medicina alternativa per curare

Medicina alternativa: basi di verità

Negli ultimi anni molte persone si sono rivolte alla medicina alternativa per risolvere problematiche mediche più o meno importanti, nella speranza di alleviare i sintomi senza necessariamente dover rischiare gli effetti collaterali dati dall’assunzione dei farmaci tradizionali.

Con il termine medicina alternativa si indicano diverse pratiche che contrastano varie patologie, rimedi che però non risultano essere supportati da prove sperimentali che possano provarne l’efficacia, ecco perché tali rimedi entrano a far parte del rango delle pseudoscienze. Eppure sono molti a reputare che questo tipo di approccio funzioni.

Tali pratiche chiamate alternative o complementari considerate tali proprio perché si discostano da quelle che sono le teorie della medicina ufficiale, sono presenti fin dal passato in varie culture e religioni.

Sicuramente una delle più famose è la medicina alternativa cinese, comunemente conosciuta anche con la sigla MTC, una disciplina olistica particolarmente complessa e lontana dalla concezione di medicina in Occidente, ma che negli anni è riuscita a fare breccia nell’interesse dei Paesi occidentali.

Secondo la medicina tradizionale cinese i principi cardine sono i cinque elementi, il Qi, il Tao, il rapporto tra Yin e Yang e le fasi relative, oltre che i meridiani. Tali fattori risultano essere in correlazione tra loro, mentre lo stato di malattia deriva dalla perturbazione dell’equilibrio energetico dei vari elementi.

Qualora il medico non sia in grado di migliorare la condizione del paziente è possibile intervenire con diverse terapie come la farmacologia cinese, il massaggio o la ginnastica, ma anche l’agopuntura. Nei principali ospedali presenti in Oriente le pratiche della medicina alternativa cinese vengono impiegate per il trattamento di disturbi dei vari pazienti.

Una delle discipline di medicina alternativa particolarmente apprezzata è proprio l’iridologia, ovvero lo studio dello stato di salute del corpo attraverso i segni iridei presenti nell’occhio. Nonostante tale disciplina abbia acquisito sempre più riconoscimenti negli anni, sono in molti a muovere i dubbi sulla sua veridicità.

In Italia essendo ancora poco diffusa la tendenza di curarsi con i rimedi di medicina alternativa, specie se non accessibili economicamente a tutti, molti preferiscono andare in Romania per curarsi con la medicina alternativa, ma a prezzi decisamente contenuti.

Di contro però molti pazienti pur di risparmiare potrebbero affidarsi a ciarlatani e non a professionisti del settore, ma in Italia la prospettiva dell’apertura di centri specializzati sicuramente più sicuri e professionali è una strada ormai percorribile.

Della medicina alternativa fanno parte varie discipline dall’agopuntura, che consente di promuovere la salute e il benessere dell’individuo utilizzando degli aghi da infilzare in alcuni specifici punti del corpo, l’iridologia, ovvero lo studio dell’iride, e la Bemer terapia, ovvero un trattamento naturale che consente di riequilibrare il sistema immunitario, velocizzando il processo di guarigione del paziente.

medicina alternativa per curare

Medicina alternativa o complementare?

Purtroppo il concetto di medicina “alternativo” ha fatto sì che si diffondesse una concezione assolutamente sbagliata della medicina alternativa, ovvero rimedi che secondo questa accezione demonizzerebbero la medicina tradizionale e che sarebbero in grado addirittura di sostituirla.

Ma non è proprio così, dato che sarebbe il caso di iniziare a parlare di medicine complementari che possano essere affiancate alla medicina tradizionale, per integrare le cure ed eventualmente potenziarle.

Solitamente il paziente che risulta attratto dalle cure alternative orientali rimane affascinato e inizia dei veri e propri percorsi di cura complementare, magari perché qualche amico ha constatato eventuali benefici dalla medicina alternativa e ci possa influenzare positivamente.

Numerose sono pazienti donne a spingersi verso la medicina alternativa, per una maggiore fiducia versi i rimedi naturali proposti, o soprattutto per la cura dei pazienti più piccoli. Sono i genitori ad affidare i propri figli alle cure di specialisti di medicina alternativa, proprio per evitare l’abuso di farmaci, dato che negli ultimi anni si presta sempre più attenzione alla propria salute e ne è una conferma l’aumento di chi vuole diventare naturopata.

Pro e contro della medicina alternativa

Prima di intraprendere un percorso di cura tramite le varie discipline di medicina alternativa si dovranno tenere in considerazione sia gli aspetti positivi che quelli negativi, ma ciò dipende necessariamente dalla tipologia di problema che si deve risolvere. Per patologie più importanti sicuramente è fondamentale affidarsi alla medicina tradizionale magari cercando di affiancare rimedi complementari in grado di aiutare a superare al meglio il periodo di malessere del paziente.

Troppo spesso infatti il concetto di rimedi naturali viene associato a cure del tutto blande, ma essendo assolutamente naturali possono essere impiegati per il trattamento di vari disturbi senza dover incorrere in alcuna complicazione. In sostanza: non fa male e in mondo in cui gli effetti collaterali dei farmaci sono spesso peggiori delle stesse cause per cui uno li assume, può ritenersi un bel vantaggio.

Sul web sono innumerevoli le discussioni a favore o sfavore della medicina alternativa che riguardano principalmente la cura dei tumori, molti sostengono che non esistono cure se non quelle della medicina ufficiale, mentre altri invece sostengono che possano esistere dei trattamenti alternativi alla dolorosa chemioterapia, considerata una scelta quasi obbligatoria in campo oncologico.

Seppur i dubbi a riguardo siano numerosi è invece appurato quanto l’alimentazione e il mantenimento di uno stile di vita assolutamente sano possa essere uno dei rimedi naturali più efficaci per la prevenzione al cancro, ecco perché esistono delle vere e proprie tabelle presenti anche sul web con i diversi cibi anticancro.

Metodo Hamer

Uno dei metodi di cura alternativo che negli ultimi anni ha suscitato innumerevoli polemiche è il metodo Hamer, sperimentato proprio dal medico tedesco negli anni ’80, metodo che studia le reazioni del corpo ai traumi profondi e come esistano dei possibili legami con la malattia.

Secondo Hamer sarebbe proprio il conflitto interiore ha creare la malattia, considerata un naturale processo evolutivo della persona, e secondo lo stesso Hamer una volta compreso il conflitto interiore è possibile per il paziente raggiungere il completo ripristino dello stato di salute, con la graduale scomparsa dei sintomi della malattia.

Diverse sono le pratiche che rientrano nella medicina alternativa, dall’agopuntura, all’iridologia, così come l’omeopatia, la fitoterapia, la naturopatia, l’aromaterapia. Anche l’iridologia è una pratica appartenente alla medicina alternativa, che consente tramite lo studio dell’iride di analizzare lo stato di benessere del paziente. Diversi sono i dubbi mossi riguardo l’esame dell’iride, ma secondo molti studiosi è realmente possibile tramite i segni lasciati sull’iride riuscire a definire in maniera dettagliata lo stato di salute del paziente.

L’idrocolonterapia è una pratica utilizzata per consentire il lavaggio del tratto intestinale, procedura che viene eseguita con appositi macchinari. Solitamente viene utilizzata per aiutare il sistema digestivo ad eliminare il materiale di scarto, svolgendo un’azione di depurazione profonda.

Oltre alla depurazione però l’idrocolonterapia è efficace per attivare le vie linfatiche e contrastare così il meteorismo e i gonfiori addominali spesso dovuti proprio alla fermentazione intestinale, questa tecnica riduce di conseguenza la proliferazione di microbi.
Non ci dobbiamo meravigliare pertanto se alcuni ospedali praticano l’idrocolonterapia, perchè i tempi sono cambiati e le persone non trovano nulla di strano a risolvere problemi intestinali come la stitichezza in questo modo, perchè molto validi.

Opinioni sulla medicina alternativa

Abbiamo chiesto a molti utenti quali fossero i loro personali pareri riguardo la medicina alternativa, se sono rimasti soddisfatti dopo averli provati personalmente o se sono ancora perplessi sulla veridicità dei rimedi alternativi. Ecco di seguito alcune testimonianze:

“Ho sofferto per anni di intestino irritabile, e nonostante fossi scettica non appena mi sono sottoposta al trattamento di idrocolonterapia la mia vita e la mia condizione di salute è decisamente migliorata”

 

“ Smettere di fumare è stato per me un tarlo, il fumo ha rappresentato per anni un mio fallimento personale, ma devo ammettere che grazie all’agopuntura sono riuscito a risolvere il problema, ed in poche sedute ho iniziato a ridurre il consumo di sigarette fino alla completa astensione”

 

“L’esperienza con il iridologo è stata fantastica, molto professionale e preciso mi ha spiegato dettagliatamente tutto sull’esame che avrei dovuto eseguire, nonostante i mille dubbi posso confermare che l’esame dell’iride mi ha aiutato ad individuare un mio problema personale”

Il paziente tipo che sceglie e medicine alternative

Esiste un minimo comune denominatore che unisce tutti coloro che amano queste “discipline mediche orientali”. Analizzando il database di chi frequenta il nostro centro di armonia e benessere possiamo trarre quelli che sono le caratteristiche comuni tra i pazienti. Tra queste ricordiamo:

  • Il fascino nei confronti delle culture dell’est;
  • assoluta mancanza di pregiudizi;
  • aver affrontato la prima visita iridologica più perchè un amico l’aveva già sperimentata, che per aver letto informazioni sui forum in internet;
  • prevalenza di donne, evidentemente legato al fatto che tendano a fidarsi di più e sentano più forte il desiderio di cambiare qualcosa che non va.
simpatico papero che fa la traduzione

Traduzione italiana dei nomi degli oli essenziali in inglese

Visto che moltissimi lettori ci chiedono informazioni sugli oli essenziali e non tutti hanno dimestichezza con la traduzione inglese dei prodotti commercializzati, speriamo di fare cosa utile pubblicando questo prospetto.
Si tratta di una tabella in cui vengono indicati i principali componenti delle essenze floreali e degli oli essenziali, usati in fitoterapia, nella duplice forma: iglese e italiana.
Noi italiani non siamo famosi per parlare bene l’inglese e gran parte della popolazione, spesso anche molto colta, non parla la lingua anglosassone.
Per ovviare a questa lacuna e permettere ai nostri lettori di orientarsi ugualmente nella scelta dei migliori oli essenziali, abbiamo tradotto in italiano tutti i componenti principali che potrete trovare in commercio on line.

Considerato che dai siti stranieri si comprano oli essenziali ad un prezzo più economico e che molti negozi in Italia utilizzano elenchi di estratti vegetali in ordine alfabetico in inglese, speriamo che apprezziate questo servizio, offerto dal Centro Heliantus di Bari.

tastiera inglese

Per qualsiasi informazione, chiarimento o richiesta su quale olio essenziale è più adatto alle vostre esigenze, potrete contattare la dottoressa Racanelli via email, o al numero 080 5019934

Ecco come si traducono gli estratti vegetali che fanno da base agli oli e alle essenze:

 

Nome Inglese dell’estratto vegetale Traduzione italiana
Basil Basilico
Bergamot Bergamotto
Black Pepper Pepe nero
Blue Tansy Tanaceto Blu
Carrot Seed Semi Di carota
Cedarwood Legno Di Cedro
Cinnamon Bark Corteccia Di Cannella
Cistus Cisto
Citronella Citronella
Clary Sage Salvia Sclarea
Clove Chiodi di Garofano
Copaiba Copaiba
Cypress Cipresso
Dill Aneto
Dorado Azul Dorado Azul
Elemi Elemi
Eucalytus Blue Eucalipto Blu
Eucalyptus Globulus Eucalipto Globuloso
Eucalyptus Radiata Eucalipto Radiata
Fennel Finocchio
Frankincense Franchincenso
Geranium Geranio
German Chamomile Camomilla Tedesca
Ginger Zenzero
Grapefruit Pompelmo
Helichrysum Elicriso
Hinoki Hinoki
Hong Kuai Hong Kuai
Idaho Balsam Fir Abete Balsamico Dell’idaho
Idaho Blue Spruce Abete Dell’Idaho
Jade Lemon Jade Lemon
Jasmine Gelsomino
Juniper Ginepro
Lavender Lavanda
Ledum Ledum
Lemon Limone
Lemon Myrtle Mirto e Lione
Lemongrass Lemongrass
Lime Lime
Marjoram Maggiorana
Rose Rosa
Melissa Melissa
Myrrh Mirra
Myrtle Mirto
Northern Lights Black Spruce Abete Nero Northern Lights
Nutmeg Noce Moscata
Ocotea Ocotea
Orange Arancio
Oregano Origano
Palo Santo Palosanto
Patchouli Patchouli
Peppermint Menta Piperita
Pine Pino
Ravintsara Ravensara Aromatica
Roman Chamomile Camomilla Romana
Rose Rosa
Resemary Rosmarino
Royal Hawaiian Sandalowood Legno di Sandalo Reale Delle Hawaii
Sacred Frankincense Franchincenso Sacro
Sage Salvia
Spearmint Mentastro
Tangerine Mandarino
Tea Tree Albero del Tè
Thyme Timo
Valerian Valeriana
Vetiver Vetiver
Wintergreen Wintergren
Xiang Mao Xiang Mao
Ylang Ylang Ylang Ylang
calcoli biliari come pietre

Come capire se hai i calcoli biliari ?

Molti dei pazienti di uno studio di gastroenterologia soffrono di calcoli biliari nel fegato o nella cistifellea. L’eliminazione di questi spiacevoli “intrusi” può aumentare notevolmente le possibilità di guarigione di chiunque ed è per questo che la maggior parte dei dottori dell’apparato intestinale dovrebbe vedere di buon occhio la pratica del lavaggio epatico.
Naturalmente sia una vita scandita da attività sane e rilassanti, oltre ad una dieta attenta a quel che mangiamo e a quello che potrebbe “innervosire” il nostro fegato, renderanno il sentiero della guarigione un’autostrada a 4 corsie !

