fiore naturale usato da chi pratica naturopatia

Come diventare naturopata in Italia

Il naturopata è una figura professionale legata alla sfera del benessere psicofisico, una professione che si dedica al benessere olistico e naturale che deriva da tecniche di trattamento derivanti delle tradizioni orientali e anche occidentali.
Il naturopata è un lavoro che, almeno in Italia, non viene equiparata ad una professione medica e quindi non può fare diagnosi o prescrivere farmaci.
Allo stesso tempo però non si può negare come chi entra in contatto con gli studi di naturopatia può trovare un valido aiuto per contrastare una malattia o per prevenire un disturbo che potrebbe manifestarsi negli anni futuri.
La naturopatia potrebbe essere utilizzata benissimo come strumento complementare alla medicina classica, perchè in grado di suggerire un percorso più naturale, svincolato dalla prescrizione di farmaci da laboratorio, attraverso cui è possibile raggiungere il benessere psicofisico di ogni persona.

Le statistiche del settore dimostrano che sarebbero ben undici milioni gli italiani che si affidano alla medicina alternativa. Si tratta di un numero molto rivelante per un Paese un po’ arretrato come l’Italia, tradizionalmente meno aperto alla medicina cinese. Circa il 19% della popolazione italiana si affida alle cure naturali come la naturopatia.
Il merito di questo risultato è dei 30 mila medici che utilizzano cure naturali nelle terapie per i pazienti, nonostante l’ostilità con cui gli istituti ospedalieri e i guru della cosiddetta medicina ufficiale trattano ogni naturopata, accusandolo di circuire la gente, per trarne profitto.
In Italia non è ancora una figura professionale riconosciuta, ma per fortuna esistono diverse normative regionali attraverso cui la naturopatia risulta regolamentata.
Negli anni’90 un accanimento insensato verso questa disciplina ha fatto apparire la naturopatia quasi illegale. Oggi la situazione molto cambiata e non potrebbe essere altrimenti, visto che in molti Stati europei il naturopata viene considerato alla stregua di un medico.

Che cosa fa un naturopata

Il naturopata è una figura professionale in grado di indicare anche percorsi alimentari salutari, tenendo in considerazione anche eventuali allergie ed intolleranze del paziente. Si interessa di tutto quello che introduciamo nel nostro organismo. Secondo il punto di vista di questo professionista l’aspetto alimentare risulta fondamentale un adeguato benessere psico fisico del paziente e non può essere trattato come un aspetto secondario, come invece fanno molti medici. L’approccio che ne deriva risulta estremamente interessante, considerato come alimentazione e naturopatia vadano a braccetto almeno quando iridologia e dieta e come spesso, ne parleremo più avanti, tra il naturopata e l’iridologo nasca un’unione professionale molto salda.
Purtroppo la mancanza di una regolamentazione che riguarda la professione di naturopata deriva anche una carenza per ciò che riguarda l’aspetto formativo.

I molti giovani che vorrebbero intraprendere la carriera di naturopata dimostrano di trovare qualche difficoltà nel trovare delle scuole di formazione riconosciute che permettano l’inserimento in un albo professionale.
Questo limite evidente, che ci auguriamo venga colmato al più presto, non deve lasciar intendere la mancata esistenza della professione di naturopata o l’impossibilità di intraprendere un percorso scolastico. In verità esiste un percorso formativo per diventare naturopati che dura dai tre ai quattro anni. E’ possibile quindi frequentare corsi o seminari di approfondimento organizzati dalle stesse università italiane, più sensibili all’argomento, impegnate perchè la naturopatia diventi una branca riconosciuta del percorso di uno studente che si inscrive alla facoltà di medicina.
In questi percorsi formativi le materie che si studiano per diventare iridologi sono:

medicina tradizionale cinese,
kinesiologia applicata,
omeopatia,
medicina ayurvedica,
primo soccorso sanitario,
naturoigienismo,
iridologia,
riflessologia plantare,
feng shui,
cromopuntura,
psicologia degli archetipi
sali di Schussler
sparigia,
fitoterapia,

Anche se attualmente non esiste ancora un corso di laurea in naturopatia, una delle più importanti scuole di naturopatia su territorio nazionale è l’Istituto Riza, patrocinato dalla Società Italiana di medicina psicosomatica e dalla società italiana scienze del benessere. Le finalità del corso sono quelle di formare differenti figure professionali, integrando i percorsi formativi di chi vorrà diventare ad esempio:

 

  • personal trainer,
  • tutor,
  • nutrizionista,
  • erborista,
  • fisioterapista.

Esistono diverse specializzazioni della naturopatia, a seconda dell’ambito specifico di interesse. Tra le più diffuse e conosciute ricordiamo:
l’iridologia, che consente di conoscere il benessere del paziente a partire dallo studio dell’iride,
e l’agopuntura, medicina alternativa che si basa sull’inserzione di aghi in punti specifici del corpo per trattare vari stati di salute e il benessere del paziente.

Naturopata iridologo

Ogni professionista del settore può acquisire maggiori competenze frequentando i vari corsi di formazione che permettono di comprendere i concetti base di varie altre discipline legate alla naturopatia. Il naturopata può in questo modo aumentare il proprio bagaglio conoscitivo e quindi approfondire tutto quello che c’è dietro il mondo della lettura delle iridi e la mappa dell’agopuntura. Un soggetto che lavora come naturopata che si interessa anche dell’iridologia e all’agopuntura aumenterà le sue capacità di intendere gli eventi e comprendere la reale natura del malessere riscontrato nel paziente. Ogni disturbo non è mai isolato dal resto del corpo.
Riuscire a guardare una malattia da vari punti di vista significa significa aumentare le possibilità di cura. In virtù di questa considerazione la medicina non dovrebbe isolarsi ed erigersi al di sopra delle altre scienze olistiche, perchè potrebbe migliorare la sua efficacia, qualora avesse il coraggio di affrontare un male, con un altro sguardo, con altre “iridi”.
E’ plausibile quindi che un naturopata possa partecipare a corsi di formazione presso scuole professionali e specializzarsi in iridologia, imparando come fare una corretta analisi dell’iride e utilizzando questo sistema per fare un’analisi preventiva.

Formazione professionale del naturopata

Come abbiamo già anticipato non esiste un vero e proprio corso di laurea in naturopatia, e pur essendo una branca della medicina alternativa ancora poco conosciuta e diffusa nel territorio italiano, esistono delle scuole di specializzazione che consentono di formare naturopati professionisti, poi riconosciuti anche in ambito lavorativo e professionale.

studiare materie alimentari

I requisiti morali per lavorare come naturopata

Un bravo naturopata, oltre a doversi aggiornare costantemente su quello che riguarda le materie olistiche e sapere quelli che sono i nuovi rimedi naturali che funzionano di più, dovrà puntare molto sul proprio carattere. Questo professionista dovrà godere di una predisposizione gentile e disponibile che lo spinga ad una collaborazione costante con il paziente, necessaria per favorire il benessere e il superamento della problematica. Altro aspetto fondamentale per aver successo come naturopata è quello di cercare di essere curiosi. E’ proprio la curiosità a spingere il terapeuta a cercare l’origine del benessere, evitando di tralasciare sfaccettature che potrebbero rivelarsi determinanti nel percorso di cura.

Dove si svolge il lavoro?

Ogni naturopata può esercitare la professione presso il proprio studio privato, o enti che si occupano di medicina olistica alternativa. Esistono infatti centri specializzati che consentono ai pazienti di effettuare delle visite di controllo più accurate, con diversi macchinari a disposizione dei naturopati professionisti, come ad esempio l’iridoscopio
Sicuramente la professione di naturopata non essendo ancora riconosciuta in maniera ufficiale viene vista da molti quasi con sospetto, ma diversi sono i professionisti che praticano tale professione con passione e rispetto verso il paziente. Un bravo naturopata riesce comunque a guadagnare abbastanza soprattutto se attira a sé numerosi curiosi o interessati alla disciplina della naturopatia.
Incentivare il passa parola e soddisfare le aspettative dei clienti rappresentano le chiavi giuste per raggiungere il successo in questo ambito. Un sistema molto utilizzato per aumentare la propria visibilità è quella di scrivere libri o e-book oppure attraverso la presentazione di quello che si fa, all’interno di seminari molto partecipati.

occhi e iridologo

L’iridologo è un medico o no?

L’osservazione dell’occhio in special modo dell’iride ci consente di riscontrare lo stato di salute del corpo. L’iridologia è una disciplina olistica che ci guida alla scoperta dello stato di salute del paziente, analizzando l’organismo attraverso le iridi umane. Partendo dai segni iridei è possibile capire se siano presenti predisposizioni a determinate patologie a cui il paziente potrebbe tendere, o conseguenze di traumi subiti in passato.

Diversi sono i truffatori che si spacciano per iridologi professionisti soprattutto in Bulgaria e Romania che espongono diplomi o certificati di laurea assolutamente fasulli, ma per difendersi è possibile leggere le certificazioni che contraddistinguono iridologi che hanno seguito scuole di specializzazione, da impostori improvvisati, che agiscono solo per raggirare la gente, sfruttando la loro fragilità.

E’ facile ipotizzare come, nel momento in cui una persona non si trova in uno stato di salute ottimale, risulti più debole dal punto di vista emotivo e pertanto maggiormente soggetta a fidarsi di chiunque, nella speranza di guarire dal proprio male.

La soglia di attenzione di un malato e la capacità di analizzare obiettivamente lo stato delle cose viene meno quando si sta male.
Per avere un giudizio più completo sulla qualità professionale di un fantomatico o reale  esperto di iridologia si dovrebbe ascoltare la “voce del web” sul suo conto. Oggi giorno i social media e i meccanismi di recensioni permettono di costruirsi un quadro verosimile su di un professionista, in quanto sempre soggetto al giudizio dei suoi pazienti che, in tempi brevissimi, possono esprimere il proprio parere e renderlo pubblico al resto del Mondo.

Medico ed iridologo: quali sono le differenze?

occhi e iridologo

Esistono delle sostanziali differenze tra medico ed iridologo soprattutto relative alla diagnosi corretta per il paziente, anche se entrambi aspirano a garantire un ottimo stato di salute al paziente. Capire che cosa fa un iridologo, può insegnare quando è utile rivolgersi a lui.
L’aspetto che li differenzia maggiormente è che se l’iridologo svolge un’investigazione più incline alla prevenzione, il medico generale invece analizzerà esclusivamente i sintomi più evidenti nel paziente per poi fornire successivamente una diagnosi e un trattamento terapeutico appropriato, partendo sempre da quei segnali iniziali.

L’iridologo invece, osservando la mappa iridea, ma un po’ tutte le altre alterazioni e modificazioni delle fibre dell’iride, riesce a valutare lo stato di salute del soggetto, unito a fattori biologici come l’età del soggetto, i tratti somatici del volto, le mani o le unghie. Tale tipologia di indagine consente di delineare un quadro completo del soggetto che si sta esaminando, dalle difese immunitarie, alla personalità, il livello di stress o l’indice di vitalità.
Un iridologo che sa fare il suo lavoro può, in una sola visita iridologica, dedurre abitudini alimentari sbagliate o atteggiamenti negativi per la salute del paziente, che un medico tradizionale non potrebbe comprendere, perchè troppo legato ad un approccio “accademico” della medicina.

A differenza di quello che avviene durante una visita medica infatti quando si fa un controllo delle iridi non viene fatta un’analisi circoscritta ad una limitata area del corpo, ma si tende ad analizzare il completo stato di salute del paziente.
Attraverso la lettura di sclera e iride viene realizzato un check up sugli stati infiammatori, organici ed emozionali, e qualora siano presenti problemi è possibile determinare anche quale organo sia affetto da tale fastidio. Di conseguenza, seguendo le indicazioni dell’iridologo, è possibile a distanza di mesi controllare i progressi attraverso il confronto delle fotografie delle iridi prima e dopo.

Possiamo quindi affermare che l’iridologia sia uno strumento complementare rispetto alla medicina tradizionale, ma eccezionalmente valido per investigare sulla prevenzione di eventuali malattie, senza ricorrere a metodologie invasive o stressanti per il paziente. Una delle caratteristiche principali di ogni buon iridologo è quella di fare ricorso a rimedi assolutamente naturali, tecniche di riequilibrio, consigli alimentari volti a riportare il corpo ad uno stato di benessere completo, senza mai ricorrere a farmaci sintetici dagli esiti incerti e potenzialmente pericolosi.

A differenza di quello che potrebbero pensare quelli che storcono un po’ il naso quando sentono parlare di “medicine alternative”, anche gli iridologi, proprio come i dottori degli ospedali hanno un proprio studio, in cui visitare le persone.
Questa specificazione era doverosa considerato il fatto che alcuni soggetti credono che l’iridologia sia una pratica clandestina, che si svolge nei sottoscala dei palazzi, nelle periferie più dimenticate della città!!

Tutto questo non corrisponde affatto a verità, visto che sono moltissimi i dottori che dopo aver svolto il lavoro di medici presso strutture ospedaliere, hanno sposato la causa dello studio delle iridi e aperto studi d’iridologia in pieno centro. Si tratta di professionisti che si impegnano tra l’altro in importanti attività promozionali, perchè credono fermamente nella efficacia della disciplina e più che nascondere quello che fanno, vorrebbero coinvolgere quante più persone possibile dei benefici dell’iridologia.

Iridologo: professionista o ciarlatano?

Molti sono i pazienti che si recano dall’iridologo semplicemente perché spinte dalla curiosità su ciò che dirà il professionista leggendo la propria iride, ma ci si dovrebbe soffermare sul fatto che l’iridologia non è un’arte divinatoria, ma è svolta da rispettabili professionisti.
Riuscire ad individuare squilibri momentanei o predisposizioni soggettive non è magia, per intenderci, è il frutto di guardare il problema da un altro punto di vista.

Anche se è vero che la maggior parte degli iridologi non è un medico a tutti gli effetti, questo non dovrebbe costituire una valida ragione per fare di tutti gli iridologi un fascio.
Gran parte dei soggetti che lavorano in questo campo, praticano all’interno dello stesso centro anche altre pratiche, come l’omeopatia e l’agopuntura, convenzionalmente riconosciute come discipline utili e particolarmente seguite.

Allora perchè essere così prevenuti nei confronti degli iridologi, rispetto ai dottori?
La ragione è semplice. Molti di quelli che operano in questo ambito, espongono diplomi da iridologo che non hanno alcuna valenza accademica, perchè spesso rilasciati da scuole naturopatiche private, che hanno sede magari in nazioni estere.

certificato di iridologo presso studio di iridologia
Si tratta ad ogni modo di certificazioni approssimative, assolutamente non ufficiali, consegnate senza alcuna competenza scientifica.
La paura di sbagliare è giustificata, ma essere terrorizzati a tal punto da dubitare di tutti gli esperti delle iridi è pura fobia!

Esistono delle scuole certificate in Italia, come la Assiri, che possono confermare che il professionista abbia seguito un percorso di studi completo, altamente qualificato.
Esporre il certificato di frequenza presso questa scuola professionale con sede a Bolzano, vale più di 1000 opinioni positive.

Del resto, la presenza di istituti di questo tipo è fondamentale per tutelare tutti quei pazienti che potrebbero incorrere nel pericolo di entrare in contatto con iridologi approssimativi e privi delle competenze necessarie per eseguire una corretta analisi iridologica.
Anche perchè la nomea di cui ha goduto questa materia, sino a qualche anno fa, non era affatto buona.

Si ricorda l’accanimento con cui la pseudo scienza abbia cercato per anni di studiare se l’iridologia potesse godere di basi scientifiche certe. I risultati dei test effettuati, nel cosiddetto “occidente” furono disastrosi, al punto da aver dovuto sancire definitivamente il tramonto dell’iridologia. Per fortuna però esiste anche un pensiero “altro” e la diffusione dell’iridologia nei Paesi orientali e l’apprezzamento di cui gode in questi luoghi, ha rimesso in discussione la cattiva opinione che la nostra società aveva dell’indagine iridologica.

