Le funzioni del microbiota intestinale nell’uomo

 


Seppur incontriamo molto spesso, su riveste o anche online, il termine “flora batterica”, non tutti, in realtà siamo al corrente di che cosa si tratti veramente. Sappiamo, in maniera molto generica, che la flora dell’intestino sia indispensabile per la salute dell’uomo, ma non siamo ancora perfettamente consapevoli né del perchè questa affermazione sia vera e né del ruolo che questi “batteri buoni” possono svolgere all’interno del nostro organismo. Attraverso la lettura di questo articolo ci auguriamo che risulterà più facile comprendere le conseguenze negative di un’alterazione del microbiota intestinale e possa aumentare la volontà da parte del pubblico di ripristinare la qualità e la giusta quantità della flora batterica nell’intestino, ogni qual volta questa venga danneggiata, a causa dell’assunzione di cibo errato o di altro.

Che cosa è di preciso la flora batterica?

Si tratta di una moltitudine di microrganismi che vivono felicemente nel nostro intestino. Si parla di oltre 550 specie differenti di batteri, per un peso complessivo superiore al chilogrammo e mezzo. Il loro numero, varia a seconda del soggetto e può ridurre o aumentare in virtù delle abitudini alimentare di ogni individuo o di particolari abitudini di vita ( assumere alcool, fumare sigarette…ecc). Si precisa come questi non possano migrare nel resto del corpo in virtù della presenza di un blocco, definito “barriera intestinale”
Volendo dare una prima definizione al microbiota intestinale umano potremmo dire  che esso sia una barriera protettiva in grado di rinforzare la mucosa. Le viene riconosciuto il pieno merito di negare l’attaccamento di agenti patogeni assai dannosi sull’epitelio intestinale e mantenere il tubo abbastanza pulito da consentire una corretta digestione. Eventuali intoppi, causati da boli masticati poco o da cibi eccessivamente elaborati e poco naturali, potrebbero infatti, come è facile intuire, rendere difficoltoso il passaggio degli alimenti e quindi la loro corretta espulsione, dando origine a problemi di disbiosi.
La definizione di microbiota dell’intestino è decisamente più precisa del termine “flora intestinale”, convenzionalmente utilizzato nelle trasmissioni televisive o nelle riviste meno specializzate. L’importante è essere a conoscenza del fatto che il suo significato alluda al complesso dei microrganismi simbiontici, che operano nel tratto digerente. L’uso improprio di questa terminologia è legata ad una classificazione un po’ datata, secondo la quale i batteri venivano catalogati come “piante”. E’ proprio l’equilibrio perfetto di questi micro organismi e la loro assoluta mutualità e collaborazione nello svolgere le funzioni a permettere ad un soggetto di essere in salute. In ciascuno di noi sono presenti sia batteri buoni (detti probiotici), come nel caso del Bifidobacteria infantis, Escherichia coli Nissle 1917, Lactobacillus plantarum, che batteri “cattivi”, come nel caso del Bacteroides fragilis, Enterococcus faecium, Peptostreptococcus.
Per un ulteriore approfondimento sull’argomento si suggerisce la lettura del libro a titolo “microbiota intestinale”, scritto Direttore del Centro Studi di Farmacologia e Biofisica della Nutrizione Luciano Lozio. Si tratta di un testo da leggere tutto d’un fiato per migliorare la propria consapevolezza sul meraviglioso funzionamento del corpo umano.

Le funzioni del microbiota

Il numero dei compiti svolti da questo insieme di microrganismi è straordinariamente vario. Solo la descrizione puntuale di queste e soltanto dopo aver posto l’accento su che cosa serve la flora batterica, avremo un quadro generale di quanto sia fantastica la “macchina uomo” e di quanto sia indispensabile proteggere questi magnifici abitanti del nostro tubo digerente. L’utilità di questa componente batterica è tale, da mettere in discussione la sopravvivenza stessa dell’organismo, qualora fosse gravemente compromessa.
Il complesso microbiotico, situato nell’intestino ricopre numerosi incarichi, tra cui ricordiamo:

