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Che cosa non esce quando andiamo in bagno?

L’evacuazione è un importante momento fisiologico per qualsiasi essere umano.
Dev’essere regolare e spontanea, a dimostrazione del buon funzionamento dell’intestino.

Tuttavia l’espulsione delle feci non sempre è sufficiente per pulire totalmente colon e retto dalle scorie del nostro organismo.
Tossine, cibo non digerito e altri elementi nocivi restano bloccati nelle anse intestinali e possono portare a problemi fastidiosi, a volte anche a malattie di una certa importanza.

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L’idrocolon terapia è un trattamento utile a ripulire in maniera profonda e sicura il colon e il retto da ogni residuo.
Oltre a essere una pratica indolore e inodore, nonostante la paura che possa creare l’idea di essere penetrati, è una pratica che garantisce una grande sensazione di benessere, poiché aiuta l’intestino a svuotarsi del tutto, evitando anche pericolose infiammazioni locali.

Perché dovremmo sottoporci a un’idrocolon terapia?

Perché ciò che resta nel nostro corpo può rivelarsi davvero dannoso, alla lunga. Pertanto, una corretta pulizia del colon aiuta a mantenersi in forma.

Scorie imprigionate nell’intestino

Un corpo che funziona bene elimina da solo, attraverso il sistema digestivo, tutto ciò che non serve più al corpo stesso.
Può capitare, però, di vivere periodi di stress o di mangiare in maniera scorretta o di avere inconsapevolmente qualche intolleranza o semplicemente di avere una particolare conformazione di intestino caratterizzata da anse troppo strette, in cui è facile che si depositino cibi per anni ed anni. Questo tipo di situazioni potrebbe creare spiacevoli problemi all’intestino ed è proprio in questi casi che l’idrocolon terapia si dimostra particolarmente utile.
Ha infatti una funzione depurativa, perché stimola la peristalsi.

Inoltre è stato provato che un ciclo di lavaggi di questo tipo favorisce il ricrearsi della flora batterica benefica, creando un ambiente normale e disintossicando colon e retto, come viene scritto nel Medicalnewstoday, in un interessantissimo articolo di approfondimento.

Questo perché le materie fecali, le tossine e altre sostanze che sono dannose possono rimanere a lungo sulle pareti dell’intestino e come conseguenza indebolire di molto le difese immunitarie.
Un abbassamento di queste difese conduce inevitabilmente a infiammazioni locali e malattie da non sottovalutare.

L’idrocolonterapia riduce, contrastando anche meteorismo e gonfiori, la presenza della popolazione microbica nociva, come lieviti, candida e anche le salmonelle. I microbi alloggiano normalmente nell’intestino, ma quando non si libera in maniera corretta l’intestino, è facile che proliferino più del dovuto, portando infezioni anche gravi. Anche se non si tratta di un fenomeno evidente, che possiamo osservare con i nostri occhi, il nostro intestino è sempre “sotto attacco” e più tempo i residui di cibo e di altro materiale sostano nei suoi spazi, più è facile che si verifichino infiammazioni e disturbi.
Ciò che non riusciamo a espellere con una normale evacuazione rimane per tanto tempo fermo e modifica la nostra flora batterica, facilitando il crescere di batteri tutt’altro che utili per il nostro benessere.

In questo senso, la terapia dell’idrocolon elimina in buona parte i batteri nocivi e favorisce il proliferare di quelli “buoni”, che aiutano l’intestino a lavorare meglio.
Un intestino che lavora bene garantisce salute a tutto il corpo umano, visto che da esso dipende molto della nostra condizione fisica.

Ma non solo! Questo trattamento di pulizia del colon è utile anche in caso di sensibilità al glutine, allergie e intolleranze alimentari. Infatti, pulire l’intestino a fondo, togliendo scarti e scorie che non sono stati eliminati in maniera naturale – a causa anche della flora batterica compromessa – aiuta a ripristinare appieno le sue funzionalità, facilitando l’assimilazione delle sostanze nutritive dai cibi e la naturale eliminazione delle scorie nocive, fonte di intossicazione.

Possiamo affermare, dunque, che l’idrocolon terapia può promuovere numerosi effetti benefici, sul corpo umano.

Vediamo quali sono:

  • depura in maniera molto profonda e favorisce il movimento intestinale;
  • aiuta il colon, quindi, a ritrovare la giusta regolarità, sconfiggendo stispi o diarrea;
  • elimina i sintomi provocati dall’accumulo di tossine;
  • aiuta ad assorbire meglio le sostante nutritive;
  • migliora e favorisce le funzioni renali ed epatiche;
  • rafforza il sistema immunitario, che è strettamente legato alla funzionalità del colon.
pugno contro pugno

Lavaggio dell’ano come questione di rispetto

Per chi pratica il sesso anale, la pulizia è fondamentale, ancora di più di quanto non lo sia nel fare l’amore per così dire tradizionale. Chiaramente, la pulizia dell’ano è sempre auspicabile per evitare spiacevoli disturbi e malattie, vista la delicatezza della zona inguinale e la prossimità con l’apparato riproduttivo.
Occorre pertanto avere un occhio di riguardo nel caso in cui si intrattengano rapporti intimi, anche tra amanti, perché l’igiene intimo risulta importante non solo per se stessi, ma anche e soprattutto per il partner con cui ci si unisce.

pugno contro pugno

 

La pulizia esterna, quindi non quella del retto, è basa sull’uso di detergenti specifici per le parti intime, volta a mantenere l’area priva di fonti in cui possano pullulare i germi.
E’ importante scegliere il detergente giusto, scegliendo un prodotto che non risulti troppo aggressivo, ma neanche troppo blando, in modo tale da garantire un’igiene profonda e al contempo sicura.

Per una cura ancora maggiore è buona regola mantenere pulito anche il retto e fare in modo di ripulire completamente da scorie residue e da impurità anche il colon, utilizzando dei semplici clisteri con acqua e camomilla, per esempio. Altro sistema ancora più efficacie risulta l’idrocolon, ovvero una una pratica indolore e utilissima per liberare l’intestino da ogni impurità e avanzo di cibo rimasto nelle anse instestinali, a causa di un’alimentazione sbagliata o di una particolare conformazione del tratto intestinale.

A seguito di una scarsa igiene si rischia di andare incontro a spiacevoli disturbi che se trascurati possono diventare vere e proprie malattie. Se si hanno rapporti intimi “non classici” potrebbe rivelarsi molto pericoloso per un organismo, specie se già debilitato. Inoltre, al di là della questione salute, non è certo piacevole entrare in confidenza con qualcuno che presenta delle gravi carenze sul piano dell’igiene personale.

 

Malattie legate alla scarsa igiene anale

Al di là di eventuali rapporti sessuali, l’igiene anale è essenziale per evitare l’insorgere di irritazioni, infezioni o fastidi nella zona perinale.

Nei bambini così come negli adulti è necessario pulire accuratamente la zona dopo ogni evacuazione. Non basta la carta igienica, sia chiaro. Occorre un uso corretto del bidet, con acqua corrente e detergenti alcalini. Questo permette di evitare una serie di disturbi, alquanto noiosi, come:

  • prurito all’ano
  • arrossamento della zona perinale
  • bruciore all’ano o nei dintorni
  • lesioni anali e rettali
  • cistiti

I disturbi elencati non vanno mai sottovalutati e se perdurano per un periodo maggiore a 10 giorni è buona regola rivolgersi al medico, oltre che rimediare da subito con un’accurata igiene dell’ano e del perineo.

sanitari bagno

 

Lavanda anale, come pulire bene il retto

Pulire bene la zona anale è utile per evitare il proliferare di batteri e l’insorgere di malattie o disturbi legati a essi. E’ altrettanto importante, di tanto in tanto, effettuare una lavanda che pulisca il retto.

Questo è possibile attraverso clisteri o, in maniera più profonda, attraverso un sistema di docce anali, utili sia quando si debbono avere dei rapporti intimi, sia quando si debbono affrontare delle particolari visite mediche.

La doccia anale permette di pulire sia il retto che l’interno dell’ano inserendo acqua tiepida e altri elementi, non irritanti, utili per una pulizia ottimale. Chiaramente, la doccia anale non può sostituire la pulizia profonda delle pareti anali e delle mucose intestinali effettuata dall’idrocolonterapia, ma è comunque efficace per ripulire in fretta e senza problemi una zona delicata che ha bisogno di mantenersi libera da batteri, soprattutto in caso di rapporti d’amore o visite mediche.

Per effettuare una buona doccia anale o lavanda è utile procurarsi qualche oggetto specifico da usare in base al risultato che si vuole ottenere. Si può fare una doccia con doccino, che è una cannula da avvitare nella doccia al posto del soffione e che permette uan pulizia molto accurata con semplice acqua corrente.
Si potrebbe in verità usare anche il tubo flessibile della doccia, ma questo sistema è meno adatto per chi non è abituato a questo tipo di pratica. La pulizia risulterà meno profonda perché non si può andare molto in fondo, non essendo stata progettata per questa specifica funzione..
Si può, altrimenti, optare per una doccia anale con clistere e utilizzare invece un sistema specifico e quindi più idoneo per pulire il retto e facilitare l’evacuazione.
Il modo più pratico per procurarselo è quello di optare per una soluzione salina, da acquistare in farmacia, oppure per un prodotto a base di acqua e camomilla, molto emolliente e utile per prevenire irritazioni e fastidi.

