo feldenkrais, la respirazione olotropica, il training autogeno, la danzaterapia, lo yoga, il reiki, tutte discipline olistiche mirate al sentire e a far entrare in contatto con sé stessi.

L’obiettivo degli esercizi e delle tecniche bioenergetiche è quello di far prendere coscienza dei propri blocchi corporei ed emotivi, fino a scioglierli e permettere di liberare la propria espressività.

dado con faccia allegra o triste

L’analisi bioenergetica ha rivoluzionato il metodo analitico

Basata sull’unità fra corpo e mente, l’analisi bioenergetica ha operato una vera e propria rivoluzione del metodo analitico ed è stata ben accolta dalla scienza, in quanto basata su fondamenti di fisica quantistica e integrata con principi di psicologia.

Questa tecnica di psicoterapia che integra il lavoro sul corpo al processo analitico ha lo scopo di aiutare le persone a capire chi sono e perché funzionano in un determinato modo.

La psicologia bioenergetica mette quindi al centro il soggetto nella sua totalità mente-corpo e gli consente di acquisire una profonda consapevolezza di sé in relazione agli eventi che attraversa nella vita.

Questa connessione si sviluppa tramite il contatto con il corpo, che assorbe l’esperienza di vita del soggetto e grazie alle tecniche bioenergetiche l’analisi viene facilitata. E’ quindi possibile rivivere i vissuti emotivi e liberarsi dei propri schemi riuscendo ad esprimere al meglio sè stessi.

La terapia bioenergetica aiuta quindi l’individuo a recuperare la potenzialità totale del proprio essere. L’obiettivo viene raggiunto in tre fasi:

  • Consapevolezza di sé
  • Piena espressione dei sentimenti come la paura e la rabbia
  • Libertà di essere se stessi e di riconoscere le proprie sensazioni

Per raggiungere un elevato grado di benessere psicofisico bisogna riuscire ad incamerare quelle energie sottili che riescono a far vibrare l’animo e che apportano benefici anche nel carattere, rendendo più sensibili e più comprensivi.

Come funziona la bioenergetica

La bioenergetica, come detto in precedenza, interviene sulle tensioni muscolari e sullo stress e ha tra i principali fondamenti la respirazione. Infatti, in questa tecnica la funzione della respirazione è molto importante perché attraverso essa il corpo e la mente ricevono l’ossigeno indispensabile per far funzionare tutti i processi metabolici che forniscono l’energia necessaria per svolgere l’intero spettro delle funzioni.

La tecnica si propone di ripristinare una respirazione calma e profonda, in cui l’inspirazione, partendo dalla zona pelvica, procede verso l’alto fino alla bocca. L’espirazione comincia dalla bocca e scende verso il bacino. La respirazione eseguita in questo modo serve a sciogliere anche le tensioni più profonde e permette alle emozioni di manifestarsi liberamente, scongiurando pericolosi blocchi emozionali.

Oltre al controllo del processo respiratorio, la tecnica si basa sul rilassamento della muscolatura, che avviene mediante specifiche tecniche corporee che hanno come obiettivo quello di sciogliere le contrazioni muscolari, consentendo alle emozioni che le hanno causate di emergere. E’ proprio imparando a emettere respiri con il corpo che si riesce a respirare naturalmente, allo stesso modo di come fanno i neonati.

La fase ultima è il grounding, che consiste nel ristabilire il contatto dei piedi con il terreno, ovvero con la realtà. In questa fase il centro di gravità si sposta a livello dell’addome, fondamentale per imparare a sentire e poter liberare dalle gambe e dai piedi la carica energetica.

In questo modo il soggetto prende consapevolezza di se e diventa più responsabile, quindi trova la forza di riemergere e di stare sulle proprie gambe.

donna che pratica respirazione rilassante

Cosa cura la bioenergetica

La bioenergetica viene sfruttata per aiutare i soggetti che soffrono di depressione e che hanno conflitti psicologici ad uscirne. La tecnica è utile anche per gestire ansia e attacchi di panico ma soprattutto insegna a prendere coscienza di sé e a sperimentare la gioia di vivere tornando ad essere spontanei e naturali.

L’analisi bioenergetica in Italia rientra nel ramo della psicoterapia e quindi può essere messa in atto da figure specializzate autorizzate ad esercitare la professione. Solo i professionisti del settore possono infatti sottoporre i pazienti all’analisi bioenergetica e stabilire quando può essere applicata grazie a sedute e colloqui mirati ad aiutare il paziente.

Funziona davvero la psicoanalisi bioenergetica?

Le opinioni di moltissimi pazienti che si sono sottoposti alla psicoanalisi bioenergetica sono abbastanza positive e la terapia riesce a dare risultati piuttosto soddisfacenti.

L’idea di riacquisire piena consapevolezza del corpo influisce positivamente sulla salute dei pazienti e infonde maggiore sicurezza nelle relazioni.

Poter sconfiggere, tramite la terapia bioenergetica, i blocchi che si formano a più livelli, a causa di eventi esterni, è decisamente importante in un mondo che diventa ogni giorno più frenetico.

Per ottenere i risultati desiderati il terapeuta e il paziente parlano molto e discutono di problemi, comportamenti e sentimenti, ma rispetto agli effetti ottenibili solo attraverso la psicoterapia, si aggiunge anche l’azione attraverso il corpo.

verme simpatico

Elminti : problemi all’orizzonte

Gli elminti sono dei parassiti pluricellulari, simili a vermi, che si insediano nell’intestino dell’organismo ospite e colpiscono sia gli animali che l’uomo. Scopriamo di più su questi parassiti che possono causare danni all’organismo ma in genere non portano alla morte.

verme simpatico

Le caratteristiche di questi parassiti
Sintomi della loro presenza nel corpo
Le analisi per riconoscerne la presenza
Sconfiggere gli elminti

Come vivono i parassiti?

I parassiti sono degli organismi unicellulari o pluricellulari, che vivono e si nutrono di altri organismi, cosiddetti ospiti. Infatti, per sopravvivere, i parassiti traggono sostentamento dall’organismo in cui si trovano, rubando le sostanze nutrienti e al tempo stesso arrecando dei danni.

Anche se la maggior parte dei vermi vive nell’intestino, alcuni scelgono i muscoli, il cervello, i polmoni o altri parti del corpo umano. Gli organismi parassiti possono trasmettere malattie infettive e scatenare la parassitosi. Sono tre i tipi di parassiti che rientrano fra le cause di parassitosi umana: i protozoi, gli ectoparassiti e gli elminti.

Come riconoscere una parassitosi? I sintomi dipendono dall’agente che li ha causati. Nella maggior parte dei casi la parassitosi è causa di sintomi gastrointestinali e per debellarla è necessario attestate qual è il parassita responsabile per poi istituire una terapia idonea. Sono rarissimi i casi in cui non si registra nessun segnale specifico, tale da agire come campanella d’allarme.

