mappa intestinale iride destra

La risposta dei problemi intestinali sull’iride

L’iridologia è uno strumento assai rilevante per il riconoscimento del malessere che riguarda intestino e colon.

Dalle migliaia di iridi analizzati nel Centro Heliantus è apparso abbastanza evidente come qualunque disturbo dell’apparato intestinale si evidenziasse come una macchia più scura posizionata all’interno della mappa iridologica, nel settore corrispondente.

Per maggiore precisione, si sottolinea come i disturbi intestinali corrispondano nell’iride alla zona superiore, compresa tra le ore 10.00 e le 12.00.
Questa specifica sezione, utile agli iridologi per comprendere quali problemi all’intestino tenue o crasso ha un dato soggetto, è detta corona del sistema nervoso autonomo.

Le zone del colon viste sull’iride

La condizione del colon discendente si può valutare osservando l’area dell’iride compresa tra le ore 12.00 e le 05.00;
quella del sigmoide dalle 05.00 alle 07.00
quella del retto, in corrispondenza delle ore 07.00, un po’ più spostata verso le 08.00

Quando in queste zone, tra i normali segni iridei, la corona del sistema nervoso autonomo si interrompe visivamente, e si notano delle zone scure, si può definire che vi siano debolezze strutturali a livello di mucose intestinali o comunque un accumulo di scarti alimentari e conseguentemente di tossine.

Quando attraverso una dieta mirata, in funzione delle problematiche riscontrate nel paziente, la dottoressa Racanelli fa seguire una dieta specifica al paziente, volta a depurare l’intestino e facilitare la rimozione delle scorie alimentari, la conformazione dell’iride cambia nuovamente. In sostanza le iridi mutano la propria conformazione, facendo scomparire queste zone più nere, man mano che l’intestino del paziente guarisce.

Si è descritto questo aspetto “magico”, attraverso il confronto visivo tra le foto delle iridi di pazienti Heliantus prima e dopo essersi sottoposti al trattamento.

A livello puramente informativo, ecco un prospetto di come possono essere letti, dal punto di vista dell’iridologia, i principali disturbi intestinali sulla nostra iride destra:

A Lesioni chiuse, indice di un soggetto privo di forze e costantemente stanco
B Adesioni dell’intestino, cause di possibili stenosi intestinali
C Spasmo intestinale, prova visiva di un infiammazione
D Tasche intestinali, segno della presenza di scarti fecali non evacuati
E Anello associato a crampo neurovascolare
F Stenosi

mappa intestinale iride destra

Ecco invece quelli che sono i disturbi più diffusi, riconoscibili con l’analisi dell’iride sinistra:

A Lesioni chiuse
B Tasche intestinali, ricorrenti nei soggetti con diverticoli
C Lesioni aperte, segnale di fiacca generalizzata
D Rosario linfatico, aumento del tessuto linfatico
E Anello acido dell stomaco
F Prolasso del colon traverso
G Sistema nervoso autonomo
H Intestino dilatato

mappa intestinale iride sinistra

I progressi riscontrabili nelle iridi, quando i pazienti seguono la cura giusta, sono ben visibili in maniera anche rapida, ma non sono immediati. Per osservare dei cambiamenti rilevanti si attendono circa 90 giorni. Utilizzando delle radiografie, si può notare una reale corrispondenza tra quelle che sono “deduzioni iridologiche”, prive di fondamento scientifiche, a detta della scienza ufficiale, e quello che è il sistema di analisi intestinale più famoso al Mondo. Ben più di un dottore rimarrebbe stupito da quanto di corretto emerga dall’osservazione iridologica. Le iridi iniziano a “parlare” e lo fanno molto bene quando si crea un nuovo equilibrio chimico.

Quale alimentazione viene suggerita a chi ha problemi intestinali?

Dipende dalla tipologia di disturbo. Nel caso di costipazione, una dieta a base di sodio e potassio può aiutare a liberarsi e a velocizzare l’espulsione degli acidi. Nel caso di tensioni addominali e pancia gonfia si suggerisce a queste persone di assumere buone dosi di magnesio, come ad esempio i fagioli, ma anche i datteri.

costipazione femminile

Costipazione : non solo effetto dell’alimentazione

E’ uno tra i disturbi nel mondo in cui la gente investe più denaro per curarlo. Sembrerebbe quasi un’epidemia, vista la quantità di persone che ne soffrono a tutte le latitudini.

Nei casi più disperati della malattia, quando la costipazione diventa cronica, può rendersi necessaria anche la colostomia. Si tratta di un intervento chirurgico, reso indispensabile perchè un riflusso di materiale accumulato nel colon, rischia di rendere inattivo l’intestino, arrestando le sue funzionalità.

Immaginate quali potrebbero essere le conseguenze di questa invasiva operazione chirurgica ?

Niente di meno che vivere la propria esistenza, diventando dipendenti da una sacca di contenimento, necessaria per l’espulsione delle feci.
Si tratta di una delle esperienze dal risvolto psicologico più forte che una persona può affrontare, con ripercussioni enormi sulla socialità e la sfera delle amicizie interpersonali.

Eppure interventi di questo tipo sono in aumento nelle nostre società votate al drunk food, sino a raggiungere la terribile soglia di 100 mila interventi all’anno. In gran parte, questa porzione di popolazione, sembrerebbe essersi ritrovata in questa condizione a causa di una mancata risoluzione di problemi intestinali.
Non è un caso se invece, nei Paesi, considerati meno sviluppati, caratterizzati da una dieta più “selvaggia” e da cibi meno industriali, ma con un contenuto di fibre più elevato, i soggetti con difficoltà nel fare la cacca sono molti di meno. E’ sufficiente pensare che in Africa si vada in bagno ogni giorno circa il doppio delle volte di quanto non lo si faccia negli Stati Uniti.

costipazione femminile

La definizione di costipazione

Si tratta di un sinonimo di stitichezza, termine utilizzato in maniera più diffusa da un pubblico meno accademico.
L’etimologia della parola deriva dal latino è fa riferimento al termine constipatio, che significa accumulare in un unico punto.

In maniera più precisa è detta costipazione una ostruzione graduale della seconda parte dell’intestino umano, ovvero l’intestino crasso. Una delle ragioni più concrete di questo blocco è legato all’ispessimento delle mucose sulle pareti dell’intestino, tale da inibire il passaggio delle feci.
Esistono casi estremi, di soggetti costipati a tal punto da avere restringimenti paurosi all’interno del colon. In alcune situazioni drammatiche il diametro del colon è giunto a misurare solo 1,5 centimetri, a fronte dei 23 centimetri che misura, all’interno di un intestino di un soggetto non costipato.

Questo accade perchè si deposita così tanto cibo sui lati interni dell’intestino crasso al punto da rendere quasi impossibile il passaggio del cibo e il successivo raggiungimento nel retto.
Alcuni soggetti avevano depositato tra le anse del colon, così tanto scarto alimentare, da raggiungere la incredibile soglia di 20 chilogrammi di peso, del tutto inutile all’organismo. Possiamo ben immaginare che molte donne utilizzino l’idrocolonterapia per dimagrire.

rimozione di intestino enorme

Immaginate in queste condizioni quante colonie di batteri nocivi e parassiti potrebbero restare imprigionati nel corpo?

La possibilità che numerosi e pericolosi vermi intestinali scorrazzino tra i tessuti intestinali sono davvero elevatissime e per tutti coloro i quali non lo sapessero, ricordiamo che questi “animaletti” uccidono più persone ogni anno di quanto facciano i tumori.
E’ in questi casi che il lavaggio del colon potrebbe apportare grande giovamento, perchè andare al bagno con una certa regolarità può essere considerata una questione di vitale importanza, al punto da rendere gravosa e complicata la nostra esistenza.

Il processo degenerativo

Anche senza arrivare a casi di colostomia e di tumore, i disturbi che possono nascere e svilupparsi a causa di una costipazione sono svariati e temibili :

  • malfunzionamento alla cistifellea,
  • alterazioni cardio-vascolari e malattie coronarie, legate all’accumulo di colesterolo,
  • vene varicose,
  • ernia,
  • diverticoliti,
  • artriti e coaguli venosi

E’ probabile infatti che ad una costipazione dell’intestino possa seguire una costipazione delle cellule, moltiplicando gli sforzi di organi fondamentali come reni e fegato e facendo degenerare ulteriormente il quadro clinico del soggetto costipato.