E’ importante aggiungere che questa pulizia non dev’essere utilizzata troppo frequentemente, ma solo quando si rende necessaria, per evitare di creare disturbo alla flora batterica dell’intestino.

 

Pulizia anale e del retto: rispetto per gli altri nonostante i tabù

E’ ancora un problema trattare questi argomenti con tranquillità. Le persone provano vergogna, sono bloccate da vecchi tabù, frutto di antichi retaggi culturali.
C’è da dire, però, che il sesso anale non è certo un qualcosa di innovativo. E’ praticato da millenni e in ogni parte del mondo, come testimoniato da vasi e disegni risalenti agli antichi Greci. Questo tipo di rapporti, tra uomo e uomo o tra donna e uomo, non sono infatti figli del nostro tempo, ma pratiche consolidate e piacevoli, per le quali, però, è richiesta una certa dose di responsabilità e autoconsapevolezza che renda normale interessarsi del proprio igiene e di avere una certa attenzione nei confronti dell’altra persona.

L’igiene di ano e retto non deve essere solo un “capriccio personale”, ma dev’essere considerato indispensabile per rapportarsi con gli altri ed avere un rapporto con un altro partner.

Interna ed esterna, l’igiene di ano e retto dev’essere accurata e profonda, quando si ha intenzione di avere rapporti intimi con un’altra persona.

Questo è un concetto fondamentale per chi vuole condurre questo tipo di relazione sessuale. L’igiene evita non solo problemi fisici, ma anche situazioni imbarazzanti (legate ad esempio alla fuoriuscita involontaria della cacca dal retto, a causa dell’effetto stantuffo). Se non si è sufficientemente puliti sia fuori che dentro, il partner potrebbe ritrovarsi a vivere un’esperienza tutt’altro che positiva e decidere (giustamente) di non frequentarvi più!

Il rispetto verso chi si ama deve essere messo al primo posto e l’igiene profonda e accurata di ano e retto sono il miglior modo per dimostrarlo.

colon sofferente

Colon: anatomia, funzioni e come preservarne la funzionalità

Anatomia del colon

L’intestino è un organo facente parte dell’apparato gastro-intestinale ed è, a sua volta, suddividibile in due sezioni: l’intestino tenue ed il colon-retto.

Il colon-retto, identificato anche come intestino crasso, rappresenta la sezione terminale dell’intestino. È localizzato nella zona addominale e si estende per circa un metro e mezzo a partire dall’intestino tenue sino poi a concludersi con il retto ed il canale anale.

colon sofferente

 

Il colon-retto si sviluppa per circa un metro e mezzo ed ha inizio nella parte inferiore destra addominale. L’anatomia del colon-retto prevede che esso sia suddiviso in tre sezioni: la prima sezione viene identificata con il termine medico colon ascendente – risale verso l’alto; la seconda corrisponde al colon traverso – è la sezione che oltrepassa la parte superiore dell’addome da destra verso sinistra; la terza invece è identificabile con il colon discendente – è la sezione che per l’appunto discende verso la parte inferiore dell’addome fino a raggiungere il colon sigmoide, il retto e l’ano.

Lo strato interno ed esterno del colon-retto è interamente costituito dalla sovrapposizione di più strati. Fra questi è possibile identificare la mucosa, la sottomucosa, la muscolare e la sierosa.

Conoscere la precisa composizione di ognuno di questi strati, consentirà una piena consapevolezza delle funzionalità del colo-retto. Difatti, lo strato corrispondente alla mucosa è primariamente formato da due tipologie di cellule: epiteliali e calciformi. Le cellule epiteliali svolgono la primaria funzione di riassorbire acqua e sali minerali: ciò è possibile poiché sulla superficie esterna delle suddette cellule sono identificabili delle cripte, ovvero dei villi intestinali che potenziano il processo di riassorbimento. Le cellule calciformi, invece, svolgono una funzione ulteriore alla precedente poiché secernono un materiale mucoso e viscido considerevolmente funzionale non solo alla lubrificazione del tratto rettale ma anche al transito delle feci.

Ciò che è possibile trovare immediatamente al di sotto della mucosa, è la sottomucosa: essa è responsabile della funzionalità dei movimenti propulsivi intestinali (peristalsi), ovvero quelli che agevolano il transito del materiale fecale verso il retto. Ciò è reso possibile dalla copiosa presenza di strutture linfatiche, vascolari e fibre nervose.

La muscolare, invece, è composita da due strutture per l’appunto muscolari: una maggiormente localizzata all’interno e dall’andamento trasversale e l’altra, maggiormente posizionata verso l’interno e dall’andamento longitudinale. Sono proprio queste due strutture a conferire all’intestino il famigerato aspetto sacculato.

La sierosa, infine, rappresenta una guaina esterna ed universale che ricopre non solo l’intestino ma tutti gli organi posizionati nella sezione addominale.

Le funzioni del colon

Oltre l’anatomia, è sicuramente importante conoscere le funzioni del colon affinchè non solo possano essere riconosciuti eventuali malfunzionamenti ma anche per carpire al meglio la più efficace modalità di azione per supportarne e preservarne la salubrità.

Anzitutto, diviene importante porre in essere una considerazione fortemente ancorata ad un pensiero comune: per quanto al colon-retto sia costantemente associata una funzione primariamente esecretoria e quindi di espulsione del materiale di scarto del nostro organismo (materiale fecale), è bene illustrare le ulteriori funzionalità proprie di questo tratto intestinale.

Fra le ulteriori funzioni, sono annoverabili quelle metaboliche dal momento in cui il colon-retto è coinvolto in un processo metabolico e digestivo che inizia dall’esofago e termina per l’appunto con il colon. Mediante l’esofago gli alimenti che ingeriamo giungono allo stomaco, organo all’interno del quale ha inizio il processo della digestione, e proseguono verso l’intestino cieco che rappresenta la prima sezione dell’intestino crasso. Quando il cibo arriva al colon, è quasi del tutto digerito: è proprio nel colon che si completa il processo metabolico della digestione poichè si adempie il processo di assorbimento delle sostanze nutritive , un processo attraverso il quale queste sostanze sono trasferite nel sangue.

Una ulteriore funzione propria del colon coincide con il considerevole processo di riassorbimento di copiosi quantitativi di acqua ed elettroliti, dove con elettroliti si fa riferimento ai sali minerali. Questo processo di riassorbimento che prende vita all’interno del colon, è reso possibile mediante le sacche presenti sullo strato di mucosa: con il termine sacche, un termine consapevolmente poco medico, sono indicate le cellule epiteliali facenti parte dello strato corrispondente alla mucosa.

Un’altra funzione è invece identificabile con un ruolo esecretorio del colon dal momento in cui esso produce considerevoli quantità di muco ed immunoglobuline, ossia anticorpi. Il materiale mucoso e gli anticorpi ricoprono e svolgono un ruolo significativo per la salute del colon: non solo lubrificano e quindi facilitano il transito del materiale fecale verso il retto ma predispongono un robusta azione protettiva secondo una punto di vista immunitario. La secrezione di muco ed anticorpi contribuisce al robusto contrastare potenziali malfunzionamenti dannosi per la salute del colon.

Pertanto, al fine di illustrare una chiara ricapitolazione delle funzioni del colon, va ricordato che tra le funzioni primarie vi è sicuramente quella esecretoria poiché esso contribuisce alla espulsione del materiale fecale ma, al contempo, va rammendato quanto questa non sia l’unica funzione svolta dal colon: esso ricopre anche ruoli metabolici e esecretori, rispettivamente prevedono l’assorbimento delle sostanze nutritive e la produzione di materiale mucoso ed anticorpi affinchè sia garantita lubrificazione e protezione immunitaria.

Come prendersi cura del colon

Assodata la funzionalità che il colon ricopre e svolge nel e per il nostro organismo, diviene considerevolmente fondamentale carpire come prendersene cura e quali abitudini comportamentali sono determinanti per la salute del colon e, quindi, per la nostra salute.

L’assioma della prevenzione è sempre valido, è un costrutto universale e predisponente una strategia di azione efficace. Nel momento in cui la disquisizione anatomica e funzionale è circoscritta ad un organi come il colon, l’assioma della prevenzione assume ancor di più le sembianze di un comportamento consigliato e da porre concretamente in essere: la prevenzione può salvare la vita.

cibo e salute

 

Difatti, gli esperti ritengono sia opportuno prendersi cura del colon sin da quando si è piccoli e, quindi, sin dall’infanzia: ciò è sempre calorosamente consigliato ma lo è ancor di più quando sono registrate predisposizioni a sintomatologie come stipsi e/o meteorismo. Inoltre, il consiglio di prendersene cura sin da quando si è piccoli diviene ancora più funzionale quando vi è familiarità con alcune patologie a carico del colon e del retto: con il termine familiarità ci si riferisce alla conclamata insorgenza di malattie a carico del colon e del retto all’interno della propria famiglia.

Ma cosa può essere posto in essere oltre ad un comportamento significativamente preventivo? Di seguito verranno elencate alcune abitudini che non solo sono state consigliate da gastroenterologi ed oncologi, ma che considerevolmente contribuiscono e supportano lo stato di salute del colon.