Caratteristiche degli elminti

Gli elminti intestinali sono dei parassiti pluricellulari di varie dimensioni che, una volta infestato l’intestino dell’essere umano e di altri animali, possono nutrirsi e causare infezioni che sono in prevalenza di tipo gastro-intestinale.

I vermi intestinali sono quindi tutti elminti e nello specifico possono essere:

  • Cestodi
  • Trematodi
  • Nematodi.

I cestodi e i trematodi sono vermi che si presentano in foto con una forma appiattita e per questo vengono detti Platelminti o vermi piatti. Invece, i Nematodi sono dei vermi cilindrici, allungati e con le estremità assottigliate.

L’introduzione nel corpo umano di uova di elminti avviene attraverso il cibo, il suolo, ecc. Possono infatti essere trasmessi con le feci espulse contaminate, che sono immediatamente infestanti, con acqua contaminata, rifiuti contaminati, cibo contaminato, sangue di una persona infetta e molto altro. Una volta entrate, le larve cominciano a svilupparsi e crescere. Dal tratto intestinale possono migrare verso altri organi e sistemi, scegliendo l’habitat più adatto per lo sviluppo e l’eventuale riproduzione. E’ decisamente rapida la propagazione dei vermini, rendendo fondamentale la tempestività quando si internieve per arrestarne lo sviluppo nel corpo.

Gli elminti colpiscono più adulti o bambini?

I vermi intestinali possono colpire sia adulti che bambini, anche se questi ultimi in maggior parte. Infatti, è più difficile far seguire loro le regole dell’igiene personale e il loro istinto è portare le mani alla bocca anche dopo aver toccato inconsapevolmente cose infette. Chiunque però può prenderli, anche perché le uova di elminto vivono in una grande varietà di luoghi. Tuttavia, bisogna anche sottolineare che vi sono dei soggetti più a rischio di altri, come ad esempio:

  • Soggetti che vivono nelle zone tropicali o subtropicali – ambienti in cui è più alta la crescita e la riproduzione di molti parassiti
  • Soggetti con un sistema immunitario meno efficiente
  • Individui che amano circondarsi di gatti

Gli elminti di interesse umano più importanti sono l’ascaris lumbricoides, la tenia solium, saginata e nana, l’ossiuro, la cui infezione avviene per ingestione di cibi contaminati, l’echinococco, che può colpire l’uomo per ingestione di alimenti contaminati dalle feci dei cani. Questo elminto può dare origini a delle cisti che possono determinare alterazioni agli organi colpiti.

Altro verme che può dare origine a infestazioni nell’intestino è la tenia, noto comunemente come verme solitario. Le tenie sono parassiti piatti detti cestodi d alla lunghezza variabile che va da qualche millimetro a diversi metri.

Si distinguono quattro tipi di tenie, fra cui la Hymenolepis nana, responsabile dell’imenolepiasi, una parassitosi molto frequente nei bambini. Si tratta di una piccola tenia  che viene trasmessa tramite l’ingestione di insetti e in particolare delle uova del verme. Ad essere maggiormente esposti a questo pericolo sono coloro che abitano nei Paesi tropicali.

Quali sono i sintomi della presenza degli elminti

Come capire se è presente una infezione da elminti? I sintomi possono essere diversi e tra le manifestazioni più comuni che rivelano la presenza di un’infezione di vermi nell’uomo troviamo debolezza, diminuzione delle prestazioni, problemi ad addormentarsi, incremento delle reazioni allergiche, eruzioni cutanee e altro.

La reazione del sistema immunitario varia da soggetto a soggetto e dipende dal tipo di vermi che si sono depositati nel corpo. I segni caratteristici sono vomito, nausea, perdita di appetito, prurito anale, ma i vermi creano anche la disbiosi intestinale, uno stato fisio-patologico che consiste in una alterazione della flora batterica che vive all’interno dell’intestino.

Questo stato causa una serie di sintomi come diarrea, diarrea con sangue, stitichezza, disturbi del sonno, cambiamenti dell’umore, fino ad essere responsabili, nelle donne, di cistiti frequenti e candida vaginale.

Come accertarsi della presenza degli elminti

Riconoscere gli elminti è possibile e bisogna controllare le feci per rilevare se sono effettivamente presenti questi vermi nell’uomo. Un valido alleato per riconoscere i vermi intestinali viene dalle fasi lunari: infatti, bisogna sempre controllare le proprie feci nei giorni di luna nuova e luna piena, poiché in questi giorni i vermi si incontrano nell’intestino per riprodursi e depositare le uova.

Nella fase della luna piena potrebbero essere più evidenti alcuni dei sintomi prima elencati ed è anche possibile vedere le uova o gli stessi vermi nelle feci. Per debellarli è anche fondamentale ad ogni quarto di luna provvedere a curarsi, sferrando gli opportuni attacchi.

fasi lunari

Le analisi per individuare la loro presenza

Gli esami utili per individuare la presenza di vermi umani sono:

  • Esame macroscopico di frammenti di feci – consente di vedere con una lente d’ingrandimento i vermi e di rilevare le varie tipologie di elminti
  • Esame microscopico – consente di rilevare nelle feci uova e larve di elminti
  • Studi immunologici sul sangue – consentono di rilevare gli anticorpi contro un tipo specifico di elmintiasi nel plasma
  • Biopsia – viene eseguita se si sospetta la presenza di vermi nei muscoli
  • Esame dei contenuti duodenali – permette di individuare i vermi nella cistifellea, nel fegato nel duodeno
    Raggi X, tomografia computerizzata – vengono eseguiti per capire quali sono gli organi colpiti dalle complicanze causate dagli elminti.

Come sconfiggere ed eliminare gli elminti

Vi è una stretta correlazione fra elminti e morbo di Chron, in quanto con la terapia elmintica viene trattata con risultati soddisfacenti anche questa malattia. Infatti, la terapia aiuta ad inibire la risposta immunitaria dell’organismo, che a sua volta diminuisce l’infiammazione.

Per cominciare il trattamento si riceve un’iniezione delle uova del verme o si devono bere diverse dosi di un liquido contenente le uova. E’ compito del medico controllare le sue condizioni in maniera tale da non ammalarsi nel corso del trattamento.

In genere la terapia farmacologica per eliminare gli elminti consiste nell’assumere una dose farmaci antiparassitari specifici, come ad esempio parante, albendazolo o mebendazolo, che vanno ad uccidere il verme e non le uova. Si può assumere la dose del farmaco nuovamente dopo 14 giorni.

Un ruolo decisivo hanno anche gli integratori, esistono infatti degli integratori alimentari specifici esenti da rischi per la salute dell’organismo.

