donna con fegato intossicato

Che cosa intossica un fegato : cibi e metodo per disintossicarsi

Il fegato è un organo che dobbiamo imparare a proteggere perchè in grado di svolgere numerose funzioni nell’organismo e qualora risultasse intossicato, andrebbe ad inficiare il regolare equilibrio nel corpo umano ed è per questo che dobbiamo pulirlo.

Il compito principale del fegato è quello di eliminare ogni tossina dal corpo e mettere l’organismo nelle condizioni migliori di funzionare, anche se di fatto ricopre centinaia di funzioni contemporaneamente, tutte ugualmente importanti. Tra gli scopi principali dell’organo epatico vi è quello di scindere i cibi in prodotti nutrizionali e quindi utili al nostro sistema corpo.

donna con fegato intossicato

Imparare a conoscere quando il fegato è in difficoltà può aiutare a prevenire pericolose situazioni e migliorare le nostre condizioni generali di salute, facendoci comprendere l’importanza di ripulirlo. Esistono alcuni segnali inequivocabili che servono a riconoscere un apparato epatico risentito, che ha qualcosa che non funziona bene.

Gambe e piedi ingrossati
Un fegato intossicato fa ingrassare?
Altro sintomo: alitosi continua
Lividi e cattiva coagulazione del sangue
Alimenti disintossicanti

Le malattie del fegato sono centinaia la cui origine varia a seconda del soggetto e della situazione di vita della stesso. Alcuni disturbi potrebbero essere congeniti ed essere collegati a caratteristiche ereditarie, altri invece avrebbero delle relazioni più strette con le abitudini quotidiane. In effetti, molte malattie epatiche si manifestano a causa del consumo smodato di alcool o all’assunzione scriteriata di sostanze con effetto stupefacente. In questi casi si parla anche di fegato alcolizzato e della necessità di depurarlo per mantenerlo efficiente.

Quando un fegato funziona male si gonfia dolorosamente e risulta incapace di affrontare eventuali attacchi batterici, provenienti da virus esterni. In questi casi si parla di fegato ingrossato o grasso e risulta uno dei modi più evidenti con cui questo organo così prezioso segnala di essere intossicato e di necessitare una depurazione.

Dove si avverte il dolore ? In quale zona del corpo si soffre di più ?

La sensazione più frequente è quella di provare un dolore persistente nella zona alta e occidentale dell’addome, da non confondere con quella di una pressione sul lato sinistro, specie dopo che si fa sport, che invece è circoscrivibile alla milza o a un comune “debito d’ossigeno”.

Che tipo di dolore si percepisce ?

Inizialmente si sente un leggero fastidio, anche se con il passare del tempo questa fitta può acutizzarsi e rendere problematico anche camminare o restare in posizione eretta.

Esistono altri segnali che indicherebbero un fegato intossicato ?

Si, il rigonfiamento non riguarda soltanto l’organo epatico, ma anche altre parti del corpo, risultando ancora più evidente. Sono le estremità del corpo e quindi gambe e caviglie, le zone che tendono ad aumentare il proprio volume. Accade così che un fegato tossico, nel tentativo di stare meglio, cercherà di ripararsi dando origine a tessuto cicatriziale. Più tempo condanniamo il fegato alle tossine, maggiore sarà il tessuto cicatriziale che si formerà e peggiori i danni che procurerà sull’organismo, a cominciare dal manifestarsi dell’ipertensione portale. Questo tipo di disturbo è collegato con l’ipertensione che investe le vene presenti nel fegato, la cui conseguenza più immediata è quella di accumulare liquido nelle gambe. Questo disturbo viene etichettato come “edema” e non causa dolori evidenti, al di là delle ripercussioni estetiche che può avere un problema di questo tipo, specie su di una donna, visto che può generare un rigonfiamento delle gambe e delle cosce. La presenza di segnali come questo rendono ancora più urgente una disintossicazione epatica.

Con un fegato intossicato si dimagrisce o si ingrassa ?

Dipende. Anche se è riconosciuto come l’aumento delle tossine nell’apparato epatico possa far ingrassare. Il soggetto tende ad accumulare chili di troppo e spesso ignora le cause. Succede così che si ritrovi ingrassato senza collegare questa circostanza all’aver mangiato di più. Può accadere persino che l’individuo, nella speranza di dimagrire, si iscriva in palestra o si dedichi a qualche attività sportiva, ma senza per questo ottenere dei miglioramenti evidenti.

Tutto questo potrebbe infatti dipendere dal cattivo funzionamento di un fegato e qualora non ce ne si accorgesse in tempo, il rischio sarebbe quello di accumulare tanto grasso, sempre più difficile da smaltire. La nostra alimentazione, anche quando non sembra particolarmente abbondante, potrebbe contenere dei cibi sbagliati, come nel caso di quelli contenenti dolcificanti artificiali. Altro modo semplice per aumentare il livello di tossicità all’interno del fegato è quello di abusare di farmaci, soprattutto ansiolitici. In tutti questi casi accade che le tossine non espulse sedimentino nei tessuti adiposi del corpo umano, provocando un aumento di peso, anche considerevole. Solo una pulizia corretta del fegato può consentire un ritorno al proprio peso forma.

Paradossalmente, se alcuni soggetti potrebbero registrare un aumento di peso, in altri si potrebbero verificare persino delle riduzioni dell’appetito. Nonostante tutto quello che potremmo pensare sull’argomento, percepire una costante nausea che ci terrà lontani da succulenti piatti non è mai cosa piacevole. Perdite improvvise di taglie e inappetenza potrebbero nascondere dei problemi più seri per il nostro fegato. Tra i sintomi più problematici vi è una febbre leggera, ma costante, che, assieme ad una difficoltà digestiva, che può sfociare nel vomito, segnala il cattivo stato di salute in cui si trova l’organismo.

L’alito cattivo può essere un indizio altrettanto valido ?

Assolutamente sì. Quando la puzza dell’alito non deriva dall’assunzione di un cibo specifico e perdura nel tempo, significa che qualcosa di cattivo sta accadendo al nostro interno. Anche se sarebbe più facile pensare che sia la bocca la fonte del nostro problema di alitosi, in verità potrebbe essere il fegato a condizionare in maniera negativa lo stato olfattivo del nostro fiato. Nel corpo umano ogni elemento è connesso l’un l’altro è non è difficile dimostrare che un organo come il fegato possa influenzarne altri. In caso di alito cattivo, causato da un fegato ingrossato perchè pieno di tossine, si parla di fetore epatico. Quando gli amici ci segnalano in più occasioni una fiatella sarebbe meglio non sottovalutare questo sintomo, perchè è uno dei primi che caratterizza un eventuale danno epatico e funziona da spia per eventuali azioni di prevenzione.

Le allergie possono essere annoverate tra i sintomi di un fegato che bisogno di depurarsi ?

Sì, perchè rappresentano la manifestazione più evidente di un fegato pigro e sovraccaricato. Quando il numero di sostanze che entrano nel sangue è eccessivo, l’apparato celebrale riconosce che si tratta di allergeni e rilascia anticorpi e sostanze chimiche come le istamine, che come conseguenza più diretta provocano eruzioni cutanee e pruriti su specifiche parti del corpo. Le aree più esposte alle allergie epatiche sono i piedi e le mani che, soprattutto di notte, sembrano peggiorare la propria condizione, al punto da causare insonnia nei soggetti afflitti da questo male.

Questo accade perchè un fegato debilitato non è più in grado di contrastare e quindi eliminare le molecole nocive che avranno quindi degli effetti negativi su di noi.

E’ vero che si diventa gialli quando qualcosa non va a livello epatico ?

Occhi e pelle giallastra sono evidenti segnali di ittero che, anche se non rappresenta una malattia, può marcare un male epatico, anche piuttosto evidente. L’accumulo di bilitulina è un effetto di questo malfunzionamento e non è altro che un pigmento giallo, generato dalla scomposizione di globuli rossi morti nel sangue.

Si può capire se il fegato è intossicato dal colore della pipì?

In linea di massima, sempre a causa dell’ittero, quando accumuliamo tossine nel corpo la nostra urina diventa molto più scura del solito, segno dell’alta concentrazione di birilubina. L’aspetto estetico però non deve spaventare più di tanto, perchè indica ugualmente che è in atto un tentativo di espulsione di queste sostanze tossiche da parte dei reni, ovvero un fatto assolutamente positivo. La pipì di un soggetto che ha raggiunto un’alta tossicità a livello epatico può risultare rosso scuro, sino ad arrivare a tonalità di marrone. Che la pipì cambi colore, a seconda di quello che mangiamo durante quella giornata, è piuttosto normale, i particolari che invece dovranno suonare come un campanello d’allarme sono:

  1. la incongruenza tra quello che assumiamo e il ripetersi di minzioni molto scure;
  2. il manifestarsi oltre alle urine più scure, di feci bianche o contenenti sangue.