Pertanto, fra i quotidiani comportamenti che possiamo attuare al fine di preservare la salute di questo organo, vi sono:

  • abituale e copioso consumo di frutta e verdura: è preferibile un consumo variegato di frutta e verdura ed, inoltre, è consigliata frutta e verdura di stagione dal momento in cui il loro apporto nutritivo è sinceramente integro e libero da pesticidi;
  • ridurre il consumo di bevande alcoliche: possono considerevolmente inibire la funzione secretoria del colon rendendolo così meno lubrificato e protetto. Ciò causa un considerevole rallentamento del transito fecale;
  • svolgere una regolare attività fisica: l’esercizio costante può sia supportare ed agevolare una corretta ossigenazione dei tessuti muscolari sia favorire i movimenti propulsivi intestinali;
  • assumere il giusto quantitativo di fibre: 20-30 g per un individuo adulto. Le fibre, parti di cibo che non vengono digerite, svolgono la funzione di ripulire il colon dalle tossine;
  • bere acqua: l’organismo necessita di 2,5 L;
  • evitare lassativi e cure antibiotiche: rendono pigro l’intestino;
  • esami di screening: cadenza biennale l’esame delle feci e una volta ogni 10 anni una colonscopia.
ostacolo su binario

Coprostasi: una colica molto particolare

Coprostasi (meno nota come impatto fecale) è la terminologia medica adoperata per descrivere una precisa condizione clinica in cui il lume intestinale – con maggiore precisione il lume rettale – versa.

La coprostasi consiste in un accumulo fecale, localizzato nel lume rettale, tendenzialmente protratto ben oltre le ordinarie nonché fisiologiche tempistiche di evacuazione.

La coprostasi ingenera una significativa alterazione della fisiologia del colon, simile ad una colica, comportandone variazioni funzionali. Fra i prioritari compiti che il colon svolge, vi è quello di assorbire considerevoli quantità di acqua e di sali minerali, un compito che, in una diagnosi di coprostasi, appare alterato, accelerato e compromesso: l’accumulo fecale diviene così eccessivamente secco, duro, compatto e difficilmente evacuabile mediante la fisiologica defecazione.

Segnali di una copristasi grave
Le complicanze di una mancata cura
Origini e cause
Tipi di copristasi
Le terapie più diffuse ed efficaci per guarire

Sintomi

È importante ricordare che la sintomatologia della coprostasi può essere comune sia a quella della stipsi sia a quella della stipsi cronica: con il vocabolo comune ci si riferisce ad una sovrapposizione e ad una condivisione di sintomi che potrebbe causare una confusione nella classificazione anamnestica di ulteriori diagnosi.

I sintomi della coprostasi possono essere riscontrati in una diagnosi di stipsi ed anche in una diagnosi di stipsi cronica ma è importante ricordare che:

  • una diagnosi di coprostasi è indipendente da una diagnosi di stipsi, ciò significa che la condizione clinica di accumulo fecale non coincide con la condizione clinica di costipazione;
  • una diagnosi di coprostasi è indipendente da una diagnosi di stipsi cronica, ciò significa che la condizione clinica di accumulo fecale non coincide con la condizione clinica di più severa costipazione;
  • se nella diagnosi di stipsi ed anche di stipsi cronica la soggettività del paziente è considerevolmente accolta e presa in considerazione poiché simboleggia uno fra i criteri diagnostici, nella diagnosi di coprostasi il vissuto del paziente diviene non funzionale alla diagnosi poiché la coprostasi è assimilabile ad una condizione organica riscontrabile con esami obiettivi e sperimentali;
  • un paziente con stipsi e/o con stipsi cronica può considerarsi consapevole nel percepire che il proprio organismo versi in una delle precedenti diagnosi;
  • un paziente con coprostasi potrebbe invece non considerarsi consapevole nel percepire che il proprio organismo, ed in particolare il suo lume rettale, versi in una condizione organica di coprostasi;
  • la sintomatologia di una coprostasi concorre e, quindi, contribuisce alla sintomatologia di una stipsi e di una stipsi cronica. In questo caso può essere sperimentato sia un intensificato dolore nell’atto dell’evacuazione sia una severa coagulazione delle feci.

La coprostasi consiste in un movimento rallentato delle feci all’interno dell’intestino cieco che diventa pigro, a sua volta, causa e produce uno stagnarsi del materiale fecale protratto ben oltre le fisiologiche tempistiche di accumulo ed evacuazione. Il severo rallentamento ed il prolungato accumulo del materiale fecale ingenera un considerevolmente rapido assorbimento di acqua ed elettroliti dal materiale fecale: le feci divengono statiche, secche, compatte e significativamente dure, generando una condizione di colica intestinale.

Una condizione clinica di coprostasi può ingenerare un disagio nella quotidianità del paziente e, fra sintomi del disagio sperimentato, è possibile riscontrare:

  • Intumescenza addominale;
  • Duolo addominale;
  • Nausea e Vomizione;
  • Inappetenza;
  • Dimagrimento (strettamente collegata alla perdita di appetito);
  • Stimolo costante di voler defecare, senza però raggiungere un’evacuazione concreta;
  • Mal di testa e/o capogiri;
  • Mal di schiena;
  • Encopresi, incontinenza fecale, ossia una accidentale ed involontaria perdita di materiale fecale, prevalentemente allo stato liquido. Questi episodi di incontinenza possono essere presumibilmente causati e conseguenti a colpi di tosse e/o fragorose risate;
  • Difficoltosa defecazione, essa è ingenerata dalla stitichezza e dal protratto accumulo del materiale fecale depositato nel lume rettale.

Complicanze

È possibile riscontrare una sintomatologia di coprostasi più grave e comprendente i seguenti segni/sintomi:

  • Stato febbrile;
  • Stato confusionale e Stordimento;
  • Tachipnea, ovvero aumento della frequenza respiratoria;
  • Tachicardia, ovvero aumento della frequenza cardiaca;
  • Sudorazione eccessiva e profusa;
  • Incontinenza urinaria;
  • Ansia;
  • Deidratazione

muro di pietre

Cause

Fra le cause della coprostasi ve ne è una considerabile come primaria, principale e scatenante, la stitichezza: essa è assimilabile alla severa difficoltà di evacuazione delle feci. Tuttavia, sono annoverabili ulteriori cause che potenzialmente ingenerano il prolungato e non fisiologico accumulo fecale, ossia una condizione di coprostasi.

Fra le suddette ed ulteriori cause, vi sono:

  • Scarsa assimilazione di fibre, apportabili dalla strutturazione di un’alimentazione varia e ricca in alimenti che contengano naturalmente un poderoso contenuto di fibre. Sono fortemente consigliati legumi, verdure e cibi dalla composizione integrale. Una dieta a basso residuo può causare una severa complicanza del transito fecale ed anche diverticoli, crampi, ipertensione, irritazione della mucosa intestinale, aumento del rischio oncologico e cardio-vascolare. Per contro sono sconsigliati tutti gli alimenti privi di fibre;
  • Scarsa idratazione, nell’organismo non sono presenti riserve naturali di acqua tale per cui è vitale e fondamentale condurre una sana idratazione. Si pensi che ben il 75% delle funzioni corporee dipende da una corretta idratazione e, fra queste, sono annoverabili il mantenimento della temperatura corporea e della salubrità dei tessuti liquidi nella norma, la produzione salivare e lacrimare. L’acqua corporea viene espulsa attraverso non solo la sudorazione ma anche attraverso la defecazione;
  • Scarsa attività fisica, una sedentarietà costante e protratta nel tempo ingenera uno scompenso non soltanto in termini di elasticità muscolare ma anche in termini di ossigenazione dei tessuti. Il centro ipotalamico della sete coordina sia il quantitativo di acqua da immettere nell’organismo sia la funzione dell’ormone antidiuretico, ADH, che a sua volta regola il riassorbimento di acqua nei reni;
  • Smodato utilizzo di antidolorifici di natura oppiacea, questa tipologia di farmaco prevede una formulazione fortemente incentrata su codeina, idrocodone, metadone, ossicodone. Fra gli effetti indesiderati e collaterali di questi principi attivi vi è sicuramente quello di un rallentamento del transito delle feci;
  • Costante inibizione dello stimolo, magari si è così urgentemente coinvolti da un progetto da ultimare che il bisogno di defecare viene rimandato e quindi inibito. Questo particolare comportamento, se protratto nel tempo, può divenire una vera e propria malsana abitudine, fino a causare una severa stitichezza;
  • Malattie neurologiche come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson;
  • Sindrome del colon irritabile;
  • Ansia/Stress;
  • Depressione;
  • Danni al midollo spinale, questa tipologia di infortuni possono causare una severa compromissione della defecazione.

Lo stress e la cistite meritano un approfondimento poiché è da chiarire il loro ruolo: causano oppure rappresentano una conseguenza della coprostasi?

La cistite può rappresentare una conseguenza della coprostasi: la dipendenza è stretta a tal punto da confermare la relazione consequenziale fra intestino pigro e lo sviluppo di IVU da enterobatteri. La relazione consequenziale è avvalorata dalla funzione che il colon retto svolge dal momento in cui esso funge da raccoglitore degli enterobatteri: questi batteri colonizzano l’uretra prima e la vescica dopo. In questi casi il dolore più che a sinistra o spostato verso destra sarà localizzato nel bassissimo vetre, al di sotto dell’ombellico.