E’ comunque importante osservare misure precauzionali di igiene meticolosa per tutti i componenti della famiglia della persona colpita.

farfalla rosa

Sfarfallamento delle mani nei bambini

he preLo sfarfallamenti delle mani nei bambini rientra nell’ambito delle stereotipie motorie che permettono loro di comunicare le loro emozioni. Scopriamo cosa sono le stereotipie e il legame con lo sfarfallio delle mani.

farfalla rosa

 

I tipi di stereotipie
Le cause di questi movimenti ripetuti
Sfarfallio alle mani e collegamento con l’autismo
La funzione della scuola
Quando è necessaria una terapia

Cosa sono le stereotipie

Le stereotipie sono dei comportamenti ripetitivi che nell’infanzia i bambini compiono più volte senza apparente motivo. Esistono vari tipi di stereotipie, come ad esempio:

Stereotipie verbali – consistono in un linguaggio stereotipato,  fatto di continue ripetizioni di frasi, messaggi o ritornelli. Rientrano in questa categoria disturbi come ecolalia, ovvero la ripetizione immediata e automatica di suoni o parole dette da altri, o ancora la voce da robottino.

Stereotipie nei comportamenti – sono caratterizzate da richieste sempre uguali, in cui si può notare la differenza con comportamenti ripetitivi comuni e possono manifestarsi fissazione, con mania e anche gesti di apparente autolesionismo.

Stereotipie motorie –  sono dei movimenti ritmati in cui il bambino sembra concentrato e possono interessare il viso, il capo, il tronco o le mani.

I comportamenti più diffusi delle stereotipie motorie che possono manifestarsi nel neonato sono:

  • Inarcamento della schiena e della testa
  • Mettere fuori la lingua
  • Mettere le mani in bocca
  • Oscillare la testa a destra e sinistra
  • Piangere dopo mangiato
  • Contorcersi nel sonno
  • Sfarfallare le mani

Cosa significano tutti questi movimenti?

I bambini nei primi anni di vita utilizzano il corpo per comunicare con il mondo esterno, e attraverso mani, braccia e gambe manifestano gioia o dispiacere, oppure scoppiano in un pianto liberatorio e spesso anche fragoroso.

Il corpo è quindi lo specchio dello stato d’animo dei neonati e con i loro movimenti fisici e verbali esprimono le loro sensazioni ed emozioni. Nel caso specifico dello sfarfallio mani, queste vengono sventolate in aria o davanti agli occhi, oppure strofinate o battute una sopra l’altra.

Cause dello sfarfallamento delle mani

Lo sfarfallamento delle mani nei bambini viene accostato con la farfalla perché il movimento ripetuto e compulsivo è simile a quello delle ali di questo insetto che svolazza. In genere lo sfarfallio mani è un comportamento abbastanza comune e normale nei bambini, che fin da piccoli ricorrono ai gesti ripetuti per esprimere ciò che provano alla vista di un oggetto, o se sentono dei suoni che li attraggono.

Tuttavia, a volte potrebbero esservi altre cause a generare questo comportamento, ed ecco che di fronte a gesti compulsivi dei loro bambini sono tanti i genitori a preoccuparsi e a cercare di approfondire la situazione ricorrendo ad uno specialista. Anche se la causa dello sfarfallamento mani è ignota, tuttavia potrebbero esserci dei legami con l’autismo, e per questo molti genitori si allarmano quando si accorgono che nella crescita perdura il movimento compulsivo delle mani.

Sfarfallio mani e autismo

Che cosa c’entra lo sfarfallio mani con l’autismo? Come detto in precedenza, quando ci sono dei movimenti anomali nello sfarfallare delle mani che perdurano nella crescita, è normale che i genitori cercano di vederci chiaro. Infatti, questi gesti ripetitivi con le mani sono uno dei tratti tipici dell’autismo nei bambini, rintracciabile anche in coloro che soffrono della sindrome di Asperger.

Altri segni che possono indurre sospetti o creare ambiguità, sono anche il dondolio continuo, l’oscillazione costante, la voce neutra, robotica, il toccarsi ovunque, ma prima di fare una diagnosi del genere questi gesti devono essere tutti messi in relazione fra loro ed essere analizzati da uno specialista.

Solo allora si può parlare di autismo o altra malattia come la sindrome di Asperger, tuttavia è bene non sottovalutare i sintomi e se nel tempo la stereotipia infantile non accenna a diminuire è opportuno rivolgersi ad un esperto per capire se il comportamento del proprio bambino è normale.

La scuola cosa deve fare?

Spesso gli insegnati si ritrovano ad affrontare una serie di difficoltà difficili da gestire quando hanno a che fare con bambini affetti da autismo. Proprio per venire incontro alle esigenze di questi bambini la scuola istituisce degli insegnanti di sostegno, che li aiutano a svolgere regolarmente le attività scolastiche.

Tuttavia, è doveroso sottolineare che la formazione degli insegnanti di sostegno non prevede una specifica specializzazione per l’autismo e quindi ogni insegnante deve approfondire personalmente, tramite lo studio, come approcciarsi al bambino, prestando attenzione sia ai consigli del terapista che a quelli dei genitori. Infatti, ogni singolo studente autistico ha delle necessità specifiche e il disturbo non può essere generalizzato. Il compito degli insegnanti di sostegno è quello di relazionarsi con gli studenti con speciali esigenze e possono farlo applicando diversi metodi.

E’ necessaria collaborazione e sinergia tra tutto il personale docente per venire incontro alle specifiche necessità di ogni studente e per favorire l’apprendimento in classe l’insegnante di sostegno deve creare un contesto inclusivo. In pratica, il bambino con autismo deve sentirsi a proprio agio e deve percepire l’accoglimento nella classe. Si tratta di un aspetto determinante per consentire ai docenti di lavorare bene e influire positivamente sul comportamento dell’alunno che presenta problematiche di questo tipo.

insegnante di sostegno

Anche la didattica non va trascurata e oltre a creare un clima aperto e inclusivo nei confronti dello studente bisogna insegnargli ad autogestirsi tramite delle attività come:

  • Presentazione del lavoro in maniera semplificata, con giochi didattici
  • Metodi didattici alternativi in cui può essere utile anche l’aiuto dei compagni
  • Premiazione per l’impegno anche se non ha completato gli obiettivi
  • Utilizzo di un metodo più pratico che teorico, che mostri allo studente cosa deve fare senza soffermarsi troppo sulla spiegazione

Affinché i metodi diano dei risultati concreti e migliorino i disturbi nel bambino è necessaria la sinergia non solo fra i docenti della scuola, ma anche fra scuola e famiglia. Tutti devono collaborare per mettere in atto la strategia migliore che consentirà al bambino di crescere in armonia.