Fattori di rischio e cause

Dall’analisi svolta sui pazienti che mostravano sintomi di costipazione si è cercato di trovare un minimo comune denominatore, definendo quello che rendeva più probabile l’emergere di fenomeni di stitichezza.
Tra questi si ricorda:

  • l’alimentazione sbagliata, per questo imparare cosa mangiare per non soffrire di stitichezza diventa essenziale,
  • l’incapacità di defecare quando sopraggiunge lo stimolo;
  • traumi emotivi, al punto da parlare di costipazione psicosomatica;
  • ridotta mobilità e attività sportiva, condizioni che impigriscono il fisico e rendono il colon meno “allenato” a sforzarsi per evacuare bene;
  • poco consumo idrico, fatto che impedisce alle feci di essere lubrificate adeguatamente;
  • abuso di medicinali, soprattutto psicofarmaci e lassativi, se assunti in maniera continuativa possono alterare le secrezioni gastriche e indebolire il sistema nervoso;
  • la presenza di un’infiammazione delle vie respiratorie e di raffreddori persistenti.

La frequenza dello stimolo

Valutare la salute intestinale di una persona dal numero delle volte con cui si reca nei servizi igienici per espletare i propri bisogni può essere fuorviante. Non è detto che persone che defecano con regolarità abbiamo un apparato intestinale in perfetta forma. La costipazione può rappresentare un sintomo, ma l’accumulo di tossine nel colon può avvenire anche in maniera più graduale, senza apparentemente grandi sconvolgimenti nella vita di una persona.

Anche alcuni specifici episodi o momenti della vita possono indurre ad una momentanea costipazione. Per questa ragione non occorre allarmarsi se non si va in bagno per qualche giorno con la stessa frequenza manifestata in altri periodi. Si faccia piuttosto caso se può essere collegata con le mestruazioni, ovvero con la fase di ovulazione mensile che contraddistingue il periodo di fertilità femminile.
Stiamo attenti ad aumenti repentini di peso, perchè possono segnalare la presenza di sostanze che bloccano il passaggio del chimo nell’intestino tenue e la necessità della loro rimozione per riprendere tonicità nel corpo.

Domandarsi da quanto dura e da quanti giorni non facciamo la cacca è comunque importante, a livello generale, perchè va visto come il sintomo di quella consapevolezza di cui abbiamo bisogno per prenderci cura di noi stessi e smetterla di vivere freneticamente questa realtà in maniera sostanzialmente passiva.

Disegno parti intestino e colon

Anatomia e funzionamento dell’intestino crasso

L’intestino è l’organo incaricato di finalizzare la digestione del cibo e l’eliminazione delle parti meno utili all’organismo.

Viene convenzionalmente suddiviso in più parti:

  • cieco,
  • ascendente,
  • traverso,
  • discendente,
  • sigmoide,
  • retto,

L’intestino crasso è detto anche colon ed è lungo circa 150 centimetri, per un diametro di 6 centimetri. L’intestino cieco è collegato al colon ascendente che risale sino ad una prima curva, detta flessura epatica. Sempre nel cieco è presente la valvola ileocecale, un muscolo dall’importanza essenziale, perchè in grado di controllare tutto quello che passa dal tenue verso il colon. Nella parte più bassa dell’intestino cieco vi è l’appendice, lunga circa 7 centimetri.

La principale differenza tra colon e intestino tenue è nell’aspetto dei tessuti che li compongono. Il colon infatti ha una coperta mucosa, liscia e del tutto priva di villi.
Anche nel colon però vi sono muscoli circolari interni ed altri longitudinali esterni. L’intestino grasso si caratterizza da sacchee bulbose, chiamate haustre, le quali a loro volta presentano muscoli in grado di contrarsi e quindi di stendere l’intestino. La parte finale del colon è i retto, mentre l’ano rappresenta in varco che consente alle sostanze di essere espulse dal corpo umano. Quello che mantiene chiuso l’orifizio anale è lo sfintere, che presenta un buon grado di estensione.

Di quello che accade all’interno dell’intestino crasso l’uomo non è quasi mai cosciente, ad eccezione di quello che accade in prossimità del retto, luogo in cui sono presenti più nervi, ragion per cui in caso di emorroidi o altri malesseri del retto, percepiamo dei dolori molto intensi.

Come funziona il colon?

Il chimo, passando per la valvola ileocecale, raggiunge il cieco; quando avviene questo, nella quasi totalità dei casi, presenta sostanze tossiche o secrezioni nocive che provengono dal fegato, dal pancreas e da acqua. E’ nel cieco che la maggior parte dell’acqua viene riassorbita, riducendo il chimo ad una sostanza semisolida, detta fece. Grazie alle mucose delle pareti che ricoprono l’intestino è reso più agevole il passaggio delle sostanze fecali lungo il colon.

Il movimento peristaltico, messo in atto dalle haustre, consente alle feci di essere espulse dall’organismo e quindi eliminate, mediante l’evacuazione. Solitamente, lo stimolo di espulsione fecale, è generato dalla presenza di altro cibo all’interno dello stomaco.

Il ruolo dei batteri intestinali

Se il colon sta bene, la proliferazione batterica nel tenue risulta minima, al contrario di quello che accade invece nel colon. A condizionare la presenza batterica nel colon vi è naturalmente l’alimentazione e il processo di digestione. Si tratta però di batteri “utili”, capaci di portare alla sintesi di importanti nutrimenti, producendo inoltre la preziosa vitamina K e parti del complesso B.
Le proteine che risultano da questa sintesi sono ulteriormente scomposte dai batteri in forme più semplici. I prodotti di questa attività batterica sono vari:

  • l’indolo,
  • lo scadolo,
  • il solfuro d’idrogeno,
  • gli acidi grassi,
  • il gas metano,
  • il biossido di carbonio.

Parte di quete sostanze sono tossiche e rappresentano il sintomo di una flora alterata e quindi allontanate dal corpo per mezzo delle feci. Il colore marrone della cacca è legato ai pigmenti di bile che provengono dal fegato. Quando le feci presentano invece una tonalità più chiara, tendente al bianco, sarà il sintomo di un disturbo alla secrezione biliare e un segnale di una difficoltà nella digestione.
La materia fecale che arriva sino al retto è costituita per il 70% da acqua e per la restante parte da batteri e residui di cibo, tossine e cellule morte, espulse dal corpo dell’uomo.

Il tempo impiegato dal chimo per diventare feci dipende dalla quantità di fibre presenti nel cibo e dall’apporto idrico. In linea di massima, se si mangia di più e si offrono le giuste sostanze ai muscoli dell’intestino, è più facile andare in bagno. E’ per questo che i dottori consigliano agli stitici di mangiare verdure con molte fibre e di bere molta acqua, lontano dai pasti. Quando questo non avviene, la cacca è più molle e si fa spazio verso il retto con maggiore sforzo. Allo stesso tempo, se il chimo impiega troppo tempo, verrà riassorbirà ingente quantità d’acqua, rendendo la pupù più dura e difficile da espellere.

Per questa ragione, non bisognerebbe mai rinunciare allo stimolo evacuativo o altrimenti si aumenterebbe il rischio di costipazione.
I lassativi, seppur aiutano a lubrificare e idratare la zona, facilitando il transito fecale, si rivela nel medio e lungo periodo una cura sbagliata, perchè tende a svilire la funzionalità intestinale, inducendo il soggetto stitico ad una dipendenza farmacologica estremamente negativa.

Che forma ha il colon ?

Un intestino senza problemi di salute ha una forma differente da uno che soffre. Un colon sano dovrebbe avere una forma simile a questa nella figura.

Disegno parti intestino e colon

Come si evince dalla foto, l’intestino passa l’addome al di sotto dello stomaco e raggiunge la seconda curva discendente, ovvero la flessura splenica. In questa zona il colon traverso è solo un organo all’interno del corpo, che consente un passaggio da destra verso sinistra. In un intestino privo di disturbi il colon traverso mostra una leggera risalita verso l’alto, sino a raggiungere la flessura splenica.