Altro sintomo possibile : tanti lividi

Quando notiamo la presenza di ematomi non attribuibili a particolari circostanze come cadute o colpi subiti, potrebbe essere un effetto secondario di un risentimento del sistema epatico. Infatti ogni livido è l’effetto visivo di un danneggiamento di vasi sanguigni a cui un fegato in forma dovrebbe ovviare producendo proteine per la coagulazione del sangue. Quando l’organo epatico non è al 100% i vasi del sangue diventano più fragili e la presenza di lividi e forme di sanguinamento sottocutanee si fanno più diffuse. Il risultato di questa debolezza è l’emergere di tante ecchimosi e botte involontarie.

Quando si ha il fegato stanco ci si stanca di più

Si entra in uno stato di stanchezza cronica prolungato che non si può spiegare solo come l’accumulo di stress lavorativo o come l’effetto collaterale di relazioni sentimentali tumultuose che si ripercuotono sulla psiche quanto sul fisico. In molti di questi casi, il vero responsabile di questa fiacca, che ci impedisce di svolgere attività che sino a poco tempo prima reputavamo semplici, è ancora una volta il fegato. E’ lui l’organo capace di elargire energia al corpo, perchè in grado di trasformare glucosio in glicogeno e di farne delle scorte, in funzione di un uso successivo, quando ne avrà bisogno.

Cosa fare per curare un fegato malato?

Una volta constatato mediante analisi del sangue che nel fegato qualcosa non va, è importante offrirgli un periodo di riflessione, una vera e propria pausa da tutto quello che lo sta intossicando. L’apparato epatico vanta proprietà autorigeneranti ed è per questo che smettendo per 2 mesi di assumere alcolici oppure impostando una dieta sana, che escluda cibi spazzatura, è possibile ottenere risultati sorprendenti e recuperare gran parte della funzionalità di un fegato. Esistono ad esempio dei nutrimenti eccellenti, ideali per migliorare le prestazioni di uno degli organi più importanti che abbiamo.

cibi buoni per la salute epatica

Tra i cibi che fanno bene al fegato ricordiamo:

  • la curcuma,
  • ‘olio extravergine d’oliva,
  • il the verde,
  • verdura e frutta biologici.

Consigliamo pertanto di utilizzarli di frequente nella preparazione di gustose ricette, perchè in grado di scoraggiare la formazione di calcoli al fegato.

Ad ogni modo, la pratica del lavaggio del fegato è quella più indicata per riequilibrare le funzioni epatiche nell’organismo e cercare di recuperare una salute che ci sta sfuggendo di mano. Chi cura il fegato grosso è chi conosce molto da vicino la condizione di un fegato che punge o di un dolore intenso ad esso collegato. Guarda le foto delle tossine espulse attraverso le feci quando la stessa dottoressa Racanelli si è sottoposta ad un lavaggio completo e immagina come è realistico pensare di sentirsi molto meglio una volta allontanati dal corpo tutte quelle nocività.

Chi l’ha detto che chi visita il fegato di un malato non sperimenti in prima persona l’efficacia di una pulizia in caso di mal di fegato?

Si tratta di un atto di responsabilità da parte di una dottoressa che vuole sperimentare in prima persona che cosa andrà a fare sui suoi pazienti ed è per questa ragione che si sottopone più volte all’anno a questo sistema per disintossicare il sistema epatico.

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emorroidi disegno

Come far rientrare le emorroidi senza ricorrere a farmaci

Il problema delle emorroidi è purtroppo molto frequente e crea molto imbarazzo nel soggetto che ne è afflitto. Questa condizione di vergogna spinge il paziente colpito da questo disturbo a trovare una soluzione immediata che gli consenta di vivere la quotidianità in maniera più serena.

La prima cura tentata da ogni individuo che si accorge di avere le emorroidi interne è rappresentata da una crema, reperibile in farmacia o anche in erboristeria. Si tratta di un palliativo molto blando, che colpisce soltanto la superficie del problema e non lo affronta nel complesso.
La vasodilatazione venosa, associata alla perdita di sangue è un fenomeno così appariscente da non permettere a un paziente di esaminare il problema con lucidità e lo costringe a fare una scelta rapida, influenzata dal bisogno di far rientrare in tempi stretti le emorroidi.

emorroidi disegno

In fin dei conti l’utilità delle creme vasocostrittrici non è vana, perchè offre un sistema di cura super veloce che almeno impedisca al paziente di trovarsi nelle condizioni di sanguinare in pubblico o quando si è a lavoro. Ad ogni modo, per ovviare al fastidio legato alle emorroidi interne è meglio cercare un metodo naturale che possa portare benefici in un arco temporale maggiore.

I rimedi fitoterapici contro le emorrodi

Tra le soluzioni fitorerapiche migliori, utili a contrastare a monte il disturbo delle emorroidi vi è il macerato glicerico di ippocastano, da non confondere con la tintura madre. Il macerato è in grado di agire molto più in profondità ed è per questo che va preferito alla tintura madre. La posologia consigliata è quella di 40 gocce, da assumere per due volte nell’arco della giornata. Qualora la presenza di emorroidi fosse abbondante sarebbe auspicabile optare per un dosaggio maggiore, aumentando le assunzioni da 2 a 3. Se i dolori nella zona rettale sono percepiti come insostenibili sarebbe meglio tendere verso la seconda opzione.
Adottando questa cura si otterrà un restringimento venoso e pertanto un miglioramento effettivo.

Affiancare a questo sistema le pomate anti emorroidi e i cuscini a ciambella può alleviare i dolori, ma per un risultato ancora più efficacie sarebbe meglio seguire la cura fitoterapica, accompagnandola all’uso di questi oli:

  • neem,
  • olio di perico,
  • quello di girasole con aggiunta di ozono,

Impiegando questi oli si avrà la sanificazione della mucosa, disponendo una protezione ulteriore che ne preservi l’integrità. Si tratta di un modo assai valido per contenere l’irritazione rettale in atto.

Cosa mangiare con le emorroidi

Anche nel caso di questo disturbo sarà importante seguire una particolare dieta, visto che esiste una correlazione assai diretta tra quello che mangiamo e il manifestarsi di un prolasso. Essendo le terribili emorroidi la rappresentazione di un infiammazione e quindi di produzione di calore si dovranno evitare tutti quei cibi caldi o bollenti come ad esempio:

  • pomodori,
  • spezie,
  • peperoncino,
  • zenzero,
  • solanacee,
  • carni rosse,

Si tratta di alimenti che non vanno bene per chi ha le emorroidi o per tutti coloro i quali ne vogliano prevenirne la nascita. Va fatta particolare attenzione nell’assunzione dei nutrimenti presenti in questa lista quando fa caldo, ovvero in estate, quando le temperature ambientali aumentano e con loro anche i rischi di proliferazione di emorroidi nella zona anale.
Visto che le alterative nel menù giornaliero non mancano, soprattutto nella cultura gastronomica italiana, è buona regola cercare delle “alternative fredde” a questi cibi che fanno male al colon.

Non trattenere la cacca

Sembrerà strano ma una delle cause delle emorroidi è legata alla difficoltà di alcuni soggetti di evacuare regolarmente. Dovremmo impegnarci ad andare in bagno ogni qual volta ne sentiamo il bisogno, evitando di posticipare il momento, soltanto perchè proviamo disagio nel defecare in un gabinetto che non sia quello di casa o perchè occupati a sbrigare una faccenda più urgente. Non c’è nulla di più urgente ed importante di mantenere un intestino libero ed attivo ed è per questo che il Centro Heliantus punta molto sull’idrocolonterapia.

Anche delle feci eccessivamente dure possono creare costipazione e pertanto si consiglia l’uso di fermenti lattici che possano ottimizzare il passaggio delle feci, oppure l’uso di cuticola di psillio, affinchè di regolarizzi il movimento intestinale.

Se si è alla ricerca di altri rimedi super naturali che tengano in scacco le emorroidi si potrebbe puntare su malva e piantaggine, ovvero erbe spontanee che si trovano abitualmente nelle campagne italiane. In questo caso le due piante selvatiche andrebbero tenute in ammollo in acqua calda per 10 minuti circa e andrebbero usate per tamponare la zona infiammata, ovvero quella vicino all’ano, consentendo la decongestione di quell’area.
Queste erbe leniscono l’infiammazione in corso soltanto se consumate fresche. Si sottolinea come utilizzarle in versione “secca”, acquistandole in erboristeria non garantisce affatto gli stessi risultati positivi. Stesso discorso va fatto quando si ricorre all’aloe vera che è risultata molto più efficacie quando prelevata direttamente da pianta e non sotto forma di crema o pomata.

