Il colon irritato non è una colite

I sintomi tipici sono mal di pancia, stitichezza alternata a diarrea e in alcuni casi accompagnata da febbre. Si tratta di sintomi comuni ad una situazione di disagio, che prende il nome di colite.

Un’attenta analisi del problema riuscirà a fare chiarezza su alcune domande ricorrenti nei soggetti afflitti da attacco di colite, come:

  • Devo prendere i farmaci per curarla ?
  • come mi devo comportare a tavola per non provare più alcuno spasmo intestinale?
  • Quali alimenti preferire e quali invece bisogna evitare per stare meglio ?

I sintomi della finta colite
Sangue nelle feci è sintomo di problemi al colon?
Le cause principali
La migliore prevenzione possibile
Il controllo del microbiota
Influenza dello stress sulla salute del colon

Si tratta di interrogativi molto importanti per chi ha il colon infiammato e vuole uscire da questa situazione, a cui solo l’esperienza di un gastroenterologo, con competenze da nutrizionista potrà rispondere con certezza.

colon irritato

In campo medico, le definizioni che terminano con il suffisso “ite” fanno sempre riferimento ad un infiammazione. Ragion per cui, un soggetto che ha il colon infiammato verrà classificato come un paziente che ha la colite. Quello che accade per le persone afflitte da appendicite o da tonsillite, riguarda in un certo senso i soggetti colitici, nei quali è in corso un processo infiammatorio, tale da generare la cosiddetta sindrome del colon irritabile, che non è altro che la definizione più diffusa di colite. Questo modo di definire la colite però è sbagliato o per lo meno non del tutto corretto, perchè si tratta di un’infiammazione microscopica e non di un processo infiammatorio generale.

Una definizione di questo tipo sarebbe più appropriata nel caso di rettocolite ulcerosa, ovvero di un problema intestinale caratterizzato da un infiammazione diffusa.
Il colon infiammato è un disturbo funzionale perchè non implica lesioni organiche, come possono essere un polipo, un’ulcera o un diverticolo, che possono essere pertanto diagnosticate. Non esiste infatti nessun sistema di diagnosi puntuale che certifichi che quei dolori siano legati ad un colon irritato.
L’unico tipo di diagnosi che può essere fatto in questi casi è di tipo clinico, ovvero basato sui sintomi più evidenti riscontrati nei pazienti. Solo i segni e i segnali del corpo di un soggetto può consentire la diagnosi di un intestino irritabile.

Gli altri sintomi della “finta colite”

Il disagio prodotto dal colon irritabile è tale da rendere la vita dei malati molto frustrante. Sono i “criteri di Roma” a definire, a livello scientifico, se un soggetto soffre di questo malessere e questi analizzano fondamentalmente solo un parametro: il grado del dolore percepito.
Se non è presente un dolore di pancia non si può parlare di colon irritabile.
Il paziente percepisce un risentimento nella zona addominale e rileva la seguente sintomatologia :

  • cresce o riduce l’intensità a seguito dell’evacuazione;
  • presenza di una differenza frequenza nell’alvo; [fasi di intensa stitichezza, ma anche di forte diarrea nervosa o di entrambe le fasi in periodi di tempo molto brevi];
  • cambio nella consistenza delle feci [si presentano troppo dure o al contrario estremamente molli]

Sangue nelle feci = colon irritabile ?

Assolutamente no. Non è affatto un assioma. Se un individuo ha superato i 50 anni di età, alcune problematiche come il sangue nelle feci o il calo di peso non possono essere considerati dei sintomi incontrovertibili, pertanto, prima di pensare che si tratti di intestini irritati, meglio non escludere del tutto altri tipi di patolgie.
Solo degli accertamenti più approfonditi in ospedale potranno escludere che i sintomi non siano legati a delle malattie ben più gravi, come ad esempio tumori dell’intestino.

Da cosa può dipendere la colite?

Nonostante i tantissimi studi di settore e l’esperienza nel campo dell’enterologia, di fatto è impossibile rispondere con una risposta univoca a questo interrogativo. Ad oggi non c’è con certezza una causa del colon irritabile, ad esclusione di una fetta di pazienti, stimata intorno al 33% che si considera abbiano manifestato la colite, a seguito di una gastroenterite. Può accadere così che una gastroenterite batterica o di origine virale abbia aperto e alterato dei canali nel sistema nervoso enterico, senza ripristinare l’organismo nella situazione di salute iniziale. In altre parole, è possibile che i sintomi della gastroenterite diventino cronici e perdurino anche al termine della malattia.

