le proprietà dello zenzero in polvere e radici

Zenzero e proprietà segrete che pochi conoscono

A cosa serve lo zenzero?
Proprietà segrete dello zenzero
Zenzero: controindicazioni
Zenzero: dove acquistarlo

 

Lo zenzero è una radice che appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, la stessa da cui discende anche il cardamomo, ed è originario dell’Estremo Oriente.

In Italia, nonostante sia diventato molto popolare a causa delle sue proprietà terapeutiche e culinarie, lo zenzero può essere coltivato, pur se con molta difficoltà, soltanto in zone in cui le temperature si mantengono al di sopra dei 20 gradi. Questa pianta infatti, essendo abituata ad un clima subtropicale e tropicale (nel mondo viene coltivata soprattutto in Indonesia, Cina, Nepal, Nigeria e India), mal sopporta le temperature che si aggirano tra i 10 e i 15 gradi o inferiori.

Il fiore dello zenzero non è molto gradevole a livello estetico, in quanto presenta un colore giallo-verdastro con macchie color porpora, mentre le sue tuberose, fin dall’antichità, sono considerate “magiche” perché capaci di curare molti disturbi, come la diarrea e la nausea. Nella cucina giapponese, lo zenzero viene servito sotto forma di fettine agrodolci insieme al pesce per permettere ai commensali di ripulirsi la bocca e di gustare al meglio il sushi e il sashimi.
In inglese lo zenzero è conosciuto anche con il nome di ginger, mentre nei tempi antichi, come riportato da alcune fonti scritte, veniva chiamato anche gengiovo.

le proprietà dello zenzero in polvere e radici

A cosa serve lo zenzero?

Lo zenzero, oltre che per la preparazione di rimedi naturali contro la diarrea e la nausea, nella cucina asiatica viene usato anche come dolcificante, per aromatizzare zuppe e preparazioni a base di carne e di pesce, nonché per preparare tisane e salse.

Nella cucina occidentale invece viene impiegato nella preparazione del pan di zenzero, un dolce natalizio molto diffuso nella Svizzera Centrale e negli altri Paesi germanofoni, nonché di bevande analcoliche come la ginger ale e la ginger beer.

Come si usa lo zenzero?

In Europa, lo zenzero si trova soprattutto sotto forma di spezia essiccata e polverizzata, quindi lo si può usare come tutte le altre spezie. Per rendere speciale un piatto, salvo indicazioni diverse date dalla ricetta, basta aggiungerne la punta di un cucchiaino. Per quanto riguarda lo zenzero fresco, di solito è sufficiente grattuggiarlo sui piatti per dar subito loro un tocco esotico e profumato, mentre se si desidera fare lo zenzero candito in casa, in quel caso bisognerà sbucciarlo e tagliarlo a dadini.

Come si mangia lo zenzero

A seconda di come viene preparato, lo zenzero può essere mangiato con le mani oppure con la forchetta o il cucchiaio. Per chi non è abituato ai sapori intensi, masticare lo zenzero per la prima volta può essere un’esperienza abbastanza traumatica, in quanto la radice ha un gusto molto deciso, fresco e pungente.

Per questo ci sono alcune persone che, pur essendo consapevoli che lo zenzero faccia bene, non ne sopportano il gusto. In fitoterapia lo zenzero viene usato in forma essiccata e polverizzata e, oltre che per combattere la nausea e la diarrea, è utile anche per contrastare il mal d’auto, la cattiva digestione, la flatulenza, le coliche e la sindrome dell’intestino irritabile.

Proprietà curative più note dello zenzero

I principi attivi dello zenzero si trovano nel rizoma della pianta e sono l’olio essenziale, il gingeroli, lo shogaoli, diversi tipi di resine e mucillagini.
Per quanto riguarda i sali minerali, lo zenzero contiene soprattutto manganese, calcio, fosforo, sodio, potassio, magnesio, ferro, zinco e vitamine dei gruppi B ed E.

Nella medicina naturale, lo zenzero viene utilizzato per curare i radicali liberi e anche per prevenire alcuni tumori che possono avere un esito fatale per l’uomo, come il cancro al colon. Possiede inoltre la capacità di rinforzare il sistema immunitario e, per questa ragione, è ideale per contrastare gli effetti dei cambi di stagione e per dare man forte alle difese del nostro corpo, soprattutto quando siamo più deboli (ad esempio dopo un’influenza) o più stanchi a livello mentale (non è un caso che lo zenzero venga anche consigliato come integratore per gli studenti prima di un esame importante o durante una sessione particolarmente faticosa).

Ma i benefici dello zenzero non finiscono qui: la sua radice infatti, fin dall’antichità, è conosciuta anche le sue proprietà anti-infiammatorie (non per nulla in alcune regioni europee è noto anche come anti-infiammatorio giallo), antidolorifiche, depurative e disintossicanti.

Il suo rizoma è anche ottimo per combattere gli effetti del diabete, la cistite, il mal di testa, il mal di gola (lo zenzero infatti, grazie alle sue proprietà, agisce come un potente anti-infiammatorio naturale, alleviando il dolore), i dolori articolari (per questo alcuni medici ne consigliano l’assunzione alle persone anziane) e la nausea (il gingeroli è noto per le sue qualità antiemetiche).
Attenzione però: al contrario di quanto sostengono molti forum dedicati ai rimedi naturali, il consumo di zenzero è altamente sconsigliato ai pazienti che soffrono di calcoli biliari, perché il suo rizoma stimola la produzione di bile da parte della cistifellea, con risultati facilmente intuibili.

Proprietà segrete dello zenzero

Non tutti lo sanno, ma i pazienti che soffrono di emorroidi, possono trarre molti benefici dallo zenzero, in quanto come l’aglio e la cipolla contribuisce alla scissione della fibrina, aiutando così il corpo a riparare i traumi subiti a livello dei tessuti, degli organi e delle arterie. Lo zenzero è anche un efficace rimedio naturale per prevenire e per aiutare a risolvere l’ingrossamento prostatico e il cancro alla prostata. Inoltre, per le ragazze e le donne che tutti i mesi si ritrovano a dover fare i conti con forti dolori mestruali, lo zenzero ha una funzione calmante e rilassante, quindi può essere usato per combattere i crampi.

Se invece si nota un calo nella vita sessuale o si vuole una notte di passione, non bisogna correre in farmacia o ricorrere a chissà quali amuleti o rimedi “magici”, perché lo zenzero è anche un potente afrodisiaco, in quanto agisce da vasodilatatore, favorendo ad esempio l’afflusso di sangue nel pene e assicurando prestazioni sessuali migliori.
Infine, un piccolo segreto cosmetico: se si desiderano capelli più lucenti e più lunghi, basta applicare del succo di zenzero fresco sulla radice dei capelli, poi massaggiare per 10 minuti e lasciare il tutto in posa per due ore prima di procedere con lo shampoo abituale.

Lo zenzero è anche utile per prevenire e curare la gastrite, in quanto stimola la digestione e allevia i bruciori di stomaco, ma occhio: non bisogna eccedere con il consumo (la dose consigliata è un pezzetto fresco di zenzero al giorno prima dei pasti), perché altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario.

Zenzero: meglio fresco o cucinato?

Lo zenzero può essere assunto sia fresco sia cucinato, anche se i nutrizionisti ne consigliano il consumo soprattutto nella prima forma, in quanto è quella che conserva meglio tutte le proprietà benefiche e nutritive.

La polvere di zenzero, che viene venduta in erboristeria sotto forma di capsule di facile assunzione, apporta comunque dei benefici, perché stimola la digestione e viene consigliata anche a chi soffre di mal d’auto. Anche lo zenzero disidratato è valido, perché oltre a migliorare la diuresi, ripristina la flora intestinale, scalda il corpo e aiuta a dimagrire. Di solito viene usato per preparare infusi e tisane, ma può essere aggiunto anche alle proprie preparazioni per dare un tocco esotico.

Lo zenzero essiccato, al contrario di quello fresco che al massimo dura tre settimane, si conserva più facilmente e ha le medesime proprietà. Lo si può trovare in erboristeria oppure nei supermercati che propongono prodotti naturali. Da ultimo, ma non meno importante, per i consumatori più attenti passiamo a parlare dello zenzero bio: questa varietà, che viene coltivata per lo più in Perù, si differenzia dallo zenzero che si trova abitualmente in commercio non solo perché proviene da agricolture ecosostenibili e dove non è presente lo sfruttamento, ma anche perché per la sua crescita non vengono utilizzate sostanze chimiche o pericolose per la salute dell’uomo.

Lo zenzero biologico lo si può acquistare nei supermercati più forniti, altrimenti lo si può trovare nei negozi online. È anche uno degli ingredienti dell’integratore Zenzero Biologico, proposto dall’Istituto Erboristico Italiano L’Angelica.

Zenzero da bere: i decotti di zenzero

La tisana allo zenzero, già nota nella medicina ayurvedica per il suo potere di “spegnere lo stomaco”, è un vero e proprio toccasana in caso di raffreddore, congestione nasale e delle vie respiratorie in genere, mal di denti, mal di testa, malattie infettive e dolori legati alla digestione. Prepararla è molto semplice, perché basta far bollire due o tre fettine di zenzero fresco in 250 millitri di acqua calda per 10 minuti.

Può essere bevuta sia durante il giorno, sia la sera prima di coricarsi, perché oltre a favorire la digestione, allevia lo stress e assicura un riposo tranquillo e sereno.
Se si desidera rinforzare il sistema immunitario, nella preparazione della tisana si può associare lo zenzero alla liquirizia: sebbene in apparenza non abbiano niente in comune, in realtà queste piante, se messe insieme, risultano molto efficaci per combattere tutti i disturbi dell’apparato gastro-intestinale, per contrastare la tosse e lo stress, nonché come digestivo e come rimedio naturale contro la perdita di appetito.

Tisana allo zenzero: è giusto aggiungere il miele?

Sì, è giusto aggiungere il miele, in quanto oltre a rinforzare le qualità della tisana allo zenzero (anche il miele è noto per essere un rimedio efficace contro la tosse e il mal di gola), risulta molto più sano dello zucchero bianco in quanto non è raffinato ed è un dolcificante naturale. Molti puristi, soprattutto tra le file dei vegani, sono contrari al miele in quanto la sua aggiunta alla tisana di zenzero di per sé non apporterebbe vantaggi di rilievo, ma come per le altre cose, anche questa si tratta di una scelta personale.

The allo zenzero: perché è meno efficace del decotto?

Il the allo zenzero, che è sempre più diffuso nei supermercati (soprattutto combinato al limone), non è paragonabile per proprietà ed efficacia a quello puro, in quanto nelle bustine è presente soltanto una dose minima di zenzero e, non di rado, quest’ultima può essere mescolata a tè nero o ad altri aromi.

tisana di zenzero fresco

Caffè verde e zenzero: dove si può bere?

Il caffè verde e zenzero è una nuova bevanda che si può gustare in tutto il mondo e che, da qualche anno, è arrivata anche in Italia. Questo tipo di caffè, a differenza di quello tradizionale, possiede proprietà antiossidanti, diuretiche e dimagranti, inoltre ha un contenuto minore di caffeina.

Liquore cinese allo zenzero: dove lo si compra?

I cinesi, così come gli indiani, fin dai tempi antichi utilizzano la radice di zenzero per preparare un liquore, dal gusto molto penetrante, caldo e pungente, che di solito viene servito alla fine dei pasti nei ristoranti etnici.

Trovarlo in commercio non è semplice, a meno di non rivolgersi ai negozi specializzati, ma lo si può preparare facilmente in casa ricoprendo 5 rizomi di zenzero con un bagno di sciroppo di zucchero e miele. I rizomi dovranno essere fatti macerare al sole per un mese, dopodiché li si dovranno coprire con un litro di grappa e fatti riposare all’ombra per almeno due mesi.

Zenzero e limoni: perché vengono spesso accoppiati insieme?

Lo zenzero e i limoni hanno in comune le proprietà depurative e dimagranti, ma i limoni differiscono dal rizoma dello zenzero non solo perché contengono più vitamina C, ma anche perché contribuiscono ad accelerare il metabolismo e ad abbassare il colesterolo cattivo.

Per questo motivo la tisana allo zenzero e al limone, oltre ad avere un notevole impiego nell’ambito estetico, è anche utilizzata come anticoagulante, fluidificante del sangue e per la prevenzione dei problemi cardiovascolari. Con la cannella, lo zenzero ha in comune le peculiarità decongestionanti, mucolitiche e digestive, ma una delle ragioni per cui la tisana zenzero e cannella è così popolare, è anche perché questa accoppiata è dotata di proprietà antisettiche.

Si tratta quindi di un’ottima bevanda sia per contrastare il rigore invernale, sia per inibire lo sviluppo degli agenti patogeni.

Zenzero: controindicazioni

Come per tutte le radici e le piante usate in fitoterapia, anche lo zenzero, in alcuni casi, presenta delle controindicazioni per cui ne viene sconsigliato l’uso e l’assunzione.
Per esempio, chi soffre di pressione alta dovrebbe consumarlo in dosi minime, o evitarlo del tutto, in quanto il rizoma dello zenzero, al contrario di quello che si crede, non aiuta a ridurre la pressione arteriosa, ma contribuisce ad alzarla di più.

Anche le donne in gravidanza, come quelle che allattano, dovrebbero limitare il consumo di zenzero, anche se il dibattito è ancora in corso e non ci sono prove evidenti che lo zenzero faccia male durante la gestazione o influisca sul latte materno.

Nel dubbio però, meglio puntare sui dosaggi bassi e non eccedere.

Per quanto riguarda la tiroide, non sono ancora emersi risultati convincenti dalle ricerche portate avanti in campo medico, pertanto anche in questo caso la soluzione è quella di non abusare troppo dello zenzero. È stato invece accertato, questo per quanto concerne i test effettuati in laboratorio, che lo zenzero può provocare degli spiacevoli effetti collaterali alle persone che soffrono di aerofagia, gonfiori addominali ed eruzioni cutanee.

Zenzero: dose consigliata e conservazione

Per godere appieno dei benefici dello zenzero ed evitare di incorrere in problemi di tipo gastrointestinale, che possono verificarsi quando si eccede nel consumo di questa spezia, gli esperti di medicina naturale raccomandano di assumere al massimo 30 grammi di zenzero fresco al giorno o 4 grammi di zenzero essiccato.