Per mantenere un controllo adeguato della situazione ed evitare pesanti ricadute, si potrebbe aiutare il proprio corpo bevendo regolarmente tisane, con funzione disinfettante e rilassante nei confronti del colon. Tra gli ingredienti più appropriati da utilizzare negli infusi si consiglia la mamelide e la vite rossa.

gorilla animale con espressione simile all'uomo

Differenza occhio umano e occhio animale

Tutti gli animali, dagli invertebrati ai mammiferi, hanno gli occhi: sono indispensabili per chi ha il senso della vista. Cambia solo la maniera di vedere. Ci sono animali che vedono a colori e altri in bianco e nero, altri vedono di notte e alcuni persino da lunghe distanze. L’occhio umano e l’occhio animale hanno delle differenze: specialmente la visione umana esige delle cure particolari, come la scelta dello schermo TV.

 

Vista umana e vista animale, le differenze
Differenze occhio umano e animale
Vista umana, i fotorecettori e i colori
Come salvaguardare la vista
Occhi, la distanza corretta per guardare la TV
Occhi animali, le differenze
Come vedono gli insetti
Vista dell’aquila
Gli squali vedono sott’acqua?

 

Vista umana e vista animale, le differenze

Tutti gli animali hanno occhi o altri organi analoghi creati da Madre Natura allo scopo di vedere il mondo, ogni specie a modo suo. Anche gli invertebrati più semplici, gli insetti più piccoli, persino le meduse, per il 99% composte da acqua, hanno cellule sensibili alla luce che fungono da occhi. Ma a questo punto, sorge una domanda: come vedono gli umani e gli animali?

Anche se molti animali hanno occhi simili a quelli della specie umana, la scienza sa che il modo di vedere è differente: la vista umana è unica in natura, condivisa solamente dalle scimmie antropomorfe e poche altre specie. Ogni animale ha sviluppato il suo modo di vedere e gli organi visivi si sono adattati. Ci sono i gatti che hanno la capacità di restringere e allargare all’estremo la loro pupilla, evidenziando la loro iride e, in notturna, i caratteristici occhi gialli.

gorilla animale con espressione simile all'uomo

Differenze occhio umano e animale

Protagonista indiscussa del senso della vista è la luce. Essa è definita una forma di energia radiante, peraltro costituita da un insieme di piccole particelle energetiche chiamate quanti o fotoni. Si tratta di una radiazione elettromagnetica e quindi è costituita da onde con diversa lunghezza, frequenza ed ampiezza. Quando la lunghezza d’onda risulta compresa tra 400 e 700 nm, la luce può essere rilevata dal sistema visivo umano e rientra nello spettro delle radiazioni visibili.

Queste vengono percepite come blu se la lunghezza d’ onda è di circa 400 nm, il magenta e il verde fino al rosso riescono ad essere percepiti quando la radiazione tocca i 700 nm.

Il fenomeno visivo nell’occhio umano ha inizio quando la luce, a contatto con la retina, viene trasformata in impulso elettrico. Esso intraprende un viaggio lungo le vie ottiche e ha come meta la corteccia occipitale, luogo in cui viene convertito in punti immagine. L’occhio è una macchina perfetta, in grado di funzionare egregiamente e garantire delle prestazioni elevate perchè ogni parte dell’occhio svolge uno specifo ruolo in maniera coordinata, garantendo quello che viene definito sistema ottico.

Vista umana, i fotorecettori e i colori

Il piano di percezione è composto dai fotorecettori. Si tratta di cellule sensibili alle radiazioni luminose, rappresentati dai coni e dai bastoncelli. Per capire la visione animale, bisogna fare una distinzione precisa tra questi elementi. I coni sono 6 milioni e si collocano in prevalenza al centro della retina. Sono fondamentali per la visione diurna, in quanto sono adattabili alla luce e permettono di distinguere i dettagli e soprattutto i colori. I bastoncelli invece sono circa 100 milioni e servono per la visione notturna. Essi si trovano alla periferia della retina e risultano molto più sensibili alla luce rispetto ai coni.

Si evince quindi che ogni specie ha un sistema visivo che si è evoluto diversamente, sviluppando delle caratteristiche adatte al proprio habitat e stile di vita. Più la parte centrale della retina è sensibile, migliore è l’immagine inviata al cervello e, nel caso degli uomini, i coni e i bastoncelli sono ben integrati da favorire la visione alla luce del giorno.

Lupi, gatti e cani, ad esempio, hanno invece una retina ricchissima di bastoncelli e perciò più adatta all’oscurità del crepuscolo e della notte, momento in cui possono cacciare indisturbati essendo animali notturni allo stato selvatico. Perché gli occhi dei felini si illuminano al buio? Grazie a uno strato composto da cristalli di guanina denominato tapetum lucidum, il quale riflette naturalmente come un catarifrangente i bagliori di luce che sono presenti in un determinato ambiente notturno.

Se un animale cieco è facile preda dei suoi nemici naturali o del branco stesso che lo emarginerà a nome della sopravvivenza del gruppo, gli esseri umani dovrebbero accettare alcuni suggerimenti per poter preservare la vista, in quanto è un senso fondamentale per sopravvivere.

Come salvaguardare la vista

L’occhio, in generale, sfrutta lo stesso principio della telecamera. La cornea e il cristallino fungono da lenti che, come un obiettivo, catturano le immagini e le mettono a fuoco. Le immagini sono proiettate sulla retina, Il corpo umano è una macchina straordinaria: anche se un settore non funziona a dovere, automaticamente scatta un meccanismo per il quale l’individuo si adatta alla situazione, sviluppando e amplificando gli altri sensi per sopperire alla mancanza.

La vita moderna non impone l’obbligo di procacciare il cibo o di sfuggire ai predatori, però non significa che gli occhi non si debbano preservare. Sarebbe opportuno far riposare la vista mediante esercizi specifici e rispettando le pause previste per chi lavora con i terminali. Oltre a visite mediche periodiche e indossare occhiali o lenti a contatto adeguati in caso di difetti visivi, è fondamentale mantenere una distanza adeguata dallo schermo della televisione o dal monitor.

Per quanto riguarda i bambini, è consigliabile che non superino le due ore di impegno visivo nell’arco della giornata. Per tutti, diventa fondamentale una illuminazione diffusa e uniforme nell’ambiente in cui si trova l’apparecchio. Lo schermo televisivo emette radiazioni, però in bassa quantità e per questo non sono affatto pericolose per l’occhio, ma possono affaticarlo. L’illuminazione ambientale circostante riduce lo sforzo visivo con un intervallo tra stimolo e reazione cerebrale. Senza riverberi e riflessi, inoltre, si migliora la percezione dei dettagli delle immagini, del contrasto e del colore.

Occhi, la distanza corretta per guardare la TV

Una nota a parte merita la dimensione dello schermo TV. Bisogna osservare la regola della distanza tra schermo e osservatore. Essa si misura in base alla lunghezza in cm della diagonale dello schermo, indicata di solito in pollici, moltiplicata per cinque. Ad esempio, una TV a cristalli liquidi da 28 pollici, con una diagonale di circa 70 centimetri, andrebbe guardata ad una distanza di 3,5 metri in quanto 0,7×5 = 3,5.

Per quanto riguarda gli schermi ad alta definizione, definiti anche HD, si deve tenere conto della capacità dell’occhio umano di percepire due punti distinti. Se si possiede un Full HD, si deve moltiplicare la diagonale dello schermo per 1,5, mentre per un modello HD si moltiplica la sua diagonale per 2,3. Naturalmente, in un soggetto affetto da patologia come la maculopatia o degenerazione maculare senile, la distanza dallo schermo può essere ridotta, senza per questo arrecare danni all’occhio. Si sottolinea inoltre che la luce emessa dagli schermi al LED non danneggi le cellule della retina: per ora, gli studi non hanno portato a dei risultati degni di nota.

Occhi animali, le differenze

Ogni specie animale, come già sottolineato, si è infatti evoluta adattando la propria visione all’habitat.  Non si può definire chi veda meglio o peggio, in quanto anche le talpe vedono bene da vicino e nel buio più completo delle loro tane. I cani e i gatti, come già accennato, non riconoscono i colori però vedono bene nella penombra e al crepuscolo. Le mosche e gli insetti in genere non distinguono chiaramente le forme, ma vedono un numero maggiore di immagini fisse al secondo -fps-, 200 circa contro le 18 dell’uomo. Si spiega perché un movimento, che all’occhio umano appare rapido, per una mosca è invece composto da singole immagini fisse.

Come vedono gli insetti

Il sistema visivo degli insetti è dunque ideale per sopravvivere alle insidie dei predatori o per catturare al volo le prede. Merito degli organi fotorecettori. Essi corrispondono ai cosiddetti occhi composti o ocelli, i quali variano da uno a ventimila a seconda delle specie. Le mosche e le libellule sono tra gli insetti che hanno un campo visivo caratteristico. Le prime, anche se non distinguono chiaramente le forme, vedono 200 immagini fisse al secondo, mentre le seconde invece hanno una visione a 360 gradi a causa diametro degli ocelli.