Quando serve lo psichiatra

Nel trattamento delle stereotipie motorie, e quindi anche nel caso dello sfarfallio, se rivelatori di disturbi come l’autismo o altre patologie, in genere non si interviene con farmaci o terapie particolari.

Infatti, normalmente i sintomi si riducono con l’età, tuttavia, quando questo non accade, può essere utile rivolgersi allo psichiatra per valutare meglio la situazione. E’ chiaro che se le stereotipie interferiscono con le relazioni sociali o con il rendimento scolastico sarà necessario istituire un trattamento che permetta di ridurle.

Normative sull’autismo

Fra le normative utili troviamo le Linee Guida per l’Autismo,  a cui fare riferimento, e che contengono una serie di raccomandazioni di comportamento studiate appositamente per migliorare la qualità dell’assistenza.

Contengono anche informazioni sugli strumenti da adottare per supportare le fragilità sociali, come la legge 112/2016, nota come legge sul “Dopo di noi”. La normativa ha introdotto agevolazioni fiscali importanti per supportare le iniziative volte a proteggere le persone con gravi disabilità.

Per approfondire lo sfarfallamento delle mani nei bambini e insegnare i bambini ad autogestirsi ecco alcuni testi utili:

Autismo e gioco libero autogestito

Esplorare i sentimenti. Terapia cognitivo comportamentale per gestire ansia e rabbia

Studio sull’uso combinato di iridologia e biorigenya

La continua ricerca verso noi stessi e la volontà di “ricordare” realmente chi siamo, mi ha portato a conoscere e quindi apprezzare la filosofia sulla quale si basa Biorigenya.

Esperienza diretta della dottoressa Racanelli

 

Se dovessi descrivere in poche parole, con una semplice immagine quello che è l’apparecchio progettato da Biorigenya, parlerei di una “bolla operativa”, all’interno della quale è possibile ri-organizzarsi e ri-armonizzarsi grazie alle bio frequenze.

Grazie al suo microprocessore, in grado di rilevare le Energie Sottili, il macchinario è in grado di riequilibrare le frequenze disordinate provenienti dall’ambiente e dalle persone, consentendo una biorisonanza frequenziale armonica e rigeneratrice.

Queste energie di tipo sottile entrano in risonanza e lavorano attraverso le frequenze di acqua, luce e aria, che il nostro corpo riconosce come compatibili. Queste fonti d’energia sfruttano i compiti naturali terrestrim il campo magneto-statico, i modi elettromagnetici e quelli si Shumann a 7,83 Hr, sottostando di fatto ai domini di coerenza e al minimo stimolo.

Dopo il riordino e il riequilibrio dell’intero sistema persona-ambiente, le energie sottili si propagano, implementando la cedibilità elettronica dell’umidità, sotto forma di goccioline, producendo così un aumento della ionizzazione negativa, che porta ad armonizzare l’intero sistema [ambiente e persona].

L’azione di questi ioni ” e- ” , intesa come piccolo stimolo, portano invece ad una grande risposta perchè rivolta verso l’interno, per cui, ne caso delle persone, l’organismo risponde trasformandosi favorendo la propria riorganizzazione, ora finalmente più equilibrata.

Questo tipo di cambiamento non è solo dimostrabile attraverso studi di fisica quantistica, radionica e la teoria delle ergie sottili, ma anche attraverso lo studio delle iridi. Sono stata estremamente felice di ritrovare tracce di questo nuovo equilibrio anche attraverso l’osservazione iridologica dei pazienti che si sono sottoposti a trattamenti su Biorigenya.

L’iridologia è una scienza antichissima, utilizzata da numerosi medici in tutto il Mondo, anche a livello ospedaliero, utilizzando la mappa delle iridi per “leggere” quello che accade nell’organismo del soggetto studiato. La lettura iridologica consente di valutare quello che accade nel corpo in tempo reale e quindi anche di valutare gli effetti di una terapia che sfrutti le bio frequenze per armonizzare il campo elettromagnetico delle persone.

Lo studio pratico sull’efficacia di Biorigenya

La sperimentazione iridologica, eseguita prima e dopo l’utilizzo di Biorigenya, di cui rendo testimonianza in questo articolo, è stata fatta su soggetti sottoposti a 3 apparecchi differenti: il plus, il Body Sistem a 30°c e il Biorigenya Salus, sintonizzato su Modalità universale per 20 minuti.

In tutti i casi è stato rilevato inizialmente il valore dei Bovis, per poi confrontarlo con quello riportato a terapia energetica conclusa. Per completezza di analisi sono stati controllati anche i valori di pressione, mediante specifico macchinario e quelli del PH, mediante gocce di minzione distribuite su cartina tornasole.

I mutamenti sono risultati repentini e sono riportati in modo evidente attraverso le immagini delle iridi immortalate poco prima e poco dopo la terapia con le biofrequenze.

L’osservazione delle iridi dimostra come l’intervento vibrazionale possa considerarsi riuscito.

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Questo studio, realizzato grazie alle conoscenze dell’iridologia, mostra la notevole riduzione, dopo appena una seduta di 20 minuti, di precipitati biancastri, dovuti alla produzione di Lectine, ovvero proteine che invadono l’intero organismo dal cervello al piede e legate a squilibri di varia natura. Questa diminuzione di elementi biancastri è osservabili non solo attraverso iridi, ma anche mediante le sclere, ovvero la parte bianca dell’occhio, attraversata da vari vasi sanguigni.

 

Entrambe le iridi e i quattro quadranti delle sclere riportano in maniera evidente sulle mappe, in modo puntuale:

  • colonna vertebrale,
  • i 2 sistemi nervosi,
  • zone riconducibili al sistema immunitario,
  • la circolazione sanguigna e linfatica,
  • le ghiandole secernenti ormoni

In virtù di questo, è apparso un evidente cambiamento migliorativo della condizione di salute, a conferma di una avvenuta capacità di disintossicazione e un riequilibrio, dimostrando di aver trovato finalmente quella macchina d’aiuto che avevo da sempre richiesto all’Universo.

Lo stimolo degli ioni – e i loro benefici sono risultati evidenti anche sul sistema nervoso [soprattutto sul periferico], sul sistema respiratorio e sulla pressione sanguigna.

Sui soggetti osservati si è notato un riequilibrio pressario e una tendenza ad un PH neutro, appena ultimata la seduta che ha visto i soggetti sottoporsi all’energia bio dei 3 apparecchi Biorigenya.

Questo tipo di sperimentazione può quindi confermare visivamente gli studi che dimostrano come le cellule e le sostanze del nostro organismo non obbediscono solo ai principi di chimica, ma anche a quelli di fisica, secondo la logica che E = m [V].