Lo stress può rappresentare invece una causa della coprostasi. La quotidianità espone ognuno di noi ad una notevole quantità di stressor, ossia di stimoli ai quali sentiamo di rispondere al fine di risolvere la sollecitazione sensoriale. Nel momento in cui la risoluzione non si verifica, è possibile sperimentare una sensazione di esaurimento poiché le risorse cognitive poste in gioco vengono adoperate per un periodo di tempo che viene definito oltre la soglia. In altre parole, ci sentiamo stressati quando sentiamo di non aver fatto abbastanza per risolvere una stimolazione proveniente dall’esterno: come se fossimo costantemente esposti al medesimo stimolo. Questa condizione può causare considerevoli alterazioni e ripercussioni sull’organismo fra le quali è sicuramente annoverabile una maggiore sensibilità intestinale. Nei casi più gravi si arriva a definire tale difficoltà come coprostasi da stress.

Tipologie

La coprostasi è non soltanto causata da molteplici cause ma può differenziarsi in base alla gravità d’esordio: coprostasi acuta, meno grave ed abituale.

La coprostasi può manifestarsi in maniera acuta quando improvvisamente causata da una occlusione intestinale intensa oppure dall’alterazione di alcune funzioni intestinali.

La coprostasi può manifestarsi in maniera meno grave e quindi corrispondere ad una stipsi cronica, una condizione che vede coinvolti funzioni costituzionali dell’organismo, ma dal punto di vista della sofferenza percepita viene percepita come relativamente modesta e più tollerabile.

La coprostasi abituale invece trae origine dalla estemporanea stimolazione del nervo vago.

Terapia

La coprostasi può essere curata con l’ausilio di due tipologie terapiche. Una tipologia sintomatica, volta allo svuotamento del lume rettale dalla cacca bloccata; una tipologia causale invece finalizzata alla drastica e definitiva eliminazione delle cause predisponenti la coprostasi.

La terapia diviene essenziale non solo perché e quando il paziente diviene consapevole della sua condizione clinica ed organica ma anche e soprattutto quando a supportare la diagnosi sono esami obiettivi e sperimentali come l’esplorazione rettale digitale, il clisma opaco, la radiografia dell’addome.

Nel caso di una terapia sintomatica possono essere intraprese le seguenti azioni:

  • Assumere un lassativo, può essere assunto sia per via orale sia per via anale. Fra i lassativi orali è identificabile il Movicol, consigliato nel caso in cui si desidera ripristinare una corretta evacuazione del materiale fecale;
  • Irrigazione anale, viene inserita una piccola sonda nell’ano che, collegata ad un apparecchio, irriga la zona rettale con acqua tiepida al fine di ammorbidire le feci e stimolare l’evacuazione;
  • Rimozione manuale, lo specialista usufruisce dell’apertura anale per poter inserire la mano ed espellere manualmente la cacca;
  • Clistere, consiste nell’inserimento di una piccola bottiglia contenente del lubrificante finalizzato alla stimolazione ed alla mitigazione del fecalome, ovvero della massa fecale dura che si deposita nell’ultimo tratto intestinale. Esistono in commercio diversi tipi, ma alcuni enteroclismi risultano migliori di altri.

Nel caso di una terapia causale, ad esempio, viene rimossa definitivamente l’assunzione di medicine oppiacee nel caso in cui sia stata accertata una stretta corrispondenza causale.

Tuttavia, la prognosi resta una ulteriore ed efficace via di prevenzione della coprostasi e consiste in una corretta idratazione, in una corretta abitudine di evacuazione, in un ricco apporto di fibre ed anche in tempestivi accertamenti obiettivi.

dottore di comid 19

Le difese naturali contro virus e batteri

Considerazioni tratte da un’interessantissima intervista rilasciata dal medico Carlo Alberto Zaccagna, circa la diffusione del Covid-19 e delle misure da adottare per limitarne la diffusione. Il noto dottore sottolinea come la ricetta politica suggerita dal Governo per arginare il numero dei contagi sia ben diversa da quella medica, ideata con piana conoscenza della materia.

dottore di comid 19

Zaccagna inizia il suo ragionamento esplicitando un concetto molto semplice: nonostante gli esseri umani siano presenti sulla Terra da qualche centinaia di milione di anni, ma i batteri sono molto più “anziani” di noi, visto che hanno miliardi di anni. Se nel corso della storia abbiamo raggiunto un compromesso, riuscendo a convivere senza problemi è solo perché loro si trovano molto bene nel nostro organismo, dove infatti, in condizioni “normali”, manteniamo:

  • temperatura costante
  • umidità costante
  • PH costante
  • Grandi quantitativi di zucchero

Questa situazione di equilibrio offre ai batteri l’habitat ideale per sopravvivere, senza quindi riadattarsi e cambiare per garantire il perdurare della loro vita. Questi batteri quindi sono normalmente presenti nel corpo umano e riescono a “proteggerci” da attacchi esterni da parte di batteri nocivi.
Esistono però anche batteri “cattivi”, ma per attecchire, hanno bisogno di trovare delle difese immunitarie compromesse. In altre parole i lattobacilli devono aver subito un grosso colpo affinchè i batteri nocivi possano entrare indisturbati nell’organismo e proliferare.

 

Cosa uccide in maniera drastica i batteri “buoni” di cui abbiamo bisogno?

E’ la nostra attitudine alimentare a nutrirci male, consumando cibi dannosi, a renderci più esposti agli attacchi batteriologici sulle mucose. Assumere trash food in maniera sistematica, come patatine fritte e cibi pieni di grassi saturi, accompagnati da bibite gassate, rende i nostri corpi più vulnerabili.
Le nostre difese immunitarie sono potentissime. Dobbiamo solo essere bravi a preservarle, senza convincerci del fatto che solo le cure farmacologiche funzionino,

 

In che modo un virus entra nel nostro corpo?

Segue quasi sempre la medesima modalità e per questo può essere facilmente prevenuta qualunque tipologia di attacco esterno, semplicemente mantenendo “forte” e protetto il nostro organismo, senza quindi “autopunirci” mediante diete sballate.
I virus attecchiscono proprio sulle cellule dei nostri batteri che essendo tantissimi e di tipo monocellulare, si rivelano facilmente attaccabili.
Le prime “vittime” di qualunque infezione virale sono proprio i batteri, sia che siano probiotici, sia che siano patogeni, resi inermi da una flora batterica alterata a causa di comportamenti errati in cucina, così come nella vita.

La migliore difesa dai virus è quella di fargli fare una indigestione di batteri.

Il coronavirus si manifesta come una polmonite.

Come può un banale raffreddore diventare una polmonite?

Se l’organismo si trova in acidosi metabolica, perché i nostri batteri probiotici non hanno le forze per contrastare quelli cattivi, allora sì che la situazione può degenerare.
Esistono delle abitudini sbagliate che favoriscono l’acidità nel corpo, come ad esempio:

  • l’enorme consumo di zuccheri,
  • il bere tanto alcool,
  • ingenti quantità di grassi saturi

Si tratta di condizioni in grado di generare radicali liberi e di indebolire le cellule. Nello specifico caso del Covid-19 vengono principalmente colpite le cellule dell’apparato respiratorio, ma solo perché a monte risultano indifese, a causa della scarsità di probiotici e batteriocine, che potrebbero respingere naturalmente l’attacco.
Per rendere ottimali le nostre reazioni bio-chimiche dobbiamo mantenere un PH neutro-alcalino. Se inacidiamo l’organismo con diete errate, le nostre riserve alcaline non sono sufficienti per mantenere un livello ottimale di PH batterico e consentire una reazione all’invasione batterica esterna con successo.
Inoltre un corpo acido è decisamente più debole sul piano vascolare, andando incontro a difficoltà di ossigenazione e quindi difficoltà respiratorie.

Secondo Zaccagna:

“La peggiore virosi è l’ignoranza”

Ignorare cosa ci permette di proteggerci è gravissimo, perché ci espone a rischi che potremmo evitare di correre, se conoscessimo il funzionamento biologico del corpo umano.
Questa situazione di pericolo generalizzato, con la costituzione di una zona rossa su tutto il territorio italiano, al di là della sua concreta possibilità di contrasto, deve servire alla popolazione italiana per informarsi e prendere coscienza di quanto certi comportamenti che reputiamo “normali”, si rivelino deleteri nel lungo periodo.
Anziché creare panico si dovrebbe insistere su una politica di educazione sanitaria a 360°. Sentire tutte queste informazioni che si rincorrono, confermando e smentendo delle affermazioni le cui fonti quasi mai hanno fondamenta mediche non serve a nulla e può solo peggiorare questa epidemia di ignoranza. Meglio è invece imparare a convincerci del fatto che possediamo le nostre difese naturali e che dobbiamo imparare a mantenerle vitali ed efficaci di fronte a qualunque situazione di allarme e disquilibrio.
Interferone, probiotici e batteriocine devono essere le nostre migliori alleate, ma per farlo dobbiamo iniziare a conoscerle.

Abbiamo già ben sviluppato a livello organico un enzima, l’isozima, che protegge il corpo attraverso le lacrime, i muchi, ma non ne esaltiamo sufficientemente l’importanza. Quando un corpo è in acidosi, tra i primi sintomi riscontrabili, si manifesta, guarda caso, proprio la “secchezza delle mucose”.
Quando la nostra lacrimazione dimimuisce o le nostre fauci sono più secche ci esponiamo maggiormente a un virus, come può essere appunto il Corona.