Le farfalle e le api riescono a vedere gli ultravioletti, per questo riescono a distinguere i maschi dalle femmine e sono attratte dai pistilli e non dai fiori, in quanto per loro non sono visibili neanche se sono dotate di un colore acceso.

Vista dell’aquila

I rapaci hanno un punto centrale dell’occhio che funziona come un teleobiettivo e ingrandisce particolari di tutto ciò che si vede, ed è per questo che esiste il modo di dire occhio di falco. Questa funzione d’ingrandimento è abilitata da una particolare zona della retina, la fovea, nella quale le cellule della visione sono molto concentrate.

Se nell’uomo vi sono circa 200 mila coni per millimetro quadrato, nella fovea dell’aquila ve ne sono 1 milione e questo fa sì che l’immagine percepita dall’occhio del rapace abbia una parte centrale ingrandita di 2,5 volte e ad altissima definizione. Per quanto riguarda la visione diurna e notturna, la vista dell’aquila eccelle in pieno giorno, ma scarseggia di notte, al contrario di quella di altri rapaci come il gufo e la civetta. Inoltre, i rapaci e gli uccelli in generale vedono molto bene i colori ed è grazie a questa capacità che riescono a distinguere i maschi, molto colorati, dalle femmine.

Gli squali vedono sott’acqua ?

Altri animali sono invece sensibili agli infrarossi, per esempio i serpenti, che vedono le prede a sangue caldo grazie a recettori termici posti sotto gli occhi e che il cervello associa alla visione oculare, mentre gli squali, che l’immaginario collettivo li vuole quasi ciechi. In realtà, tra la maggior parte degli animali marini è quello che ha la visione più sviluppata. Infatti, essi hanno una vista sviluppata da lontano e da vicino e inoltre hanno una sensibilità ala luce superiore a quella umana di 10 volte. Son in grado di vedere una preda da ben 100 metri di distanza e percepiscono i colori. Soprattutto quelli sgargianti.

paura di bambino

Le conseguenze di avere paura di fare la cacca da piccoli

Il passaggio dal pannolino al vasino, per un bambino, è una tappa fondamentale della sua crescita. Mamma e papà devono fare molta attenzione a questa tappa, onde evitare conseguenze pesanti in età adulta. Sembra incredibile, eppure sono tanti i bimbi che si rifiutano di defecare e molte mamme si chiedono se sia il caso o meno di consultare il pediatra o lo psicologo allo scopo di stabilire se sia una fase normale o se dietro ci siano problemi più gravi.

Perché si ha paura di fare la cacca?

paura di bambino

Perché i bambini trattengono la cacca
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Cacca addosso, i rimedi

Perché i bambini trattengono la cacca

Il passare dal pannolino al vasino è una delle tappe più difficili che un genitore si troverà ad affrontare. Anche per il piccolo non è certo uno scherzo, tanto che è perfettamente normale che abbia un atteggiamento di totale rifiuto verso questa pratica, un po’ per pigrizia (farla nel pannolino è più facile, tanto c’è mamma o papà pronti a cambiarlo), un po’ perché hanno paura di farla nel vuoto. Si crede che il passaggio al vasetto in vista dell’ingresso alla scuola materna e per una corretta crescita sia indispensabile.

Spesso, però, alcuni atteggiamenti derisori da parte degli adulti inducono l’infante a trattenere la pupù o avere difficoltà a fare i bisogni nel suo vasino. Il bisogno di fare la cacca viene riconosciuto dai bambini, salvo alcune eccezioni dovute a patologie mediche. Ad esempio, il bambino piange disperato di fronte allo stimolo e si rifiuta di rilasciarla semplicemente a causa di una o più ragadi anali, dolorose e fastidiose, per fare un esempio. Si sa che i bimbi sono capricciosi e non sopportano il dolore e tendono ad evitare i fastidi, saltando direttamente l’ostacolo.  Però, quando si tratta di fastidi a livello psicologico o di veri e propri traumi, i problemi si raddoppiano.  Per questo, prima di prendere appuntamento con uno psicologo infantile, è meglio attenersi ai consigli del proprio pediatra di fiducia, in quanto si possono lanciare degli allarmi infondati basati su statistiche anche improbabili.

 

La paura delle feci e degli escrementi propri ed altrui, nota come Scatofobia o Coprofobia, può essere la causa del perché ci si rifiuta di defecare anche in età adulta. Viene anche confusa con la Catisofobia, ovvero la paura di sedersi. In realtà, le fobie possono essere collegate e hanno più o meno le stesse cause fisiche, mentre sono diverse dal punto di vista psicologico. Ogni fobia è legata a uno scompenso emotivo. Ogni essere umano ha bisogno di creare una relazione con il mondo esterno e ha bisogno di stimoli e di elementi per nutrirsi e dissetarsi, altrimenti non si può sopravvivere. Ovviamente, gli alimenti e i liquidi che entrano nel nostro organismo vengono elaborati, per poi espellere il superfluo.

Questa semplice legge naturale, per alcune persone equivale a una perdita. I bambini piccoli, specie con carenze di affetto, estendono alla pipì e alla cacca una specie di possesso di qualcosa di valore, accentuata dall’interesse di mamma e papà. Del resto, i medici suggeriscono di controllare le feci del neonato per capire se sia in salute. Il bimbo può usare la defecazione come oggetto di scambio: fai la cacca e ti compro il gelato/ il giochino. Un tempo, si risolveva il capriccio con due sculacciate, ora invece si è scoperto che il trattenere la popò significa anche trattenere le emozioni più intime, non cedere alla pressione e illudersi di essere autosufficiente senza il supporto del mondo esterno e che il bambino ha già dall’infanzia una scarsa autostima, per questo manifesta conflitto, incomprensioni e risentimento verso i familiari o un adulto in particolare in questo modo. Anche se significa farsi i bisogni addosso.

Conseguenze del non defecare

Si stima che molti infanti abusati psicologicamente e/o fisicamente abbiano questo problema sia per il dolore proveniente dalle ferite degli sfinteri, sia perché prova vergogna e disagio.

Lo stesso risultato si ottiene se insegnanti, genitori o adulti che hanno un certo peso nell’educazione del bambino lo rimproverano quando se la fa addosso. Per paura, la prima reazione è quella di trattenere le feci anche per giorni interi, con conseguenze molto pericolose. La prima è senza dubbio la stitichezza, poi subentrano infezioni date da batteri e virus che proliferano nell’intestino. In età adulta si può estendere a disordini alimentari come bulimia e anoressia, oltre che avere delle conseguenze molto pesanti oltre a dolore e gonfiore addominale e sensazione di intestino pieno.

Ad esempio, si può essere soggetti a un intestino facilmente irritabile, a emorroidi, a sanguinamento rettale, fistole anali, a patologie a determinati organi interni e soprattutto stipsi cronica, casi di polipi al colon e al retto che si possono tramutare in cancro vero e proprio. Il trattenere le feci è più facile che non l’urina, ma questa pratica fa sì che i ristagni di esse nell’intestino e nel retto formino una massa talmente dura che la normale azione del colon non è sufficiente per espellerla. Questo disturbo si chiama fecaloma ed è frequente nei bambini e negli anziani. In casi gravissimi, si ricorre a un intervento ospedaliero d’urgenza, ma prima si tenta di ammorbidire la massa facendo assumere al paziente dell’olio minerale per via orale o rettale, con un clistere di pulizia, a patto che si sconfigga la paura. Una volta ammorbidito le scorie, si procede alla rottura e alla rimozione di buona parte della cacca indurita inserendo una o due dita nell’ano, o con una peretta apposita, meno invasiva e traumatica (specie per i bambini molto piccoli).

Come togliere il pannolino al bambino con serenità

Come già detto, è fondamentale che il passaggio tra pannolino usa e getta e vasino/wc sia più sereno possibile e senza traumi. Prima di tutto, bisogna capire se il bimbo sia pronto per questa fase, quindi si consiglia di alternare i due strumenti, magari nelle uscite fargli tenere il pannolino, mentre a casa si può procedere prima con i pannolini mutandina e poi solo con le mutandine, ma se si vede che il pannolino rimane asciutto, è meglio eliminarlo anche per le uscite. Il bambino si dimostra pronto quando si nota che segue i genitori o gli adulti quando vanno in bagno e dimostra particolare curiosità riguardo al water. Se non si vuole prendere il vasino, esistono anche dei riduttori per wc, così da facilitare il passaggio successivo.