Dopo tutto è facile ipotizzare come molti di questi scienziati lavorino a braccetto con la medicina cosiddetta ufficiale e come il denigrare chi ha la capacità di leggere le iridi e la sclera sia funzionale al mantenimento dei poteri nella cultura occidentale.

Costa più un medico o un iridologo

I prezzi del servizio di iridologia variano a seconda della tipologia di trattamento cui si sottopone. In molte occasioni il paziente non è semplicemente analizzato tramite visita iridologica, ma gli vengono offerti anche servizi aggiuntivi come diete personalizzate o test chinesiologici.

Per raggiungere il benessere fisico bisogna agire da più direzioni. Ecco perché vengono aggiunti al servizio di osservazione dell’iride anche test sulle intolleranze alimentari e consigli sull’alimentazione, facendo lievitare il prezzo sino a 250/300 euro, a seconda del professionista al quale ci siamo rivolti.
Vero è anche che, se dovessimo sommare i costi della parcella di un medico generico, quella di un ematologo e quella di un dietologo, il prezzo complessivo sarebbe molto più alto!

Sicuramente cambiare un medico con un iridologo non è un’ipotesi realistica, ma sarebbe bene ascoltare i pareri di entrambi, in modo da affrontare il problema da ogni sua sfaccettatura e avere maggiori possibilità di risolvere il disturbo che ci impedisce di vivere una esistenza spensierata.
Tra medicina e iridologia ci sono alcuni punti di contatto, ma restano due filoni assolutamente differenti e in parte contrapposti.

Da un lato vi è la conoscenza medica così come l’abbiamo sempre concepita nei Paesi Occidentali, ovvero come la necessità di porre fine ad un segnale fisico, nel minor tempo possibile, ma disinteressandosi di comprendere la reale causa che ha portato questo male a manifestarsi. Dall’altro lato vi è l’iridologia che, attraverso uno sguardo più completo, analizza l’interconnessione tra gli organi e anche se non garantisce effetti di cura immediati, può migliorare lo stato generale di un organismo nel medio e lungo periodo..
In virtù di questa considerazione, ora sapete quando è meglio contattare un dottore o un iridologo.

Quando si cambia un medico con un iridologo?

A volte accade e quasi sempre si tratta di una scelta che sottende quasi sempre una delusione. Molti dei pazienti che si rivolgono ad un iridologo hanno quasi sempre avuto brutte esperienze con dei dottori. Si tratta di persone che non solo non sono riuscite a risolvere il problema fisico, ma spesso hanno sottovalutato gli effetti collaterali dei farmaci che gli erano stati consigliati, pagandone le conseguenze nel lungo periodo.

Altre volte ancora, si tratta di persone molto sensibili al tema dell’alimentazione corretta, che amano confrontarsi con medici alternativi che per formazione professionale tendono a suggerire che cosa mangiare e che cosa evitare di assumere, perchè fermamente convinti dell’influenza del cibo sulla nostra salute.

Una differenza tra medici e iridologi che dovrebbe far riflettere è che mentre un dottore tradizionale dovrà sempre mettere le mani avanti e parlare di tutte le conseguenze negative che potrebbe avere un dato farmaco, un iridologo non ha paura di affermare che seguire la dieta del proprio gruppo sanguigno non potrà fare certamente male.

A prima vista, potrebbe sembrare che una singola visita iridologica comporti dei costi abbastanza esosi, rispetto ad un controllo generale che potrebbe svolgere un qualunque dottore nel suo studio, ma non si considerano quasi mai i tempi di lavoro necessari per svolgere questi lavori. Se un iridologo effettua una visita in circa due ore e mezzo, un medico generico conclude un controllo entro massimo 30 minuti.
Ad ogni modo è buona regola informarsi sulle possibilità di detrarre questa spesa, essendo ugualmente classificata come una consulenza medica.

Quale iridologo scegliere?

Spesso i medici vengono scelti dai pazienti rivolgendosi alla propria Asl di competenza,  ma nel caso di professionisti iridologici sarebbe meglio affidarsi al web per trovare il medico più vicino, attraverso una ricerca su Google.

Utilizzando il più famoso motore di ricerca è possibile leggere le diverse recensioni presenti su Google my business, ovvero le pagine web che garantiscono la lettura di opinioni certificate, espresse da parte dei pazienti che già si sono affidati alle cure di professionisti del settore.
Altra modalit con cui scegliere un valido iridologo è quella del passaparola. Non c’è metodo migliore, ancora oggi nel 2018, di fidarsi del parere di un caro amico.

vermi bianchi sulla sabbia

Ossiuri: sono così contagiosi?

L’infiammazione da vermi ossiuri è una delle più diffuse in Italia, ne è la conferma il fatto che almeno un miliardo di persone siano infette dal verme. In particolar modo sembra che tale problema sia più diffuso tra i bambini, senza per questo poter affermare che gli adulti ne siano completamente estranei.

 

Cos’è l’ossiurasi?

L’ossiuriasi è causata da due parassiti che sono ospitati dal corpo umano, l’enterobius vermicularsi e l’enterobius gregori, ovvero due vermi che appartengono al gruppo dei Nematodi intestinali che hanno un ciclo di sviluppo diretto.
Il ciclo vitale del parassita avviene proprio all’interno dell’intestino umano, mentre l’infezione ha inizio con l’ingestione delle uova con embrione, che schiudendosi rilasciano le larve nell’intestino tenue e da qui iniziano a migrare verso l’intestino crasso, luogo in cui riescono a maturare in 2-6 settimane.

Le uova degli ossiuri divengono infettive nel giro di poche ore dopo essere state depositate e riescono a sopravvivere per 2 o 3 settimane anche sui capi d’abbigliamento. Si tratta di vermi molto tenaci, visto che possono vivere anche a basse temperature, anche se non tollerano completamente il calore.

Caratteristiche ossiuri

Gli ossiuri sono dei piccoli vermetti bianchi che si trovano all’interno dell’intestino, che si rivela ad ogni modo l’ambiente più adatto alla loro sopravvivenza.
La femmina di ossiuri è lunga circa 10 mm mentre il maschio raggiunge approssimativamente i 4mm.
Sono vermi che si muovono di continuo e durante le ore notturne abbandonano l’intestino per dirigersi in direzione dell’ano, per depositare le uova sulla pelle circostante. Una volta che le uova maturano contengono già i vermi e diventano molto pericolose, perchè in grado di re-infettare lo stesso soggetto o di altri.

Di cosa si nutrono questi vermi?

Gli ossiuri o altri parassiti come gli elmiti si nutrono dell’animale ospite cercando di assorbirne le sostanze nutritive.

Come sono gli ossiuri?

Dalle foto presenti sul web e sui libri di medicina, si può evincere come il verme ossiuri non sia particolarmente piacevole alla vista. A rendere ancora più traumatica la sua osservazione è il fatto che pur trattandosi di un piccolo verme, può essere visto anche ad occhio nudo, avendo un colore molto riconoscibile (il bianco) e una grandezza tale da non poter passare inosservato…

Si presenta come un piccolo verme dalla forma allungata che inizia con una capsula boccale e una vescicola, poi un bulbo, l’esofago, l’intestino, apertura della vagina, sistema riproduttivo e infine l’ano.

vermi ossiuri

Come si prendono?

Diverse sono le condizioni che favoriscono la proliferazione dell’infezione da ossiuri, soprattutto la giovane età, il sovraffollamento, le scarse abitudini igienico-sanitarie o il trascurare un paziente affetto da ossiuri, ritardando la sua cura.

L’infezione di tali parassiti dell’intestino è diffusa in tutto il mondo soprattutto nei Paesi occidentali, fatto che sembrerebbe abbastanza anomalo, visto che siamo abituati a pensare che siano i bimbi delle culture orientali a vivere in condizioni igienico-sanitarie più precarie. Il rischio di contagio aumenta nei nuclei familiari, ma soprattutto negli istituti di cura o nelle scuole, ovvero quando i bambini si trovano a stretto contatto tra loro.

Il contagio dal parassita avviene per ingestione e in maniera del tutto accidentale, dato che le stesse uova possono raggiungere oggetti di uso comune, vista la facilità con cui le uova si nascondano perfettamente sotto le unghie dei bambini. Di qui al contagio il passo è breve, a causa dell’intesa sensazione di prurito che spingerà loro a grattarsi e a toccare vari oggetti intorno a loro, aumentando le possibilità che altri ragazzini possano ammalarsi di ossiuri.

L’infezione si diffonde per via oro-fecale, ovvero tramite trasferimento indiretto dall’ano alla bocca, il più delle volte avvenuto tramite le mani, ma può accadere anche attraverso l’utilizzo di oggetti di uso comune.

Gli ossiuri sono contagiosi?

Il contagio da ossiuri è piuttosto alto soprattutto in ambito familiare, quando uno dei componenti ne è affetto, dato che le uova da ossiuri possono facilmente raggiungere oggetti di uso comune, come lenzuola, giocattoli e spazzolini da denti.

Oltre al contagio per ingestione, la trasmissione può avvenire anche per via aerea dato che è possibile ingerire le uova attraverso la respirazione. La contaminazione non avviene infatti per via fecale, dato che le uova non possono essere eliminate completamente tramite le feci.

I vermi ossiuri non possono infettare gatti e cani ma solo gli esseri umani, anche se esiste il rischio che le uova possano raggiungere indirettamente il pelo dell’animale.

Quando di si accorge di avere dei vermi intestinali?

Ci si infetta in maniera del tutto inconsapevole, inghiottendo le uova di questi vermi intestinali da soli, usando le proprie mani o toccando indumenti contagiati. A causa delle piccole dimensioni è possibile che le uova si disperdano nell’aria ed vengano ingerite semplicemente attraverso il respiro. I parassiti intestinali sono particolarmente infettivi, soprattutto all’interno di spogliatoi e di spazi di gioco “al chiuso”.

A seguito dell’ingestione delle uova si manifestano i primi sintomi almeno dopo 1-2 mesi di incubazione. Il caratteristico sintomo è il prurito intorno all’ano, specie durante le ore notturne causato, come abbiamo accennato, dalla migrazione dei vermi nella zona del retto dove vengono depositate le uova.
E’ quasi impossibile non accorgersi della presenza dei vermi nel bambino, dato che uno dei fastidi primari è rappresentato da un forte prurito. Il bambino colpito da questo verme tenderà a grattarsi spesso il sederino o nel caso si tratti di una bambina, sarà più probabile che si gratti anche la zona vulvare.

Alcuni individui non presentano alcuna sintomatologia, e nei casi più rari può comparire il bruxismo, ovvero il digrignare i denti in maniera inconsapevole durante il sonno.
Per scongiurare la presenza dei fastidiosi piccoli vermi bianchi è possibile ricorrere al test dello scotch che prevede l’utilizzo di un particolare nastro adesivo, necessario ad accertarsi della reale presenza dell’infezione ed effettuare una diagnosi corretta.

Il corretto uso di questo sistema prevede che al risveglio del bambino venga applicato sull’ano un pezzetto di scotch, lasciandolo in sede almeno per 5 minuti.  Successivamente lo scotch dovrà essere incollato su un vetrino da microscopio, per essere analizzato con attenzione. Tale procedimento dovrà essere ripetuto almeno tre volte, in giorni diversi, in modo tale da poter stimare una quantità effettiva dei vermi presenti nel colon e scegliere la terapia più corretta.
Per avere un’analisi approfondita sullo stato di salute del paziente, i vetrini dovranno essere trasportati in un laboratorio, all’interno del quale avverrà lo studio vero e proprio.

Conseguenze di una mancata cura

Qualora l’infiammazione da ossiuri non venga curata è possibile che il prurito anale sia seguito a lesioni causate dalla sfregamento, a causa dell’insistenza con cui il soggetto cerca di grattarsi la zona in cui percepisce il fastidio. In alcune circostanze i parassiti riescono a raggiungere l’appendice o la vagina causando problemi genitali o granulomi.

Tra le complicazioni più gravi vi è l’invasione addominale, che può verificarsi a seguito della penetrazione dei vermi attraverso la parete intestinale. Si tratta ad ogni modo di una possibilità assai remota, a scarsa incidenza statistica.

Terapie farmacologiche per debellare gli ossiuri

La terapia farmacologica per contrastare la comparsa o per debellare completamente gli ossiuri sono svariate, dal mebendazolo, al tiabendazolo, o anche i sali di pirenzepina, e il pirante pamoato. Tutti questi farmaci non agiscono sulle uova, ma sulle larve in via di sviluppo. Tale trattamento dovrà essere effettuato contemporaneamente a tutti i componenti della famiglia. Per essere certi di aver eliminato completamente i verme, sarà necessario ripetere il trattamento a distanza di 2-3 settimane.

Diventa indispensabile lavare frequentemente le mani, tenere le unghie molto corte e soprattutto eseguire una corretta pulizia della casa dalla polvere, soprattutto quella che si deposita sotto il letto, in corrispondenza delle finestre e sopra le porte.

Rimedi domestici per eliminare gli ossiuri

Secondo tradizione esistono efficaci rimedi naturali utilizzati per eliminare le infestazioni e rendere l’intestino del soggetto poco favorevole per lo sviluppo del parassita.
Una dieta anti ossiuri potrebbe fare al caso nostro. Dall’aglio, alle cipolle, consumati sia crudi che cotti, esistono anche altri cibi purificanti. Si ricordi ad esempio l’ananas che, abbinata alla carne è in grado di ridurre l’infestazione, ma anche i semi di zucca, la buccia di limone, l’anice, le spezie come la cannella, il curry e i chiodi di garofano (spesso presenti nella cucina nord-africana).

Le nonne utilizzavano spesso per il trattamento degli ossiuri aglio e cipolla frullati in piccole quantità, onde ottenere delle creme per uso topico, da impiegare a livello anale o vaginale, ma anche come “sterilizzanti naturali” con cui proteggere posate e stoviglie.

agli e cipolle rimedi contro ossiuri

Alimentazione per contrastare gli ossiuri

Alcuni alimenti. se integrati nella propria alimentazione facilitano il transito intestinale. I cibi più utili per eliminare le tossine e i parassiti sono principalmente frutti.
Le banane, i fichi, i cachi, il melone, l’uva, i fichi d’india, le albicocche, le prugne secche o fresche si dimostrano molto validi per proteggere il colon da queste invasioni indesiderate di vermi.

Sicuramente l’alimentazione è un ottimo alleato per contrastare il prolificare dei vermi intestinali. Lo yogurt stimolerebbe infatti la crescita della flora batterica “buona”, dimostrando di contrastare eventuali disequilibri presenti.
Al contrario invece, gli zuccheri o gli alimenti ricchi di amido dovranno necessariamente essere evitati, dato che gli ossiuri utilizzano proprio il glucosio come fonte di sostentamento e potrebbero pertanto rinvigorirsi.

Ossiuri in gravidanza

Durante il periodo della gravidanza l’infestazione di ossiuri potrebbe destare timore nella donna, ma la parassitosi nonostante sia fastidiosa non interferisce assolutamente con lo sviluppo del feto dato che si localizza a livello intestinale e non esiste il rischio che possa essere trasmesso per via ematica o trans-placentare.

In casi estremi tra i farmaci più utilizzati per debellare la presenza dei vermi elenchiamo il vermox, ovvero un antielmintico che è in grado di indurre alterazioni del verme con la sua successiva morte. Una sola dose riesce a espiantare almeno il 90% dei vermi, anche se si rivela inefficace per eliminare le uova. Ad ogni modo, questo farmaco è assolutamente sconsigliato nelle donne in stato di gravidanza e allattamento.

Guarito dall’ossiuriasi con l’idrocolonterapia

Essendo un’infezione che si diffonde tra i vari componenti della famiglia la profilassi risulta particolarmente ardua. Oltre alle terapie farmacologiche utilizzate diversi sono gli accorgimenti che si devono perseguire, soprattutto quelle atte a migliorare le condizioni igieniche e personali, lavando i bambini al mattino e gli indumenti utilizzati durante la notte e possibilmente sterilizzando i panni a 60°, dato che le uova si devitalizzano e vengono uccise dal calore del sole.

