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Paura della penetrazione in medicina e psicologia

Una delle più grandi paure dell’essere umano è la paura di essere penetrati, soprattutto queando questo interessa lo sfintere anale. Inserire qualcosa nell’ano – sia essa una semplice supposta per problemi di salute, che un giocattolo sessuale – spaventa molte più persone di quel che si crede.

Il timore della penetrazione anale ha varie origini. Prima di tutto si sa che l’orifizio anale esiste per uno scopo ben preciso, evacuare. Pertanto, si associa quel punto del corpo a qualcosa di non proprio pulito. La penetrazione spaventa perché può creare disagi, in questo senso.

Rilassare lo sfintere
Paura in psicologia
Apparato nervoso del retto
Cultura e religione
Paura della specula

Spesso dipende da retaggio culturale, da motivi religiosi – si pensi al cattolicesimo, che vieta assolutamente la pratica tra uomini, ma non solo – o da esperienze traumatiche vissute in passato.
Perquisizioni pesanti da parte di poliziotti, uso di medicinali per via rettale o rapporti troppo “vivaci” possono causare un certo timore e scatenare una reazione di forte chiusura, anche quando la penetrazione si rende necessaria – per esempio per visite mediche.

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Ogni persona, inoltre, ha una propria soglia di sopportazione. C’è chi riesce a rilassarsi meglio, chi invece non sopporta neanche di sentire la presenza di qualcosa da inserire nell’ano.

Rilassare lo sfintere anale

Un tabù psicologico si può trasformare in un problema fisico, che comporta spasmi allo sfintere, in maniera del tutto involontaria. Del resto, il muscolo dello sfintere anale interno è totalmente involontario, quindi i suoi movimenti non si possono controllare.

E’ pur vero che esistono degli esercizi utili per imparare a rilassarlo. Il che può servire in più occasione, sia quando si debbono avere dei rapporti intimi, sia quando ci si deve sottoporre a una visita o assumere medicinali via rettale.

Ecco qualche consiglio per gestire i muscoli dello sfintere anale:

  • sedersi su una sedia con gambe divaricate leggermente. L’apertura anale dovrà entrare in contatto con la sedia stessa;
  • stringere e spingere verso l’interno l’ano, fino a sentirlo sollevare. Questa tensione va mantenuta per qualche secondo, circa cinque;
  • rilassare il muscolo per 10 secondi e ripetere questo esercizio per cinque volte.

Questo esercizio prepara al successivo, nel quale bisognerà impiegare meno forza e bisognerà tenere la contrazione per 6/7 secondi. Altri 10 secondi di riposo, ripetuto per cinque volte.
Seguono delle contrazioni rapide e intense, con pause sempre di 10 secondi. Questi esercizi, ripetuti quotidianamente migliorano il controllo sul muscolo anale e aiutano lo stesso muscolo a rilassarsi più facilmente.

La paura della penetrazione anale in psicologia

Come abbiamo già visto, la paura di inserire oggetti o dita o medicinali nello sfintere anale può dipendere dal molteplici motivi.
Tra tutti, un’educazione eccessivamente rigida, che porta anche a provare un certo “schifo” nel compiere determinati atti, di qualsiasi natura. La paura del dolore, poi, può derivare da esperienze traumatiche, anche di terze persone.
Esiste anche il categorico rifiuto, riguardo alla penetrazione nell’orifizio anale, in alcuni individui, legato probabilmente non solo alla paura di sentire dolore, ma anche di essere, in quel frangente, molto più vulnerabili.
Un altro timore è senz’altro legato alla paura di sporcarsi. Questo soprattutto in caso di rapporti intimi. Vale tanto per le donne, quanto per gli uomini. Il terrore di sporcare l’altro può provocare disturbi notevoli, che bloccano i muscoli e rendono impossibile far entrare anche solo un dito.

Ma è una paura che può essere facilmente superata con una buona igiene e con dei lavaggi intestinali che puliscono il retto da ogni impurità. Chiaramente, dev’essere fatto solo quando c’è estrema fiducia, o un convinto desiderio di lasciarsi andare senza remore.

fantasma che non fa paura

 

L’apparato nervoso del retto

Lasciarsi andare e non temere la penetrazione anale non è sempre facile. Bisogna conoscere in primis molto bene il proprio corpo per comprenderne le reazioni. Per esempio, è bene sapere che attorno all’ano e nella zona limitrofa si trova un nervo – chiamato nervo pudendo – che ha numerose funzioni motorie (controlla i muscoli) e anche sensitive.
E’ attraverso questo nervo che controlliamo lo sfintere anale esterno e attraverso quello che passa per il perineo che controlliamo tutti i muscoli del perineo stesso e quelli del pavimento pelvico.
Il nervo quindi “domina” i muscoli dell’ano e controlla in maniera volontaria la continenza fecale. Gli esercizi visti prima investono questo nervo e i suoi muscoli e consentono un maggior controllo dell’apparato in generale, garantendo una certa capacità di rilassamento.

Ecco perché conoscere il proprio corpo è fondamentale per imparare a gestirlo, soprattutto in casi di paure o fobie che non trovano fondamento.

Bisogna infatti tenere conto che solo il 3,5% delle donne e il 9& degli uomini – percentuali calcolate su campioni di individui – preferiscono il sesso anale. Per altri rimane un tabù, l’idea di inserire qualcosa nell’ano non attrae, spaventa e ripugna, persino.

Religione e anismo

L’influenza della religione sulle proprie convinzioni riguardo alla penetrazione anale è tantissima.
Vista come qualcosa di sporco e sbagliato, spaventa uomini e donne in grande misura, che rifiutano l’idea di rapporti intimi anali, ma non solo.
Possono anche rifiutare visite mediche o medicinali.
A tal proposito si può verificare il fenomeno dell’anismo, che al pari del vaginismo, consiste in una contrattura involontaria e forte del muscolo che chiude lo sfintere anale. Una contrattura così potente da non lasciar passare proprio nulla, che rende veramente doloroso ogni tipo di intervento, anche se di natura medica.

L’anismo si può combattere attraverso terapie di rilassamento – come quelle già viste prima – con determinati unguenti oppure, in casi molto seri e irrecuperabili, con la chirurgia.

Purtroppo l’aspetto psicologico gioca un ruolo fondamentale in questo caso, per questo le influenze esterne possono essere responsabili di forme acute di anismo.
Le religioni, per chi è molto devoto, impongono determinati stili di vita e ne condannano altri, inducendo le persone a sentirsi in colpa e sporche anche solo per aver pensato di ricevere una penetrazione anale.

Da qui svariate forme di terrore, di paura, di blocco, che possono essere risolte con l’aiuto di buoni psicologi o terapeuti e con esercizi mirati per imparare a rilassare i muscoli, compresi, ovviamente, quelli dello sfintere anale.

Terapia della specula

Abbiamo visto come tra le paure del rapporto anale o delle penetrazione vi sia quella di risultare “zozzi” e quindi provare una sensazione di imbarazzo e forte disagio con il partner. Ovviamente, questo può riguardare anche ambiti, come per esempio il sottoporsi a una colonscopia e temere di fare brutte figure.

C’è una terapia, totalmente indolore, che può aiutare anche a superare queste fobie, oltre che portare generale benessere all’organismo.
Si tratta dell’idrocolon, utilissimo non solo per pulire l’intestino, ma anche per aiutare il suo naturale funzionamento.

Probabilmente non tutti si rendono conto che nel colon si annidano tossine e rifiuti, legati a più fattori, che fanno perdere all’intestino parte della sua straordinaria funzionalità. Il colon è un po’ il “cuore” del corpo umano. Quando non funziona bene, anche il resto del corpo ne risente. Pertanto, l’idrocolonterapia può aiutare non solo a superare determinate paure, ma anche a mantenere pulito un organo prezioso e indispensabile per la nostra vita.

Il trattamento prevede l’inserimento di una specula nel retto, composta da due tubi: uno per l’entrata dell’acqua filtrata e l’altro per togliere materiale fecale insieme all’acqua utilizzata.

Chi si sottopone a questo trattamento viene tranquillizzato con un massaggio all’addome, che permette il distacco e la frammentazione di materiale fecale, stimolando la peristalsi e aiutando l’intestino a ritrovare una buona funzionalità.

Il trattamento è totalmente indolore, non si sentono cattivi odori e non provoca particolari disagi per chi decide di provarla. Spesso viene fatta prima di una colonscopia, per assicurarsi una pulizia totale dell’intestino e del retto.

Si può comunque scegliere di sottoporsi a questo trattamento anche in altri casi, per provare una sensazione di benessere profonda e di libertà, avendo coscienza del fatto che, superata la terapia, retto e ano saranno perfettamente puliti.

Purtroppo, sempre per il terrore della penetrazione dovuto ad altre ragioni che non riguardano lo sporco, molte persone evitano l’idrocolon terapia e preferiscono affidarsi a metodi diversi, come purghe o similari, nel caso in cui siano costretti a sottoporsi a certe visite mediche.

Il miglior modo per allentare la paura della penetrazione anale, dovuta a traumi o retaggi culturali, è quello di lavorare sulla psiche delle persone, con l’aiuto di esperti del settore. Successivamente si potrà pensare all’eventuale imbarazzo, proponendo l’idrocolon terapia come modo efficace per mantenere pulito e in ordine tutto l’apparato intestinale.

salto tra due montagne

La dieta della tenacia: come imparare dai propri errori

Probabilmente ti sarà capitato di non sentirti determinato/a e/o di aver smarrito la motivazione e la tenacia per intraprendere un percorso ben strutturato e lineare che ti consentisse di raggiungere un particolare nonché desiderato obiettivo.

Iniziare una dieta, ad esempio, è un desiderio che potenzialmente accomuna molti di noi una volta rientrati dalle vacanze estive: è ben noto quanto settembre porti con sé non solo temperature ridotte di qualche grado ma anche una ricca lista di nuovi e ammirevoli propositi.

L’intenzione è forte così come la tenacia poiché si è spesso e già proiettati al risultato finale, alla visualizzazione astratta di una nuova versione di noi stessi.

Proiettarsi costantemente al giorno in cui l’obiettivo verrà raggiunto e concretizzato può potenzialmente e considerevolmente rappresentare una valida motivazione estrinseca.

L’idealizzazione del futuro obiettivo potrà considerarsi efficace, bastevole e soprattutto potrà garantire costanza al nostro percorso?

Nel caso in cui desiderassi approfondire e scoprire cosa probabilmente è accaduto al tuo percorso e quindi ad un eventuale e mancato raggiungimento del tuo obiettivo, ti invito alla lettura dell’articolo ed anche dei paragrafi successivi.

salto tra due montagne

 

La tenacia può determinarne il successo di una dieta

Nel caso in cui avessi già intrapreso una dieta che però hai abbandonato ancor prima di raggiungere il risultato auspicato, ti suggerisco di cominciare a porre in essere dei comportamenti funzionali alla disamina del perché.

Perché non sono riuscito/a a perdere peso? Interrogarsi e porsi in discussione rispetto alle cause scatenanti e predisponenti il mancato raggiungimento dell’obiettivo desiderato. Scoprire quale sia stata la causa dell’insuccesso può considerevolmente supportare un processo di consapevolezza rispetto al quale intraprendere azioni, abitudini e comportamenti più efficaci.

Ciò che spesso viene registrato e quindi con consapevolezza scoperto da chi sceglie di porre in esame le proprie azioni, è una severa e granitica assenza di stimoli motivazionali.

Fra questi, sicuramente, è possibile identificare la tenacia, la forza di volontà. Quanto ci siamo sentiti motivati nel momento in cui abbiamo scelto di intraprendere un percorso come quello di una dieta? Probabilmente poco perché, come ulteriore spiegazione, vi è quella di esser stati manchevoli nel considerare il periodo, il momento preciso nel quale la dieta è stata iniziata: un periodo già di forte stress, ad esempio, non è l’ideale per rivoluzionare le abitudini alimentari poiché esse richiedono costanza, pazienza e, per l’appunto, tenacia.

Molto spesso accade di desiderare un dimagrimento a tutti i costi, oltre i limiti fisiologici spaziali e temporali: l’organismo e la mente sono immersi in un loop innaturale e, soprattutto, poco funzionale all’obiettivo auspicato.

Divenire dunque consapevoli di essere manchevoli in tenacia, motivazione e forza di volontà può inficiare sì negativamente sulla dieta ma può al contempo ingenerare un circolo virtuoso di padronanza e di piena conoscenza delle proprie esigenze e delle richieste che il corpo e la mente avanzano.

Non essere spinti dalla tenacia e, quindi, da una sincera forza di volontà, simboleggia una puntuale e delicata condizione traducibile attraverso molteplici emozioni, sensazioni ed azioni: la mancata tenacia può ingenerare insoddisfazione, frustrazione e scarsa autostima poiché ci si attribuisce la colpa dell’insuccesso quando, in realtà, esso è generato da una carenza posta a monte del percorso.

La tenacia è una condizione di estrema cognizione dal momento in cui risiede nella funzionale consapevolezza dei propri limiti e delle proprie debolezze: la tenacia non è direttamente proporzionata, per quanto comunemente si possa considerare, alla forza ed alla resistenza fisica.

La tenacia è considerevolmente legata ed al contempo si lascia cingere dal valore della costanza poiché il valore motivazionale e funzionale della tenacia si esplica nel perdurare del tempo ed attraverso il raggiungimento di obiettivi posizionati lungo il proprio percorso di crescita personale.

La tenacia, ancora, è descrivibile come una potente forza ed emozione mentale: non può essere manipolata a proprio piacimento dal momento in cui si sceglie, desiderandolo, di divenire persone motivate, tenaci e predisposte al cambiamento. È un percorso, quello della crescita personale, che non si concretizza nell’immediato, esattamente come la tenacia: necessita di tempo e di consapevolezza bastevole tale per cui una persona possa scoprire il proprio potenziale, le proprie debolezze e quindi, ancora una volta ed ancora di più, le proprie potenzialità.

È nella consapevolezza che si posiziona la forza rivoluzionaria nonché generatrice della tenacia. Iniziare una dieta con una predisposizione mentale incentrata e strutturata sugli esclusivi valori della forza fisica e non mentale, della interiorizzazione a valle dell’obiettivo e non a monte, della ostentazione dei punti di forza considerando inaccettabili quelli di debolezza non infonde vitalità al motivo che ha smosso la persona ad intraprendere una dieta.

Ebbene sì, perché vi è una decisiva distinzione fra motivo e motivazione dal momento in cui, rispettivamente, ci si riferisce ad una predisposizione motivazionale estemporanea ed esauribile nel breve periodo; la motivazione possiede, invece, la forza di distribuirsi lungo ed attraverso tempi più ampi e distesi: la motivazione riesce ad esplicarsi, quando sinceramente percepita, con naturalezza, ingenerando nella persona una condizione di benessere psico-fisico.