SI può far trovare al bambino dei libri illustrati o dei giochi in bagno, in modo che sia invogliato ad andare per giocare. Il genitore o chi per lui, ogni ora, dovrà proporre con tono entusiasta di andare a fare la pipì o la popò a cadenza regolare e non domandargli mai se gli scappa, altrimenti riceverà un secco no come risposta. Inutile far sparire il pannolino da un giorno all’altro, specie in concomitanza con il primo giorno di scuola o la nascita del fratellino accampando la scusa che ormai è grande. Sarebbe controproducente e indurrebbe ad alimentare le sue insicurezze e la paura di fare la cacca nel vuoto. Incidenti di percorso capitano anche agli adulti, quindi vietato umiliare il bambino per qualche goccia di pipì o per la popò fatta addosso, anzi. Bisogna incoraggiarlo e soprattutto gratificarlo qualora riesca a farla nel vasino o nel wc con parole e piccoli premi. Per stimolarlo ancora di più, si può leggere insieme a lui delle favole o dei libri per bambini che trattano dell’argomento, facendogli capire che senza la cacca, non ci sarebbe neanche vita, visto che è un ottimo concime.

Cacca addosso, i rimedi

I bambini possono farsela addosso, ma anche gli anziani possono provare questo timore e sentire disagio. L’anzianità porta delle conseguenze, come indebolimento della prostata e dei muscoli pelvici e anali, quindi la minzione e la defecazione può risultare incontrollabile dal soggetto, il quale può sviluppare un meccanismo di difesa e non fare la popò per giorni. Sia per i bambini che tendono a soffrire di encopresi, sia per gli adulti, il sentirsi in colpa per l’insudiciamento della biancheria comporta una forte riduzione dell’autostima con conseguente isolamento e depressione, oppure una eccessiva dipendenza dagli altri, uno scarso controllo dell’aggressività ed episodi di ansia e frustrazione per il cattivo odore e per l’impossibilità di socializzare per paura di essere denigrati e giudicati.

Ovviamente, solo un terapista qualificato può guidare il paziente verso la risoluzione di questo problema, ma in genere, in assenza di impedimenti fisici, la terapia si basa su quattro linee base. La prima è scegliere una dieta adeguata per impedire di fare troppo la cacca e superare l’ossessione della stitichezza e gli episodi di cacca addosso. Si accompagna a un trattamento farmacologico basato sull’usare clisteri, supposte o lassativi specifici, o rimedi naturali come somministrare sciroppo di lattulosio, prugne o crusca nel latte, qualora cii si trova a che fare con bambini molto piccoli o anziani debilitati. Inoltre, si aiuta il paziente ad acquisire una regolarità nella sua vita quotidiana, come dei ritmi alimentari regolari, sonno e una buona igiene personale, nonché si introduce anche l’attività fisica. Infine, la fase di addestramento, ovvero l’apprendere dei metodi di comportamento per riconoscere lo stimolo defecatorio e correre a farla nel vasino o nel gabinetto.

Tutto questo affiancato a un intervento cognitivo per controllare i problemi emotivi e modificare gli atteggiamenti distruttivi, come trattenere le feci da parte del soggetto, o atteggiamenti denigratori di familiari e conoscenti. In questo caso la collaborazione è fondamentale per riacquisire l’autostima perduta, per gestire le proprie emozioni e socializzare senza paura. Diventa frustrante non andare a cena fuori o in campeggio, o semplicemente a fare una passeggiata per paura di emanare cattivo odore e di sentirsi bagnati e con una chiazza marrone sul sedere.

Del resto, personalità di spicco come Paula Radcliffe, maratoneta, ha battuto ogni record alla maratona del 2005 a Londra, ma tutto il mondo l’ha vista mentre la faceva in mondovisione, poi, come se nulla fosse, ha continuato a correre. Lei è stata colpita dalla diarrea del corridore, un disturbo causato dalla troppa adrenalina o qualcosa che si è mangiato stimola il bisogno. Lei era in vantaggio ed è riuscita perlomeno a raggiungere il bordo strada e farla. E, per quanto riguarda gli italiani, anche se non sono atleti, AstroSamantha e Nicola Parmitano sono diventati famosi per aver partecipato alle missioni spaziali, ma anche perché l’hanno fatta nelle loro tute, altrimenti in assenza di gravità, gli escrementi sarebbero in orbita e in bella mostra per tutta la durata della missione spaziale.

prato colorato

Differenza tra cromopuntura, cromoterapia e agopuntura

Chi è Peter Mandel?
Cromopuntura: differenze con l’agopuntura
Cromopuntura: fa male?
Cromopuntura: dove trovare informazioni

Cromopuntura: cosa è, differenze con la cromoterapia

La cromopuntura è una tecnica ideata da Peter Mandel che consiste nell’applicazione di luce colorata tramite una penna su dei punti precisi del corpo, che corrispondono ai meridiani della medicina cinese.A differenza dell’agopuntura, che prevede l’inserimento di lunghi aghi sottili nel corpo, la cromopuntura non è una terapia invasiva, quindi è adatta a tutti, anche ai bambini piccoli, perché è assolutamente indolore.

La cromopuntura si basa sugli stessi principi della cromoterapia, ovvero la possibilità di guarire dalle malattie grazie a dei fasci di luce colorata che vengono applicati sul corpo per cercare di ristabilirne l’equilibrio energetico di base, ma a differenza della seconda è molto più precisa, perché va a toccare dei punti sulla pelle, mentre la cromoterapia si concentra per lo più sui chakra e sui diversi disturbi che possono intaccarne l’equilibrio.

Chi è Peter Mandel?

Peter Mandel è un terapeuta e relatore conosciuto a livello mondiale per aver creato la cromopuntura e la diagnosi energetica dei punti terminali (chiamata anche DEPT).Tiene seminari in tutto il mondo e lavora con molti istituti e scienziati famosi, anche provenienti dall’ambito della medicina “ufficiale”.

Per praticare la cromopuntura, Mandel usa uno strumento particolare di sua creazione: una lampada a forma di penna sulla quale vengono applicate delle piccole colonne di vetro che hanno diversi colori. Le colonne hanno tutte un’estremità arrotondata, attraverso la quale viene inglobato il colore, e un’estremità piramidale, che viene invece rivolta sulla pelle e sul meridiano esatto da trattare.

Per quanto riguarda le penne usate nella cromopuntura hi-tech, che si trovano sui principali portali dedicati alla vendita della strumentazione per la pratica della cromoterapia, si differenziano da quelle usate da Peter Mandel unicamente per un paio di dettagli: sono alimentate a batteria e non hanno delle piccole colonnine in vetro, bensì delle lenti colorate per il trattamento dei vari disturbi (rosso, arancione, giallo, verde, turchese, blu e viola).

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Cromopuntura e cromoterapia: teoria dei colori

I colori usati nella cromopuntura, come anche nella cromoterapia, sono sette e ciascuno di essi è collegato ad uno specifico chakra.Il rosso è il colore della passione e del potere. Dà energia, coraggio e permette di gettarsi a capofitto nella competizione senza paura (non per nulla è anche il colore del pianeta Marte, che è connesso con i segni dell’Ariete e dello Scorpione). Di solito viene usato per dare sicurezza, per rinvigorire l’autostima e per combattere la distrazione e l’irrequietezza.

È legato al primo chakra, che è quello della radice.

L’arancione, che è il colore mediano tra il rosso e il giallo, è il colore della creatività artistica, ma anche della sessualità e del piacere. Viene prediletto dalle persone ottimiste, che hanno grande fiducia in loro stesse e nelle loro capacità. Viene utilizzato per sbloccare l’emotività e anche per facilitare i rapporti interpersonali (per questo motivo è adatto alle persone molto timide o che hanno difficoltà a parlare con gli altri).

Il suo chakra di appartenenza è il secondo, che è quello sacrale o dell’osso sacro.

Il giallo è il colore dell’energia fisica e mentale e denota allegria, voglia di cambiamento e immaginazione. Per questo motivo viene usato soprattutto per stimolare la razionalità, l’attività della mente e per infondere anche fiducia e sicurezza. È legato al terzo chakra, che è quello del plesso solare.

Il verde, che è il colore mediano tra il giallo e il turchese, è il colore della perseveranza e dell’equilibrio. Amato dalle persone calme, stabili e poco inclini agli imprevisti, può essere usato per aumentare l’autostima e anche per incoraggiare il rapporto con noi stessi e con il nostro Io più profondo e con gli altri. È connesso al quarto ckakra, che è quello che vigila sul cuore e sulle sue funzioni.

Il turchese (o azzurro o blu) è il colore associato alla calma e alla tranquillità, capace di far diminuire il battito cardiaco e gli stati di agitazione, ma anche di sviluppare l’ispirazione e la comunicazione (non per nulla è il colore preferito da molte persone appartenenti ai segni d’aria, ovvero i Gemelli, la Bilancia e l’Acquario). Può essere usato per alleviare lo stress, per ritrovare la serenità, per raggiungere l’equilibrio e anche per ascoltare il proprio intuito.

Il suo chakra di appartenenza è il quinto, che vigila sulle funzioni della gola e sulle capacità di espressione.