Arrivato a questo punto, ovvero alla seconda curva, l’intestino si dirige verso il basso, prendendo il nome di colon discendente e raggiunge il sigmoide appena sopra il retto. Nel tratto sigmoide infatti vengono depositate le feci prima dell’espulsione. Verso la fine la forma del colon cambia nuovamente, assumendo quella di una “s”, curvando verso l’ano e il muscolo sfintere anale.

disegno intestino tenue

Anatomia e fisiologia dell’intestino tenue

Per imparare a preservare il proprio intestino non occorre essere degli esperti. Allo stesso tempo però, una conoscenza delle parti che lo compongono può offrire una maggiore consapevolezza ai lettori e quindi rendere più semplice l’assimilazione di determinati concetti, in funzione di un migliore stile di vita e una salute maggiore.

Intestino tenue

Si tratta di un passaggio obbligatorio per il cibo che, ingerito dalla bocca e attraversato esofago e quindi lo stomaco, giunge in quest’area dell’organismo. Il tratto del tenue si presenta come un tubo caratterizzato da anse, all’interno del quale si determina quasi tutto l’assorbimento dei nutrimenti da parte del sangue. Quando il cibo mangiato giunge in questa zona, assume una forma liquida, definita chimo, frutto dell’azione di triturazione dei denti prima e dei succhi gastrici dopo.

disegno intestino tenue

Si può dire che il processo digestivo segua 2 fasi: la prima, che ha inizio grazie all’ausilio della saliva e la seconda, che avviene nello stomaco, dove le proteine vengono scisse in catene più piccole di amminoacidi, che rappresentano degli elementi necessari per la formazione proteica. Successivamente, nel momento in cui il mangiato arriverà nell’intestino tenue, si concretizzerà un’ulteriore frammentazione, che renderà possibile il perfetto assorbimento delle molecole. Solo quando il chimo sarà perfettamente miscelato e ridotto in poltiglia si potrà aprire la valvola sfintere pilorica, consentendo l’accesso del cibo verso la parte di sopra del tenue, detta duodeno.

Il movimenti di contrazione delle pareti del duodeno, che avverranno grazie ai muscoli longitudinali e circolari, ridurranno sempre di più il volume del chimo, spingendolo verso le zone più basse del tenue. Quando una parte si contrarrà, l’altra rimarrà ferma, a riposo. Questo tipo di azione è detta segmentazione ritmica e avviene 12-16 volte ogni minuto. Lo scopo finale di questo processo è miscelare del tutto il chimo ai succhi gastrici, sfruttando i movimenti che fanno in sequenza le 3 parti dell’intestino tenue:

  • il duodeno, quella superiore;
  • il digiuno, quella centrale;
  • l’ileo, quella inferiore

Quella che viene detta peristalsi è il movimento propulsivo associato alla coordinazione ritmica dei muscoli e consente al chino di avanzare nell’intestino tenue.
A dispetto di tutto quello che accade nel nostro intestino, si precisa come questa serie di reazioni non vengono mai avvertite in maniera consapevole dall’uomo, a meno che non sia in atto un intossicazione o un’infiammazione intestinale che dovrà essere riequilibrata. In questi casi, i crampi alla pancia o la diarrea non sono altro che le conseguenze di un processo che non avviene correttamente, come dovrebbe.

Come avviene la scomposizione del chimo?

Il chimo è molto acido e contiene una percentuale alta di acido cloridrico, oltre ad enzimi in grado di frammentare le grosse molecole e agevolare l’assorbimento. Le secrezioni del tenue posseggono bicarbonato, ovvero una sostanza alcalina in grado di compattare l’acidità dello stomaco. Delle cellule specifiche, presenti tra le pareti intestinali, hanno il compito di secernere queste sostanze che si aggiungono alle secrezioni derivanti dalla cistifellea, ovvero dalla bile, ma anche dal pancreas, per fluire poi, attraverso il canale pancreatico, direttamente nel duodeno.

I sali biliari vengono generati nel fegato e assunti dalla cistifellea e svolgono il ruolo di detergenti volti ad emulsionare gli acidi grassi e trigliceridi, frammentandoli in particelle così piccole che vengono assorbite dalle stesse pareti. E’ mediante le secrezioni degli ormoni che l’intestino tenue è capace di gestire al meglio i processi di digestione.

L’assorbimento dei nutrimenti

La forma dell’intestino umano, simile a quello di una fisarmonica, all’interno della quale vi sono tante piccole dita, dette villi, è studiata per assorbire i cibi in modo corretto. I villi sono delle dita prensili in grado di catturare benissimo ogni porzione di cibo che transita nel tenue, e quindi di ridurne la dimensione, mediante i piccolissimi capillari che le ricoprono. Grazie a questa loro peculiarità, le particelle possono ora penetrare nel sangue e giungere alla vena portale epatica prima e successivamente anche al fegato. Tali sostanze, ormai ridotte completamente, possono essere smistate verso altre cellule dell’organismo, permettendo il loro funzionamento e la loro vitalità.

Le sostanze più grasse non vengono messe direttamente nel sangue, come nel caso delle altre, ma vengono prelevate dall’intestino e quindi direzionate, mediante i chiliferi, che sono dei vasi, presenti nei villi. I vasi chiliferi sono connessi al sistema linfatico e mediante questo, le molecole di frasso raggiungono il dotto toracico e quindi la vena cava, che si trova nella zona del collo. Solo in questo modo i grassi entrano nel flusso sanguigno e attraversare il fegato, all’interno del quale può verificarsi la trasformazione metabolica.
Si sottolinea l’importanza dell’ileo, che conserva dei linfonodi molto utili, detti placche di Peyer, capaci di difendere l’intestino dall’attacco di batteri nocivi.

Se vuoi sapere che cosa accade al cibo a fine di una digestione che ultima circa 9-10 ore dopo il pasto, ti suggeriamo di leggere di più sull’anatomia dell’intestino crasso.

pancia gonfia come un palloncino

Cosa fare per sgonfiare pancia e addome

La steatosi epatica può essere la causa di un gonfiore addominale perchè conseguenza di un fegato grasso. Per capire di cosa si tratta potremmo fare riferimento all’immagine del patè del fegato d’oca, la cui preparazione prevede che l’animale venga continuamente rimpinguato di cibo, al punto da fargli diventare il fegato molto più grande, in maniera decisamente innaturale.

Un fenomeno del genere può accadere anche negli uomini che abusano di cucina grassa e sono soliti alimentarsi con grandi quantitativi di cibo spazzatura o junk food, come viene definito negli Stati Uniti.

Altra ragione che potrebbe spiegare l’insorgere di un rigonfiamento all’addome sono i calcoli alla colecisti, colpevoli di alterare completamente il metabolismo dei grassi nell’uomo.

donna con pancia gonfia

Gli inibitori di pompa protoica, ovvero quegli elementi che servono per ridurre l’acidità nello stomaco, in pazienti predisposti a gastriti e ulcera, quando vengono assunti in quantità eccessive, possono provocare una diminuzione dell’acidità, sino a favorire la risalita dei batteri dall’intestino crasso verso quello tenue, causando una sibo, ovvero una anomala proliferazione batterica a livello intestinale. Questo processo degenera in ultima analisi nella cosiddetta pancia gonfia.

Altra causa del gonfiore può essere associata ad un farmaco che stiamo assumendo. Il consiglio è sempre quello di limitare di prendere medicinali in eccesso e circoscrivere il consumo degli stessi a periodi circoscritti, perchè potrebbero scaturire un aumento innaturale del volume della nostra pancia.

Che cosa fare se i dolori intestinali durano da tempo ?

Se il disturbo intestinale persiste per lunghi periodi, quasi certamente è in corso un principio di irritazione. Per individuare con accuratezza la fonte del dolore e ricevere la giusta cura, bisognerà sottoporsi ad un controllo medico più approfondito.
Questo controllo ha inizio con una breve fase di anamnesi durante la quale il dottore indirizzerà domande al paziente di questo tipo

“Da quanto tempo ti sei accorto dell’addome più gonfio?”
“Vai in bagno con regolarità o soffri di stitichezza?”
“Ritieni di essere un po’ ansioso?”