Lo zenzero fresco può essere conservato in frigo (fino ad un massimo di tre mesi) o, se si prevede un uso prolungato dello stesso, in congelatore (in questo caso può essere usato per un anno). Per quanto riguarda invece lo zenzero essiccato, come tutte le altre spezie può essere usato per un anno. Trascorso questo periodo di tempo, se consumato di per sé non è tossico, ma può aver perso tutte le sue proprietà benefiche e il suo sapore.

Se si ama il fai da te, consigliamo di non gettarlo via, perché la polvere di zenzero può essere usata per realizzare dei potpourri caldi, semplicemente facendola bollire con qualche buccia di agrume, oppure dei saponi per la cura del viso e del corpo.

Zenzero: abbinamenti errati

Lo zenzero, a differenza di altre spezie, è molto versatile, quindi può essere abbinato praticamente a tutto, compreso ad alimenti come carote, pesce, latte di mandorle, succo di lime, pompelmo, albicocca, noce di cocco, ananas e menta.

Zenzero: chi ha gruppo B può mangiarlo?

Sì, chi ha un gruppo B può mangiare lo zenzero, anzi, molti specialisti ne consigliano il consumo nella dieta per il sangue gruppo B, in quanto lo zenzero porta molti benefici a questo gruppo sanguigno: è ottimo infatti non solo per regolarizzare la funzionalità intestinale, ma anche per combattere la nausea, i crampi allo stomaco e la flatulenza.

Zenzero in cucina

100 grammi di zenzero fresco contengono 80 calorie, mentre lo zenzero candito, che si può preparare anche in casa e che di solito si usa a cubetti, può arrivare a 198 calorie (anche in questo caso il valore è riferito a 100 grammi).

L’apporto energetico più elevato è dato principalmente dalla zucchero utilizzato nella sua preparazione.

Nonostante sia buono, e fornisca la giusta energia durante l’allenamento o le passeggiate, meglio non abusarne, perché lo zenzero candito, se consumato in quantità elevate, può contribuire ad alzare l’indice glicemico.

Dieta dello zenzero: serve a dimagrire?

La dieta dello zenzero è utile per depurare l’organismo, soprattutto dopo un’abbuffata, e permette di perdere due chili in appena tre giorni, ma a causa del suo apporto calorico ridotto e della presenza di zuccheri naturali (come la frutta), non è adatta alle gestanti né alle persone che soffrono di diabete.
Inoltre, se si soffre di patologie particolari, prima di iniziare questa dieta è consigliabile chiedere il parere del proprio medico di fiducia per assicurarsi che non ci siano controindicazioni.

Attenzione anche a non prolungarla per più di una settimana, perché anche se è ottima per depurare l’organismo e come “dieta d’urto” per arrivare pronti alla prova costume, su un arco di tempo superiore ai sette giorni può causare denutrizione.

Un menù tipo della dieta dello zenzero prevede l’assunzione di un infuso di zenzero e limone e di una ciotola composta da 30 grammi di fiocchi d’avena, 100 grammi di latte scremato, 6 mandorle e un cucchiaio di mirtilli per colazione, seguito da un pranzo con insalata di songino, radice di zenzero, mezzo avocado, il tutto condito con succo di limone e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, 60 grammi di pasta integrale con pomodoro fresco e verdure lesse condite con succo di limone. Per cena invece è previsto un brodo aromatizzato con zenzero e buccia di limone grattuggiata, 30 grammi di pane, 150 grammi di petto di pollo alla piastra e zucchine cotte a vapore.

Gustose ricette con lo zenzero

In cucina, lo zenzero può essere utilizzato per preparare gustosi secondi piatti a base di pesce, come il salmone gratinato allo zenzero, o di carne, come gli spiedini di pollo zenzero e limone, ma anche per dolci (natalizi e non) come lo strudel, i biscotti, il rotolo alle noci con zenzero candito o la torta di ricotta e zenzero.

Questa spezia però, se la si ama in modo particolare, può essere adoperata anche nella preparazione di primi piatti come il riso allo zenzero con i gamberi (un primo che ricorda in modo vago il riso alla cantonese, ma più leggero e digeribile) o gli strozzapreti gamberi, seppioline e zenzero</>.

Zenzero: quali cucine tipiche lo usano?

Lo zenzero, proprio perché conosciuto dall’antichità per i suoi numerosi benefici e perché è più facile da reperire rispetto che in Europa, trova largo impiego nella cucina cinese, nella cucina thailandese, nella cucina giapponese e nella cucina indiana (soprattutto in quella vegetariana e ayurvedica).

Zenzero: quale spezia può sostituire?

Lo zenzero, a causa del suo sapore deciso e speziato, può sostituire in modo egregio il pepe e il peperoncino.

Zenzero e chiodi di garofano: si può usare questo abbinamento?

L’abbinamento zenzero e chiodi di garofano è molto raro in cucina, in quanto questi due alimenti sono caratterizzati da un sapore forte che non può essere gradito a tutti, ma se si desidera preparare una bevanda drenante, energetica e depurativa, lo si può osare con la ricetta del tè verde allo zenzero e chiodi di garofano.

Come usare lo zenzero con fantasia?

Lo zenzero, oltre che nella crema di carote all’indiana, può essere usato per insaporire la zuppa di zucca (le uniche accortezze da adottare, per godere appieno del suo sapore, saranno quelle di non aggiungere il latte né tanto meno il rosmarino), per preparare delle polpette di pesce, per realizzare un carpaccio di ananas e zenzero da portare in tavola come dolce per stupire gli ospiti o, se si amano i gusti più tradizionali, per creare un plum-cake con zenzero e chiodi di garofano, buonissimo e adatto per il periodo natalizio.

Zenzero: dove acquistarlo?

Lo zenzero, oltre che in erboristeria, al giorno d’oggi può essere acquistato nei negozi specializzati in prodotti naturali, nei reparti frutta e verdura dei supermercati più forniti oppure negli e-commerce, come quello di Naturasi oppure di Fruttaweb.

Lo zenzero disidratato senza zucchero lo si può trovare anche su Amazon ad un prezzo molto contenuto.

Se si vive nei pressi di un mercato, come a Como, a seconda della stagione lo zenzero fresco può anche essere acquistato presso le bancarelle dei venditori certificati, come ad esempio gli ortofrutticoli.

Zenzero: usato anche come base di farmaci

Lo zenzero, nella sua forma in polvere, nella medicina ayurvedica viene usato anche per realizzare compresse di zenzero, che oltre a consentire alle persone di assumerlo con più facilità, racchiudono tutti i benefici della sua radice. Queste pastiglie, facilmente reperibili nei negozi online e negli e-commerce generici, possono essere utilizzate al posto di biochetasi o clorinam per contrastare la nausea gravidica e patologie come il meteorismo.

Lo zenzero è sopravvalutato?

Lo zenzero non è affatto sopravvalutato, perché come abbiamo visto, ha moltissimi benefici: favorisce la digestione, aiuta a combattere il mal di gola, il raffreddore e il mal di testa, risulta ottimo per contrastare il mal d’auto e la nausea, allevia i dolori delle ossa e dei muscoli (non per nulla è consigliato anche agli sportivi) ed è un potentissimo afrodisiaco, quindi fa bene anche alla vita di coppia oltre che alla salute.

ragazza che ha cambiato gli occhi chiari

Come avere gli occhi più chiari

Capita spesso di domandarsi come sia possibile avere gli occhi più chiari, caratteristica estetica che piace a molti. Esistono moltissime tecniche che possono essere messe in atto e che sono capaci di evidenziare il colore naturale dell’occhio.

Il colore dell’occhio dipende da un fattore di tipo genetico. Parlando con un linguaggio più specifico è possibile affermare che il colore degli occhi è un tratto poligenico determinato dal tipo di pigmento dell’iride e dalla diversa quantità di melanina. La colorazione oculare è determinata da più geni di cui due maggiori ed altri minori che contribuiscono a donare all’occhio delle variazioni e delle sfumature di colore. Molto spesso si spera che nella forza di un genere recessivo, magari derivante da un lontano bisnonno con gli occhi chiarissimi capaci di trasmettere tale peculiarità al figlio o al nipote.

Molto importante da sapere è che i colori si mischiano e non sono mai uguali a quelli dei parenti. A volte da una particolare mescolanza tra diversi colori è possibile ottenere bellissime variazioni di colore e striature che, in alcuni casi, sono combinazioni fantastiche tendenti anche al giallo.

E’ certo più facile che determinati tratti somatici, legati anche alle lontane origini, si mischino tra di loro a formare delle combinazioni che siano più o meno standardizzate. Sono i tipici casi di persone che hanno la carnagione chiara e gli occhi molto chiari o persone olivastre con occhi molto scuri. E’ da chiarire, però, che tutto è possibile non solo a livello teorico ma anche a livello pratico e che per questa ragione capita spesso che persone scure di pelle abbiano meravigliosi occhi verde chiaro molto conosciuto anche come glauco.

Per portare un esempio pratico di come il colore degli occhi sia una peculiarità variabile si potrebbe parlare del famoso attore e musicista statunitense Gary Dourdan che nonostante sia di colore ha gli occhi azzurri.

Si cade qui nel concetto di probabilità genetica di Mendel che attraverso la pubblicazione dei risultati ottenuti conducendo sperimentazioni, riuscì a formulare le leggi che stanno alla base dell’ereditarietà. Capita spesso, soprattutto quando sono molto piccoli, che ai figli venga il complesso di non avere gli occhi chiari. Questo pensiero nasce da un confronto con i propri fratelli o sorelle che, invece, sono nati con gli occhi molto chiari.

ragazza che ha cambiato gli occhi chiari

Più chiaro = Più bello ?

L’idea di avere gli occhi chiari, in generale, è un po’ uno stereotipo. Questo perché nell’immaginario collettivo l’occhio chiaro è associato alla bellezza e si pensa addirittura che chi ha gli occhi chiari sia da considerarsi più sexy.

Per questo motivo molte persone si chiedono come avere gli occhi azzurri o, più nell’esattezza come schiarire gli occhi. Cambiare il colore degli occhi senza l’utilizzo di apposite lenti a contatto cosmetiche è in realtà molto complesso.

Le persone che per loro natura hanno gli occhi azzurri o comunque gli occhi di un colore particolarmente chiaro partano già avvantaggiate e hanno dei voti bellezza in più.

Perché quando si piange gli occhi diventano più chiari?

E’ solo apparenza o si schiariscono davvero? L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un fenomeno di rifrazione della luce che viene percepita diversamente a causa della presenza delle lacrime.

Come specificato nei seguenti paragrafi il colore degli occhi dipende moltissimo dalla quantità di melanina che assume un ruolo fondamentale.

A cosa serve la melanina?

Essa svolge un ruolo importantissimo tanto per la pelle quanto per gli occhi in quanto gode di un’ottima capacità protettiva. Il suo principale compito, infatti, consiste nel difendere il genoma dall’azione nociva di alcuni agenti come i raggi ultravioletti.

Maggiore è la quantità di melanina presente in un occhio maggiormente questo assumerà un colore scuro. Gli occhi azzurri, quindi, hanno la melanina che è depositata nello stato più profondo.

Come diminuire la melanina negli occhi?

L’unico metodo conosciuto è quello del laser a bassa energia il cui compito consisterebbe nell’andare a bruciare lo strato superiore della melanina facendo in questo modo apparire il colore azzurro.

E’ bene sapere, prima di sottoporsi a questo tipo di intervento, che ci sono dei rischi ai quali si potrebbe andare in contro. Si parla, ad esempio, di possibile aumento della pressione oculare, di formazione di cataratta o insorgere di patologie che nei casi più gravi potrebbero addirittura condurre alla cecità.

Molto spesso si sente parlare di occhi cangianti. Cosa significa?

Si tratta di occhi che cambiano colore. Esistono fattori che possono indurre il colore dell’occhio ad un cambiamento. Tra questi le condizioni metereologiche.

Gli occhi cangianti del neonato restano così per un certo periodo di tempo. Alcuni dicono che le diverse sfumature spariscano dopo l’allattamento, altri nei primi sei mesi di vita. Se gli occhi sono chiari per loro natura resteranno poi così per tutto l’arco della vita. Chi ha gli occhi cangianti ha più difficoltà ad abbinare i vestiti. Invece chi ha gli occhi sempre verdi o costantemente blu sa come fare, specie ai matrimoni.

Anche l’umore può mutare la tonalità degli occhi?

La risposta è negativa. L’influenza che alcuni sentimenti possono avere sugli occhi riguarda solo l’eventuale allargamento o restringimento delle pupille.

Rendere gli occhi chiari in modo naturale, come già detto in precedenza, è un procedimento molto complesso. Il metodo più conosciuto è quelle delle lenti a contatto colorate. Esiste, inoltre, un collirio schiarente per iride.
Anche il makeup può contribuire a far risaltare la tonalità dell’occhio conferendo al volto una maggiore luminosità. Si pensi, ad esempio, alla matita bianco perlato sulle palpebre oppure ad un ombretto molto chiaro.

L’iridologia ovvero una pratica basata sull’osservazione dell’iride dell’occhio non fa che sottolineare che il colore dell’iride dipende molto anche dal regime alimentare.

Laser. Questa operazione la fanno in Italia?

Dopo una attenta analisi di tutti i possibili rischi l’Italia non ha ancora ritenuto opportuna la possibilità di abbracciare tale possibilità che permetterebbe di mutare il colore delle iridi a piacimento, mediante intervento con raggi lazer.

Ovviamente per chi voglia cambiare colore degli occhi in una semplice fotografia è possibile utilizzare il programma Photoshop, in modo molto facile e veloce. Questo non può naturalmente essere considerato come metodo di cambiamento del colore oculare in quanto risulta essere solamente una mera finzione.

reazione allergica sui piedi

Come reagire a una reazione allergica cutanea

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di essere colpiti da una reazione allergica cutanea nota anche come irritazione della pelle. Le cause, così come i sintomi di una reazione allergica della pelle possono essere innumerevoli. Nei prossimi paragrafi entreremo più nel dettaglio spiegandone le diverse tipologie e le motivazioni dalle quali scaturiscono, sino a spiegare che cosa fare quando si manifesta un’allergia sulla pelle.

Una domanda che spesso ci si pone a riguardo è quale sia l’età più frequente per essere colpiti da una reazione allergica. Ci si domanda, cioè, se un’allergia cutanea possa presentarsi maggiormente in una persona adulta o in un ragazzo.

La risposta non è né scontata né semplice a darsi in quanto sull’età media per essere colpiti da reazione allergica cutanea, incidono differenti fattori. Per quello che riguarda i ragazzi, ad esempio, è bene ricordare che tutte le mense scolastiche dovrebbero essere molto attente in quanto molte irritazioni della pelle potrebbero anche avere una derivazione di natura alimentare.