Constatata dunque la principale nonché più comune causa del mancato dimagrimento, ovvero la non pervenuta tenacia, diviene significativamente funzionale presentarne anche modalità e suggerimenti mediante i quali riscoprire la celata forza di volontà, celata perché è insita in ognuno di noi. A volte accade di dimenticarsene e di ritenersi dunque responsabili di esiti negativi oppure di percepirsi come poco predisposti al sacrificio, al cambiamento ed alla determinazione: superfluo sostenere quanto la suddetta rappresenti una distorta percezione non solo della propria persona ma anche della realtà circostante, una distorsione che inevitabilmente si ripercuote sul divenire e sull’esito di un percorso.

Vedremo dunque, di seguito, quali potrebbero essere gli accorgimenti da porre in essere al fine di intraprendere e vivere con maggiore serenità sì un percorso di dieta ma qualunque percorso si desidera concretizzare al fine di raggiungere un obiettivo tanto desiderato.

 

Come divenire consapevoli della propria tenacia

Florentino Ariza, come narra Gabriel Garcia Marquez in L’amore ai tempi del colera, attende “51 anni, 9 mesi e 4 giorni, notti comprese”, prima di coronare il suo sogno d’amore.

Ciò che questo stralcio letterario nonché esemplificativo evidenzia con arguzia è la combinazione di elementi e condizioni che conferiscono efficacia alla tenacia: la perseveranza sperimentata oltre gli insuccessi e la resistenza percepita nei riguardi dello scorrere del tempo sono esemplificativo esempio di quanto la tenacia sia composita e descritta dalla perseveranza e dalla passione.

Pertanto, per divenire consapevoli della tenacia che risiede, potenzialmente, nelle nostre timide azioni diviene considerevolmente importante rivoluzionare il modo in cui alcuni comportamenti sono stati strutturati ed interiorizzati.

Ad esempio, porsi alla scoperta del mondo nella sua globale soggettività ti consentirà di metterti costantemente in gioco e quindi di scoprire il percorso che maggiormente ritieni appassionante e conforme alle tue attitudini. Ad esempio, potresti aver scoperto una forte passione per la cucina: come conciliarla con il desiderio di dimagrimento? Sperimentando, ad esempio, ricette maggiormente funzionali ai propri desideri alimentari.

Ulteriore suggerimento risulta essere quello di concedersi del tempo al fine di non esasperare comportamenti solo perché strumentalizzati e direzionati verso il dimagrimento prefissato. Concedersi tempo significa non solo conoscersi ma anche concedersi una pausa per ripartire con rinnovata energia: interrompere momentaneamente una dieta potrebbe apparire controproducente ma non se interiorizzata come possibilità di ritrovare un’omeostasi psichica dalla quale ripartire motivati.

tempo tiranno

 

Preservare aspettative realistiche può considerevolmente considerarsi un valido suggerimento da porre in essere al fine di corroborare il proprio essere tenaci. Sperimentare sincera passione nei riguardi di un’attività e percepire determinazione verso il raggiungimento dell’obiettivo non vanno assolutamente confusi con la smodata ricerca della perfezione: se da quest’ultima guidati si rischia di perdersi e di perdere passione e motivazione poiché, come affermato all’inizio, significherebbe essersi immaginati già al termine del percorso appena iniziato.

Le fragilità vanno accolte, i dubbi ascoltati e le pause concesse affinchè un obiettivo non solo sia raggiunto ma vissuto con passione, desiderio e benessere psico-fisico.

pillole effetto placebo

Effetto placebo : pillola miracolosa o mera suggestione ?

Quante volte abbiamo sentito parlare di effetto placebo?
Probabilmente molto spesso, pensando subito a un effetto dovuto a mera suggestione, che sappiamo avere una certa influenza sulla psiche umana.

Ma cos’è esattamente l’effetto placebo? Si può essere condizionati e quindi provare sollievo pur assumendo pillole che non sono reali farmaci?

Partiamo dal presupposto che l’effetto placebo si verifica in un soggetto che avverte un miglioramento delle proprie condizioni di salute in seguito a una determinata cura farmacologica.
Alla base di questo effetto c’è una risposta psicologica, legata alle aspettative che i soggetti ripongono nei farmaci o nelle cure.

Psicologia ed effetto placebo
L’effetto placebo nel passato
Pillole con effetto placebo
Il ruolo del caffè e dell’alcool
Rimedi naturali
Animali ed effetto placebo
Disperazione e suggestione

A livello scientifico, viene usato per capire quale farmaco è davvero efficace. Il farmaco “buono” è il farmaco che determina effetti diversi da quelli dati dal placebo.

Finché gli effetti ottenuti saranno gli stessi, non si potrà dimostrare che quella cura è realmente efficace. In questi esperimenti né il paziente, né lo sperimentatore sanno quale dei farmaci somministrati sia effettivamente quello placebo.

pillole effetto placebo

Entriamo nel dettaglio dell’effetto placebo, cercando di capire come si innesca questo meccanismo nella nostra psiche.

Psicologia ed effetto placebo

Per molti l’effetto placebo non esiste. E’ come essere suggestionati, senza che sia reale il sollievo che si prova.
In realtà il meccanismo che innesca questo effetto è di natura psicosomatica. Non è quindi un effetto “irreale”, c’è dietro una valida spiegazione scientifica.
Il sistema nervoso provoca delle modifiche fisiologiche e psicologiche, tramite la produzione di endorfine, sulla base delle aspettative che il soggetto o paziente ripone in quella specifica cura o in un dato farmaco.

Questa spiegazione semplifica il fenomeno, che invece è assai complesso da studiare e comprendere. I soggetti che provano sollievo con una cura, dalla quale si aspettano molto, sono soggetti che si sono autosuggestionati, ma è indubbio che i miglioramenti vi siano, anche se solo a livello di sintomi.

Questo è stato ampiamente dimostrato. L’effetto placebo crea una sensazione di benessere, i sintomi si attenuano, ma la patologia non regredisce. Si può dire che annebbia la mente? Non proprio, ma si può certamente affermare che agisce sulla psiche, portando i soggetti a provare sollievo, anche di fronte a dolori molto acuti, come quello di una frattura. Questo perché le endorfine contrastano la percezione del dolore fisico o di altri sintomi poco piacevoli.

Il subconscio in questo ha sicuramente un ruolo molto importante. Se si è predisposti, è facile cadere vittime dell’effetto placebo. Non a caso, è boom di discipline olistiche, dove omeopatia, fitoterapia e thetahealing la fanno da padrone. Funzionano? A livello di sintomi, se si è particolarmente suggestionati, sicuramente sì. Mentre non ci sono evidenze scientifiche sugli effetti che possono avere sulla patologia.
Per intenderci, nessuno è mai guarito da un tumore con un placebo.

Non a caso si sperimentano solo per provare l’efficacia di un farmaco, dimostrando quanto può si può essere condizionati dalle proprie aspettative.

L’effetto placebo nel passato

La medicina del passato si basava quasi esclusivamente sulle convinzioni che i trattamenti messi a punto fossero efficaci. Si pensi ai salassi, all’uso di arsenico o del veleno di serpenti. Se siamo giunti fino al 2021 è perché nel passato questi rimedi hanno ottenuto qualche risultato, sconfiggendo malattie e malanni in qualche modo.

Ci sono poi alcuni casi “celebri” che ci fanno capire l’importanza di questo effetto nella medicina. Le persone “credono” nel valore di una certa cura e il fisico reagisce di conseguenza. Forse non sconfigge la patologia, ma in certi casi il miglioramento è reale e visibile.

Nel 1939 il medico italiano Fieschi creò un nuovo metodo per trattare i problemi dovuto all’angina pectoris. Osservò che l’aumento di flusso di sangue al cuore portava dolore e iniziò a trattare i pazienti con piccoli incisioni sul petto e con la doppia legatura delle arterie mammarie. Questo sistema fu applicato per più di vent’anni, quando un altro medico decise di dimostrare la reale efficacia di questo trattamento.

Prese diciassette pazienti in attesa di intervento in due gruppi. Uno di questi fu trattato con la solita procedura, all’altro furono praticate solo le incisioni.
Nei pazienti non operati, quindi in quelli che non avevano subito la legatura, si sono verificate le stesse condizioni di miglioramento dei pazienti operati.

L’esperimento dimostrò che l’effetto placebo poteva funzionare anche a livello chirurgico, proprio per il grande potere che aveva di convincere la psiche che una determinata cura fosse efficace.

Le pillole con effetto placebo

Si pensa che farmaci spacciati per tali, ma che sono in realtà pillole di zucchero, portino all’effetto placebo solo se il paziente non sa che sono “finte”.
Verrebbe da pensare che funzioni solo in questo modo, in realtà la psiche umana è molto più complessa ed è stato dimostrato che effetti benefici si sono avuti anche quando i pazienti erano consapevoli di assumere una pillola di zucchero.

Tutto ciò è dimostrato da un’analisi, chiamata revisione sistematica, che ha preso in considerazione le ricerche pubblicate sull’effetto placebo nei casi in cui i pazienti erano a conoscenza del fatto che fossero medicinali finti.

Si è visto che anche senza “ingannare” i soggetti, la pillola di zucchero ha condotto a dei miglioramenti nei pazienti affetti da mal di testa, mal di schiena o depressione. Addirittura si sono visti effetti benefici su individui che soffrivano di colon irritabile e iperattività. E si è notato come, una volta smessa l’assunzione del placebo, i sintomi siano tornati tutti e la situazione sia di nuovo peggiorata.

Va da sé che il potere della suggestione è davvero forte. Essere convinti di poter star meglio, nonostante si tratti palesemente di una pillola di zucchero, ha portato quei pazienti a provare reale sollievo. Condizionati dalle parole dei medici e dal fatto che la mente umana si aspetta di stare meglio quando il corpo assume una pasticca, i pazienti consci di prendere un placebo si sono comunque sentiti meglio.

Per questo motivo, forse, stanno avendo parecchio successo oggetti o altri sistemi non convenzionali che dovrebbero alleggerire i disturbi.
Tra questi troviamo i braccialetti o scritte motivazionali sul braccio. I braccialetti vengono venduti in rete o nei mercati, in generale anche da operatori olistici. Li troviamo in rame, ma non solo, impreziositi con scritte o intarsi.
Anche un noto personaggio televisivo ne fa uso ed è stato ampiamente criticato per questo.
Producono un effetto placebo non nocivo, ma certamente non guariscono e, secondo studi approfonditi, non portano a miglioramenti evidenti della propria condizione di salute.

Questo vale anche per le scritte motivazionali, che stimolano la psiche, ma che non trovano spiegazione scientifica nel loro uso.

Caffè e alcool, suggestioni ed effetto placebo

Un’altra auto-suggestione che l’essere umano conosce bene è quella legata al caffè. Quanti di noi bevono una tazza di caffè al mattino, dichiarando di sentirsi poi in pace col mondo?

In realtà si tratta di convinzioni radicate senza evidenza scientifica. La tazza di caffè non migliora l’umore, né i tempi di reazione. Secondo alcuni studi, è efficace solo perché ci si convince che lo sia: l’idea di aver consumato caffeina stimola l’attenzione, ma non è la caffeina stessa a provocare questo effetto.
Questo riguarda anche l’uso di alcool.
Spesso quando si vivono situazioni stressanti o forti stati d’ansia si crede di poter stare meglio bevendo alcolici.
Danno una sensazione immediata di sollievo, allentano la tensione, ci si sente più leggeri. Si è convinti dell’effetto benefico, ma in realtà non fanno che peggiorare la situazione.

Rimedi naturali, tra convinzioni e reali risultati

L‘omeopatia non è vista di buon occhio dai medici tradizionali, tuttavia è molto richiesta. Il boom di operatori nel campo ne è la prova. Soprattutto quando si tratta di eliminare gli stati d’ansia o depressivi, l’omeopatia sembra sortire più di un effetto placebo. Ma non ci sono studi a conferma di ciò. Anche in questo caso si pensa che l’essere convinti della sua efficacia aiuti i pazienti a sentirsi meglio. Ma quando la depressione è seria, non ci si può aspettare grandi risultati, per quelli occorrerà sempre il ricorso alla medicina tradizionale.

Un altro rimedio, di cui però non si ha valenza scientifica, è l’agopuntura.

I medici sconsigliano questa pratica, soprattutto per quelle patologie per le quali è previsto un trattamento farmacologico specifico. Tuttavia, questa tecnica rimane tra le più apprezzate e sfruttate dalla popolazione e non è raro imbattersi in pazienti pienamente soddisfatti del trattamento.

Ricerche di anni e anni non hanno dimostrato la sua efficacia contro le malattie. Quindi si pensa che gli effetti positivi siano causati da una buona combinazione di aspettative, suggestione, condizionamento e altri meccanismi della psiche. Ad ogni modo l’uso di fiori di bach da parte di una gran fetta di pubblico rivela come molte pratiche cosiddette “alternative” abbiano basi solide e non facciano unicamente leva sulla forza del subconscio.

Animali e placebo

Esiste un effetto placebo anche negli animali?
Molti studi affermano che gli animali possono subire un certo condizionamento e che anche in loro è stato riscontrato l’effetto placebo.
Chiaramente, in maniera diversa da come avviene per noi umani.
Si è visto, per esempio, che un animale trattato con iniezioni di un certo farmaco, continuasse a sentirsi meglio nonostante la sostituzione dello stesso con un placebo.

Questo è possibile, probabilmente, grazie al condizionamento Pavloviano.
Anche in campo analgesico si riscontrano effetti simili. Nell’animale la risposta al placebo sembra dipendere dalla dopamina.

Seppur in maniera diversa, anche gli animali possono essere suggestionati e convinti di stare meglio grazie a medicinali o altri trattamenti. Collegano la sensazione di benessere provata a ciò che viene somministrato, quindi, anche quando il farmaco viene sostituito con un placebo, continuano a sentirsi meglio.

cervello suggestionato

Disperazione e suggestione

E’ facile che l’essere umano si lasci suggestionare da qualcosa o da qualcuno. Subire determinate influenze è quasi fisiologico. Quando la salute viene a mancare o quando qualcosa turba la tranquillità, si diventa molto più suggestionabili.

Ma la suggestione può anche essere indotta, può entrare nella mente umana senza che ci si renda conto di quanto sta realmente accadendo. Conoscere il potere della suggestione aiuta a gestirla, soprattutto quando si tratta di farmaci alternativi, proposti da individui carismatici che potrebbero in realtà creare problemi.