La sterilizzazione resta una delle migliori precauzioni per ridurre i rischi di contagio e diffusione.
Sicuramente la prevenzione è l’opzione più efficace per contrastare l’infestazione da ossiuri, ma l’idrocolonterapia ovvero un ciclo di sedute di lavaggio intestinale potrebbe essere essenziale per ottenere risultati gratificanti, senza ricorrere a nessun tipo di farmaco.

Ecco la testimonianza di un paziente di Heliantus.

“ soffrivo di infestazione da ossiuri da diverso tempo, il fastidio era intenso soprattutto durante le ore notturne ed era veramente difficile da contrastare solo con l’alimentazione, e con alcuni accorgimenti, ma grazie all’idrocolonterapia già dalle prime sedute ho avvertito una sensazione di sollievo.

Sono bastate poche sedute per riuscire a risolvere completamente l’infestazione da ossiuri, senza che provassi più quel terribile prurito nelle zone intime e osservassi pezzettini di vermicelli all’interno delle mie mutandine”.

chiedi maggiori informazioni su questo metodo di cura degli ossiuri

rabbino yiddish in crisi

Santo cibo e gruppi sanguigni

Seguire i precetti religiosi e le tradizioni culinarie legate alla nostra cultura non è sempre positivo per il nostro intestino. Impariamo a distinguere l’importanza dei rituali da quello che fa più bene al nostro corpo, in base al nostro gruppo sanguigno di appartenenza.
Anche alcune pietanze, universalmente riconosciute come sane e genuine possono creare delle difficoltà nella digestione o diventare la causa di vere e proprie malattie, se il tipo di gruppo sanguigno a cui apparteniamo le riconosce come avverse.
rabbino yiddish in crisi

L’esempio del rabbino Jacop

All’interno di uno dei testi di Peter D’Adamo che consiglio di leggere, intitolato “l’alimentazione su misura” viene messo molto ben in evidenza questo problema. Onde comprendere meglio il funzionamento della lectina e gli effetti che può avere il suo assorbimento da parte dell’organismo, mi piacerebbe parlavi della storia del rabbino Jacob, ovvero di uno dei tanti pazienti curati dal dottor D’Adamo attraverso la dieta dei gruppi sanguigni.
La situazione medica dell’uomo religioso era alquanto grave, considerato che soffriva di diabete da svariati anni e che la sua glicemia non reagiva più alle cure a base di insulina. Inoltre, negli ultimi anni era stata vittima di una paralisi parziale, a causa di ictus, causa dell’acutizzarsi di un forte e continuo dolore alle gambe, che lo costringeva in un letto.
Questa condizione di salute lo costringeva ad un riposo forzato, rendendogli impossibile camminare  con scioltezza e a piacimento.
Appariva evidente che il rabbino Jacop presentasse evidenti problemi di circolazione, presenti anche prima di essere stato colpito da ictus.
Al di là dell’aspetto religioso, la prima informazione che il dottore aveva interesse a conoscere riguardava la tipologia dei cibi che assumeva quotidianamente e le sue abitudini di vita.

Cibo nella tradizione ebraica

Secondo la cultura del popolo yiddish, il cibo ricopre un ruolo essenziale e dovrà essere sempre in sintonia con quello ribadito a livello religioso. Dall’analisi introduttiva, volta a sapere che cosa mangiasse ogni giorno e quali attività svolgesse, erano emersi alcuni dati interessanti.

  • Mangiava spesso gli stessi cibi, per sentirsi maggiormente in sintonia con le preferenze espresse dalla sua fede religiosa ed evitare la tentazione di desidare altri alimenti.
  • Mangiava grandi quantità di pollo lesso.
  • Si nutriva spesso con cholent, ovvero un tipo di pasta realizzata da una base di fagioli.
  • Si nutriva di frequente con kasha, ovvero un’altra tipologia di pasta, derivata dal grano saraceno, a cui veniva aggiunto solitamente grasso di pollo ed una cipolla tritata sino ad ottenere un’unica “pappina”.

La cosa più inquietante del condimento tipico della kasha è che viene spesso spalmato su di una fetta di pane e servito ai bambini ebrei per fare merenda.

Quando troppa spiritualità fa male al colon

L’aspetto più grave della dieta del rabbino era legata al fatto che questi pochi pasti, eccessivamente pesanti, soprattutto per un uomo della sua età, venissero preparati quasi ogni giorno. Questo accadeva a causa dell’assoluta devozione del rabbino nei confronti della preghiera, a cui dedicava così tanto tempo, da non sentire la necessità di mangiare altri cibi.
Essere così radicali fa male alle pareti intestinali e questo vale per tutte le persone, anche atee. Il fatto poi che il rabbino Jacob avesse un sangue del gruppo B rendeva ancora più evidente il “conflitto interiore” creato dai cibi di cui normalmente si nutriva.
L’origine più probabile dell’ictus poteva dipendere proprio dall’agglutinazione delle cellule, a causa delle lectine, presenti in notevoli quantità nel pollo, grano saraceno e fagioli che circolavano nel sangue del rabbino.
Allo stesso tempo, le stesse lectine, potevano essere considerate le responsabili dell’immunità rispetto all’azione dell’insulina, condizione che aveva aggravato la situazione diabetica dell’uomo di chiesa.
Nell’antico testamento si parla moltissimo di pasti e di alimentazione, sottolineandone la valenza all’interno della vita spirituale di ognuno di noi. Vi sono regole abbastanza ferree all’interno della dottrina yiddish, al punto da impedire che ad esempio latticini e carne possano essere persino cucinati nella stessa padella, seppur in giorni differenti.
Ci sarebbe da chiedersi però se questa religione, ma più in generale qualunque tipologia di fede, sia così attenta alle diete e alla salute dei propri fedeli, alla stregua di quanto sembri esserlo nell’indicar loro la strada della salvezza, una volta deceduti.

E’ più importante raggiungere la beatitudine nell’aldilà che imparare che cosa mangiare per vivere oggi, più in salute su questa terra?

Forse il rabbino questa lezione dovrebbe averla imparata, considerato che, dopo aver seguito il nuovo regime alimentare, suggerito dal dottore, ha potuto riscontrare grandi progressi.
Dopo aver seguito la dieta del gruppo sanguigno B, per un arco di tempo di soli 8 mesi, Jacob ha recuperato la funzionalità del sistema circolatorio, al punto da ritornare a camminare senza problemi, riuscendo nuovamente a curare il diabete attraverso farmaci ipoglicemizzanti, somministrabili per via orale.
Il regime alimentare che aveva intrapreso lo aveva finalmente aiutato a mantenere i livelli di diabete sotto controllo.
L’aspetto più interessante di tutta questa storia è che la dieta che gli era stata consigliata non gli impediva di andare contro le indicazioni del vecchio testamento, ovvero il testo sacro di riferimento per tutto il popolo istraeliano.

Quale dieta è stata più adatta al gruppo B?

  • E’ stato suggerito di aumentare la varietà dei piatti da consumare nell’arco della settimana;
  • sostituire pollo con agnello, pesce o tacchino;
  • consumare la kasha sono il sabato (giorno sacro per gli ebrei ortodossi) e il resto degli altri giorni settimanali il riso o il miglio;
  • cambiare la varietà di fagioli con cui veniva preparato il cholent;
  • integrazione dell’alimentazione con vitamine e preparati di erbe.

Anche io ho riscontrato i vantaggi di indicare una dieta personalizzata ai miei pazienti, riscontrando il duplice vantaggio di:

  1. riuscire ad assecondare i gusti in cucina di chi mi contatta per recuperare la funzionalità;
  2. riscontrare maggiori tassi di successo da parte di soggetti ancora più motivati a seguire la dieta personalizzata in base al proprio gruppo del sangue, perchè reputano le indicazioni alimentari fornite, assolutamente non restrittive.

E’ possibile “sostituire” un pasto con un altro, probabilmente anche più gustoso ed ottenere risultati sui pazienti anche migliori.

Se sei interessato a conoscere quale potrebbe essere la tua dieta più indicata, in base alle tue preferenze a tavola e quelle che sono le indicazioni suggerite dal tuo sangue:

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donna che ha paura

Superare la paura del clistere

Ancora oggi, sono tante le persone che non usano clisteri perchè terrorizzate da questo sistema depurativo. Sembra incredibile, ma esistono uomini e donne che preferiscono continuare ad essere stitici e mantenere un metabolismo lento, anzichè ricorrere a un rimedio tanto naturale quanto efficacie: il clisterino.

Pregiudizi sul clistere
Fa male?
Che sensazione dona?
Cruciani e l’ode al clistere al caffè
Superare la paura da clistere
Differenze tra clistere e peretta
La posizione giusta per fare un clistere

Altre persone poi, quando sentono il dottore consigliare loro di eseguire un clistere per riuscire ad evacuare, rimangono dapprima interdette, perchè non conoscono il reale significato della parola e poi, una volta capito che cosa significa, restano spaventate a morte.

Pregiudizi, supposte e clisteri

Esistono varie ragioni che rendono un’operazione così naturale alquanto complicata e difficile da accettare, soprattutto sul piano emotivo.
Tra queste ricordiamo:

  • il pudore e la riservatezza nei confronti del deretano; l’influenza cattolica nella nostra società, amplifica un taboo sul “sedere” che non si regge su argomentazioni sensate;
  • l’immagine che si ha del popò come di una zona estremamente delicata, che sarebbe meglio lasciare in pace;
  • il preconcetto che si tratti di un sistema inefficace e che farsi un clisterino si rivelerebbe solo una perdita di tempo;
  • il terrore che veniamo cosparsi di feci, a causa di una fuoriuscita di materiale fecale immediata e improvvisa, impossibile da gestire.

Tutte queste ragioni rendono molto più difficile accettare la possibilità di infilarsi qualcosa (anche se apporta benefici) oltre lo sfintere, impedendo di risolvere facilmente il proprio stato di costipazione, attraverso l’uso di clisteri evacuativi.

Si tratta di un pregiudizio senza fondamento logico, guidato dalla paura che qualcosa vada storto o che il clistere si incastri e non esca più. Non bisogna essere così bigotti e spaventati dalle cose che non conosciamo, soprattutto se i clisteri, ancor più delle perette, sono considerati tra i migliori metodi per sbloccare l’intestino e tornare ad andare di corpo.

Un po’ come tutti quei pazienti che hanno timore della medicina e di tutti i dottori, al punto da lasciarsi morire, perchè non vogliono usare nessun tipo di farmaco o sottoporsi ad alcun tipo di intervento.
Per fortuna, nei confronti del clistere, dopo una diffidenza iniziale, soprattutto quando la stitichezza è grave e non si fa la cacca da una settimana, alla fine ci si convince a farlo. Nel caso però di persone poco sicure nella vita, un po’ chiuse o semplicemente che non sanno che cosa è un clistere, non lo si fa mai a cuor leggero.

kit per clistere

La prima domanda quando si cercano informazioni sul clistere di caffè è:

Fare un clistere fa male?

La risposta è no. Esistono molti metodi che consentono un ingresso indolore della sonda del clistere nell’ano. Avere paura che un piccolo e morbido sondino possa lacerare o danneggiare le pareti dell’ano è assolutamente fuori luogo. Cospargere la parte finale del tubicino, ovvero quella che sarà introdotta per prima nel sedere, con della vasellina, faciliterà l’entrata, rendendo questo gesto ancora più semplice da realizzare.

Se un paziente fosse allergico alla vasellina o avesse un’area anale particolarmente sensibile, si potrebbe optare per lubrificare la sonda del clistere con del gel ipoallergenico. La giusta quantità per ottenere l’effetto desiderato non esiste, però è buona regola abbondare. Meglio riempire la cannuccia del clistere di gel lubrificante piuttosto che metterne solo un po’; in questo modo saremo sicuri che il clistere non sarà doloroso per nulla.

Qualora in casa non aveste un unguento “ufficiale”, potreste impiegare un rimedio della nonna come la margarina, impiegata dagli antichi per facilitare l’introduzione di oggetti nell’ano o per agevolare le azioni, durante le prime fasi del sesso anale.
L’unico difetto di questi lubrificanti è l’odore, soprattutto se utilizzeremo il burro o la margarina; però sempre meglio sentire questo odore nell’aria, ma riuscire ad evacuare che rinunciare a farsi un clistere e mantenere un intestino pieno di feci e tossine.

Si tratta di qualcosa molto meno doloroso e invasivo della colonscopia. Non è un caso se anche noi di Heliantus suggeriamo caldamente di preferire la colonscopia virtuale, anche se costa di più, perchè molto spesso siamo venuti a conoscenza di come alcuni dottori non siano propriamente delicati quando effettuano questa operazione e come spesso l’introduzione della sonda d’ispezione nel retto abbia generato dei sanguinamenti.
Assodato il discorso dolore, un’altra classica domanda che ci fanno i nostri pazienti è:

“Che sensazione genera fare un clistere?”

Alcuni pazienti lamentano un piccolo fastidio, legato al disagio di infilarsi qualcosa nell’orifizio anale, ma non si tratta mai di un vero dolore. Quando dei soggetti avvertono bruciori più intensi o veri ostacoli, durante l’introduzione del sondino, può essere che abbiano delle emorroidi interne, di cui non erano al corrente. In tutti gli altri casi, sottoporsi ad un clistere anti stipsi dovrebbe generare solo una leggera sensazione di disagio, assolutamente transitoria perchè, dopo pochi minuti passa e non ci si fa più caso.

Gli uomini saranno in linea di massima più titubanti delle donne, quando gli verrà suggerito di fare un clistere, perchè vivono inconsciamente un pregiudizio omofobico e vedono l’ingresso del sondino per fare il clistere come una minaccia alla loro virilità.

Che grande sciocchezza!

Inoltre, al di là di queste disquisizioni tribali, si noti come il clistere sia di gran lunga preferibile alle supposte di glicerina, colpevoli, tra l’altro, di lasciare uno spiacevolissimo sapore quando vengono assunte.
Il vero fastidio non è il tubicino, ma l’impellenza di andare in bagno generata dall’effetto lassativo immediato che può provocare un clistere. Maggiore è la quantità di liquido contenuta nel clistere, maggiore sarà percepito come irrefrenabile il desiderio di andare a liberare il corpo dalle feci nel gabinetto.

Santo clistere

La popolarità del clistere del caffè è aumentata notevolmente in Italia nell’ultimo periodo, soprattutto da quando l’irriverente Giuseppe Cruciani, presentatore della trasmissione radiofonica “La zanzara”, ne ha fatto un leit motiv di qualche puntata.

Il giornalista di radio 24 ne ha fatto un simbolo di libertà, considerato che rappresenta uno strumento di “liberazione”, dagli effetti estremamente positivi nei confronti dei soggetti stitici, come sembrerebbe esseere anche lui. Allo stesso tempo però, a intrigare ancora di più il conduttore radiofonico, spesso accompagnato da David Parenzo, è il fatto che nonostante i clisteri apportino dei vantaggi sulla salute del colon e di tutto l’organismo, continuano a vivere “in sordina”, quasi si trattasse di una droga, a causa del bigottismo dell’italiano medio che giudica questo tipo di depurazione una violazione alla propria intimità.

Giuseppe Cruciani, come qualunque dottore dotato di buon senso, incita a non vergognarci se ci facciamo un clistere, al di là delle tante ragioni che ci spingono a sperimentare questo rimedio.
Tra i effetti generati da un clistere vi è quello di far dimagrire. Molte donne utilizzano questo sistema per perdere peso, dopo aver scoperto che velocizzare il metabolismo attraverso la pulizia dell’intestino tramite clistere, ha permesso loro di perdere qualche chilo di troppo. Anche se non si tratta di una ragione valida per indurre il nostro organismo a “spurgarsi” in maniera forzosa, prendiamo atto che molte persone più attente alla linea o esasperate dal loro aspetto fisico, utilizzino questo sistema per mantenersi in forma.