La mucosa nasale è la prima barriera contro le invasioni virali, ma dobbiamo preservarne l’integrità, soprattutto in condizioni di difficoltà oggettiva. La regola di lavarci le mani può essere molto utile per limitare la presenza di batteri esterni sul nostro corpo, ma dovrà essere accompagnata da una maggiore attenzione per quello che facciamo.
Evitiamo quindi di metterci le dita nel naso o nella bocca, perché si tratta di vie privilegiate per inondare di batteri il corpo, visto il grandissimo quantitativo di funghi che si annida sotto le unghie, che potrebbe, in una situazione di acidosi, trovare il terreno ideale per proliferare, sino a creare infezioni.
In questo senso, anche l’uso della rinazina è estremamente dannoso, perché se da un lato impedisce lo smoccolamento nasale, dall’altro impediamo che attraverso i muchi riuscissimo ad espellere questo potenziale batterico all’esterno dell’organismo.

I segreti naturali per rendere più forte l’organismo

Soprattutto in inverno, quando si è più soggetti a virosi, sarebbe opportuno garantire un giusto apporto di probiotici e vitamina D. La condizione di ipovitaminosi di vitamina D apre delle porte di accesso larghissime ai virus.
Oltre a questo apporto vitaminico, non dovrebbero mancare:

  • lattoferrina,
  • batteriocina,
  • risozima,
  • interferone.

Garantire il giusto apporto di tutto questo al nostro corpo è la migliore arma per combattere il virus e limitarne la pericolosità per la salute pubblica.
Ognuno di noi deve fare qualcosa per aiutarsi, senza aspettare che lo Stato promulga delle leggi, più o meno discutibili. Il cittadino deve essere messo nelle condizioni di sapere che cosa fare, prima ancora di sentirsi dire che non deve più uscire di casa.

L’impiego di oli essenziali per rinforzare le difese del corpo

Secondo il dottore, l’utilizzo dell’olio essenziale di timo o di quello a base di limone o propoli può servire per aumentare le nostre difese. Anche l’incenso ha importanti proprietà antibatteriche e antivirali e se utilizzato negli ambienti può aiutare ad igienizzarli perfettamente, mediante opportuni bruciatori, come dimostrato da numerosi studi fatti al riguardo.

bruciatore per incenso

Bruciatori per incenso

L’utilizzo di oli all’essenza di timo e limone hanno capacità di annullare quasi del tutto la carica batterica ambientale in poche ore di utilizzo.
Immaginiamo di conseguenza quali effetti positivi possa avere a livello biochimico sul nostro organismo se utilizzassimo qualche goccia appena al di sotto degli orifizi nasali o un piccolo quantitativo per igienizzare meglio le nostre mani durante la giornata.

Anche l’apporto della vitamina D può risultare decisiva ed è per questo che Zaccagna ribadisce come le docce solari possano aiutare a fissare questa vitamina nell’organismo, come testimoniato dall‘esperienza diretta di mio figlio Enrico oltre al fatto che dovremmo adoperarci per inserirla sempre più spesso nei nostri menù.
Si tratta pertanto di soluzioni semplici e pratiche per darci una mano in situazioni delicate come quella che stiamo vivendo in questi tempi a causa del coronavirus e dei focolai in Lombardia.
E’ l’ordine dei medici che dovrebbe coordinare queste informazioni semplici nella popolazione, senza lasciare che i politici si prendano tutta la scena per mera convenienza elettorale.

Se vuoi ordinare degli oli essenziali tramite il Centro Heliantus…

 

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paura del coronavirus

Considerazioni su virus e la paura di affrontare le malattie

In questo periodo di incertezza, in cui la paura sembra essere diventato il minimo comune denominatore dell’umanità, mi sembrava giusto spendere due parole e ricordare due aneddoti che riguardano l’infanzia di mio figlio Enrico, quello più piccolo.

Si tratta episodi per me molto illuminanti e potrebbero forse aiutare molti di voi a guardare al fenomeno del Covid-19 con un altro sguardo, ma più in generale ad affrontare i problemi di salute con maggiore lucidità e senza lasciarsi guidare dal panico, in grado di accecare la ragione umana e convincere le persone di perseguire delle strade che evidentemente non funzionano.

paura del coronavirus

Gli avvenimenti che mi appresto a raccontare sono descritti dettagliatamente all’interno del mio libro “E la vita continua…impressa nei nostri occhi”, che vi invito a leggere per conoscere il percorso che mi ha spinto ad abbandonare il mio percorso sicuro da farmacista per aprire il Centro di Armonia e Benessere Heliantus, di cui mi occupo ancora oggi.

Nel mio cammino di scoperta e sperimentazione, ho acquistato quasi immediatamente le docce solari, dei prodotti che potessero quindi “rimpiazzare” il sole, durante le giornate più nuvolose, come spesso accade d’inverno, che non a caso coincide con il periodo in cui ci ammaliamo più di frequente.

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amore collettivo

L’intelligenza collettiva del cuore e l’energia elettromagnetica terrestre

La ricerca della sensazione di felicità è forse la motivazione più grande che caratterizza la nostra vita. Il desiderio di essere felici è l’obiettivo finale di ogni nostra attività quotidiana perchè riconosciuta come grado massimo di soddisfazione.

Quando cuore e mente sono in armonia nasce la gioia, eppure questa sensazione non è mai il risultato certo di una serie azioni pre stabilite, ma è la rappresentazione di qualcosa di casuale, scaturito da situazioni inaspettate.

Siamo tutti concordi nel dire che sarebbe bellissimo poter riprodurre questa sintonia di energia e di flusso ogni giorno, ma come si potrebbe fare?

amore collettivo

Numerosi studi sui flussi di energia elettromagnetica hanno rilevato come quando ci spostiamo in uno stato coerente, ovvero armonico, sia il cuore che il cervello operano in maniera sinergica, come se si trattasse di un unico organo.

E’ possibile imparare come mantenere questo tipo di condizione in modo volontario e assolutamente consapevole, mantenendo sempre attiva la comunicazione energetica tra cuore e cervello.

Raggiungere quel traguardo che etichettiamo come “essere felici” significa di fatto imparare a sconfiggere l’ansia, migliorare la chiarezza mentale dei nostri pensieri e la consapevolezza nelle nostre scelte. La manifestazione più evidente di questo benessere è data dalla capacità di rispondere in maniera creativa alle situazioni più varie, perchè emerge in superficie l’intuizione e lo stato di flusso.

Quando proviamo delle emozioni genuine come la compassione o l’empatia il cuore entra in uno stato di coerenza. Accade così che gli stati d’animo di mente e cuore siano fonti d’energia, che funzionano in sintonia con quello che pensiamo e con quello che ci emoziona. Quella che viene definita energia intuitiva del cuore ha a che fare con la percezione di una “voce interiore”.

Secondo la ricerca scientifica, il centro energetico del cuore invia un flusso costante di informazioni intuitive al cervello, che nella maggior parte dei casi non consideriamo importanti, al punto da non essere presi in considerazione.

Il più delle volte questo accade a causa del nostro ego, che domina con arroganza ogni nostra scelta e impedisce all’energia intuitiva del cuore di propagarsi e raggiungere il nostro cervello.

Quando impariamo a rallentare la nostra mente, a gestirla al meglio senza disperdere energia, riusciamo a sintonizzarci con i sentimenti più profondi del cuore e la nostra comprensione intuitiva aumenta, migliorando il rapporto con gli altri e con la realtà che ci circonda.

Quando un soggetto si trova in uno stato di coerenza cardiaca il cuore irradia un campo di energia elettromagnetica più armonico. Quando ci troviamo all’interno di un gruppo di persone in coerenza, che collabora assieme, si verifica un aumento del flusso energetico. Chi fa parte di questi gruppi quindi non solo dimostra piena sincronia, ma sembra riuscire a comunicare ad un livello energetico invisibile. La nostra coerenza personale può quindi portare beneficio nei gruppi relazionali di cui facciamo parte [famiglia, lavoro, calcetto..ecc..] anche solo con la nostra presenza.

Esistendo di fatto un campo energetico globale, in grado di connettere tutti gli esseri viventi e le coscienze, si rivela una specie di ciclo perenne di feedback tra gli esseri umani e i campi energetici terrestri, che se frutto di un processo armonico e positivo, può portare ad una maggiore coerenza globale.

Sono stati installati diversi rilevatori sul nostro pianeta in grado di misurare empiricamente le risonanze magnetiche della Terra e quindi l’interconnessioni tra il campo terrestre e le emozioni e i comportamenti umani collettivi.

Si è potuto constatare che il campo della terra influenza in maniera significativa il comportamento degli uomini, anche se la vera scommessa consiste nel capire come gli uomini possano fare altrettanto nei confronti della terra. L’ipotesi che le nostre emozioni e l’armonia collettiva possa avere degli effetti concreti sulla Terra potrebbe trovare presto delle conferme.

Ogni individuo è quindi partecipe attivo del campo energetico dell’ambiente in cui vive, inteso come un unico spazio nell’intero pianeta.

Se ognuno di noi iniziasse a considerare la propria energia in questi termini potrebbe educare la propria consapevolezza e diventare più responsabile, perchè ha compreso quanto questa attitudine possa ripercuotersi positivamente sul campo collettivo.