In ogni caso le difficoltà fisiche nascono dall’alterazione del sistema nervoso enterico che diventa ipersensibile, generando conseguenze negative su tutto l’organismo. Non a caso questa parte del corpo viene spesso considerata il nostro secondo cervello, in funzione dell’importanza che riveste sulla nostra salute.
Nel caso di ipersensibilità del colon si nota una percezione eccessiva degli stimoli e risponde in modo anomalo a livello motorio, generando il dolore per l’ipersensibilità e la dissenteria o la stitichezza come risposta motoria.

Altre cause del colon irritabile:

  • mutata funzionalità del sistema nervoso
  • errori alimentari reiterati
  • fase esistenziale caratterizzata da grande accumulo di stress
  • reazione a medicinali
  • cambiamenti a livello ormonale

Che esami si fanno per escludere che si tratti di qualcosa di più serio?

La principale analisi è la colonscopia e si tratta dell’unico modo efficacie per essere sicuri che la nostra sensazione di irritabilità non nascondi mali peggiori come rettocolite ulcerosa, tumori e diverticoli. Quando mancano queste evidenze diagnostiche allora è possibile fidarsi dei sintomi e quindi iniziare a considerare la possibilità di avere un colon molto irritato. Qualora il paziente non avesse percepito un cambiamento eccessivo di peso o non avesse constatato la presenza di sangue nelle feci la colonscopia potrebbe risultare superflua.

La prevenzione e la cura attraverso la dieta

La scelta dei cibi a tavola può aiutare le persone non soltanto ad evitare di dover combattere con la sindrome del colon irritabile, ma anche a curarla, migliorando la propria alimentazione in funzione di cibi più genuini. In particolar modo è stato comprovata la presenza di determinati cibi, contenenti delle sostanze chiamate fodmaps, che hanno un’eccessiva fermentazione e che pertanto risultano dannose per le mucose dell’intestino. La combinazione tra il nostro microbiota intestinale e l’arrivo di sostanze altamente fermentabili, determina la comparsa di sintomi.

Gli alimenti che contengono fodmaps e che minaccerebbero la salute intestinale sono:

  • cavolfiori,
  • carciofi,
  • legumi,
  • melanzane,
  • patate,
  • broccoli,
  • ciocclato,
  • noci,
  • mandorle.

cavolfiore

Si tratta di cibi assolutamente salutari e genuini ma che, in un organismo con problemi al colon, possono cronicizzare una situazione di irritazione. Anche se si tratta di alimenti appartenenti alla dieta mediterranea, quando si ha la sindrome del colon irritabile bisognerà rinunciarci onde evitare un acutizzarsi dei dolori alla pancia. In una prima fase bisognerà rinunciare completamente a questi cibi, per un periodo di tempo che va dai 30 ai 50 giorni. Finito questo periodo si potrà nuovamente reintegrare i suddetti cibi, ma mai simultaneamente, cercando di comprendere, in base alle reazioni del nostro corpo se qualcuno provoca reazioni peggiori di un altro.

Soltanto l’esperienza diretta consentirà di capire sino a quale quantitativo di cibo con fodmaps possiamo ingerire prima di percepire spasmi o fitte dolorose.
Una volta riequilibrato il microbiota sarà possibile ritornare a mangiare anche questi piatti “a rischio cacarella”.
In situazioni particolarmente sbilanciate, in soggetti che manifestano una certa stitichezza, è possibile ricorrere all’idrocolonterapia, utile per riuscire ad espellere le tossine in eccesso. In caso di colon irritabile non è necessario seguire un ciclo completo, in quanto sono sufficienti dalle 3 alle 5 sedute per depurare totalmente il colon e farlo ritornare a respirare.

I cibi ricchi di glutine fanno male ?

I lettori spesso ci chiedono spesso se possono mangiare pizza o la pasta senza la paura di correre in bagno e provare i tipici sintomi da colon irritato ed è per questo che abbiamo ritenuto utile accennare a questo aspetto del problema, onde indirizzare meglio le loro scelte alimentari.
Non è assolutamente vero che i cibi che contengono glutine favoriscano la colite o ne possino accentuare la sintomatologia. Se un paziente avverte di sentirsi male ogni qual volta mangia cibi come pasta, focaccia o panzerotti è perchè molto probabilmente soffre di una qualche intolleranza al glutine o una forma di celiacia. Per fugare ogni dubbio andrà fatto un prelievo del sangue ed uno specifico test allergico ed eventualmente l’istologia, prima di trarre una qualunque conclusione.