Una visita approfondita necessità che i paziente scopra la pancia e consenta l’osservazione approfondita da parte del medico. La prima operazione di controllo viene eseguita tramite palpazione. Qualora il paziente percepisse dei fastidi a seguito della pressione addominale esercitata dal dottore, potrebbe essere il primo segnale preoccupante che indica che qualcosa non funziona bene a livello intestinale. Se il dolore più intenso è sentito in corrispondenza della parte sinistra, si tratterà inequivocabilmente di un problema del colon. La stessa diagnosi potrà essere fatta qualora facessero male anche le costole del lato sinistro del corpo,sintomo che l’intestino si sia talmente ingrossato da “toccare” e quindi far soffrire anche la zona del torace.
Un altro tipo di accertamento che può realizzare un dottore, alla ricerca delle cause del malessere del paziente, è quello della percussione. Il medico, dopo aver posizionato il palmo della mano lungo la zona degli addominali, lo colpirà con utilizzando l’altra mano. Questa operazione servirà per percepire eventuali rumori di risposta dell’intestino, a conferma della presenza di aria nello stomaco.

Analisi più dettagliate per rilevare le origini delle pance gonfie come un palloncino

Per essere più sicuri della diagnosi è possibile sottoporsi a controlli più puntuali, in grado di determinare con maggiore precisione di quale tipo di problema si tratta e se ha a che fare con il colon irritabile. Uno tra i controlli più importanti da fare è l’ecografia dell’addome, che potrebbe farci capire se il malessere è legato all’insorgenza di calcoli o ad altre patologie. Se ad esempio un paziente segnala la presenza in famiglia di soggetti con calcoli alla colecisti potrebbe costituire un dettaglio importante per comporre un quadro clinico più dettagliato. I soggetti sottoposti ad intervento per colecisti dovrebbero infatti essere molto attenti a quello che mangiano, per non sforzare l’organo epatico. Se questi individui si disinteressano di seguire una dieta più leggera e consumano spesso cibi a loro vietati, è probabile che si ritrovino, in tempi brevi, con un fegato intossicato e quindi ingrossato.

Curare la pancia gonfia con il cibo giusto

Capire che cosa mangiare per far sgonfiare la pancia è essenziale per la cura del problema e risolverlo in tempi ristretti.
La prima cosa da fare per contenere il problema è quella di eliminare dal nostro menù giornaliero i cibi difficili da digerire. All’apice della piramide degli alimenti più dannosi vi sono gli insaccati più grassi, come salame e salsiccia, ma anche i formaggi fermentati, che aggraveranno lo stato di infiammazione che investe quella zona. Uno stop assoluto anche al pane e alla pizza, a causa di una lievitazione che può acutizzare i dolori legati al gonfiore intestinale. Ottime alternative alimentari, per non rinunciare del tutto a questi pasti, potrebbero essere i salumi più leggeri come la fesa di tacchino e la bresaola, ma anche il pane azimo, perchè poco lievitato. Gli stessi problemi di lievito possono essere legati al consumo di birra, fatto che spiegherebbe il perchè molti uomini di mezza età, ottimi frequentatori di cantine ed enoteche, mostrino queste pance che non hanno nulla da invidiare per dimensioni a quelle delle donne gravide.

Nel caso del consumo dei legumi si consiglia vivamente di non frullarli, perchè l’aria sprigionata dalla macchina, associata alle proprietà stesse di questi cibi, possono rendere pericoloso il loro consumo. Se si vuole mangiare i legumi ed evitare che si gonfi l’addome si dovrà passarli, rimuovendone in questo modo la buccia.
Altra accortezza sarà quella di consumare la frutta lontana dai pasti, perchè se mangiata dopo aver già ingerito piatti di una certa importanza calorica provocherebbe degli effetti ancora più negativi, a seguito dei processi fermentativi che caratterizzano il suo consumo.

Quali atteggiamenti possono favorire l’accumulo di aria nella pancia e quindi avere una pancia più piatta?

  • Bere con la cannuccia;
  • non sminuzzare bene il cibo;
  • parlare troppo velocemente;
  • non fumare le sigarette;
biofrequenze

La prova di come le biofrequenze funzionano davvero

Sono stati effettuati alcuni esperimenti pratici, presso l’Istituto Simemis di Massagno, allo scopo di comprovare se fosse vero che esistono degli apparecchi in grado di armonizzare le frequenze biologiche.

Cosa sono le biofrequenze e come possiamo “vederle”

Esiste un modo molto semplice per rendersi conto dell’esistenza delle frequenze bioenergetiche, osservando un fenomeno assolutamente “visibile”.
Se posizioniamo vari metronomi su di una superficie mobile, come ad esempio su di un pannello retto da 4 lattine poste orizzontalmente in corrispondenza degli angoli, e li accendiamo in vari momenti distinti, noteremo come nel giro di pochi secondi tutti i metronomi seguiranno magicamente lo stesso ritmo.

Come si spiega il fatto che i metronomi inizino a seguire la stessa frequenza?

Questo si può realizzare in virtù dell’insieme coerente che si è venuto a creare, grazie alla presenza di un mezzo in grado di dialogare con ognuno di essi. Si viene così a creare la cosiddetta autoconsistenza, che consente ad un metronomo di comunicare con la piattaforma e poi a questa di comunicare a sua volta con ognuno degli altri metronomi, sin quando il risultato di questo dialogo porta tutti i metronomi a funzionare allo stesso ritmo.

biofrequenze

E’ dimostrato che la capacità di andare a ritmo è collegata al numero dei partecipanti all’azione. Se il numero di chi partecipa è sufficientemente elevato, dopo certo arco temporale, queste molecole incominciano a muoversi tutte in maniera sincronizzata. Siccome le molecole sono costituite da particelle cariche e un insieme di particelle cariche crea un vero campo elettromagnetico di forma definita, in grado di dare origine ad un suono puro, senza rumori.
Viene così a crearsi un dominio di coerenza in piena regola, per merito dell’azione generata collettivamente.
Tutto questo ha a che fare con la fisica quantica e sul suo studio applicato alla guarigione.

Test sulle biofrequenze

A conferma della validità del generatore di biofrequenze sono state effettuate alcune prove presso il laboratorio di Simemis, a Massagno, allo scopo di appurare la qualità delle emissioni energetiche dello strumento Biorigenya. Per valutare meglio se l’apparecchio funzionasse o meno sono stati confrontati i risultati dei test a macchinario spento e altri a macchina accesa, segnalando eventuali differenze. Per sondare la qualità dell’azione energetica è stato impiegato un particolare strumento in grado di rilevare i vari livelli vibrazionali e che attraverso un’analisi HSI -acronimo di hiperspectral imaging, è in grado di segnalare un’eventuale flusso energetico e vibrazionale in uscita dall’apparecchiatura.

I risultati dell’esperimento scientifico

E’ stato rilevato come, quando Biorigenya è acceso emani delle frequenze vibrazionali di un certo vigore, a differenza di quando l’apparecchio è coricato e quindi messo nella posizione che corrisponde all’off.
Sono state effettuate altre prove esponendo direttamente delle persone alle radiazioni emesse dallo strumento prodotto da Montini e paragonando le loro reazioni con quelle di un pubblico che invece non era stato sottoposto a trattamento bioenergetico.
Le analisi svolte sono state di 3 tipo: psicofisiologica, termografica e multispettrale.

Nel primo caso si tratterà di un’analisi delle vibrazioni che, mediante l’analisi dei segnali neuromotori e neurofisiologici, stabilirà con chiarezza se sia presente nel soggetto uno stato di armonia e benessere o di disequilibrio e di stress. Nel caso dell’analisi termografica invece viene fatto un controllo della temperatura superficiale, mediante l’uso di una telecamera termica, mentre con l’analisi multispettrale viene effettuata una verifica spettrocromotegrafica che, attraverso il colore delle vene, permetterà di quantificare il volume di ossigeno presente in circolo o un’eventuale sua carenza.

Altra modalità utilizzata per scoprire se la macchina che produce biofrequenze funzionasse davvero è stata quella di misurare se questo strumento condizionasse positivamente la quantità di vibrazioni ambientali, quando veniva attivato.
I risultati di questo test sull’apparecchio delle biofrequenze commercializzato da Montini sono stati sorprendenti, visto che il campione di persone, usato come gruppo di controllo, non segnalava particolari variazioni ne dal punto di vista delle temperature, ne dell’ossigenazione del sangue e nemmeno dal punto di vista delle emozioni percepite.
Si precisa come il gruppo di controllo sapesse di essere esposto all’influenza di un apparecchio, nonostante questo fosse un finto generatore di biofrequenze, al contrario di quello impiegato con il secondo gruppo di questo esperimento.