Da questa consapevolezza nasce l’attenzione verso la fisica quantica nella spiegazione delle dinamiche interne all’organismo.

Il nostro corpo dimostra infatti di assorbire ed ammettere frequenze di tipo vibrazionale.

Quello che definiamo benessere corrisponde di fatto ad un perfetto equilibrio dei campi elettromagnetici nel nostro organismo, alla stregua di come invece la condizione di malessere sia legata ad uno squilibrio, il più delle volte condizionato da problemi di elettrosmog.

Segnali imprecisi portano a un malfunzionamento delle cellule con disfunzione e alla riduzione della potenza della membrana e della vitalità cellulare.

La realtà in cui viviamo porta il nostro corpo fisico ad un deterioramento continuo e costante e ad una progressiva sclerotizzazione di tutto il sistema, con conseguenti e crescenti fenomeni di infiammazione. Dal punto di vista logico ci convinciamo che questo processo di decadimento del corpo sia normale, giustificando il tutto con il “passare degli anni”.

In ragione degli studi sulle biofrequenze e delle terapie energetiche dovremo incominciare a cambiare il punto di vista e gli obiettivi di vita, indirizzando tutto ad “amare noi stessi”.

Dovremmo iniziare a non considerare più normale il processo di deterioramento e a guardare con maggiore rispetto agli alberi secolari. Anche noi, come loro, mostreremo sì i segni del percorso che ci ha portato sino a quel punto della vita, ma metteremo il corpo umano nelle condizioni di trovare le forze necessarie per rifiorire in primavera. Impareremo così a vivere in risonanza, come spiegato mediante le frequenze di Shumann, e quindi in equilibrio con tutti gli elementi e sulle basi di una coscienza più espansa.

cosa mangiare con colon irritato

Cosa mangiare con il colon infiammato

oooheioQuando si parla di problemi al colon è facile che l’attenzione si sposti verso la nostra alimentazione. Il primo indiziato è quindi il cibo e di conseguenza le principali discusssioni su come risolvere il problema vertono sulla qualità di quello che mangiamo e sulla presenza nella dieta di pietanze che possono irritare le pareti intestinali.

La domanda “cosa si mangia con il colon infiammato?” è tra le più gettonate tra i pazienti afflitti da questa patologia, anche se a voler essere un po’ più lungimiranti ci dovremmo preoccupare di quello che ingeriamo anche in periodi in cui ci sentiamo apparentemente bene.
I piatti che prepariamo con tanto gusto e che amiamo fotografare e condividere sui social network dovrebbero smettere di assecondare un approccio narcisistico della vita ed iniziare ad essere visti con uno sguardo più scientifico, riconoscendo in loro il ruolo essenziale di nutrire le nostre cellule.

cosa mangiare con colon irritato

“Noi siamo quello che mangiamo”

non deve essere solo un aforisma da sciovinare per stupire il nostro interlocutore sovrappeso, ma dovrebbe diventare un principio fondamentale attorno al quale disegnare la nostra quotidianità.
Parlare di cibo solo quando discordiamo con quanto espresso dalla bilancia o quando ci vantiamo a tavola con i nostri commensali è riduttivo oltre che sbagliato.

 

Cosa si mangia per non far gonfiare la pancia

Il corpo sa bene quello che ci fa bene o male e lo comunica a noi in 2 modi abbastanza evidenti: l’aumento volumetrico dell’addome [dicasi pangia rigonfia] e la frequenza di evacuazione.
La prima distinzione importante per definire la giusta dieta da seguire dipenderà dal sapere se il soggetto soffra principalmente di stitichezza o sia più preoccupato dal numero elevato di episodi diarroici nella settimana.

Se il paziente rileva difficoltà nell’andare in bagno:

  • dovrà preferire cibi contenenti fibre, come ad esempio la frutta o i prodotti di panificazione integrale. Un organismo in cui si introduce almeno 35 grammi di fibra sarà meno esposto a dissenteria.
  • Dovrà avere la premura di scartare però i semi che si trovano spesso all’interno dei frutti.
  • Dovrà assumere buoni quantitativi di acqua, allo scopo di ammorbidire le feci.

Se il paziente soffre di diarrea:

  • Dovrà essere più accorto nell’integrare le fibre nel menù settimanale. Tra i frutti tollerati meglio si ricorda il melone e l’albicocca. Meglio puntare su cereali come il farro, orzo e avena, invece di fossilizzarsi sul grano.
  • Dovrà continuare sì a bere buoni quantitativi d’acqua, ma dovrà ridurre quelli di succhi, agevolando il recupero delle pareti intestinali.
  • Dovrà evitare di mangiare cibi salati, come ad esempio il brodo, anche nel caso si trattasse di quello di tipo vegetale.
  • Dovrà puntare sulle banane, perchè creano un effetto tappo naturale e non si segnalano delle conseguenze molto negative. Sono il frutto astringente che può aiutare di più in queste situazioni.

Consigli alimentari validi per tutti

Se tenete alla vostra salute, continuate quindi la lettura. Seguiranno suggerimenti pratici per una buona dieta per colon irritato che voglia scongiurare uno dei segni tipici di questo malessere, ovvero la pancia gonfia, particolarmente temuto dal pubblico femminile, più attento ai risvolti estetici di un disturbo.

Bisognerà dire di no a:

  • carciofi; nemico numero uno e broccoli; nemico numero due.
  • latte intero; eccessivamente pesante nelle fasi più acute di infiammazione. Per compensare il mancato assorbimento di calcio si potrebbe invece puntare su fermenti lattici, come nel caso del yovis.
  • bevande alcoliche, con particolare attenzione ai cocktail, in grado di procurare ingenti danni alle cellule nel lungo periodo. Per la serie long drink, long problem.
  • carne rossa, soprattutto se cucinata sul barbecue, ovvero a temperature maggiori di 180°, dove la produzione di composti N-nitrosi, a seguito della tanto gradita bruciatura, può favorire il propagarsi di agenti cancerogeni e radicali liberi.
  • carne di pollo, se non siamo certi della sua provenienza. Perchè al di là della falsa convinzione che trattandosi di carni bianche si tratti di alimenti più leggeri, l’alta percentuale di ormoni contenuta di solito nelle sue carni, a causa dei mangimi utilizzati nelle batterie d’allevament, può rivelarsi dannosa per il colon, soprattutto se già irritato.
  • Il fumo fa male, ancora più se si consumano grandi quantità di alcool e se si ha un intestino infiammato.
  • Gli insaccati, se possibile, fanno anche peggio. Rinunciare quindi a prosciutto, ma ancor più a salame e mortadella può ridurre l’alterazione delle pareti gastriche e dare una tregua all’intero apparato digestivo, sempre molto impegnato quando deve metabolizzare questo tipo di cibo.
  • Soffritti. L’olio EVO fa bene e può essere usato nelle ricette, ma a patto di essere utilizzato crudo e senza esagerare.
  • Gomme da masticare; perchè produrre tutti quei succhi gastrici inutilmente, se tutto quello che chiede un colon stressato è un po’ di tregua da cibo spazzatura?

carciofi fanno male

L’apporto proteico

Una delle conseguenze dirette di rinunciare a questi cibi se si ha l’intestino irritato è legata alla difficoltà nel reperire il giusto apporto proteico. Per ovviare al problema, si potrà integrare nella dieta di questi soggetti:

  1. pesce azzurro
  2. uova biologiche
  3. seitan

Attenzione alla cena: cosa mangiare ?