Conoscere i segnali tipici di chi ha i calcoli può avvantaggiare la cura di un paziente, perchè l’intossicazione del fegato è una causa determinante nello stato di malessere di un individuo.

Vista la grande quantità di lettori che ci domandano:

Come faccio a sapere che i calcoli ?

calcoli biliari come pietre
Abbiamo deciso di descrivere dettagliatamente tutto quello che potrebbe lasciar pensare ad un problema di questo tipo. Il corpo umano presenta numerose campanelle d’allarme, dobbiamo essere noi bravi a interpretarle, anche grazie a chi a dedicato una vita allo studio dei segnali epatici.

Pelle

La cute alla capacità di reagire all’ambiente esterno, ma anche a quello interno ed è per questo che può indicare che qualcosa non va nell’organismo. La pelle inoltre, essendo una zona del corpo abbastanza evidente, sarà facile da controllare e ci terrà aggiornati sullo stato del nostro amico fegato. Le macchie sulla pelle sono il sintomo evidente di uno stress o di una condizione di disequilibrio, potenzialmente pericolosa. La maggior parte di quelli che noi banalmente chiamiamo “difetti”, sono delle cartine tornasole estremamente utili per capire cosa non funziona a livello epatico. Rughe messe in evidenza, pelle sempre meno idratata e opaca sono la parte visibile di un processo legato al cattivo assorbimento di sostanze nutritive che influenza il regolare sviluppo delle cellule.
Nei e chiazze. Solitamente si presentano nella zona frontale, sopracciglia, ma anche al di sotto degli occhi. Altra zona in cui si manifestano sono le spalle e i deltoidi. I dottori più assennati le etichettano come macchie epatiche e sono solitamente quelle che caratterizzato di solito le mani e le braccia delle persone più anziane. Anche se è opinione comune che questo tipo di maculazione dipenda da un’eccessiva esposizione del soggetto ai raggi solari, in realtà la loro origine dipenderà dal fegato e dallo stato della bile.
Rughe tra le sopracciglia. Non si tratta di una presenza “normale”, tipica di un corpo che sta invecchiando, ma di un eccessivo accumulo di calcoli come pietre. Tanto più sono marcati questi segni, tanto più ci sarebbe da preoccupare. Quello che estenamente può sembrare un’espressione facciale rabbiosa, in verità è il frutto di calcoli biliari che inficiano il flusso biliare, trattenendo le tossine all’interno del corpo. E’ ovvio che una situazione di questo tipo non possa portare giovamento ai pazienti, ma porti loro ad essere maggiormente tesi, perchè in sofferenza, anche senza essere consapevoli di avere un fegato che funziona a 4 cilindri.
Anche la presenza di brufoli tra gli occhi avvalora ancora di più questa tesi.
Colorazione verdastra nella zona tempiale: in presenza di questo sintomo la situazione si farebbe ancora più grave. Si tratta del segnale che i depositi di calcoli biliari interessano tanto il fegato quanto la colecisti. Il colorito verdognolo o bluastro di queste sezioni del volto significano che la milza non lavora più come dovrebbe e che i fanghi della bile siano troppi.
Pelle grassa e volto giallognolo. Anche in questo caso, soprattutto se il soggetto appare accaldarsi molto facilmente e sudare vistosamente sul viso, potremmo ipotizzare che il pancreas sia debole, affaticando ulteriormente anche i reni.
Diradamento dei capelli. Sintomo di una congestione dell’organo epatico, con potenziale rischio per gli organi riproduttivi. Occorre prenotare un ottimo lavaggio del fegato, prima che la situazione possa degenerare ulteriormente e ridurre all’osso la funzionalità epatica.
Naso rosso. Questa caratteristica evidenzia un aumento della pressione sanguigna e una condizione di ipertensione, tipica di un regime epatico che ha perso l’equilibrio.

Tratti iridologici

Palpebre gialle. Così come abbiamo imparato a diffidare dell’iride gialla, perchè segnale iridologico molto compromettente, allo stesso modo, la pelle oculare di questa tonalità, rappresenta un sintomo di un fegato e una cistifellea troppo attive. Qualora la medesima parte assumesse una tonalità grigia, diverrebbe invece il segnale di un drenaggio linfatico sbilanciato, con indebolimento del sistema endocrino.
Borse sotto gli occhi. Non date retta a chi crede dipendano solo dalla genetica o alla stanchezza del periodo, perchè sono la rappresentazione più evidente di una infiammazione degli organi implicati nel processo di digestione. Possono indicare cisti alle ovaie, ma anche irritarioni dell’uteto o della prostata.
Velo bianco nella pupilla. Anche questo sintomo lo abbiamo spesso ritrovato quando allevamo allo studio delle iridi. La patina biancastra non è altro che la punta dell’iceberg di muco che ricopre il colon.
Sclera arrossata. Quando la parte bianca dell’occhio evidenzia agglomerati rossi e capillari in evidenza sono il segno di problemi del sangue. Se questo sintomo è seguito da macchie gialle nella sclera, il problema potrebbe essere la costante introduzione di grassi attraverso una dieta sbagliata.
Riga bianca nella parte periferica dell’iride, verso il basso. Depositi di colesterolo in esubero.
Occhi spenti. Significa che reni e fegato non riescono più a filtrare adeguatamente un sangue, orma stracolmo di tossine. Il sangue è meno leggero ed ossigenato ed incapace di restituire la solita lucentezza agli occhi.

Segni sulla bocca

Lingua gialla o biancastra. Vie biliari intossicate, con conseguenze peggiorative del processo digestivo. Maggiore probabilità che gli alimenti si incastrino tra le anse del colon e quindi infiammino l’apparato intestinale. Per risolvere le situazioni di questo tipo, spesso si ricorre all’idrocolonterapia.
Pustole sulla lingua. Cibi fermentati e in decomposizione nel colon, necessità di un lavaggio del fegato e del colon.
Alito cattivo. Il soggetto conserva residui alimentari non digeriti, presi di mira dai batteri, provocando la decomposizione degli scarti di cibo e la successiva propagazione della puzza. I soggetti con grave alitosi hanno problemi intestinali che provengono dal profondo del colon e che, per rispetto di sé stessi e degli altri, non possono ignorare a lungo.
Labbro inferiore gonfio. Avvisaglie di cacca sciolta o stipsi. Il gonfiore è paragonabile alla presenza di gas nell’addome.
Problemi ai denti. Disturbi nella nutrizione, con proposta di una dieta eccessivamente sbilanciata su specifici alimenti. I denti gialli non sono altro che il sintomo di tossine non espulse. Necessità di un compenso acido-basico a livello nutrizionale.

Sulle mani e piedi

Unghie rosse o molto scure. Troppo colesterolo e grassi nei dotti sanguigni.
Unghie eccessivamente bianche. Cattivo ricircolo del sangue e scarsi livelli di globuli rossi, con potenziale rischio di anemia.
Piedi gialli. Notevolissimo accumulo di ostacoli nelle vie biliari sia nel fegato che nella coleicisti. Se la tonalità si sposta verso il verde, la qualità della milza risulterà compromessa

Feci

Cacca puzzolente. Segnale di una scarsa propensione a sminuzzare il cibo. Condizione ideale per la proliferazione batterica tra la mucosa intestinale. Una patina gelatinosa riveste le feci, rendendole ancora più sgradevoli dal punto di vista visivo.
Feci bianche. Insufficienza epatica, resa ancor più concreta quando la cacca galleggia, perchè indice di alimenti non digeriti a sufficienza e quindi più leggeri dell’acqua.

Se presentaste dei segnali di questo tipo non esitate a contattare la dottoressa Racanelli al numero 080 5019934 e prenotare il vostro lavaggio epatico con la luna piena, per una solenne rimozione dei calcoli alla collecisti che custodite nel corpo.

lavaggio epatico per eliminare i calcoli dal fegato

disegno persone felici perchè liberate da stitichezza

Quale tipo di enteroclisma è più efficace ?

L’enteroclisma, comunemente tradotto come sinonimo di clistere, consiste in una irrigazione di acqua che libera l’ultimo tratto dell’intestino (colon o crasso) da scorie e sporcizia, quindi feci incrostate, gas, flatulenze, putrefazioni, residui di cibo non digeriti e flora patogena.
E’ una pratica che dà benessere e leggerezza, tanto da essere nota ed utilizzata da millenni presso vari popoli e culture.

Clistere e enteroclisma sono la stessa cosa?
Quando serve
Enteroclisma da viaggio
Dove si compra?
Il costo degli enteroclismi in farmacia
Le controindicazioni
Tutti i tipi di clisteri

Vediamo di cosa si tratta.

Clistere ed enteroclisma: differenze

C’è differenza tra clistere ed enteroclisma: il primo consiste in una piccola pompetta (o peretta) di capienza pari all’incirca a quella di un bicchiere d’acqua e si usa per risolvere velocemente un problema lieve di stitichezza o gonfiore, il secondo invece si avvale di un kit (si acquista in farmacia a circa 6 euro) contenente una sacca di due litri con annessa una canna flessibile a sua volta dotata di un piccolo rubinetto, una cannula da inserire nel retto per eseguire il lavaggio del colon ed una cannula per la vagina, per lavarla internamente, entrambe da attaccare al rubinetto

Enteroclisma: a cosa serve e quando si usa

L’enteroclisma, come sopra anticipato, serve a pulire l’intestino e a liberarlo dalla maggior parte delle scorie e delle tossine che ne impediscono un corretto funzionamento ed ha pertanto, in sostanza, una funzione depurativa.
Da ciò si evince che questa tecnica si rivela utile in caso di stitichezza ostinata, quando si ha la pancia gonfia a causa della costipazione e/o del meteorismo, per curare infezioni comuni e molto fastidiose come la candida, per lavare accuratamente l’ano al suo interno prima di un rapporto anale onde evitare sgraditi incidenti e, come conseguenza indiretta, persino per dimagrire.

Per quanto nel gergo comune l’espressione “ti faccio un clistere!” sia usata in riferimento a qualcosa di spiacevole e punitivo (la si sente anche nella celebre commedia di Eduardo De Filippo “Natale in casa Cupiello”), in realtà tale pratica non è affatto dolorosa o troppo invasiva ed il lieve fastidio che è possibile provare non solo sparisce in fratta, ma lascia il posto ad una incomparabile sensazione di leggerezza e freschezza.

donna costipata

Enteroclisma da viaggio

L’enteroclisma da viaggio altro non è che la versione facilmente trasportabile dell’enteroclisma, il cui kit è contenuto in una apposita sacchetta che è possibile portare con sé ovunque per poterlo utilizzare dove ci si trovi al momento.
Questo strumento, acquistabile in farmacia, è perfetto per quelle persone che evitano in tutti i modi di andare in bagno quando si trovano fuori casa (c’è chi proprio non ci riesce in una toilette che non sia la sua!).
Siccome, soprattutto se si sta fuori a lungo, tale evenienza non è sempre aggirabile, l’enteroclisma da viaggio può essere un’ottima soluzione.

L’enteroclisma è riutilizzabile?

L’enteroclisma è disponibile in versione riutilizzabile, ovviamente dopo un accurato e profondo lavaggio degli accessori da eseguire dopo ogni utilizzo, oppure monouso. I clisteri monouso sono decisamente i più pratici ed igienici sul mercato, poiché, di solito, sono contenuti in confezioni multiple: ogni “peretta” equivale ad un trattamento, dopodiché si getta e la volta successiva se ne usa un’altra.

Dove si compra

I clisteri e gli enteroclismi si comprano in farmacia oppure online.
I clisteri possono essere riutilizzabili oppure monodose e monouso; come detto in precedenza, questi ultimi sono particolarmente comodi e più puliti, in quanto se ne adopera uno alla volta.
Anche il kit per fare l’enteroclisma a casa si può acquistare in rete o in farmacia ed è comprensivo di tutto l’occorrente, quindi sacca per contenere il liquido e cannule (vaginale e rettale).

Se lo trovi più comodo, puoi fartelo spedire direttamente a casa tua, tramite Amazon.


Quanto costa?

Il kit per enteroclisma si può acquistare in farmacia a circa sei euro, poco più poco meno.
Ci sono tuttavia anche strumenti più complessi, articolati e ricchi di accessori, che permettono di eseguire a casa un lavaggio del colon quasi professionale, il più vicino possibile a quello che si può fare in un istituto. Il prezzo per questo tipo di prodotti, acquistabili su internet, oscilla tra i 48 e i 65 euro.