La predisposizione ad allergie cutanee è o meno ereditaria?

Le malattie allergiche hanno certamente una predisposizione ereditaria. Ciò che viene ereditato, in sostanza, è una generica predisposizione verso determinati tipi di disturbi allergici che siano anche differenti rispetto a quelli dei genitori. Accanto alla predisposizione ereditaria e quindi ad una maggiore tendenza ad essere soggetti a malattie di tipo allergico, gioca un ruolo importantissimo anche il fattore ambientale.

Come si comporta un allergene?

Prima di capire come esso agisca è importante darne una definizione affermando che un allergene è una sostanza da ritenersi innocua per la maggior parte degli individui ma che, in alcuni soggetti, è capace di produrre diverse reazioni allergiche.

reazione allergica sui piedi

Un allergene che può essere ad esempio un polline, un farmaco o un allergene alimentare entra in contatto con l’organismo della persona attraverso distinte vie provocando reazioni allergiche. Se un allergene viene respirato, ad esempio, si riscontreranno sintomi di tipo respiratorio. In un processo di tipo allergico una funzione fondamentale è quella esercitata dagli anticorpi, sostanze che agiscono nel momento in cui l’organismo percepisce la presenza di un allergene. Il ruolo degli anticorpi consiste nel fornire una specifica risposta immunitaria, mettendo in atto i più opportuni meccanismi di difesa.

Chiunque soffra di un qualche tipo di allergia ha sentito almeno una volta parlare di istamina.

Che cosa fa l’istamina?

Si tratta di una particolare sostanza prodotta dal nostro organismo come risposta alla presenza di un allergene. Il suo ruolo principale, quindi, è quello di tutelare l’organismo agendo da mediatore chimico.

Quali sono le possibili cause di una reazione allergica cutanea?

In primis è possibile parlare di antibiotico sottolineando così l’esistenza di specifiche allergie agli antibiotici. Si tratta di un fenomeno piuttosto frequente, che può emergere in occasioni distinte. Un altro tipo di allergia può essere quella di origine alimentare. Si tratta di patologie che insorgono in soggetti che soffrono di intolleranze alimentari. Gli alimenti ai quali è possibile essere intolleranti sono numerosissimi.

Si pensi, ad esempio, alle arachidi. La reazione allergica alle arachidi è scatenata da un’azione dell’organismo nei confronti di due proteine che sono in esse contenute. I sintomi principali sono orticaria, asma o disturbi gastrointestinali ma è bene sapere che un’allergia alle arachidi non diagnosticata o scorrettamente curata potrebbe addirittura portare ad uno shock anafilattico.

Altra intolleranza di tipo alimentare è l’allergia al latte di vacca. E’ una delle allergie in media maggiormente diffuse. Una vera e propria allergia al latte di mucca non deve essere confusa con una intolleranza al lattosio. I sintomi principali di una grave allergia al latte di vacca sono dispnea, ovvero una difficoltà di tipo respiratoria, vomito ed in alcune occasioni anche orticaria.Frequenti sono anche le allergie dovute ai farmaci. Capita talvolta di riscontrare dei particolari sintomi successivamente all’assunzione di un medicinale. Bisogna allora capire se si tratta di un semplice effetto collaterale o di una vera e propria allergia al farmaco assunto.

I farmaci che più spesso generano reazioni allergiche sono antinfiammatori e antibiotici. Molto nota è l’allergia alla Tachipirina. Si tratta di un farmaco analgesico la cui sostanza è il paracetamolo. L’allergia alla Tachipirina è dovuta proprio al paracetamolo. Le più frequenti reazioni allergiche ad esse collegate sono sintomatologie asmatiche. Ancora alcune allergie sono legate alle punture di insetto. La motivazione è che attraverso la puntura un insetto riesce ad iniettare nella pelle allergeni o altre sostanze irritanti e quindi responsabili di pruriti, arrossamenti o bruciori.

Capita molto spesso di essere allergici ai prodotti per l’igiene. In tal caso le reazioni allergiche sono scatenate dalla presenza di determinate sostanza irritanti che a contatto con la pelle generano irritazioni. Così come per i prodotti per l’igiene, una reazione allergica può anche essere scatenata da tatuaggi o tinture per capelli.Nota è anche l’allergia al nichel. Il nichel è una sostanza capace di generare una vera e propria allergia da contatto. Nel momento in cui il nichel entra in contatto con la pelle si manifestano sintomi cutanei.

In alcuni casi anche i cerotti medicati possono essere causa di allergie e irritazioni cutanee. Il fenomeno si manifesta soprattutto per coloro che hanno una pelle particolarmente sensibile e facilmente irritabile. Molto spesso si sente anche parlare di allergia agli acari. Molte persone soffrono di gravi reazioni allergiche all’acaro della polvere, spessissimo presente all’interno degli ambienti domestici. Si tratta di una forma allergica diffusissima, causa di un’alta percentuale di sintomi di tipo respiratorio.

Difficili da affrontare sono le famose allergie al pelo di un cane o di un gatto. Si tratta di una specifica reazione nei confronti di determinati allergeni presenti nel pelo del cane o, nel caso del gatto oltre che nel suo pelo anche nella sua saliva. Le note allergie primaverili sono quelle ai pollini. Altre allergie note sono quelle ad alcuni tipi di piante velenose come l’agave.

Dopo quanto tempo si notano i sintomi?

A questa domanda non è possibile dare una risposta precisa in quanto la sintomaticità varia in base alle distinte allergie ma anche in base ai diversi soggetti.

Nel caso di puntura di ape?

E’ molto importante sapere che una puntura di ape può generare una reazione locale oppure una reazione più grave. Solitamente i sintomi come prurito e gonfiore si presentano nell’immediato per risolversi nel giro di poche ore. Nei casi più gravi si può addirittura rischiare lo shock anafilattico. Di cosa si tratta e come ci si difende? Si tratta di una reazione allergica molto grave e talvolta letale che può essere legata a distinti fattori. In una situazione di anafilassi è opportuno andare subito in Pronto Soccorso per un’iniezione di adrenalina.

Come alleviare il dolore di una semplice allergia cutanea?

Si possono usare alcune sostanze naturali come l’Aloe Vera.

Talvolta è necessaria l’assunzione di antistaminici e corticosteroidi. Per capire quando è meglio assumerli è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia che saprà riconoscere correttamente la sintomatologia di ogni singolo individuo.

Quando usare iniezione di adrenalina?
L’adrenalina va utilizzata naturalmente in casi estremi, come lo shock anafilattico che, come giù detto, è potenzialmente letale.

I vaccini specifici servono a qualcosa?

La risposta è naturalmente affermativa. Un vaccino specifico contro un determinato tipo di allergia diminuirà nettamente la percentuale di possibilità di contrarre quel tipo di reazione allergica.
L’Augmentin è invece un farmaco utile ed efficace nell’uccisione di determinati ceppi di batteri. Si tratta di un antibiotico che viene utilizzato nella cura di specifiche infezioni. L’Amoxicillina, ancora, è un altro farmaco antibiotico.

Come si manifesta un’allergia?
Attraverso alcune sintomatologie come pomfi, pruriti, acne, eczemi, orticaria o dermatite allergica.

Può essere fatale?

Come già detto dipende molto dai casi e dal tipo di allergia. Nel caso di crisi allergica grave la situazione potrebbe essere fatale.

Cos’è un edema di Quincke?

E’ conosciuto anche come angioedema ed è una situazione patologica caratterizzata dalla comparsa di edemi a livello cutaneo e di alcuni tessuti. L’allergia cutanea è quella forma di allergia che, rispetto a molte altre, potremmo definire più leggera.

L’importanza di imparare l’automedicazione è fondamentale soprattutto se in caso di problemi si dovesse essere soli. Per automedicazione si intende ad esempio un sistema autoiniettante. La prevenzione, inoltre, può essere correttamente fatta attraverso la consapevolezza del problema di cui si può venire a conoscenza attraverso un Prick Test.

Le recenti innovazioni stanno inoltre aiutando molto nell’ambito di un autoaiuto grazie, ad esempio, alla capacità di portarsi da soli al pronto soccorso resa possibile dalla nascita degli autopiloti, ideati per salvare la vita a coloro che soffrono di cuore o di gravissime allergie.

Quando si decide di utilizzare un certo prodotto o di mangiare un determinato cibo è molto importante sapere che non sempre le etichette sono sincere e che per questa ragione sarebbe sempre opportuno autoregolarsi ed imparare a gestirsi consapevolmente. Importante è anche un rafforzamento del sistema immunitario reso possibile dallo sport e dall’esercizio fisico e che ha effetti positivi sul sistema noradrenergico, soprattutto in caso di allergie che toccano le vie respiratorie.

Il famoso rimedio della mela chiodata consigliato da molte nonne, inoltre, incide fortemente in quanto è importante sapere che il ferro ha una azione fondamentale nella cura e prevenzione delle allergie.

ragazza che prova imbarazzo

Come non imbarazzarsi dall’osteopata

Quando si parla di osteopatia si fa riferimento ad un sistema medico adottato al fine di valutare la salute di un paziente e risolvere alcune sue problematiche a partire da un contatto manuale.

La logica dell’osteopatia è quella di servirsi di un approccio casuale. Approccio casuale significa che non sempre ci si focalizza subito sul sintomo, partendo dal presupposto che non in tutti i casi la causa di un dolore si trova nella stessa zona dolorante. Il corpo umano, infatti, gode della presenza di specifici meccanismi di autoguarigione ed autoregolazione.

Perché si fa l’osteopatia?

Quello che si cerca di fare sottoponendosi a trattamenti di osteopatia è tentare di risolvere i problemi in maniera naturale, attraverso l’utilizzo di rimedi naturali che non si avvalgano necessariamente dell’uso di medicinali.

Spesso, però, di fronte all’osteopata il problema più grande diventa l’imbarazzo. Quali si toglie per i suoi controlli? Questo dipende molto in quanto, differentemente da quanto si pensi, l’osteopatia cura diversi disturbi e si occupa di distinti ambiti. Il medico potrebbe quindi dover togliere il pantalone, così come la maglietta o semplicemente un paio di calzini.

Quando si decide di rivolgersi all’osteopata è molto importante imparare e stare tranquilli e mantenere la calma. E’ necessario sempre partire dal presupposto che tutto ciò che faremo lo faremo per il nostro bene e per la nostra salute e che non ci metterà di certo le supposte.

E’ più imbarazzante andare dall’osteopata o dal fisioterapista?

Se ci focalizziamo sul concetto imbarazzo è importante sapere che tra i due professionisti non c’è alcuna differenza. Il minore o maggiore livello di inadeguadezza dipenderà dalla personalità di ciascuno e dalla capacità del singolo di adattarsi meglio alla situazione.

ragazza che prova imbarazzo

Cosa fa l’osteopata?

Attraverso il suo lavoro, è importante sapere, apporta numerosissimi benefici anche sul sistema nervoso aiutando il soggetto a ritrovare la propria tranquillità e ad abbassare i livelli di stress.

Oltre a questo, un notevole intervento sulla colonna vertebrale e sulla cervicale aiuta a risolvere i problemi di frequenti mal di testa. La cefalea tensiva e l’emicrania sono le forme più frequenti di mal di testa dei quali non si conosce causa e che, per questa ragione, possono essere curati con metodi di osteopatia.

Assai frequente è anche un problema di schiacciamento delle vertebre e di ernia al disco, che può essere curato attraverso opportuni interventi di osteopatia.

Con l’osteopatia si può prestare attenzione anche al pavimento pelvico, zona molto strategica del corpo femminile soprattutto durante il periodo del post parto e in fase di gravidanza. Si tratta di una zona da rinforzare necessariamente in quanto serve ad assicurare la stasi pelvica mantenendo gli organi addominali nella giusta posizione.

L’uso delle tecniche osteopatiche è consigliabile anche per curare i problemi di postura. L’osteopatia posturale è pensata proprio per la cura e la prevenzione delle disfunzioni posturali come lombalgie, artrosi o discopatie.

In generale un buon osteopata consiglia ai propri pazienti di mantenere uno stile di vita corretto che sia il più possibile basato su una giusta dieta ed una riduzione dei livelli di stress e talvolta consiglia loro anche l’assunzione dei noti fiori di Bach o altri fiori omeopatici.

I fiori di Bach sono ritenuti fiori virtuosi ed aventi ottime proprietà curative. Perché? Con un termine scientifico è possibile affermare essi godano di una proprietà vibratoria che consente loro di agire, riarmonizzandole, su numerose emozioni negative.

Il rimedio floreale deve essere naturalmente sottoposto ad un’opportuna preparazione. I fiori, quelli con fioritura migliore, vengono tagliuzzati e posti un recipiente contenente l’acqua del ruscello vicino al quale sono cresciuti.

I problemi di imbarazzo, come già detto, sono un altro aspetto da tenere in considerazione. Molto spesso capita di sentire utenti e pazienti che si lamentano dei sentimenti e delle sensazioni provate durante una seduta di osteopatia, affermando che non vivono bene i massaggi dell’osteopata.

Le difficoltà di fronte a queste situazioni sono condizioni molto personali e legate ad aspetti di tipo caratteriale. Non tutti gli utenti, infatti, riscontrano eccessivi problemi di imbarazzo. Addirittura si dice che chi prova disagio a farsi toccare da qualcuno abbia difficoltà sessuali.

Questa affermazione deriva dall’errata convinzione che provare imbarazzo derivi da una vergogna che si prova verso il proprio corpo e dal fastidio nel sentirsi osservati da qualcuno con il quale non si ha sufficiente confidenza.

Dovendo il più delle volte rivolgersi all’osteopata dopo aver riscontrato problemi alla schiena, capita di spogliarsi un po’. Questo potrebbe creare un grande disagio soprattutto la prima volta, ovvero durante la prima visita presso l’osteopata quando non si sa bene quali abiti togliere e se spogliarsi del tutto o solo in parte. Nelle successive visite è naturalmente più facile, anche per i più timidi, in quanto si è rotto il ghiaccio e si è allo stesso tempo instaurato un rapporto di fiducia nei confronti del proprio dottore.

A provare imbarazzo sono soprattutto le donne, anche perché oltre il 70% degli osteopati in Italia è maschio e la donna, in generale, ha molto più pudore nello spogliarsi. Un possibile metodo per cercare di ovviare a tale problema potrebbe essere migliorare la proporzione di uomini e donne, partendo dal presupposto che per una forma di timidezza la donna potrebbe addirittura decidere di non rivolgersi allo specialista e sopportare il dolore.