Nel secondo gruppo di persone, quelli sottoposti all’azione di bio frequenze, i cambiamenti rilevati sono stati molti, a partire da una maggiore perfusione termica e di un’attitudine meno nervosa all’esperimento. I risultati ottenuti sul pubblico esposto realmente alle radiazioni di Rigenera sono stati decisamente positivi, a conferma di come questo macchinario possa facilitare il raggiungimento della omeostasi, concetto assai caro al Mondo della naturopatia.
Anche dal punto di vista ambientale i risultati sono stati molto confortanti in quanto se con il Biorigenia spento si segnalavano delle aree più attive dal punto di vista delle vibrazioni ed altre energeticamente meno rilevanti, più congestionate, una volta acceso l’apparecchio si poteva riscontrare un armonizzazione complessiva a livello delle frequenze prodotte.
Le differenze notate tra i risultati a prodotto spento e quelli osservati quando era stato acceso sono stati evidenti, al punto da lasciar maturare l’opinione che il generatore di frequenze bioenergetiche funzionasse davvero.

Questo semplice e meraviglioso oggetto era in grado di riattivare anche quelle zone della casa che erano state etichettate come prive di energia e allo stesso tempo agisce sul corpo umano in maniera positiva, consentendo ad ogni parte dell’organismo di dialogare tra loro e di “parlare la stessa frequenza”, raggiungendo un equilibrio dell’insieme, come succede nell’esperimento dei metronomi, di cui si è parlato precedentemente.

L’utilizzo di Biorigenya nel Centro Heliantus

L’apparecchio è impiegato con successo all’interno della struttura, sia nella funzione di regolazione dell’umidità ambientale che in virtù delle sue capacità di energizzazione.
La dottoressa Racanelli ha osservato degli effetti positivi sull’ambiente di cui hanno risentito in maniera considerevole anche i fiori presenti nel Centro. In particolare le orchidee, molto sensibili sul piano delle bio frequenze hanno mostrato dei miglioramenti sia nel colore -a conferma di una migliore ossigenazione- che nello sviluppo radicale.

Da quando è stato installato il riequilibratore di frequenze, molti pazienti confermano di respirare molto meglio e di percepire un maggiore benessere all’interno degli ambienti e delle sale di idrocolonterapia.
Un altro uso dello strumento è quello di informare meglio le acque, compreso quelle contenute nel nostro corpo, garantendo una sensazione di pace e salute, ricevendo benefici anche sulla qualità del sonno.

Nel centro iridologico Heliantus il giudizio dell’intero team di lavoro su questo strumento è ottimo, in quanto è sembrato amplificare l’azione di quasi tutte le attività olistiche svolte in questo spazio, soprattutto per quel che riguarda la cromoterapia.
Attualmente la dottoressa Racanelli sta sperimentado Biorigenya in prima persona, utilizzandolo nella cura della distorsione della sua caviglia sinistra, causata da un incidente accidentale durante una lezione di Aikido.
Sarà premura dello staff del Centro Heliantus quella di informare il pubblico sui risultati concreti raggiunti attraverso questa terapia sperimentale.

fumo di sigaretta

Il fumo nuoce gravemente alla salute intestinale

Anche se pensiamo che fumare faccia male a cuore e polmoni, in realtà sono tanti i problemi che le sigarette possono creare all’apparato intestinale.

L’aspetto più negativo delle sigarette è il prodotto della combustione, che avviene mentre si brucia il tabacco. Ogni volta che accendiamo una sigaretta e facciamo una boccata per non farla spegnere, si stima che vengano rilasciate oltre 60 sostanze cancerogene.
Anche se si pensa che questo alcaloide naturale venga assorbito esclusivamente dal cavo orale, in realtà la nicotina contenuta nelle sigarette interagisce direttamente anche con la mucosa intestinale, generando delle conseguenze più o meno gravi sull’intero apparato gastrico e successivamente sul sistema nervoso.

La reazione ansiolitica legata all’atto di fumare, di cui abbiamo evidentemente più bisogno, in occasione di situazioni più impegnative sul piano emotivo, è solo un aspetto di quello che può accadere se si ha il vizio del fumo. La dipendenza dal tabacco si innesca in virtù di quella sensazione di sollievo che associamo all’accensione di una Marlboro ogni qual volta ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere o una condizione difficile.
Uno dei bersagli preferiti del fumo è l’intestino che, influenzato dagli effetti della nicotina, aumenterà la velocità del metabolismo. Non per questo dobbiamo pensare che faccia bene e aiuti a dimagrire tanto che, giusto per dare un’idea di quanto sia letale questa sostanza, si ricorda come siano sufficienti 70 milligrammi di nicotina, assunti per via endovenosa, per uccidere un uomo.

fumo di sigaretta
Indipendentemente dai rischi di tumori, come si può vedere, i disturbi che un pacchetto di sigarette può creare all’intestino crasso e tenue sono molteplici.

Non è vero che smettere di fumare fa ingrassare

La maggior parte delle persone che dicono basta alle sigarette aumenta il proprio peso corporeo a causa del cattivo funzionamento di un enzima, il lipoprotein lipasi, durante la fase di astinenza dal fumo. In questo frangente infatti, il nostro enzima, presente nel colon, è meno vigile e non consente la normale azione di controllo della quantità di trigliceridi immessi nell’organismo, con prevedibili ripercussioni sull’accumulo di grassi nell’organismo.
Altro motivo per cui gli ex fumatori ingrassano, soprattutto durante i primi mesi in cui non assumono più nicotina, è che hanno bisogno di compensare il gesto meccanico dell’introdurre qualcosa nella bocca. Accade così di avere la percezione che il palato sia vuoto, cercando di compensare questo mancanza, introducendo nella bocca del cibo. Per ovviare a questo tipo di mancanza basterà masticare un chewingum e ingannare in questo modo il palato, tenendolo occupato ad assimilare i profumi e il sapore della gomma da masticare. In questo modo eviteremo di soddisfare il nostro intestino che, in complicità con il cervello, reclama dolci e altri cibi calorici.

Il fumo uccide i batteri probiotici

E’ stato riscontrato che coloro i quali fumano tabacco e sigarette presentano un aumento dei batteri nocivi al corpo umano, come nel caso dei batteri prevotella. Questo spiegherebbe anche perchè molti fumatori incalliti soffrono di colon irritabile, percependo i dolori tipici come crampi addominali, gonfiori di stomaco e diarrea.
L’analisi delle feci di un gruppo di persone che fumavano più di 6 sigarette al giorno ha evidenziato importanti mutamenti nei batteri dell’intestino, ma anche di quelli orali, rispetto i risultati derivanti dal gruppo di non fumatori, preso in considerazione nello stesso studio, che invece non sembravano mostrare cambiamenti particolari nel microbiota.

Sembrerebbe che la combustione delle cartine e l’aspirazione del fumo prodotto, tramite filtro, possa ridurre le capacità di assorbimento dell’intestino tenue, riducendo la funzionalità dei villi intestinali. Questo rischio è decisamente serio in quanto può influenzare l’assimilazione corretta degli alimenti e sottoporre a sforzi eccessivi l’intestino tenue.

Più il soggetto è anziano e più il fumo può nuocere alla sua salute intestinale. In particolar modo, gli over 60, che hanno trascorso più di 35 anni con una sigaretta arrotolata tra le labbra, sembrerebbero maggiormente esposti a rischi di stitichezza. Fare un tiro ad una siga e poi farne un altro ancora e reiterare questa stessa azione per tutti questi anni, agevola l’introduzione di aria nella pancia, con effetti negativi in termini di rilassatezza addominale.

I vecchi fumatori fanno meno cacca perchè hanno più aria nella pancia e mostrano di avere un accumulo di gas maggiore rispetto alla media. Allo stesso tempo, coloro i quali riescono a liberarsi dalla schiavitù della paglia, a cominciare da quella dopo il caffè, hanno ottime possibilità di recuperare una regolarità intestinale, facilitata dalla scelta di smettere di fumare. Purtroppo privarsi di questo piacevole vizio non è semplice, ma anche se può sembrare strano, ci sono molte più possibilità di smettere di colpo che diminuire progressivamente il numero di sigarette fumate ogni giorno, sperando un fatidico giorno di non aver più bisogno di nicotina e magari recuperare la motilità intestinale di chi non ha mai fumato.