  • Il lavoro di sintesi e rielaborazione dei pasti assunti durante il giorno, facilitando l’assimilazione di elementi, che diversamente, non saremmo in grado di realizzare.
  • Contribuisce a bruciare i grassi in eccesso e riduce il rischio di diabete di tipo II e di diverticoli al colon. Considerato lo stretto legame tra malattie degenerative dell’apparato celebrale e stato di salute dell’intestino, possiamo evidenziare il contributo offerto dal microbiota residente intestinale (maggiormente situato nel crasso), anche per quel che riguarda la lotta alla sviluppo di disturbi psichici e lo studio dei pazienti autistici, su cui verte l’importante lavoro del dottor Antonucci. Il collegamento tra salute del fegato e malattie legate al sistema nervoso appare in tutta la sua evidenza, nonostante la medicina cosiddetta ufficiale continui a bendarsi gli occhi.
  • Protegge il sistema immunitario da eventuali attacchi esterni, aiutandolo a reagire tempestivamente ad incursioni di agenti patogeni e scongiurando il diffondersi di infiammazioni nell’organismo.
  • Sintesi della vitamina K, essenziale per il raggiungimento del benessere di ognuno di noi e fondamentale per coagulare il sangue.

Valutando le sue funzioni e il lavoro che svolge per mantenere sano l’intero corpo, è facile comprendere come sia importante garantirne l’efficienza ed allo stesso tempo tutti i problemi che potrebbero emergere in caso di disbiosi intestinale.

La disbiosi

Si tratta di una situazione estremamente pericolosa per il soggetto, in cui, la collaborazione reciproca in cui vivevano i batteri, si spezza. Quello che era un equilibrio estremamente produttivo e vantaggioso per il nostro benessere mentale e fisico, si rivela una temibile tegola da affrontare, in grado di mettere a repentaglio la nostra esposizione alle malattie o eventi traumatici. I batteri patogeni sembrano avere il sopravvento, dando origine ad un’alterazione della regolare situazione intestinale che dobbiamo essere in grado di ripristinare quanto prima. Arginare una disbiosi in tempo significa recuperare le capacità di difesa dell’organismo, prima che possa accadere qualcosa di serio.
I problemi che possono insorgere in caso di disequilibrio batterico nel colon:

1) Lenta distruzione delle tossine e conseguente difficoltà nel reagire ad un’infezione. La produzione in esubero di anticorpi, rende ancora meno efficiente l’intero sistema immunitario di fronte ad una situazione di rischio, proveniente dall’esterno.
2) Meteorismo e flautolenza acuta. Problematiche che, oltre a creare un certo imbarazzo e disagio nel paziente, possono preannunciare un rapporto sempre più conflittuale con il bagno. La disbiosi infatti può aumentare notevolmente le possibilità di ritrovarsi ad affrontare traumi da stipsi o al contrario fenomeni dissenterici.
3) Non di rado, nei soggetti con una mucosa intestinale già debole, aumentano anche i rischi di aggravare infiammazioni del colon e la loro evoluzione in vere e proprie coliti ulcerose.
4) La progressiva riduzione della flora batterica vaginale facilita anche l’insorgere di infezioni delle vie urinarie, estremamente difficili da curare. In questi casi il consiglio di bere molta acqua non è sufficiente per superare una problematica assai difficile da attenuare. Seppure la tentazione al ricorso a cure farmacologiche sia proporzionale all’intensità di dolori e di disagio fisico creato da questa tipologia di infiammazioni vaginali, sottoporsi ad idrocolon terapia può essere la soluzione risolutiva.
5) La riduzione delle capacità di difesa dell’organismo comporta lo sviluppo di una serie di “difficoltà” di sintesi e di digestione dei cibi, tale da poter parlare di un inizio di nuove intolleranze alimentari. L’alterazione della normale presenza batterica nel nostro intestino può esporre l’individuo a rischi d’intolleranza, anche molto difficili da gestire, come nel caso della celiachia.