Il blu (o indaco), che è il colore mediano tra l’azzurro e il viola, è indicato per l’ascolto interiore, per l’osservazione e per la comprensione della realtà circostante (non per nulla è uno dei colori che viene usato maggiormente anche per la meditazione). Di solito viene utilizzato per risolvere delle situazioni di disarmonia, sia con il contesto che ci circonda sia con le altre persone, ed è associato al sesto chakra (quello del terzo occhio).

Il viola (o violetto) è il colore della transizione, della trasformazione, dell’unione degli opposti e dell’empatia. Insieme all’indaco, è uno dei due colori che viene usato di più per la meditazione ed è connesso al settimo chakra, che è quello della corona.

Cromopuntura: gli strumenti per farla

La cromopuntura viene fatta con una penna apposta, luminosa e dotata di una punta fabbricata in cristallo di rocca, che funziona con due batterie ministilo da 1,5 volt e che include sette filtrini colorati intercambiabili. Alcune penne, come la Simolux, hanno anche un cappuccio di ricambio e un filtro oro aggiuntivo per la pratica della reflessologia. A seconda del tipo e della marca, il loro prezzo varia dai 240 ai 600 euro.

Cromopuntura: a partire da che età può essere fatta?

La cromopuntura, oltre ad essere sicura, è una terapia indolore, quindi può essere fatta sia sugli adulti sia sui bambini molto piccoli (anche neonati) e sugli anziani. I pazienti che si sottopongono a questa tecnica hanno un’età media di 50 anni, ma negli ultimi anni, anche grazie alla curiosità sempre più crescente nei confronti delle terapie alternative, la cromopuntura sta attirando sempre di più giovani e persone al di sotto dei 30 anni.

Può essere fatta senza pericolo anche dalle donne incinte: la cromopuntura prenatale, come anche la tecnica metamorfica, può essere usata per sciogliere tutti i blocchi e i conflitti che il feto incontra durante la sua vita prenatale nonché per rimuovere lo shock che sperimenta al momento della rottura delle acque, del parto, della nascita e del taglio del cordone ombelicale.

Oltre alle future neo mamme, ai feti in via di sviluppo e ai neonati, anche i bambini possono trarre molti benefici dalla cromopuntura.Questa tecnica infatti, soprattutto negli ultimi anni, sta diventando sempre più diffusa a livello pediatrico perché consente di risolvere molti disturbi fisici e molte problematiche psicosomatiche, come il deficit dell’attenzione, l’iperattività, l’aggressività e l’impulsività.

Anche presso il Centro Heliantus è possibile prenotare una seduta di cromopuntura, grazie alla professionalità di Elisabetta Calabrese. Qualora foste interessati, prego di contattarci tramite l’apposito modulo.

Cromopuntura: differenze con l’agopuntura

La cromopuntura, pur lavorando sugli stessi meridiani della medicina cinese, non sollecita i punti tramite l’applicazione di aghi, bensì di colori e di lunghezze d’onde specifiche. Non è dolorosa e può essere approcciata anche dai pazienti che hanno paura degli aghi. Nell’agopuntura invece il terapeuta, oltre ad essere preciso, deve fare molta attenzione quando applica gli aghi, altrimenti la tecnica potrebbe non sortire gli effetti desiderati oppure potrebbe risultare addirittura dannosa per i pazienti.

Inoltre, negli utenti affetti da tripanofobia, la vista della lunghezza degli aghi è sufficiente a farli desistere dal praticare questa tecnica, anche se la stessa può apportare loro effetti benefici. Invece la cromopuntura, pur basandosi sugli stessi principi, non suscita loro tutta questa paura, perché non viene praticata tramite l’inserimento di aghi nella pelle, bensì tramite penne che, attraverso fasci sottili di colore, vanno a toccare i meridiani.

Quando fare la cromopuntura esogenica?

La cromopuntura esogenica, o esogenetica o esogetica, è una terapia che cerca di conciliare il sapere primordiale degli esseri umani con le conoscenze della medicina energetica. Lavora sia sul piano spaziale della malattia (ovvero sul punto in cui si presenta il sintomo, come ad esempio il fegato) sia su quello temporale (ovvero i traumi subiti dal paziente in passato e che hanno originato la malattia nel presente).

Può essere usata come aiuto per dimagrire, per risolvere problemi legati alla tiroide, oppure anche disturbi come emicrania, artriti, lombalgie, fibromalgie e gonalgie. La cromopuntura endocrina invece, diversamente dalla prima, viene impiegata per lo più per risolvere problemi legati alla sfera femminile come dolori o irregolarità mestruali, menopausa, disturbi legati alla fertilità e disfunzioni sessuali.

Quando fare la cromopuntura auricolare?

La cromopuntura auricolare può essere fatta sia per curare disturbi come le emorroidi, sia per stimolare la circolazione sanguigna e l’attività dell’apparato respiratorio.Inoltre, in base ai vari casi, può essere utilizzata anche per disintossicare l’organismo, combattere il dolore e sviluppare l’emisfero sinistro o l’emisfero destro del cervello (il primo legato alla razionalità, il secondo all’intuizione e alla fantasia).

Cromopuntura: è economica oppure cara?

In Italia una seduta di cromopuntura, a seconda dello specialista o dello studio che la pratica, ha un prezzo che varia tra i 100 e i 400 euro. Ciascuna seduta, a dipendenza del lavoro che il terapeuta deve effettuare sul paziente, può durare dai 60 ai 180 minuti.

Per quanto riguarda i prezzi all’estero, in Svizzera generalmente vengono chiesti 80 euro per un trattamento della durata di un’ora, mentre negli altri Paesi le cifre si aggirano tra i 100 e i 300 euro, quindi non c’è molta differenza rispetto all’Italia.

cromopuntura

Cromopuntura: fa male?

No, la cromopuntura (fatta eccezione per la cromopuntura auricolare in cui è normale percepire un leggero dolore) non fa assolutamente male, quindi può essere praticata senza pericolo anche sui neonati e sui bambini piccoli. Inoltre, a differenza di altri trattamenti terapeutici non presenta particolari controindicazioni né tanto meno effetti collaterali.

Cromopuntura emozionale: è utile?

Sì, la cromopuntura emozionale è utile, soprattutto per superare disturbi psicologici generati da eventi traumatici come lutti, separazioni e addii, stati depressivi lievi o moderati, debolezza, solitudine, vuoto, mancanza di qualcosa e dipendenze di qualsiasi tipo. Di solito viene eseguita con il turchese o il turchese chiaro sui meridiani di entrambe le mani. Proprio perché va a toccare i punti precisi da cui viene generato il disturbo, in alcuni casi può risultare addirittura migliore dei fiori di Bach.

Cromopuntura: dove trovare informazioni

Se si desidera approfondire maggiormente le proprie conoscenze in materia di cromopuntura oppure si vuole iniziare ad apprendere le basi per poi iniziare un vero e proprio corso di cromopuntura dal vivo, su Internet si possono reperire molte informazioni.

Oltre al sito del Centro di Cromoterapia di Savosa (Svizzera), uno dei pochi dove si possono trovare nozioni di cromopuntura e di cromoterapia, su Amazon si possono acquistare ebook ben strutturati e che trattano l’argomento in maniera molto esaustiva, come Cromopuntura. Le frequenze dell’anima: riflessioni sulla terapia con il colore secondo Peter Mandel di Vincenzo Primitivo.

Per chi invece vuole fare conoscenza con la cromopuntura, ma senza spendere un capitale, esistono anche pdf che si possono scaricare gratuitamente su Scribd oppure su Seergreenandjordans come Guarire con il colore o il Manuale pratico di cromopuntura.

Cromopuntura e scetticismo: le opinioni autorevoli e quelle di chi l’ha provata sulla propria pelle

La cromopuntura, come d’altronde le altre terapie alternative, provoca da anni dibattiti e divisioni tra chi la guarda con scetticismo, convinto che sia solo uno specchio per allodole e che non funzioni veramente, e chi invece l’ha testata (e la testa attualmente) sulla propria pelle, elencandone poi i benefici che ha apportato alla sua vita e alla sua salute.

In molti Paesi la cromopuntura è da anni un’efficace terapia di supporto ed è accettata anche dalla maggior parte dei medici tradizionali, mentre in Italia ci si può sottoporre soltanto nei centri termali ed estetici in quanto viene lodato il suo aspetto di riequilibrare l’organismo a livello energetico.
La cromopuntura, come la pranoterapia, l’omeopatia e il metodo Calligaris, è mal vista dal CICAP in quanto non si fonda su basi scientifiche, ma solo su antichi saperi esistenti fin dalla Preistoria (che spesso vengono bollati come superstizioni o credenze popolari).

Ci sono però anche alcuni pareri autorevoli che, da anni, dichiarano l’efficacia di questa terapia.