Inoltre è bene anche tenere a bada l’auto-suggestione, che può portare a convincersi di essere malati o, al contrario, di poter guarire senza gli aiuti giusti.

Purtroppo la disperazione in alcuni momenti rende più deboli e facili al fascino di soluzioni alternative. Provare queste soluzioni e trovare giovamento, perché convinti che funzioni, non fa che alimentare l’effetto placebo, senza curare realmente il problema.

L’effetto placebo non è, tuttavia, del tutto negativo. In alcuni casi può aiutare le persone a reagire e si sa che se la mente reagisce, anche il corpo risponde (come nel caso di alcuni malati terminali che sono riusciti a compiere grandi imprese solo grazie alla forza di volontà).
Ciò che conta è distinguere effetti benefici da quelli nocivi e fidarsi di conseguenza della medicina tradizionale come aiuto concreto contro malattie e problemi seri di salute.

uomo stressato

Come ridurre lo stress fisico e mentale

Eliminare lo stress dalla propria vita è un desiderio comune. Lo stress avvelena l’esistenza, provoca problemi fisici e psicologici, è un nemico, insomma, contro il quale buona parte della popolazione deve combattere.

Limitare lo stress è importante per poter condurre una vita tranquilla e piacevole, ma non sempre è possibile. Del resto la vita stessa a volte è stressante, con ritmi troppo veloci, lavori difficili, relazioni complicate e problemi finanziari.

Cos’è lo stress
Stress e sintomi
Il ruolo del cortisolo
Stress da lavoro
Modi per eliminare lo stress
Gli integratori più efficaci
come sfogare lo stress
Stress ossidativo
La funzione dello zenzero
Floriterapia e caregiver

Difficile, per chi vive ai giorni nostri, eliminare o ridurre lo stress. Bisognerebbe poter cambiare vita e abitudini e non sempre è possibile. Ci sono tuttavia dei rimedi che possono aiutare a limitare la sua azione distruttiva. Ma prima è bene capire cos’è lo stress, quando si manifesta e come, e perché è importante affrontarlo per vivere meglio.

Cos’è lo stress

Diciamo subito che lo stress non è altro che una risposta psicofisica ai compiti, emotivi, cognitivi o sociali che una persona percepisce come eccessivi.
I disturbi da stress sono numerosi, soprattutto quando lo stadio è avanzato.
Nella medicina si evidenziano, infatti, tre fasi:

  • fase di allarme, quando ci si sente sopraffatti e si cercano risorse per sostenere tutti i doveri richiesti
  • fase di resistenza, quando si prova ad adattarsi al nuovo tenore di vita
  • fase di esaurimento, quando cadono le difese e compaiono sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.

uomo stressato

 

E’ evidente che non tutti gli stress sono uguali. Sostanzialmente, vengono divisi in due categorie: acuto e cronico. L’acuto si riferisce a un periodo stressante limitato. Cronico a un periodo non limitato che porta alla cronicizzazione dei sintomi della fase di esaurimento.

Lo stesso stress cronico si può dividere in due gruppi, quello intermittente e quello propriamente detto. I secondi sono quelli più pesanti da sopportare perché di lunga durata, e raramente risolvibili senza l’aiuto concreto di uno specialista.

I fattori scatenanti dello stress possono essere molti, tra i quali troviamo:

  • eventi della vita, sia piacevoli che spiacevoli (la nascita di un bambino o un lutto)
  • cause esterne
  • fattori ambientali
  • malattie organiche
  • eventi catastrofici come cataclismi

Quando ci troviamo di fronte a più problemi, quindi a più fattori scatenanti, lo stress diventa quasi insopportabile e provoca sintomi di vario tipo, non solo psico-fisico, ma anche emotivi.

Vediamo quali sono.

Stress e sintomi

Limitare lo stress è necessario sempre, ma lo è in particolar modo quando si nota il comparire di determinati sintomi fisici, psicologici ed emotivi che dovrebbero suonare come campanello d’allarme.

Sintomi di stress mentale:

  • piangere facilmente
  • avvertire un senso enorme di pressione
  • provare ansia
  • provare molta rabbia
  • la vita perde di significato
  • ci si sente solitudine
  • ci si sente sul punto di esplodere
  • grande infelicità
  • ci si sente impotenti di fronte agli avvenimenti della vita.

Ma lo stress comporta anche chiari disturbi fisici, tra i quali troviamo:

  • mal di testa
  • schiena dolorante
  • difficoltà a digerire
  • spalle e collo molto tesi
  • dolori allo stomaco
  • facile tachicardia
  • mani spesso sudate
  • battiti irregolari
  • irrequietezza
  • difficoltà nel prendere sonno
  • stanchezza senza un valido motivo
  • perdita di appetito e vertigini
  • eventuali problemi nella sfera sessuale
  • fischi alle orecchie
  • caduta dei capelli
  • dimagrimento concentrato sul volto
  • un significativo aumento del colesterolo

Lo stress comporta anche dei sintomi comportamentali, nei quali tanti soggetti che sono vittime di ansia si riconoscono. Tra questi ci sono la fame nervosa e l’incapacità di portare a termine dei progetti.

In generale lo stress, quindi, colpisce l’intera persona, sia dal punto vista emotivo che dal punto di vista fisico.

Si evidenzia, nei soggetti altamente stressati, anche l’aumento del cortisolo.
Vediamo nello specifico di cosa si tratta e come fare per ridurre l’ansia che provoca l’aumento di questo particolare ormone.

Cortisolo, “ormone dello stress”

Il cortisolo viene definito “ormone dello stress” in virtù del fatto che la sua produzione aumenta parecchio in condizioni di grave stress psico-fisico, causando non pochi problemi.

Per scongiurare l’aumento di produzione di questo ormone bisognerebbe eliminare ogni fonte di stress dalla propria vita. Ma, come è facilmente intuibile, questo non è sempre possibile.

Il cortisolo si alza quando viviamo male, quando facciamo un lavoro stressante o stiamo gestendo una relazione agitata. Le conseguenze sono un’evidente gonfiore addominale e più in generale un aumento di peso, dovuto alla fame nervosa che esso scatena, quando se ne produce troppo.

Ma come ridurre il cortisolo, se non si riesce a eliminare lo stress dalla propria vita?
Con qualche accortezza, che si rivela utile anche per gestire al meglio le situazioni poco piacevoli che un individuo può vivere durante la sua esistenza.

Curare l’alimentazione è uno dei sistemi più efficaci per ridurre sensibilmente il cortisolo. Bilanciare il rapporto tra proteine e carboidrati favorisce la riduzione dell’ormone dello stress, oltre che aiutare l’individuo a mantenere una dieta sana.

Fare esercizio fisico regolarmente e ridurre il consumo di caffeina sono altri ottimi rimedi contro la produzione eccessiva di questo ormone.

Inoltre, è importante imparare a rilassarsi, sfruttando le tante tecniche che si hanno a disposizione, come per esempio lo yoga. Anche concedersi il giusto numero di ore di sonno può essere d’aiuto per tenere sotto controllo il cortisolo.

Inoltre, è importante tenersi impegnati con hobby piacevoli, che siano stimolanti e concedersi momenti di relax e pura allegria, passando dei momenti con le persone che si amano e che fanno stare bene.

Cercare di condurre il più possibile una vita “parallela” a quella stressante, in poche parole, che limiti i danni provocati da ansia e stanchezza.

Tutto questo perché persino il lavoro può rivelarsi fonte di stress, soprattutto se rientra in determinate categorie.
Vediamo insieme quali sono questi lavori.

Lavoro stressante

Il lavoro è una parte importante della vita di un essere umano. Su di esso si basa la sicurezza economica e il benessere di intere famiglie.
Ma certi tipi di lavoro possono risultare usuranti, alla lunga, e condurre verso uno stato di stress cronico molto pericoloso.

Ecco l’elenco di dieci lavori veramente stancanti:

  • militare, perché si preparano per una guerra o comunque per affrontare scontri armati. Lo scontro armato è, infatti, una delle condizioni che scatena maggiore ansia in assoluto, non a caso tanti militari soffrono di disturbo post-traumatico da stress
  • vigile del fuoco, esposti come sono a continue e serie minacce per la loro vita, questo tipo di mestiere fa vivere costantemente sul filo del rasoio, alzando il livello di ansia e stress di molto, rispetto ad altri lavori
  • pilota di aerei, perché i ritmi di vita sono tanto sostenuti – cambi di fuso orario, voli notturni – e perché si ha una responsabilità enorme, quella dell’incolumità della vita di tanti passeggeri
  • poliziotto, per ovvie ragioni rientra tra i lavori con un alto livello di stress, paragonabile a quello del militare
  • organizzatore di eventi, anche se sembra strano che questo lavori figuri come stressante, visto che l’organizzatore non rischia la vita e non vive situazioni di emergenza. In realtà questo tipo di lavoro richiede ottime doti gestionali, poiché il compito di un organizzatore è quello di fondere, in maniera armonica e funzionale, varie azioni di natura diversa e slegate tra loro
  • giornalista/reporter, perché deve essere sempre al passo con quanto accade e reperibile 24 ore su 24. Inoltre, come militari e poliziotti, spesso si mette in situazioni pericolose e piene di incertezze
  • il medico del pronto soccorso, perché deve prendere delle decisioni importanti sulla vita di altri individui in tempi molto ristretti. Assiste poi a sofferenza, dolore, tristezza e reggere le emozioni degli altri non è affatto semplice
  • PR, ossia chi si occupa di pubbliche relazioni. Occorre molta fermezza e la capacità di sapersi confrontare con tante persone tutte diverse per portare a termine l’obiettivo. Ci vuole autocontrollo, e tanta tolleranza, qualità che sono messe alla prova di continuo
  • tassista, perché vive la sua giornata in auto, girando per la città tante volte, e debbono rispondere a varie pretese e non sanno mai con chi avranno a che fare. Ha la sua dose di rischio che rende il tutto ancora più stressante
  • insegnante, lavorare con bambini e adolescenti è sicuramente estenuante sotto molti punti di vista, inoltre il docente ha la responsabilità del benessere degli allievi e deve saper agire in maniera corretta in ogni frangente.

donna stressata a lavoro

 

Non solo chi lavora è sottoposto a stress. Le situazioni difficili si presentano anche ai giovani, soprattutto se sono studenti che stanno per affrontare lunghe sessioni di esami o di studio.
Avrebbero bisogno di fare più sport, in maniera leggera ed edificante, senza sollecitare ulteriormente la brama di successo. La scuola, com’è impostata, crea grande competitività, fin dai primi anni. Si cerca il voto migliore, e non si pensa al percorso. E non si pensa che spesso questo diventa enorme fonte di ansia per bambini e ragazzi.

Lo stress dei giovani è vissuto anche in famiglia: gli adolescenti si scontrano spesso con i genitori, sono alla ricerca di un’identità propria e vivere questa fase della vita con leggerezza talvolta si rivela complicato.

Dal canto loro, gli adulti, devono fronteggiare persone “nuove” e spesso anche i genitori vivono come fonte di stress il cambiamento dei figli. Uno stress che si aggiunge, magari, ad altri più grandi, come la perdita del lavoro, o di una persona cara, o problemi con il coniuge e così via.

Va da sé, che in uno stadio ultimo, da qualche parte bisogna lasciar sfogare lo stress e spesso esso si tramuta in rabbia.

Quando si vive uno stress cronico, provare rabbia per piccole cose è normale, ma bisogna assolutamente attuare un cambiamento di vita per riportare la situazione alla normalità. Oltre a farsi seguire dallo specialista, è giusto provare dei rimedi pratici per limitare lo stress e provare a migliorare la proprie condizioni di vita.

 

Modi concreti per eliminare lo stress

Esistono dei sistemi per limitare lo stress, che vanno oltre le eventuali terapie farmacologiche, comunque utili in casi di stress cronico o molto grave.

Questi rimedi sono attuabili da chiunque e danno sollievo, perché comportano un cambiamento di vita notevole e aiutano l’organismo a reagire bene alla tensione.

Vediamo quali sono e come metterli in pratica.

  • Meditare: la meditazione praticata anche pochi minuti al giorno abbassa i livelli di cortisolo e riduce l’ansia. Alternare la meditazioni a esercizi di respirazione profonda e rilassamento muscolare consente di ottenere migliori risultati
  • Ascoltare della musica. La musica è in grado di cambiare gli stati d’animo dell’essere umano. La musica rilassante, di sottofondo magari mentre si lavora, aiuta a concentrarsi meglio. Oppure si può ascoltare la propria musica preferita durante le faccende domestiche, o mentre si cucina. Lo scopo è quello di tenere a bada l’ansia e la tensione e funziona sempre.
  • Stare in mezzo alla natura. Concedersi passeggiate, gite al mare se possibile, o anche semplicemente in un parco cittadino, purché ci sia natura da ascoltare e annusare. Inoltre, non bisognerebbe mai dimenticarsi di prendere sole almeno 15 minuti al giorno, alza la vitamina D e questo favorisce l’abbassamento del cortisolo.
  • Riposare a sufficienza. Bisogna dormire almeno 7/9 ore per notte, evitando i sonnellini pomeridiani – da sostituire con momenti di relax come la meditazione o l’ascolto di musica o la lettura di un buon libro – e cercando di rispettare routine e orari, per dare al corpo un po’ di equilibrio. Ancora una volta il livello dell’ormone dello stress si abbasserà e sarà possibile affrontare meglio le giornate
  • Fare vita sociale. Per quanto possibile in un periodo un po’ particolare come questo, è bene cercare di avere una buona vita sociale. Vedere gli amici, uscire, parlare con la gente, sedersi a un bar per un caffè, sono tutte azioni in grado di distrarre e di rilassare. Inoltre, l’essere umano è un animale sociale e per stare bene ha assolutamente bisogno di confrontarsi con gli altri.
  • Praticare dello sport. Dovrebbe essere un must per tutti. L’attività fisica combatte l’ansia e aiuta a riposare meglio, ma dovrebbe essere pratica di mattina o comunque non troppo tardi. Saranno liberate le endorfine, che aiutano a star bene, a sentirsi più sereni e felici.
  • Alimentazione sana. Evitare stimolanti e troppi carboidrati, anche se il corpo sembra richiederli, è un ottimo modo per limitare lo stress. Mangiare sano porta equilibrio anche a livello mentale e aiuta a gestire le situazioni d’ansia in maniera migliore.