In virtù di quello suggerito sopra, meglio rimanere leggeri e scegliere uno sgombro lesso, con un leggero filo d’olio e degli spinaci di contorno, rigorosamente bolliti. Altra ricetta per cenare sarebbero uova sode e rape, accompagnati da grissini integrali.
Un menù per la sera potrebbe integrare delle bistecche di seitan e mangiare un paio di prugne, a patto di non soffrire di diarrea.
Seguire regimi alimentari settimanali di questo tipo limiterebbe il rischio di attacchi più intensi, di quelli debilitanti, molto duri da affrontare anche sul piano emotivo, riconducibili più ad una colite che al colon irritato, perchè legati più ad un’infiammazione vera e propria.

Un consiglio spassionato per i pazienti con gli intestini infiammati è quello di cercare di variare il più possibile gli argomenti, all’interno della cerchia dei cibi di cui si è certi che non facciano male. Fossilizzarsi su di un solo piatto, per questioni di gusto, perchè è veloce da cucinare o perchè non ha recato effetti negativi sino a quel momento, è il modo più rapido per andare incontro a pancia gonfia e spasmi intestinali.

Altro suggerimento da tenere presente è quello di mantenere basso il livello di stress, onde non rischiare ripercussioni fastidiose, che a partire dalla diarrea psicosomatica possono manifestarsi anche con fitte all’ano e febbre. Il nostro corpo umano ha delle campanelle d’allarme molto sensibili, siamo noi troppe volte sordi di fronte ai segni che ci invia quotidianamente. Sarebbe auspicabile migliorare l’educazione al corpo e prendere in tempi rapidi delle contromisure e cambiare un atteggiamento di sufficienza che troppe volte pone una coperta sui nostri problemi, che nel tempo si rivela quasi sempre corta.

colon irritato

Il colon irritato non è una colite

aoI sintomi tipici sono mal di pancia, stitichezza alternata a diarrea e in alcuni casi accompagnata da febbre. Si tratta di sintomi comuni ad una situazione di disagio, che prende il nome di colite.

Un’attenta analisi del problema riuscirà a fare chiarezza su alcune domande ricorrenti nei soggetti afflitti da attacco di colite, come:

  • Devo prendere i farmaci per curarla ?
  • come mi devo comportare a tavola per non provare più alcuno spasmo intestinale?
  • Quali alimenti preferire e quali invece bisogna evitare per stare meglio ?

I sintomi della finta colite
Sangue nelle feci è sintomo di problemi al colon?
Le cause principali
La migliore prevenzione possibile
Il controllo del microbiota
Influenza dello stress sulla salute del colon

Si tratta di interrogativi molto importanti per chi ha il colon infiammato e vuole uscire da questa situazione, a cui solo l’esperienza di un gastroenterologo, con competenze da nutrizionista potrà rispondere con certezza.

colon irritato

In campo medico, le definizioni che terminano con il suffisso “ite” fanno sempre riferimento ad un infiammazione. Ragion per cui, un soggetto che ha il colon infiammato verrà classificato come un paziente che ha la colite. Quello che accade per le persone afflitte da appendicite o da tonsillite, riguarda in un certo senso i soggetti colitici, nei quali è in corso un processo infiammatorio, tale da generare la cosiddetta sindrome del colon irritabile, che non è altro che la definizione più diffusa di colite. Questo modo di definire la colite però è sbagliato o per lo meno non del tutto corretto, perchè si tratta di un’infiammazione microscopica e non di un processo infiammatorio generale.

Una definizione di questo tipo sarebbe più appropriata nel caso di rettocolite ulcerosa, ovvero di un problema intestinale caratterizzato da un infiammazione diffusa.
Il colon infiammato è un disturbo funzionale perchè non implica lesioni organiche, come possono essere un polipo, un’ulcera o un diverticolo, che possono essere pertanto diagnosticate. Non esiste infatti nessun sistema di diagnosi puntuale che certifichi che quei dolori siano legati ad un colon irritato.
L’unico tipo di diagnosi che può essere fatto in questi casi è di tipo clinico, ovvero basato sui sintomi più evidenti riscontrati nei pazienti. Solo i segni e i segnali del corpo di un soggetto può consentire la diagnosi di un intestino irritabile.

Gli altri sintomi della “finta colite”

Il disagio prodotto dal colon irritabile è tale da rendere la vita dei malati molto frustrante. Sono i “criteri di Roma” a definire, a livello scientifico, se un soggetto soffre di questo malessere e questi analizzano fondamentalmente solo un parametro: il grado del dolore percepito.
Se non è presente un dolore di pancia non si può parlare di colon irritabile.
Il paziente percepisce un risentimento nella zona addominale e rileva la seguente sintomatologia :

  • cresce o riduce l’intensità a seguito dell’evacuazione;
  • presenza di una differenza frequenza nell’alvo; [fasi di intensa stitichezza, ma anche di forte diarrea nervosa o di entrambe le fasi in periodi di tempo molto brevi];
  • cambio nella consistenza delle feci [si presentano troppo dure o al contrario estremamente molli]

Tra i segni più insospettabili si annoverano i dolori alle gambe che sono quasi sempre una concausa della pressione addominale. Il fastidio percepito nella zona dell’addome potrebbe intensificarsi e quindi estendersi anche in aree prossime, come ad esempio gli arti inferiori. Si precisa però come spesso questi dolori siano la conseguenza dello sforzo prodotto per andare in bagno e dal reiterare della particolare posizione che assumiamo in fase di evacuazione. A volte si tratta invece solo di una sensazione, frutto della frustrazione che viviamo durante la fase più acuta di una colite, accentuata dall’ipocondria da cui spesso si è colpiti, senza neanche accorgersene.
Qualora le gambe si iniziassero a riempire di pustole sarebbe un cattivo segno e la conferma evidente di come una colite ulcerosa stia aggravando la nostra salute, al punto da pregiudicare la nostra mobilità.