Quando si decide di andare dall’osteopata c’è anche un giusto modo di vestirsi. Alcuni vestiti, ad esempio, sarebbe davvero preferibile evitarli. Di quali si tratta? Pantaloni troppo aderenti, scarpe difficili da slacciare, Jeans troppo stressi, abiti eccessivamente eleganti o collant. Alcuni vestiti, addirittura, se troppo difficili da rimuovere costringerebbero il paziente a rimanere in biancheria intima.

Quali sono, allora, gli abiti indicati quando si va ad una visita?

L’ideale è indossare un abbigliamento comodo e sportivo. D’altra parte, rispetto ad una differente visita medica, circa la visita da un osteopata è molto importante sapere che è opportuno lo specialista abbia una facilità nella manipolazione di determinate zone del corpo. Proprio per questa ragione tute, pantaloncini corti e t-shirt sono adatti per un trattamento osteopatico.

Molto importante è anche la temperatura della stanza. Lo specialista deve impegnarsi ad accogliere i propri pazienti in un ambiente che sia il più possibile confortevole e in cui la temperatura sia ideale. E’ opportuno che il clima sia mite e che non faccia troppo caldo o al contrario non ci sia un freddo tale da aumentare i disagi del paziente. Il dottore, inoltre, deve saperci fare ed essere capace di rassicurare il paziente nel caso in cui si accorga che questo è particolarmente imbarazzato.

Che cosa si cura a suon di manipolazioni?

In osteopatia, è bene sapere, molti dolori muscolari sono curati con la terapia manuale. Molti, di fronte a tali manipolazioni, si chiedono se queste facciano male. La risposta è che dipende da come vengono fatte. La loro efficacia o al contrario l’insorgere di ulteriori problemi, dipende molto dalla bravura del professionista e dalla sua esperienza.

L’osteopata è un medico oppure può farlo anche un non laureato? La professione di osteopata non richiede una apposita laurea bensì un corso di formazione professionale che si basi sullo studio delle conoscenze di medicina tradizionale.

Come si diventa osteopata?

La normativa italiana stabilisce che chiunque voglia diventare osteopata debba intraprendere un corso di terapia manuale che sia complementare alla medicina classica e che sia tenuto in una scuola di osteopatia professionale.

Molto importante è sapere che l’osteopatia è utilizzata anche nei bambini per la cura di alcune sintomatologie e che addirittura esiste una branca di tale osteopatia che prende il nome di osteopatia neonatale, da molti consigliata anche in gravidanza.

Tra osteopata e chiropratico intercorre una differenza. Il primo, potremmo dire, è più funzionale mentre il secondo è più strutturale. Che cosa significa? Vuol dire che si basano su un modo differente di curare il medesimo problema. Per quanto riguarda il loro stipendio medio potremmo dire esso sia simile. Nella maggior parte dei casi, è bene sapere che la visita dall’osteopata non si può detrarre in quanto visita privata.

medicina alternativa per curare

Medicina alternativa: basi di verità

Negli ultimi anni molte persone si sono rivolte alla medicina alternativa per risolvere problematiche mediche più o meno importanti, nella speranza di alleviare i sintomi senza necessariamente dover rischiare gli effetti collaterali dati dall’assunzione dei farmaci tradizionali.

Con il termine medicina alternativa si indicano diverse pratiche che contrastano varie patologie, rimedi che però non risultano essere supportati da prove sperimentali che possano provarne l’efficacia, ecco perché tali rimedi entrano a far parte del rango delle pseudoscienze. Eppure sono molti a reputare che questo tipo di approccio funzioni.

Tali pratiche chiamate alternative o complementari considerate tali proprio perché si discostano da quelle che sono le teorie della medicina ufficiale, sono presenti fin dal passato in varie culture e religioni.

Sicuramente una delle più famose è la medicina alternativa cinese, comunemente conosciuta anche con la sigla MTC, una disciplina olistica particolarmente complessa e lontana dalla concezione di medicina in Occidente, ma che negli anni è riuscita a fare breccia nell’interesse dei Paesi occidentali.

Secondo la medicina tradizionale cinese i principi cardine sono i cinque elementi, il Qi, il Tao, il rapporto tra Yin e Yang e le fasi relative, oltre che i meridiani. Tali fattori risultano essere in correlazione tra loro, mentre lo stato di malattia deriva dalla perturbazione dell’equilibrio energetico dei vari elementi.

Qualora il medico non sia in grado di migliorare la condizione del paziente è possibile intervenire con diverse terapie come la farmacologia cinese, il massaggio o la ginnastica, ma anche l’agopuntura. Nei principali ospedali presenti in Oriente le pratiche della medicina alternativa cinese vengono impiegate per il trattamento di disturbi dei vari pazienti.

Una delle discipline di medicina alternativa particolarmente apprezzata è proprio l’iridologia, ovvero lo studio dello stato di salute del corpo attraverso i segni iridei presenti nell’occhio. Nonostante tale disciplina abbia acquisito sempre più riconoscimenti negli anni, sono in molti a muovere i dubbi sulla sua veridicità.

In Italia essendo ancora poco diffusa la tendenza di curarsi con i rimedi di medicina alternativa, specie se non accessibili economicamente a tutti, molti preferiscono andare in Romania per curarsi con la medicina alternativa, ma a prezzi decisamente contenuti.

Di contro però molti pazienti pur di risparmiare potrebbero affidarsi a ciarlatani e non a professionisti del settore, ma in Italia la prospettiva dell’apertura di centri specializzati sicuramente più sicuri e professionali è una strada ormai percorribile.

Della medicina alternativa fanno parte varie discipline dall’agopuntura, che consente di promuovere la salute e il benessere dell’individuo utilizzando degli aghi da infilzare in alcuni specifici punti del corpo, l’iridologia, ovvero lo studio dell’iride, e la Bemer terapia, ovvero un trattamento naturale che consente di riequilibrare il sistema immunitario, velocizzando il processo di guarigione del paziente.

medicina alternativa per curare

Medicina alternativa o complementare?

Purtroppo il concetto di medicina “alternativo” ha fatto sì che si diffondesse una concezione assolutamente sbagliata della medicina alternativa, ovvero rimedi che secondo questa accezione demonizzerebbero la medicina tradizionale e che sarebbero in grado addirittura di sostituirla.

Ma non è proprio così, dato che sarebbe il caso di iniziare a parlare di medicine complementari che possano essere affiancate alla medicina tradizionale, per integrare le cure ed eventualmente potenziarle.

Solitamente il paziente che risulta attratto dalle cure alternative orientali rimane affascinato e inizia dei veri e propri percorsi di cura complementare, magari perché qualche amico ha constatato eventuali benefici dalla medicina alternativa e ci possa influenzare positivamente.

Numerose sono pazienti donne a spingersi verso la medicina alternativa, per una maggiore fiducia versi i rimedi naturali proposti, o soprattutto per la cura dei pazienti più piccoli. Sono i genitori ad affidare i propri figli alle cure di specialisti di medicina alternativa, proprio per evitare l’abuso di farmaci, dato che negli ultimi anni si presta sempre più attenzione alla propria salute e ne è una conferma l’aumento di chi vuole diventare naturopata.

Pro e contro della medicina alternativa

Prima di intraprendere un percorso di cura tramite le varie discipline di medicina alternativa si dovranno tenere in considerazione sia gli aspetti positivi che quelli negativi, ma ciò dipende necessariamente dalla tipologia di problema che si deve risolvere. Per patologie più importanti sicuramente è fondamentale affidarsi alla medicina tradizionale magari cercando di affiancare rimedi complementari in grado di aiutare a superare al meglio il periodo di malessere del paziente.

Troppo spesso infatti il concetto di rimedi naturali viene associato a cure del tutto blande, ma essendo assolutamente naturali possono essere impiegati per il trattamento di vari disturbi senza dover incorrere in alcuna complicazione. In sostanza: non fa male e in mondo in cui gli effetti collaterali dei farmaci sono spesso peggiori delle stesse cause per cui uno li assume, può ritenersi un bel vantaggio.

Sul web sono innumerevoli le discussioni a favore o sfavore della medicina alternativa che riguardano principalmente la cura dei tumori, molti sostengono che non esistono cure se non quelle della medicina ufficiale, mentre altri invece sostengono che possano esistere dei trattamenti alternativi alla dolorosa chemioterapia, considerata una scelta quasi obbligatoria in campo oncologico.

Seppur i dubbi a riguardo siano numerosi è invece appurato quanto l’alimentazione e il mantenimento di uno stile di vita assolutamente sano possa essere uno dei rimedi naturali più efficaci per la prevenzione al cancro, ecco perché esistono delle vere e proprie tabelle presenti anche sul web con i diversi cibi anticancro.

Metodo Hamer

Uno dei metodi di cura alternativo che negli ultimi anni ha suscitato innumerevoli polemiche è il metodo Hamer, sperimentato proprio dal medico tedesco negli anni ’80, metodo che studia le reazioni del corpo ai traumi profondi e come esistano dei possibili legami con la malattia.

Secondo Hamer sarebbe proprio il conflitto interiore ha creare la malattia, considerata un naturale processo evolutivo della persona, e secondo lo stesso Hamer una volta compreso il conflitto interiore è possibile per il paziente raggiungere il completo ripristino dello stato di salute, con la graduale scomparsa dei sintomi della malattia.

Diverse sono le pratiche che rientrano nella medicina alternativa, dall’agopuntura, all’iridologia, così come l’omeopatia, la fitoterapia, la naturopatia, l’aromaterapia. Anche l’iridologia è una pratica appartenente alla medicina alternativa, che consente tramite lo studio dell’iride di analizzare lo stato di benessere del paziente. Diversi sono i dubbi mossi riguardo l’esame dell’iride, ma secondo molti studiosi è realmente possibile tramite i segni lasciati sull’iride riuscire a definire in maniera dettagliata lo stato di salute del paziente.

L’idrocolonterapia è una pratica utilizzata per consentire il lavaggio del tratto intestinale, procedura che viene eseguita con appositi macchinari. Solitamente viene utilizzata per aiutare il sistema digestivo ad eliminare il materiale di scarto, svolgendo un’azione di depurazione profonda.

Oltre alla depurazione però l’idrocolonterapia è efficace per attivare le vie linfatiche e contrastare così il meteorismo e i gonfiori addominali spesso dovuti proprio alla fermentazione intestinale, questa tecnica riduce di conseguenza la proliferazione di microbi.
Non ci dobbiamo meravigliare pertanto se alcuni ospedali praticano l’idrocolonterapia, perchè i tempi sono cambiati e le persone non trovano nulla di strano a risolvere problemi intestinali come la stitichezza in questo modo, perchè molto validi.

Opinioni sulla medicina alternativa

Abbiamo chiesto a molti utenti quali fossero i loro personali pareri riguardo la medicina alternativa, se sono rimasti soddisfatti dopo averli provati personalmente o se sono ancora perplessi sulla veridicità dei rimedi alternativi. Ecco di seguito alcune testimonianze:

“Ho sofferto per anni di intestino irritabile, e nonostante fossi scettica non appena mi sono sottoposta al trattamento di idrocolonterapia la mia vita e la mia condizione di salute è decisamente migliorata”

 

“ Smettere di fumare è stato per me un tarlo, il fumo ha rappresentato per anni un mio fallimento personale, ma devo ammettere che grazie all’agopuntura sono riuscito a risolvere il problema, ed in poche sedute ho iniziato a ridurre il consumo di sigarette fino alla completa astensione”

 

“L’esperienza con il iridologo è stata fantastica, molto professionale e preciso mi ha spiegato dettagliatamente tutto sull’esame che avrei dovuto eseguire, nonostante i mille dubbi posso confermare che l’esame dell’iride mi ha aiutato ad individuare un mio problema personale”

Il paziente tipo che sceglie e medicine alternative

Esiste un minimo comune denominatore che unisce tutti coloro che amano queste “discipline mediche orientali”. Analizzando il database di chi frequenta il nostro centro di armonia e benessere possiamo trarre quelli che sono le caratteristiche comuni tra i pazienti. Tra queste ricordiamo:

  • Il fascino nei confronti delle culture dell’est;
  • assoluta mancanza di pregiudizi;
  • aver affrontato la prima visita iridologica più perchè un amico l’aveva già sperimentata, che per aver letto informazioni sui forum in internet;
  • prevalenza di donne, evidentemente legato al fatto che tendano a fidarsi di più e sentano più forte il desiderio di cambiare qualcosa che non va.
simpatico papero che fa la traduzione

Traduzione italiana dei nomi degli oli essenziali in inglese

Visto che moltissimi lettori ci chiedono informazioni sugli oli essenziali e non tutti hanno dimestichezza con la traduzione inglese dei prodotti commercializzati, speriamo di fare cosa utile pubblicando questo prospetto.
Si tratta di una tabella in cui vengono indicati i principali componenti delle essenze floreali e degli oli essenziali, usati in fitoterapia, nella duplice forma: iglese e italiana.
Noi italiani non siamo famosi per parlare bene l’inglese e gran parte della popolazione, spesso anche molto colta, non parla la lingua anglosassone.
Per ovviare a questa lacuna e permettere ai nostri lettori di orientarsi ugualmente nella scelta dei migliori oli essenziali, abbiamo tradotto in italiano tutti i componenti principali che potrete trovare in commercio on line.