Un po’ come accade per l’idrocolonterapia, spesso santificata dalle top model, al solo scopo di bruciare grassi, senza che ne apprezzino minimamente la proprietà disintossicanti.

Se ancora non siamo riusciti a convicervi sulla innocuità del clistere e continuate ad avere paura, sappiate che esistono dei modi per rimediare a questo problema.

Come superare paura del clistere?

Per prima cosa vi consigliamo di parlarne con chi lo ha già fatto. State sicuri che sono molte di più di quelle che pensate. Alla gente non piace raccontarlo ai 4 venti, ma se parlate con i vostri amici o con persone con cui avete una certa confidenza, scoprirete che sono tantissime le persone che conoscono gli effetti super positivi dei clisteri. Quando parlerete con una persona di cui vi fidate e questa che vi dirà che l’ha già fatto, confermando che non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi, vi sentirete rinfrancati e migliorerete certamente la vostra percezione nei confronti di questo sistema anti costipazione.

Altro modo con cui potete ritrovare serenità e smettere di spaventarvi di fronte ad un clistere è quello di allenare il vostro cervello ad accettare questo metodo di cura. Per convincere la mente potreste intingere il mignolo della mano in un barattolo di vasellina e quindi provare ad introdurlo nell’ano per qualche centimetro, procedendo molto gradualmente, senza “colpi improvvisi”. Basteranno poche ore di esercizio per migliorare il proprio approccio con l’idea invasiva che ci siamo fatti di un clistere. Potremo così liberare dalle paure il nostro cervello e liberare il nostro intestino dalle tossine accumulate durante il periodo di stitichezza.

Un ulteriore suggerimento è quello di pensare positivo, immaginando non solo che un clisterino non possa fare male, ma anche che sia piuttosto piacevole. Assicuriamo come la percezione di essere avvolti da questa cascata di benessere sia assolutamente piacevole e non presenti alcuna controindicazione.

Perchè allora fasciarsi la testa ancor prima di cadere dalle scale?

Impariamo a cogliere il lato positivo di ogni cosa e concentriamoci a pensare che una volta introdotto quel piccolo sondino, avremo già superato la fase più critica e di lì in avanti godremo solo dei benefici di questo trattamento.

Molto meglio di una peretta

Anche se la classica peretta rappresenta già un passo in avanti decisivo che potrebbe sbloccare il nostro intestino, il ricorso ad un clistere garantisce dei risultati ancora migliori. La differenza principale tra i due sistemi verte nella quantità di liquido contenuto.

Nello specifico, se una peretta consente di spruzzare attraverso la cannula massimo mezzo litro d’acqua, attraverso un clistere professionale è possibile immettere nel corpo sino a 2 litri di soluzione depurativa. In virtù di questa caratteristica, un clistere potrà rimediare anche a gravi casi di pazienti stitici. Quando mettiamo di più acqua rispetto a quella indicata sul libretto delle istruzioni del clistere, rischiamo di sentirci esplodere, pertanto occhio a non esagerare, anche se, nella peggiore delle ipotesi, sentiremo la necessità di defecare, che infondo non è altro che la ragione ultima del perchè ci siamo fatti il clistere.

Dal punto di vista del fastidio percepito, c’è chi preferisce la peretta al clistere, perchè reputa il beccuccio richiudibile meno antipatico del tubicino. D’altro canto il tubino del clistere, anche se ha un diametro leggermente maggiore della peretta, spesso viene ritenuto più tollerabile perchè realizzato in una gomma più morbida di quella delle perette.

Ci sentiamo di consigliare una peretta pulisci colon quando si hanno impegni improrogabili e, rimanendo vari giorni fuori casa, si teme di non riuscire a far la cacca per un po’ di tempo. Il vantaggio di usare una pompetta è dato dalla possibilità di portarla in borsetta senza troppo disagio e utilizzarla in un qualsiasi bagno, senza destare troppi “sospetti”.

La posizione corretta

Mettersi nella giusta posizione quando si fa un clistere significa non solo aumentare le possibilità che abbia effetto sul nostro corpo, ma anche rendere più agevole l’introduzione del tubino nel retto. La migliore posizione per fare un clistere è quella sul fianco sinistro. Sarà importante non muoversi durante il passaggio del liquido per facilitare che questo scenda subito nel sigma e quindi si diffonda nel colon.

L’operazione non dovrebbe durare mai più di 15 minuti, nel caso di clistere da 1 litro. Ogni quantitativo maggiore a questa soglia che introdurremo nel corpo, aumenterà la possibilità di essere colti da un attacco improvviso di diarrea. Valutate molto bene questo aspetto. E’ per questo che si suggerisce di fare il clistere direttamente in bagno o nelle immediate vicinanze, avendo l’accortezza di riporre il corpo su di un grande asciugamani, qualora le feci fuoriuscissero prima del dovuto.

Anche la posizione in cui terremo le gambe aiuta molto. Se le manterremo piegate, come in posizione fetale, faciliteremo l’ingresso del tubicino e limiteremo il riflesso di espulsione, generato dalla contrazione dello sfintere.

posizione corretta per clistere

L’aiuto di fiducia

Quando non riusciamo a farci un clistere da soli sarà comunque possibile farci aiutare da un’altra persona. Molti di noi avvertono una certa diffidenza nel mettersi qualcosa nel retto, anche se di piccole dimensioni, come nel caso del beccuccio di un clistere. In queste circostanze, si potrebbe ovviare a tale reticenza, chiedendo l’aiuto di una persona di fiducia.

Quando chiediamo al nostro partner una collaborazione per fare un clistere perfetto potremo contare infatti sulla gentilezza e sulla disponibilità che ci hanno fatto innamorare di lui o lei. Chiedere il medesimo favore ad uno dei nostri genitori sortirà lo steso risultato.
Per queste persone infatti non si tratterà affatto di una richiesta imbarazzante o esagerata, ma di un gesto d’amore che svolgeranno con estremo piacere.

Una persona così vicina potrebbe rassicurarci attraverso una carezza o aiutarci ad infilare l’inizio del tubicino con una tenerezza particolare, rendendo la situazione molto più distesa e tollerabile.
Si sconsiglia di effettuare l’operazione di introduzione sonda da soli, se si è persone piuttosto nervose o con eccessivi pregiudizi, perchè rischieremo di contrarci troppo, rendendo più difficoltosa l’entrata del sondino.

Scegliere il momento giusto

Un altro segreto per aumentare il feeling con questo lassativo naturale è quello di scegliere il momento più adatto per eseguire il clistere. Bisognerà scegliere una giornata meno impegnativa, perchè più avremo la mente sgombra da pensieri assillanti, maggiori sono le possibilità di fare un clistere senza sforzi, nonostante delle piccole paure iniziali.

In linea di massima non fatelo ad inizio giornata, quando dovrete affrontare un’intera giornata di lavoro. Attendete la fine dei vostri impegni lavorativi, ma non fatelo troppo a ridosso dell’orario in cui siete soliti andare a dormire, visto che potreste essere svegliati da un desiderio irrefrenabile di evacuare. Meglio farlo il fine settimana, magari lontano dai pasti principali.

uomo stitico che cerca di fare la cacca

Ossessione stitichezza: curarla con il buon senso

La stipsi è uno tra i problemi più diffusi nella nostra società, in grado di creare gravi ripercussioni sulla nostra vita privata. Se consideriamo questo disturbo intestinale a livello mondiale scopriremo come ogni 3 persone vi è almeno una che ha sofferto di stitichezza nella vita. In questo caso non parliamo di stitichezza cronica, ma di episodi saltuari, tali da creare disagi sì, ma senza scombussolare particolarmente le esistenze di chi ne è afflitto.
I soggetti che soffrono di stitichezza persistente, che significa considerare quel gruppo di persone che evacua una volta ogni 3 giorni, per almeno 1/3 dell’anno solare, rappresentano il 6% della popolazione italiana.

Sono dati abbastanza allarmanti, tanto da aumentare l’interesse verso la figura del proctologo e nei confronti dei trattamenti in grado di facilitare l’espulsione di materiale fecale e ripristinare una certa regolarità nell’andare in bagno. In poche parole l’attenzione su come combattere la stitichezza è sempre maggiore.

Al di là del tipo di stitichezza che può interessare un individuo (rettale o colica), si nota come sempre più persone siano ossessionate dall’impossibilità di defecare feci solide senza difficoltà, al punto da entrare in una specie di paranoia che spinge loro a drammatizzare su questo accaduto.
Quando un soggetto continua a pensare alla stipsi, continuando a sperimentare svariati sistemi per risolverla, spesso anche in contrasto tra loro, si assiste ad una deriva psicologica del problema che coinvolge l’intestino, inducendo molti dottori a etichettare questa condizione medica come “stitichezza metamentale”.

Si tratterebbe di un meccanismo degenerativo che indurrebbe la persona stitica a connotare con maggiore gravosità il proprio stato di salute, sino a percorrere percorsi di autocommiserazione senza via d’uscita.

I sintomi della stitichezza metamentale

Esistono alcuni segnali che possono facilitare la diagnosi di questo problema, non solo da parte di un medico, ma anche da parte degli amici e dei parenti più vicini. Sono proprio loro il gruppo di persone maggiormente coinvolto (e penalizzato) dal comportamento ossessivo del soggetto malato, ma anche coloro i quali possono aiutarli a correggere questo aspetto emotivo e quindi a “sbloccarsi” anche sul piano fisico, sino a sconfiggere tale difficoltà.
La sintomatologia principale è costituita da :

  • attitudine a frequenti ricerche sul web alla ricerca delle cause e di quello che può curare la loro stitichezza. Se ad esempio attraverso una colonscopia dovesse emergere una presenza di leucociti superiore alla media, è plausibile aspettarsi che pensino di avere sicuramente dei parassiti intestinali come la tenia;
  • ricerca costante di monopolizzare la conversazione con gli altri parlando dei propri problemi di salute, sottolineando una volta l’infiammazione all’intestino, un’altra volta fantomatiche criticità epatiche;
  • tentativi plurimi di curarsi in maniera diversa, sperimentando ogni tecnica per fare la cacca di cui si ha conoscenza, da colleghi, forum o gruppi di discussione Facebook;
  • ferma convinzione di assistere impotenti al decadimento complessivo del proprio organismo e percezione di accusare disturbi a 360° gradi (non solo nell’area del colon);
  • ci si improvvisa dottori, trovando dei collegamenti senza alcuna apparenza scientifica; è il caso di persone che si considerano ex bulimici, anche senza che riuscissero a vomitare quello che mangiavano, convinti di avere nel colon delle incrostazioni da cibo ataviche, causa del loro malessere;
  • incapacità di giudicare con lucidità la propria condizione e lo stato mentale di conflittualità che stanno vivendo. Anche durante le conversazioni, quando altri interlocutori provano a sottolineare la natura più psicologica del problema tendono a chiudersi a guscio, reagendo con sdegno, sino a violente repliche;
  • tendenza alla logorrea e mancata abilità nell’argomentare un discorso in maniera organica e chiara, senza commettere errori di pronuncia o grammaticali;
  • convinzione di non poter mai più fare le vacanze, perchè diventerebbe insopportabile il pensiero costante di trovare un modo per fare la cacca e interrogarsi di continuo sulla durata di questa “astinenza da gabinetto”.

donna soggetta a costipazione

 

Ho provato di tutto, dalla yucca all’idrocolonterapia

Come abbiamo visto, una delle caratteristiche più evidenti di chi soffre di questa forma di stipsi è quella di essere ricorsi ad ogni mezzo per recuperare il benessere perduto, da quelli meno probabili come strane posizioni yoga quando si fa la cacca, a quelli solitamente affidabili, come nel caso dell’idrocolonterapia.
Perchè se è vero che c’è una buona fetta di pazienti donna che utilizzano l’idrocolonterapia per dimagrire, è vero anche che questa pratica risulta una marcia in più rispetto al clistere evacuativo, nei casi in cui si desiderasse scaricare nuovamente le feci con regolarità e ripristinare la flora batterica patogena, spesso responsabile di questa difficoltà nel metabolismo.

Accade così che, anche se sono molte le opinioni positive nei confronti del trattamento d’idrocolonterapia, nel caso specifico dello stitico metamentale, l’angoscia per un male che teme incurabile, lo spinge ad affrontare questa terapia con negatività o senza il dovuto rigore.
L’irrigazione attraverso il colon infatti può funzionare a un soggetto per ritornare a defecare, consentendo la rimozione delle feci incastrate nell’intestino, potenziale focolaio di fenomeni di disbiosi, a patto di aiutarsi attraverso una alimentazione adeguata e di seguire un ciclo completo di sedute.

Esistono persone che si fermano a sole 2 sedute e pretendono di combattere definitivamente la stitichezza, quando sono invece necessarie almeno 6 o 8, a seconda della gravità dei casi.
Nel momento in cui oggi, dopo tanti anni di propaganda negativa, anche strutture universalmente riconosciute come centri di benessere, del calibro di spa e luoghi termali, hanno riconosciuto la forza curativa dell’idrocolon per contrastare la stipsi, solo una fissazione mentale cronica, può negare gli effetti negativi di questo trattamento.

C’è persino qualche utente che, confortato dai risultati soddisfacenti, decide di farsi costruire da un idraulico un macchinario specifico che consenta di replicare lo stesso tipo di lavaggio intestinale anche quando si è in casa.
Ad ogni modo si tratta di stravaganze, perchè i successi a cui alludevamo sono ottenibili solo in un Centro specializzato.
Ad ogni modo, sui pazienti stitici di cui ci stiamo occupando in questo articolo davvero l’idrocolon non ha effetti, così come ogni altro metodo atto al recupero della fisiologica flora batterica intestinale che ci garantisce di vivere bene e in perfetta salute

Colui che vive così intensamente il dramma della propria stipsi non riesce a guardare altro colore che il nero e senza neanche accorgersene, si rifugia spesso in cibi proibiti per chi intraprende un percorso di disintossicazione intestinale, quali ad esempio i dolci.
Gli zuccheri sono difficili da smaltire per un organismo che ha superato i 30 anni d’età e si rivelano uno tra i maggiori responsabili dell’accumulo di tossine tra le pareti intestinali. Eppure non è raro che chi soffre di stipsi psicologica reagisca alla frustrazione di non vedere dei miglioramenti e di continuare ad avere gravi difficoltà nel liberarsi dalla cacca, assumendo ogni tanto torte e pasticcini.

Questa maniacale ricerca di zuccheri è assolutamente negativo e contrasta con tutto quello che può essere il beneficio derivato da una pulizia intestinale, mediante getto d’acqua tiepida nel retto.
In questi casi si è soliti parlare di cura del gamberetto, onde sottolineare come al tentativo virtuoso di intraprendere una cura sensata, corrispondono dei tremendi passi falsi, in grado di inficiare qualunque effetto positivo sullo stato di benessere personale.

Cause di questa stitichezza

Abbiamo provato a tracciare un identikit abbastanza preciso di chi continua a torturarsi il cervello perchè non riesce a fare una cacca solida con una certa frequenza e senza provare dolori atroci. Abbiamo isolato alcune delle ragioni primarie del perchè un utente possa vivere questo trauma, arrivando alla conclusione che:

  • sia disperato dal fatto di continuare a trovare grandi ostacoli nella fuoriuscita fecale e dall’assistere all’uscita saltuaria di fetidi rivoli di liquido marrone scuro dal proprio ano;
  • continui ad agitarsi perchè non trova nessun dottore o naturopata esperto in grado di proporgli un sistema che funzioni per arginare la stitichezza;
  • il pensiero delle feci sciolte e il ricordo degli atroci dolori associati all’occlusione intestinale mina la sua stabilità mentale, inducendolo in un circolo vizioso di insonnia-debolezza-peggioramento del problema;
  • la sfortuna di aver avuto qualche altro problema a livello fisico e di pensare ad esempio come il mal di denti o l’infiammazione alla schiena siano il sintomo di qualcosa di estremamente grave, a volte dal loro punto di vista riconducibile alla presenza di un tumore;

Come si cura questa stitichezza

Abbandonata l’idea di riuscire a curare un malessere mentale con qualcosa di fisico, è inutile insistere con rimedi casalinghi di quart’ordine, come può essere quello dell’aglio tritato inserito nell’orifizio anale assieme all’acqua per tentare di ammazzare i batteri nell’intestino e ridurre l’infiammazione. Neanche l’assunzione di semi di lino sembra poter risolvere la problematica, rendendo da stitichezza ancora più ostinata nel lungo periodo.