Tra i segni meno evidenti di un colon indebolito non si può non nominare la cosiddetta “bocca amara“. Questo antipatico effetto collaterale è accompagnato spesso da altre manifestazioni come patina bianca, alito cattivo e bocca sempre impastata. Questo segnale è legato al risultato di una digestione faticosa, caratterizzata dalla risalita di succhi gastrici e soggetta alla pressione di un intestino più gonfio che sbatte contro lo stomaco.

Alcuni soggetti segnalano dei dolorini alla vescica. Anche in questo caso i problemi sono associati alla compressione della vescica da parte di un colon più grande del normale, perchè irritato. La vicinanza tra queste due zone, soprattutto in caso di colon prolassato, espone anche la vescica ad un’infiammazione e questa può generare dei forti spasmi. Il risultato più evidente di una vescica irritata per colpa del colon è la necessità di effettuare una minzione, a cui si uniscono presto i tipici dolori pelvici. Quando si ha una vescica dolorosa, perchè acciaccata, la qualità della vita di un soggetto subisce un ulteriore ricaduta, inficiando anche l’umore e le relazioni interpersonali.

Sangue nelle feci = colon irritabile ?

Assolutamente no. Non è affatto un assioma. Se un individuo ha superato i 50 anni di età, alcune problematiche come il sangue nelle feci o il calo di peso non possono essere considerati dei sintomi incontrovertibili, pertanto, prima di pensare che si tratti di intestini irritati, meglio non escludere del tutto altri tipi di patolgie.
Solo degli accertamenti più approfonditi in ospedale potranno escludere che i sintomi non siano legati a delle malattie ben più gravi, come ad esempio tumori dell’intestino.

Da cosa può dipendere la colite?

Nonostante i tantissimi studi di settore e l’esperienza nel campo dell’enterologia, di fatto è impossibile rispondere con una risposta univoca a questo interrogativo. Ad oggi non c’è con certezza una causa del colon irritabile, ad esclusione di una fetta di pazienti, stimata intorno al 33% che si considera abbiano manifestato la colite, a seguito di una gastroenterite. Può accadere così che una gastroenterite batterica o di origine virale abbia aperto e alterato dei canali nel sistema nervoso enterico, senza ripristinare l’organismo nella situazione di salute iniziale. In altre parole, è possibile che i sintomi della gastroenterite diventino cronici e perdurino anche al termine della malattia.

In ogni caso le difficoltà fisiche nascono dall’alterazione del sistema nervoso enterico che diventa ipersensibile, generando conseguenze negative su tutto l’organismo. Non a caso questa parte del corpo viene spesso considerata il nostro secondo cervello, in funzione dell’importanza che riveste sulla nostra salute.
Nel caso di ipersensibilità del colon si nota una percezione eccessiva degli stimoli e risponde in modo anomalo a livello motorio, generando il dolore per l’ipersensibilità e la dissenteria o la stitichezza come risposta motoria.

Altre cause del colon irritabile:

  • mutata funzionalità del sistema nervoso
  • errori alimentari reiterati
  • fase esistenziale caratterizzata da grande accumulo di stress
  • reazione a medicinali
  • cambiamenti a livello ormonale

Che esami si fanno per escludere che si tratti di qualcosa di più serio?

La principale analisi è la colonscopia e si tratta dell’unico modo efficacie per essere sicuri che la nostra sensazione di irritabilità non nascondi mali peggiori come rettocolite ulcerosa, tumori e diverticoli. Quando mancano queste evidenze diagnostiche allora è possibile fidarsi dei sintomi e quindi iniziare a considerare la possibilità di avere un colon molto irritato. Qualora il paziente non avesse percepito un cambiamento eccessivo di peso o non avesse constatato la presenza di sangue nelle feci la colonscopia potrebbe risultare superflua.

La prevenzione e la cura attraverso la dieta

La scelta dei cibi a tavola può aiutare le persone non soltanto ad evitare di dover combattere con la sindrome del colon irritabile, ma anche a curarla, migliorando la propria alimentazione in funzione di cibi più genuini. In particolar modo è stato comprovata la presenza di determinati cibi, contenenti delle sostanze chiamate fodmaps, che hanno un’eccessiva fermentazione e che pertanto risultano dannose per le mucose dell’intestino. La combinazione tra il nostro microbiota intestinale e l’arrivo di sostanze altamente fermentabili, determina la comparsa di sintomi.

Gli alimenti che contengono fodmaps e che minaccerebbero la salute intestinale sono:

  • cavolfiori,
  • carciofi,
  • legumi,
  • melanzane,
  • patate,
  • broccoli,
  • ciocclato,
  • noci,
  • mandorle.

cavolfiore

Si tratta di cibi assolutamente salutari e genuini ma che, in un organismo con problemi al colon, possono cronicizzare una situazione di irritazione. Anche se si tratta di alimenti appartenenti alla dieta mediterranea, quando si ha la sindrome del colon irritabile bisognerà rinunciarci onde evitare un acutizzarsi dei dolori alla pancia. In una prima fase bisognerà rinunciare completamente a questi cibi, per un periodo di tempo che va dai 30 ai 50 giorni. Finito questo periodo si potrà nuovamente reintegrare i suddetti cibi, ma mai simultaneamente, cercando di comprendere, in base alle reazioni del nostro corpo se qualcuno provoca reazioni peggiori di un altro.

Soltanto l’esperienza diretta consentirà di capire sino a quale quantitativo di cibo con fodmaps possiamo ingerire prima di percepire spasmi o fitte dolorose.
Una volta riequilibrato il microbiota sarà possibile ritornare a mangiare anche questi piatti “a rischio cacarella”.
In situazioni particolarmente sbilanciate, in soggetti che manifestano una certa stitichezza, è possibile ricorrere all’idrocolonterapia, utile per riuscire ad espellere le tossine in eccesso. In caso di colon irritabile non è necessario seguire un ciclo completo, in quanto sono sufficienti dalle 3 alle 5 sedute per depurare totalmente il colon e farlo ritornare a respirare.

I cibi ricchi di glutine fanno male ?

I lettori spesso ci chiedono spesso se possono mangiare pizza o la pasta senza la paura di correre in bagno e provare i tipici sintomi da colon irritato ed è per questo che abbiamo ritenuto utile accennare a questo aspetto del problema, onde indirizzare meglio le loro scelte alimentari.
Non è assolutamente vero che i cibi che contengono glutine favoriscano la colite o ne possino accentuare la sintomatologia. Se un paziente avverte di sentirsi male ogni qual volta mangia cibi come pasta, focaccia o panzerotti è perchè molto probabilmente soffre di una qualche intolleranza al glutine o una forma di celiacia. Per fugare ogni dubbio andrà fatto un prelievo del sangue ed uno specifico test allergico ed eventualmente l’istologia, prima di trarre una qualunque conclusione.