Considerato che dai siti stranieri si comprano oli essenziali ad un prezzo più economico e che molti negozi in Italia utilizzano elenchi di estratti vegetali in ordine alfabetico in inglese, speriamo che apprezziate questo servizio, offerto dal Centro Heliantus di Bari.

tastiera inglese

Per qualsiasi informazione, chiarimento o richiesta su quale olio essenziale è più adatto alle vostre esigenze, potrete contattare la dottoressa Racanelli via email, o al numero 080 5019934

Ecco come si traducono gli estratti vegetali che fanno da base agli oli e alle essenze:

 

Nome Inglese dell’estratto vegetale Traduzione italiana
Basil Basilico
Bergamot Bergamotto
Black Pepper Pepe nero
Blue Tansy Tanaceto Blu
Carrot Seed Semi Di carota
Cedarwood Legno Di Cedro
Cinnamon Bark Corteccia Di Cannella
Cistus Cisto
Citronella Citronella
Clary Sage Salvia Sclarea
Clove Chiodi di Garofano
Copaiba Copaiba
Cypress Cipresso
Dill Aneto
Dorado Azul Dorado Azul
Elemi Elemi
Eucalytus Blue Eucalipto Blu
Eucalyptus Globulus Eucalipto Globuloso
Eucalyptus Radiata Eucalipto Radiata
Fennel Finocchio
Frankincense Franchincenso
Geranium Geranio
German Chamomile Camomilla Tedesca
Ginger Zenzero
Grapefruit Pompelmo
Helichrysum Elicriso
Hinoki Hinoki
Hong Kuai Hong Kuai
Idaho Balsam Fir Abete Balsamico Dell’idaho
Idaho Blue Spruce Abete Dell’Idaho
Jade Lemon Jade Lemon
Jasmine Gelsomino
Juniper Ginepro
Lavender Lavanda
Ledum Ledum
Lemon Limone
Lemon Myrtle Mirto e Lione
Lemongrass Lemongrass
Lime Lime
Marjoram Maggiorana
Rose Rosa
Melissa Melissa
Myrrh Mirra
Myrtle Mirto
Northern Lights Black Spruce Abete Nero Northern Lights
Nutmeg Noce Moscata
Ocotea Ocotea
Orange Arancio
Oregano Origano
Palo Santo Palosanto
Patchouli Patchouli
Peppermint Menta Piperita
Pine Pino
Ravintsara Ravensara Aromatica
Roman Chamomile Camomilla Romana
Rose Rosa
Resemary Rosmarino
Royal Hawaiian Sandalowood Legno di Sandalo Reale Delle Hawaii
Sacred Frankincense Franchincenso Sacro
Sage Salvia
Spearmint Mentastro
Tangerine Mandarino
Tea Tree Albero del Tè
Thyme Timo
Valerian Valeriana
Vetiver Vetiver
Wintergreen Wintergren
Xiang Mao Xiang Mao
Ylang Ylang Ylang Ylang
calcoli biliari come pietre

Come capire se hai i calcoli biliari ?

Molti dei pazienti di uno studio di gastroenterologia soffrono di calcoli biliari nel fegato o nella cistifellea. L’eliminazione di questi spiacevoli “intrusi” può aumentare notevolmente le possibilità di guarigione di chiunque ed è per questo che la maggior parte dei dottori dell’apparato intestinale dovrebbe vedere di buon occhio la pratica del lavaggio epatico.
Naturalmente sia una vita scandita da attività sane e rilassanti, oltre ad una dieta attenta a quel che mangiamo e a quello che potrebbe “innervosire” il nostro fegato, renderanno il sentiero della guarigione un’autostrada a 4 corsie !

Conoscere i segnali tipici di chi ha i calcoli può avvantaggiare la cura di un paziente, perchè l’intossicazione del fegato è una causa determinante nello stato di malessere di un individuo.

Vista la grande quantità di lettori che ci domandano:

Come faccio a sapere che i calcoli ?

calcoli biliari come pietre
Abbiamo deciso di descrivere dettagliatamente tutto quello che potrebbe lasciar pensare ad un problema di questo tipo. Il corpo umano presenta numerose campanelle d’allarme, dobbiamo essere noi bravi a interpretarle, anche grazie a chi a dedicato una vita allo studio dei segnali epatici.

Pelle

La cute alla capacità di reagire all’ambiente esterno, ma anche a quello interno ed è per questo che può indicare che qualcosa non va nell’organismo. La pelle inoltre, essendo una zona del corpo abbastanza evidente, sarà facile da controllare e ci terrà aggiornati sullo stato del nostro amico fegato. Le macchie sulla pelle sono il sintomo evidente di uno stress o di una condizione di disequilibrio, potenzialmente pericolosa. La maggior parte di quelli che noi banalmente chiamiamo “difetti”, sono delle cartine tornasole estremamente utili per capire cosa non funziona a livello epatico. Rughe messe in evidenza, pelle sempre meno idratata e opaca sono la parte visibile di un processo legato al cattivo assorbimento di sostanze nutritive che influenza il regolare sviluppo delle cellule.
Nei e chiazze. Solitamente si presentano nella zona frontale, sopracciglia, ma anche al di sotto degli occhi. Altra zona in cui si manifestano sono le spalle e i deltoidi. I dottori più assennati le etichettano come macchie epatiche e sono solitamente quelle che caratterizzato di solito le mani e le braccia delle persone più anziane. Anche se è opinione comune che questo tipo di maculazione dipenda da un’eccessiva esposizione del soggetto ai raggi solari, in realtà la loro origine dipenderà dal fegato e dallo stato della bile.
Rughe tra le sopracciglia. Non si tratta di una presenza “normale”, tipica di un corpo che sta invecchiando, ma di un eccessivo accumulo di calcoli come pietre. Tanto più sono marcati questi segni, tanto più ci sarebbe da preoccupare. Quello che estenamente può sembrare un’espressione facciale rabbiosa, in verità è il frutto di calcoli biliari che inficiano il flusso biliare, trattenendo le tossine all’interno del corpo. E’ ovvio che una situazione di questo tipo non possa portare giovamento ai pazienti, ma porti loro ad essere maggiormente tesi, perchè in sofferenza, anche senza essere consapevoli di avere un fegato che funziona a 4 cilindri.
Anche la presenza di brufoli tra gli occhi avvalora ancora di più questa tesi.
Colorazione verdastra nella zona tempiale: in presenza di questo sintomo la situazione si farebbe ancora più grave. Si tratta del segnale che i depositi di calcoli biliari interessano tanto il fegato quanto la colecisti. Il colorito verdognolo o bluastro di queste sezioni del volto significano che la milza non lavora più come dovrebbe e che i fanghi della bile siano troppi.
Pelle grassa e volto giallognolo. Anche in questo caso, soprattutto se il soggetto appare accaldarsi molto facilmente e sudare vistosamente sul viso, potremmo ipotizzare che il pancreas sia debole, affaticando ulteriormente anche i reni.
Diradamento dei capelli. Sintomo di una congestione dell’organo epatico, con potenziale rischio per gli organi riproduttivi. Occorre prenotare un ottimo lavaggio del fegato, prima che la situazione possa degenerare ulteriormente e ridurre all’osso la funzionalità epatica.
Naso rosso. Questa caratteristica evidenzia un aumento della pressione sanguigna e una condizione di ipertensione, tipica di un regime epatico che ha perso l’equilibrio.

Tratti iridologici

Palpebre gialle. Così come abbiamo imparato a diffidare dell’iride gialla, perchè segnale iridologico molto compromettente, allo stesso modo, la pelle oculare di questa tonalità, rappresenta un sintomo di un fegato e una cistifellea troppo attive. Qualora la medesima parte assumesse una tonalità grigia, diverrebbe invece il segnale di un drenaggio linfatico sbilanciato, con indebolimento del sistema endocrino.
Borse sotto gli occhi. Non date retta a chi crede dipendano solo dalla genetica o alla stanchezza del periodo, perchè sono la rappresentazione più evidente di una infiammazione degli organi implicati nel processo di digestione. Possono indicare cisti alle ovaie, ma anche irritarioni dell’uteto o della prostata.
Velo bianco nella pupilla. Anche questo sintomo lo abbiamo spesso ritrovato quando allevamo allo studio delle iridi. La patina biancastra non è altro che la punta dell’iceberg di muco che ricopre il colon.
Sclera arrossata. Quando la parte bianca dell’occhio evidenzia agglomerati rossi e capillari in evidenza sono il segno di problemi del sangue. Se questo sintomo è seguito da macchie gialle nella sclera, il problema potrebbe essere la costante introduzione di grassi attraverso una dieta sbagliata.
Riga bianca nella parte periferica dell’iride, verso il basso. Depositi di colesterolo in esubero.
Occhi spenti. Significa che reni e fegato non riescono più a filtrare adeguatamente un sangue, orma stracolmo di tossine. Il sangue è meno leggero ed ossigenato ed incapace di restituire la solita lucentezza agli occhi.

Segni sulla bocca

Lingua gialla o biancastra. Vie biliari intossicate, con conseguenze peggiorative del processo digestivo. Maggiore probabilità che gli alimenti si incastrino tra le anse del colon e quindi infiammino l’apparato intestinale. Per risolvere le situazioni di questo tipo, spesso si ricorre all’idrocolonterapia.
Pustole sulla lingua. Cibi fermentati e in decomposizione nel colon, necessità di un lavaggio del fegato e del colon.
Alito cattivo. Il soggetto conserva residui alimentari non digeriti, presi di mira dai batteri, provocando la decomposizione degli scarti di cibo e la successiva propagazione della puzza. I soggetti con grave alitosi hanno problemi intestinali che provengono dal profondo del colon e che, per rispetto di sé stessi e degli altri, non possono ignorare a lungo.
Labbro inferiore gonfio. Avvisaglie di cacca sciolta o stipsi. Il gonfiore è paragonabile alla presenza di gas nell’addome.
Problemi ai denti. Disturbi nella nutrizione, con proposta di una dieta eccessivamente sbilanciata su specifici alimenti. I denti gialli non sono altro che il sintomo di tossine non espulse. Necessità di un compenso acido-basico a livello nutrizionale.

Sulle mani e piedi

Unghie rosse o molto scure. Troppo colesterolo e grassi nei dotti sanguigni.
Unghie eccessivamente bianche. Cattivo ricircolo del sangue e scarsi livelli di globuli rossi, con potenziale rischio di anemia.
Piedi gialli. Notevolissimo accumulo di ostacoli nelle vie biliari sia nel fegato che nella coleicisti. Se la tonalità si sposta verso il verde, la qualità della milza risulterà compromessa

Feci

Cacca puzzolente. Segnale di una scarsa propensione a sminuzzare il cibo. Condizione ideale per la proliferazione batterica tra la mucosa intestinale. Una patina gelatinosa riveste le feci, rendendole ancora più sgradevoli dal punto di vista visivo.
Feci bianche. Insufficienza epatica, resa ancor più concreta quando la cacca galleggia, perchè indice di alimenti non digeriti a sufficienza e quindi più leggeri dell’acqua.

Se presentaste dei segnali di questo tipo non esitate a contattare la dottoressa Racanelli al numero 080 5019934 e prenotare il vostro lavaggio epatico con la luna piena, per una solenne rimozione dei calcoli alla collecisti che custodite nel corpo.

lavaggio epatico per eliminare i calcoli dal fegato

disegno persone felici perchè liberate da stitichezza

Quale tipo di enteroclisma è più efficace ?

L’enteroclisma, comunemente tradotto come sinonimo di clistere, consiste in una irrigazione di acqua che libera l’ultimo tratto dell’intestino (colon o crasso) da scorie e sporcizia, quindi feci incrostate, gas, flatulenze, putrefazioni, residui di cibo non digeriti e flora patogena.
E’ una pratica che dà benessere e leggerezza, tanto da essere nota ed utilizzata da millenni presso vari popoli e culture.

Clistere e enteroclisma sono la stessa cosa?
Quando serve
Enteroclisma da viaggio
Dove si compra?
Il costo degli enteroclismi in farmacia
Le controindicazioni
Tutti i tipi di clisteri

Vediamo di cosa si tratta.

Clistere ed enteroclisma: differenze

C’è differenza tra clistere ed enteroclisma: il primo consiste in una piccola pompetta (o peretta) di capienza pari all’incirca a quella di un bicchiere d’acqua e si usa per risolvere velocemente un problema lieve di stitichezza o gonfiore, il secondo invece si avvale di un kit (si acquista in farmacia a circa 6 euro) contenente una sacca di due litri con annessa una canna flessibile a sua volta dotata di un piccolo rubinetto, una cannula da inserire nel retto per eseguire il lavaggio del colon ed una cannula per la vagina, per lavarla internamente, entrambe da attaccare al rubinetto

Enteroclisma: a cosa serve e quando si usa

L’enteroclisma, come sopra anticipato, serve a pulire l’intestino e a liberarlo dalla maggior parte delle scorie e delle tossine che ne impediscono un corretto funzionamento ed ha pertanto, in sostanza, una funzione depurativa.
Da ciò si evince che questa tecnica si rivela utile in caso di stitichezza ostinata, quando si ha la pancia gonfia a causa della costipazione e/o del meteorismo, per curare infezioni comuni e molto fastidiose come la candida, per lavare accuratamente l’ano al suo interno prima di un rapporto anale onde evitare sgraditi incidenti e, come conseguenza indiretta, persino per dimagrire.

Per quanto nel gergo comune l’espressione “ti faccio un clistere!” sia usata in riferimento a qualcosa di spiacevole e punitivo (la si sente anche nella celebre commedia di Eduardo De Filippo “Natale in casa Cupiello”), in realtà tale pratica non è affatto dolorosa o troppo invasiva ed il lieve fastidio che è possibile provare non solo sparisce in fratta, ma lascia il posto ad una incomparabile sensazione di leggerezza e freschezza.

donna costipata

Enteroclisma da viaggio

L’enteroclisma da viaggio altro non è che la versione facilmente trasportabile dell’enteroclisma, il cui kit è contenuto in una apposita sacchetta che è possibile portare con sé ovunque per poterlo utilizzare dove ci si trovi al momento.
Questo strumento, acquistabile in farmacia, è perfetto per quelle persone che evitano in tutti i modi di andare in bagno quando si trovano fuori casa (c’è chi proprio non ci riesce in una toilette che non sia la sua!).
Siccome, soprattutto se si sta fuori a lungo, tale evenienza non è sempre aggirabile, l’enteroclisma da viaggio può essere un’ottima soluzione.

L’enteroclisma è riutilizzabile?

L’enteroclisma è disponibile in versione riutilizzabile, ovviamente dopo un accurato e profondo lavaggio degli accessori da eseguire dopo ogni utilizzo, oppure monouso. I clisteri monouso sono decisamente i più pratici ed igienici sul mercato, poiché, di solito, sono contenuti in confezioni multiple: ogni “peretta” equivale ad un trattamento, dopodiché si getta e la volta successiva se ne usa un’altra.

Dove si compra

I clisteri e gli enteroclismi si comprano in farmacia oppure online.
I clisteri possono essere riutilizzabili oppure monodose e monouso; come detto in precedenza, questi ultimi sono particolarmente comodi e più puliti, in quanto se ne adopera uno alla volta.
Anche il kit per fare l’enteroclisma a casa si può acquistare in rete o in farmacia ed è comprensivo di tutto l’occorrente, quindi sacca per contenere il liquido e cannule (vaginale e rettale).

Se lo trovi più comodo, puoi fartelo spedire direttamente a casa tua, tramite Amazon.


Quanto costa?