Integratori per eliminare lo stress e oli essenziali

Oltre ai rimedi pratici, si può ricorrere a determinati integratori naturali per limitare i danni provocati dall’ansia e dalla tensione.
Sono naturali, e non presentano controindicazioni, anche se è sempre bene rivolgersi a uno specialista per farsi consigliare al meglio.
In ogni caso, questi integratori naturali si rivelano utili quando lo stress è ancora in fase iniziale, e possono evitare che la situazione peggiori. In casi di stress cronico o molto serio, l’intervento del terapeuta si renderà per forza di cose necessario.

Ecco quali sono gli integratori adatti per limitare lo stress:

  • Rhodiola Rosea – la pianta con azione adattogena più completa, aumenta la resistenza fisica alle situazioni difficili e regala grande energia mentale;
  • Melatonina – la sua azione principale è quella di regolare il ciclo sonno-veglia, migliorando la qualità del riposo, importantissima per abbassare il cortisolo;
  • Vitamine del complesso B – Queste vitamine svolgono moltissime funzioni nel nostro organismo. Tengono lontano il senso di fatica e di stanchezza, proteggono le funzioni cerebrali e prevengono depressione e irritabilità. Inoltre stimolano un corretto metabolismo di zuccheri e grassi.

Oltre agli integratori, si possono ottenere dei buoni risultati anche con gli oli essenziali, purché si usino quelli corretti. Vediamo quali sono i più adatti per combattere lo stress, favorire un buon riposo e ritrovare un po’ di energia.

  • Olio essenziale alla lavanda: effetto calmante sul sistema nervoso. Viene utilizzato anche per combattere l’insonnia, disturbo di cui si soffre spesso quando si è molto tesi.
  • Olio essenziale all’arancio: allenta le tensioni muscolari ed è usato proprio contro ansia e stress, anche quello pesante.
  • Olio essenziale al gelsomino: abbatte tristezza e depressione e aiuta a ritrovare il buon umore, importante per reagire bene ai momenti difficili.
  • Olio essenziale alla menta: primo fra tutti per dare energia, combattere stanchezza, apatia e stress pesante.

 

Come sfogare lo stress con gli esercizi fisici

Lo stress va sfogato, fatto uscire in qualche modo prima che diventi veramente nocivo per il corpo.
Ci sono vari esercizi fisici che si possono fare per allentare la tensione, oltre, chiaramente, a del sano sport.

Il primo esercizio, consigliato anche dagli specialisti, è la respirazione profonda. E’ importante perché aiuta a placare l’ansia e si può praticare proprio nei momenti in cui ci si sente schiacciati dai problemi e dallo stress. Si può praticare anche in assenza di gravi sintomi, come buona abitudine per imparare a reagire correttamente ai momenti di stanchezza e tensione.

Un altro esercizio consigliato è la camminata o corsa leggera. Meglio di mattina, con l’aria fresca e frizzante, questo esercizio permette di iniziare correttamente la giornata. I più allenati potranno anche dedicare qualche minuto alla corsa, che aiuta a rilasciare la serotonina, l’ormone del buonumore in grado di contrastare quello dello stress.

Anche yoga e pilates sono due attività molto consigliate per non subire lo stress.
In generale tutti questi esercizi, uniti all’uso corretto di integratori e oli essenziali possono rappresentare un valido aiuto contro la tensione, evitando che essa travolga senza lasciare scampo.

 

Una particolare forma di stress: lo stress ossidativo

Lo stress ossidativo indica l’insieme di alterazioni che si producono nei tessuti o nelle cellule quando sono sottoposte a un eccesso di agenti ossidanti. L’effetto che produce questo stress è quello della morte cellulare e delle alterazioni del metabolismo.

Per quanto un normale livello di stress ossidativo sia positivo, per il rilascio dei radicali liberi dell’ossigeno, un livello alterato può provocare svariati disturbi e cambiare le funzioni metaboliche legate alle proteine e alle difese immunitarie – non è un caso se si sostiene che durante i periodi di forte stress le difese immunitarie cadono inesorabilmente.

Questo tipo di stress, in realtà, va a braccetto con le situazioni d’ansia e di tensione, pertanto è importante combatterlo con tutti i mezzi a disposizione.
Ed è importante mantenere una giusta alimentazione, evitando di consumare troppi zuccheri e preferendo cibi freschi, naturali e salutari che mantengano un buon equilibrio interno di vitamine, proteine e sali minerali.

Gli zuccheri, infatti, sono responsabili del rilascio del cortisolo e quando si esagera – in caso di fame nervosa dovuta appunto a stress – l’ormone raggiunge livelli molto alti, creando non pochi scompensi.
Da eliminare anche dolcificanti e limitare i carboidrati troppo raffinati, che non danno nutrienti al corpo, ma finiscono per rendere irritabili e di cattivo umore.

Lo stesso vale per alcool e caffeina, che scombussolano anche il sonno e pertanto non aiutano ad affrontare lo stress in maniera ottimale.

Un aiuto contro la tensione: lo zenzero

Tra gli aiuti offerti dalla natura per combattere e limitare lo stress troviamo lo zenzero. E’ perfetto nei momenti di grande tensione, anche per i ragazzi che rientrano a scuola e debbono affrontare ore e ore di studio intenso.

Perché lo zenzero è così efficace? Vediamo insieme le sue proprietà:

  • favorisce la digestione. La digestione ha a che fare con lo stress, anche se non ci si pensa mai. L’ansia, infatti, viene scaricata sul sistema digerente quasi sempre, rendendo difficoltoso il processo digestivo.
  • Ha un effetto depuratore, perché elimina le tossine dal corpo e crea un generale senso di benessere, utile ad affrontare i periodi più complessi.
  • Ha anche un effetto tonico, infatti lo zenzero è una pianta officinale che dà molta energia al corpo, cosa di cui si ha bisogno quando si è fortemente stressati.

Stress del caregiver

Una forma particolare di stress colpisce le persone che debbono occuparsi di un famigliare malato, magari 24 ore su 24.

Il caregiver è pieno di responsabilità e il carico di ansia è davvero molto. Senza contare che i sentimenti di affetto per il famigliare malato non fanno che aumentare la paura che possa accadere qualcosa e questo porta a un peggioramento dello stato di stress che già vivono.

Sono soprattutto le donne, le vittime di questa forma di ansia, perché sono spesso le donne che si prendono cura di mariti o figli o genitori malati e allettati.

Non dormono di notte, mangiano poco di giorno e restano sempre vigili, innescando un pericolo meccanismo che va a incidere fortemente sulla loro salute.

Purtroppo, non tutti possono permettersi degli aiuti esterni e pertanto queste persone debbono fare tutto da sole, andando incontro a una forma di stress cronico e pesante.

Bisogna che il caregiver sviluppi resilienza, e lo può fare solo cercando di prendersi cura comunque di se stesso, senza isolarsi mai col malato, trovando qualche momento di svago e condividendo il più possibile la sua condizioni con altre persone, facendosi aiutare appena ce n’è la possibilità.

Oltre a questo, può mettere in pratica tutti i rimedi già visti fin qui, utili a contrastare varie forme di stress, sia leggere che più pesanti.

 

domino interrotto

Peristalsi intestinale: importanza e funzioni principali

La peristalsi intestinale è un processo fisiologico comandato dal sistema nervoso che manda l’input all’intestino grazie alla presenza dell’acetilcolina. La molecola dell’acetilcolina è uno dei neurotrasmettitori più importanti, nel sistema nervoso centrale è coinvolta in diverse funzioni tra cui quella del controllo del movimento; nell’intestino viene liberata dal nervo vago per influire su molte attività quali la liberazione dei succhi gastrici e pancreatici e le contrazioni. Il movimento di contrazione involontario, detto onda peristaltica, coinvolge la muscolatura dell’intestino ed aiuta il transito del cibo fino alla parte finale del colon.

Segnali di una peristalsi lenta
La ginnastica che aiuta la peristalsi torbida
I farmaci che possono aiutare
Come migliorare la peristalsi nei bambini

Tale processo è davvero importante in quanto permette alle sostanze di compiere il viaggio nella direzione lineare dall’intestino al colon e il rimescolamento dei succhi gastrici col chimo, sostanza presente nello stomaco e costituita da enzimi e cibo parzialmente digerito.

Espone inoltre il cibo alle pareti intestinali per permettere così l’assorbimento delle sostanze e per direzionare il materiale fecale in avanti, attraverso l’intestino crasso e infine nel retto, permettendo la defecazione.

domino interrotto

Peristalsi lenta: segnali tipici che si presentano contemporaneamente.

In alcuni soggetti può accadere che la peristalsi intestinale sia lenta o, in casi più gravi, assolutamente assente.
Se la peristalsi è lenta le feci ristagnano a lungo nel tratto intestinale, perdono liquidi ed acquisiscono una consistenza secca e dunque di difficile espulsione.

I segnali comuni ai pazienti e che si presentano contemporaneamente sono: alitosi, gonfiore e crampi addominali, disidratazione, addome acuto, stomaco gonfio e meteorismo.

Le cause dell’intestino pigro sono varie: colon irritabile,abitudini alimentari scorrette, scarsa idratazione, intenso stress psico-fisico, vita sedentaria, alterazione della flora batterica ed altre patologie fisiche varie.

L’assenza di motilità intestinale, detta anche atonia intestinale, in altre parole perdita del tono muscolare dell’intestino, è una condizione solitamente temporanea e che si risolve spontaneamente in un paio di giorni, adottando dei semplici accorgimenti alle nostre abitudini di vita quotidiana.

Nel caso invece di totale assenza di peristalsi si arriva all’occlusione intestinale, situazione raramente reversibile. In questo caso le cause possono essere infiammazioni come : ulcera, appendicite, peritonite, pancreatite, diverticolite. In caso di occlusione il paziente sarà costretto a sottoporsi al più presto ad un esame diagnostico specifico detto auscultazione.

In caso di test di auscultazione, il medico, con uno strumento apposito, procede all’ascolto di parti interne dell’organismo quali i polmoni, il cuore ed appunto anche l’intestino.

 

Peristalsi triste o torpida: come risvegliarla, dalle fibre alla ginnastica e il massaggio.

Vediamo ora come si può procedere nel caso di peristalsi torpida e quali sono gli accorgimenti da prendere per stimolare lo sblocco intestinale.

A contribuire all’irregolarità intestinale possono essere una dieta scarsa di fibre e la quasi totale mancanza di liquidi; bere molta acqua e apportare all’organismo la quantità di fibre necessarie può sicuramente essere il primo passo per aiutare l’intestino a svolgere un corretto processo digestivo.

Per riattivare l’attività intestinale, i cibi consigliati sono senza dubbio le carni bianche, in particolar modo la carne di coniglio considerata tra le più magre. Fondamentale è l’assunzione di cibi ricchi di fibre come ad esempio: frutta fresca, verdure cotte o crude, cereali integrali e legumi, questi ultimi senza eccedere poiché potrebbero generare meteorismi.

Le fibre alimentari, utilissime in caso di disordini digestivi cronici, se introdotte in una dieta bilanciata e assunte sotto forma di vegetali, possiedono numerosi benefici.

Le fibre costituiscono uno dei metodi naturali di trattamento della stitichezza grazie alla loro proprietà di aumentare il peso delle feci e di accelerare il tempo di transito nel colon.
Inoltre i cibi ricchi di fibre richiedono una masticazione maggiore, quindi permettono di attivare un meccanismo utile a migliorare il processo digestivo nello stomaco e di conseguenza favorire la regolarità e stimolare il transito intestinale.

Attenzione però che, in caso di eccesso, le fibre possono essere poco sopportate causando gonfiore e flatulenza.

Altro aspetto da considerare è l’idratazione, molto importante è infatti anche il consumo di liquidi come acqua, preferibilmente ricca di magnesio, té e tisane, nel corso della giornata. I liquidi aiutano a rendere le feci morbide e favorirne una corretta ed indolore evacuazione.

Anche l’assunzione di probiotici è importante: la loro combinazione con le fibre aiuta a ridurre il gonfiore addominale, regolare la digestione e favorire in generale il benessere dell’intestino.

Esistono anche numerosi rimedi naturali per riattivare la peristalsi intestinale; in particolare alcune piante officinali ad azione lassativa: aloe, cassia, fragola, finocchio,senna, finocchio, malva, menta piperita, liquirizia, tarassaco, rosmarino e verbena. Queste piante possono essere consumate sotto forma di infuso, tisane o capsule. Un altro rimedio casalingo per stimolare l’intestino pigro è consumare al mattino appena svegli, un bicchiere di acqua tiepida e limone.

Passiamo ora ai comportamenti da evitare: si consiglia di limitare l’assunzione di cioccolato, dolci che lo contengano, insaccati, bibite gassate, bevande alcoliche, carni grasse, frutta secca, spezie e formaggi grassi, stagionati o fermentati, in quanto potrebbero rallentare o addirittura bloccare la peristalsi intestinale. Le bibite gassate, acqua minerale compresa, sono bevande addizionate di anidride carbonica che, essendo un gas, potrebbe aumentare l’aria già presente nella pancia e favorire dolori addominali, flatulenze e meteorismi.

Da prediligere è sicuramente l’acqua naturale e le tisane rilassanti che aiutano a distendere la muscolatura addominale.

Un occhio di riguardo va anche all’attività fisica: una regolare ginnastica e specifici esercizi con movimenti giusti, possono aiutare la regolarità dell’intestino.

Un esercizio fisico consigliato è la respirazione diaframmatica: consiste nell’inspirare, in piedi o seduti, gonfiando la pancia ed espirare appiattendola, questo aiuta l’attività di contrazione e rilasciamento della muscolatura liscia del tratto digerente.

Anche una corretta ginnastica pelvica può aiutare i soggetti che soffrono di stipsi; infatti l’evacuazione spesso è influenzata dalla contrazione e dal tono dei muscoli del pavimento pelvico. Durante la defecazione avviene la contrazione della muscolatura addominale e la distensione dell’elevatore dell’ano; se i muscoli pelvici non sono elastici o sono indeboliti, il muscolo elevatore dell’ano non è in grado di svolgere la sua funzione fisiologica e questo porta ad avere un’espulsione delle feci ridotta o, nella peggiore delle ipotesi, assente.
Abbiamo visto che una delle cause della peristalsi lenta è senza dubbio lo stress psico-fisico; un’attività che può giovare alla nostra salute fisica e mentale è sicuramente lo yoga, rimedio naturale per ridurre stress ed ansia.

Alcune posizioni yoga aumentano il flusso sanguigno e provocano l’effetto di un massaggio sull’apparato digerente; praticare yoga perciò è un ottimo rimedio per risolvere il problema della pancia gonfia, ridurre i problemi di stitichezza, mantenere il tratto digerente in movimento, prevenire la costipazione e migliorare la digestione.