Cosa fare per curarla?

E’ fuori dubbio che si può curare una stitichezza a livello mentale soltanto convincendo il paziente che si tratta di un disturbo emotivo. Più tempo il soggetto sopporta questa condizione di disagio, più probabilità ci sono che a lungo andare accetti inconsapevolmente di dover vivere in questo modo.

Gli amici dovrebbero imparare ad essere più comprensivi nei confronti delle sue bizzarre teorie sul perchè sono diventati stitici e su come ritorneranno a defecare tranquillamente.
Chi vive affianco dei soggetti stitici metamentali deve armarsi di pazienza, ma allo stesso tempo sdrammatizzare le situazioni più dure, spingendo il focus della questione sulla certezza che gran parte del problema abbia sede nella mente. I risultati ottenibili possono risultare decisamente superiori a quelli che si ottengono con le classiche bustine per stimolare la cacca.

In questo senso, coinvolgere l’utente in attività di gruppo, come dei giochi da tavola in grado di svagare la propria mente, come ad esempio Dixit, sono un rimedio sicuro per distogliere il soggetto da quel pensiero ricorrente e vincere i problemi di stitichezza per vie secondarie.
Se proprio non riuscite a farlo partecipare a nessuno sport di squadra, perchè convinto che ogni sforzo fisico può aggravare l’intensità dell’infiammazione, cercate almeno di farlo uscire anche con persone che non conosce bene. Questo stratagemma ridurrà le possibilità che il soggetto accentri ancora una volta le attenzioni su di lui e su i suoi problemi fisici, perchè meno in confidenza con gli altri interlocutori.

In questo modo dimostrerà di essere più propenso all’ascolto, imparando anche a sentire la voce degli altri, senza necessariamente ammorbarli con la sciagurata stitichezza.

Quando passa?

Solo quando si è lavorato adeguatamente sul piano mentale, comprendendo che aiutare la propria psiche significherà offrire un contributo responsabile all’intestino, senza la necessità assoluta di compresse o soluzioni lassative. Raggiunta questo tipo di consapevolezza potremo iniziare a curare la dieta, introducendo grandi quantitativi di frutta matura e verdure ben cotte, assicurandoci di fornire il corretto quantitativo d’acqua e quindi l’idratazione necessaria per farci stare bene.

combattimento femminile box

Colostro Noni vs idrocolonterapia

Il Colostro Noni Guna è un integratore alimentare a base di colostro bovino liofilizzato e Morinda Citrifolia, indicato per il trattamento di disturbi che coinvolgono l’apparato respiratorio e gastrointestinale, in particolare questo integratore viene raccomandato ai soggetti colpiti da:

  • stati influenzali e parainfluenzali;
  • stipsi cronica;
  • alterazione della funzione intestinale a causa di infezioni di natura virale o batterica;
  • casi di inappetenza;
  • spasmi addominali ricorrenti;
  • alterazioni immunitarie.

Anche se il Centro Heliantus è contrario all’utilizzo di questo prodotto, vorremmo presentare quelli che dal punto di vista del web vengono trattati come i suoi vantaggi, in modo tale da offrire al lettore la possibilità avere un’opinione più completa, confrontando anche delle valide alternative per migliorare la qualità della flora batterica, attraverso dei rimedi naturali.

Le proprietà del Colostro Noni Guna (secondo il web)

Il colostro di bovino, come quello prodotto dagli altri mammiferi, è un fluido pre-latteo che viene secreto dalle ghiandole mammarie della madre nei primi giorni dopo il parto, in esso si concentrano fattori proteici biologicamente attivi e principi nutrizionali (il contenuto proteico del colostro bovino è pari a 150g per litro rispetto ai 30-40 grammi del latte vaccino).

confezione di colostro noni
Il colostro dei bovini viene usato come integratore alimentare anche in ambito sportivo in quanto altamente digeribile e ricco di sostanze salutari quali: fattori simil-ormonali, albumina, linfociti, immunoglobuline, citochine, fattori di crescita, vitamine, proteine, sali minerali, lipidi. La presenza di immunoglobuline promuove un’azione difensiva che viene svolta dalle immunoglobuline A (IgA) che si attivano nel caso di focus  infettivi a livello intestinale.
Si ricorda come nel colostro si concentrano anche le immunoglobuline G e le immunoglobuline M, anche se in minor quantità, che prendono parte ai meccanismi di difesa del sistema immunitario innato.

Cos’è il Noni?

Il Colostro Noni Guna sfrutta le virtù delle sue componenti: il colostro bovino liofilizzato con tecnica freeze-drying ed il succo in polvere estratto dalla polpa del frutto di Morinda Citrifolia. La combinazione di questi ingredienti naturali permette di proteggere la mucosa intestinale fornendo delle sostanze che favoriscono il trofismo cellulare. Molte delle proprietà del Noni sono associate all’enzima xeronina, che esercita un’azione rigenerativa e riparatrice sulle cellule danneggiate e regola la funzione delle proteine, prendendo parte al metabolismo delle stesse ed attivando il regolare assorbimento a livello intestinale di: minerali, vitamine, aminoacidi.
La Morinda Citrifolia, pianta originaria del Sud-Est Asiatico, è nota per diverse virtù benefiche, tra le quali ricordiamo:

  • capacità di energizzare l’organismo,
  • proprietà antibatterica,
  • antinfiammatoria,
  • antidolorifica,
  • rigenerativa a livello cellulare,
  • immunostimolante; è in grado di stimolare la produzione delle cellule T.

Dalla collaborazione dei principi attivi del colostro bovino e del Noni, si può migliorare alcune condizioni gastrointestinali associate all’omeostasi dell’intestino con conseguente alterazione della permeabilità intestinale, della funzionalità del tratto digerente e del microbiota intestinale.
Queste problematiche dovrebbero essere curate al più presto in quanto capaci di causare:

  • malattie infiammatorie intestinali croniche,
  • le gastriti da erosione,
  • gli episodi di dissenteria,
  • la celiachia.

Idrocolon e flora batterica

I vantaggi riscontrati attraverso l’uso del colostro possono essere raggiunti in maniera molto più naturale contattando uno tra i centri d’idrocolonterapia italiani come Heliantus, da sempre impegnato per il ripristino della flora intestinale, come base per una salute generale dell’organismo.
Per conoscere tutti i benefici dell’idrocolonterapia rimandiamo alla lettura degli articoli presenti nella relativa sezione, presente sul nostro sito.

Dove si vende il colostro bovino

La capacità più importante del Colostro Noni di è quella di stimolare il ricambio delle cellule dell’epitelio intestinale e di gestire i fenomeni infiam­matori. Questa qualità viene supportata dalle proprietà immuno-stimolatoria ed antimicrobica attribuite al colostro bovino, degli aspetti esaminati attraverso studi scientifici.
Il medico può raccomandare l’uso razionale del colostro bovino per diverse ragioni. Tra i motivi per cui è solito consigliare l’assunzione del Noni vi è:

  • il rinforzo delle difese immunitarie;
  • la riduzione del rischio di infezioni;
  • il limitare il rischio di diarrea da Cryptosporidium parvum;
  • il contrasto nella proliferazione di funghi (Candida albicans).

Questo integratore è facilmente reperibile in commercio, lo si può acquistare in farmacia, essendo disponibile in diverse formule, tra cui bustine, compresse, barrette, ma anche sotto forma di soluzione liquida.

Modalità di uso: effetti collaterali e controindicazioni

Per quanto riguarda la posologia del colotro Noni è bene sempre chiedere il parere medico, non essendo ancora stato precisato a livello clinico il corretto dosaggio che assicura risultati soddisfacenti.
Tutte quelle che possono essere considerate come le principali indicazioni di uso sono offerte da chi ha provato il trattamento in prima persona.

In linea di massima si possono usare questi principi attivi ad azione farmacolocica per periodi anche relativamente lunghi. L’importante sarà non diventare dipendenti dall’integratore e rispettare il cronoprogramma indicato dal proprio medico curante.
A livello puramente indicativo, la posologia in caso di diarrea infettiva prevede un dosaggio di 10-20 grammi di colostro al giorno per una durata di 10 giorni.
Non sono stati rilevati effetti collaterali evidenti circa l’uso di questo integratore.
A sentire le opinioni di chi lo ha sperimentato, il colostro bovino viene generalmente ben tollerato. Solo in alcuni casi potrebbero sorgere reazioni gastro-enteriche, che assumono la forma di nausea, vomito, diarrea e gonfiore.
Anche se mancano studi dettagliati a riguardo, l’assunzione di colostro bovino viene sconsigliata durante la gravidanza e nel periodo dell’allattamento. L’uso del colostro bovino è controindicato in caso di intolleranza al lattosio, anche se nel colostro la presenza di lattosio è relativamente bassa.

Ad ogni modo, per non correre rischio alcuno, viene sconsigliato di assumere tale integratore in caso di allergia alle proteine collegate con il latte vaccino. Il colostro vaccino invece, dal momento che è privo di caseina, può essere consumato dai soggetti intolleranti al lattosio e non prevede gravi controindicazioni in questo senso.
Il centro Heliantus prende assolutamente le distanze da chi parla favorevolmente del latte come ad un alimento indispensabile della piramide alimentare di un organismo adulto, visto che crescendo perdiamo quell’enzima necessario per assimilarlo nel migliore dei modi. La conseguenza più diretta di chi persevera nel consumare latte a colazione e a mangiare tanto formaggio e prodotti caseari nella quotidianità è quella di andare incontro ad una grave intossicazione del colon che assume la forma più evidente in una pesantezza generalizzata dell’organismo.
Ad ogni modo, ognuno tragga le proprie conclusioni, anche se, un colon risulta sporco e affaticato, delle ragioni ci saranno ed avranno quasi sempre origine alimentare.

Considerazioni finali

Anche se non vengono indicate particolari precauzioni prima di assumere il colostro bovino, in quanto non sono stati identificati farmaci oppure alimenti che potrebbero alterare l’effetto del Colostro Noni Guna, è opportuno sempre fare riferimento alle indicazioni del proprio medico, per non correre rischi.

Chi può assumere il colostro bovino?

Il primo latte della mucca prodotto dopo il parto risulta prezioso tanto per un vitellino quanto per la  salute dei bambini e delle persone con un sistema immunitario indebolito. Questa sostanza garantisce un alto contenuto di imminoglobuline ed offre una valida protezione immunitaria, utile inoltre per combattere la diarrea infettiva.
Un altro tipo di colostro utilizzato in ambito alimentare è quello di capra: il colostro ovino, in piccole quantità, viene utilizzato per produrre specialità casearie tipiche della tradizione sarda: la ricotta di colostro ovino ed il formaggio di colostro ovino.

ragazzi si proteggono sotto la giacca

Dal nostro punto di vista, una pulizia intestinale è assolutamente superiore agli effetti positivi generati dal Colostro Noni, prodotto dalla Guna. Non si tratta solo di portare farina al proprio mulino, ma del fatto che un integratore farmacologico sarà sempre qualcosa in più che offriremo al nostro corpo, quando invece il nostro organismo possiede in sé già sulle le soluzioni.
Il nostro compito sarà quello di fornire le informazioni corrette al nostro corpo, mettendolo nelle condizioni di stare bene in maniera naturale, ripristinando il suo equilibrio e la flora batterica originaria, come solo la pulizia del colon può fare.

nichelino

Allergia al nichel : come affrontarla

 


Quando si parla di allergia al nichel si parla di una delle forme allergiche più subdole che possono colpire l’uomo. Il fatto che nella maggior parte delle persone i sintomi di intolleranza siano poco rilevanti, spinge gran parte di questi soggetti a non approfondire le cause dei loro piccoli malesseri. Eppure i cibi con il nichel sono tantissimi e le occasioni per fare un regalo spiacevole al nostro corpo, introducendo alimenti che invece dovremmo evitare, rappresentano la premessa per avere una salute deficitaria.

Si tratta di un’allergia poco conosciuta che l’uomo tende a sopportare, senza contare come potrebbe stare meglio se limitasse al massimo i contatti con gli oggetti in nichel solfato.

Situazione ancora più delicata è quella che interessa le persone allergiche al nichel e cobalto. Quest’ultimo elemento è anch’esso un metallo e può diventare molto pericoloso per gli uomini, nella misura di allergia di contatto. Si manifesta attraverso una reazione allergica, che affligge i soggetti quando toccano questo metallo, accusando una vera e propria irritazione della pelle. I segni di dermatite da cobalto non sono visibili immediatamente, visto che si dovrà attendere dalle 28 alle 48 ore per verificare gli effettivi sintomi di questo male.
Anche se la sensibilità al cloruro di cobalto varia da persona a persona, anche se in linea di massima avviene un periodo di resistenza agli allergeni, sino ad arrivare ad una mancata sopportazione della sostanza, attraverso reazioni virulente, che spaziano dalle bollicine ai rossori cutanei.
Anche l’allergia al nikel rientra tra le dermatiti con contatto ed assume come sintomi principali quelli dell’arrossamento e del bruciore sulla pelle.

Non tutti gli individui sono allergici al nichel, in quanto si tratta di un fenomeno allergico che prende di mira persone con grandi carenze nel sistema immunitario. Se nei soggetti normali (senza allergia) le cellule sono in grado di riconoscere le molecole esterne e attaccarle, quando le si considera cattive, in altri soggetti, questo tipo di comportamento può ritorcersi contro.

In questo caso accade che il sistema immunitario si confonda e attacchi delle molecole del nostro corpo che non sono affatto maligne. Gli effetti più evidenti di questo missunderstanding sono legati alla sintomatologia tipica di un’allergia. Ecco spiegato il perchè chi è allergico al nichel presenta reazioni di questa natura.

Quante persone soffrono di allergia al nichel in Italia?

Sono moltissime. Si stima possano 11 persone ogni 100 le persone italiane che stanno male quando mangiano cibi contenenti nichel o quando entrano in contatto con oggetti che hanno percentuali di questo metallo. Il nichel infatti è molto più comune di quanto possiamo immaginare, anche perchè, in moltissimi casi, lo confondiamo con il ferro, anche se si tratta di 2 elementi ben distinti della tavola periodica. Se il nichelio, il cui simbolo è Ni, è il numero 28 della nota tabella chimica, il ferro invece (Fe) ha il numero atomico 26.

Dove si trova il nichel?

Si possono trovare piccole, medie o grandi percentuali di nichelio in moltissimi oggetti di uso comune. Ecco spiegato il perchè la vita di chi è intollerante al nichel diventa molto difficile e piena di insidie, non solo dal punto di vista alimentare.
Basti pensare che piccoli oggettini come monete e bottoni sono dei classici antagonisti di chi mostra una spiccata allergia verso il solfato di nichel. Di conseguenza, per chi è allergico, operazioni come contare gli spiccioli o mettere in ordine gli attrezzi da cucito, diventa molto difficile.

A seconda della sensibilità dei soggetti a questo materiale, l’aspetto delle dermatiti che ne può conseguire può assumere manifestazioni molto lampanti, creando forte disagio e imbarazzo nei soggetti, soprattutto quando si è con gli altri.
E’ per questo che una delle conseguenze secondarie più pericolose per chi ha un’allergia al nichel è quella di ricadere in una condizione di isolamento sociale, acutizzata dalla compromessa estetica della nostra pelle.

Anche perchè se l’irritazione cutanea non viene curata in tempo, la pelle può peggiorare il proprio stato. Quando non si trova un rimedio tempestivo alla dermatite da nichel la pelle diventa più spessa e tende a spaccarsi, creando dolorose lacerazioni. Nel caso l’allergia affligga un punto meno visibile, come potrebbe essere la pelle in corrispondenza dei reni, le difficoltà d’interazione con gli altri possono essere inferiori.