Il segreto per smettere definitivamente è quello di avere buone motivazioni. Non è un caso se spesso anche i più accaniti fumatori perdono il vizio del fumo solo quando dei parenti o degli amici cari si ammalano di cancro. Si tratta di shock emotivi che tendono a spaventare il soggetto che trova in questo triste episodio il giusto pretesto per buttare l’ultimo pacchetto nel cestino dell’immondizia e dire addio per sempre al fumo.

Le sigarette elettroniche possono danneggiare la flora sana ?

Non è ancora ben chiaro se chi fa uno di svapor o di e-sigarette possa preservare la salute intestinale, in quanto non ci sono ancora delle ricerche scientifiche univoche che rivelino, una volta per tutte, che questi articoli per fumatori eliminino del tutto gli effetti dannosi legati alla combustione. Ad ogni modo, per non correre alcun rischio, consigliamo a tutti di smettere di fumare, perchè oltre a vantaggi innumerevoli sul sistema respiratorio e cardiovascolatorio, permetterebbe di recuperare in breve tempo la piena funzionalità delle papille gustative e consentirebbe di risparmiare un bel po’ di soldini. Soprattutto oggi, grazie alle politiche più restrittive dei governi europei, il fumo, incluso quello che proviene dalle sigarette elettroniche, è diventato un vizio molto costoso.

La speranza è che l’aumento progressivo del prezzo dei tabacchi possa disincentivare l’acquisto da parte della fascia più giovane della popolazione.

battiglia di aceto di mele

Il rimedio mattutino per il colon

Il colon è un punto nevralgico dell’organismo, considerato che rappresenta quella parte dell’intestino che viene attraversato ogni giorno dai cibi che assumiamo. Possiamo ben immaginare come, qualora il colon non funzionasse adeguatamente, le ripercussioni potrebbero avere delle conseguenze negative sull’intero organismo. Eppure sembrerebbe che miele e aceto potrebbero risolvere in gran parte il problema.

II nostro modo di vivere concitato, la scarsa attenzione verso la scelta degli alimenti sono fattori che influiscono sullo stato di salute del colon, incidendo sulla sua funzionalità. Da questa considerazione iniziale nasce la necessità di prendersi cura di questa parte dell’intestino, attuando delle pratiche che ne favoriscano la pulizia e quindi il recupero delle sue funzioni, a cominciare dalla preferenza verso cibi ricchi di fibre e dall’assunzione di maggiori quantitativi d’acqua da bere.

Anche se esistono dei modi professionali e più effettivi di ripulire il colon dalle tossine, in questo articolo vorremmo parlare di metodi casalinghi utilizzati per raggiungere lo stesso scopo, analizzandone la qualità dei risultati e la semplicità d’esecuzione.

Esistono infatti dei modi fai da te per espellere i residui tossici dal nostro corpo, i cui effetti vengono spesso messi in discussione perchè giudicati poco efficaci.

La cura dei 2 elementi

Anche se può sembrare strano, sono le soluzioni più semplici quelle più valide, specie quando si parla di salute intestinale. Esiste una teoria molto seguita e praticata in tutto il Mondo secondo cui la combinazione di miele e aceto rappresenta il rimedio naturale migliore per curare un colon sporco. Stando a questi studi, le proprietà terapiche di aceto di mele e miele possono aiutare concretamente a sentirsi meglio, in tutti quei casi in cui, l’appesantimento intestinale, la tensione addominale, non sono altro che la risposta dell’organismo che segnala un mal funzionamento del colon. Secondo molti soggetti che l’hanno sperimentato in prima persona si tratta di un soluzione anche superiore rispetto a quella proposta dalle case farmaceutiche, attraverso la commercializzazione di medicine di dubbia valenza. Anche se l’assunzione di aceto da solo è potenzialmente pericolosa, la combinazione con il miele e l’aggiunta di acqua, ne riducono l’azione aggressiva, trasformandolo in un eccellente antinfiammatorio.

battiglia di aceto di mele

Il potenziale medicinale di aceto e miele è legato a 2 proprietà principali:

  • il potere antinfiammatorio;
  • il valore digestivo.

A giudicare da queste caratteristiche, si rivelano ideali per eliminare i residui dall’organismo, senza presentare alcun effetto collaterale.

Perchè l’aceto di miele abbia un effetto disintossicante, è fondamentale che sia biologico, perchè solo in questo modo potrebbe mantenere effettive le proprietà alcalinizzanti e quindi contribuire alla riduzione dei livelli di acidità nel sangue. Di conseguenza, l’aceto di mele può essere considerato il giusto rimedio 100% naturale per prevenire disturbi tipici dell’apparato cardiovascolare e gastrointestinale. Allo stesso tempo, sempre questo ingrediente, permette di ridurre i livelli troppo alti di trigliceridi e problemi legati alla pressione troppo alta.

disegno di ape su miele

La medicina delle api

Sappiamo tutti quanto il miele puro sia un toccasana per la nostra vitalità, in quanto ricco di vitamine, minerali, enzimi e anche fibre e possa contare su proprietà antisettiche, lassative e depurative. Il miele biologico, di ottima qualità, senza alcuna aggiunta di additivi, è un perfetto ricostituente della flora batterica, favorendo la scomparsa di batteri dannosi all’organismo, grazie a proprietà antibiotiche assai sviluppate. Inoltre sempre il miele si rivela un perfetto alleato degli stitici, perchè in grado di svolgere egregiamente un ruolo lassativo.

Si precisa come questa modalità di pulizia del colon debba essere affiancata costantemente da un regime alimentare mirato a scongiurare di appesantire l’intestino e il pacreas, costringendoli al doppio lavoro e a sforzi extra legati all’assunzione di cibi sbagliati, come ad esempio le terribili farine raffinate.

Ricetta naturale per far bene al colon

1 cucchiaio di aceto di mele, pari a circa 10 ml di sostanza,

1 cucchiaio di miele, pari a circa 25 grammi di prodotto

1 bicchiere di acqua, rigorosamente a temperatura ambiente

La preparazione dell’intruglio è molto semplice in quanto basterà mettere sul fuoco dell’acqua e una volta fatta raffreddare un po’ -non deve risultare bollente e quindi dobbiamo evitare che arrivi ad ebollizione-, si dovranno aggiungere all’interno sia il cucchiaio di miele che quello d’aceto sino a quando, mescolandoli con un cucchiaino, risultino completamente uniformi.

Quando si prende questa bevanda?

2 bicchieri al giorno per circa 10 settimane. L’importante sarà assumerla la prima volta a stomaco vuoto e la seconda a distanza di qualche ora dopo. Farlo di mattina sarebbe l’ideale, per poi ripetere l’operazione nel pomeriggio, durante un break da lavoro.

I vantaggi che derivano da questo trattamento

A giudicare da quello che sostengono coloro i quali l’hanno provata, gli aspetti positivi sono davvero molti, visto che riguardano anche la migliore elasticità della pelle, suggerendo dei benefici sugli adolescenti colpiti dall’acne e su coloro i quali presentano di frequente il viso irritato. Le capacità rigenerative della cute sono tra gli aspetti più positivi di prendere questa miscela di miele e aceto per oltre 2 mesi di tempo. L’importante sarà non interrompere mai la cura durante questo arco di tempo, che servirà per aiutare i tessuti intestinali ad avere nuova linfa vitale.

Dal punto di vista femminile questa soluzione liquida per pulire l’intestino e proteggerlo dalle contaminazioni, avendo un ottimo impatto sul sistema circolatorio, sembrerebbe migliorare la condizione delle gambe di quelle donne afflitte da vene varicose. Inoltre, altra ragione per cui risulta ancora più apprezzato dalle donne, la combinazione di aceto di mele e miele bio, pare aumentare la velocità del metabolismo e quindi aiuterebbe a bruciare grassi in eccesso, consentendo alle signore più in carne, di migliorare l’aspetto fisico.

intestino malato

Come avere da subito un intestino sano

Esistono dei metodi pratici e facili da realizzare per mantenere il colon sano e ritrovare un buona salute.