Come si usa un enteroclisma

Molte persone, senza che ve ne sia un reale motivo, sono piuttosto spaventate all’idea di fare un enteroclisma, ritenendolo, a torto, doloroso o tremendamente invasivo invece, con la tecnica giusta, che si impara facilmente, è possibile eseguirlo da soli senza incorrere in particolari problemi.
Innanzitutto, come spesso accade, un’immagine può valere più di mille parole: navigando in internet, è possibile trovare diversi video che spiegano in modo chiaro e dettagliato come si fa un clistere ed un enteroclisma.
Il metodo giusto comunque, è quello descritto di seguito punto per punto:

  1. Appendi la sacca in alto ad un chiodo oppure alla maniglia della finestra in bagno
  2. Metti un asciugamano grande sul pavimento e controlla che la lunghezza della cannula sia quella giusta
  3. Riempi la sacca per il clistere di acqua, apri la valvola del beccuccio, fai uscire completamente l’aria dal tubicino e poi richiudi la valvola
  4. Lubrifica il beccuccio rettale con un prodotto rigorosamente naturale (ad esempio sapone neutro, olio vegetale o, per i più sensibili e delicati, crema o gel per le emorroidi
  5. Distenditi sul fianco sinistro
  6. Inseririsci con delicatezza il beccuccio nel retto. Non forzare troppo e se senti dolore sospendi l’operazione, perché potrebbero esserci emorroidi interne
  7. Apri la valvolina e fai fluire l’acqua finché non finisce o fino a quando non provi uno stimolo forte
  8. Estrai il beccuccio e chiudi la valvolina
  9. Voltati sul fianco destro e massaggia l’addome con movimenti circolari finchè resisti, dopodiché vai in bagno
  10. Se non hai completamente eliminato i due litri di acqua, riprendi la procedura dopo l’evacuazione e termina
  11. Durante il periodo del clistere, assumi con regolarità i fermenti lattici o i probiotici per ricolonizzare la flora batterica intestinale
  12. Terminato il clistere, pulisci bene tutto con abbondante acqua e con una soluzione spermicida, così potrai poi riutilizzarlo senza correre rischi.

Anche se la gente ha paura di fare un clistere, assicuriamo il pubblico che si tratti di un’operazione assolutamente naturale.

Clistere: acqua calda o fredda?

In molti si chiedono quale debba essere la temperatura dell’acqua quando si fa un clistere: calda o fredda?

Qual è quella giusta?

In linea di massima, in caso di intestino molto irritato (colite) e se si prova un po’ di dolore durante l’esecuzione, è meglio adoperare acqua ad una temperatura di 37/38°, quindi piuttosto calda, in quanto in tal modo le pareti intestinali si rilassano; se invece si desidera rinforzare e tonificare un intestino un po’ debole, la temperatura ideale è di 25/27°.

Ci sono controindicazioni?

Quando ci si sottopone ad un clistere o ad un enteroclisma, l’importante è usare la tecnica giusta e mettere in atto le dovute precauzioni per non farsi male.
A tale scopo, la lubrificazione del beccuccio rettale è fondamentale, poiché lo rende più “scivoloso” e gli consente di entrare dentro senza attrito e senza incontrare resistenza, quindi senza dolore; la lubrificazione deve avvenire con un prodotto naturale, pertanto un po’ di sapone o dell’olio di vaselina sono perfetti.
Ugualmente importante è, come evidente, l’igiene, che deve essere accuratissima per non rischiare infezioni: il clistere riutilizzabile, dopo l’uso, va accuratamente lavato e disinfettato per eliminare germi e batteri, quindi occorrono acqua calda ed un prodotto spermicida specifico.

Il clistere fa male ?

Sul clistere si raccontano tante storie “da incubo”, ma si tratta di esagerazioni, dovute soprattutto al fatto che esso riguarda una parte molto intima e delicata del nostro corpo.
In effetti esso può causare fastidio, anche un minimo dolore se le pareti dell’intestino sono molto irritate, ma si tratta di disturbi sopportabili; il clistere, per intenderci, fa molto meno male dell’inserimento della sonda rettale che si utilizza per eseguire esami diagnostici come la colonscopia.

Varianti di enteroclismi

Non solo acqua: il clistere può avere diverse varianti, ognuna delle quali con proprietà e scopi specifici.

Fra le più utili segnaliamo:

  • clistere al caffè, da preparare con polvere di caffè biologico. La caffeina, assorbita dalle mucose rettali, apre i dotti biliari, che a loro volta liberano masse ingenti di materiale di scarto;
  • clistere alla camomilla, lenitivo, decongestionante e calmante. Si usa ad una temperatura compresa tra 28° e 35°;
  • clistere al bicarbonato di sodio, un cucchiaino da sciogliere in due litri di acqua tiepida, ha un forte potere alcalinizzante ed aiuta a combattere infezioni come la candida;
  • clistere con sale marino integrale, disinfettante e depurativo, ed utile contro costipazione, flatulenza e meteorismo;
  • clistere al limone (si può anche mixare con il bicarbonato), disinfettante, igienizzante, cicatrizzante e disintossicante;
  • clistere di glicerina, consigliato in caso di stitichezza per il suo elevato potere evacuante;
  • clistere di magnesio, depurativo e disintossicante

C’è chi reputa che non tutte le acque siano uguali e che preferisce impiegare per questo tipo di pratica delle acque dinamizzate, mentre altri sono più scettici, considerandola alla stregua di una bufala.

Differenza tra clistere naturale e clistere artificiale

I clisteri naturali sono quelli che si fanno a casa con acqua e/o altre sostanze naturali (caffè, magnesio, glicerina, limone, sale ecc.), mentre in ospedale si effettuano clisteri (o clismi) contenenti soluzioni iperosmotiche di fosfati di sodio e potassio.
Nei centri in cui si fa l’idroncolonterapia infine, ci si avvale di un apposito macchinario capace di mettere in circolo una quantità di acqua di gran lunga superiore.

Marche di enteroclismi

Tra le più famose marche produttrici di clisteri ed enteroclismi ci sono Pic, quella del famoso tormentone pubblicitario che ci ricordava in continuazione che “non fa male”, e Clisma fleet.
Clisma fleet si rivolge ad adulti e bambini di età superiore a 3 anni per la risoluzione della stipsi occasionale, anche pre e post operatoria.
Anche se di norma ben tollerato, Clisma fleet non è esente da controindicazioni e non è adatto a tutti: leggere attentamente il foglietto illustrativo prima di utilizzarlo.
Per l’uso in gravidanza e allattamento, non essendo note le conseguenze sul nascituro, chiedere sempre precentivamente il parere del medico.

Si può fare da soli o serve un esperto?

Il clistere si può eseguire tranquillamente da soli dopo che si è appresa la tecnica giusta e seguendo scrupolosamente i consigli finora forniti. Qualora il pensiero di inserire qualcosa nel retto vi fa venire la pelle d’oca, sappiate che esistono delle tecniche specifiche per superare la paura di farsi un clistere.
Preparatelo preferibilmente con acqua purificata invece di quella del rubinetto e con ingredienti naturali adatti allo scopo che desiderate ottenere (caffè, sale, limone, glicerina ecc.).
Una purga fatta in casa, per quanto efficace, non sortisce mai il medesimo effetto dell’enteroclisma, che non solo libera l’intestino dalle feci, ma lo ripulisce da scorie e tossine per un’azione a 360°.

Lo possono usare i bambini e i neonati?

Sì, anche i più piccoli, all’occorrenza, possono fare il clistere, purché specifico per la loro età.
In farmacia si vendono apposite perette, per lo più a base di glicerina ed altre sostanze emollienti e lenitive, appositamente studiate per le caratteristiche e le esigenze dei soggetti pediatrici.
Questi piccoli clismi hanno una conformazione particolare, adatta alla specifica anatomia di neonati e bambini.

ingrandimento di parassiti al microscopio

Quando viene la parassitosi intestinale?

­La parassitosi intestinale è una patologia a carico dell’intestino determinata dalla presenza di parassiti. Per contrastare questo problema bisogna sapere quando viene la parassitosi intestinale, ma anche quali sono le funzioni dell’intestino, cosa fa un parassita, come fare diagnosi, quali sono i sintomi e quali possono essere i possibili rimedi.

Le funzioni dell’intestino
Che fanno i parassiti nel corpo umano?
Solo i cani hanno i parassiti nell’intestino?
I sintomi della presenza di parassiti
Bambini che hanno preso i vermi
Omeopatia o farmaci
I tipi di vermi

Funzioni principali dell’intestino

La corretta funzione dell’intestino è fondamentale per il benessere dell’organismo. Vi sono delle situazioni nelle quali l’apparato intestinale non riesce a funzionare in modo consono e questo può determinare degli squilibri rilevanti.

L’intestino svolge prevalentemente due funzioni. La prima è la funzione di digestione, essenziale per scindere i macroelementi che noi assumiamo con la dieta in microelementi. La seconda funzione è quella dell’assorbimento, volta a determinare l’assorbimento dei microelementi ottenuti dalla fase di digestione.
iIn tutte le condizioni in cui l’intestino presenta una alterazione della fisiologia, esso non riesce a svolgere correttamente le sue funzioni di digestione e di assorbimento.

Questo può comportare l’insorgenza di problemi di maldigestione e di malassorbimento, che hanno poi molteplici ripercussioni a seconda del tratto di intestino coinvolto, dell’estensione della patologia e del tipo di nutrienti che non riescono ad essere digeriti e/o assorbiti.

disegno intestino di donna

Che fa un parassita?

Abbiamo detto che la parassitosi intestinale è determinata dalla presenza di parassiti. E’ importante allora capire che fa un parassita, per inquadrare al meglio questa problematica.
Si può definire parassita un organismo che vive a spese dell’organismo ospite. Il parassita può vivere parzialmente a spese dell’ospite o anche totalmente a spese dell’ospite, ma in entrambi i casi sfrutta l’ospite per la sua sopravvivenza.

I parassiti si possono suddividere in organismi unicellulari ed organismi pluricellulari. I primi sono chiamati protozoi, mentre i secondi sono definiti metazoi.
Alcuni si chiedono se il parassita segue le fasi lunari ed in particolare se la luna piena possa avere una qualche influenza sullo stadio di parassitosi intestinale. Non è stato provato scientificamente che le fasi lunari abbiano un’influenza sulla patologia e sulla vita dei parassiti, ad oggi quindi non bisogna prendere in considerazioni né le fasi lunari, né la luna piena quando si cerca di scegliere il rimedio efficace per combattere la parassitosi intestinale.

Da tenere in considerazione è la pericolosità delle uova: alcuni parassiti producono uova, le quali possono essere le responsabili della trasmissione della parassitosi. E’ proprio da questo che deriva il pericolo delle uova ed è importante non solo fare attenzione all’alimentazione, ma anche fare attenzione alla propria igiene personale.
Un’altra domanda che ci si pone di frequente è se i parassiti possono uccidere. Per rispondere a questa domanda bisogna considerare la definizione di parassita che abbiamo dato poc’anzi. Il parassita è un organismo che sfrutta l’ospite per sopravvivere, per cui non è nell’interesse del parassita uccidere l’ospite, dal momento che alla sua eventuale morte dovrebbe cercare un nuovo ospite per vivere.

La parassitosi intestinale, che si ha quando i parassiti determinano una infezione a livello dell’intestino, determina malassorbimento. Gli alimenti introdotti con la dieta non riescono ad essere assorbiti correttamente e questo può portare a vari squilibri, a seconda del tipo di parassitosi e della tipologia di alimenti che non si riesce ad assorbire.

Colpisce solo i cani?

La parassitosi intestinale non colpisce solo i cani, ma può interessare anche altri animali e l’uomo. Possiamo rilevare non solo parassitosi intestinale canina, ma è possibile che vi siano anche uomini infestati da vermi.

I cani da piccoli devono essere sverminati, ovvero bisogna somministrare loro un apposito farmaco per uccidere gli Ascaridi che infestano il loro intestino. Molti hanno il timore di poter contrarre una parassitosi trasmessa dal proprio cane, timore che non è del tutto infondato perché il rischio è presente, sebbene sia basso. La trasmissione cane – uomo potrebbe avvenire per via oro – fecale, ovvero per il toccare le feci infette del cane e portarsi le mani alla bocca. Si tratta dunque di una situazione abbastanza rara, a patto che si rispettino le regole igieniche di base: evitare il contatto con materiale fecale di qualunque tipo e lavare bene le mani.

Più facile è entrare in contatto con i vermi attraverso alimenti contaminati e che non sono stati lavati in modo corretto. Il fatto che i vermi non si siano estinti negli anni è determinato dalle nostre abitudini, in particolare dalle nostre abitudini alimentari.
L’alimentazione è una delle principali vie di trasmissione della parassitosi intestinale e il non aver migliorato le nostre tecniche di trattamento degli alimenti ha fatto sì che questa malattia non andasse incontro ad estinzione.
Sicuramente la situazione nei paesi sviluppati è migliorata rispetto a qualche decennio fa, ma c’è ancora molta strada da fare per riuscire ad arginare al massimo le infezioni di parte dei parassiti.

Quali sintomi ha il disturbo?

Conoscere i sintomi della parassitosi intestinale è utile perché può essere un valido aiuto per indirizzarsi verso la diagnosi.
Vediamo di seguito quali sono i sintomi principali che si possono avvertire nel caso in cui siano presenti dei parassiti nell’intestino:

  • Prurito: il prurito è uno dei sintomi della parassitosi, in particolare il prurito localizzato a livello dell’ano.
  • Tachicardia: aumento della frequenza cardiaca oltre il range fisiologico.
  • Insonnia: difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, con conseguente debolezza e ripercussioni sul benessere psicofisico.
  • Grande stanchezza: può causare molti disturbi secondari, anche gravi; riuscire a curare la stanchezza cronica e recuperare le energie è di fondamentale importanza;
  • Epilessia
  • Orticaria
  • Anemia
  • Lingua bianca
  • Meteorismo: raccolta di gas all’interno dell’intestino, con conseguente senso di distensione addominale.
  • Occhiaie: le occhiaie sono determinate anche dall’insonnia, infatti la riduzione delle ore complessive di sonno ne determina la comparsa. Possiamo dire che il soggetto affetto da parassitosi intestinale presenta non una bella cera.
  • Si può diventare allergici: è possibile che si sviluppino delle reazioni di tipo allergico, con una risposta immunitaria sproporzionata rispetto allo stimolo.

Questo è il quadro sintomatologico caratteristico della parassitosi intestinale. Non tutti i sintomi devono necessariamente essere presenti e non tutti i sintomi devono comparire in contemporanea. Alcuni di questi sintomi non sono specifici dell’infezione dell’intestino da parte di parassiti, ma più elementi della lista presenti insieme aumentano sicuramente la specificità e favoriscono l’avvicinamento alla diagnosi di parassitosi.