Tra le posizioni più indicate c’è quella di accovacciamento che favorisce l’allineamento del tratto intestinale in modo tale che le feci vengano spostate verso il basso, combattendo in modo efficace la stitichezza.

Particolarmente utile può essere anche il massaggio all’addome che, se eseguito regolarmente, può sicuramente alleviare la costipazione. Aumentare la frequenza dei movimenti intestinali con il massaggio concorre a diminuire il dolore associato all’intestino irritabile e riduce il gonfiore addominale.

Per automassaggiare l’addome si possono usare gli oli essenziali di finocchio, timo, rosmarino, camomilla, pompelmo e lavanda mescolati ad altri oli per massaggio o creme idratanti.

 

Farmaci e chirurgia: i casi di occlusione grave e di dolicocolon.

In alcuni casi, dopo l’auscultazione, il medico prescriverà dei farmaci che possono aiutare ad accelerare e migliorare l’attività dell’intestino. Questi farmaci sono detti procinetici.

I procinetici vengono impiegati nella profilassi pre e post-operatoria dell’atonia intestinale, per il trattamento di quest’ultima e per velocizzare e facilitare lo svuotamento gastrico in pazienti che soffrono di dispepsia (cattiva digestione) o gastroparesi.

Si ricorre alla chirurgia in caso di occlusione grave o di dolicocolon.
Il dolicocolon è un’anomalia del tratto gastrointestinale, troviamo nei pazienti affetti da dolicocolon una lunghezza del colon maggiore rispetto alla norma. Questo malformazione può essere congenita oppure comparire nel corso della vita a seguito di uno stile di vita non consono o un determinato accaduto.

I tipici sintomi del paziente affetto da dolicocolon sono: gonfiore e dolore addominale, stitichezza cronica, mal di stomaco, ed emissione di forti gorgoglii dall’addome.

A volte può accadere che l’occlusione intestinale si ripresenti durante il periodo post operatorio. Questo succede perché sono presenti delle aderenze intestinali, cioè una sorta di cicatrici interne che si formano proprio dopo un intervento chirurgico addominale.

In alcuni individui può accadere anche il fenomeno contrario, la peristalsi vivace. Un sintomo evidente della peristalsi vivace è quella che tutti conosciamo come diarrea o nei casi più acuti, dissenteria.

Questa situazione può essere pericolosa in quanto impedisce all’organismo il corretto assorbimento delle sostanze nutritive, sconvolge l’equilibrio della flora batterica dell’intestino e può portare alla disidratazione.

L’attività intestinale può talvolta essere molto rumorosa e dolorosa, può capitare infatti di avere dei gorgoglii addominali, detti borborigmi, prodotti dai gas durante il processo digestivo. Questo può succedere anche a digiuno, la comunemente detta “pancia che brontola”
I borborigmi sono udibili mediante auscultazione dell’addome o, nei casi di patologie digestive o intestino irritabile, sono così rumorosi da potersi udire anche senza strumenti specifici. Nei casi di intestino o colon irritabile, a causa della presenza eccessiva di gas, la contrazione peristaltica può risultare molto dolorosa ed è solitamente accompagnata anche da una sensazione di vibrazione data dalle contrazioni peristaltiche rettali.

Peristalsi nel bambino e nell’anziano: come si presenta nei due soggetti.

Nei bambini è abbastanza comune la stipsi, nonostante siano sempre in movimento. Per aiutare la regolarità intestinale è necessaria una dieta bilanciata e l’uso di una pedana che aiuta il bambino a mantenere la posizione adeguata a facilitare l’evacuazione.

Nel soggetto anziano la costipazione è più frequente in quanto l’attività motoria è più scarsa, spesso infatti il medico prescrive dei medicinali lassativi al fine di aiutare la defecazione.

anziano giovanile con smartphone

Come mantenersi giovani attraverso le buone abitudini

Nell’immaginario comune è solito credere che avere dieci chili in più non sia effettivamente un problema, che abusare di alcolici o fumare una sigaretta non sia poi così dannoso, oppure che praticare attività sportiva sia semplicemente una cosa da fanatici. Eppure chi la pensa in tal modo sa bene che seguire uno stile di vita come quello precedentemente descritto fa invecchiare in modo precoce. Spesso però si ha anche la convinzione di avere nelle proprie mani una ricetta miracolosa per andar a riparare ogni danno provocato all’organismo, con una fantomatica crema o un integratore di cui abbiamo visto la pubblicità sul web. Eppure non è affatto vero, l’unico modo per combattere l’invecchiamento precoce è seguire uno stile di vita corretto.

Gli acciacchi dopo i 50
Le cattive abitudini
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Quando si diventa vecchi
La vecchiaia nelle donne
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L’importanza di una mente giovane

Dopo i 50 anni, quali acciacchi vengono

In passato arrivare a 50 anni equivaleva a raggiungere la soglia della terza età. Oggi invece il raggiungimento dei 50 anni indica l’inizio di una nuova fase di vita nella quale la persona si sente più serena e pacata, talvolta anche più rinvigorita e soddisfatta per tutto ciò che si è stato in grado di raccogliere dopo i tanti sforzi fatti nel corso della vita. Nonostante ciò, avere 50 anni significa anche iniziare a dover affrontare la vecchiaia e gli acciacchi, soprattutto a causa di una scarsa elasticità muscolare. Ci si inizia a vedere più flaccidi e fuori forma. Nel momento in cui si presentano le 50 candeline sulla torta è inevitabile provare un po’ di malinconia e tristezza. Eppure nulla è perduto, si può tranquillamente vivere una seconda giovinezza. Per farlo nel modo giusto, per prima cosa è necessario rivolgere la propria attenzione alla salute e al benessere fisico, perché è importante ricordare che mente e corpo camminano a pari passo.

anziano giovanile con smartphone

 

Ma quali sono le cattive abitudini che è necessario abbandonare in questo periodo di vita?

Innanzitutto è necessario premettere che con l’avanzare dell’età il nostro organismo va a modificarsi, si inizia ad aumentare di peso e si vanno a cambiare le abitudini. Per questo motivo un ruolo fondamentale lo assume una sana alimentazione. La prima regola da seguire per sentirsi bene e stare in forma è proprio un’alimentazione corretta. Si devono evitare grassi saturi, si deve abbassare il consumo di fritti e soffritti, di lipidi di origine animale. Meglio evitare anche cibi salati e ricchi di colesterolo come le carni rosse.
Anche se non ci sono delle regole assolute, visto che sarebbe sempre più corretto valutare prima il gruppo sanguigno di appartenenza, per individuare eventuali “sensibilità alimentari”.

E’ opportuno assumere tanti liquidi, non solo mediante il consumo di acqua, ma anche mediante la frutta e l’assunzione di verdura fresca. È importante sottolineare che se si arriva ad avere un peso eccessivo si può incorrere in gravi rischi per la salute ed è per questo che bisognerebbe condurre una vita sana e basata su buone abitudini.

Sempre per la stessa ragione andrebbe evitato il fumo, perchè intestardirsi in questo vizio velocizza l’invecchiamento cutaneo e favorisce la comparsa di rughe, oltre ad aumentare clamorosamente il rischio del cancro ai polmoni e dei problemi cardiocircolatori. Pensare che non ci succederà nulla e che bisogna godersi la vita ad ogni condizione è un atteggiamento da ingenui, se non proprio da stupidi.

Impariamo quindi a ridimensionare il consumo di alcol, soprattutto quando si parla di superalcolici, visto che rappresentano per antonomasia i nemici del benessere e della forma fisica.

Chiedere al calciatore Adriano, quando da grande talento nell’inter si trasformò nella sua bruttissima controfigura, a seguito di serate all’insegna di cocktail e mondanità.

Un’altra buona abitudine da dover mettere per restare giovani è la pratica dell’attività sportiva. Praticare sport aiuta non solo ad essere esteticamente gradevoli e a tonificare i muscoli, bensì aiuta anche il cuore e i polmoni e restituisce la giusta elasticità alle fasce muscolari, a patto di far precedere e seguire ogni sforzo fisico ad una buona attività di stretching. Non bisogna necessariamente realizzare degli sforzi immani per ritardare l’invecchiamento, basterebbe anche solo svolgere regolarmente delle passeggiate o dilettarsi con un po’ di jogging.

Dopo i 60 anni, quali problemi possono presentarsi

Sono tante le malattie tipiche in cui gli over 60 possono incorrere. Ma non si tratta proprio di un rischio di malattia, più che altro gli anziani tendono a essere soggetti ad una diminuzione della capacità omeostatica. Vale a dire che non riescono a mantenere una condizione di equilibrio interno dato che cambia la capacità di resistere ai cambiamenti. Le malattie che vanno a colpire maggiormente gli anziani sono le seguenti:

  • osteoporosi,
  • malattie respiratorie,
  • arteriosclerosi,
  • diabete mellito,
  • infarto del miocardio,
  • tumori.

Inoltre rappresentano quella categoria di soggetti fragili che tende ad essere più esposta a malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson e il Morbo di Alzheimer. Per poter aumentare la possibilità di vivere una vecchiaia in salute e in tranquillità, è opportuno seguire dei consigli di prevenzione che vengono elargiti da chi è esperto in materia.

La prima cosa da non sottovalutare è la ricerca di una dieta sana ed equilibrata. Oltretutto si dovrebbe mantenere un giusto apporto di sale e di zucchero nei pasti.

Altro aspetto di fondamentale importanza è mettere al primo posto la salute del cuore. Il sistema cardiaco degli over 60 è ancora più importante per la vita ed è per questo che il cuore diventa con il passare degli anni un organo di cui è fondamentale prendersi cura proprio se lo scopo è quello di protrarre quanto più a lungo la giovinezza. È dunque importante controllare frequentemente lo stato del cuore. Il metodo più semplice è misurare la pressione arteriosa in modo regolare. Se si gestisce in malo modo l’ipertensione si può incorrere in ictus o infarti. Inoltre è importante anche controllare i livelli di colesterolo presenti nel sangue, soprattutto nel momento in cui vi è una familiarità con il diabete, dando grande attenzione alla glicemia e agli accumuli di grassi saturi.

Nonostante tutte le prevenzioni di ogni singolo caso, c’è chi crede che esiste un elisir di eterna giovinezza. Eppure non c’è nessuna pozione magica che possa davvero far miracoli. Gli abitanti di Cropalati, un paesino in provincia di Cosenza, sostengono che l’unico elisir che possa davvero regalare longevità è costituito da solidarietà, serenità e amicizia. Non a caso si tratta di un paesino che ha tra i suoi abitanti tre ultracentenari ed alcune decine di novantenni.

Non solo un problema estetico

Insieme all’avanzare dell’età arrivano i problemi estetici, come la formazione delle rughe. La presenza delle rughe sul viso è favorita maggiormente dal fumo, ma può dipendere anche dalla tonicità della pelle, da fattori ereditari o da una eccessiva esposizione al sole, soprattutto nelle ore centrali dei mesi più caldi.

Sono tanti i trattamenti medici utili per migliorare i segni dell’invecchiamento o almeno utili a limitarne la sua avanzata. Solitamente sono le donne che si sottopongono a tali trattamenti proprio per poter avere un viso pulito, senza rughe. Tuttavia ci sono anche altri trattamenti non specifici per questa tipologia di problema, che però portano anche benefici indiretti anche alla pelle. Uno di questi è l’idrocolonterapia.

Si tratta di un trattamento che è utile nel momento in cui sono presenti disturbi funzionale del colon e aiuta anche alla riabilitazione della capacità peristaltica intestinale. Questa pratica si applica nel trattamento di stipsi, vaginiti, cistiti. Tuttavia gli effetti di tale procedura possono essere vantaggiosi anche a livello cutaneo in quanto va a contribuire alla riduzione dei sintomi di dermatiti ed eczemi.

La pelle diventa più elastica e liscia proprio come la pelle dei non fumatori. In qualunque caso è solo il genere femminile a preoccuparsi della formazione delle rughe. Questo perché gli uomini tendono ad invecchiare come il vino, quindi generalmente molto bene. Gli uomini con le rughe sono considerati a volte persino più affascinanti. Certo non tutti sono George Clooney, e nemmeno tutte le donne sono paragonabili all’eterna ragazzina Sharon Stone. Tuttavia esiste la cultura maschilista secondo cui la donna deve essere sempre bella e pronta a soddisfare l’uomo.

Di conseguenza l’invecchiamento in ambito estetico ha maggior importanza per il sesso femminile e non per quello maschile. Per di più anche la sfera sessuale sembra avere un cambiamento radicale durante l’invecchiamento. L’attività sessuale in età avanzata può essere ancora molto soddisfacente, ammesso che ci sia la salute dalla propria parte. Basta vedere uomini come Berlusconi che attraggono donne a go go. Sarà per il fascino dell’invecchiamento? Sarà perché donne giovani sono attirate dal denaro? Beh, ciò resterà sempre e solo un mistero. In ogni caso si tratta di esempi di persone arzille e giovani anche nello spirito, rilevandosi quindi un fattore importante per non invecchiare male e mantenere giovare la salute psichica.

Quando si diventa vecchi?

Non tutte le persone si possono considerare vecchie alla stessa età. Tuttavia generalmente la linea di demarcazione dell’invecchiamento è a 40 anni. Durante questo periodo inizia un decadimento, si iniziano a produrre dei cambiamenti notevoli nella fisionomia. Tali modifiche includono:

  • l’aumento di peso,
  • l’abbassamento del ritmo del metabolismo,
  • gli sbalzi dei livelli di alcuni ormoni,
  • la perdita di memoria e cambiamenti nel ritmo del sonno.

Un altro fattore che incide fortemente sull’invecchiamento è lo stress. Essere stressati infatti, non fa solo male alla salute, ma fa invecchiare anche prima del tempo. Uno dei tanti apparati che va a colpire lo stress è proprio la pelle, l’organo più esteso del nostro organismo. Stati di agitazione e ansia causano segni molto visibili a livello cutaneo, al punto che le persone capiscono subito che non ce la passiamo bene in quel periodo, semplicemente “leggendo il nostro volto”.

E’ il viso la parte che invecchia prima in tutto il corpo quando siamo vittime di vite stressanti e mantenere uno stato di tranquillità mentale aiuta a vivere di più. Basta pensare che nei paesi orientali, come anche chi vive su isole come Sardegna o ad Icaria in Grecia, le persone più “rilassate” sono anche le più longeve.