In ultima analisi una maggiore coerenza del cuore a livello individuale o di piccoli gruppi può portare ad un aumento della coesione sociale nel Mondo. Se una massa critica di ogni cultura si allinea in maniera armonica si può giungere ad una maggiore coerenza universale e quindi alla pace sostenibile, abbattendo i divari culturali, economici e sociali.

 

Supposte alla glicerina : usi ed abusi del prodotto

Le innovazioni raggiunte nel campo medico non hanno ridotto la diffusione delle supposte. In particolar modo le supposte contenenti glicerina hanno rivelato una capacità risolutiva in numerose situazioni, soprattutto nei soggetti con difficoltà nell’evacuare.

Supposte alla glicerina: fanno bene o fanno male?
Supposte: fanno più paura ai bambini o agli adulti?
Come mettere una supposta
Stipsi: rimedi casalinghi

Durante i primi mesi della gravidanza, come anche nella fase dell’allattamento, uno dei problemi più comuni con cui si trovano confrontate le neo mamme è la stitichezza, un disturbo della defecazione che consiste nella difficoltà di svuotare in parte, o del tutto, l’intestino tramite l’espulsione delle feci.

Tuttavia, se soffrono già di questa patologia (per esempio nel caso in cui siamo affette dalla sindrome del colon irritabile), hanno maggiori possibilità che la stessa diventi cronica, pertanto è fondamentale curarla per tempo, in quanto se si sforzano in modo eccessivo, possono andare anche incontro a perdite di sangue dal retto.

Tra i rimedi più utilizzati per trattare la costipazione durante la gravidanza troviamo la supposta, che sebbene sia meno efficace rispetto al clistere o ad altre cure, è preferibile nei mesi in cui si è in dolce attesa, in quanto è meno invasiva e non causa disturbi al feto.

Supposte alla glicerina: fanno bene o fanno male?

Le supposte alla glicerina vengono prescritte dai medici per combattere gli episodi occasionali di stitichezza (che, per alcuni pazienti, può rivelarsi molto fastidiosa, soprattutto quando avvertono il senso di andare in bagno anche quando non ne hanno bisogno, oppure quando sentono un leggero dolore durante l’evacuazione, che non è naturale), tuttavia, come riportato anche sul foglietto illustrativo, è fondamentale seguire la posologia indicata e di non superare il quantitativo massimo di supposte previsto al giorno.

Un uso non corretto può causare numerosi effetti collaterali, come l’irritazione anale, il gonfiore, la nausea, il meteorismo, la diarrea e i crampi allo stomaco, come riportato sul bugiardino.

Il paziente deve inoltre contattare subito il medico nel caso in cui, dopo l’assunzione, si verifichino episodi di orticaria, difficoltà respiratorie, dolore al petto, emorragie rettali e gonfiore della bocca o di altre parti del viso.

Salvo prescrizioni diverse fornite dal medico, non si dovrebbe superare il limite quotidiano di una supposta. La supposta, una volta somministrata, fa effetto dopo circa 10-20 minuti.

Alcuni pazienti, dopo averle assunte, hanno lamentato che non funzionano perché le hanno trovate integre nelle feci, ma si tratta di casi molto rari e che, di solito, riguardano le persone affette da stipsi cronica.

Supposte: si possono usare con le emorroidi?

L’uso delle supposte alla glicerina è sconsigliato con le emorroidi e le ragadi anali, tuttavia in commercio esistono anche supposte pensate appositamente per trattare queste condizioni.

Un esempio sono le supposte Proctolyn, che vengono usate per la cura delle emorroidi interne.

Supposte: cosa succede se non si sciolgono?

Se non si sciolgono, le supposte, oltre a non fare effetto sul paziente, vengono espulse con le feci al momento dell’evacuazione. Può accadere, ma come già scritto, di solito succede in casi molto rari e, più di frequente, nei pazienti con stipsi cronica.

C’è anche da aggiungere che, se le supposte non risolvono il problema, è fondamentale trovare un’altra soluzione farmaceutica, o un rimedio naturale oppure omeopatico, per combattere la costipazione, in quanto non solo trattenere le feci fa male, ma può causare problemi come mal di pancia, meteorismo e gonfiori addominali.

Supposte: fanno più paura ai bambini o agli adulti?

Le supposte, come tutte le medicine d’altronde, fanno più paura ai bambini.

Supposte: quanto è grande il loro spessore?

Le supposte che vengono vendute oggi sono meno grandi rispetto a quelle che si trovavano in farmacia negli anni Ottanta e Novanta e, in genere, non superano i cinque millimetri di diametro.

Può però capitare che in ospedale, per alcune condizioni, gli infermieri somministrino al paziente delle supposte di diametro superiore, ma anche in questo caso non bisogna preoccuparsi, in quanto, per consentire un’assunzione più agevole, spesso viene utilizzata una pomata.

Non sono dolorose da mettere, anche se alcuni pazienti le reputano tali e, per quanto riguarda la modalità di somministrazione, alcune persone arrivano a farsele mettere in ospedale, perché altrimenti da sole non ce la farebbero, mentre altre, in particolare quello che arrivano a provare fastidio se qualcun altro gliele mette, preferiscono fare da sole.

Come mettere una supposta?

Per prima cosa, lavati le mani o indossa un guanto monouso, poi leggi le istruzioni.

Se la supposta ti sembra troppo morbida, falla indurire, altrimenti l’inserimento potrebbe provocarti un po’ di dolore. Prima di inserirla, rilassati (se tieni strette le maniche, l’operazione si rivelerà più difficoltosa del previsto).

Sdraiati su un fianco, poi inserisci la parte superiore della supposta nel retto e, subito dopo l’inserimento, stringi i glutei. Attendi che faccia effetto, poi togliti il guanto e lavati le mani.

Se devi mettere la supposta ad un neonato o ad un bambino, fallo sdraiare a pancia in su, poi sollevagli le gambe e inseriscigli la supposta tra le natiche. Tienila dentro con un dito per evitare che fuoriesca, poi attendi che la medicina faccia effetto e rimuovi il dito.

uomo disteso mette supposta

Supposte: per quanto devono essere usate e che prezzo hanno?

Le supposte alla glicerina, come pure le altre, devono essere usate per una settimana.

Se dopo sette giorni non ci sono stati miglioramenti evidenti, il paziente deve prendere di nuovo contatto con il medico per farsi prescrivere un’altra terapia.

Per quanto riguarda il costo, di solito le supposte al glicerolo costano tra i 4 e i 7 euro.

Il principio del glicerolo e della gelatina

Il glicerolo, o glicerina, è un composto chimico che ha come formula HOH2C–CHOH–CH2OH. Allo stato puro si presenta come un liquido incolore, viscoso e inodore, dal gusto zuccherato.

Viene utilizzata per la composizione di numerosi farmaci, in particolare nelle supposte per renderle più facili da inserire e negli sciroppi per la tosse, nei dentifrici, nei colluttori, nelle creme idratanti e nei saponi e anche come additivo alimentare per dolci, bibite gassate, biscotti, torte, panini, wraps e prodotti surgelati.

In ambito medico la glicerina, oltre che per far diventare più unta la superficie di certe medicine o per rendere il loro gusto più gradevole, viene utilizzata anche per i suoi effetti lassativi e anche per la sua capacità di irritare il rivestimento interno dell’intestino e di aumentare la quantità di liquidi, in modo da semplificare l’espulsione delle feci.

Microclismi di glicerina: cosa sono?

I microclismi con la glicerina sono fiale rettali, vendute in farmacia in confezioni da sei, usate per trattare la stitichezza e stimolare una corretta evacuazione.

Supposte alla glicerina: si possono prendere senza ricetta?

Sì, le supposte alla glicerina, proprio per via dei loro effetti lassativi e anche perché, anche se in alcuni casi, possono presentare controindicazioni, possono essere prese anche senza presentazione di una ricetta medica in farmacia.

Non si comprano alla Coop, anche se è facile procurarsele, e non sono omeopatiche, in quanto la glicerina è un composto chimico e non un prodotto naturale.

Meglio le supposte o lo sciroppo?

In alcuni casi, ad esempio quelli in cui si rischia di irritare lo stomaco o di provocare il vomito, le supposte rappresentano il modo migliore per assumere un farmaco.

Lo sciroppo Stellax, per esempio, anche se è stato pensato per regolarizzare l’intestino, potrebbe non fare effetto se, oltre alla costipazione, sono presenti altri sintomi come nausea e conati di vomito.

Anche lo Zetalax, questo nel caso in cui la medicina rischi di essere rigetta, è utile per combattere la stipsi, in quanto si tratta di una supposta rettale a base di glicerolo e, oltre ad essere emolliente, provoca un effetto lassativo già 10 minuti dopo l’assunzione.


Stipsi: rimedi casalinghi

Se si preferisce contrastare la costipazione, anche quella occasionale, con i rimedi naturali, in alternativa alle supposte è possibile mangiare mele, oppure pere, e prugne cotte per facilitare l’evacuazione.

Un altro rimedio casalingo molto efficace è quello di mangiare, a stomaco vuoto e prima di fare colazione, due kiwi la mattina. Il kiwi infatti, come lo yogurt ricco di probiotici, è noto per far parte degli alimenti capaci di combattere la stitichezza.