Perché si prende?

La trasmissione della parassitosi intestinale avviene per contatto con materiale infetto e dunque per il contatto con il parassita o con le sue uova.

Tra i fattori determinanti rientra sicuramente l’alimentazione, prima causa di trasmissione dei parassiti. La trasmissione per via alimentare è determinata dall’ingestione di alimenti che sono contaminati da parassiti o da uova e che non vengono correttamente lavati e cotti.
Un’altra via di trasmissione è quella oro – fecale, determinata dal contatto orale con materiale fecale contaminato. Per ridurre questo rischio di contagio bisogna evitare contatti con le feci e lavare spesso le mani.La parassitosi può anche essere trasmessa per via verticale, ovvero per via placentare durante la gravidanza. Questa via di trasmissione è molto diffusa tra i cani.

Come si fa la diagnosi?

Per fare diagnosi di parassitosi intestinale non è sufficiente avere alcuni dei sintomi elencati in precedenza, ma bisogna rivolgersi al medico. La figura specializzata è quella del gastroenterologo, un medico specializzato nelle patologiche dell’apparato gastrointestinale.
Il medico può avvalersi di diversi test per giungere all’eventuale diagnosi. Il primo esame che si richiede è l’esame delle feci, il quale in caso di parassitosi risulterà alterato e mostrerà la presenza di uova di parassiti.

L’esame delle feci viene eseguito in giorni diversi, dal momento che i parassiti si spostano e non sempre le feci potrebbero risultare positive alla presenza di uova. Alcuni ritengono che i parassiti siano condizionati dalla luna, in realtà questo non è stato scientificamente provato.

Un altro esame utile a fini diagnostici è l’esame endoscopico. Si tratta di un esame che consente di visualizzare dall’interno il lume intestinale. La sonda endoscopica può essere inserita o dalla bocca o dall’ano e viene delicatamente fatta procedere per visualizzare tutte le caratteristiche dell’intestino.
Grazie a questo esame è possibile verificare la presenza o meno di parassiti all’interno dell’intestino, confermando o escludendo la parassitosi intestinale.

Talvolta vengono richieste anche gli esami del sangue, perché grazie ad essi è possibile riconoscere l’eventuale presenza di alcuni tipi di parassiti. Nel caso in cui il medico sospetti un coinvolgimento di organi e di apparati a distanza, determinato dalla parassitosi intestinale, egli potrebbe richiedere l’esecuzione di un esame di secondo livello. Questo esame può essere la TAC o la risonanza magnetica, entrambi esami volti ad individuare un eventuale coinvolgimento a distanza.

Un altro test che si può eseguire è il cosiddetto scotch test. Questo prevede l’utilizzo del normale nastro adesivo trasparente, che deve essere applicato delicatamente a livello dell’apertura anale. Lo scopo di questo test è far si che le eventuali uova di parassiti restino attaccate allo scotch, il quale potrà poi essere studiato al microscopio per metterle in evidenza.

Bambini con parassitosi intestinale

Anche i bambini possono essere colpiti da questa patologia e nel caso dei bambini con parassitosi intestinale la situazione è un dramma.

Il sintomo principale che viene avvertito e che dà molto fastidio è il prurito a livello dell’anno (in alcuni casi nelle bambini si può avere anche prurito vulvare). Accanto al prurito, i bambini possono anche diventare irrequieti ed irritabili. La situazione è difficile anche per i genitori, che non riescono a sopportare che i loro bambini debbano soffrire. Inoltre bisogna sottolineare che ci vuole pazienza e forza d’animo, perché il percorso di liberazione non è facile e la patologia potrebbe protrarsi nel tempo.

bimba con mani sporche si espone a rischio parassiti

Può servire l’omeopatia o servono medicinali?

Si potrebbe pensare di utilizzare un trattamento naturale come l’idrocolonterapia, ritenuta da alcuni il trattamento ideale contro la parassitosi dell’intestino e in generale un ottimo rimedio per la pulizia intestinale.

Attenzione al fatto che la manifestazione di alcuni sintomi extraintestinali potrebbe essere una conseguenza di una infezione parassitaria intestinale. Non bisogna dunque sottovalutare nulla. Il nostro consiglio è di rivolgersi al più presto al proprio medico curante, che saprà di sicuro consigliare e prescrivere la terapia farmacologica appropriata. E’ importante iniziare il trattamento al più presto, senza esitare e senza ritardare la visita dal medico.

La gente spesso usa il Cruminill o il Combantrin ma non si ottengono grandi risultati. Un ottimo farmaco da utilizzare per debellare la parassitosi intestinale è il Vermox, nome commerciale del mebendazolo. Ci si chiede spesso se il Vermox fa meno male, la risposta è che questo farmaco viene prescritto di frequente perché è stato più volte testato ed ha dimostrato di essere efficace e sicuro.
Un’altra domanda a cui rispondere è quando serve sradicare i vermi con lo zapper. Si tratta di un dispositivo che riesce ad uccidere i vermi elettricamente. Questo dispositivo, in vendita in rete, in realtà non viene mai consigliato dai medici. La procedura medica ufficiale consiste nella somministrazione della terapia, per la quale si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante.

In molti ritengono che le case farmaceutiche abbiano interesse a non curare in modo corretto le parassitosi per generare profitti. Questo modo di ragionare è tipico dei complottisti, che utilizzano lo stesso pattern anche per altre patologie. Quello che preme sottolineare è che le case farmaceutiche non hanno alcun interesse ad immettere in commercio farmaci poco efficaci. I farmaci che attualmente vengono prescritti per il trattamento delle parassitosi sono i farmaci migliori di cui disponiamo ed è inutile continuare a gridare al complotto quando poi non ci si affida ai rimedi medici comprovati scientificamente.

Aglio fa bene o fa male?

Oltre alla terapia medica ufficiale, molte persone cercano conforto anche nei rimedi naturali. Nell’antichità le nonne erano solite utilizzare un infuso di assenzio o l’olio di timo e per togliere i vermi andavano spesso dalla zingara.

I semi di zucca sono ritenuti un ottimo rimedio naturale e in alcuni casi si utilizza anche l’aglio, considerato un rimedio naturale per risolvere la parassitosi. Il consiglio è di affidarsi alla terapia medica: puntare sui rimedi naturali poco efficaci potrebbe determinare un peggioramento ed un inasprimento della patologia intestinale.

Può ritornare?

La parassitosi intestinale può essere anche una malattia recidivante, ovvero può sembrare che sia guarita del tutto ma si presenta una ricaduta. Ecco perché è fondamentale scegliere un trattamento corretto che consenta di eliminare una volta per sempre tutti i vermi. Le corrette abitudini igieniche e le corrette abitudini alimentari possono contribuire a ridurre il rischio di parassitosi dell’intestino. Inoltre una corretta dieta può aiutare a evitare le ricadute.

Gli alimenti da preferire per mettere in atto una dieta preventiva sono i seguenti: aglio, semi di zucca, cipolla, chiodi di garofano, curcuma, assenzio, mallo di noce nera, semi di pompelmo, origano, semi di sesamo, carote, zenzero, fichi, yogurt e anice. Si tratta di una lunga lista di alimenti che possono contribuire ad evitare la parassitosi intestinale e le recidive. Ovviamente si ricorda di seguire una dieta alimentare varia e salutare.

Ho i vermi nelle feci

Cerchiamo di capire quali sono i parassiti umani più diffusi. La parola parassita viene spesso associata anche all’uomo: si parla di uomini parassiti per indicare coloro che sfruttano gli altri per trarne benefici, ovviamente questo non ha nulla a che vedere con la parassitosi intestinale.

I principali parassiti intestinali sono Giardia lamblia, Enterobius vermicularis, Ascaris lumbricoides, Schistosoma, Taenia. Vi sono in realtà anche altri parassiti che possono determinare un’infezione intestinale, ma questi sono quelli più diffusi.
Tra le parassitosi intestinali più frequenti troviamo anche quella da ossiuri, che viene definita parassitosi da ossiuri. Questa parassitosi ha una prevalenza maggiore fra i bambini, ma non risparmia neanche gli adulti. Si tratta di vermi molto sottili e piccoli: la lunghezza della femmina è di circa 10 millimetri, mentre la lunghezza del maschio è di circa 4 millimetri.

Questi vermi sono in grado di depositare le uova a livello dell’ano dell’ospite, uova che potranno essere ritrovate nell’esame delle feci. Il contatto con le feci infette può determinare la trasmissione dell’infezione con modalità oro – fecale.

Per quanto riguarda il verme solitario, questo è il nome comune della tenia, che abbiamo spiegato prima essere fra i principali agenti eziologici della parassitosi dell’intestino. Nella maggior parte dei casi la tenia non determina alcuna sintomatologia e questo quindi ritarda anche l’inizio della terapia per la sua eliminazione.
Le dimensioni dei diversi parassiti sono variabili. Questo porta a delle importanti differenze visive se li si guarda in foto: alcuni sono facilmente identificabili, altri invece sono invisibili perché di dimensioni troppo ridotte.

Altri parassiti molto diffusi e da tenere in considerazione quando si fa la diagnosi di parassitosi intestinale sono la Anisakis, la Giardia e l’Ameba. Sia l’amebiasi che la giardiasi sono delle protozoosi, ovvero delle forme di infezione intestinale determinate dalla presenza di un protozoo.

Un appunto importante da fare relativamente alla parassitosi determinata dall’ameba è che essa può avere come complicanza la comparsa della diverticolite. La diverticolite si caratterizza per la presenza di diverticoli infiammati. E’ importante sottolineare che deve essere presente il processo flogistico, perché la sola presenza dei diverticoli non configura il quadro di diverticolite, ma quello di diverticolosi, il quale può anche essere considerato parafisiologico.

Indipendentemente da quale sia il parassita implicato, le norme igieniche ed alimentari sono l’ideale per prevenire qualunque tipo di parassitosi intestinale. Nel caso in cui si dovesse contrarre l’infezione si ricorda ancora una volta di rivolgersi al medico curante per stabilire insieme a lui la terapia da mettere in atto per risolvere il problema.

calcoli del lavaggio del fegato presso centro heliantus

Lavaggio epatico: meglio farlo o meglio di no?

Lavaggio epatico: di cosa si tratta?
E’ un metodo naturale ed efficace per depurare il fegato.
Siamo andati in giro per il web, a chiedere testimonianze, per dipanare il dubbio: meglio fare un lavaggio epatico o meglio di no?

Cosa significa lavaggio epatico
Metodo Moritz
Trattamento Racanelli
Le controindicazioni del trattamento
Terapie farmacologiche per curarsi
Quando si fa il lavaggio epatico?
Dimagrire con i sali di epsons
Funziona per davvero?

Per chi volesse approfondire la questione o per chi non ha nozioni sull’argomento, abbiamo deciso di affrontare tutti gli aspetti di questo controverso argomento.
Partiamo dall’ayurveda.

Lavaggio del fegato: cosa è e come si fa

Come tutti sappiamo il fegato è una ghiandola deputata alla purificazione del sangue, allo smaltimento delle sostanze tossiche, alla sintesi e secrezione della bile, alle funzioni di metabolismo di colesterolo, zuccheri e proteine e via dicendo.

Il fegato è un organo indispensabile e lo sa bene la medicina ayurvedica, secondo cui rappresenta la sede del Ranjaka Pitta, che regola la salute mestruale, endocrina e della pelle.
Cosa succederebbe in caso di squilibrio epatico?
Le manifestazioni più evidenti sarebbero: anemia, itterizia, infiammazioni cutanee, rabbia e diversi disordini del sangue.

Sappiamo con certezza che un fegato affaticato, intossicato e grasso è fonte di svariati problemi, a cominciare da:

  • difese immunitarie basse,
  • difficoltà nelle digestioni,
  • stanchezza,
  • dermatiti,
  • formazione di calcoli.

Lo studio ed il metodo Andrea Moritz

L’importanza di depurare il fegato è basilare nel percorso di salute che può intraprendere ogni organismo. E’ stato studiato un metodo naturale da Andrea Moritz, molto semplice ed anche economico, che è possibile realizzare in casa.

Moritz sostiene che i disturbi del fegato possono essere causati da composti tossici che stanziano all’interno di grumi di bile indurita ovvero i calcoli intraepatici. Tutto ciò non da solo origine ai disturbi di cui abbiamo già parlato, ma causa anche invecchiamento precoce, calo delle funzioni del fegato, indebolimento ma anche depressione, malessere e cinismo.

Dallo studio di Moritz emerge che il fegato manda i suoi segnali di allarme e spetta a noi non ignorarli:

  • infiammazioni della pelle
  • mal di testa
  • ciclo mestruale irregolare
  • spossatezza
  • aumento di peso
  • colesterolo alto
  • disturbi gastrointestinali
  • gonfiore addominale
  • ritenzione idrica

Per farla breve: fegato intossicato, dotti biliari intasati dai calcoli portano una certa sintomatologia che se non osservata correttamente potrebbe sfociare in fastidiosi problemi.

Lavaggio epatico: qual è la procedura corretta?

Sottolineiamo che il metodo è:

  • facile
  • sicuro
  • indolore
  • naturale

Se state immaginando tubi, farmaci, punture ed ospedali siete fuori strada.

In che cosa consiste

Ci serviranno:

  • succo di mela (6 litri, biologico)
  • olio di oliva (125 ml)
  • succo di limone o di pompelmo (2 – 3 frutti)
  • sale di Epsom (in pastiglie o in polvere è noto anche come sale inglese o solfato di magnesio)

Il lavaggio dura circa 14 ore ed il suo scopo è quello di espellere i calcoli e le concrezioni che si formano nel fegato e nei dotti biliari.