Sono tantissime le persone che lamentano problemi all’intestino e che vivono alla ricerca di una maggiore regolarità nell’andare in bagno. Esistono infatti delle condizioni molto comuni, a tutti coloro i quali vivono nella nostra società, che possono innescare dei disturbi intestinali di vario tipo. Tra le situazioni più pericolose, in grado di influire negativamente sulla salute di tutto l’intestino ricordiamo:

  • l’eccessiva velocità con cui consumiamo i pasti;
  • un’alimentazione sbagliata, ricca grassi saturi;
  • un continuo stato di agitazione, in grado di influire negativamente sulla nostra lucidità mentale.

intestino malato

I fattori negativi sono in realtà molto più numerosi, anche se le conseguenze che ne derivano sono quasi sempre le stesse. Tra i dolori più diffusi che si presentano con un colon debilitato ricordiamo:

  • tensione addominale;
  • pancia gonfia;
  • stitichezza più o meno grave.

Fare la cacca aiuta l’intestino
Come scoprire i propri cibi irritanti
Suggerimenti a tavola per stare meglio
Più energia per un colon in gran spolvero

I metodi semplici e risolutivi per guarire il nostro intestino malato ed smettere di soffrire.

L’intestino è composto da 2 sezioni ben distinte: il tenue e il colon. Il primo svolge dei compiti essenziali per il nostro organismo, tra cui l’assimilazione dei nutrimenti, grazie al lavoro svolto dai villi, di cui è composto. A questa operazione seguiranno anche i processi di assorbimento delle sostanze buone e di introduzione nell’organismo.
Al colon invece spettano altre funzioni, di cui la principale è quella di espellere le tossine, ovvero le sostanze che non utili al nostro corpo e che pertanto devono essere allontanate definitivamente.
La maggior parte della sofferenza è causata da problemi che interessano proprio il colon, a cui siamo soliti collegare il fenomeno della colite. In verità l’elenco dei risentimenti legati al colon infiammato sono molte e spaziano dai tanto temuti blocchi intestinali, che costringono il soggetto a faticose e spesso vane sedute sul gabinetto, a sgraditi rigonfiamenti, capaci di far provare al malato la sensazione di aver ingoiato una palla da calcio.
Un aspetto che viene spesso sottovalutato è quanto un colon indebolito possa influenzare lo stato di salute del sistema nervoso. Questa influenza avviene in duplice direzione, per cui, da un lato se siamo sottoposti ad agenti di stress possiamo peggiorare lo stato di salute del nostro intestino, dall’altro un colon che prova dolore può ripercuotersi sui nostri pensieri e sulle nostre emozioni, influenzando così la nostra qualità sul lavoro e le nostre relazioni sociali.

Mangiare e defecare

Considerato il fatto che ogni giorno mangiamo qualcosa, dovrebbe essere altrettanto naturale che ci liberassimo di quella parte di elementi nutritivi inutili andando in bagno. Defecare è l’azione che permette di riequilibrare il nostro corpo, consentendogli di conservare all’interno solo quella parte di cibo che gli serve realmente. Impariamo a considerare l’evacuazione in un’accezione finalmente positiva, visto che a livello sociale viene spesso trattata quasi fosse un taboo e qualcosa di cui vergognarsi.

Come scoprire quello che irrita il colon

Sarà sufficiente prestare la dovuta attenzione ed essere attenti agli alimenti che introduciamo nella nostra dieta. Per essere sicuri che un cibo abbia degli effetti negativi e un altro non generi gonfiori di pancia, potremmo procedere in maniera sistematica, cercando di isolare i cibi, a seconda del giorno della settimana. In questo modo potremmo, ad esempio, assumere latticini il lunedì, il glutine il martedì, cibi lievitati il mercoledì e cibi con molti zuccheri il giovedì. Di conseguenza, appuntando su di un block notes le nostre sensazioni a distanza di 2 e di 4 ore dal pasto, potremmo individuare agevolmente i cibi cattivi, impegnandoci a mantenere nel nostro regime alimentare soltanto gli alimenti che non hanno generato effetti indesiderati.. A proposito dei latticini, si ricorda che anche i formaggi senza lattosio possono creare intolleranze, in quanto classificabili a tutti gli effetti come latticini.
Eliminando ogni giorno almeno un alimento potremo essere certi che non faccia male al colon e iniziare il processo di guarigione.
La maggior parte delle volte sono proprio alcuni cibi i principali responsabili della nostra infelicità, anche quando ci convinciamo che in una situazione di dolenza, l’unico conforto che riusciamo a ricevere proviene dal cibo.

Evacuazioni complete e quotidiane e consigli a tavola

Altra ragione del sentirsi male potrebbe derivare dall’accumulo di tossine nell’organismo, associata alla grande difficoltà nel fare la cacca e liberare il colon di sostanze tossiche che ne accentuano l’irritabilità. Le buone regole per riuscire ad andare in bagno con regolarità sono:

  1. Assumere acqua naturale e non naturale;
  2. Bere bevande tiepide o persino un po’ calde; l’acqua fredda proveniente dal frigo rischia infatti di inibire lo stimolo evacuativo;
  3. consumare acqua almeno a distanza di 30 minuti dai 3 pasti quotidiani; questa azione aiuterebbe a spingere le tossine verso il retto in maniera più decisa.

Altra buona abitudine, capace di migliorare la regolarità nelle evacuazioni, è quella di assumere crusca d’avena. Uno dei metodi più semplici per farlo è quello di integrare la crusca all’interno delle colazioni. Questo cereale può essere aggiunto ad una gustosa tazza d’avena, senza alterarne il sapore e accentuandone l’effetto lassativo.

uomo con colon sofferente
Altri ingredienti utili, che possono aumentare le probabilità di espellere tossine, attraverso le feci sono semi di lino e olio di sesamo. Si tratta di ingredienti ricchi di acido linoleico e funzionano egregiamente come una purga, soltanto un po’ più leggera, perchè capaci di farci raggiungere l’obiettivo prefissato: ottenere un intestino libero. I semi di lino si possono combinare con altri cibi, oppure lasciarli a bagno la sera e berne l’acqua la mattina seguente.

L’intestino ha bisogno di energia

Alla stregua di un qualunque altro organo debilitato, anche il nostro colon, quando è in una situazione di deficit, ha bisogno di qualcosa che ne rafforzi le difese immunitarie e gli restituisca forza. Il miglior metodo per dare vigore alla flora batterica di un intestino debole a  è quello di assumere dei probiotici, nella primissima parte della giornata. A questa soluzione potremmo integrare anche l’assunzione di enzimi che semplifichino la digestione e che in seguito possono permettere un rinvigorimento complessivo del colon, con benefici evidenti sino al sistema nervoso centrale. La posologia corretta per gli enzimi è quella di introdurre, tramite cavo orale, 2 capsule di enzimi, nelle fasi che precedono il pasto principale del giorno. Per ottenere dei risultati significativi bisognerebbe assumere enzimi per 60 giorni e poi interrompere il trattamento alimentare per un po’, onde valutarne i risultati. Gli enzimi sono indispensabili, perchè digeriscono il cibo per ottenere amminoacidi, ma anche acidi grassi e colesterolo, zuccheri semplici e acidi nucleici, essenziali nella creazione del DNA.

Qualora i gonfiori e la pancia dura non fossero passati, è bene ricominciare a distanza di altri 60 giorni lo stesso trattamento che, in questo caso, darà certamente dei risultati più effettivi, a patto di non avere dei problemi più gravi alla base del nostro malessere. In questi casi non si può parlare di una cura generale, ma bisognerà analizzare caso per caso, cercando di individuare una soluzione personalizzata. Si ricorda come sia i prodotti probiotici che le capsule di enzimi sono facilmente reperibili nelle erboristerie, così come nei negozi che vendono prodotti naturali. Non è importante prediligere una marca in particolare, ma assicurarsi che si tratti del giusto prodotto per alleviare i dolori intestinali. Ad ogni modo i probiotici sono una misura migliore dei fermenti lattici, ormai superati dal punto di vista naturopatico e funzionano molto meglio del bicarbonato di sodio, che ugualmente può portare benefici, se assunto 15 minuti dopo i pasti.

Se ti stai chiedendo come si fa a rinforzare il colon e a mantenere un intestino sano la risposta è molto semplice. Occorrerà solo molta volontà, considerato che si dovrà essere molto parchi nelle quantità dei piatti e selettivi nella scelta di quello che si deve mangiare, una volta stabilita la causa del male e cosa disturba l’intestino. Recuperata quindi la giusta motilità intestinale, grazie a frequenti e soddisfacenti evacuazioni e tonifica le mucose intestinali con i probiotici più adatti.