Obesità e flora batterica

A giudicare da numerosi studi di settore, sembrerebbe che l’obesità fiorisca proprio dove vi è un deficit di flora batterica. Molti report sottolineano uno stretto collegamento tra maggiore richiesta di sostanze nutritive ogni qual volta venga compromesso lo stato della flora batterica. Vista l’attualità di una problematica come quella dell’obesità infantile e quella dei costi sanitari previsti per curare una generazione XXL, i medici di tutto il Mondo sembrano ancora più interessati allo studio dei processi regolativi della flora intestinale. Di conseguenza, anche il suggerimento di analisi specifiche, come nel caso dell’esame del microbiota, diventa una pratica sempre più diffusa e comune. Senza arrivare alla necessità di trapianti di microbiota, l’attenzione all’equilibrio batterico, come parte preponderante del processo digestivo, diventa una pietra miliare di ogni dieta che si rispetti. Attraverso l’assunzione di elementi probiotici e scongiurando l’eccessiva proliferazione dei batteri patogeni è possibile quindi combattere i chili di troppo ed evitare l’accumulo di grassi saturi, portatore di obesità e fattore di rischio per problemi cardiovascolari. Questo tipo di scelta non può che favorire anche le funzioni celebrali, ben conoscendo la linea rossa tra intestino e cervello. La corrispondenza tra pazienti con sclerosi multipla e il cattivo stato della flora batterica rappresenta un dato che dovrebbe far riflettere le persone più superficiali dal punto di vista delle scelte alimentari.
Aluni studi evidenziano come i bambini nati con parto cesario manifestino un miscrobiota differente da quelli che hanno attraversato il canale vaginale per venire alla luce, a dimostrazione di come ciò che è presente in questa zona possa condizionare la tipologia e la qualità dei batteri del nascituro. In sostanza i neonati venuti al Mondo mediante “taglio” presentano un microbiota molto più simile a quello della “pelle”, che a quelli situati nel condotto vaginale, che invece sono presenti nei bimbi nati con parto regolare.

Come aiutare il microbiota
E’ possibile migliorare la condizione della nostra flora nel colon, intraprendendo delle scelte ben mirate nelle nostre vite, in grado di restituire l’adeguata armonia tra i batteri e proteggere l’organismo dai pericoli esterni. Mantenere sana la flora batterica è possibile. Vediamo quindi come fare.

  1. Praticare attività aerobica rafforza la qualità del microbiota in maniera piuttosto evidente. Praticare degli sforzi prolungati, ma a bassa intensità, consente di ottenere benefici, non solo sul tono muscolare, ma anche sulle vie respiratorie e quindi dal punto di vista della circolazione sanguigna. Una corsetta mattutina di 5 chilometri, effettuata almeno 3 volte a settimana, non ci sottrarrà eccessivamente del tempo e potrà invece aiutare l’intestino a vivere meglio.
  2. Evitare di fumare sigarette e intossicare i polmoni con la nicotina e dei derivati del catrame. Al di là dell’aspetto etico legato al vizio del fumo e al problema di una dipendenza, non solo fisica, ma anche psicologica, estremamente difficile da combattere, ogni soggetto che fuma più di 3 sigarette al giorno e caratterizzato da una vita abbastanza sedentaria, espone il corpo al rischio di disbiosi. Allo stesso tempo è ben noto come continuare ad intossicare i polmoni e non rimediare a disequilibri intestinale possa contribuire allo sviluppo di un cancro nel corpo.
  3. Eliminare l’alcool dalla tavola. Anche se dovrebbe essere un consiglio scontato, putroppo sono ancora troppi gli italiani convinti che 2 bicchieri di vino rosso a pranzo e 2 bicchieri la sera facciano bene alla salute…Analisi dei loro intestini e sulla condizione del microbiota in essi contenuto dimostrano decisamente il contrario! Cerchiamo di bere acqua e succhi di frutta naturali, l’unico modo per assecondare il regolare equilibrio batterico, vera chiave di lettura per vivere bene.
  4. Seguire cicli del sonno regolare. Aspetto assai importante per garantire la piena funzionalità delle nostre attività celebrali e la nostra capacità di attenzione, ma troppo spesso sottovalutato, da cittadini coinvolti in attività lavorative stressanti, dai ritmi incessanti, in cui non si riesce a dare il giusto peso al momento del riposo.
  5. Aumentare il consumo di fibre e di vegetali. Mangiare verdure aiuta a regolarizzare la flora presente tra le pareti intestinali ed è per questo che il consumo di ortaggi freschi, provenienti da campi coltivati nelle vicinanze, va sempre preferito a mangiare carne rossa in quantità, decisamente controproducente dal punto di vista energetico e fonte di pericolo per il regolare afflusso di sangue nelle vene e arterie, in grado di favorire l’obesità.