Occorre prendere delle precauzioni visto che, pur essendo un metodo semplice e naturale, le istruzioni vanno seguite minuziosamente.

Fasi del lavaggio

Ora che conosciamo l’occorrente necessario per realizzare questa pulizia epatica, dobbiamo scegliere il primo giorno per iniziare il trattamento. Sconsigliati i giorni di luna piena, perché il corpo tende a trattenere i liquidi, è preferibile scegliere un week end con la luna nuova. Evitare di assumere i farmaci durante il trattamento. Se prendete la pillola anticoncezionale è bene chiedere il parere del medico, prima di sottoporsi alla cura.
Sei giorni prima del giorno d’inizio si suggerisce di bere un litro di succo di mela al giorno, nell’arco della giornata, ma sempre lontano dai pasti. E’ importante anche che il colon sia svuotato e pulito perchè gli effetti del lavaggio del fegato siano più evidenti.

La dieta da seguire è la seguente:

Giorno 1

  • Colazione leggera e pranzo senza fritti e latticini
  • Dalle 13.30 non mangiare e non bere più nulla
  • sciogliere 4 cucchiai di sale Epsom in 0.7 l d’acqua: in tal modo otterrai una soluzione amara, da dividere in 4 porzioni uguali (corrispondenti a 3/4 di bicchiere).
  • Alle 18 inizia a bere la soluzione con una cannuccia.
  • Alle 20 bevi la seconda porzione della soluzione.
  • Alle 22 mescola bene la spremuta di limone o pompelmo e l’olio bere e sdraiarsi supini, sdraiati per 20 minuti.

Giorno 2

  • Appena svegli bere la terza dose di sale epsom, rimettersi a letto
  • 2 ore dopo il primo risveglio, prendi la 4 e ultima porzione di sale epsom, e poi torna a letto.
  • A questo punto inizia la diarrea con espulsione dei calcoli biliari, verdi e galleggianti. Le palline bianche sono il colesterolo.
  • A pranzo mangiare frutta.

Ripetere il lavaggio epatico a distanza di 2-3 settimane fino ad ottenere una completa pulizia del fegato.
Dopo il trattamento è bene osservare una dieta depurativa che permetta al fegato di rimanere in un sano equilibrio, senza ledere ai progressi raggiunti.

Per questa ragione, la mattina sarebbe sempre da preferire thè verde e yorgut. Vanno anche bene il caffè d’orzo o di tarassaco e accompagnare la colazione con miele e pane integrale o un frutto.

Per gli spuntini: consumare frutta fresca e tisana (bardana o tarassaco), o frutta secca e centrifugato.

A pranzo optare per verdure cotte o crude, pasta, pane e riso integrali. Pollo o pesce, non fritti e non accompagnati da salse grasse.

A cena: bene la verdura cotta, asparagi e carciofi sopratutto e pesce al vapore o legumi.

Il lavaggio epatico della dottoressa Racanelli

Anche presso il Centro Heliantus viene praticato il lavaggio del fegato, durante ogni fase di luna nuova. La dottoressa ha sperimentato in prima persona i benefici di questo trattamento, di cui in basso alleghiamo le foto dei calcoli che è riuscita ad eliminare. Ha così ideato un programma differente da quello formulato da Moritz, reputandolo ancora più efficacie e avendolo avuto modo di sperimentarlo su centinaia di pazienti, di cui potete leggere le opinioni.

Consigli preliminari:

A partire da 2 giorni prima del lavaggio del fegato, la dottoressa suggerisce di bere solo liquidi, senza assumere grassi in alcun modo. E’ importantissimo che non beviate olio o mangiate mandorle, noci, yogurt, cioccolato, come pure qualunque cibo o liquido contenente molti grassi. Questo servirà a riposare la cistifellea, evitando che faccia sforzi alimentari eccessivi.
Tutto quello che andremo a ingerire in questi giorni saranno:

  • centrifugati a base di verdura e frutta,
  • brodo vegetale,
  • tisane

Il giorno del lavaggio epatico

Dalle ore 16.30 circa iniziare il digiuno completo (se necessario, bere soltanto acqua)

Ore 18.00 Bere la I dose (o 28 capsule + 25 grammi di acqua)

Ore 20.00 Bere la II dose (o 28 capsule + 25 grammi di acqua)

Ore 22.00 Bere 100 grammi di olio di oliva con succo di pompelmo, limone oppure ananas, a seconda dei gusti del paziente.

Questo passaggio è fondamentale, perchè è quello in cui la cistifellea, dopo tanto riposo, si trova ad affrontare i primi grassi. Di conseguenza si aprirà del tutto, liberando il fegato delle incrostazioni accumulate nel tempo e generando lo stupore dello stesso paziente che resta sempre sbalordito nel vedere la dimensione, il colore e la quantità dei calcoli usciti dal proprio corpo.

Ecco ad esempio le foto di quelli espulsi dal corpo della dottoressa durante vari lavaggi a cui si è sottoposta nel corso della vita.

foto del lavaggio epatico dottoressa racanelli

calcoli del lavaggio del fegato presso centro heliantus

Superata questa fase, stendersi per 20 minuti e restare del tutto immobili con la pancia rivolta verso l’alto.

Il giorno successivo

Ore 06.00 Bere la III dose (o 30 capsule + 25 grammi di acqua)

Ore 08.00 Bere la IV dose (o 28 capsule + 25 grammi di acqua)

A questo punto il lavaggio del fegato si può considerare concluso e a partire dalle 09.30 in poi è possibile iniziare l’alimentazione consueta.

Si raccomanda di rimanere sempre a digiuno tra una dose e l’altra e di sorgeggiare al massimo piccoli quantitativi di acqua. Dal momento in cui si beve l’olio è possibile che avvenga la fuoriuscita dei famosi calcoli biliari. Hanno l’aspetto di tantissimi piselli verdi, ma possono anche presentarsi di una tonalità più scura.
A titolo informativo, il quantitativo si sali di epson assunto in ogni singola dose è di 20 grammi, metre quello assunto durante un lavaggio completo è pari a 80 grammi.

Piccole controindicazioni

Come già detto occorre seguire bene le indicazioni. E’ molto importante che il colon sia libero onde evitare malessere o nausea e vomito, per tale motivo si consigliano lavaggi del colon attraverso idrocolonterapia, decisamente molto efficace.

Chi soffre di problemi di stomaco, e tendenzialmente lo sente pieno ma in realtà è gonfio, dovrebbe rivolgersi al medico prima di iniziare il lavaggio epatico, per non rischiare di peggiorare la propria situazione.

Pro e contro del trattamento

Pro: depurazione del fegato, rafforzamento delle difese immunitarie, espulsione dei calcoli, organismo più attivo, perdita di peso, abbassamento del colesterolo e pelle più luminosa e meno soggetta ad irritazioni.

Contro: non è decisamente facile mandar giù i beveroni perché il sale inglese è amaro ed il succo di limone con l’olio non è il massimo del gusto. Una volta superato il disagio iniziale, legato all’introduzione di questi strani sapori, non dovrebbero presentarsi particolari problematiche. Ad ogni modo, in caso di diarrea o sintomi come vertigini, nausea e debolezza, non agitarsi ed entrare nell’ottica che si trattano di segnali legati al fatto che l’organismo si sta liberando e comunica tutto questo attraverso dei nuovi meccanismi. Se il disagio dovesse perdurare dopo 7 giorni dalla data del lavaggio, sarebbe opportuno un controllo più approfondito.

Domande più frequenti

  • possono spostarsi i calcoli e fare più male?

I calcoli vengono espulsi in modo indolore

  • i calcoli escono al primo lavaggio?

Già dal primo lavaggio si potrà osservare l’espulsione di calcoli ed eventualmente colesterolo

  • quando farlo?

Non va fatto in caso di malattie croniche, di assunzione di farmaci vitali o di chemioterapia. E’ importante scegliere un fine settimana di luna nuova.

Per accertarsi dell’espulsione o viceversa della presenza dei calcoli si può procedere con l’eco-addome, un’indagine ecografica. Se gli esiti sono sconfortanti parlarne con il medico di base.

  • Perché il fegato si ammala?

Può dipendere da diversi fattori: troppo alcol, troppi cibi grassi, troppi farmaci, troppo stress, troppi fritti. Ognuno deve esaminare lo stile di vita e l’alimentazione per individuare le cause di un fegato intossicato. I calcoli biliali dipendono, in prima analisi, dalla propensione a mangiare schifezze, poco assimilabili dal nostro fegato.

  • Si può aiutare a guarire il fegato?

Sì, come vedremo sotto occorre curare l’alimentazione in particolare.

  • Quanto è importante pulire il colon?

Tantissimo sia prima che dopo il lavaggio epatico. Generalmente si usano i clisteri, ma è preferibile l’idrocolonterapia per ristabilire la flora batterica e liberare completamente l’intestino da pericolosi ristagni di tossine. Decisamente meglio di un clistere con bicarbonato.

  • Lo usano per dimagrire?

Sì, il lavaggio epatico aiuta il fegato ad eliminare le scorie e tossine ed essendo un organo centrale nel metabolismo dei grassi, curarlo porta ad essere più magri. Anche se non può essere considerato un brucia grassi in senso proprio, permettendo di recuperare l’equilibrio nell’organismo, consente anche una perdita di peso naturale, associata all’espulsione delle tossine che avevamo imprigionato nel nostro corpo.

  • Che cosa sono i calcoli?

Sono concrezioni solide, sassolini, che si formano nella cistifellea (colelitiasi), nel fegato oppure nel coledoco (coledocolitiasi). Possono essere formati da colesterolo, sali di calcio e sostanze organiche. Quando sostanze in eccesso nel sangue, come il colesterolo, si trovano nel fegato o nei dotti biliari e non vengono sciolti ecco che si formano i calcoli. Tutto ciò può dare origine a coliche epatiche associate ad un dolore spaventoso.

Si precisa come il lavaggio epatico è consigliato nel caso di un problema di lieve entità perché in caso di calcoli dolorosi e di grandi dimensioni è necessario l’intervento chirurgico. La rimozione naturale di calcoli di grandi dimensioni sarebbe possibile attraverso particolari diete del digiuno, che possono essere fatte solo con l’aiuto di specialisti del settore.

Quando fare il lavaggio epatico?

In linea di massima almeno 2 volte all’anno, anche se, non provocando alcun effetto negativo, si potrebbe effettuare ogni luna nuova (luna nera). Non occorre aver appurato dei problemi al fegato per trovare giovamento in questo trattamento, ma se avete ricevuto delle indagini ecografiche sconfortanti (per esempio l’eco-addome), forse è arrivato il momento di una vera pulizia interna.

Rimedi naturali per depurare il fegato

Detossificare il fegato è un’azione che dovremmo fare almeno una volta a settimana, ma in questo caso non parliamo di lavaggio epatico.

Come depurare il fegato?

Il primo passo è smetterla con gli alcolici in quantità industriale (immaginate il fegato di un inglese, con tutto l’alcool che ingurgitano sarà devastato).

In secondo luogo per depurare il fegato occorre conoscere le giuste erbe, i cibi adatti e le bevande che ci possono aiutare. Vediamo quali sono:

  • succhi e centrifugati

In primis citiamo il succo di carota che ha una forte proprietà depurativa. Bene il cetriolo,molto diuretico. Il succo di mela ovviamente, bio e senza zuccheri aggiunti. Il pompelmo non solo depura, ma abbassa anche il colesterolo.

L’acqua e limone,la mattina a digiuno è ormai un must della depurazione.

Bene la linfa di betulla ed il succo di aloe vera (mai fai da te sempre acquistato in erboristeria o farmacia).

Il top? Aggiungere la curcuma, potentissimo antinfiammatorio, ai centrifugati.

  • Erbe e tisane

Ortica e tarassaco, potete bollirle e berne l’acqua e mangiarle bollite con un filo di olio evo e un poco di succo di limone. Sono perfette per disintossicare il fegato, ma anche reni e vescica.

L’eccellenza sono i semi di cardo mariano, ottimali soprattutto per chi assume molti farmaci. Si mettono a bollire per 10 minuti e si beve la tisana tiepida, lontano dai pasti (non idoneo per chi soffre di gastrite).

Il desmodio è una pianta africana meno comune, rigenera e ripara il fegato. In tema ricordiamo anche l’erba d’orzo.

Importante la tisana allo zenzero contro le infiammazioni.

Meno noto il decotto di bardana ma con un alto potenziale depurante e disintossicate dell’apparato epatico.

Bene il thè verde.

centrifugati di frutta fresca

  • Alimenti

Assolutamente sì a cicoria, carciofi, cardi, topinambur ed asparagi. Aglio e cipolle sono importantissimi per la bile,così come carciofo e tarassaco per abbassare il colesterolo. Ci si può fare una tisana o chi li tollera può anche ingerirli crudi (auguri). Bene anche avocado, mirtilli rossi, carote e mele crude, broccoli e melanzane.

Ricordiamo che la pulizia del fegato ammalato non va mai trascurata e che le basi di una buona salute epatica sono: non fumare, non bere e mangiare sano.

Lavaggio epatico: succo di mela e sali di Epsom

Ritornando al discorso del lavaggio del fegato, dobbiamo approfondire due ingredienti importanti.

Il succo di mela

Perchè il succo di mela fa bene? Per via dell’acido malico che aiuta la rigenerazione dei tessuti, migliora la diuresi e la depurazione, migliora la resistenza e previene i cali di energia, calma lo stomaco ed il colon irritati. Può far male? Assunto in dosi massicce non va bene, inoltre ricordiamoci mai a stomaco pieno. Per potenziare il succo di mela aggiungiamo un cucchiaio di succo di limone che è un toccasana per il fegato.