Il kit per enteroclisma si può acquistare in farmacia a circa sei euro, poco più poco meno.
Ci sono tuttavia anche strumenti più complessi, articolati e ricchi di accessori, che permettono di eseguire a casa un lavaggio del colon quasi professionale, il più vicino possibile a quello che si può fare in un istituto. Il prezzo per questo tipo di prodotti, acquistabili su internet, oscilla tra i 48 e i 65 euro.

Come si usa un enteroclisma

Molte persone, senza che ve ne sia un reale motivo, sono piuttosto spaventate all’idea di fare un enteroclisma, ritenendolo, a torto, doloroso o tremendamente invasivo invece, con la tecnica giusta, che si impara facilmente, è possibile eseguirlo da soli senza incorrere in particolari problemi.
Innanzitutto, come spesso accade, un’immagine può valere più di mille parole: navigando in internet, è possibile trovare diversi video che spiegano in modo chiaro e dettagliato come si fa un clistere ed un enteroclisma.
Il metodo giusto comunque, è quello descritto di seguito punto per punto:

  1. Appendi la sacca in alto ad un chiodo oppure alla maniglia della finestra in bagno
  2. Metti un asciugamano grande sul pavimento e controlla che la lunghezza della cannula sia quella giusta
  3. Riempi la sacca per il clistere di acqua, apri la valvola del beccuccio, fai uscire completamente l’aria dal tubicino e poi richiudi la valvola
  4. Lubrifica il beccuccio rettale con un prodotto rigorosamente naturale (ad esempio sapone neutro, olio vegetale o, per i più sensibili e delicati, crema o gel per le emorroidi
  5. Distenditi sul fianco sinistro
  6. Inseririsci con delicatezza il beccuccio nel retto. Non forzare troppo e se senti dolore sospendi l’operazione, perché potrebbero esserci emorroidi interne
  7. Apri la valvolina e fai fluire l’acqua finché non finisce o fino a quando non provi uno stimolo forte
  8. Estrai il beccuccio e chiudi la valvolina
  9. Voltati sul fianco destro e massaggia l’addome con movimenti circolari finchè resisti, dopodiché vai in bagno
  10. Se non hai completamente eliminato i due litri di acqua, riprendi la procedura dopo l’evacuazione e termina
  11. Durante il periodo del clistere, assumi con regolarità i fermenti lattici o i probiotici per ricolonizzare la flora batterica intestinale
  12. Terminato il clistere, pulisci bene tutto con abbondante acqua e con una soluzione spermicida, così potrai poi riutilizzarlo senza correre rischi.

Anche se la gente ha paura di fare un clistere, assicuriamo il pubblico che si tratti di un’operazione assolutamente naturale.

Clistere: acqua calda o fredda?

In molti si chiedono quale debba essere la temperatura dell’acqua quando si fa un clistere: calda o fredda?

Qual è quella giusta?

In linea di massima, in caso di intestino molto irritato (colite) e se si prova un po’ di dolore durante l’esecuzione, è meglio adoperare acqua ad una temperatura di 37/38°, quindi piuttosto calda, in quanto in tal modo le pareti intestinali si rilassano; se invece si desidera rinforzare e tonificare un intestino un po’ debole, la temperatura ideale è di 25/27°.

Ci sono controindicazioni?

Quando ci si sottopone ad un clistere o ad un enteroclisma, l’importante è usare la tecnica giusta e mettere in atto le dovute precauzioni per non farsi male.
A tale scopo, la lubrificazione del beccuccio rettale è fondamentale, poiché lo rende più “scivoloso” e gli consente di entrare dentro senza attrito e senza incontrare resistenza, quindi senza dolore; la lubrificazione deve avvenire con un prodotto naturale, pertanto un po’ di sapone o dell’olio di vaselina sono perfetti.
Ugualmente importante è, come evidente, l’igiene, che deve essere accuratissima per non rischiare infezioni: il clistere riutilizzabile, dopo l’uso, va accuratamente lavato e disinfettato per eliminare germi e batteri, quindi occorrono acqua calda ed un prodotto spermicida specifico.

Il clistere fa male ?

Sul clistere si raccontano tante storie “da incubo”, ma si tratta di esagerazioni, dovute soprattutto al fatto che esso riguarda una parte molto intima e delicata del nostro corpo.
In effetti esso può causare fastidio, anche un minimo dolore se le pareti dell’intestino sono molto irritate, ma si tratta di disturbi sopportabili; il clistere, per intenderci, fa molto meno male dell’inserimento della sonda rettale che si utilizza per eseguire esami diagnostici come la colonscopia.

Varianti di enteroclismi

Non solo acqua: il clistere può avere diverse varianti, ognuna delle quali con proprietà e scopi specifici.

Fra le più utili segnaliamo:

  • clistere al caffè, da preparare con polvere di caffè biologico. La caffeina, assorbita dalle mucose rettali, apre i dotti biliari, che a loro volta liberano masse ingenti di materiale di scarto;
  • clistere alla camomilla, lenitivo, decongestionante e calmante. Si usa ad una temperatura compresa tra 28° e 35°;
  • clistere al bicarbonato di sodio, un cucchiaino da sciogliere in due litri di acqua tiepida, ha un forte potere alcalinizzante ed aiuta a combattere infezioni come la candida. Dell’uso benefico del bicarbonato si è già parlato in un precedente articolo;
  • clistere con sale marino integrale, disinfettante e depurativo, ed utile contro costipazione, flatulenza e meteorismo;
  • clistere al limone (si può anche mixare con il bicarbonato), disinfettante, igienizzante, cicatrizzante e disintossicante;
  • clistere di glicerina, consigliato in caso di stitichezza per il suo elevato potere evacuante;
  • clistere di magnesio, depurativo e disintossicante

C’è chi reputa che non tutte le acque siano uguali e che preferisce impiegare per questo tipo di pratica delle acque dinamizzate, mentre altri sono più scettici, considerandola alla stregua di una bufala.

Differenza tra clistere naturale e clistere artificiale

I clisteri naturali sono quelli che si fanno a casa con acqua e/o altre sostanze naturali (caffè, magnesio, glicerina, limone, sale ecc.), mentre in ospedale si effettuano clisteri (o clismi) contenenti soluzioni iperosmotiche di fosfati di sodio e potassio.
Nei centri in cui si fa l’idroncolonterapia infine, ci si avvale di un apposito macchinario capace di mettere in circolo una quantità di acqua di gran lunga superiore.

Marche di enteroclismi

Tra le più famose marche produttrici di clisteri ed enteroclismi ci sono Pic, quella del famoso tormentone pubblicitario che ci ricordava in continuazione che “non fa male”, e Clisma fleet.
Clisma fleet si rivolge ad adulti e bambini di età superiore a 3 anni per la risoluzione della stipsi occasionale, anche pre e post operatoria.
Anche se di norma ben tollerato, Clisma fleet non è esente da controindicazioni e non è adatto a tutti: leggere attentamente il foglietto illustrativo prima di utilizzarlo.
Per l’uso in gravidanza e allattamento, non essendo note le conseguenze sul nascituro, chiedere sempre precentivamente il parere del medico.

Si può fare da soli o serve un esperto?

Il clistere si può eseguire tranquillamente da soli dopo che si è appresa la tecnica giusta e seguendo scrupolosamente i consigli finora forniti. Qualora il pensiero di inserire qualcosa nel retto vi fa venire la pelle d’oca, sappiate che esistono delle tecniche specifiche per superare la paura di farsi un clistere.
Preparatelo preferibilmente con acqua purificata invece di quella del rubinetto e con ingredienti naturali adatti allo scopo che desiderate ottenere (caffè, sale, limone, glicerina ecc.).
Una purga fatta in casa, per quanto efficace, non sortisce mai il medesimo effetto dell’enteroclisma, che non solo libera l’intestino dalle feci, ma lo ripulisce da scorie e tossine per un’azione a 360°.

Lo possono usare i bambini e i neonati?

Sì, anche i più piccoli, all’occorrenza, possono fare il clistere, purché specifico per la loro età.
In farmacia si vendono apposite perette, per lo più a base di glicerina ed altre sostanze emollienti e lenitive, appositamente studiate per le caratteristiche e le esigenze dei soggetti pediatrici.
Questi piccoli clismi hanno una conformazione particolare, adatta alla specifica anatomia di neonati e bambini.

ingrandimento di parassiti al microscopio

Quando viene la parassitosi intestinale?

­La parassitosi intestinale è una patologia a carico dell’intestino determinata dalla presenza di parassiti. Per contrastare questo problema bisogna sapere quando viene la parassitosi intestinale, ma anche quali sono le funzioni dell’intestino, cosa fa un parassita, come fare diagnosi, quali sono i sintomi e quali possono essere i possibili rimedi.

Le funzioni dell’intestino
Che fanno i parassiti nel corpo umano?
Solo i cani hanno i parassiti nell’intestino?
I sintomi della presenza di parassiti
Bambini che hanno preso i vermi
Omeopatia o farmaci
I tipi di vermi

Funzioni principali dell’intestino

La corretta funzione dell’intestino è fondamentale per il benessere dell’organismo. Vi sono delle situazioni nelle quali l’apparato intestinale non riesce a funzionare in modo consono e questo può determinare degli squilibri rilevanti.

L’intestino svolge prevalentemente due funzioni. La prima è la funzione di digestione, essenziale per scindere i macroelementi che noi assumiamo con la dieta in microelementi. La seconda funzione è quella dell’assorbimento, volta a determinare l’assorbimento dei microelementi ottenuti dalla fase di digestione.
iIn tutte le condizioni in cui l’intestino presenta una alterazione della fisiologia, esso non riesce a svolgere correttamente le sue funzioni di digestione e di assorbimento.

Questo può comportare l’insorgenza di problemi di maldigestione e di malassorbimento, che hanno poi molteplici ripercussioni a seconda del tratto di intestino coinvolto, dell’estensione della patologia e del tipo di nutrienti che non riescono ad essere digeriti e/o assorbiti.

disegno intestino di donna

Che fa un parassita?

Abbiamo detto che la parassitosi intestinale è determinata dalla presenza di parassiti. E’ importante allora capire che fa un parassita, per inquadrare al meglio questa problematica.
Si può definire parassita un organismo che vive a spese dell’organismo ospite. Il parassita può vivere parzialmente a spese dell’ospite o anche totalmente a spese dell’ospite, ma in entrambi i casi sfrutta l’ospite per la sua sopravvivenza.

I parassiti si possono suddividere in organismi unicellulari ed organismi pluricellulari. I primi sono chiamati protozoi, mentre i secondi sono definiti metazoi.
Alcuni si chiedono se il parassita segue le fasi lunari ed in particolare se la luna piena possa avere una qualche influenza sullo stadio di parassitosi intestinale. Non è stato provato scientificamente che le fasi lunari abbiano un’influenza sulla patologia e sulla vita dei parassiti, ad oggi quindi non bisogna prendere in considerazioni né le fasi lunari, né la luna piena quando si cerca di scegliere il rimedio efficace per combattere la parassitosi intestinale.

Da tenere in considerazione è la pericolosità delle uova: alcuni parassiti producono uova, le quali possono essere le responsabili della trasmissione della parassitosi. E’ proprio da questo che deriva il pericolo delle uova ed è importante non solo fare attenzione all’alimentazione, ma anche fare attenzione alla propria igiene personale.
Un’altra domanda che ci si pone di frequente è se i parassiti possono uccidere. Per rispondere a questa domanda bisogna considerare la definizione di parassita che abbiamo dato poc’anzi. Il parassita è un organismo che sfrutta l’ospite per sopravvivere, per cui non è nell’interesse del parassita uccidere l’ospite, dal momento che alla sua eventuale morte dovrebbe cercare un nuovo ospite per vivere.

La parassitosi intestinale, che si ha quando i parassiti determinano una infezione a livello dell’intestino, determina malassorbimento. Gli alimenti introdotti con la dieta non riescono ad essere assorbiti correttamente e questo può portare a vari squilibri, a seconda del tipo di parassitosi e della tipologia di alimenti che non si riesce ad assorbire.

Colpisce solo i cani?

La parassitosi intestinale non colpisce solo i cani, ma può interessare anche altri animali e l’uomo. Possiamo rilevare non solo parassitosi intestinale canina, ma è possibile che vi siano anche uomini infestati da vermi.

I cani da piccoli devono essere sverminati, ovvero bisogna somministrare loro un apposito farmaco per uccidere gli Ascaridi che infestano il loro intestino. Molti hanno il timore di poter contrarre una parassitosi trasmessa dal proprio cane, timore che non è del tutto infondato perché il rischio è presente, sebbene sia basso. La trasmissione cane – uomo potrebbe avvenire per via oro – fecale, ovvero per il toccare le feci infette del cane e portarsi le mani alla bocca. Si tratta dunque di una situazione abbastanza rara, a patto che si rispettino le regole igieniche di base: evitare il contatto con materiale fecale di qualunque tipo e lavare bene le mani.

Più facile è entrare in contatto con i vermi attraverso alimenti contaminati e che non sono stati lavati in modo corretto. Il fatto che i vermi non si siano estinti negli anni è determinato dalle nostre abitudini, in particolare dalle nostre abitudini alimentari.
L’alimentazione è una delle principali vie di trasmissione della parassitosi intestinale e il non aver migliorato le nostre tecniche di trattamento degli alimenti ha fatto sì che questa malattia non andasse incontro ad estinzione.
Sicuramente la situazione nei paesi sviluppati è migliorata rispetto a qualche decennio fa, ma c’è ancora molta strada da fare per riuscire ad arginare al massimo le infezioni di parte dei parassiti.

Quali sintomi ha il disturbo?

Conoscere i sintomi della parassitosi intestinale è utile perché può essere un valido aiuto per indirizzarsi verso la diagnosi.
Vediamo di seguito quali sono i sintomi principali che si possono avvertire nel caso in cui siano presenti dei parassiti nell’intestino:

  • Prurito: il prurito è uno dei sintomi della parassitosi, in particolare il prurito localizzato a livello dell’ano.
  • Tachicardia: aumento della frequenza cardiaca oltre il range fisiologico.
  • Insonnia: difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, con conseguente debolezza e ripercussioni sul benessere psicofisico.
  • Grande stanchezza: può causare molti disturbi secondari, anche gravi; riuscire a curare la stanchezza cronica e recuperare le energie è di fondamentale importanza;
  • Epilessia
  • Orticaria
  • Anemia
  • Lingua bianca
  • Meteorismo: raccolta di gas all’interno dell’intestino, con conseguente senso di distensione addominale.
  • Occhiaie: le occhiaie sono determinate anche dall’insonnia, infatti la riduzione delle ore complessive di sonno ne determina la comparsa. Possiamo dire che il soggetto affetto da parassitosi intestinale presenta non una bella cera.
  • Si può diventare allergici: è possibile che si sviluppino delle reazioni di tipo allergico, con una risposta immunitaria sproporzionata rispetto allo stimolo.