I benefici di una corretta cura intestinale si noteranno anche a livello più superficiale nell’organismo e soprattutto nel caso di signorine e donne attente all’estetica, assicuriamo che gli effetti positivi di un intestino sano sulla pelle sono tanto evidenti quanto straordinari.
Avere un colon in salute significa essere più rilassati e apportare ottimi effetti anche su lucentezza dei capelli e su un risultato anti-age a livello della cute.

genziana proprietà fitoterapiche

Cosa cura la genziana nella fitoterapia

Tra le tante piante utilizzate nella floroterapia la genziana è una delle meno conosciute, nonostante le sue indiscutibili proprietà terapiche. Scopriamo nel dettaglio come assumerla e a cosa ci può aiutare.

La Genziana maggiore, chiamata anche genzianella o Gentiana lutea L., è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Gentianaceae. Si presenta con fiori a campanula, principalmente di colore giallo, riuniti in verticillastri sopra un paio di foglie opposte. La più ammirata è la genziana di Koch (detta pure Gentiana Kochiana) che con la sua corolla a calice, di colore azzurro intenso, ravviva i prati delle Alpi e dell’ Appennino. In Valtellina è particolarmente diffusa la genziana purpurea che presenta fiori delicatamente profumati e dal colore rosa scuro intenso. Ma la più diffusa, nonché la più raccolta ed utilizzata, rimane la variante gialla. La radice contiene principi attivi a azione eupeptica, tonica, depurativa. Per questo motivo è molto usata nella fabbricazione di liquori e in erboristeria.

Come spesso accade, in natura esistono diverse varietà di piante simili tra loro. In questo caso, è assolutamente sconsigliabile raccogliere questo vegetale se non si è assolutamente sicuri che sia una genziana. Questo perché esiste il Veratro album: l’elleboro bianco è una pianta altamente tossica per l’organismo umano e animale.

Genziana maggiore, proprietà e caratteristiche
Fitoterapia con Genziana, le origini
Utilizzo radice genziana
Effetti collaterali genziana
Conservazione radice di genziana

Genziana maggiore, proprietà e caratteristiche

Tornando a parlare della genziana, essa è tipica dell’Europa centro meridionale. Predilige quindi terreni poco umidi ed è diffusa in prati e alpeggi fino ai 2000 metri sopra il livello del mare. Oltre ai fiori, ha un caratteristico fusto lungo e robusto con foglie folte ed ovali alla base che tendono a diventare più piccole mano a mano che si sale ai fiori in cima. La radice è molto grande e spugnosa, con un odore dolciastro ed un sapore amarognolo. Non per nulla, essa è utilizzata come base per la maggioranza degli amari alpini. Essa viene raccolta in primavera o in autunno, ripulita dalla terra in eccesso, tagliata in pezzi ed essiccata al sole finché non diventa di colore giallo. Senza il processo di essicazione sarebbe impossibile consumarla, in quanto fresca rilascia una tossina altamente velenosa. Le sue proprietà fitoterapiche la rendono una pianta molto ricercata, tanto che in Italia la sua raccolta è stata vietata in molte regioni. In alternativa, è stata regolamentata da apposite leggi in altre, come del resto la raccolta di determinati funghi ed erbe selvatiche. Solamente chi ha l’apposita autorizzazione e licenza può cimentarsi al raccolto, sennò si rischiano sanzioni molto pesanti.

genziana proprietà fitoterapiche

La radice è moto ambita in quanto si trova un principio attivo molto importante chiamato genziopicrina (il quale conferisce il tipico gusto amaro) e i principi attivi della amarogenzina, la sostanza più amara che si conosca. Pare che la combinazione delle due sostanze sia molto ambita per trattare la dispepsia, disturbi gastrointestinali, flatulenza, ipo-secrezione gastrica, febbre, anoressia e la disappetenza nei bambini.

Fitoterapia con Genziana, le origini

Le prime notizie dell’utilizzo della genziana si hanno da Plinio e Dioscoride. La Gentiana lutea veniva usata da Gentius, re dell’Illiria il quale gli ha dato il nome e per primo ne ha descritto le ottime qualità farmaceutiche. Il sovrano è stato il primo ad utilizzare la radice di genziana macerata e poi bollita per guarire da una febbre molto alta. Col passare del tempo, gli alchimisti curavano i morsi dei serpenti, le malattie epatiche e digestive e per le sue proprietà lassative e febbrifughe. I Romani poi la utilizzavano allo scopo di curare i disturbi dell’apparato digerente e per le proprietà vermifughe. L’erba di san Ladislao, dal nome del Re Ladislao d’Ungheria. Una leggenda che lo riguarda racconta che durante il suo governo il Regno fu colpito da un’epidemia di peste. Per sconfiggere questo flagello, essendo divulgatore della religione cristiana, il re pregò intensamente e il Signore si rivelò in sogno sotto forma di angelo. Gli ordinò di scagliare una freccia, la quale colpì una piantina di genziana. Grazie ad essa, il re e i suoi alchimisti riuscirono a guarire i sudditi dalla tremenda epidemia.

Durante il Medioevo diventò un valido antidoto contro i veleni in quanto purificava il fegato e fu utilizzata come cura contro la malaria. Infatti, negli orti medievali non mancavano mai genziana, salvia e assenzio.

Utilizzo radice genziana

Le radici di genziana, come gli esperti insegnano, vanno raccolte tra settembre e febbraio e tra il quarto e il settimo anno di età della pianta. Esse vanno pulite dalla terra spazzolandole bene con una spazzolina, come i funghi. Anch’esse non vanno mai lavate, bensì tagliate a piccoli pezzi e lasciate asciugare in un luogo asciutto e ventilato su un graticcio. Bisogna attendere che la radice diventi di un colore giallo per essere considerata sicura.

Effetti collaterali genziana

Attenzione, però: anche se si parla di rimedi naturali e fitoterapia, non è detto che la pianta non possa dare effetti collaterali e non abbia controindicazioni. In ogni caso e specialmente se si assumono farmaci o medicinali per disturbi digestivi, è meglio consultare il medico che, in collaborazione con un erborista, potrà elaborare una prescrizione delle dosi. Si raccomanda comunque di attenersi ai dosaggi consigliati dallo specialista. Da evitare assolutamente di assumere la genziana in caso di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti e nei pazienti affetti da gastrite, ulcera peptica, iperacidità, ernia iatale e/o esofagite anche perché la sostanza fa aumentare la gastrolesività di erbe e farmaci. Per lo stesso motivo, le donne in stato di gravidanza e durante l’allattamento non devono entrare in contatto con la sostanza.

Bisogna tenere presente che un tempo non esistevano antibiotici od ospedali, e gli antichi si affidavano alle proprietà officinali delle piante e dei minerali trovati dagli alchimisti, i dottori dell’epoca (e considerati stregoni o maghi). Ad esempio, lo zaffiro ha molte similitudini con la genziana. La sua formazione avviene nelle rocce magmatiche contenenti molto alluminio oppure nelle rocce metamorfiche. Il colore blu-azzurro dipende dal ferro e dal titanio ed è simile a quello della genziana, ma l’elisir di radice di zaffiro pare curi le malattie dell’intestino quelle del sistema nervoso, tensioni e insonnia. Ottimo per le malattie della vista e il mal di testa, basta appoggiare la pietra sulla parte dolente.

Del resto, l’aspirina deriva dall’albero di salice ed è il medicinale da banco più acquistato e usato a livello mondiale per curare dei piccoli disturbi. Anche in questo caso, chi ha problemi digestivi e di stomaco non dovrebbe abusarne.

Conservazione radice di genziana

Si è parlato di come e quando si deve raccogliere questa preziosa radice, ma non come si conserva. Il metodo più usato e più sicuro è quello dell’essicazione, in quanto così diventa più facile dosare il prodotto e preparare anche la tisana di genziana o il liquore.

Quando ci si addentra su questa strada del liquore alla genziana, bisogna distinguere due ricette italiane. La prima è quella tipica abruzzese e la tradizionale del Trentino Alto Adige. La differenza è che quest’ultima risulta più complessa, in quanto non si utilizza il vino bianco, bensì si fabbrica un distillato. Considerando che ci vogliono anche appositi macchinari, è meglio optare per la preparazione di tisane e del liquore d’Abruzzo: bevibile, amarognolo ma comunque con diversi gradi alcolici.

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