Se esiste una ipersensibilità al glutine è preferibile evitare alimenti di questo tipo, indipendentemente dallo stato del colon. I nutrizionisti che sconsigliano di mangiare la pizza ai pazienti con irritabilità del colon lo fanno perchè anche queste pietanze contengono fodmaps, a causa dei lieviti utilizzati nella preparazione della massa.
Lo stesso discorso può essere fatto per i cereali, soprattutto quelli integrali che, se si ha un colon debilitato possono divenire duri da digerire.

Il latte fa male?

Il mio punto di vista sull’utilità del latte l’ho già espressa in tante occasioni, precisando come una volta superata la fase di svezzamento l’uomo ne potrebbe benissimo fare a meno. Va precisato come questo discorso valga per ogni organismo e non solo per quelli che accusano attacchi improvvisi di colite. In linea di massima però il lattosio non peggiora i dolori del colon nei soggetti che non presentano intolleranze a questo elemento.

Quali cibi mangiare nelle fasi più acute di irritabilità

Quello che normalmente viene inserito nella dieta mediterranea non dovrà essere escluso dalla nostra alimentazione quotidiana. Pasta, riso, come pure carne, pesce, a patto di rispettare le proporzioni suggerite dalla piramide alimentare, sono tollerati anche da chi ha problemi di lieve entità al colon. Anche la frutta e la verdura, ad eccezione di quelle riportate sopra, potranno essere consumate senza troppi patemi.

Le generalizzazioni fanno sempre male ed è per questa ragione che suggerire con assoluta certezza di non mangiare nessun tipo di ortaggi e verdure è sbagliato, in quanto esistono alimenti come pomodori, peperoni, lattuga, sedano, finocchi, zucchine e carote che, se mangiati in quantitativi limitati non presentano alcun effetto collaterale, neanche per chi patisce i sintomi della sindrome del colon irritabile.
Le verdure di questa lista hanno un contenuto di fodmaps molto inferiore rispetto a cavolfiori, legumi e broccoli e sono in linea di massima inoffensivi per le pareti gastriche.
Mangiare quantità elevatissime di questi prodotti ortofrutticoli significherà però introdurre apporti ben maggiori di fodmaps, aumentando le possibilità di sentirsi molto male.

La prevenzione più opportuna

Limitare le situazioni di stress porterà giovamento al nostro intestino, in quanto le situazioni di agitazione non sono la causa principale del colon irritabile, ma possono contribuire a manifestare l’irritazione con maggiore vigore. Se una situazione di stress si protrae nel tempo, impegnando eccessivamente il nostro cervello che sembrerebbe focalizzato su quell’unico pensiero negativo, è facile ipotizzare che l’intestino ne risenta notevolmente. Quando ci sentiamo agitati o viviamo con maggiore disagio un impegno lavorativo o una delicata situazione emotiva dovremmo essere ancora più attenti a quello che mangiamo, dimostrando una maggiore selezione dei cibi tanto a pranzo quanto a cena. Il nostro organismo è infatti più vulnerabile e quello che potrebbe aver “sopportato” sino ad allora è facile che si trasformi in qualcosa di molto irritante per il nostro secondo cervello.

Alcuni consigli in fase acuta di stress

  • Mangiare lentamente
  • Evitare cibi molto freddi o molto caldi
  • Non assumere alimenti integrali
  • Non eseguire sforzi a stomaco pieno
  • Non posticipare troppo la cena e appesantirsi

Cercate di non vivere male questo momento di grande rinuncia, perchè si tratta solo di un momento passeggero, in quanto, ripristinata una situazione più tranquilla, potremo riprendere a mangiare con meno rinunce. Pensiamo piuttosto a fare una bella vacanza scaccia ansia, se ne abbiamo le possibilità. Un po’ di tempo trascorso in pieno relax, senza pensieri assillanti e lontani dal tram tram della vita quotidiana, non potrà che migliorare la condizione mentale del nostro organismo, generando benefici pure sul piano intestinale.