Sali di Epsom o Solfato di magnesio

Si possono acquistare in farmacia oppure online. Hanno un sapore amaro ed in nessun caso se ne deve abusare per non andare incontro a controindicazioni. E’ possibile comprare i sali inglesi anche online, per maggiori info, inviateci una email.

Lavaggio del fegato: bufala o funziona?

Ed ecco la parte più scottante: fa bene davvero?

Per poter rispondere a questa domanda basterebbe cercare le recensioni sul web, di chi si è già sottoposto a questo trattamento. Facebook, youtube e forum riportano una quantità impressionante di testimonianze, che possono servire a definire un’opinione più chiara, con annesse le foto, che comprovano la fuoriuscita di calcoli e altre schifezze solide o gelatinose.

Tutti confermano che escono pietruzze, raccontano che senti proprio i calcoli passare tra i dotti biliari e descrivono una sensazione di felicità dopo averlo fatto. Riferiscono di sentirsi più forti e di non avere più neanche un raffreddore.

fiore naturale usato da chi pratica naturopatia

Come diventare naturopata in Italia

Il naturopata è una figura professionale legata alla sfera del benessere psicofisico, una professione che si dedica al benessere olistico e naturale che deriva da tecniche di trattamento derivanti delle tradizioni orientali e anche occidentali.
Il naturopata è un lavoro che, almeno in Italia, non viene equiparata ad una professione medica e quindi non può fare diagnosi o prescrivere farmaci.
Allo stesso tempo però non si può negare come chi entra in contatto con gli studi di naturopatia può trovare un valido aiuto per contrastare una malattia o per prevenire un disturbo che potrebbe manifestarsi negli anni futuri.
La naturopatia potrebbe essere utilizzata benissimo come strumento complementare alla medicina classica, perchè in grado di suggerire un percorso più naturale, svincolato dalla prescrizione di farmaci da laboratorio, attraverso cui è possibile raggiungere il benessere psicofisico di ogni persona.

Le statistiche del settore dimostrano che sarebbero ben undici milioni gli italiani che si affidano alla medicina alternativa. Si tratta di un numero molto rivelante per un Paese un po’ arretrato come l’Italia, tradizionalmente meno aperto alla medicina cinese. Circa il 19% della popolazione italiana si affida alle cure naturali come la naturopatia.
Il merito di questo risultato è dei 30 mila medici che utilizzano cure naturali nelle terapie per i pazienti, nonostante l’ostilità con cui gli istituti ospedalieri e i guru della cosiddetta medicina ufficiale trattano ogni naturopata, accusandolo di circuire la gente, per trarne profitto.
In Italia non è ancora una figura professionale riconosciuta, ma per fortuna esistono diverse normative regionali attraverso cui la naturopatia risulta regolamentata.
Negli anni’90 un accanimento insensato verso questa disciplina ha fatto apparire la naturopatia quasi illegale. Oggi la situazione molto cambiata e non potrebbe essere altrimenti, visto che in molti Stati europei il naturopata viene considerato alla stregua di un medico.

Che cosa fa un naturopata

Il naturopata è una figura professionale in grado di indicare anche percorsi alimentari salutari, tenendo in considerazione anche eventuali allergie ed intolleranze del paziente. Si interessa di tutto quello che introduciamo nel nostro organismo. Secondo il punto di vista di questo professionista l’aspetto alimentare risulta fondamentale un adeguato benessere psico fisico del paziente e non può essere trattato come un aspetto secondario, come invece fanno molti medici. L’approccio che ne deriva risulta estremamente interessante, considerato come alimentazione e naturopatia vadano a braccetto almeno quando iridologia e dieta e come spesso, ne parleremo più avanti, tra il naturopata e l’iridologo nasca un’unione professionale molto salda.
Purtroppo la mancanza di una regolamentazione che riguarda la professione di naturopata deriva anche una carenza per ciò che riguarda l’aspetto formativo.

I molti giovani che vorrebbero intraprendere la carriera di naturopata dimostrano di trovare qualche difficoltà nel trovare delle scuole di formazione riconosciute che permettano l’inserimento in un albo professionale.
Questo limite evidente, che ci auguriamo venga colmato al più presto, non deve lasciar intendere la mancata esistenza della professione di naturopata o l’impossibilità di intraprendere un percorso scolastico. In verità esiste un percorso formativo per diventare naturopati che dura dai tre ai quattro anni. E’ possibile quindi frequentare corsi o seminari di approfondimento organizzati dalle stesse università italiane, più sensibili all’argomento, impegnate perchè la naturopatia diventi una branca riconosciuta del percorso di uno studente che si inscrive alla facoltà di medicina.
In questi percorsi formativi le materie che si studiano per diventare iridologi sono:

medicina tradizionale cinese,
kinesiologia applicata,
omeopatia,
medicina ayurvedica,
primo soccorso sanitario,
naturoigienismo,
iridologia,
riflessologia plantare,
feng shui,
cromopuntura,
psicologia degli archetipi
sali di Schussler
sparigia,
fitoterapia,

Anche se attualmente non esiste ancora un corso di laurea in naturopatia, una delle più importanti scuole di naturopatia su territorio nazionale è l’Istituto Riza, patrocinato dalla Società Italiana di medicina psicosomatica e dalla società italiana scienze del benessere. Le finalità del corso sono quelle di formare differenti figure professionali, integrando i percorsi formativi di chi vorrà diventare ad esempio:

 

  • personal trainer,
  • tutor,
  • nutrizionista,
  • erborista,
  • fisioterapista.

Esistono diverse specializzazioni della naturopatia, a seconda dell’ambito specifico di interesse. Tra le più diffuse e conosciute ricordiamo:
l’iridologia, che consente di conoscere il benessere del paziente a partire dallo studio dell’iride,
e l’agopuntura, medicina alternativa che si basa sull’inserzione di aghi in punti specifici del corpo per trattare vari stati di salute e il benessere del paziente.

Naturopata iridologo

Ogni professionista del settore può acquisire maggiori competenze frequentando i vari corsi di formazione che permettono di comprendere i concetti base di varie altre discipline legate alla naturopatia. Il naturopata può in questo modo aumentare il proprio bagaglio conoscitivo e quindi approfondire tutto quello che c’è dietro il mondo della lettura delle iridi e la mappa dell’agopuntura. Un soggetto che lavora come naturopata che si interessa anche dell’iridologia e all’agopuntura aumenterà le sue capacità di intendere gli eventi e comprendere la reale natura del malessere riscontrato nel paziente. Ogni disturbo non è mai isolato dal resto del corpo.
Riuscire a guardare una malattia da vari punti di vista significa significa aumentare le possibilità di cura. In virtù di questa considerazione la medicina non dovrebbe isolarsi ed erigersi al di sopra delle altre scienze olistiche, perchè potrebbe migliorare la sua efficacia, qualora avesse il coraggio di affrontare un male, con un altro sguardo, con altre “iridi”.
E’ plausibile quindi che un naturopata possa partecipare a corsi di formazione presso scuole professionali e specializzarsi in iridologia, imparando come fare una corretta analisi dell’iride e utilizzando questo sistema per fare un’analisi preventiva.

Formazione professionale del naturopata

Come abbiamo già anticipato non esiste un vero e proprio corso di laurea in naturopatia, e pur essendo una branca della medicina alternativa ancora poco conosciuta e diffusa nel territorio italiano, esistono delle scuole di specializzazione che consentono di formare naturopati professionisti, poi riconosciuti anche in ambito lavorativo e professionale.

studiare materie alimentari

I requisiti morali per lavorare come naturopata

Un bravo naturopata, oltre a doversi aggiornare costantemente su quello che riguarda le materie olistiche e sapere quelli che sono i nuovi rimedi naturali che funzionano di più, dovrà puntare molto sul proprio carattere. Questo professionista dovrà godere di una predisposizione gentile e disponibile che lo spinga ad una collaborazione costante con il paziente, necessaria per favorire il benessere e il superamento della problematica. Altro aspetto fondamentale per aver successo come naturopata è quello di cercare di essere curiosi. E’ proprio la curiosità a spingere il terapeuta a cercare l’origine del benessere, evitando di tralasciare sfaccettature che potrebbero rivelarsi determinanti nel percorso di cura.

Dove si svolge il lavoro?

Ogni naturopata può esercitare la professione presso il proprio studio privato, o enti che si occupano di medicina olistica alternativa. Esistono infatti centri specializzati che consentono ai pazienti di effettuare delle visite di controllo più accurate, con diversi macchinari a disposizione dei naturopati professionisti, come ad esempio l’iridoscopio
Sicuramente la professione di naturopata non essendo ancora riconosciuta in maniera ufficiale viene vista da molti quasi con sospetto, ma diversi sono i professionisti che praticano tale professione con passione e rispetto verso il paziente. Un bravo naturopata riesce comunque a guadagnare abbastanza soprattutto se attira a sé numerosi curiosi o interessati alla disciplina della naturopatia.
Incentivare il passa parola e soddisfare le aspettative dei clienti rappresentano le chiavi giuste per raggiungere il successo in questo ambito. Un sistema molto utilizzato per aumentare la propria visibilità è quella di scrivere libri o e-book oppure attraverso la presentazione di quello che si fa, all’interno di seminari molto partecipati.

occhi e iridologo

L’iridologo è un medico o no?

L’osservazione dell’occhio in special modo dell’iride ci consente di riscontrare lo stato di salute del corpo. L’iridologia è una disciplina olistica che ci guida alla scoperta dello stato di salute del paziente, analizzando l’organismo attraverso le iridi umane. Partendo dai segni iridei è possibile capire se siano presenti predisposizioni a determinate patologie a cui il paziente potrebbe tendere, o conseguenze di traumi subiti in passato.

Diversi sono i truffatori che si spacciano per iridologi professionisti soprattutto in Bulgaria e Romania che espongono diplomi o certificati di laurea assolutamente fasulli, ma per difendersi è possibile leggere le certificazioni che contraddistinguono iridologi che hanno seguito scuole di specializzazione, da impostori improvvisati, che agiscono solo per raggirare la gente, sfruttando la loro fragilità.

E’ facile ipotizzare come, nel momento in cui una persona non si trova in uno stato di salute ottimale, risulti più debole dal punto di vista emotivo e pertanto maggiormente soggetta a fidarsi di chiunque, nella speranza di guarire dal proprio male.

La soglia di attenzione di un malato e la capacità di analizzare obiettivamente lo stato delle cose viene meno quando si sta male.
Per avere un giudizio più completo sulla qualità professionale di un fantomatico o reale  esperto di iridologia si dovrebbe ascoltare la “voce del web” sul suo conto. Oggi giorno i social media e i meccanismi di recensioni permettono di costruirsi un quadro verosimile su di un professionista, in quanto sempre soggetto al giudizio dei suoi pazienti che, in tempi brevissimi, possono esprimere il proprio parere e renderlo pubblico al resto del Mondo.

Medico ed iridologo: quali sono le differenze?

occhi e iridologo

Esistono delle sostanziali differenze tra medico ed iridologo soprattutto relative alla diagnosi corretta per il paziente, anche se entrambi aspirano a garantire un ottimo stato di salute al paziente. Capire che cosa fa un iridologo, può insegnare quando è utile rivolgersi a lui.
L’aspetto che li differenzia maggiormente è che se l’iridologo svolge un’investigazione più incline alla prevenzione, il medico generale invece analizzerà esclusivamente i sintomi più evidenti nel paziente per poi fornire successivamente una diagnosi e un trattamento terapeutico appropriato, partendo sempre da quei segnali iniziali.

L’iridologo invece, osservando la mappa iridea, ma un po’ tutte le altre alterazioni e modificazioni delle fibre dell’iride, riesce a valutare lo stato di salute del soggetto, unito a fattori biologici come l’età del soggetto, i tratti somatici del volto, le mani o le unghie. Tale tipologia di indagine consente di delineare un quadro completo del soggetto che si sta esaminando, dalle difese immunitarie, alla personalità, il livello di stress o l’indice di vitalità.
Un iridologo che sa fare il suo lavoro può, in una sola visita iridologica, dedurre abitudini alimentari sbagliate o atteggiamenti negativi per la salute del paziente, che un medico tradizionale non potrebbe comprendere, perchè troppo legato ad un approccio “accademico” della medicina.

A differenza di quello che avviene durante una visita medica infatti quando si fa un controllo delle iridi non viene fatta un’analisi circoscritta ad una limitata area del corpo, ma si tende ad analizzare il completo stato di salute del paziente.
Attraverso la lettura di sclera e iride viene realizzato un check up sugli stati infiammatori, organici ed emozionali, e qualora siano presenti problemi è possibile determinare anche quale organo sia affetto da tale fastidio. Di conseguenza, seguendo le indicazioni dell’iridologo, è possibile a distanza di mesi controllare i progressi attraverso il confronto delle fotografie delle iridi prima e dopo.

Possiamo quindi affermare che l’iridologia sia uno strumento complementare rispetto alla medicina tradizionale, ma eccezionalmente valido per investigare sulla prevenzione di eventuali malattie, senza ricorrere a metodologie invasive o stressanti per il paziente. Una delle caratteristiche principali di ogni buon iridologo è quella di fare ricorso a rimedi assolutamente naturali, tecniche di riequilibrio, consigli alimentari volti a riportare il corpo ad uno stato di benessere completo, senza mai ricorrere a farmaci sintetici dagli esiti incerti e potenzialmente pericolosi.

A differenza di quello che potrebbero pensare quelli che storcono un po’ il naso quando sentono parlare di “medicine alternative”, anche gli iridologi, proprio come i dottori degli ospedali hanno un proprio studio, in cui visitare le persone.
Questa specificazione era doverosa considerato il fatto che alcuni soggetti credono che l’iridologia sia una pratica clandestina, che si svolge nei sottoscala dei palazzi, nelle periferie più dimenticate della città!!