Eppure ogni individuo è destinato ad invecchiare. È come se si fosse vittime di una condanna, in quanto ogni cellula del nostro corpo prima o poi invecchierà, per poi spegnersi del tutto. Si tratta della legge della natura che ognuno porta nel suo DNA, particolarmente nei telomeri, ossia le estremità terminali che svolgono il compito di protezione dei cromosomi. Ogni qualvolta vi è un ciclo di proliferazione della cellula, i telomeri perdono un pezzo e la cellula invecchia mano a mano. Quindi invecchiare è un destino comune agli esseri viventi, ineluttabile, anche se possiamo restare decisamente giovani e continuare a vivere la nostra quotidianità anche oltre i 100 anni.

Le donne quando hanno un cambiamento radicale?

Tra i 45 e i 50 anni nelle donne avviene un gran cambiamento. Si tratta del periodo in cui si mette un punto al periodo fertile utile per la procreazione, il momento in cui sopraggiunge la menopausa. Questa è accompagnato da diversi sintomi, tra cui vampate di calore e sbalzi di umore, perdita del tono muscolare, calo del desiderio sessuale, sbalzi pressori, risvegli notturni. La menopausa però non va a colpire solo il lato fisico, bensì colpisce anche la psiche della donna. Non tutte le donne percepiscono questo evento in egual modo. Alcune signore vivono l’arrivo della menopausa come una libertà riconquistata. Ci si sente anche più sollevate in quanto non c’è più la possibilità della presenza di gravidanze inattese.

Altre donne invece vivono tale momento entrando in un baratro di depressione. Vivono la perdita della propria fertilità come una perdita di femminilità. Per fortuna ci sono donne che accolgono la fine delle mestruazioni con naturalezza, considerando l’evento come una nuova fase della propria vita

Come mantenersi giovani, ma anche sani.

Sono molte le persone che per potersi mantenere giovani ricorrono a farmaci o alla chirurgia estetica. Non sempre questa è la soluzione migliore, visto che rappresenta più che altro è una via di fuga, un percorrere la strada più facile. Si tenga conto che possono esserci molte conseguenze, e non sempre positive, all’utilizzo di tale scorciatoia per bloccare il tempo. Per mantenersi giovani è molto importante far attenzione alla propria forma fisica, ma anche concedersi momenti di relax e riposo e dormire un numero adeguato di ore.

È anche vero che nonostante si faccia tutto in modo corretto qualche risentimento fisico potrebbe sempre presentarsi, tuttavia è meglio provare a mantenersi giovani tutelando comunque la propria salute. Per quanto riguarda l’alimentazione, esistono alcuni cibi specifici che aiuterebbero a rallentare l’invecchiamento.

Gli alimenti utili da consumare per restare belli e avere una pelle liscia sono la base della cosiddettta dieta anti età. Tra questi cibi rientrano:

le mandorle,

il pomodoro,

gli spinaci,

le barbabietole,

i mirtilli,

il melograno,

l’uva rossa.

Non c’è nessuna magia in questa ricetta, visto che si tratta di cibi che contengono gran quantità di proteine, ferro, zinco, acqua, sali minerali e vitamine. Le vitamine più utili in funzione anti invecchiamento sono 5, ovvero la vitamina E, la vitamina C, la vitamina K, la vitamina B3 e la vitamina A.

Da evitare come la peste sono invece i cibi ricchi di sodio e di lipidi. Sempre in funzione anti age sarebbe meglio evitare anche fritti e soffritti e limitare l’uso di bevande gassate e alcol.

 

Come prolungare la nostra forza e energia, nonostante il passare dell’età (come mantenersi giovani a lungo)

Come prima cosa è necessario porre molta attenzione al sonno. Ogni notte si dovrebbe riposare almeno 8 ore, ciò è un beneficio non solo per il benessere fisico, ma anche per quello psichico, visto che oltre al corpo dovremmo prendere la buona abitudine di prenderci cura anche della mente.

Come mantenersi in forma

Stando a quanto dicono gli esperti l’esercizio fisico più adatto è l’allenamento con i pesi. Se si svolge questo tipo di allenamento, con pesi adeguati alla propria forza, almeno 2 o 3 volte a settimana e con 2 o 3 serie di ripetizioni, si va a rafforzare i muscoli ed aiuta a diventare meno vulnerabili agli infortuni. Inoltre con l’attività fisica si vanno anche a scaricare le tensioni e si stacca la mente dai pensieri. C’è chi invece predilige le filosofie orientali e quindi preferiscono lo Yoga. La pratica Yoga molto più diffusa è il Saluto al Sole o Surynamaskara. Si tratta di un rituale alchemico magico che va a riprendere e riflettere tutta la potenza e l’energia del sole che in antichità si adorava come un Dio. Lo Yoga ha una gran importanza dato che va a rendere il corpo e la mente più flessibile, proprio perché si tratta di esercizio fisico unito a meditazione.

Come mantenere un cervello attivo e sveglio

Tutto ciò di cui abbiamo precedentemente parlato è importante anche per mantenere in attività il proprio cervello. Dunque l’attività fisica, il riposo adeguato, la corretta alimentazione, la riduzione dello stress sono tutti fattori da considerare per mantenere attivo il cervello. È opportuno però dare importanza anche all’attività mentale, mediante l’apporto di nuove stimolazioni per il cervello, come ad esempio lo studio di una nuova lingua, dedicandosi all’enigmistica, giocando a carte. Insomma si scelgono attività consone in base alle proprie preferenze. E’ importante non sentirci mai troppo anziani per imparare. L’Università della terza età e la pratica di leggere libri di narrativa, anche superati i 70 anni, è un’ottima ricetta contro la rigidità mentale e la necrosi del sistema cerebrale.

Mantenersi in forma e tentare di restare giovani dovrebbe essere considerato un processo molto importante. Non deve limitarsi alla pratica diffusa e consolidata tra le donne di mantenersi in forma per l’arrivo dell’estate, forzate dal fatto che gli altri possano vedere le nostre imperfezioni in costume. Bisognerebbe avere una misson di vita ben più alta e imparare a volere bene più a noi stessi che pensare al giudizio degli altri su di noi.

Esiste anche chi non invecchia mai

I santoni fanno parte della categoria delle persone che non invecchiano mai. Si tratta di guru, una guida spirituale. Sono i maestri che impartiscono degli insegnamenti ai propri discepoli. Tra i più famosi si ricorda il Dalai Lama. È un esponente per eccellenza del Buddismo tibetano, e pratica diverse tecniche esoteriche. Tali tecniche sono utili per la familiarizzazione con la propria mente. La meditazione tibetana si può praticare anche non essendo necessariamente di fede buddista. Praticare questo tipo di meditazione trae diversi benefici, tra cui il ritrovamento di calma e serenità. Insomma si ritrova un senso di armonia con il mondo e si acquisisce una maggiore concentrazione nello svolgimento delle proprie attività quotidiane.

I seguaci dell’induismo, invece, sostengono di essere in grado di sopravvivere senza mangiare, semplicemente respirando. Si nutrono respirano prana, ovvero ‘’l’energia vitale’’ dell’Induismo, e in altri casi l’energia del sole. Tuttavia non è stato mai dimostrata la veridicità di tale pratica.

Qualunque scelta religiosa o di vita deciderete di fare, prendetevi cura di voi stessi. Abbiamo in eredità un’evoluzione di milioni di anni nelle nostre cellule, non buttiamo tutto il lavoro fino ad ora svolto da Madre Natura.

paladino anti infezioni

Come difendere il sistema immunitario dalle infezioni

Le infiammazioni che interessano il nostro organismo non sono tutte evidenti, come può essere una dermatite o una cistite. Esistono altre forme più subdole che, non generando nel soggetto dei sintomi così vistosi, continuano a logorare i tessuti al nostro interno, ammalando in modo sempre più importante il corpo. Una malattia che sembra scoppiare all’improvviso è in realtà il culmine di un fenomeno infiammatorio non curato, che ha agito in sordina, forse per anni.

​Conoscere qualcosa in più sulla natura delle infiammazioni può aiutare a prevenire il male, agendo d’anticipo, per il recupero della forma migliore.

Differenza tra infiammazione acuta e cronica

Quello che distingue un’infiammazione acuta da una di tipo cronico è l’origine del malessere e la sua durata. Nel caso di fenomeno più acuto la causa dipende da virus e batteri o da episodi che hanno segnato l’organismo a livello fisico. L’organismo, in questo caso, reagisce all’aggressione esterna, messa in atto da questi agenti esterni attraverso uno shock, legato appunto all’infiammazione.
Un fisico in salute riesce a rispondere all’attacco in maniera vigorosa, al punto da ripristinare l’armonia in tempi molto ridotti. Quando però il sistema immunitario di un uomo o di una donna risulta fragile è possibile che il processo infiammatorio degeneri causando infezioni diffuse e durature. In questo caso la condizione di una banale infiammazione può assumere la forma cronicaq e quindi ostacolare i tempi di guarigione.

paladino anti infezioni

 

Quali fattori contribuiscono a cronicizzare un’infiammazione nell’organismo?

Si tratta per lo più di elementi poco evidenti, in grado di scardinare lentamente, ma inesorabilmente, il corpo. A volte sono le condizioni di stress a incidere maggiormente sul nostro equilibrio interno, altre volte sono mali subdoli che non trovano una risposta efficacie da parte dell’organismo e che possono debilitare in maniera grave un soggetto. Quando l’infiammazione è cronica è possibile che il soggetto entri in disequilibrio, manifestando segnali gravi come fibrosi e necrosi generalizzate.

Sono fondamentalmente tre i fattori su cui ognuno di noi dovrebbe lavorare per migliorare la qualità delle difese immunitarie e scongiurare il diffondere di infiammazioni croniche:

  • Mangiare bene
  • Svolgere le giuste attività sportive e mantenersi elastici
  • Badare alle emozioni e impedire di reprimerle o non considerarle

L’ultimo punto è davvero determinante nella cura di stati infiammatori, in quanto troppo spesso non si pone il giusto accento su sbalzi improvvisi di umore che invece rappresentano campanelle d’allarme da non trascurare.

Diventiamo tristi e ci sentiamo irrealizzati, ma sentiamo uno scossone solo quando uno psicologo inizia a definire quella condizione con una parola sempre più di moda tra i Paesi più industrializzati: la depressione.
Siamo in grado di preoccuparci del nostro peso e renderci conto di quanto male e troppo mangiamo ogni giorno solo quando ci etichettano come “ciccioni”, con tutti i risvolti psicologici che una condizione del genere può generare. Si tratta di un circolo vizioso drammaticamente diffuso e difficilissimo da affrontare se si è deboli nel fisico e nella testa.

Viviamo perennemente sotto stress, ma sin quando non rompiamo con il nostro partner non ci rendiamo conto di come avremmo potuto affrontare meglio la nostra situazione lavorativa.

Sempre peggio

Altra convinzione diffusa è quella di riuscire a liberarsi da questa condizione con antidolorifici, spesso a base di cortisone. Si sottovaluta troppo spesso la violenza di questi farmaci e gli effetti negativi che possono avere nel futuro. Stati emotivi come l’ansia e nei casi più gravi la depressione possono essere anche conseguenze di infiammazioni curate farmacologicamente. Per fortuna la consapevolezza sta aumentando nelle persone e le abbuffate inconsapevoli di farmaci lasciano sempre più il posto a persone più attente che incominciano a riscoprire la potenza dei rimedi naturali.

Sono tantissime le testimonianze di coloro i quali pensando di attenuare i dolori con punture di cortisone si sono ritrovati ad combattere con problemi al fegato o ad altri organi, causati dall’aggressività di questo tipo di “cure”. Anche nella migliore delle ipotesi chiunque intraprenda una strada farmacologica per lunghi periodi è destinato a indebolire il proprio sistema immunitario. Per questa ragione è nostro dovere concentrarci sulle origini dell’infiammazione e aiutare il corpo a reagire naturalmente, in modo tale da non cronicizzare il dolore e trascinarselo in eterno, compromettendo in maniera importante la flora intestinale.

 

Il centro del nostro Mondo

Nel nostro intestino si trovano miliardi di abitanti: i batteri. Vi è ancora qualcuno che pensa che siano tutti nocivi per l’organismo, ma ovviamente si sbaglia. La flora batterica è composta da una moltitudine di elementi, di cui soltanto una piccolissima parte fa male al corpo. Il problema principale è che il nostro “bizzarro” modo di mangiare e i nostri “vizi di vita” sterrano dei fendenti fortissimi alla flora benefica in seno all’intestino. Di conseguenza, tutte le volte che proviamo stress, fumiamo sigarette, ci avvinazziamo senza ritegno, assumiamo pesticidi a causa di cibi spazzatura ecc.. contribuiamo a ribaltare le percentuali tra batteri buoni e quelli cattivi.
I nostri comportamenti irresponsabili determinano l’intossicazione dei tessuti e quindi la proliferazione di batteri malevoli.

Quando accettiamo vigliaccamente la morte della componente batterica sana, in ragione di frasi sensa senso tipo “a me piace vivere così?” oppure “che senso ha la vita se non posso mangiare la pizza..”, commettiamo un grande crimine contro la nostra salute.
Perdurare in comportamenti poco virtuosi non può far altro che:

  • inibire la produzione di vitamine fondamentali per il nostro organismo
  • impedire un contrasto reale agli organismi nocivi che attaccano il corpo umano
  • arrestare la sintesi di enzimi essenziali

Vogliamo davvero così male a noi stessi ?

Sapere che i batteri intestinali generano oltre i 4/5 della serotonina complessiva può aiutare a comprendere come la qualità della salute intestinale possa influenzare anche il nostro umore. Un colon intossicato vive in un organismo che è incline alla depressione, perchè disbiosi e stati ansiosi sono strettamente connessi.

Al posto di pillole tranquillizzanti e farmaci anti depressione, faremmo prima ad occuparci dello stato dell’intestino, mirando alla piena vitalità del microbiota.

Il confronto del microbiota di un soggetto depresso, rispetto quello di individuo sereno, con alti livelli di serotonina, evidenzierebbe una natura completamente diversa, a conferma del legame inconfutabile di questi due elementi.

Intestino e pelle

La salute della flora influisce anche sullo stato dell’epidermide, come testimoniato dalle persone che hanno risolto problemi di acne e persino di psoriasi mediante un risanamento del microbiota intestinale. Si tratta di problemi di pelle che colpiscono spesso ragazzi adolescenti, i quali avendo serie difficoltà nel combatterli hanno spesso delle ripercussioni sul piano psicologico.

La gente trascura quasi del tutto come mozzarelle e formaggi molli possano contribuire allo sviluppo di brufoli o possono aumentare la superficie di corpo attaccata da psoriasi. Allo stesso tempo si tralascia il fatto che probiotici possano aiutare a combattere questo tipo di manifestazioni, in quanto risultato evidente di infiammazioni fungine avvenute ad un livello più profondo dell’organismo.