Se esiste una ipersensibilità al glutine è preferibile evitare alimenti di questo tipo, indipendentemente dallo stato del colon. I nutrizionisti che sconsigliano di mangiare la pizza ai pazienti con irritabilità del colon lo fanno perchè anche queste pietanze contengono fodmaps, a causa dei lieviti utilizzati nella preparazione della massa.
Lo stesso discorso può essere fatto per i cereali, soprattutto quelli integrali che, se si ha un colon debilitato possono divenire duri da digerire.

Il latte fa male?

Il mio punto di vista sull’utilità del latte l’ho già espressa in tante occasioni, precisando come una volta superata la fase di svezzamento l’uomo ne potrebbe benissimo fare a meno. Va precisato come questo discorso valga per ogni organismo e non solo per quelli che accusano attacchi improvvisi di colite. In linea di massima però il lattosio non peggiora i dolori del colon nei soggetti che non presentano intolleranze a questo elemento.

Quali cibi mangiare nelle fasi più acute di irritabilità

Quello che normalmente viene inserito nella dieta mediterranea non dovrà essere escluso dalla nostra alimentazione quotidiana. Pasta, riso, come pure carne, pesce, a patto di rispettare le proporzioni suggerite dalla piramide alimentare, sono tollerati anche da chi ha problemi di lieve entità al colon. Anche la frutta e la verdura, ad eccezione di quelle riportate sopra, potranno essere consumate senza troppi patemi.

Le generalizzazioni fanno sempre male ed è per questa ragione che suggerire con assoluta certezza di non mangiare nessun tipo di ortaggi e verdure è sbagliato, in quanto esistono alimenti come pomodori, peperoni, lattuga, sedano, finocchi, zucchine e carote che, se mangiati in quantitativi limitati non presentano alcun effetto collaterale, neanche per chi patisce i sintomi della sindrome del colon irritabile.
Le verdure di questa lista hanno un contenuto di fodmaps molto inferiore rispetto a cavolfiori, legumi e broccoli e sono in linea di massima inoffensivi per le pareti gastriche.
Mangiare quantità elevatissime di questi prodotti ortofrutticoli significherà però introdurre apporti ben maggiori di fodmaps, aumentando le possibilità di sentirsi molto male.

La prevenzione più opportuna

Limitare le situazioni di stress porterà giovamento al nostro intestino, in quanto le situazioni di agitazione non sono la causa principale del colon irritabile, ma possono contribuire a manifestare l’irritazione con maggiore vigore. Se una situazione di stress si protrae nel tempo, impegnando eccessivamente il nostro cervello che sembrerebbe focalizzato su quell’unico pensiero negativo, è facile ipotizzare che l’intestino ne risenta notevolmente. Quando ci sentiamo agitati o viviamo con maggiore disagio un impegno lavorativo o una delicata situazione emotiva dovremmo essere ancora più attenti a quello che mangiamo, dimostrando una maggiore selezione dei cibi tanto a pranzo quanto a cena. Il nostro organismo è infatti più vulnerabile e quello che potrebbe aver “sopportato” sino ad allora è facile che si trasformi in qualcosa di molto irritante per il nostro secondo cervello.

Alcuni consigli in fase acuta di stress

  • Mangiare lentamente
  • Evitare cibi molto freddi o molto caldi
  • Non assumere alimenti integrali
  • Non eseguire sforzi a stomaco pieno
  • Non posticipare troppo la cena e appesantirsi

Cercate di non vivere male questo momento di grande rinuncia, perchè si tratta solo di un momento passeggero, in quanto, ripristinata una situazione più tranquilla, potremo riprendere a mangiare con meno rinunce. Pensiamo piuttosto a fare una bella vacanza scaccia ansia, se ne abbiamo le possibilità. Un po’ di tempo trascorso in pieno relax, senza pensieri assillanti e lontani dal tram tram della vita quotidiana, non potrà che migliorare la condizione mentale del nostro organismo, generando benefici pure sul piano intestinale.

 

Cura dell’intestino con integratori

Esistono degli integratori più effici di altri che, anche per via della pubblicità televisiva, sono sempre più utilizzati dalla popolazione afflitta da colon irritato.

Cosa prendere per difendere la mucosa intestinale?

Tra i tanti integratori assunti per migliorare la salute del colon analizziamo l’uso del kijimea, ovvero un farmaco antinfiammatorio che grazie ai bidifobatteri contrasta in maniera ottimale la sindrome del colon irritabile. I suoi effetti positivi sono legati all’azione di riequilibrio della microflora intestinale, agendo da protezione delle pareti interne dell’intestino, contro i germi e agenti esterni che potrebbero penetrare più facilmente nell’organismo, quando la mucosa dell’intestino è danneggiata.

A giudicare dalle opinioni dei pazienti che hanno provato il kijimea in prima persona, il farmaco, pur non essendo ovviamente un rimedio naturale, ha dimostrato un buon contributo per ripristinare la flora batterica.

Perchè molte donne non si accorgono di avere un colon irritato?

A volte la vanità e superficialità con cui affrontiamo alcuni aspetti della vita è disarmante. Eppure accade che delle donne dimagriscano senza chiedersi il perchè, ed essendo felici di aver perso svariati chili, non indaghino su cosa stia accadendo nell’organismo. Questo tipo di “leggerezze” vengono pagate caro e portano nel tempo ad un intensificarsi dello stato di irritazione e quindi dei problemi intestinali associati a questo malessere.

Perchè è difficile curarsi ?

Questo accade perchè non si è mai molto ligi quando si parla di fare sacrifici a tavola. Anche gli individui più motivati, quelli che conoscono sulla propria pelle i dolori di un colon debole, quando si tratta di evitare categoricamente determinati cibi, storcono il naso. Eppure quando si parla di cibi irritanti non si può fare troppo gli schizzinosi e anche se può sembrare di avere una dieta monotona e si ha l’impressione di mangiare sempre la stessa pietanza, bisogna essere decisi e lungimiranti.

Il tempo gioca un ruolo importante ed avere fretta di curarsi non è mai positivo, perchè si rischia di commettere errori. Meglio essere determinati nell’obiettivo, ma pazienti, altrimenti le ricadute sono dietro l’angolo e ritornare a consumare un cibo nemico se non si è ancora pronti, può essere deleterio e scatenare nell’intestino qualcosa di ancora più acuto.

Assicuriamoci di esserci ripresi del tutto prima di mangiare pizza, farinacei e tutto quello che può infiammare il nostro caro colon.
Questa è la causa anche del perchè molti pazienti hanno come l’impressione che questa condizione di salute duri da molto più tempo di quello che risulta nella realtà. Dovrebbe scattare una molla nel cervello del soggetto, alimentata dalla voglia di riuscire a dire un giorno “ho risolto”, senza pensare a quanto sia faticosa la strada per raggiungere questo risultato.

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