Tutto questo non corrisponde affatto a verità, visto che sono moltissimi i dottori che dopo aver svolto il lavoro di medici presso strutture ospedaliere, hanno sposato la causa dello studio delle iridi e aperto studi d’iridologia in pieno centro. Si tratta di professionisti che si impegnano tra l’altro in importanti attività promozionali, perchè credono fermamente nella efficacia della disciplina e più che nascondere quello che fanno, vorrebbero coinvolgere quante più persone possibile dei benefici dell’iridologia.

Iridologo: professionista o ciarlatano?

Molti sono i pazienti che si recano dall’iridologo semplicemente perché spinte dalla curiosità su ciò che dirà il professionista leggendo la propria iride, ma ci si dovrebbe soffermare sul fatto che l’iridologia non è un’arte divinatoria, ma è svolta da rispettabili professionisti.
Riuscire ad individuare squilibri momentanei o predisposizioni soggettive non è magia, per intenderci, è il frutto di guardare il problema da un altro punto di vista.

Anche se è vero che la maggior parte degli iridologi non è un medico a tutti gli effetti, questo non dovrebbe costituire una valida ragione per fare di tutti gli iridologi un fascio.
Gran parte dei soggetti che lavorano in questo campo, praticano all’interno dello stesso centro anche altre pratiche, come l’omeopatia e l’agopuntura, convenzionalmente riconosciute come discipline utili e particolarmente seguite.

Allora perchè essere così prevenuti nei confronti degli iridologi, rispetto ai dottori?
La ragione è semplice. Molti di quelli che operano in questo ambito, espongono diplomi da iridologo che non hanno alcuna valenza accademica, perchè spesso rilasciati da scuole naturopatiche private, che hanno sede magari in nazioni estere.

certificato di iridologo presso studio di iridologia
Si tratta ad ogni modo di certificazioni approssimative, assolutamente non ufficiali, consegnate senza alcuna competenza scientifica.
La paura di sbagliare è giustificata, ma essere terrorizzati a tal punto da dubitare di tutti gli esperti delle iridi è pura fobia!

Esistono delle scuole certificate in Italia, come la Assiri, che possono confermare che il professionista abbia seguito un percorso di studi completo, altamente qualificato.
Esporre il certificato di frequenza presso questa scuola professionale con sede a Bolzano, vale più di 1000 opinioni positive.

Del resto, la presenza di istituti di questo tipo è fondamentale per tutelare tutti quei pazienti che potrebbero incorrere nel pericolo di entrare in contatto con iridologi approssimativi e privi delle competenze necessarie per eseguire una corretta analisi iridologica.
Anche perchè la nomea di cui ha goduto questa materia, sino a qualche anno fa, non era affatto buona.

Si ricorda l’accanimento con cui la pseudo scienza abbia cercato per anni di studiare se l’iridologia potesse godere di basi scientifiche certe. I risultati dei test effettuati, nel cosiddetto “occidente” furono disastrosi, al punto da aver dovuto sancire definitivamente il tramonto dell’iridologia. Per fortuna però esiste anche un pensiero “altro” e la diffusione dell’iridologia nei Paesi orientali e l’apprezzamento di cui gode in questi luoghi, ha rimesso in discussione la cattiva opinione che la nostra società aveva dell’indagine iridologica.

Dopo tutto è facile ipotizzare come molti di questi scienziati lavorino a braccetto con la medicina cosiddetta ufficiale e come il denigrare chi ha la capacità di leggere le iridi e la sclera sia funzionale al mantenimento dei poteri nella cultura occidentale.

Costa più un medico o un iridologo

I prezzi del servizio di iridologia variano a seconda della tipologia di trattamento cui si sottopone. In molte occasioni il paziente non è semplicemente analizzato tramite visita iridologica, ma gli vengono offerti anche servizi aggiuntivi come diete personalizzate o test chinesiologici.

Per raggiungere il benessere fisico bisogna agire da più direzioni. Ecco perché vengono aggiunti al servizio di osservazione dell’iride anche test sulle intolleranze alimentari e consigli sull’alimentazione, facendo lievitare il prezzo sino a 250/300 euro, a seconda del professionista al quale ci siamo rivolti.
Vero è anche che, se dovessimo sommare i costi della parcella di un medico generico, quella di un ematologo e quella di un dietologo, il prezzo complessivo sarebbe molto più alto!

Sicuramente cambiare un medico con un iridologo non è un’ipotesi realistica, ma sarebbe bene ascoltare i pareri di entrambi, in modo da affrontare il problema da ogni sua sfaccettatura e avere maggiori possibilità di risolvere il disturbo che ci impedisce di vivere una esistenza spensierata.
Tra medicina e iridologia ci sono alcuni punti di contatto, ma restano due filoni assolutamente differenti e in parte contrapposti.

Da un lato vi è la conoscenza medica così come l’abbiamo sempre concepita nei Paesi Occidentali, ovvero come la necessità di porre fine ad un segnale fisico, nel minor tempo possibile, ma disinteressandosi di comprendere la reale causa che ha portato questo male a manifestarsi. Dall’altro lato vi è l’iridologia che, attraverso uno sguardo più completo, analizza l’interconnessione tra gli organi e anche se non garantisce effetti di cura immediati, può migliorare lo stato generale di un organismo nel medio e lungo periodo..
In virtù di questa considerazione, ora sapete quando è meglio contattare un dottore o un iridologo.

Quando si cambia un medico con un iridologo?

A volte accade e quasi sempre si tratta di una scelta che sottende quasi sempre una delusione. Molti dei pazienti che si rivolgono ad un iridologo hanno quasi sempre avuto brutte esperienze con dei dottori. Si tratta di persone che non solo non sono riuscite a risolvere il problema fisico, ma spesso hanno sottovalutato gli effetti collaterali dei farmaci che gli erano stati consigliati, pagandone le conseguenze nel lungo periodo.

Altre volte ancora, si tratta di persone molto sensibili al tema dell’alimentazione corretta, che amano confrontarsi con medici alternativi che per formazione professionale tendono a suggerire che cosa mangiare e che cosa evitare di assumere, perchè fermamente convinti dell’influenza del cibo sulla nostra salute.

Una differenza tra medici e iridologi che dovrebbe far riflettere è che mentre un dottore tradizionale dovrà sempre mettere le mani avanti e parlare di tutte le conseguenze negative che potrebbe avere un dato farmaco, un iridologo non ha paura di affermare che seguire la dieta del proprio gruppo sanguigno non potrà fare certamente male.

A prima vista, potrebbe sembrare che una singola visita iridologica comporti dei costi abbastanza esosi, rispetto ad un controllo generale che potrebbe svolgere un qualunque dottore nel suo studio, ma non si considerano quasi mai i tempi di lavoro necessari per svolgere questi lavori. Se un iridologo effettua una visita in circa due ore e mezzo, un medico generico conclude un controllo entro massimo 30 minuti.
Ad ogni modo è buona regola informarsi sulle possibilità di detrarre questa spesa, essendo ugualmente classificata come una consulenza medica.

Quale iridologo scegliere?

Spesso i medici vengono scelti dai pazienti rivolgendosi alla propria Asl di competenza,  ma nel caso di professionisti iridologici sarebbe meglio affidarsi al web per trovare il medico più vicino, attraverso una ricerca su Google.

Utilizzando il più famoso motore di ricerca è possibile leggere le diverse recensioni presenti su Google my business, ovvero le pagine web che garantiscono la lettura di opinioni certificate, espresse da parte dei pazienti che già si sono affidati alle cure di professionisti del settore.
Altra modalit con cui scegliere un valido iridologo è quella del passaparola. Non c’è metodo migliore, ancora oggi nel 2018, di fidarsi del parere di un caro amico.

vermi bianchi sulla sabbia

Ossiuri: sono così contagiosi?

L’infiammazione da vermi ossiuri è una delle più diffuse in Italia, ne è la conferma il fatto che almeno un miliardo di persone siano infette dal verme. In particolar modo sembra che tale problema sia più diffuso tra i bambini, senza per questo poter affermare che gli adulti ne siano completamente estranei.

 

Cos’è l’ossiurasi?

L’ossiuriasi è causata da due parassiti che sono ospitati dal corpo umano, l’enterobius vermicularsi e l’enterobius gregori, ovvero due vermi che appartengono al gruppo dei Nematodi intestinali che hanno un ciclo di sviluppo diretto.
Il ciclo vitale del parassita avviene proprio all’interno dell’intestino umano, mentre l’infezione ha inizio con l’ingestione delle uova con embrione, che schiudendosi rilasciano le larve nell’intestino tenue e da qui iniziano a migrare verso l’intestino crasso, luogo in cui riescono a maturare in 2-6 settimane.

Le uova degli ossiuri divengono infettive nel giro di poche ore dopo essere state depositate e riescono a sopravvivere per 2 o 3 settimane anche sui capi d’abbigliamento. Si tratta di vermi molto tenaci, visto che possono vivere anche a basse temperature, anche se non tollerano completamente il calore.

Caratteristiche ossiuri

Gli ossiuri sono dei piccoli vermetti bianchi che si trovano all’interno dell’intestino, che si rivela ad ogni modo l’ambiente più adatto alla loro sopravvivenza.
La femmina di ossiuri è lunga circa 10 mm mentre il maschio raggiunge approssimativamente i 4mm.
Sono vermi che si muovono di continuo e durante le ore notturne abbandonano l’intestino per dirigersi in direzione dell’ano, per depositare le uova sulla pelle circostante. Una volta che le uova maturano contengono già i vermi e diventano molto pericolose, perchè in grado di re-infettare lo stesso soggetto o di altri.

Di cosa si nutrono questi vermi?

Gli ossiuri o altri parassiti come gli elmiti si nutrono dell’animale ospite cercando di assorbirne le sostanze nutritive.

Come sono gli ossiuri?

Dalle foto presenti sul web e sui libri di medicina, si può evincere come il verme ossiuri non sia particolarmente piacevole alla vista. A rendere ancora più traumatica la sua osservazione è il fatto che pur trattandosi di un piccolo verme, può essere visto anche ad occhio nudo, avendo un colore molto riconoscibile (il bianco) e una grandezza tale da non poter passare inosservato…

Si presenta come un piccolo verme dalla forma allungata che inizia con una capsula boccale e una vescicola, poi un bulbo, l’esofago, l’intestino, apertura della vagina, sistema riproduttivo e infine l’ano.

vermi ossiuri

Come si prendono?

Diverse sono le condizioni che favoriscono la proliferazione dell’infezione da ossiuri, soprattutto la giovane età, il sovraffollamento, le scarse abitudini igienico-sanitarie o il trascurare un paziente affetto da ossiuri, ritardando la sua cura.

L’infezione di tali parassiti dell’intestino è diffusa in tutto il mondo soprattutto nei Paesi occidentali, fatto che sembrerebbe abbastanza anomalo, visto che siamo abituati a pensare che siano i bimbi delle culture orientali a vivere in condizioni igienico-sanitarie più precarie. Il rischio di contagio aumenta nei nuclei familiari, ma soprattutto negli istituti di cura o nelle scuole, ovvero quando i bambini si trovano a stretto contatto tra loro.

Il contagio dal parassita avviene per ingestione e in maniera del tutto accidentale, dato che le stesse uova possono raggiungere oggetti di uso comune, vista la facilità con cui le uova si nascondano perfettamente sotto le unghie dei bambini. Di qui al contagio il passo è breve, a causa dell’intesa sensazione di prurito che spingerà loro a grattarsi e a toccare vari oggetti intorno a loro, aumentando le possibilità che altri ragazzini possano ammalarsi di ossiuri.

L’infezione si diffonde per via oro-fecale, ovvero tramite trasferimento indiretto dall’ano alla bocca, il più delle volte avvenuto tramite le mani, ma può accadere anche attraverso l’utilizzo di oggetti di uso comune.

Gli ossiuri sono contagiosi?

Il contagio da ossiuri è piuttosto alto soprattutto in ambito familiare, quando uno dei componenti ne è affetto, dato che le uova da ossiuri possono facilmente raggiungere oggetti di uso comune, come lenzuola, giocattoli e spazzolini da denti.

Oltre al contagio per ingestione, la trasmissione può avvenire anche per via aerea dato che è possibile ingerire le uova attraverso la respirazione. La contaminazione non avviene infatti per via fecale, dato che le uova non possono essere eliminate completamente tramite le feci.

I vermi ossiuri non possono infettare gatti e cani ma solo gli esseri umani, anche se esiste il rischio che le uova possano raggiungere indirettamente il pelo dell’animale.

Quando di si accorge di avere dei vermi intestinali?

Ci si infetta in maniera del tutto inconsapevole, inghiottendo le uova di questi vermi intestinali da soli, usando le proprie mani o toccando indumenti contagiati. A causa delle piccole dimensioni è possibile che le uova si disperdano nell’aria ed vengano ingerite semplicemente attraverso il respiro. I parassiti intestinali sono particolarmente infettivi, soprattutto all’interno di spogliatoi e di spazi di gioco “al chiuso”.

A seguito dell’ingestione delle uova si manifestano i primi sintomi almeno dopo 1-2 mesi di incubazione. Il caratteristico sintomo è il prurito intorno all’ano, specie durante le ore notturne causato, come abbiamo accennato, dalla migrazione dei vermi nella zona del retto dove vengono depositate le uova.
E’ quasi impossibile non accorgersi della presenza dei vermi nel bambino, dato che uno dei fastidi primari è rappresentato da un forte prurito. Il bambino colpito da questo verme tenderà a grattarsi spesso il sederino o nel caso si tratti di una bambina, sarà più probabile che si gratti anche la zona vulvare.