Invece nel caso le bollicine o la pelle rossa si presenti sulle mani o nella zona inguinale, possiamo ben immaginare come potrebbero aumentare i disagi, soprattutto quando si ha un partner facilmente impressionabile che mal sopporta alla vista le infiammazioni delle zone intime.

Come si manifesta l’allergia al nichel?

Chi ha dei problemi con il nichel solfato può accorgersi abbastanza facilmente, anche senza alcuna base di medicina, qualora si trattasse di un soggetto particolarmente sensibile a questa sostanza.
I segnali più importanti, nel caso di allergia al nichel da contatto sono:

  • la presenza di strani punti sulla cute, in particolar modo sulle braccia;
  • esigenza di grattarsi in alcune zone del corpo (con il rischio concreto di aumentare l’irritazione della pelle);
  • arrossamento della pelle, che in alcuni casi assume le sembianze di una “scottatura”;
  • fastidio o vero e proprio dolore, anche in punti non necessariamente arrossati;
  • rigonfiamento della pelle;

Il sintomo che allarma di più le persone, specie se di sesso femminile, è l’eruzione cutanea. Nei casi più importanti può assumere la forma di lacerazioni abbastanza profonde o perchè non curate o per colpa della cattiva abitudine di grattarsi quel punto, senza comprendere come questa azione possa peggiorare lo stato delle cose. Bisognerà smettere di toccare oggetti in nichel e interrompere immediatamente il consumo di cibi che lo contengono.

Questo tipo di eridema, che assume la forma di una vera e propria dermatite, generalmente interessa la parte del corpo che entra in contatto con il nichel, anche se non si tratta di una regola generale. Quando non si riscontrano dei sintomi diretti di questo malessere, ma soltanto dei segnali indiretti, si parla di allergia sistemica al nichel.

sintomi di allergia al nichel

Si tratta di un tipo più subdolo di allergia, perchè più difficile da diagnosticare. Non sempre infatti un dolore di stomaco o un prurito al piede si collega facilmente a quello che si mangia. Quando abbiamo la diarrea, ad esempio, siamo portati a pensare che siano stati i dolci mangiati a fine pasto, magari sottovalutando il quantitativo considerevole di pomodorini ciliegini consumati nell’insalata.

Se si tratta di individui con una forte allergia al nichel, i sintomi possono essere maggiori e manifestarsi anche sotto forma di stato febbrile e ferite anche profonde, come quelle che possono verificarsi sui polsi, in caso di utilizzo di orologi fatti in metallo.
Le conseguenze più negative saranno quelle legate all’ingestione di oggetti in nichel da parte di soggetti fortemente allergici, che non dovrebbero neanche mangiare cibi con quella sostanza.

Eppure li drammi possono sempre accadere e se un individuo ingoia involontariamente un “nichelino” o un oggetto in nichel di qualunque natura, dovrà immediatamente recarsi nel pronto soccorso più vicino per un controllo più approfondito. In questo caso gli effetti secondari sull’organismo possono essere infatti imprevedibili e assumere forme più gravi.
Si può capire se si ha un’allergia anche senza che vi siano sintomi evidenti. Per ottenere questo straordinario risultato si dovrà rivolgersi ad un esperto di chinesiologia che, attraverso opportuni test, “domanderà” al corpo che cosa può mangiare in quello specifico momento storico della vita, scoprendo quindi se tollera o meno il nichel.

Come si diagnostica un’allergia da nichel?

E’ possibile fare una valutazione completa sullo stato di allergia del soggetto soltanto in forma clinica, avendo un riscontro effettivo attraverso i test allergologici. E’ possibile avere un responso diretto e quindi eseguire un’analisi delle intolleranze alimentari anche attraverso uno studio d’iridologia.

La possibilità di scoprire l’allergia al nichelio, mediante iridoscopio e mappa iridologica è una possibilità affascinante che consente di osservare anche il resto del corpo nel suo complesso. Se dal punto di vista ospedaliero si concentreranno tutte le attenzioni unicamente sulla pelle, cercando di stimolare una reazione allergica forzosa, grazie al lavoro di un iridologo si potrà vedere attraverso le iridi anche la condizione di salute degli altri organi nel corpo.

Dove si effettua il test per allergie?

Per capire se si ha davvero un allergia al nichel, ovvero se al manifestare di quei sintomi corrisponde un concreto disturbo, è possibile rivolgersi al medico di famiglia. Anche se in farmacia vendono dei kit per scoprire eventuali allergie, il consiglio è quello di rivolgersi sempre ad un dottore o comunque ad un professionista in campo medico.

La visita presso lo studio medico costituirà solo il primo approccio per risolvere problemi di tolleranza al nichel, perchè sarà questo dottore ad indicare il nome di un vero specialista e l’indirizzo di una clinica, in cui svolgono test allergologici. I luoghi indicati per capire dove farsi controllare un’allergia sospetta sono:

  • strutture ospedaliere pubbliche
  • ospedali privati
  • centri d’analisi cliniche

Sono varie le prove allergiche che si possono effettuare per individuare gli allergeni ostili al proprio organismo.
I test più comuni per il nichel sono gli stessi che si eseguono per scoprire le più diffuse allergie alimentari o per contatto. Si passa dal prick test, che è anche la prova per allergie più economica, al isac test, che è invece lo strumento più costoso in assoluto. Non esiste un’unica strada da seguire e talvolta bisognerà effettuare dei test incrociati per sapere se si ha o meno un’allergia.

I casi in cui ad un rast tes, segua la ricerca delle IgE o ad analisi di tutt’altra natura come il parch test e il test per provocazione, sono molto frequenti.
Ancora una volta si specifica l’obbligo di effettuare i test di provocazione allergica soltanto soltanto se assistiti da un dottore di larga esperienza, considerato l’alto rischio di rigetto che potrebbe verificarsi nel paziente. Somministrare direttamente l’allergene ad una persona può essere pericoloso e stabilire le giuste quantità da somministrare, per non creare scompensi nel sistema immunitario del sottoposto, diventa importantissimo.

Una rapida ricerca sul web, anche attraverso una semplice ricerca vocale su smartphone, consentirà di sapere dove fare i test d’allergia al nichel nella propria zona di residenza.
Come abbiamo già detto in precedenza, anche i centri d’iridologia spesso offrono questa tipologia di analisi. Gli iridologi con competenze in chiropratica possono infatti, mediante un test chinesiologico, rilevare una difficoltà del corpo nel tollerare le sostanze che contengono nichelio.

Altre situazioni “strane” in cui si rischia di avere reazioni a causa dell’allergia possono essere legate all’uso degli oggetti inclusi in questo elenco:

  • i ferretti utilizzati dal dentista quando realizza un impianto ortodontico. Per ovviare al problema si impiegano ferretti in ceramica o in zaffiro;
  • i braccialetti e collane in acciaio o quelli composti da leghe ferrose che potrebbero nascondere tracce di cobalto o di nichel;
  • le chiavi contenute nei jeans, soprattutto con il sudore dell’estate, potrebbero far scoppiare una irritazione sulla pelle;
  • gli spiccioli sfusi, conservati in tasca, senza prima riporli in un portafogli;
  • occhiali con montatura in metallo. Se una persona con problemi alla vista ha anche difficoltà con il nichel sarebbe meglio che optasse per occhiali in plastica;
  • le sedie in metallo. Non sottovalutate questo dettaglio, perchè sedersi su materiali allergici può comportare molta sofferenza;
  • i detersivi

Quale pentola usare?

Anche se sembra difficile da pensare, eppure le pentole d’acciaio contendono tracce di nichel. Durante la cottura di cibi senza nichel potrebbe pertanto accadere che qualche particella si trasferisca dalla padella all’alimento, senza alcuna volontà.

Cuocere cibi all’interno di pentole in acciaio inox non è affatto prudente per chi soffre di questo disturbo. Anche perchè, la pentola senza nichel esiste, sarebbe quindi prudente utilizzarle e capire dove si compra questo tipo particolare di pentolame. Per le stesse ragioni, sopra indicate, bisognerà sbarazzarsi anche delle pentole smaltate e di quelle fatte in teflon.

Chi è intollerante al nichel non dovrebbe mai usare strumenti in acciaio inossidabile. Lo stesso tipo di astensione riguarda pure l’utilizzo di lattine di alluminio e l’impiego di carta stagnola per avvolgere i cibi, perchè fatta in alluminio.
Il contatto potrebbe essere deleterio e innescare una reazione allergica nell’individuo che mangia i pasti protetti con questo tipo di rivestimenti. Per conservare meglio i panini si consiglia di utilizzare la carta o al massimo una pellicola di cellophane.

Occhio ai capelli e alle creme

La vanità potrebbe giocare brutti scherzi quando si hanno problemi con questo metallo. In effetti prima di acquistare un qualunque cosmetico, sarebbe opportuno stabilire se all’interno siano contenute piccole percentuali di nichel. Se ci troviamo in un negozio sarà meglio chiedere direttamente all’addetta di consigliare una crema senza nichel o una tintura per capelli nichel free, come riportano molte etichette di prodotti di cosmesi.

Esistono delle utilissime applicazioni smartphone in grado di leggere in breve tempo il DNA di qualunque shampoo, tinta per capelli, oggetto di bellezza o altro ci apprestiamo a comprare. Sarà sufficiente leggere il Qr code per avere tutte le informazioni necessarie per capire se si tratta di prodotti nichel free per capelli o di creme potenzialmente pericolose.

Come si cura un allergico al solfato di nichel?

La migliore terapia è quella di allontanare ogni possibilità di maneggiare e avere a che fare con questo elemento nel corso della vita quotidiana. Conoscere a menadito quella che è la lista dei cibi contenenti il nichel e memorizzando l’elenco degli oggetti realizzati utilizzando questo materiale, accelererà la fase di guarigione. In alcuni casi, una delle possibili soluzioni, sarà quella di cambiare lavoro. Si tratta di situazioni limite, eppure se un sarto scopre di non poter più maneggiare aghi e bottoni che cosa farebbe?

E ancora…e se un fabbro o un elettricista scoprisse se dovrà usare sempre i guanti per svolgere alcuni lavori di precisioni, perchè non può entrare in contatto diretto con molti degli oggetti che utilizza regolarmente quando lavora, quali contromisure prenderebbe?
Tra i rimedi farmacologici più efficaci, in grado di curare più velocemente questo tipo di allergie, vi sono le creme a base di cortisone o altri tipi di pomate che hanno lo scopo di sanare la pelle traumatizzata dalla dermatite e spesso spaccata in più punti, a causa della forte irritazione della cute.

Intossicazione da metalli

Sappiamo bene come determinati alimenti sono capaci di intossicare l’organismo a causa dei residui metallici contenuti nelle loro carni. Il metodo più sicuro per disintossicarsi dai metalli pesanti è stato già ampiamente descritto in un articolo precedente. Lo scopo di questa lettura vuole essere rivolto principalmente al nichel, essendo sempre più numerosi i giovanissimi che ci contattano per sapere quale test fare per scoprire le allergie da contatto.

Anche se l’accumulo di metalli pesanti nell’intestino può essere deleterio se perdurato nel tempo, anche continuare a mangiare alimenti con nichel può essere negativo, se si ha sviluppato una intolleranza da nichel solfato. In alcuni casi clinici più estremi, gli effetti di questa allergia possono essere paragonati a quelli delle intossicazioni da metalli pesanti e risultare assai rischiosi per la salute.

Dieta senza nichel

Essere attenti a quello che si mangia è la base essenziale per mantenersi in forma ed essere felici. A seconda del proprio problema intestinale o allergico sarà essenziale seguire un menù specifico che rispetti quello che possiamo mangiare, evitando i cibi proibiti. Così come i soggetti con enterocolite e disturbi del colon dovranno seguire una dieta senza scorie alimentari, così anche chi mostra segnali di irritabilità al nichel dovrebbe seguire un regime alimentare nichel free.

La dieta per combattere l’allergia al nichel consiste appunto nel consumare soltanto i generi alimentari che non contengono Ni e quindi rispettare i consigli in cucina dei nutrizionisti per soggetti allergici.

Questa categoria di professionisti è molto ricerca oggi giorno perchè in grado di stimare una dieta personalizzata a seconda della tipologia di allergia manifestata. Chi lavora in questo campo, si fa spesso definire dietologo allergologo e propone costi di servizio proporzionati alle sue competenze effettive.

Quanto costa ricevere una dieta ad hoc a seconda che si ha un allergia al glutine o al cobalto, dipenderà da numerosi fattori, ma linea di massima, soltanto una consulenza on line può risultare davvero economica e ugualmente di qualità, perchè consente al professionista del peso di ammortizzare numerosi costi.

Cosa possiamo mangiare se non si tollera il nichel?

I cibi con nichel sono tantissimi pertanto, per una maggiore precisione e per facilitare la memorizzazione dei dati, da parte di chi legge questo articolo, offriremo una divisione per categorie. In questo modo sarà più facile capire che tipo di frutta mangiare, quali verdure preferire, se si può mangiare la pasta e tante altre informazioni e curiosità se soffri a causa del nichel.

Quali cibi contengono il nichel?

L’alimentazione mediterranea è ricca di piatti che possono contenere tracce di nichel, per questo, quando mangiamo al ristorante è sempre meglio specificare questo problemino. Anche perchè gli alimenti senza nichel esistono ed è possibile trovare una valida alternativa a spezie e specialità culinarie a cui pensavamo di non poter rinunciare. Rispettare la regola di mangiare solo cibi privi di nichel è la prima norma di buon senso che dovrebbe avere la nostra dieta.

I prodotti senza nichel esistono, impariamo quindi a conoscerli e ad inserirli adeguatamente nella nostra piramide nutrizionale di ogni giorno.
Attraverso una tabella, che illustreremo più in basso, riporteremo tutti gli alimenti che contengono nichel e un elenco di quelli con una percentuale ridotta, sino ad indicare i cibi che non ne hanno proprio.

Quali verdure mangiare

Esistono vegetali privi di nichel, ugualmente validi sul piano nutritivo, al punto che, in caso di allergia, sarebbe auspicabile assumere con regolarità.
Innanzi tutto facciamo chiarezza sui broccoli perchè molte persone li mangiano convinti che non contengano affatto nichel, se non in piccolissime percentuali. Invece non è affatto così, perchè i broccoli, compresi i broccoletti di Bruxelles sono ricchi di Ni, quindi attenzione o il rischio di stare male diventa più concreto.

Una buona alternativa a queste verdure crucifere potrebbe essere il kamut che invece rientra nella lista dei vegetali che non hanno nichel.
Che fagiolini, piselli e ceci contengano nichel è abbastanza noto, a differenza dei vegetariani che nella loro dieta hanno un ingrediente molto irritante per chi non tollera il nichel, come appunto la soia. Questa pianta erbacea rampicante, appartenente alle Leguminose, contiene nichel e per questo va tenuta alla larga dai nostri piatti.

Una piccola precisazione per tutti coloro che non mangiando carne, cercano dei piatti alternativi per sopperire al bisogno proteico quotidiano. Parliamo di zenzero, farro e quinoa, ovvero di cibo assai graditi dal Mondo vegan, su cui è giusto spendere due paroline in più, per capire se fanno bene o male per chi ha problemi con il nichel. Ottime notizie per loro, visto che nè la pianta Zingiberaceae proveniente dall’estremo Oriente, che il farro o la sud americana quinoa, rientrano nell’elenco dei cibi da eliminare dalla tavola.

Anche i carciofi hanno il nichel e lo sanno bene coloro i quali dopo averli mangiati, manifestano sintomi come flatulenza e pesantezza di stomaco.
Un po’ meno intransigenti si può essere invece con i funghi e le melanzane, visto che posseggono un contenuto molto basso rispetto ad altre verdure più “metalliche”, come appunto i peperoni.
Sui pomodori, cibi per in assoluto contengono moltissimo nichel, ci sono grandi novità. Sono stati infatti incrociate delle qualità con bassissimo contenuto di nichel e nel caso di pomodori ogm, è possibile persino sperare di abbatterlo del tutto. Una vera novità per chiunque non abbia mai potuto mangiare un bel piatto di pasta al sugo, a causa della propria allergia.