Un rimedio antico, anche se di quest’ultimo non è stata mai comprovata l’efficacia, è quello di mettersi uno stelo di prezzemolo nell’ano. Un altro che invece, ancora oggi, viene usato dalle modelle, è quello di bere la mattina, a stomaco vuoto, un bicchiere di acqua calda con olio e limone.

L’olio infatti, secondo quanto credevano le nostre nonne e bisnonne, consente di far scivolare le feci verso il colon e di facilitarne così l’espulsione. Per questa ragione, in alcuni clisteri fatti in casa, viene aggiunto l’olio di semi di girasole.

Altri lassativi naturali fai da te molto utilizzati sono il bicarbonato e l’acqua calda, che se bevuti insieme fanno effetto dopo pochi minuti, il caffè nero bollente, ottimo per contrastare la stitichezza perché stimola la motilità dell’intestino grazie alla caffeina, i cereali integrali e il succo di mela o di pera (quest’ultimo ha un effetto più blando).

Supposte di glicerina: consigli per una corretta conservazione

Le supposte di glicerina, per impedire che perdano i loro effetti terapeutici, devono essere conservati in un luogo fresco e chiuso.

Non devono essere esposte alla luce diretta del sole, né tanto meno subire bruschi sbalzi di temperatura e, da ultimo ma non meno importante, è fondamentale controllare la loro data di scadenza e, se scadute, devono essere consegnate in farmacia per lo smaltimento.

candida e funghi intestinali

Come si prendono i funghi intestinali ?

I funghi intestinali sono problematiche che solitamente colpiscono gli uomini nel momento in cui hanno le difese immunitarie abbassate, predisponendo in questo modo un terreno fertile per i batteri. Teniamo presente che essendo un luogo dove i batteri si trovano per natura, quando l’organismo non li riesce a contenere è possibile che si manifestino appunto i funghi intestinali, dei quali la candida è il principale esempio.

Sintomi e cura
Come si prende la candida
Cibi da evitare con la candida
Batteri e flora commensale

Le situazioni più a rischio sono le seguenti:

Soggetti che sono interessati da un indebolimento del sistema immunitario. Tale fenomeno può essere dovuto a vari fattori come l’assunzione di alcune tipologie di farmaco come i corticosteroidi, immunosoppressori e farmaci chemioterapici.
Soggetti che sono trattati con terapie antibiotiche per lunghi periodi (è caratteristica dei farmaci antibiotici quella di alterare la normale flora batterica intestinale, ciò porta allo sviluppo di infezioni fungine).
Sono a rischio anche le persone che soffrono di forte stress, oppure soggette ad alcolismo, tabagismo e la presenza di patologie come anemia o diabete.

candida e funghi intestinali

Funghi intestinali: sintomi e cura

Quali sono i sintomi che si avvertono quando si è colpiti da un fungo intestinale? Ecco qui indicati i principali

  • Meteorismo, colon irritabile, gas e flatulenza.
  • Crampi, dolori e gonfiori addominali.
  • Difficoltà di digestione.
  • Senso di malessere generalizzato, diarrea e spesso anche febbre.
  • In alcuni casi cefalea e giramenti di testa.

Per trattare i problemi di funghi intestinali i medici somministrano ai pazienti dei farmaci antifungini, i quali hanno il compito di liberare il tratto gastro-intestinale dalla colonizzazione del fungo.

 

Come avviene, nello specifico, l’infezione micotica che interessa l’intestino?

A causare la parassitosi intestinale è il proliferare incontrollato di un fungo saprofita, che sebbene sia presente normalmente all’interno, può manifestare una crescita fuori controllo dovuta a situazione di salute generale del paziente. In particolar modo questo può accadere quando è compromesso il sistema immunitario, e quindi questo non è più in grado di arginare la crescita del fungo.

Funghi intestinali: la candida

La candida (o candidosi) intestinale è uno dei funghi più comuni che interessano questa zona dell’organismo umano. Diagnosticare con esattezza la candida non è una cosa facile per due principali motivi: il primo è che la sintomatologia può essere confusa con altre infezioni intestinali, il secondo è che esami semplici e di routine non sono in grado di individuarla. Per avere un dato certo si dovrebbe procedere infatti con una colonscopia oppure con una biopsia a livello intestinale.

Essendo però due tipi di indagine che sono piuttosto invasive, si cerca di evitare e di seguire una via alternativa che però risulta complessa e incerta nei risultati. Si esegue una coprocoltura per rilevare se c’è del lievito, ma essendo che la presenza della candida non sempre è patologica, risulta ostico individuarla con assoluta certezza. L’esame è comunque utile per confermare una diagnosi fatta in precedenza e che si basa sulla sintomatologia riportata dal paziente.

Il trattamento per la candida è più o meno lo stesso impiegato per combattere altri tipi di fungo, e prevede la somministrazione di farmaci antifungini. Nello specifico il Fluconazolo, l’Itraconazolo, il Voriconazolo, il Caspofungin, l’Anidulafungina e l’Amfotericina B. Esistono diversie tipologie di candida, ognuna delle quali si distingue per colpire una zona diversa dell’organismo. Si precisa inoltre come esistano alcune forme in grado di colpire la zona dell’ano e quella genitale.

Quando si parla invece di candida spp, ci si riferisce ad un gruppo di funghi che si trovano normalmente all’interno del tratto digestivo delle persone che non sono affette dalla patologia. Tali funghi possono trovarsi, in condizione normale, nell’orofaringe, nella vagina, nel tratto respiratorio inferiore ed infine anche in quello urinario, convivendo tranquillamente nell’organismo senza per questo arrecare alcun problema.

La candida non è l’unico problema che può sopraggiungere in caso di presenza di batteri nel tratto intestinale (ad esempio i miceti), considerato che può rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare anche la presenza dell’’Escherichia coli (E. coli). Generalmente siamo di fronte a batteri che risultano innocui, ma ve ne sono alcuni che causano forti disturbi e possono essere molto pericolosi. Tra i sintomi più frequenti vi sono: crampi addominali, vomito e in alcuni casi anche diarrea con sangue.

Candida: alimenti da evitare per ridurre il rischio

Ci sono diversi tipi di alimenti da evitare, come vedremo è lo zucchero sono uno degli elementi che esporrebbero il corpo umano a rischi maggiori. In questa lista di cibi cattivi, potenzialmente pericolosi per i funghi dell’intestino, citiamo:

  • Zuccheri di ogni genere, inclusi quei cibi che contengono lievito ( pane, pizza, funghi e birra) e naturalmente i dolci.
  • Formaggi.
  • Cibi che contengono amido come riso, e patate.
  • Cereali, perchè ricchi di glutine.
  • Frutta zuccherina come le arance, l’uva, le albicocche e così via.
  • Alcolici, Olio extravergine di oliva a crudo e infine il tè e il caffè perché molto irritanti a livello intestinale. Sono invece ammessi nella dieta alimentare i semi di ogni tipo che non presentano alcun fattore di rischio.

Batteri patogeni e flora commensale

Un aspetto da tenere presente per evitare di generalizzare, come spesso capita se non si hanno le giuste conoscenze in fatto di batteri, è che ci sono batteri che vivono tranquillamente in simbiosi con il nostro organismo (detti fisiologici) e quelli invece che sono definiti patogeni. Questi ultimi sono decisamente diversi da quelli precedenti, in quanto sono quelli che hanno la proprietà di provocare malattie.

Quando si parla di batteri non si può non citare l’importanza che riveste in questo determinato campo la flora commensale. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, la flora commensale è quel tipo elemento che svolge un ruolo protettivo, ovvero fa da barriera.

Tale flora commensale ha il compito di regolare il flusso di microrganismi tra lo spazio aereo e il terreno epiteliale. Non solo, essa fa anche un’altra cosa, ovvero permette di ridurre la crescita massimale di una qualsiasi specie batterica e contemporaneamente impedisce anche che avvenga l’impianto di nuove specie di batteri, che essi siano saprofiti o patogeni.

Un altro aspetto che riveste un’importanza vitale è quello legato alla funzione del microbiota intestinale. Siamo di fronte ad una scoperta medica molto interessante, la quale ci dice che la composizione diversificata ed equilibrata del microbiota è importantissima per il nostro organismo, in quanto controlla e educa (se così i può dire) il sistema immunitario, dando al nostro corpo la possibilità di metabolizzare e assorbire tutte le sostanze nutrienti che andiamo a ingerire attraverso il cibo che mangiamo.
Il microbiota protegge anche il nostro organismo dall’invasione di qualche agente patogeno e che, come abbiamo visto in precedenza, potrebbe scatenare le malattie.

I batteri patogeni che possono aggredire l’uomo possono essere causa di malattie anche negli animali, ma quali sono i batteri patogeni che possono essere pericolosi?

funghi dell'intestino

Vi sono diverse situazioni in cui si rischia di entrare in contatto con agenti patogeni, ma le principali restano quelle che riguardano i funghi tossici (micotossine negli alimenti), parassiti patogeni (nel cibo o nell’acqua), e i virus che si possono nascondere all’interno del cibo che mangiamo. Di fronte a questi batteri non resterebbero immuni neanche gli animali che si esporrebbero a svariate malattie, la cui più famosa è certamente l’influenza aviaria.