Alcuni semplici consigli per ridurre un’infiammazione in modo naturale

1- Ridurre al massimo l’assunzione di cibi zuccherati o con alto contenuto di carboidrati, in favore di frutta e verdura di stagione. Altra cattivissima abitudine alimentare è quella di scegliere il cibo inscatolato. Meglio spendere qualche soldino in più quando si parla di salute e di cibi che possono avere una funzione antinfiammatoria e quindi prediligere negozi biologici o acquistare prodotti a chilometro zero. Ulteriore suggerimento viene dalla tradizione culinaria araba e asiatica, visto il grande contributo di spezie apportato nei menù di ogni giorno.

2- Mantieni il corpo elastico attraverso allungamenti e recupero della mobilità di alcuni muscoli. Soprattutto chi trascorre tante ore sedute davanti a un monitor avrebbe il dovere di prendersi 5 minuti di pausa ogni ora e mezza di lavoro per svolgere degli esercizi di stretching. Questo tipo di attività mira a ottimizzare l’elasticità di colonna vertebrale e bacino, troppo spesso “atrofizzate” a causa di posture sbagliate reiterate nel tempo. Anche attività sportive poco armoniche e particolarmente stressanti solo su alcuni muscoli possono essere negative per il corpo. Si dovrebbe invece puntare su discipline come pilates, in grado di potenziare i muscoli e abituarli dolcemente a degli allunghi.

3- Utilizzo degli oli essenziali. Riescono a contrastare le infiammazioni con efficacia, limitando la quantità di cortisolo nel sangue e aiutando persino a dormire meglio. Sonno che risulta fondamentale per offrire un break all’organismo e garantirgli un tempo di recupero da traumi legati ad infezioni fungine. Riuscire a garantire almeno 6 ore e mezzo per notte e avere l’abitudine di stendersi per almeno mezz’ora sul letto nel pomeriggio sarebbe ideale per la nostra salute.

donna alle terme

Meglio fare idrocolonterapia in un centro o alle terme ?

L’idrocolonterapia è un lavaggio delicato del colon che viene effettuato a volte con acqua termale e si propone di eliminare le feci stagnanti e i batteri nocivi responsabili di disagi e disturbi all’organismo. La pratica si rivela particolarmente utile per purificare il colon e allontanare il rischio di contrarre pericolose patologie, dovute proprio all’accumulo di sostanze indesiderate in questo punto dell’intestino.

Il lavaggio intestinale con acqua termalizzata è uno dei trattamenti naturali che veniva praticato con una certa frequenza anche nei tempi antichi, quindi da sempre si sa che una buona pulizia dell’intestino è fondamentale per assicurare un valido funzionamento all’organismo. Il corpo umano, grazie a questa terapia, si disintossica velocemente e la guarigione da molti disturbi è rapida.

donna alle terme

In passato era frequente effettuare la pulizia dell’intestino nei cambi di stagione e rappresentava un vero e proprio strumento terapeutico. Ad oggi la terapia è stata rivalutata per i suoi innumerevoli benefici e viene praticata durante l’intero arco dell’anno, senza essere vista più con futili pregiudizi.

Ma dove fare questa procedura che apporta tanti vantaggi per la salute?

Si può scegliere fra centri specializzati e terme, scopriamo quindi quale scegliere e perché.

Perché fare l’idrocolonterapia

Prima di approfondire i motivi per cui è importante eseguire questa terapia, è bene sottolineare che non ha nulla a che vedere con la colonscopia. Molte persone, infatti, la scambiano per questo esame che in realtà consiste in uno strumento diagnostico che si propone di esplorare le pareti interne del colon ed individuare eventuali masse tumorali, ulcerazioni, lesioni occlusioni. Grazie agli sviluppi tecnologici, oggi si parla di colonscopia virtuale, permettendo di raggiungere risultati diagnostici ancora più precisi rispetto quella di tipo convenzionale.

Invece, l’idrocolonterapia ha il compito di purificare e disintossicare il colon, liberandolo dalle sostanze dannose che vi si accumulano a causa dei residui alimentari e dei processi naturali dell’organismo. I depositi cronici di materiale fecale che non viene evacuato hanno come conseguenza l’avvelenamento progressivo dell’intero organismo, con la conseguenza di sovraccaricare eccessivamente i reni e il fegato.

Tutto ciò porta alla formazione di patologie di deposito come:

  • La gotta
  • L’ipercolesterolemia
  • Alitosi
  • Artropatie croniche
  • Stanchezza cronica
  • Invecchiamento della pelle
  • Indebolimento della memoria
  • Cefalee ricorrenti

Dove fare l’idrocolonterapia

Il luogo ideale per fare l’idrocolonterapia sarebbe un centro magari in città, e vi sono strutture immerse nel verde, curate nei minimi dettagli. Il vantaggio di scegliere centri d’idrocolonterapia in città è quello di potervi accedere senza spostarsi, una soluzione decisamente preferita da coloro che non hanno intenzione di recarsi in luoghi lontani.

Tuttavia, vi sono anche le thearmae per poter fare la pulizia del colon, ovvero luoghi situati in contesti naturali eccezionali, affascinanti e suggestivi, in cui il personale si prende cura del cliente a 360 gradi.

Alle terme si può anche fare il bagno e accedere alle cure termali per rilassarsi e rigenerarsi, e vivere un’esperienza unica. Generalmente negli impianti che hanno le terme c’è anche una maggiore riservatezza, probabilmente più di quella che si può ottenere in una SPA, e ci si può sottoporre alla pulizia del colon senza che gli altri lo vengano a sapere.

Anche se alle terme i costi sono leggermente superiori, i vantaggi sono innegabili e praticare qui l’idrocolonterapia vuol dire anche avere la certezza della massima igiene, persino nella pulizia delle macchine d’idrocolon, che vengono disinfettate con estrema cura. Anche se molti pazienti che hanno provato sia i centri che le terme, si dicono convinti che le strutture termali lo facciano solo per fare “cassa”, in quanto si tratta di una pratica, sdoganata anche su instagram da numerosi Vip e attrici famose, non ci sentiamo di essere così categorici nelle opinioni sull’idrocolonterapia.

Inoltre, grazie alle cure termali, al di là dei benefici a livello intestinale, si possono risolvere problemi come candida, cistite, artrite remautoide e altre malattie che le acque benefiche delle terme alleviano sensibilmente e spesso eliminano anche del tutto.

Affidarsi a personale esperto

Come detto prima, l’idrocolonterapia è una pulizia completa e profonda del colon che si ottiene tramite l’irrigazione di acqua termalizzata e un massaggio manuale sull’addome. Questa terapia naturale viene eseguita senza utilizzare farmaci e non ha controindicazioni, non causa fastidi o dolori.

Per ottenere migliori risultati e favorire lo scrostamento delle feci più dure, incastonate tra le anse dell’intestino, è fondamentale effettuare bene il massaggio sull’addome. Per questo è indispensabile che la pratica venga eseguita da personale competente e adeguatamente formato, evitando di lasciarsi massaggiare da personale non qualificato, che si senta libero di improvvisare azioni di questo tipo, senza che ne abbia le competenze. Bisogna quindi assicurarsi che le operatrici e gli operatori siano dotati di curriculum di tutto rispetto, così da poter dimostrare di aver operato con questa terapia. Allo stesso tempo, esperti di questo settore, potranno anche garantire un elevato livello di privacy, come ogni paziente merita. A volte i detrattori dell’idrocolon, fermi sostenitori che questa pratica non funziona a nulla, sono vittime inconsapevoli di personale con scarsa competenza, che ha svolto un lavoro di pessima qualità.

Come avviene l’idrocolonterapia

La terapia ha una procedura abbastanza semplice. La persona viene fatta sdraiare sul lettino e attraverso l’ano viene introdotta delicatamente una sonda, in modo indolore. Mediante un dispositivo la sonda viene collegata all’apparecchiatura medicale. Questo dispositivo permette il passaggio dell’acqua e successivamente la rimozione delle feci e dei residui presenti nel colon.

La temperatura dell’acqua introdotta viene controllata costantemente dall’operatore, che contemporaneamente effettua un massaggio sull’addome per far rilassare il paziente e sciogliere le contratture.

Questa procedura permette la riattivazione della peristalsi e grazie al liquido le feci diventano fluide, le scorie incrostate che rivestono le pareti dell’intestino si sciolgono e viene favorita l’espulsione delle sostanze di rifiuto. L’intestino viene svuotato in maniera attiva grazie ai movimenti fisiologici del grosso intestino ed è per questo che risulta ideale per combattere la stitichezza, di cui una grande parte della popolazione occidentale soffre.

Durante la terapia in genere viene fatta ascoltare al paziente della musica rilassante, che oltre a rendere più piacevole il tempo trascorso sul lettino si rivela utile anche per coprire rumorini, visto che ci si libera di parecchia aria. Il trattamento può essere fatto anche in coppia per superare paura e imbarazzi. Praticare un rituale così “intimo” con il proprio partner è il modo migliore per rafforzare un rapporto ed evitare che amici poco empatici e un po’ superficiali pubblichino qualche vostra foto su qualche canale social, senza il vostro permesso.

Cosa fare prima di sottoporsi all’idrocolonterapia

Prima di sottoporsi al trattamento, esattamente due giorni prima, è consigliato seguire una dieta alimentare a base di pasta o riso con condimento di tacchino, pollo, pesce oppure verdure, meglio se creata in funzione del proprio gruppo sanguigno. E’ anche consigliato limitare il consumo di dolci e frutta e bisogna assumere due litri di acqua vitalizzata al giorno per preparare il corpo nel migliore dei modi ad un trattamento di questo tipo.

L’obiettivo è quello di mantenere morbide le feci per favorire l’evacuazione e grazie alla terapia rimuoverle più facilmente. Questa alimentazione deve essere seguita prima di ogni trattamento.

Riguardo al numero di sedute, sono consigliate almeno cinque, sei trattamenti per ottenere risultati eccellenti e duraturi. Si possono comunque fare massimo dieci sedute da effettuare ogni tre mesi per garantire benessere totale, senza paura di irritare le mucose intestinale o sottoporle ad uno stress eccessivo.

Ulteriori benefici della terapia

L’idrocolonterapia è ideale per coloro che soffrono di costipazione cronica, colon irritabile, meteorismo, coliti croniche, diverticolosi, emorroidi, micosi, infezioni da parassiti intestinali, ma è ottima anche per chi soffre di malattie della pelle, allergie respiratorie e alimentari.

Inoltre, visto che funziona anche detossinante dei tessuti, è indicata anche per combattere la pelle a buccia d’arancia e rappresenta un valido aiuto per levigare la cute e renderla più tonica e luminosa.

donna in terme di lusso

Quali sono i centri più famosi terme di Sirmione, Bibiano e Lamezia

Famose sono le Terme di Sirmione, in particolare Terme Catullo e Terme Virgilio, dove è possibile, oltre che fare l’idrocolonterapia, curare anche una grande varietà di malattie. La pratica è mutuabile, così come lo sono altri trattamenti termali che vengono effettuati grazie alla convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, a differenza dei Centri dove non è quasi mai possibile usufruire di questo vantaggio.

Altro centro termale famoso è quello che si trova a Bibiano, Bibione Thermae, un luogo fantastico dove prendersi cura del proprio corpo e ritrovare il completo benessere. Oltre all’idrocolonterapia la struttura offre cure termali come balneoterapia e fangoterapia, ma anche trattamenti di fisioterapia, riabilitazione e un’area wellness per sottoporsi ai massaggi.

Famose sono anche le Terme Caronte che si trovano a Lamezia, incastonate in uno scenario naturale d’eccezione. Situate a pochi chilometri dal mare, possiede acque solfuree della sorgente Caronte, la più rappresentativa che dà il nome alle Terme. Immerse in un bosco secolare di pini, querce e castagni, vantano un clima mite tutto l’anno e sono ideali per trascorrere anche dei giorni di relax totale. Anche qui l’idrocolonterapia viene eseguita con professionalità grazie all’esperienza di personale preparato e competente.

mosca di oncocercosi

Larve di oncocercosi: la prevenzione prima degli occhi

L’ oncocercosi o oncocerchiasi, detta anche cecità dei fiumi, è un’infezione parassitaria, multisistemica, che può causare irritazione grave alla pelle, prurito e condurre progressivamente alla cecità irreversibile. Scopriamo di più su questa malattia che è fra le più gravi che possano colpire gli occhi.

Perché si chiama cecità dei fiumi
Caratteristiche delle microfilariae
Perché colpisce gli occhi
Sintomi e diagnosi della malattia
Le terapie migliori per ridurre la propagazione
La prevenzione nelle aree coinvolte


Perché si chiama cecità dei fiumi

L’oncocercosi si diffonde attraverso la puntura della mosca nera, l’Onchocerca volvulus, che si riproduce vicino i maggiori corsi d’acqua che attraversano molti paesi dell’Africa equatoriale e dell’America meridionale. A coniare il termine è stata Lady Jean Wilson, moglie di Sir John Wilson, fondatore di Sightsavers, che rilevò per prima la pericolosità di questi moscerini per gli esseri umani. Successivamente si è riscontrato come anche gli animali ne fossero afflitti, soprattutto i cavalli, anche se gli effetti risultavano più evidenti a livello cutaneo, oltre che per interessamento dell’inspessimento e opacizzazione delle cornee.

mosca di oncocercosi

Le larve dell’agente vettore della malattia, il Simulium, si sviluppano solamente in acque limpide, molto ossigenate e scarse di sostanze organiche. Il termine “cecità dei fiumi” indica proprio la relazione tra la malattia a livello oculare e l’area abitata da chi la contrae.

Le piccole larve si trasformano in vermi adulti e possono anche vivere 15 anni e questo lungo periodo di vita ne facilita la trasmissione tra gli esseri umani. Ogni giorno i vermi femmina producono migliaia di larve microscopiche, dette microfilariae, che si diffondono nel corpo, attraverso la puntura delle mosche sull’uomo e quando muoiono causano forti reazioni nel corpo come infiammazione, irritazione e prurito. Se le larve raggiungono gli occhi possono verificarsi danni irreversibili alla vista. Il fatto che in determinate con fiumi la presenza delle mosche vettori di questa malattia è tale da poter provocare migliaia di punture al giorno su esseri umani e animali, lascia immaginare la velocità di propagazione che l’onchocercosi può generare. A questo si aggiungono le scarse cure mediche presenti in quelle aree del mondo così disagiate a la limitata diffusione delle regole igieniche di basi, responsabili della diffusione di altre malattie pericolose.