Quelli che troviamo sul mercato italiano restano però il tallone d’Achille per tutti quelli che soffrono di intolleranza al nichel, alla stregua di carote e carciofi, spesso sottovalutati, ma anche loro assai abbondanti in questo elemento.
Se invece volete essere sicuri di non fare male al vostro colon e mangiare vegetali ugualmente saporiti, potreste puntare alle zucchine, ovviamente cotte da sole e senza spezie o farine particolari, di cui ci occuperemo più avanti.

Che tipo di frutta mangiare

Per non rischiare di esclamare “sono alla frutta”, perchè intossicati a tal punto da non riuscire a trovare una soluzione per ripulirsi e recuperare le piene funzionalità intestinali, meglio sapere quale frutti hanno nichel e quali non ne contengono nemmeno un poco.
Lo scopo di questa sezione d’articolo è dimostrare ce la frutta senza niche esiste ed è possibile seguire una dieta disintossicante senza rinunciare ad un così delizioso prodotto naturale.

Attenzione assoluta all’ananas, perchè ha gran quantità di nichel nella stessa polpa, anche se i pericoli, nel caso dei frutti che troviamo sui banconi del mercato, possono venire anche dall’ambiente e dall’inquinamento prodotto. Come avrete intuito, è molto facile che, per far resistere dei deliziosi pasti così nettarini, dalle attenzioni non gradite di insetti e altri animaletti, l’uomo è solito usare dei prodotti chimici, che finiscono spesso per contaminare di nichel quello che mangiamo a conclusione di un pasto o come merenda.

Piogge chimiche e anticrittogramici possono favorire l’accumulo di residui metallici anche sulla buccia di frutta che ne dovrebbe essere priva. Molte persone che credono di avere un’allergia al melograno dovrebbero iniziare a sospettare che siano altre le cause del loro soffrire. Può accadere quindi che si mangi un melograno e si abbia un’allergia, anche se questa frutta non contiene nichel in maniera esplicita.

Le ragioni potrebbero essere collegate con il trattamento chimico a cui è sottoposto l’albero di melograno, finalizzato a farlo crescere il più prosperoso possibile e venderlo così a un prezzo superiore.

Se cercate un frutto per la vostra dieta dimagrante, ricordatevi della vostra allergia e qualora sceglieste un regime alimentare basato sull’anguria dovrete essere piuttosto accorti, visto che non può essere annoverata tra quei frutti che non possiedono nikel.
Eliminate in maniera istantanea invece ciliegie e scegliete piuttosto le colleghe fragole, anche quando dovete scegliere uno yogurt adatto alle vostre esigenze alimentari. Idem per i kiwi, davvero nocivi per gli allergici al nichel.

Occhio se fate sport, perchè frutti come banane e pesche, validissime sotto altri piani nutrizionali, possono creare ben più di un problema a causa della presenza abbastanza rilevante del metallo, al centro di questo studio. Provate a sostituirle con delle castagne che, anche se associate a qualcosa di più pesante, se consumate in dosi limitate, sono facilmente digerite anche da colori i quali non tollerano il nichel nel corpo. Ora che sapete dove si trova il nichel nella frutta, passiamo ad un’altra categoria molto cara ai lettori più golosi: quella dei dolci.

Ecco una lista di dolci senza nichel

Chi credeva che non potessero esistere dei menù con dolci nichel free dovrà ricredersi, visto che il mercato agro-alimentare è in continua evoluzione e sempre pronto ad adattarsi alle esigenze espresse dai consumatori.
Non è certo un caso se si è assistito ad un boom di biscotti senza nichel anche se non si è riusciti a sfatare un altro taboo sul cioccolato.

Ebbene no, tutti i dipendenti da glucosio possono fare il segno della croce, perchè il cioccolato senza nichel ancora non esiste. L’unica accortezza che possiamo avere per limitare i danni, sarebbe quella di comprare un cacao biologico, in modo da essere più garantiti sulla qualità del terreno in cui è stato coltivato, avendo quasi la certezza che al suo interno vi siano altri metalli potenzialmente pericolosi.

Di ricette di biscotti con fecola di patate ne è pieno il web. E’ possibile prendere degli ottimi spunti per assaporare dei dolcetti senza nichel a colazione, senza rinunciare al gusto. La patata, tubero per antonomasia senza nichel, oltre che per la creazione di farine e quindi di paste più leggere, può essere impiegato anche per un breakfast very light.

patate lesse

Quale farine usare se si è soggetti allergici?

Assodata l’ostilità verso la farina di frumento, anche chi non ha un buon feeling con il nichel potrà mangiare la pasta e prodotti di panificazione, a patto di scegliere la giusta base dell’impasto. La scelta di farina di fecola, derivata dall’amido delle patate, è la risposta vincente quando si ha questo tipo di deficit alimentare. Se la fecola di patate è considerata troppo “polverosa” e quindi non piacevole al palato, potremo sempre optare per delle farine di riso, più simili a quelle a cui siamo abituati tradizionalmente.

Le gallette di mais, anche se non considerate un cibo nichel free, hanno dimostrato solo in rarissimi casi di essere mal sopportate dall’organismo.
Un’altra attenzione che potremmo avere in fase di acquisto, riguarda la modalità con cui si certifica di aver lavorato il prodotto finale. Dall’etichetta della farina possiamo evincere se si tratti di un alimento lavorato sulla pietra o sul metallo. Anche se il prezzo di questa specifica tecnica di lavorazione sarà maggiore, converrà spendere qualche euro in più, pur di soffrire meno e ritrovare il sorriso quando siamo a tavola.

Gli effetti che può avere l’ingestione prolungata di una farina sbagliata, non idonea al proprio organismo, possono essere molto negativi.

Dove comprare i prodotti senza nichel?

Sono 2 le strade che puoi percorrere se cerchi dei pasti senza nichel. La prima sottende l’uso di internet visto che, attraverso una lista come quella presente in questo articolo o attraverso una ricerca più precisa, è possibile sapere quali negozi vendono i prodotti nichel free e quali pietanze hanno invece residui di questo metallo al suo interno. Per essere certi che un prodotto sia valido e non dannoso, il consiglio è quello di inserire nella stringa di ricerca di google il nome dell’elemento e quindi il termine di ricerca “nichel”.

Le query poste al motore di ricerca più importante del Mondo, la cui verità è ancora da scoprire, assumeranno una formula tipo “arance nichel…fagioli nichel…pesche nichel” e così via.

Altro sistema per comprendere se una confezione o un barattolo contenente cibo, che siete in procinto di acquistare al supermercato, possiede o meno nicher, è quello di saper leggere bene l’INCI, ovvero l’etichetta. Destate particolare attenzione quando leggete siglie come “NI” o leggete di eventuali residui metallici in fase di preparazione, perchè rappresentano un segnale d’allarme abbastanza chiaro per desistere in quel tipo di spesa.

Ad ogni modo gli ipermercati più grandi, soprattutto all’estero, dispongono di isole di prodotti specifici per chi soffre di alcune tra le allergie più diffuse. Chi è allergico al nichel, così come chi  potrà in questo

Si può dimagrire senza nichel?

In linea teorica non ci sarebbe alcun collegamento tra la perdita di chili di peso e l’assunzione di un elemento come il nichel, ma in linea decisamente più pratica la questione cambierebbe un pochino. Quando noi continuiamo a intossicare il corpo umano con una sostanza a cui non è predisposto, non possiamo illuderci che il nostro organismo tolleri all’infinito questo abuso alimentare.

Di conseguenza quando andiamo ad eliminare i cibi con nichel noteremo che inizieremo molto probabilmente a dimagrire, visto che le allergie possono spesso causare gonfiori addominali o rallentare a tal punto la digestione, da farci ingrassare senza che vi sia un aumento della quantità di cibo consumata.
Le ragazze che leggono queste pagine possono tirare un sospiro di sollievo e sperare che sia questa la giusta chiave per ritrovare la propria forma fisica. Troppo spesso abbiamo visto delle donne mettere su una pancetta niente male, a causa di un’intolleranza alimentare trascurata.

Il consiglio è di eseguire un test allergologico e una volta scoperti quali sono i cibi proibiti, sperare di diventare più snelle, semplicemente non mangiando più quella verdura o frutto a cui siamo risultati intolleranti.
Esistono regimi alimentari per ogni gusto, comprese diete nichel free senza prodotti animali o quelle ipocaloriche che non prevedono l’integrazione di nichel. Soltanto un dietista esperto potrà consigliarvi cosa mangiare, essendo sicuri di non lamentare alcuna controindicazione.

Quanto tempo occorre per disintossicarsi dal nichel

Possono bastare anche solo 4 settimane, per osservare evidenti segnali positivi. La chiave del successo nella terapia è data da 3 fattori, in particolare:

  • il controllo di una dieta specifica;
  • la velocità nell’accorgersi di non tollerare il nichel;
  • la volontà di fare alcuni sacrifici;

Una volta che abbiamo raggruppato gli alimenti che fanno bene, distinguendoli da quelli che è meglio evitare, siamo solo a metà dell’opera. Ogni concessione che ci faremo, sarà l’alibi per non guarire mai del tutto. E’ possibile che dopo un periodo, anche lungo, di trattamento anti nichel, in cui seguirete una dieta specifica per risolvere questo problema, risulterete definitivamente curati, al punto da poter tornare a mangiare tranquillamente i pomodori. Eppure consumare piatti in cui vi è nichel o altri cibi a cui siamo non predisposti a livello fisico, significa ritardare i tempi per disintossicare il corpo.

Altra regola da non dimenticare se vogliamo superare un’allergia è che prima ci accorgiamo della sua esistenza, prima potremo prendere le dovute contromisure e quindi rendere più rapidi i tempi per stare bene. Non sottovalutiamo i sintomi di un male, ma soprattutto informiamoci, ora che attraverso internet è molto più facile. Riuscire a comprendere che cosa ci sta comunicando il corpo è un metodo vincente per velocizzare i tempi di guarigione.

Allo stesso tempo, sottovalutare un mal di pancia che si ripete o non dare peso a qualche brufoletto di troppo, giustificando il tutto con lo stress o l’arrivo del ciclo mestruale, equivale a prendersi in giro ed essere ciechi di fronte ad un problema di allergie da contatto o di origine alimentare.

Altra caratteristica essenziale nella terapia per curare l’intolleranza da nichelio è la capacità di compiere dei sacrifici. Non è facile rinunciare da un giorno all’altro ad un piatto di cui andavamo ghiotti o convincere il nostro cervello a comprare delle pentole nuove e buttare quelle che avevamo in dispensa, perchè realizzate con leghe di nichel. Il percorso di cura per le allergie implica una responsabilità mentale non indifferente. La forza di volontà e lo spirito di sacrificio possono essere le armi in più per disintossicare il corpo in tempi inferiori ai canonici 6 mesi.

L’idrocolonterapia può velocizzare il recupero delle giuste informazioni a livello dei tessuti, ma se non dimostriamo a noi stessi di potercela fare ed essere in grado di compiere rinunce, la strada si rivelerà più lunga e accidentata del previsto.

Per le persone più insicure e più agitate si suggerisce di seguire qualche corso di yoga ayurveda. Siamo sicuri che la serenità mentale, resa possibile da questo tipo di attività, possa apportare importanti benefici anche sul pianto della fiducia personale nelle nostre capacità.
Stesso discorso per giochi di concentrazione come gli scacchi e il Mah Jong, assolutamente consigliati per chiunque ricerchi i giusti stimoli per perseverare nelle diete anti nichel.

batteri patogeni nel corpo

Ripristino della flora batterica alterata

La flora batterica intestinale consiste nell’insieme dei germi che vivono nell’intestino, anche se si tratta di germi provengono dall’esterno, soprattutto dalla bocca.
L’insieme di questi vermi instaura un certo equilibrio tra loro che va a beneficiare la salute dell’intestino e del resto del corpo.
Esiste anche un altro tipo di flora a livello del corpo umano, che riguarda le zone più intime di ognuno di noi. In questo caso si parla di flora batterica vaginale ed è un indicatore di un’infezione delle vie urinarie.
Si parlerà di flora batterica alta quando la concentrazione sarà scarsa, ovvero oltre 100 mila batteri per millilitro di pipì. La flora batterica nelle urine, detta batteriouria, è qualcosa di molto diverso rispetto quella che regola il microbiota intestinale e la qualità del colon, di cui parleremo in questo articolo.

 

 

All’interno della flora intestinale distinguiamo i ceppi batterici saprofiti, che sono quelli non patogeni e che si nutrono delle sostanze non digerite presenti nell’intestino.
E’ proprio la condizione di equilibrio fra questi germi che si trovano lungo il colon prende il nome di eubiosi. In uno stato di equilibrio, ovvero quando l’organismo è in forma, la flora batteria benefica agisce positivamente creando un ambiente non ospitale per gli agenti patogeni, modificando il pH del colon.

Si calcola che dentro l’organismo umano convivano almeno 400-500 specie diverse che stabiliscono un equilibrio che favorisce la sua volta ’assorbimento delle sostanze nutritive e aumenta la resistenza alle malattie.
In questo senso, avere una completa flora batterica intestinale equivale ad avere una buona salute.
Mantenere una condizione ottimale dei batteri intestinali risulta essenziale per il benessere complessivo dell’organismo.
La flora batterica che ospitiamo tra le pareti intestinali rappresenta una sorta di ‘motore vitale’ che consente a tutto il corpo di stare bene.

Quante persone hanno la flora intestinale rovinata?

Molte di più di quelle che possiamo immaginare. Si stima che oltre 2 persone ogni 10 abbiano dei problemi collegati a questa tipologia di problema. I fastidi come la pancia gonfia o come l’irritazione delle mucose intestinali, con i problemi di infiammazione del colon ad essa collegata, sono tutte delle conseguenze più o meno dirette di flore batteriche danneggiate.
Non si può avere problemi di gas maleodoranti che escono dal retto e pensare che sia qualcosa di completamente distinto rispetto alla situazione batteriologica nel nostro tubo intestinale.
Se oltre 10 milioni di persone in Italia accusano problemi alla pancia, una o più ragioni ci saranno.

La disbiosi intestinale: da cosa è causata

La presenza, invece, di batteri patogeni all’interno dell’intestino causa uno stato di disordine, il cui termine tecnico è quello di disbiosi.
In termini concreti, rappresenta il punto di rottura di quell’equilibrio del quale parlavamo precedentemente.
La disbiosi intestinale può essere causata da diversi fattori. Lo stress, può essere considerata una causa dominante.
Le tensioni nervose che accumuliamo nella vita sono tali da condizionare negativamente la salute della flora, anche se il suo indebolimento può dipendere anche da quello che mangiamo.

Un’alimentazione sbagliata, principalmente costituita da cibi con additivi, coloranti e conservanti, può favorire la disbiosi nel colon.
Anche quello che beviamo può fare male, pertanto è importantissimo puntare molto sulla qualità dell’acqua che beviamo, cercando di limitare al massimo le possibilità di bere acqua non salubre.
Noi uomini non siamo immuni alle infezioni e all’avanzare inesorabile del tempo, visto che un soggetto più anziano sarà molto più esposto di uno più giovane, a questo tipo di squilibri a livello batterico.
Con il passare dell’età le cause in grado di sviluppare una disbiosi intestinale sono molte e con loro aumentano progressivamente le possibilità di affrontare gonfiori di pancia, apparentemente inspiegabili, e disturbi intestinali di varia entità.
Anche un cattivo stile di vita può causare una flora batterica alterata: per esempio, la sedentarietà, l’abitudine di mangiare velocemente e masticare poco, sono fra le cause più comuni nel cambiamento della flora intestinale.

Se a queste situazioni di vita si aggiunge anche l’accumulo di livelli di stress considerevoli ed un’alimentazione incauta, i rischi di avere una flora batterica danneggiata, diventano maggiori.