Questo è il quadro sintomatologico caratteristico della parassitosi intestinale. Non tutti i sintomi devono necessariamente essere presenti e non tutti i sintomi devono comparire in contemporanea. Alcuni di questi sintomi non sono specifici dell’infezione dell’intestino da parte di parassiti, ma più elementi della lista presenti insieme aumentano sicuramente la specificità e favoriscono l’avvicinamento alla diagnosi di parassitosi.

Perché si prende?

La trasmissione della parassitosi intestinale avviene per contatto con materiale infetto e dunque per il contatto con il parassita o con le sue uova.

Tra i fattori determinanti rientra sicuramente l’alimentazione, prima causa di trasmissione dei parassiti. La trasmissione per via alimentare è determinata dall’ingestione di alimenti che sono contaminati da parassiti o da uova e che non vengono correttamente lavati e cotti.
Un’altra via di trasmissione è quella oro – fecale, determinata dal contatto orale con materiale fecale contaminato. Per ridurre questo rischio di contagio bisogna evitare contatti con le feci e lavare spesso le mani.La parassitosi può anche essere trasmessa per via verticale, ovvero per via placentare durante la gravidanza. Questa via di trasmissione è molto diffusa tra i cani.

Come si fa la diagnosi?

Per fare diagnosi di parassitosi intestinale non è sufficiente avere alcuni dei sintomi elencati in precedenza, ma bisogna rivolgersi al medico. La figura specializzata è quella del gastroenterologo, un medico specializzato nelle patologiche dell’apparato gastrointestinale.
Il medico può avvalersi di diversi test per giungere all’eventuale diagnosi. Il primo esame che si richiede è l’esame delle feci, il quale in caso di parassitosi risulterà alterato e mostrerà la presenza di uova di parassiti.

L’esame delle feci viene eseguito in giorni diversi, dal momento che i parassiti si spostano e non sempre le feci potrebbero risultare positive alla presenza di uova. Alcuni ritengono che i parassiti siano condizionati dalla luna, in realtà questo non è stato scientificamente provato.

Un altro esame utile a fini diagnostici è l’esame endoscopico. Si tratta di un esame che consente di visualizzare dall’interno il lume intestinale. La sonda endoscopica può essere inserita o dalla bocca o dall’ano e viene delicatamente fatta procedere per visualizzare tutte le caratteristiche dell’intestino.
Grazie a questo esame è possibile verificare la presenza o meno di parassiti all’interno dell’intestino, confermando o escludendo la parassitosi intestinale.

Talvolta vengono richieste anche gli esami del sangue, perché grazie ad essi è possibile riconoscere l’eventuale presenza di alcuni tipi di parassiti. Nel caso in cui il medico sospetti un coinvolgimento di organi e di apparati a distanza, determinato dalla parassitosi intestinale, egli potrebbe richiedere l’esecuzione di un esame di secondo livello. Questo esame può essere la TAC o la risonanza magnetica, entrambi esami volti ad individuare un eventuale coinvolgimento a distanza.

Un altro test che si può eseguire è il cosiddetto scotch test. Questo prevede l’utilizzo del normale nastro adesivo trasparente, che deve essere applicato delicatamente a livello dell’apertura anale. Lo scopo di questo test è far si che le eventuali uova di parassiti restino attaccate allo scotch, il quale potrà poi essere studiato al microscopio per metterle in evidenza.

Bambini con parassitosi intestinale

Anche i bambini possono essere colpiti da questa patologia e nel caso dei bambini con parassitosi intestinale la situazione è un dramma.

Il sintomo principale che viene avvertito e che dà molto fastidio è il prurito a livello dell’anno (in alcuni casi nelle bambini si può avere anche prurito vulvare). Accanto al prurito, i bambini possono anche diventare irrequieti ed irritabili. La situazione è difficile anche per i genitori, che non riescono a sopportare che i loro bambini debbano soffrire. Inoltre bisogna sottolineare che ci vuole pazienza e forza d’animo, perché il percorso di liberazione non è facile e la patologia potrebbe protrarsi nel tempo.

bimba con mani sporche si espone a rischio parassiti

Può servire l’omeopatia o servono medicinali?

Si potrebbe pensare di utilizzare un trattamento naturale come l’idrocolonterapia, ritenuta da alcuni il trattamento ideale contro la parassitosi dell’intestino e in generale un ottimo rimedio per la pulizia intestinale.

Attenzione al fatto che la manifestazione di alcuni sintomi extraintestinali potrebbe essere una conseguenza di una infezione parassitaria intestinale. Non bisogna dunque sottovalutare nulla. Il nostro consiglio è di rivolgersi al più presto al proprio medico curante, che saprà di sicuro consigliare e prescrivere la terapia farmacologica appropriata. E’ importante iniziare il trattamento al più presto, senza esitare e senza ritardare la visita dal medico.

La gente spesso usa il Cruminill o il Combantrin ma non si ottengono grandi risultati. Un ottimo farmaco da utilizzare per debellare la parassitosi intestinale è il Vermox, nome commerciale del mebendazolo. Ci si chiede spesso se il Vermox fa meno male, la risposta è che questo farmaco viene prescritto di frequente perché è stato più volte testato ed ha dimostrato di essere efficace e sicuro.
Un’altra domanda a cui rispondere è quando serve sradicare i vermi con lo zapper. Si tratta di un dispositivo che riesce ad uccidere i vermi elettricamente. Questo dispositivo, in vendita in rete, in realtà non viene mai consigliato dai medici. La procedura medica ufficiale consiste nella somministrazione della terapia, per la quale si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante.

In molti ritengono che le case farmaceutiche abbiano interesse a non curare in modo corretto le parassitosi per generare profitti. Questo modo di ragionare è tipico dei complottisti, che utilizzano lo stesso pattern anche per altre patologie. Quello che preme sottolineare è che le case farmaceutiche non hanno alcun interesse ad immettere in commercio farmaci poco efficaci. I farmaci che attualmente vengono prescritti per il trattamento delle parassitosi sono i farmaci migliori di cui disponiamo ed è inutile continuare a gridare al complotto quando poi non ci si affida ai rimedi medici comprovati scientificamente.

Aglio fa bene o fa male?

Oltre alla terapia medica ufficiale, molte persone cercano conforto anche nei rimedi naturali. Nell’antichità le nonne erano solite utilizzare un infuso di assenzio o l’olio di timo e per togliere i vermi andavano spesso dalla zingara.

I semi di zucca sono ritenuti un ottimo rimedio naturale e in alcuni casi si utilizza anche l’aglio, considerato un rimedio naturale per risolvere la parassitosi. Il consiglio è di affidarsi alla terapia medica: puntare sui rimedi naturali poco efficaci potrebbe determinare un peggioramento ed un inasprimento della patologia intestinale.

Può ritornare?

La parassitosi intestinale può essere anche una malattia recidivante, ovvero può sembrare che sia guarita del tutto ma si presenta una ricaduta. Ecco perché è fondamentale scegliere un trattamento corretto che consenta di eliminare una volta per sempre tutti i vermi. Le corrette abitudini igieniche e le corrette abitudini alimentari possono contribuire a ridurre il rischio di parassitosi dell’intestino. Inoltre una corretta dieta può aiutare a evitare le ricadute.

Gli alimenti da preferire per mettere in atto una dieta preventiva sono i seguenti: aglio, semi di zucca, cipolla, chiodi di garofano, curcuma, assenzio, mallo di noce nera, semi di pompelmo, origano, semi di sesamo, carote, zenzero, fichi, yogurt e anice. Si tratta di una lunga lista di alimenti che possono contribuire ad evitare la parassitosi intestinale e le recidive. Ovviamente si ricorda di seguire una dieta alimentare varia e salutare.

Ho i vermi nelle feci

Cerchiamo di capire quali sono i parassiti umani più diffusi. La parola parassita viene spesso associata anche all’uomo: si parla di uomini parassiti per indicare coloro che sfruttano gli altri per trarne benefici, ovviamente questo non ha nulla a che vedere con la parassitosi intestinale.

I principali parassiti intestinali sono Giardia lamblia, Enterobius vermicularis, Ascaris lumbricoides, Schistosoma, Taenia. Vi sono in realtà anche altri parassiti che possono determinare un’infezione intestinale, ma questi sono quelli più diffusi.
Tra le parassitosi intestinali più frequenti troviamo anche quella da ossiuri, che viene definita parassitosi da ossiuri. Questa parassitosi ha una prevalenza maggiore fra i bambini, ma non risparmia neanche gli adulti. Si tratta di vermi molto sottili e piccoli: la lunghezza della femmina è di circa 10 millimetri, mentre la lunghezza del maschio è di circa 4 millimetri.

Questi vermi sono in grado di depositare le uova a livello dell’ano dell’ospite, uova che potranno essere ritrovate nell’esame delle feci. Il contatto con le feci infette può determinare la trasmissione dell’infezione con modalità oro – fecale.

Per quanto riguarda il verme solitario, questo è il nome comune della tenia, che abbiamo spiegato prima essere fra i principali agenti eziologici della parassitosi dell’intestino. Nella maggior parte dei casi la tenia non determina alcuna sintomatologia e questo quindi ritarda anche l’inizio della terapia per la sua eliminazione.
Le dimensioni dei diversi parassiti sono variabili. Questo porta a delle importanti differenze visive se li si guarda in foto: alcuni sono facilmente identificabili, altri invece sono invisibili perché di dimensioni troppo ridotte.

Altri parassiti molto diffusi e da tenere in considerazione quando si fa la diagnosi di parassitosi intestinale sono la Anisakis, la Giardia e l’Ameba. Sia l’amebiasi che la giardiasi sono delle protozoosi, ovvero delle forme di infezione intestinale determinate dalla presenza di un protozoo.

Un appunto importante da fare relativamente alla parassitosi determinata dall’ameba è che essa può avere come complicanza la comparsa della diverticolite. La diverticolite si caratterizza per la presenza di diverticoli infiammati. E’ importante sottolineare che deve essere presente il processo flogistico, perché la sola presenza dei diverticoli non configura il quadro di diverticolite, ma quello di diverticolosi, il quale può anche essere considerato parafisiologico.

Indipendentemente da quale sia il parassita implicato, le norme igieniche ed alimentari sono l’ideale per prevenire qualunque tipo di parassitosi intestinale. Nel caso in cui si dovesse contrarre l’infezione si ricorda ancora una volta di rivolgersi al medico curante per stabilire insieme a lui la terapia da mettere in atto per risolvere il problema.

calcoli del lavaggio del fegato presso centro heliantus

Lavaggio epatico: meglio farlo o meglio di no?

Lavaggio epatico: di cosa si tratta?
E’ un metodo naturale ed efficace per depurare il fegato.
Siamo andati in giro per il web, a chiedere testimonianze, per dipanare il dubbio: meglio fare un lavaggio epatico o meglio di no?

Cosa significa lavaggio epatico
Metodo Moritz
Trattamento Racanelli
Le controindicazioni del trattamento
Terapie farmacologiche per curarsi
Quando si fa il lavaggio epatico?
Dimagrire con i sali di epsons
Funziona per davvero?

Per chi volesse approfondire la questione o per chi non ha nozioni sull’argomento, abbiamo deciso di affrontare tutti gli aspetti di questo controverso argomento.
Partiamo dall’ayurveda.

Lavaggio del fegato: cosa è e come si fa

Come tutti sappiamo il fegato è una ghiandola deputata alla purificazione del sangue, allo smaltimento delle sostanze tossiche, alla sintesi e secrezione della bile, alle funzioni di metabolismo di colesterolo, zuccheri e proteine e via dicendo.

Il fegato è un organo indispensabile e lo sa bene la medicina ayurvedica, secondo cui rappresenta la sede del Ranjaka Pitta, che regola la salute mestruale, endocrina e della pelle.
Cosa succederebbe in caso di squilibrio epatico?
Le manifestazioni più evidenti sarebbero: anemia, itterizia, infiammazioni cutanee, rabbia e diversi disordini del sangue.

Sappiamo con certezza che un fegato affaticato, intossicato e grasso è fonte di svariati problemi, a cominciare da:

  • difese immunitarie basse,
  • difficoltà nelle digestioni,
  • stanchezza,
  • dermatiti,
  • formazione di calcoli.

Lo studio ed il metodo Andrea Moritz

L’importanza di depurare il fegato è basilare nel percorso di salute che può intraprendere ogni organismo. E’ stato studiato un metodo naturale da Andrea Moritz, molto semplice ed anche economico, che è possibile realizzare in casa.

Moritz sostiene che i disturbi del fegato possono essere causati da composti tossici che stanziano all’interno di grumi di bile indurita ovvero i calcoli intraepatici. Tutto ciò non da solo origine ai disturbi di cui abbiamo già parlato, ma causa anche invecchiamento precoce, calo delle funzioni del fegato, indebolimento ma anche depressione, malessere e cinismo.

Dallo studio di Moritz emerge che il fegato manda i suoi segnali di allarme e spetta a noi non ignorarli:

  • infiammazioni della pelle
  • mal di testa
  • ciclo mestruale irregolare
  • spossatezza
  • aumento di peso
  • colesterolo alto
  • disturbi gastrointestinali
  • gonfiore addominale
  • ritenzione idrica

Per farla breve: fegato intossicato, dotti biliari intasati dai calcoli portano una certa sintomatologia che se non osservata correttamente potrebbe sfociare in fastidiosi problemi.

Lavaggio epatico: qual è la procedura corretta?

Sottolineiamo che il metodo è:

  • facile
  • sicuro
  • indolore
  • naturale

Se state immaginando tubi, farmaci, punture ed ospedali siete fuori strada.

In che cosa consiste

Ci serviranno:

  • succo di mela (6 litri, biologico)
  • olio di oliva (125 ml)
  • succo di limone o di pompelmo (2 – 3 frutti)
  • sale di Epsom (in pastiglie o in polvere è noto anche come sale inglese o solfato di magnesio)

Il lavaggio dura circa 14 ore ed il suo scopo è quello di espellere i calcoli e le concrezioni che si formano nel fegato e nei dotti biliari.

Occorre prendere delle precauzioni visto che, pur essendo un metodo semplice e naturale, le istruzioni vanno seguite minuziosamente.