In particolare alcuni medici francesi, come il dottor Christian Agrapart, sostengono che la cromopuntura, come anche la cromoterapia, al giorno d’oggi può essere considerata la medicina del futuro, in quanto la comunicazione cellulare non sarebbe possibile senza la luce.

Inoltre, come se già questo non bastasse, di recente la scienza moderna ha condotto ricerche sulla cromopuntura e sulla sua capacità o meno di indurre il processo di auto guarigione nel corpo tramite l’uso di fasci di luce colorata. Ebbene, secondo quanto risultato nelle ricerche, gli impulsi della luce e del colore assorbiti dalla cute non solo vengono incanalati direttamente nel cervello, ma possono davvero agire all’interno del nostro corpo e influenzare tutti i processi biochimici.

Ciò significa che, oltre a far dimagrire, la cromopuntura può davvero aiutare il corpo a debellare le malattie oltre a risollevare l’umore di un paziente, a calmarlo oppure a dargli energia a seconda dei suoi bisogni. Da ultimo, ma non meno importante, altre ricerche condotte nel campo hanno dimostrato che all’interno del corpo umano esistono davvero delle vie di trasmissione della luce che, guarda caso, si trovano proprio in corrispondenza dei meridiani descritti dalla medicina tradizionale cinese.

Perché allora la cromopuntura è considerata una bufala? Oltre al fatto che, secondo alcuni, non ci sono prove scientifiche che dimostrino la sua efficacia (affermazione peraltro non veritiera, visto che le ricerche citate hanno dimostrato il contrario), per altri questa terapia non sarebbe diversa da quanto dichiarato da alcune dottrine della New Age. E gli effetti benefici? Per i più scettici sarebbero dovuti ad un effetto placebo e non ad un funzionamento reale delle onde di colore sul nostro organismo.

Cromopuntura: dove si pratica?

In Italia la cromopuntura si pratica per lo più negli studi privati, nei centri termali e nei saloni estetici. All’estero invece, dove è stata riconosciuta da anni come terapia di supporto, non è raro trovarla affiancata alle terapie più convenzionali nelle strutture ospedaliere o praticata all’interno di centri altamente specializzati.

Cromopuntura: come si diventa esperti in materia?

Per diventare cromopuntore, il primo passo è quello di seguire uno dei corsi di cromopuntura che si svolgono tutti gli anni in Italia. I più rinomati, nonché quelli riconosciuti sia in Italia sia all’estero e al termine dei quali viene sempre rilasciato un diploma, sono quelli che si tengono presso la Cromo Pharma.Questa scuola, oltre a vantare una partnership con la Esogetics GmbH, è l’unico centro di cromoterapia che organizza corsi presso la sua struttura e nelle principali città italiane come Milano, Verona e Mantova.

I corsi, oltre che ai fisioterapisti, ai naturopati e ai medici, sono rivolti a tutte quelle persone che desiderano intraprendere una carriera nell’ambito del benessere e della medicina alternativa.Il loro prezzo, a seconda della materia trattata, dell’approfondimento e della fama del terapeuta che li tiene, varia dai 300 ai 400 euro.

In Italia non esistono dei corsi di laurea specifici per diventare cromopuntori, mentre in Svizzera, presso il Centro di Cromoterapia di Savosa (Lugano), si può seguire una formazione in cromopuntura secondo il metodo di Peter Mandel della durata di due anni. L’attestato, che viene rilasciato alla fine del percorso di studi, è valido non solo per esercitare la pratica in tutto il territorio elvetico, ma anche in Italia e nel resto dell’Europa.

Se invece si desidera studiare al di fuori dell’Europa, negli Stati Uniti si possono seguire dei corsi presso l’Institute for Esogetic Colorpuncture. Per accedere a questi corsi, che in genere durano 2 giorni, è necessario contattare i terapeuti che li organizzano via email.

Per quanto riguarda i libri da leggere per diventare bravi a farla, oltre al già citato Manuale pratico di cromopuntura di Peter Mandel, è consigliabile approcciare anche il Manuale professionale di cromopuntura. Con applicazioni pratiche di Andrea Ferrari, dove oltre alle basi teoriche è possibile trovare molti esempi pratici di applicazione dei vari fasci di luce colorata.

La magia della pressoterapia

Il ristagno dei liquidi è comunemente un problema femminile, ma anche molti maschietti potrebbero beneficiare dei trattamenti  per rimuovere questo problema. La pressoterapia è il metodo più diffuso, in quanto l’apparecchiatura utilizzata consente di agire su arti e fascia addominale. Il paziente indossa alcuni applicatori chiamati gambali perché situati su gambe (anche se ci sono anche quelli per braccia o addome). In seguito, questi applicatori vengono gonfiati a partire dalle estremità, piedi e le mani. All’inizio della seduta è l’operatore a sbloccare manualmente i centri di raccolta del sistema linfatico. Il trattamento ha come scopo migliorare il drenaggio linfatico in caso di ritenzione idrica, cellulite e altri problemi del sistema circolatorio. Esso è un trattamento estetico e medico per migliorare il sistema linfatico e circolatorio, stimolando i naturali processi di eliminazione delle tossine che circolano nell’organismo.  Questa terapia è talmente famosa che molte guide la annoverano come una tecnica di linfodrenaggio. Esistono diverse tecniche di drenaggio linfatico, ma tutte cercano di ridurre la sensazione di gonfiore e la ritenzione idrica favorendo il flusso della linfa all’interno dei suoi vasi, evitando il ristagno di liquidi.

 

Pressoterapia e sistema linfatico
Pressoterapia, a cosa serve e come funziona
Benefici e controindicazioni pressoterapia
Quanto costa la pressoterapia
Lipolaser vs pressoterapia
Linfodrenaggio e radiofrequenza

Pressoterapia e sistema linfatico

Oltre al sistema cardiocircolatorio, parallelamente alle vene, esiste una seconda rete di minuscoli canali che collegano i tessuti periferici del corpo umano, dirigendosi verso il centro. Essi trasportano un liquido chiamato linfa. Esso è composto anche dalle ghiandole linfatiche, detti linfonodi, poste sul collo, sotto le ascelle o nell’inguine. La più grossa e importante ghiandola linfatica è la milza e anche le tonsille sono ghiandole linfatiche. Il sistema linfatico esiste per due scopi: rifornire e pulire i tessuti e difendere l’organismo dalle infezioni. Nel primo caso, esso riporta il sangue in circolo filtrandolo attraverso i capillari. Nello stesso tempo, la linfa pulisce i tessuti da tutte le sostanze che non sono utili. Essa progredisce verso i polmoni grazie alla pressione esercitata dai muscoli e per l’aspirazione negativa degli stessi.  Si hanno poi i linfonodi, i quali producono linfociti che sono la prima difesa dalle infezioni esterne. Quando si  è malati, le ghiandole linfatiche si ingrossano, indicando al medico che il sistema immunitario ha attivato le sue prime difese.

pressoterapia Heliantus

Pressoterapia, a cosa serve e come funziona

A volte, il sistema linfatico ha bisogno di essere stimolato perché si possono riscontrare inestetismi quali edemi, gonfiori, ritenzione idrica e problemi all’epidermide. Probabilmente, non tutte le scorie vengono espulse e con l’aiuto di professionisti qualificati si possono decidere i trattamenti da compiere per diminuire questi problemi.

L’apparecchiatura utilizzata per la pressoterapia agisce sulla circolazione venosa e linfatica e la rende efficiente. Durante una seduta, il paziente indossa applicatori, di solito divisi in quattro sezioni e gonfiati progressivamente in modo sequenziale. La pressione esercitata sul corpo segue una sequenza precisa, in base alla circolazione del sangue venoso. I bendaggi vengono imbevuti di principi attivi ed applicati aderenti al corpo per garantire l’assorbimento graduale. In questo modo, si riducono gonfiore e pesantezza degli arti inferiori, stimolano i tessuti adiposi e il metabolismo, contrastando e riducendo la tanto odiata buccia d’arancia.  I bendaggi vengono applicati durante la seduta di compressione dei gambali, in modo da attivare l’azione drenante  ed eliminare le scorie dai tessuti. Attraverso l’osmosi, la pelle assorbe gradualmente il contenuto delle bende. Le opinioni su questo trattamento sono molto positive: gambe leggere e più toniche, niente pesantezza e notevole riduzione della circonferenza delle cosce e dei glutei.