Che cosa comporta una disbiosi?

Le conseguenze della disbiosi intestinale consistono nell’aumento di batteri patogeni, come il Bacillus Coli, rispetto a quelli positivi (come Lactobacillus Acidophilus e Biphidus). Qualora mediante Dysbio check emergesse una buona presenza di flora batterica soprofita, bisognerebbe guardare più in profondità dell’analisi, visto che non si tratta di batteri nocivi in maniera assoluta.
Dovrebbe invece destare più preoccupazione se l’equilibrio della flora intestinale venisse interrotto bruscamente e il controllo della flora intestinale differisse completamente da un mese ad un altro.
La conseguenza più immediata è che l’intestino non riesca ad elaborare al meglio la materia fecale, creando sedimenti e putrefazione in grado di cambiare la temperatura dell’intestino.

Il risultato finale di questa disbiosi super veloce è l’emergere di una gravissima infiammazione della mucosa, capace di influire negativamente anche sulle difese immunitarie. Quando il numero dei batteri dannosi è in maggioranza rispetto a quello di quelli che fanno bene, si parla di flora batterica mista.
Il termine allude alla presenza di una miscela batterica in cui gli agenti patogeni sono in maggior numero.
Esistono casi clinici in cui questa particolare condizione abbia creato una  tossinfezione, detta anche infezione intestinale.
I sintomi più comuni di questa patologia, collegata con la qualità della flora intestinale, sono :

  • una sensazione di gonfiore alla pancia,
  • la stitichezza, una difficoltà nell’evacuare le feci che può perdurare anche oltre 10 giorni;
  • la sensazione di pesantezza, il fisico si stanca facilmente, diventiamo apatici e non ci assale una sensazione di svogliatezza. Siamo di fatto preoccupati, perchè convinti che qualunque cosa facciamo può peggiorare il male alla pancia;
  • la formazione di gas intestinali, con annessi problemi di problemi di flatulenza e quindi di estremo imbarazzo e disagio, nel condividere situazioni in compagnia di altre persone.

Si ricordi come tra le conseguenze più brutte di questo tipo di intossicazione intestinale potrebbero rientrare i vermi intestinali, disturbo su cui consigliamo di leggere maggiori informazioni.
I parassiti intestinali come i vermi incutono sempre molta paura, a cominciare dalla taenia, soprattutto quando colpisce i bambini.

Allo stesso tempo però, nonostante siano tantissimi, è una bufala affermare che il numero dei batteri nel corpo, certamente maggiore di un miliardo, è superiore a quello delle cellule. E’ vero semmai che se non andiamo in bagno per un po’ di tempo, il numero dei batteri nell’organismo può essere molto più grande (e anche maggiore di quello delle cellule), essendo l’intestino l’area in cui si concentrano la maggior parte dei batteri.

Una volta compreso come lo stato di salute dell’intestino sia compromesso, bisognerà correre ai ripari, cercando di rinforzare il sistema immunitario in modo naturale.

Come rinforzare il sistema immunitario

Per rinforzare il sistema immunitario è necessario permettere alla flora batterica intestinale alterata di ripristinarsi correttamente. La prima cosa da fare è eliminare la causa del problema.
Qualora questo dipendesse da una poca mobilità quotidiana o da un’alimentazione poco attenta ai dettami della dieta mediterranea o incurante delle nostre eventuali intolleranze, il percorso di guarigione sarà più semplice.

Sarà importante non perdere di vista il nostro obiettivo, ovvero quello di integrare la flora batterica intestinale ‘buona’, nella speranza che attecchisca e prolifichi, favorendo l’equilibrio dei batteri nel colon.
Si può migliorare la flora batterica assumendo cibi probiotici, ovvero microrganismi vitali che possono aiutare a preservare la flora ed aumentare la percentuale di batteri buoni nell’intestino.
Ci sono alcuni tipi di yogurt che sono ottimi a questo scopo, non a caso conosciuti come yogurt probiotici.
Se abbiamo la pazienza e la voglia di mantenere i fermenti del latte vivi potremo realizzare un ottimo yogurt in maniera domestica, con un ottimo risparmio economico nel medio e lungo periodo.
yogurt probiotico
Altrimenti esistono forme differenti dai derivati naturali del latte per mettere in forma la flora intestinale.
Le capsule e gli integratori di fermenti lattici, possono ad esempio essere usati per 10/15 giorni, ma bisognerà seguire alcune regole, se non si vuole ricevere qualche effetto collaterale.

Fermo restando che sarebbe essenziale leggere sempre il libretto delle istruzioni, si ricorda come, questi rimedi da farmacia per combattere la disbiosi, dovranno essere assunti a stomaco vuoto e 30 minuti prima di ogni pasto.
Il fatto che A stomaco vuoto si riproponga un ambiente intestinale acido, con pH compreso tra 1-2 non può condizionare la sopravvivenza dei batteri vivi. Per questa ragione non è corretto affermare che debbano essere assunti quanto si ha la pancia rigorosamente piena, perchè gli alimenti possano stemperare l’acidità intestinale. L’aspetto più determinante, quando si segue un regime alimentare basato sui fermenti lattici è di essere regolari nell’assunzione.
Anche una dieta adatta permette di ripristinare correttamente la flora. E’ necessario però sapere che cosa è giusto mangiare e quali cibi evitare.

Per un’analisi più completa, suggeriamo di fare riferimento anche al prospetto sulla dieta del gruppo sanguigno, ma per avere un’indicazione di massima e scoprire come migliorare velocemente la condizione dei batteri nell’intestino, vi suggeriamo di seguire queste poche indicazioni.
Evitate i cibi raffinati e preferite quelli ricchi di fibra, ovvero alimenti come porri, cicoria, carciofi, avena, asparagi.
Non impigritevi, perchè fare sport fa bene e non bisogna diventare dei fanatici della palestra per riequilibrare il nostro intestino.
Pochi esercizi al giorno, a partire dal semplice saluto al sole, svolto con regolarità ogni giorno, appena svegli, accompagnato da una corsetta di 30 minuti, una o due volte a settimana, saranno un’arma in più per guarire e accelerare il ripristino della flora microbica.
Uno stile di vita un po’ attivo è anche la chiave per migliorare il proprio umore e quindi vivere con maggiore spirito propositivo la nostra voglia di far rinascere una flora batterica non più in equilibrio.

Se ci piacciono gli sport di squadra, esistono alcuni più efficaci per riequilibrare la flora intestinale.
Tra tutte le attività sportive che si possono svolgere in Italia suggeriamo: il rugby e il calcio, senza dimenticarci del nuoto, che garantirà la messa in pratica di azioni specifiche, finalizzate per rimettere in moto l’intestino.
Anche l’acqua svolge un ruolo centrale nella nostra cura e non soltanto intesa come risorsa da bere in buone quantità.
L’acqua potrà far bene anche quando sarà introdotta nel nostro corpo mediante idrocolon terapia.
Si tratta di una terapia naturale, basata sulle proprietà dell’acqua, in grado di pulire colon e dell’intestino e rigenerare i batteri accumulati all’interno.
Per realizzarla occorrerà andare presso un centro specializzato in Idrocolonterapia dove, del personale esperto, provvederà a svolgere una seduta d’idrocolon in maniera opportuna.

Questa terapia “pro proiotici” viene eseguita grazie ad una cannula sterile con due tubi inseriti nel retto che servirà come collegamento per inserire l’acqua attraverso il colon, purificandolo e rimettendolo “a nuovo”.
Mediante questa cura naturale, gli scarti e materiali fecali vengono eliminati ed espulsi dall’intestino, garantendo una pulizia assoluta da incrostazioni intestinali che non potrebbero diversamente essere rimosse. L’idrocolonterapia è un ottimo rimedio per riequilibrare la flora batterica perché consente al corpo di assorbire correttamente i nutrienti, eliminando quelle sedimentazioni che possono fermentare nell’intestino.

ragazzo con congiuntivite

Infezioni dell’occhio e conseguenze

Soffrite di un problema all’occhio? Pensate che possa essere un’infezione causata da qualche batterio? Allora leggete questo articolo, dove cercheremo di darvi quante più informazioni possibili su questa patologia, tenendo conto che non si tratta di una diagnosi medica ma solo di qualche suggerimento in merito.
Tante persone si chiedono: “come curare le infezioni agli occhi?”, ma non hanno la minima idea su cosa possono fare, senza ridursi ad utilizzare gli stessi farmaci per gatti o tartarughe.

Cosa sono le infezioni oculari

Le infezioni oculari sono una patologia piuttosto frequente, spesso causate da batteri, virus o allergeni e hanno la caratteristica di diffondersi facilmente fino a creare delle vere e proprie malattie dell’occhio, con conseguenti danni alla retina, alla cornea, al bulbo ottico.
Nei casi più gravi il soggetto, soprattutto se non interviene in tempo o se sbaglia metodologia di cura, potrebbe soffrire di cecità.
Tuttavia, vi sono delle situazioni dove l’infezione oculare non riguarda propriamente l’occhio ma altre parti del nostro organismo e solo attraverso l’analisi oculare possiamo giungere alla soluzione del problema.

Ma quali tipi di infezioni più comuni che colpiscono l’apparato visivo?

Sicuramente al primo posto troviamo la congiuntivite a seguire la blefarite e il tracoma. Vediamo di che cosa si tratta più approfonditamente:

1. La congiuntivite è un’infezione oculare che si diffonde con la massima rapidità in quanto va a colpire la parte esterna dell’occhio e quindi facilmente trasmissibile. Come si manifesta? Con rossori, prurito, lacrimazione e crosticine sulle ciglia. Può essere provocata da un batterio, da un virus, da un agente esterno (mascara, matita occhi infetta, agenti atmosferici…) oppure da infezione legata alla gola. Di solito la congiuntivite è di origine batterica e si cura con una crema oftalmica antibiotica;

2. La blefarite è un’infiammazione della palpebra normalmente di origine batterica (stafilococco). Anche in questo caso l’irritazione riguarda parti degli occhi più esterne. Oltre all’arrossamento, la blefarite si manifesta attraverso sintomi ben evidenti, ovvero con prurito, bruciore e offuscamento della vista. Se non diagnosticata e curata bene, la blefarite potrebbe causare anche un’infiammazione della cornea, con conseguenze assai più gravi, rendendo la visione molto problematica.

3. Il tracoma è una malattia infettiva estremamente contagiosa, causata da un batterio gram-negativo. Anche in questo caso la sintomatologia è piuttosto precisa, costituita principalmente da prurito e rossori, apparentemente lievi, ma che se non diagnosticati in tempo, può diventare cronica e portare degli strascichi terribili, di cui ci potremmo seriamente pentire. Il tracoma oculare infatti potrebbe causare cecità permanente.

Come fare l’analisi del bulbo oculare

Una volta compreso le principali infezioni, cerchiamo di capire cos’è l’occhio, anche definito “bulbo oculare” e soprattutto comprendiamo come si trasmettono tali infezioni, considerate fra le più contagiose in circolazione.

Il bulbo oculare è l’organo che compone l’apparato visivo; si tratta in sostanza di un organo di natura sferica che pesa circa 7 grammi, formato da due segmenti: uno anteriore detto cornea, l’altro posteriore detto sclera. Inoltre il bulbo oculare è formato dal nervo ottico, che permette la trasmissione degli stimoli visivi.
Proprio come esistono parti interne e esterne negli occhi, così anche le infezioni che li riguardano possono essere di 2 tipi differenti.

Internamente il bulbo oculare è formato da:

  • il cristallino
  • il corpo vitreo
  • l’umore acqueo

Come già detto, l’occhio umano, come qualsiasi altro organo è spesso attaccato da microrganismi di origine batterica o virale. La variabilità delle infezioni è sicuramente dovuta ad una serie di fattori: condizioni fisiologiche, condizioni fisiche del paziente, ma anche semplicemente l’uso o meno delle lenti a contatto.

Quando avvengono le infezioni dell’occhio: lenti a contatto

I portatori di lenti a contatto (e non alludiamo alle tartarughe), possono andare incontro più facilmente ad infezioni oculari, causate ad esempio da lentine infette o sporche che trasmettono l’agente eziologico. Pare infatti che sull’occhio di chi porta le lenti per colmare diottrie mancanti, vi siano una serie di ceppi  batterici portatori di infiammazioni.

Cosa fare per ovviare a questo problema? Ecco 3 utili consigli:

1. Prima di tutto, effettuare una visita oculistica prima di decidere se mettere o meno le lenti, per scongiurare la presenza di infezioni in corso;
2. scegliere le lenti su consiglio dell’oculista e in base alla tipologia di occhio (lenti morbide, dure, settimanali, giornaliere..);
3. infine prima di indossare le lenti, lavare bene le mani per evitare di portare i batteri all’interno dell’occhio.

Chi ha osservato occhi di migliaia di pazienti sa distinguere un’irritazione momentanea da un problema più profondo. Per questa ragione non bisogna mai sottovalutare il ruolo dell’oculista, ma anche quello dell’iridologo.

Il vantaggio dell’analisi iridologica infatti è quello di riuscire a trovare un’eventuale collegamento tra il dolore agli occhi e lo stato di qualche altro organo interno.
In alcuni casi infatti, quello che è una manifestazione più esplicita, come può essere un occhio che lacrima, potrebbe indicare il segnale di un trauma meno evidente, che riguarda ad esempio lo stato di salute del colon o un’eventuale forma di intossicazione alimentare.

Altri fattori che possono accentuare una sofferenza oculare possono essere il fumo e lo smog. E’ molto probabile che persone con gli occhi chiari e delicati possano patire molto quando si trovano in ambienti frequentati da fumatori o quando passeggiano per lungo tempo nei centri delle città più inquinate.

Distinguiamo le infezioni oculari da quelle dovute ad altri fattori

Le infezioni dell’occhio sono di due tipi:
1. Esterne quelle che riguardano la membrana esterna, ad esempio la palpebra e sono le congiuntivite, cheratite, orzaiolo, blefarite, calazio;
2. Interne, quelle che riguardano il bulbo oculare come l’uveite e l’endoftalmite.

La sintomatologia è quasi sempre la stessa: prurito, arrossamento, lacrimazione, bruciore intenso. Ma nei casi più severi si può arrivare anche ad un peggioramento della vista.

Può venire da piangere anche se non si sta vedendo un film lacrimale e stropicciarsi parti degli occhi esterne diventa un gesto quasi automatico, capace di irritare ulteriormente la zona e peggiorare la situazione generale.
Ecco perché una buona e corretta prevenzione è fondamentale per evitare di incorrere in conseguenze più gravi e dannose per la qualità di vita del soggetto affetto.

Tuttavia non possiamo escludere che alcune infezioni oculari non dipendano direttamente dall’occhio ma da altri organi. Vi faccio alcuni esempi:

  • malattie sessualmente trasmissibili; forse non tutti sanno che alcune di queste malattie come ad esempio l’herpes genitale può causare danni alla vista, attraverso il contatto dei fluidi seminali infetti con l’occhio;
  • Dermatiti da contatto, sarcoidosi, allergie, pidocchi, tubercolosi….

In questi casi il ruolo dell’iridologo è ancora più determinante, perchè capace di analizzare l’intero organismo, semplicemente osservando la mappa delle iridi.
Alcuni segni e lacune o dettagli, riscontrati tanto nell’iride sinistra quanto in quella destra o nella sclera, può essere un’informazione ulteriore per capire come curare un problema agli occhi, ma anche come guarire un problema più organico.

Prevenzione delle infezioni oculari

Ogni giorni veniamo a contatto con milioni di batteri e virus pronti ad attaccare il nostro organismo. Il modo migliore per difendersi è la prevenzione, per esempio è utilissimo il lavaggio delle mani.
Queste estreminità del corpo, così utilizzate da ognuno di noi, rappresentano il veicolo principale per la trasmissione di agenti patogeni, soprattutto verso gli occhi. Particolare attenzione va fatta nei riguardi di matite, mascara e make up usato per gli occhi, soprattutto dopo un attacco infettivo.

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