Quando sottoporsi all’analisi del microbiota

Ci sono delle situazioni in cui questo esame risulta particolarmente indicato, perchè in grado di favorire la diagnosi di alcuni mali e quindi procedere al loro tempestivo trattamento.
Sottoporsi ad un test di questo tipo consente di velocizzare il riconoscimento di determinate patologie, a partire dall’individuare determinati sintomi.
Prenotare una visita per controllare lo stato della propria flora batterica non è difficile e risulta particolarmente indicato in determinate condizioni.
In particolar modo sembrerebbe che uno studio approfondito di questo tipo possa essere straordinariamente efficacie per aiutare da diagnostica di sintomi e malesseri che possono presto degenerare in: coliti, difficoltà nella peristalsi, problematiche di sovrappeso, disbiosi durante la gravidanza, candidosi e vaginiti, stanchezza cronica e deterioramento delle prestazioni sportive.
Non è raro il caso in cui degli atleti, spaventati da un peggioramento improvviso delle proprie capacità sportive, siano riuscite a recuperare il proprio stato di forma, grazie al responso di un’oculata analisi della flora intestinale.
In che cosa consiste questo esame?

Fondamentalmente nello studio delle feci del soggetto. Grazie all’ausilio di strumentazioni altamente avanzate sul piano tecnologico è possibile “coltivare”, tra le mura di un laboratorio specializzato, quasi la totalità dei batteri presenti all’interno di un intestino sano. Si ricorda come questi riescano per la maggior parte a sopravvivere anche in assenza di ossigeno molecolare, al punto da definirli dal punto di vista medico degli aenerobi.
Per mezzo della metodologia del sequenziamento del DNA batterico, derivato dal materiale fecale sottoposto ad analisi, è realizzabile un check up completo di tutta la mappa batterica intestinale, riuscendo ad escludere anche la presenza di un irritazione delle mucose, associata al manifestarsi della IBS. In particolar modo si reputa che i primi indiziati in grado di irritare le pareti interne potrebbero essere i carboidrati a catena ridotta, perchè più esposti all’azione dei batteri eubiotici. La conseguenza più probabile è quella che si verifichi una fermentazione notevole a cui avrà seguito la formazione di gas, facendo innescare quel ciclo di dolori che ben conosciamo caratterizzato da tensioni addominali e quindi crampi lancinanti.
Attraverso un esame così strutturato, sarà possibile quindi non solo conoscere perfettamente quali sono i batteri presenti e quali quelli assenti nel tubo digerente, ma anche valutare il grado di efficienza dell’intero apparato intestinale, onde poter intraprendere il trattamento più adeguato. Si tratta di una metodica innovativa attraverso cui sarà più semplice scoprire situazioni disbiotiche e riuscire a dare un nome a quel disturbo di cui, sino a quel momento, avvertiamo soltanto i sintomi.

Dove è possibile prenotare un’analisi di questo tipo?

In Italia è possibile effettuare una visita del microbiota presso il Primus Forlì Medical Center, che ha recentemente avviato una collaborazione con il gruppo Wellmicro-Spin-off- legato all’Univertità di Bologna, all’avanguardia per quel che concerne questa tipologia di studi. I risultati dell’esame si possono ricevere già nell’arco di 30 giorni.
Anche nel Lazio gli studi su questo tema sono straordinariamente sviluppati, grazie al prezioso lavoro del dottor Gasbarrini, di cui consigliamo la visione di questa video intervista.

Per maggiori informazioni, scrivete pure al nostro Centro Heliantus e non lesinate le domande da rivolgere alla dottoresa Rosa Angela Racanelli.
La conoscenze è la prima forma di cura su cui possiamo contare.