Fasi del lavaggio

Ora che conosciamo l’occorrente necessario per realizzare questa pulizia epatica, dobbiamo scegliere il primo giorno per iniziare il trattamento. Sconsigliati i giorni di luna piena, perché il corpo tende a trattenere i liquidi, è preferibile scegliere un week end con la luna nuova. Evitare di assumere i farmaci durante il trattamento. Se prendete la pillola anticoncezionale è bene chiedere il parere del medico, prima di sottoporsi alla cura.
Sei giorni prima del giorno d’inizio si suggerisce di bere un litro di succo di mela al giorno, nell’arco della giornata, ma sempre lontano dai pasti. E’ importante anche che il colon sia svuotato e pulito perchè gli effetti del lavaggio del fegato siano più evidenti.

La dieta da seguire è la seguente:

Giorno 1

  • Colazione leggera e pranzo senza fritti e latticini
  • Dalle 13.30 non mangiare e non bere più nulla
  • sciogliere 4 cucchiai di sale Epsom in 0.7 l d’acqua: in tal modo otterrai una soluzione amara, da dividere in 4 porzioni uguali (corrispondenti a 3/4 di bicchiere).
  • Alle 18 inizia a bere la soluzione con una cannuccia.
  • Alle 20 bevi la seconda porzione della soluzione.
  • Alle 22 mescola bene la spremuta di limone o pompelmo e l’olio bere e sdraiarsi supini, sdraiati per 20 minuti.

Giorno 2

  • Appena svegli bere la terza dose di sale epsom, rimettersi a letto
  • 2 ore dopo il primo risveglio, prendi la 4 e ultima porzione di sale epsom, e poi torna a letto.
  • A questo punto inizia la diarrea con espulsione dei calcoli biliari, verdi e galleggianti. Le palline bianche sono il colesterolo.
  • A pranzo mangiare frutta.

Ripetere il lavaggio epatico a distanza di 2-3 settimane fino ad ottenere una completa pulizia del fegato.
Dopo il trattamento è bene osservare una dieta depurativa che permetta al fegato di rimanere in un sano equilibrio, senza ledere ai progressi raggiunti.

Per questa ragione, la mattina sarebbe sempre da preferire thè verde e yorgut. Vanno anche bene il caffè d’orzo o di tarassaco e accompagnare la colazione con miele e pane integrale o un frutto.

Per gli spuntini: consumare frutta fresca e tisana (bardana o tarassaco), o frutta secca e centrifugato.

A pranzo optare per verdure cotte o crude, pasta, pane e riso integrali. Pollo o pesce, non fritti e non accompagnati da salse grasse.

A cena: bene la verdura cotta, asparagi e carciofi sopratutto e pesce al vapore o legumi.

Il lavaggio epatico della dottoressa Racanelli

Anche presso il Centro Heliantus viene praticato il lavaggio del fegato, durante ogni fase di luna nuova. La dottoressa ha sperimentato in prima persona i benefici di questo trattamento, di cui in basso alleghiamo le foto dei calcoli che è riuscita ad eliminare. Ha così ideato un programma differente da quello formulato da Moritz, reputandolo ancora più efficacie e avendolo avuto modo di sperimentarlo su centinaia di pazienti, di cui potete leggere le opinioni.

Consigli preliminari:

A partire da 2 giorni prima del lavaggio del fegato, la dottoressa suggerisce di bere solo liquidi, senza assumere grassi in alcun modo. E’ importantissimo che non beviate olio o mangiate mandorle, noci, yogurt, cioccolato, come pure qualunque cibo o liquido contenente molti grassi. Questo servirà a riposare la cistifellea, evitando che faccia sforzi alimentari eccessivi.
Tutto quello che andremo a ingerire in questi giorni saranno:

  • centrifugati a base di verdura e frutta,
  • brodo vegetale,
  • tisane

Il giorno del lavaggio epatico

Dalle ore 16.30 circa iniziare il digiuno completo (se necessario, bere soltanto acqua)

Ore 18.00 Bere la I dose (o 28 capsule + 25 grammi di acqua)

Ore 20.00 Bere la II dose (o 28 capsule + 25 grammi di acqua)

Ore 22.00 Bere 100 grammi di olio di oliva con succo di pompelmo, limone oppure ananas, a seconda dei gusti del paziente.

Questo passaggio è fondamentale, perchè è quello in cui la cistifellea, dopo tanto riposo, si trova ad affrontare i primi grassi. Di conseguenza si aprirà del tutto, liberando il fegato delle incrostazioni accumulate nel tempo e generando lo stupore dello stesso paziente che resta sempre sbalordito nel vedere la dimensione, il colore e la quantità dei calcoli usciti dal proprio corpo.

Ecco ad esempio le foto di quelli espulsi dal corpo della dottoressa durante vari lavaggi a cui si è sottoposta nel corso della vita.

foto del lavaggio epatico dottoressa racanelli

calcoli del lavaggio del fegato presso centro heliantus

Superata questa fase, stendersi per 20 minuti e restare del tutto immobili con la pancia rivolta verso l’alto.

Il giorno successivo

Ore 06.00 Bere la III dose (o 30 capsule + 25 grammi di acqua)

Ore 08.00 Bere la IV dose (o 28 capsule + 25 grammi di acqua)

A questo punto il lavaggio del fegato si può considerare concluso e a partire dalle 09.30 in poi è possibile iniziare l’alimentazione consueta.

Si raccomanda di rimanere sempre a digiuno tra una dose e l’altra e di sorgeggiare al massimo piccoli quantitativi di acqua. Dal momento in cui si beve l’olio è possibile che avvenga la fuoriuscita dei famosi calcoli biliari. Hanno l’aspetto di tantissimi piselli verdi, ma possono anche presentarsi di una tonalità più scura.
A titolo informativo, il quantitativo si sali di epson assunto in ogni singola dose è di 20 grammi, metre quello assunto durante un lavaggio completo è pari a 80 grammi.

Piccole controindicazioni

Come già detto occorre seguire bene le indicazioni. E’ molto importante che il colon sia libero onde evitare malessere o nausea e vomito, per tale motivo si consigliano lavaggi del colon attraverso idrocolonterapia, decisamente molto efficace.

Chi soffre di problemi di stomaco, e tendenzialmente lo sente pieno ma in realtà è gonfio, dovrebbe rivolgersi al medico prima di iniziare il lavaggio epatico, per non rischiare di peggiorare la propria situazione.

Pro e contro del trattamento

Pro: depurazione del fegato, rafforzamento delle difese immunitarie, espulsione dei calcoli, organismo più attivo, perdita di peso, abbassamento del colesterolo e pelle più luminosa e meno soggetta ad irritazioni.

Contro: non è decisamente facile mandar giù i beveroni perché il sale inglese è amaro ed il succo di limone con l’olio non è il massimo del gusto. Una volta superato il disagio iniziale, legato all’introduzione di questi strani sapori, non dovrebbero presentarsi particolari problematiche. Ad ogni modo, in caso di diarrea o sintomi come vertigini, nausea e debolezza, non agitarsi ed entrare nell’ottica che si trattano di segnali legati al fatto che l’organismo si sta liberando e comunica tutto questo attraverso dei nuovi meccanismi. Se il disagio dovesse perdurare dopo 7 giorni dalla data del lavaggio, sarebbe opportuno un controllo più approfondito.

Domande più frequenti

  • possono spostarsi i calcoli e fare più male?

I calcoli vengono espulsi in modo indolore

  • i calcoli escono al primo lavaggio?

Già dal primo lavaggio si potrà osservare l’espulsione di calcoli ed eventualmente colesterolo

  • quando farlo?

Non va fatto in caso di malattie croniche, di assunzione di farmaci vitali o di chemioterapia. E’ importante scegliere un fine settimana di luna nuova.

Per accertarsi dell’espulsione o viceversa della presenza dei calcoli si può procedere con l’eco-addome, un’indagine ecografica. Se gli esiti sono sconfortanti parlarne con il medico di base.

  • Perché il fegato si ammala?

Può dipendere da diversi fattori: troppo alcol, troppi cibi grassi, troppi farmaci, troppo stress, troppi fritti. Ognuno deve esaminare lo stile di vita e l’alimentazione per individuare le cause di un fegato intossicato. I calcoli biliali dipendono, in prima analisi, dalla propensione a mangiare schifezze, poco assimilabili dal nostro fegato.

  • Si può aiutare a guarire il fegato?

Sì, come vedremo sotto occorre curare l’alimentazione in particolare.

  • Quanto è importante pulire il colon?

Tantissimo sia prima che dopo il lavaggio epatico. Generalmente si usano i clisteri, ma è preferibile l’idrocolonterapia per ristabilire la flora batterica e liberare completamente l’intestino da pericolosi ristagni di tossine. Decisamente meglio di un clistere con bicarbonato.

  • Lo usano per dimagrire?

Sì, il lavaggio epatico aiuta il fegato ad eliminare le scorie e tossine ed essendo un organo centrale nel metabolismo dei grassi, curarlo porta ad essere più magri. Anche se non può essere considerato un brucia grassi in senso proprio, permettendo di recuperare l’equilibrio nell’organismo, consente anche una perdita di peso naturale, associata all’espulsione delle tossine che avevamo imprigionato nel nostro corpo.

  • Che cosa sono i calcoli?

Sono concrezioni solide, sassolini, che si formano nella cistifellea (colelitiasi), nel fegato oppure nel coledoco (coledocolitiasi). Possono essere formati da colesterolo, sali di calcio e sostanze organiche. Quando sostanze in eccesso nel sangue, come il colesterolo, si trovano nel fegato o nei dotti biliari e non vengono sciolti ecco che si formano i calcoli. Tutto ciò può dare origine a coliche epatiche associate ad un dolore spaventoso.

Si precisa come il lavaggio epatico è consigliato nel caso di un problema di lieve entità perché in caso di calcoli dolorosi e di grandi dimensioni è necessario l’intervento chirurgico. La rimozione naturale di calcoli di grandi dimensioni sarebbe possibile attraverso particolari diete del digiuno, che possono essere fatte solo con l’aiuto di specialisti del settore.

Quando fare il lavaggio epatico?

In linea di massima almeno 2 volte all’anno, anche se, non provocando alcun effetto negativo, si potrebbe effettuare ogni luna nuova (luna nera). Non occorre aver appurato dei problemi al fegato per trovare giovamento in questo trattamento, ma se avete ricevuto delle indagini ecografiche sconfortanti (per esempio l’eco-addome), forse è arrivato il momento di una vera pulizia interna.

Rimedi naturali per depurare il fegato

Detossificare il fegato è un’azione che dovremmo fare almeno una volta a settimana, ma in questo caso non parliamo di lavaggio epatico.

Come depurare il fegato?

Il primo passo è smetterla con gli alcolici in quantità industriale (immaginate il fegato di un inglese, con tutto l’alcool che ingurgitano sarà devastato).

In secondo luogo per depurare il fegato occorre conoscere le giuste erbe, i cibi adatti e le bevande che ci possono aiutare. Vediamo quali sono:

  • succhi e centrifugati

In primis citiamo il succo di carota che ha una forte proprietà depurativa. Bene il cetriolo,molto diuretico. Il succo di mela ovviamente, bio e senza zuccheri aggiunti. Il pompelmo non solo depura, ma abbassa anche il colesterolo.

L’acqua e limone,la mattina a digiuno è ormai un must della depurazione.

Bene la linfa di betulla ed il succo di aloe vera (mai fai da te sempre acquistato in erboristeria o farmacia).

Il top? Aggiungere la curcuma, potentissimo antinfiammatorio, ai centrifugati.

  • Erbe e tisane

Ortica e tarassaco, potete bollirle e berne l’acqua e mangiarle bollite con un filo di olio evo e un poco di succo di limone. Sono perfette per disintossicare il fegato, ma anche reni e vescica.

L’eccellenza sono i semi di cardo mariano, ottimali soprattutto per chi assume molti farmaci. Si mettono a bollire per 10 minuti e si beve la tisana tiepida, lontano dai pasti (non idoneo per chi soffre di gastrite).

Il desmodio è una pianta africana meno comune, rigenera e ripara il fegato. In tema ricordiamo anche l’erba d’orzo.

Importante la tisana allo zenzero contro le infiammazioni.

Meno noto il decotto di bardana ma con un alto potenziale depurante e disintossicate dell’apparato epatico.

Bene il thè verde.

centrifugati di frutta fresca

  • Alimenti

Assolutamente sì a cicoria, carciofi, cardi, topinambur ed asparagi. Aglio e cipolle sono importantissimi per la bile,così come carciofo e tarassaco per abbassare il colesterolo. Ci si può fare una tisana o chi li tollera può anche ingerirli crudi (auguri). Bene anche avocado, mirtilli rossi, carote e mele crude, broccoli e melanzane.

Ricordiamo che la pulizia del fegato ammalato non va mai trascurata e che le basi di una buona salute epatica sono: non fumare, non bere e mangiare sano.

Lavaggio epatico: succo di mela e sali di Epsom

Ritornando al discorso del lavaggio del fegato, dobbiamo approfondire due ingredienti importanti.

Il succo di mela

Perchè il succo di mela fa bene? Per via dell’acido malico che aiuta la rigenerazione dei tessuti, migliora la diuresi e la depurazione, migliora la resistenza e previene i cali di energia, calma lo stomaco ed il colon irritati. Può far male? Assunto in dosi massicce non va bene, inoltre ricordiamoci mai a stomaco pieno. Per potenziare il succo di mela aggiungiamo un cucchiaio di succo di limone che è un toccasana per il fegato.

Sali di Epsom o Solfato di magnesio

Si possono acquistare in farmacia oppure online. Hanno un sapore amaro ed in nessun caso se ne deve abusare per non andare incontro a controindicazioni. E’ possibile comprare i sali inglesi anche online, per maggiori info, inviateci una email.

Lavaggio del fegato: bufala o funziona?

Ed ecco la parte più scottante: fa bene davvero?

Per poter rispondere a questa domanda basterebbe cercare le recensioni sul web, di chi si è già sottoposto a questo trattamento. Facebook, youtube e forum riportano una quantità impressionante di testimonianze, che possono servire a definire un’opinione più chiara, con annesse le foto, che comprovano la fuoriuscita di calcoli e altre schifezze solide o gelatinose.

Tutti confermano che escono pietruzze, raccontano che senti proprio i calcoli passare tra i dotti biliari e descrivono una sensazione di felicità dopo averlo fatto. Riferiscono di sentirsi più forti e di non avere più neanche un raffreddore.

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