La classificazione dei batteri (o microrganismi), può essere fatta sulla base di diversi criteri e utilizzando vari strumenti di analisi:

  • La forma: in questo caso si parla di cocchi se la forma è a sfera, bacilli se è bastoncellare, spirilli se è a spirale e infine i vibrioni se la loro forma ricorda una virgola.
  • La temperatura: in questo caso ci sono i batteri criofili che si sviluppano a temperature che oscillano fra i 15 e i 20 °C, i mesofili tra 30 e 40 gradi e infine i termofili che si sviluppano a temperature sopra i 40 gradi.
  • La colorazione di Gram: attraverso un’analisi di laboratorio con reazione ai colori, gli scienziati determinano i tipi di batteri suddividendoli in batteri gram-positivi e gram-negativi.
  • La respirazione: in questo caso si parla di batteri aerobi obbligati stretti, anaerobi obbligati stretti, anaerobi facoltativi e infine i microaerofili.

C’è da sottolineare, prima di passare a scoprire altri aspetti sui batteri, che non tutti sono nocivi per la salute, anzi, ve ne sono diversi che sono invece molto utili all’organismo.

Quando però un microorganismo presente nel corpo diventa infettivo?

Questo accade nel momento in cui c’è interazione tra il microrganismo patogeno e i sistemi di difesa specifici (in questo caso ci si riferisce ovviamente a quella che è la risposta immunitaria) ed aspecifici ( come nel caso di infiammazione) dell’ospite.

Differenza tra virus, batteri, germi e microbi

Per rispondere alla domanda su quali siano le differenze tra virus, batteri, germi e microbi, si deve cominciare dal termine che abbiamo abbondantemente visto nel nostro articolo, ovvero il “microrganismo.” Questo sta ad indicare un gruppo di esseri che possiedono dimensioni molto ridotte, si parla di milionesimi di metro e che generalmente sono unicellulari (come dice il nome formati da una sola cellula). Tali microorganismi li possiamo dividere in quattro gruppi:

  • Batteri.
  • Virus.
  • Funghi e muffe.
  • Lieviti.

Quindi virus e batteri sono semplicemente un tipo di microrganismo. Le parole “microbo” e “germe” sono sinonimi di “microrganismo, quindi indicano la stessa cosa.

Una importante differenza tra questi microrganismi riguarda la loro dimensione, che a seconda della grandezza, vengono definiti in maniera diversa:

Batteri: da 0,2 a 10 µm.
Spore di muffe: da 2,5 a 20 µm.
Spore di lieviti: da 4 a 12 µm.
virus: da 0,015 a 0,25 µ.

Perché si dice “commensali” e cos’è il batterio opportunista?

Il termine commensali deriva dal latino, precisamente dalla combinazione dei termini cum che significa con e mensa che significa tavola, in poche parole il termine commensale sta per condividere la tavola. Nello specifico si intende di qualcuno che partecipa ad un pasto, definendo quindi in questo modo il tipo di lavoro che un microorganismo svolge all’interno dell’organismo.

Si parla invece di batterio opportunista quando il microrganismo vive come saprofita o commensale. In linea di massima è poco o per niente virulento, ma in caso di abbassamento delle difese immunitarie dell’organismo ospite può approfittarne per trasformarsi e diventare patogeno. In questo caso può arrivare fino a provocare sepsi gravissime.

Un cenno va fatto anche a quei batteri che sono denominati simbionti. Sono così definiti quei batteri che hanno il compito di colonizzare un determinato organismo, non per creargli dei danni ma bensì per apportargli un certo vantaggio.

Quando si parla di microbiota, ci si riferisce invece all’insieme dei microrganismi che “convivono” all’interno dell’organismo umano senza provocargli alcun danno, almeno nel caso in cui il sistema immunitario dell’ospite sia perfettamente funzionante. Nel caso esso manchi o non sia regolarmente funzionante, il rischio è che ne vada a soffrire il sistema immunitario stesso, con le conseguenze che conosciamo bene nel caso di presenza di agenti patogeni.

campi elettrici in casa

Effetti biologici e conseguenze dei campi elettromagnetici in casa

Siamo circondati da campi elettromagnetici a causa della moltitudine di elettrodomestici accesi che utilizziamo in casa. Anche se non sappiamo ancora di preciso quali siano gli effetti di questa continua esposizione passiva a cui sottoponiamo il nostro corpo, è bene prendere consapevolezza e imparare a difenderci dai danni provocati dalla corrente elettrica e in maniera ancora più importante, dagli elettrodomestici.

Noi siamo elettricità vivente

E’ giusto ricordare come nell’uomo, a livello naturale, avvengano costantemente degli scambi elettrici, legati alle reazioni fisiche che coinvolgono gli atomi e in particolar modo gli elettroni. Il sistema nervoso va considerato alla stregua di una centrale elettrica, ma anche in tutte le altre aree del corpo umano si segnalano scambi di impulsi elettrici, come accade ad esempio per le funzioni cerebrali e quelle che regolano la corretta digestione dei cibi di cui ci nutriamo.

campi elettrici in casa

L’esempio più concreto e visibile di quanta corrente transita nell’organismo è riscontrabile mediante elettrocardiogramma che di fatto rappresenta una scansione degli impulsi elettrici generati dal cuore.
Possiamo ben comprendere come i campi elettrici prodotti dall’esterno, interagiscano costantemente con gli uomini, così come su qualunque altro corpo con cariche attive. Se poi questi corpi sono “conduttori di corrente” trasmetteranno questa energia verso la Terra.
Contrariamente a quello che si pensa, i campi sono attivi anche quando gli apparecchi elettrici sono spenti, perchè è ugualmente presente una tensione elettrica.

Gli scienziati, così come l’organizzazione mondiale della Sanità concordano nell’affermare che i campi elettrici a bassa frequenza, come ad esempio i microonde che abbiamo in casa o i nostri router, favoriscono l’attivazione di correnti nel nostro corpo. Se questi imput elettrici sono alti, potrebbero verificarsi anche degli effetti sui nervi e di tipo muscolare.

Si precisa però che le l’intensità di questi campi di elettricità sono generalmente bassi e che le radiofrequenze generate dai prodotti che abbiamo in casa non deve provocare apprensione eccessiva.
La conseguenza più immediata dei campi elettrici a bassa frequenza è un aumento delle temperature, ma comunque si tratta di piccole variazioni, assolutamente tollerabili dall’uomo perchè ne venga minacciata regolare quotidianità.

Anche se le ricerche su questo fenomeno non hanno mai considerato la possibilità di danni permanenti sulla salute dell’uomo, è giusto sapere come difendersi dagli effetti potenzialmente negativi della tecnologia domestica e allo stress che possono generare.
La normativa europea impone dei vincoli piuttosto stretti, obbligando le aziende che producono cellulari, così come altri prodotti di elettronica, a rispettare dei parametri di massima emissione, in modo tale da salvaguardare chi li utilizza. Allo stesso tempo, anche chi assume lavoratori è tenuta al rispetto del DL 81/2008, che riguarda appunto l’esposizione e i rischi di esposizione a campi elettromagnetici.

pericoli sulla salute delle frequenze elettromagnetiche

Effetti biologici, ma non sanitari

Per completezza di informazione si ricorda come le conseguenze di questa esposizione hi-tech abbiamo un risvolto più biologico che sanitario sulla qualità della vita di chi abita l’appartamento. Per spiegare meglio la differenza, si può affermare che anche la visione di un film può generare effetti biologici sulle persone, ma per difenderci è sufficiente cambiare canale, nella consapevolezza però che le immagini che abbiamo visto non possano essere mai la causa di una febbre e quindi produrre un effetto sanitario.

Allo stesso tempo però se gli effetti biologici sono continui nel tempo, come possono essere quelli delle antenne wifi che abbiamo in casa, accese 24 h su 24, non opponendo alcun tipo di contrasto, si potrebbe ipotizzare che questi possano divenire una minaccia per l’organismo, modificandone il funzionamento in maniera graduale, ma inarrestabile.

Questo potrebbe significare che i campi elettrici di bassa frequenza possano mutare le biofrequenze nell’uomo, influenzando in parte il suo grado di benessere. I principali indiziati quando si parla di inquinamento elettrico all’interno delle case sono naturalmente i nostri smartphone, che lasciamo sempre accesi, anche quando dormiamo, lasciando attive, in molti casi, anche le funzioni GPS e di collegamento internet.

I sintomi più diffusi

Le ricerche del CEM sui campi elettromagnetici hanno raccolto una moltitudine di dati interessanti su quelli che sono stati raggruppati come i segnali più evidenti riscontrati dai soggetti sottoposti per lunghi periodi a basse frequenze.
Tra i disturbi più frequenti legati all’elettrosmog si segnala:

  • mal di testa;
  • nausea;
  • inappetenza;
  • carenza di libido;
  • minore vitalità;
  • peggioramento nell’umore;

Si sottolinea come questi studi non attribuiscano agli elettrodomestici e agli altri prodotti hi-tech che adoperiamo ogni giorno la responsabilità unica di questi effetti, ma affermano essere la probabile concausa di cause ambientali o stress di altra natura.

Sfatiamo invece un mito, diventato attraverso il web una vera e propria fake news, ovvero quella secondo cui le radiofrequenze elettromagnetiche possano essere la ragione di aborti spontanei o di gravidanze a rischio.
Per quanto riguarda il male del secolo invece la situazione è in parte differente. Non si allude tanto all’incidenza del cancro in generale, quanto ad un percepibile aumento dei casi di leucemia nei bambini particolarmente esposti a basse elettrofrequenze.