Oltre alla cecità una delle devastanti conseguenze di questa malattia è costituita dal fatto che le persone devono allontanarsi dai luoghi dove è presente la cecità dei fiumi, e devono andare altrove per coltivare la terra. La conseguenza di questa forzata migrazione ha portato intere famiglie alla povertà più totale oltre che generare problematiche psicologiche legate alla condizione di emarginalità a cui viene rilegata questa categoria di persone, etichettate come “malate” e pertanto da evitare.

Caratteristiche delle microfilariae

I vermi che causano l’oncocercosi sono filariformi, hanno un colore biancastro opalino e un corpo che si assottiglia alle due estremità. Quella cefalica si presenta leggermente allargata e quella opposta è invece appuntita, aspetto questo che differenzia il verme in maniera più evidente da quelli di ossiuri.

Il maschio adulto ha una lunghezza compresa fra 2 e 4 cm di lunghezza, mentre la femmina è sottilissima e può raggiungere anche i 50 cm di lunghezza.

Gli uomini vengono infettati quando sono punti dagli esemplari femmina già infettati di uno di questo tipologia d’insetto. Le larve attraversano la cute e crescono sempre più in dimensione, rimanendo sottopelle e maturando in maniera rapida. Da qui si riproducono e si diffondono in tutto l’organismo, provocando infiammazioni locali una volta morte.

Come avviene il coinvolgimento degli occhi

Una volta che i vermi risalendo nel corpo raggiungono gli occhi viene infettata la cornea, che si ammala di una patologia detta cheratite sclerosante, che spesso si accompagna a un’infiammazione interna dell’occhio. I danni alla retina sono inevitabili e sono provocati dalla cicatrizzazione e dalla degenerazione del tessuto nervoso. Si tratta non a caso di una tra le malattie oculari più temute, che nulla hanno a che fare alle più comuni infezioni agli occhi a cui siamo abituati in Occidente, perché in grado di provocare danni permanenti.

L’oncocercosi si manifesta di più negli uomini che nelle donne e ha un’incidenza minore nella fascia d’età 0-10 anni, con un picco maggiore in soggetti di 20-40 anni. Sono infatti soprattutto le persone sopra i 40 anni a poter essere affette dalla cecità irreversibile.

L’infestazione dei vermi avviene durante l’infanzia, senza che i soggetti manifestino segni di malattia per lunghi periodi di tempo ed è per questo che risulta difficile da individuare da coloro che non hanno una cultura medica e reputano all’ordine del giorno essere oggetto di punture di moschini. E’ doveroso ricordare che per essere infettati bisogna essere punti diverse volte e soggiornare nelle zone ad alto rischio per più di tre mesi ed è quasi impossibile ammalarsi con un solo morso di mosca.

Inoltre, bisogna anche sottolineare che il numero di vermi adulti presenti in un soggetto è relativo al numero di punture fatte dalla mosca nera e pertanto i rischi di infezione sono direttamente proporzionali al numero di punture ricevute nella vita.

Che cos’è il tracoma

Pare che la cecità dei fiumi sia la seconda causa al mondo di cecità dopo il tracoma. Quest’ultimo è la prima causa di cecità a livello globale fra le malattie contagiose ed è generata dall’infezione causata da un batterio, la Chlamydia Tracomatis. I primi sintomi compaiono con arrossamento, forti bruciori, gonfiore alle palpebre, lacrimazione, sensibilità alla luce.

I segni che manifestano la malattia sono le ciglia rivolte all’interno dell’occhio, la palpebra rivolta all’interno che si attacca alla congiuntiva, la chiusura alterata delle palpebre, cicatrici sulla cornea che diventa, a causa di questo trauma, sempre più opaca, impedendo all’individuo afflitto di vedere bene.

Come avviene la diagnosi della cecità dei fiumi

La diagnosi della cecità dei fiumi può essere eseguita in qualsiasi fase della malattia, ma bisogna intervenire in tempo per scongiurare danni irreparabili. La diagnosi può essere fatta in due modi:

  • Con la conta delle larve (microfilarie)
  • Visualizzando la larva adulta – la visualizzazione della larva adulta può avvenire dopo aver eseguito la biopsia ad un nodulo sottocutaneo oppure individuando le microfilarie all’interno dell’occhio

imbarcazione per fiume in Africa

Terapie efficaci

La terapia più efficace per il trattamento dell’oncocerchiasi è costituita dalla ivermectina, un antiparassitario che uccide i vermi parassiti in fase di sviluppo, ma non quelli adulti.

L’Ivermectina viene usata anche per trattare la strongiloidosi causata dal nematode Strongyloides stercoralis e per trattare altre parassitosi, tra cui anche scabbia e pediculosi.

Il farmaco si assume per via orale, di solito sotto forma di unica compressa da deglutire con acqua a stomaco vuoto. La dose per impedire il propagarsi dell’infezione in genere è annuale, tuttavia vi sono casi in cui si può assumere 3 o 6 mesi dopo il primo trattamento.

Grazie ai programmi dell’Oms l’ivermectina dal 1989 è stata distribuita su ampia scala nei paesi a rischio, che sono ben 31 solo in Africa, ma vi sono anche diversi Stati dell’America meridionale e lo Yemen interessate dalla malattia. Proprio grazie ad un programma dell’Oms completato nel 2012 è stato sperimentato un altro antiparassitario, il moxidecin, da assumere in dose singola di 8 mg per via orale con o senza cibo.

Si tratta di una tipologia di infezione per fortuna assente in Europa, perché di origine del tutto differente rispetto a quella di altre forme di vermi intestinali, come ossiuri o tenia, invece presenti alle nostre latitudini. Anche per questo l’assistenza da parte dei Paesi Occidentali deve essere garantita e costante, in modo da scongiurare condizioni di epidemia.


La prevenzione nei programmi dell’Oms

Il programma OCP ha permesso di guarire 40 milioni di persone dall’infezione, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a mandare avanti sempre nuovi programmi per combattere questa malattia, che prevedono la bonifica delle aree malsane e un maggiore controllo dell’oncocerchiasi. Infatti, poiché ancora non esiste un farmaco in grado di curare la cecità dei fiumi definitivamente, la soluzione migliore è quella di prevenire la patologia.

La medicina e la scienza collaborano insieme per portare avanti il loro obiettivo di sconfiggere questa terribile patologia una volta per tutte, e impedire che i soggetti colpiti perdano completamente la vista. Non poter più vedere a causa del morso di un piccolo insetto è una cosa del tutto inaccettabile, che non dovrebbe assolutamente esistere, e basterebbe eliminare le cause per impedire che ciò avvenga.

Ad oggi si stima che ci siano almeno 1,5 milioni di persone cieche a causa di questa malattia, e l’Oms ha in programma altri interventi per combattere questa infezione e permettere alle popolazioni che vivono nelle aree a rischio di rimanere. L’obiettivo è di debellare completamente la patologia, accompagnando alla terapia antinfettiva la diffusione di insetticidi e iniziative volte alla bonifica delle aree più colpite, che rappresentano anche la base di una politica di prevenzione efficacie, oltre che di argine ad un contagio massivo.

Ad affiancare i programmi dell’Oms ci sono anche Dal 1993 associazioni come SightFirst, che ha lavorato con impegno per a fare in modo che l’oncocercosi non sia più un problema di salute pubblica.

Le malattie tropicali più pericolose

Oltre alla cecità fluviale, vi sono altre malattie tropicali ancora oggi letali. Fra le più pericolose vi sono la malaria e la febbre dengue, trasmesse entrambe dalle zanzare e presenti nelle aree tropicali di tutto il mondo. I sintomi per tutte e due le malattie sono praticamente uguali, ovvero: nausea, dolori agli arti e febbre. Diverse sono invece l’intensità dei sintomi e il decorso.

Infatti, la febbre dengue in genere ha un decorso senza troppe complicanze, mentre la malaria può essere letale e va curata in ospedale.

Altre malattie tropicali pericolose sono anche la febbre chikungunya, la febbre del Nilo occidentale, la febbre gialla e l’infezione da virus Zika. Le ultime due sono più pericolose, la febbre gialla può causare danni al sistema nervoso, mentre l’infezione da virus Zika diventa pericolosa quando infetta una donna incinta. Infatti, può causare danni permanenti al cervello del feto.

La testimonianza del digiuno di 48 ore della dottoressa Racanelli

Resoconto dell’esperienza di digiuno solido di 48 ore, a cui hanno fatto seguito 38 ore di digiuno secco, portate avanti dalla dottoressa Racanelli a partire dal 29 Novembre 2019.

 

Testimonianza diretta delle sensazioni provate durante quei giorni

Sono felice di essere riuscita a portare a termine questo digiuno senza alcun ostacolo. Non ho riscontrato difficoltà alcuna a seguito della mancanza ingestione di cibo durante l’arco temporale di 2 giorni.
E’ significativo come il mattino del sabato 30 Novembre mi sia diretta in cucina, in maniera maniera assolutamente inconsapevole, guidata da un riflesso incondizionato che mi aveva spinto in quello spazio per fare colazione. Eppure non avevo fame, non avvertivo questa necessità. Si trattava appunto di un falso bisogno, una di quelle insidie che più volte incontriamo nell’arco della nostra giornata, diventandone il più delle volte vittime o inconsapevoli complici.

Il rituale della colazione, scandito dal gesto di aprire le ante dell’armadio, dalla selezione di barattoli colorati custoditi in quella cassaforte confezionata chiamata frigo, tutto a un tratto mi sembra futile, sino a divenire ridicolo.
Mettersi alla prova significa anche lottare con la nostra routine, non dare nulla per scontato e avere la capacità di guardarci dall’esterno. condizioni come il digiuno ci offrono molto tempo per riflettere sulla nostra condizione di zombie metropolitani e della passività con cui affrontiamo le nostre giornate, spinte dalla voglia di assecondare qualcosa o qualcuno lontano anni luce dalla nostra coscienza.
Ragionando con la mia testa ho affrontato l’ora di pranzo con maggiore volitività. Mentre la maggior parte delle persone a quell’ora assumeva carboidrati e lieviti io, con una sensazione di orgoglio, mista a serenità, sono andata verso il letto. Ho impiegato quel tempo per riposare il mio corpo, anzichè “affaticare” il mio apparato digestivo, approfittando del calore del sole pomeridiano che ancora scaldava questo primo pomeriggio barese, votato al digiuno solido.

Nonostante tutto devo ammettere che la “memoria” del cibo si è fatta sentire, puntuale come un orologio svizzero, verso le 13.30. Superata la fase più insistente e allontanato questo ulteriore “falso bisogno” con un sorriso, ragionando sulla fragilità umana, ho raggiunto la camera da letto come se si trattasse dell’unica azione possibile e della “normalità”, anche se non sono affatto abituata alla penichella pomeridiana.

La mente è decisamente abitudinaria ed è per questo che percepiamo come ostacoli delle azioni che invece sono propedeutiche alla nostra gratificazione in quanto esseri umani e spirituali.

Verso le 16.00 mi sono svegliata e concessa una terapia vibrazionale, grazie all’aiuto di una particolare coperta. Questo strumento, alimentato energeticamente dalla mia volontà di intraprendere il privilegio di un percorso di digiuno di 48 ore, mi ha permesso di espellere una quantità enorme di tossine, di cui ho avuto evidente conferma, dalla quantità di sudore prodotto durante questo periodo.
Ho quindi concluso questa fase di “cura di me” con l’esposizione ad una doccia solare in grado di produrre raggi UV-A, UV-B, UV-c, per 10 minuti, percependone tutti i benefici, amplificati dall’azione cromatica e manifestati ancora una volta dal sudore generato dal mio corpo.
Ho continuato la mia giornata, approfittando del ottimo entusiasmo percepito, per addobbare la casa per il Santo Natale.
Da quel momento in poi non ho avuto più “richiami al cibo”, ne tanto meno provato il desiderio di assumere liquidi.

Appariva evidente come il mio corpo fosse in fase di completa “espulsione” e avevo la sensazione che qualunque cibo o bevanda avessi introdotto in quel momento nell’organismo, sarebbe andato ad inficiare quel processo virtuoso di depurazione, i cui benefici si manifestavano anche in forma di maggiore lucidità.
Quando mi sono svegliata la mattina del 1 Dicembre ho avuto la sensazione di avere le labbra molto secche, al punto che la loro superficie mi sembrava fosse rivestita di polvere di vetro. Una sensazione tutt’altro che piacevole, soprattutto se sommata a quella di possedere una lingua pesante ed amara. Nelle fasi successive al mio risveglio, ho cercato di fare un po’ di movimento, salendo e discendendo le scale più volte.

Ho percepito come del fuoco all’interno del petto, che gradualmente si irradiava verso gambe e polpacci, luogo dove avvertivo delle specie di punture di spillo colpire la pelle.
Ancora una volta, a seguito di questo “bollore” il mio corpo reagiva aumentando la sudorazione. Percepivo una specie di sudore freddo.

Per curiosità ha deciso di controllare il PH urinario, mediante cartita tornasole ed ho rilevato come fosse in quel momento completamente acido, nonostante fossero trascorse già 38 ore dall’ultima volta in cui avessi introdotto acqua nell’organismo.
Anche se può sembrare strano, durante l’intero arco di tempo di digiuno liquido ho continuato a urinare in maniera regolare, a conferma di come l’organismo non perdesse l’occasione per eliminare tossine e ripulirsi.

Questo è dovuto sicuramente alla formazione di H2O endogena, come sostenuto dalla scuola russa e dimostrato attraverso le loro sperimentazioni.
La respirazione infatti, attraverso l’immissione di O2 genera H2O, mediante la combinazione con l’idrogeno che si sviluppa all’interno del nostro corpo e si rivela molto più in risonanza con l’H2O percebibile all’esterno del nostro “involucro”.

donna forte

 

Ultimato così il digiuno, a completamento del percorso di pulizia totale, ho già prenotato una seduta di idrocolonterapia, che sono sicura migliorerà ulteriormente la mia condizione.

Al termine del digiuno solido di 48 ore e liquido di 38, devo riconoscere di essere decisamente soddisfatta, con un entusiasmo che mi si legge in faccia, guardandomi allo specchio e traducendo i segnali manifestati dal mio corpo spirituale.
L’aspetto che mi colpisce ogni volta che termino un digiuno è la forza che sento nel mio corpo, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, senza conoscere gli aspetti terapici di questa pratica. Una energia enorme, che si manifesta anche in termini di buon umore e gioia di vivere, che rafforza in me la convinzione di concedersi il “privilegio del digiuno”, in maniera sistematica, almeno una volta ogni 40 giorni.

 

Per consigli e informazioni su come organizzarsi e prepararsi adeguatamente per affrontare un digiuno di 48 ore senza rischi, potete mandarmi un’email.

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