Alcuni individui non presentano alcuna sintomatologia, e nei casi più rari può comparire il bruxismo, ovvero il digrignare i denti in maniera inconsapevole durante il sonno.
Per scongiurare la presenza dei fastidiosi piccoli vermi bianchi è possibile ricorrere al test dello scotch che prevede l’utilizzo di un particolare nastro adesivo, necessario ad accertarsi della reale presenza dell’infezione ed effettuare una diagnosi corretta.

Il corretto uso di questo sistema prevede che al risveglio del bambino venga applicato sull’ano un pezzetto di scotch, lasciandolo in sede almeno per 5 minuti.  Successivamente lo scotch dovrà essere incollato su un vetrino da microscopio, per essere analizzato con attenzione. Tale procedimento dovrà essere ripetuto almeno tre volte, in giorni diversi, in modo tale da poter stimare una quantità effettiva dei vermi presenti nel colon e scegliere la terapia più corretta.
Per avere un’analisi approfondita sullo stato di salute del paziente, i vetrini dovranno essere trasportati in un laboratorio, all’interno del quale avverrà lo studio vero e proprio.

Conseguenze di una mancata cura

Qualora l’infiammazione da ossiuri non venga curata è possibile che il prurito anale sia seguito a lesioni causate dalla sfregamento, a causa dell’insistenza con cui il soggetto cerca di grattarsi la zona in cui percepisce il fastidio. In alcune circostanze i parassiti riescono a raggiungere l’appendice o la vagina causando problemi genitali o granulomi.

Tra le complicazioni più gravi vi è l’invasione addominale, che può verificarsi a seguito della penetrazione dei vermi attraverso la parete intestinale. Si tratta ad ogni modo di una possibilità assai remota, a scarsa incidenza statistica.

Terapie farmacologiche per debellare gli ossiuri

La terapia farmacologica per contrastare la comparsa o per debellare completamente gli ossiuri sono svariate, dal mebendazolo, al tiabendazolo, o anche i sali di pirenzepina, e il pirante pamoato. Tutti questi farmaci non agiscono sulle uova, ma sulle larve in via di sviluppo. Tale trattamento dovrà essere effettuato contemporaneamente a tutti i componenti della famiglia. Per essere certi di aver eliminato completamente i verme, sarà necessario ripetere il trattamento a distanza di 2-3 settimane.

Diventa indispensabile lavare frequentemente le mani, tenere le unghie molto corte e soprattutto eseguire una corretta pulizia della casa dalla polvere, soprattutto quella che si deposita sotto il letto, in corrispondenza delle finestre e sopra le porte.

Rimedi domestici per eliminare gli ossiuri

Secondo tradizione esistono efficaci rimedi naturali utilizzati per eliminare le infestazioni e rendere l’intestino del soggetto poco favorevole per lo sviluppo del parassita.
Una dieta anti ossiuri potrebbe fare al caso nostro. Dall’aglio, alle cipolle, consumati sia crudi che cotti, esistono anche altri cibi purificanti. Si ricordi ad esempio l’ananas che, abbinata alla carne è in grado di ridurre l’infestazione, ma anche i semi di zucca, la buccia di limone, l’anice, le spezie come la cannella, il curry e i chiodi di garofano (spesso presenti nella cucina nord-africana).

Le nonne utilizzavano spesso per il trattamento degli ossiuri aglio e cipolla frullati in piccole quantità, onde ottenere delle creme per uso topico, da impiegare a livello anale o vaginale, ma anche come “sterilizzanti naturali” con cui proteggere posate e stoviglie.

agli e cipolle rimedi contro ossiuri

Alimentazione per contrastare gli ossiuri

Alcuni alimenti. se integrati nella propria alimentazione facilitano il transito intestinale. I cibi più utili per eliminare le tossine e i parassiti sono principalmente frutti.
Le banane, i fichi, i cachi, il melone, l’uva, i fichi d’india, le albicocche, le prugne secche o fresche si dimostrano molto validi per proteggere il colon da queste invasioni indesiderate di vermi.

Sicuramente l’alimentazione è un ottimo alleato per contrastare il prolificare dei vermi intestinali. Lo yogurt stimolerebbe infatti la crescita della flora batterica “buona”, dimostrando di contrastare eventuali disequilibri presenti.
Al contrario invece, gli zuccheri o gli alimenti ricchi di amido dovranno necessariamente essere evitati, dato che gli ossiuri utilizzano proprio il glucosio come fonte di sostentamento e potrebbero pertanto rinvigorirsi.

Ossiuri in gravidanza

Durante il periodo della gravidanza l’infestazione di ossiuri potrebbe destare timore nella donna, ma la parassitosi nonostante sia fastidiosa non interferisce assolutamente con lo sviluppo del feto dato che si localizza a livello intestinale e non esiste il rischio che possa essere trasmesso per via ematica o trans-placentare.

In casi estremi tra i farmaci più utilizzati per debellare la presenza dei vermi elenchiamo il vermox, ovvero un antielmintico che è in grado di indurre alterazioni del verme con la sua successiva morte. Una sola dose riesce a espiantare almeno il 90% dei vermi, anche se si rivela inefficace per eliminare le uova. Ad ogni modo, questo farmaco è assolutamente sconsigliato nelle donne in stato di gravidanza e allattamento.

Guarito dall’ossiuriasi con l’idrocolonterapia

Essendo un’infezione che si diffonde tra i vari componenti della famiglia la profilassi risulta particolarmente ardua. Oltre alle terapie farmacologiche utilizzate diversi sono gli accorgimenti che si devono perseguire, soprattutto quelle atte a migliorare le condizioni igieniche e personali, lavando i bambini al mattino e gli indumenti utilizzati durante la notte e possibilmente sterilizzando i panni a 60°, dato che le uova si devitalizzano e vengono uccise dal calore del sole.

La sterilizzazione resta una delle migliori precauzioni per ridurre i rischi di contagio e diffusione.
Sicuramente la prevenzione è l’opzione più efficace per contrastare l’infestazione da ossiuri, ma l’idrocolonterapia ovvero un ciclo di sedute di lavaggio intestinale potrebbe essere essenziale per ottenere risultati gratificanti, senza ricorrere a nessun tipo di farmaco.

Ecco la testimonianza di un paziente di Heliantus.

“ soffrivo di infestazione da ossiuri da diverso tempo, il fastidio era intenso soprattutto durante le ore notturne ed era veramente difficile da contrastare solo con l’alimentazione, e con alcuni accorgimenti, ma grazie all’idrocolonterapia già dalle prime sedute ho avvertito una sensazione di sollievo.

Sono bastate poche sedute per riuscire a risolvere completamente l’infestazione da ossiuri, senza che provassi più quel terribile prurito nelle zone intime e osservassi pezzettini di vermicelli all’interno delle mie mutandine”.

chiedi maggiori informazioni su questo metodo di cura degli ossiuri

rabbino yiddish in crisi

Santo cibo e gruppi sanguigni

Seguire i precetti religiosi e le tradizioni culinarie legate alla nostra cultura non è sempre positivo per il nostro intestino. Impariamo a distinguere l’importanza dei rituali da quello che fa più bene al nostro corpo, in base al nostro gruppo sanguigno di appartenenza.
Anche alcune pietanze, universalmente riconosciute come sane e genuine possono creare delle difficoltà nella digestione o diventare la causa di vere e proprie malattie, se il tipo di gruppo sanguigno a cui apparteniamo le riconosce come avverse.
rabbino yiddish in crisi

L’esempio del rabbino Jacop

All’interno di uno dei testi di Peter D’Adamo che consiglio di leggere, intitolato “l’alimentazione su misura” viene messo molto ben in evidenza questo problema. Onde comprendere meglio il funzionamento della lectina e gli effetti che può avere il suo assorbimento da parte dell’organismo, mi piacerebbe parlavi della storia del rabbino Jacob, ovvero di uno dei tanti pazienti curati dal dottor D’Adamo attraverso la dieta dei gruppi sanguigni.
La situazione medica dell’uomo religioso era alquanto grave, considerato che soffriva di diabete da svariati anni e che la sua glicemia non reagiva più alle cure a base di insulina. Inoltre, negli ultimi anni era stata vittima di una paralisi parziale, a causa di ictus, causa dell’acutizzarsi di un forte e continuo dolore alle gambe, che lo costringeva in un letto.
Questa condizione di salute lo costringeva ad un riposo forzato, rendendogli impossibile camminare  con scioltezza e a piacimento.
Appariva evidente che il rabbino Jacop presentasse evidenti problemi di circolazione, presenti anche prima di essere stato colpito da ictus.
Al di là dell’aspetto religioso, la prima informazione che il dottore aveva interesse a conoscere riguardava la tipologia dei cibi che assumeva quotidianamente e le sue abitudini di vita.

Cibo nella tradizione ebraica

Secondo la cultura del popolo yiddish, il cibo ricopre un ruolo essenziale e dovrà essere sempre in sintonia con quello ribadito a livello religioso. Dall’analisi introduttiva, volta a sapere che cosa mangiasse ogni giorno e quali attività svolgesse, erano emersi alcuni dati interessanti.

  • Mangiava spesso gli stessi cibi, per sentirsi maggiormente in sintonia con le preferenze espresse dalla sua fede religiosa ed evitare la tentazione di desidare altri alimenti.
  • Mangiava grandi quantità di pollo lesso.
  • Si nutriva spesso con cholent, ovvero un tipo di pasta realizzata da una base di fagioli.
  • Si nutriva di frequente con kasha, ovvero un’altra tipologia di pasta, derivata dal grano saraceno, a cui veniva aggiunto solitamente grasso di pollo ed una cipolla tritata sino ad ottenere un’unica “pappina”.

La cosa più inquietante del condimento tipico della kasha è che viene spesso spalmato su di una fetta di pane e servito ai bambini ebrei per fare merenda.

Quando troppa spiritualità fa male al colon

L’aspetto più grave della dieta del rabbino era legata al fatto che questi pochi pasti, eccessivamente pesanti, soprattutto per un uomo della sua età, venissero preparati quasi ogni giorno. Questo accadeva a causa dell’assoluta devozione del rabbino nei confronti della preghiera, a cui dedicava così tanto tempo, da non sentire la necessità di mangiare altri cibi.
Essere così radicali fa male alle pareti intestinali e questo vale per tutte le persone, anche atee. Il fatto poi che il rabbino Jacob avesse un sangue del gruppo B rendeva ancora più evidente il “conflitto interiore” creato dai cibi di cui normalmente si nutriva.
L’origine più probabile dell’ictus poteva dipendere proprio dall’agglutinazione delle cellule, a causa delle lectine, presenti in notevoli quantità nel pollo, grano saraceno e fagioli che circolavano nel sangue del rabbino.
Allo stesso tempo, le stesse lectine, potevano essere considerate le responsabili dell’immunità rispetto all’azione dell’insulina, condizione che aveva aggravato la situazione diabetica dell’uomo di chiesa.
Nell’antico testamento si parla moltissimo di pasti e di alimentazione, sottolineandone la valenza all’interno della vita spirituale di ognuno di noi. Vi sono regole abbastanza ferree all’interno della dottrina yiddish, al punto da impedire che ad esempio latticini e carne possano essere persino cucinati nella stessa padella, seppur in giorni differenti.
Ci sarebbe da chiedersi però se questa religione, ma più in generale qualunque tipologia di fede, sia così attenta alle diete e alla salute dei propri fedeli, alla stregua di quanto sembri esserlo nell’indicar loro la strada della salvezza, una volta deceduti.

E’ più importante raggiungere la beatitudine nell’aldilà che imparare che cosa mangiare per vivere oggi, più in salute su questa terra?

Forse il rabbino questa lezione dovrebbe averla imparata, considerato che, dopo aver seguito il nuovo regime alimentare, suggerito dal dottore, ha potuto riscontrare grandi progressi.
Dopo aver seguito la dieta del gruppo sanguigno B, per un arco di tempo di soli 8 mesi, Jacob ha recuperato la funzionalità del sistema circolatorio, al punto da ritornare a camminare senza problemi, riuscendo nuovamente a curare il diabete attraverso farmaci ipoglicemizzanti, somministrabili per via orale.
Il regime alimentare che aveva intrapreso lo aveva finalmente aiutato a mantenere i livelli di diabete sotto controllo.
L’aspetto più interessante di tutta questa storia è che la dieta che gli era stata consigliata non gli impediva di andare contro le indicazioni del vecchio testamento, ovvero il testo sacro di riferimento per tutto il popolo istraeliano.

Quale dieta è stata più adatta al gruppo B?

  • E’ stato suggerito di aumentare la varietà dei piatti da consumare nell’arco della settimana;
  • sostituire pollo con agnello, pesce o tacchino;
  • consumare la kasha sono il sabato (giorno sacro per gli ebrei ortodossi) e il resto degli altri giorni settimanali il riso o il miglio;
  • cambiare la varietà di fagioli con cui veniva preparato il cholent;
  • integrazione dell’alimentazione con vitamine e preparati di erbe.

Anche io ho riscontrato i vantaggi di indicare una dieta personalizzata ai miei pazienti, riscontrando il duplice vantaggio di:

  1. riuscire ad assecondare i gusti in cucina di chi mi contatta per recuperare la funzionalità;
  2. riscontrare maggiori tassi di successo da parte di soggetti ancora più motivati a seguire la dieta personalizzata in base al proprio gruppo del sangue, perchè reputano le indicazioni alimentari fornite, assolutamente non restrittive.

E’ possibile “sostituire” un pasto con un altro, probabilmente anche più gustoso ed ottenere risultati sui pazienti anche migliori.

Se sei interessato a conoscere quale potrebbe essere la tua dieta più indicata, in base alle tue preferenze a tavola e quelle che sono le indicazioni suggerite dal tuo sangue:

       ENTRA IN CONTATTO CON IL CENTRO HELIANTUS

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