 

Benefici e controindicazioni pressoterapia

Durante una seduta di pressoterapia l’apparecchiatura effettua una sorta di massaggio meccanico ad effetto drenante.  Questo massaggio particolare a pressione aiuta a eliminare i liquidi in eccesso e tonificare i tessuti. Inoltre, la leggerezza agli arti può dare particolarmente sollievo alle gambe pesanti e gonfie. Nonostante i benefici, e l’enorme efficacia nel combattere i primi segni della cellulite, questo trattamento estetico e medico non è adatto a tutti. Se il soggetto non presenta patologie particolari, può essere applicato, ma è sconsigliata per chi soffre di problemi circolatori, flebiti, vene varicose, trombosi, insufficienza arteriosa o cardiaca, donne in gravidanze, pazienti affetti da neoplasie e dermatiti sulla parte da trattare, se si è sottoposti a innesti di pelle e si è affetti da infezioni. Lo stato di gravidanza porta gonfiori e alcuni medici permettono la pressoterapia, ma sempre sotto controllo medico e non negli ultimi mesi di gestazione. Ovviamente, questa terapia si deve effettuare solo dopo un accurato controllo medico.

 

Quanto costa la pressoterapia

Veniamo ai prezzi per una seduta di pressoterapia. Essa varia dai 50 ai 70 Euro circa. Ovviamente, questo trattamento non può fare i miracoli e non si può pretendere di dimagrire e avere un fisico mozzafiato se ci si ingozza di patatine fritte e bevande gassate. In concomitanza, il paziente deve sforzarsi di mangiare sano, cercando di fare esercizio fisico regolare e mantenere una corretta idratazione. In questo modo, si aiuterà l’organismo ad eliminare le scorie. In genere, una seduta dura dai 15 ai 30 minuti e il trattamento viene consigliato per almeno 12 sedute, considerate il numero ideale per due volte a settimana per un mese. Sarà lo specialista ad analizzare il problema nello specifico e consigliare l’intervallo di tempo più adatto a seconda della tipologia e della gravità del disturbo. Si può arrivare anche a una seduta a settimana per ottenere buoni risultati, ma comunque è sconsigliata tutti i giorni per evitare problemi di circolazione.

La pressione sulla circolazione per mezzo dei gambali e dei bracciali vengono gonfiati e sgonfiati ritmicamente aiuta a combattere la cellulite e la ritenzione idrica. Si possono ridurre i centimetri di troppo e si sente un senso di leggerezza e di benessere molto rilassante, anche perché si sente l’organismo disintossicato. In molti soggetti si riscontra anche una stimolazione del metabolismo e una accelerazione dei processi di dimagrimento. In tanti credono che siano solo pubblicità ingannevoli dei centri estetici, i quali hanno tutto da guadagnare.

 

Lipolaser vs pressoterapia

Oltre alla pressoterapia, esistono tante tecniche di linfodrenaggio. La tecnica del lipolaser corregge imperfezioni come la cellulite, oltre a ridurre gli accumuli di grasso sulla pancia, il doppio mento e i cuscinetti. Questa terapia consiste nell’usare un laser ad alta pressione con diverse lunghezze d’onda. Si stimolano le cellule adipose e si genera un enzima che trasforma i lipidi in acidi grassi essenziali. Essi entrano in circolazione attraverso il sangue, mentre il corpo li utilizzerà per dare energia ai muscoli. Per questo, dopo l’intervento si deve attivare il corpo con esercizio fisico o elettrostimolazione.

Questa tecnica, rispetto alla pressoterapia, dona innumerevoli vantaggi: oltre a ridurre il livello di grasso corporeo, contribuisce a migliorare l’epidermide rendendola idratata e compatta. Si attenuano le rughe perché coagula i vasi del tessuto adiposo, stimolando la produzione di collagene. La tecnica viene consigliata quando il soggetto presenta un eccesso di grasso generalizzato o si desidera anche tonificare, senza ricorrere a bisturi e aghi. Di contro, è leggermente doloroso a volte, a causa dell’iniezione di preparati a base di adrenalina e per l’anestesia (il tutto per evitare emorragie).

Questo video può far capire la differenza tra i due trattamenti (Fonte: Youtube)

 

Linfodrenaggio e radiofrequenza

La radiofrequenza è un innovativo trattamento di medicina estetica. Consiste nel principio della cessione di calore, una procedura di rimodellamento non invasiva e indolore. Si trasmettono onde elettromagnetiche sul tessuto da trattare e il soggetto sentirà una sensazione di calore particolare. Si favorisce l’afflusso sanguigno e stimola la produzione di collagene. La pelle è tesa e compatta ed è ideale per attenuare le rughe e la cellulite allo stadio iniziale e medio. Come è ovvio, il macchinario deve essere usato da specialisti, altrimenti si avranno gravi danni ai tessuti. Il Ministero della Salute ha vietato per legge alle estetiste di effettuare trattamenti di radiofrequenza ad alta potenza (ovvero oltre i 50 W e frequenza di uscita a 0,3 MHz), permettendo loro solo l’uso di strumenti a bassa potenza (massimo 50 W e 0,4 MHz). Tali strumenti a bassa potenza hanno un effetto minore rispetto a quello che per legge può usare solo il medico. Le sedute di radiofrequenza durano generalmente 20-30 minuti e un trattamento completo risulta  di circa 8-10 sedute. Insomma, chi presenta problemi di gonfiore, rughe e cellulite, è da preferire la radiofrequenza alla pressoterapia nonostante i costi alti e che il trattamento sia invasivo. Chi invece vuole combattere il ristagno di liquidi, è meglio che opti per la pressoterapia.

essere magre e vedersi grasse

Meglio troppo magri o grassi ?

Fa male essere troppo magri o troppo grassi? Quesito che rimane, nella maggior parte dei casi, nella sfera femminile (ma non sempre), avere grassi in eccesso o, al contrario, averne molto pochi, può risultare a volte problematico.

Infatti, la magrezza patologica può risultare un grave problema a sua volta, considerando che potrebbero presentarsi alterazioni delle ossa e problemi legati ad esse, come ad esempio l’osteoporosi.

La struttura ossea risente allo stesso modo dell’obesità. Questo perché la massa grassa non protegge dalle ossa, ma al contrario può renderle più deboli e arrecare disfunzioni. Per questi motivi, è opportuno non sottovalutare sia l’essere troppo magri che l’essere troppo grassi.

essere magre e vedersi grasse

Per quanto riguarda i soggetti obesi, si contano circa un quinto della popolazione europea e angloamericana che hanno chili di troppo. Da notare che negli Stati Uniti si calcola come sia afflitto da problemi di peso una persona su tre. Considerando la magrezza, la media europea considera sia presente una persona eccessivamente magra su dieci.

Come capire se si ha un problema?

Ma come si può diventare consapevoli del problema? Come scoprire di avere accumuli di grassi in eccesso? È opportuno misurare il rapporto tra il peso e l’altezza, misurando l’Indice di Massa Corporea. Prendendo quindi il peso in kg e dividendolo per l’altezza in metri al quadrato, si ottiene l’IMC. Se quest’ultimo rientra al di sopra di 30, il soggetto è considerato obeso. Nel caso si rimanga sopra i 25, si può esser considerati sovrappeso, mentre al di sotto di 18 si è considerati sottopeso. Da notare che se si rimane sotto i 16 si tratta di un grave caso di magrezza e si necessita il consulto di un esperto.

Ciò che è opportuno considerare è la massa grassa, ovvero l’adipe che risiede nel midollo osseo e in molti altri tessuti. Di norma, la percentuale raccomandata per il sesso maschile è del 5%, mentre per il sesso femminile dovrebbe rimanere sopra il 12%. Da notare che non si diventa obesi o troppo magri semplicemente perché ci si abitua a mangiare un certo alimento (ad esempio un soggetto mangia formaggio magro rispetto ad un’altra persona ghiotta di formaggio grasso), ma spesso è il DNA, insieme allo stile di vita che influisce sulla nostra massa grassa.

Magrezza costituzionale

Mentre l’obesità ha una percentuale che la determina, la magrezza non ha confini così marcati, considerando che non esiste un’unica definizione di magrezza. Ad ogni modo, la magrezza costituzionale spesso è quella più evidente. La magrezza per costituzione è data da fattori prevalentemente legati al DNA. In questi casi, non si dovrebbero riscontrare particolari problemi e non verranno diagnosticati eventuali patologie fisiche legate alla magrezza, al di là di essere considerati per la stragrande della popolazione degli “stecchini”.

Naturalmente, attorno ai 20 anni il nostro fisico è molto elastico e resistente ed è per questo che rappresenta l’età in cui, tendenzialmente, si resta più magri. Con il passare del tempo (nello specifico, invecchiando) si accumulano grassi ed i tessuti risulteranno meno tonici. Andando avanti con l’età sarà più probabile che si presenti grassi in eccesso e, di conseguenza, una massa corporea più grande.

Da notare che ci sono momenti passivi in cui si dimagrisce o viceversa altri durante i quali si accumulano grassi, come nel caso del metabolismo basale. Quest’ultimo è il minimo dispendio d’energie che serve all’organismo per rimanere attivo in stati di rilassamento o comunque molto passivi. Per fare in modo che il metabolismo basale risulti efficiente anche durante la vecchiaia, tenersi in forma e fare una corretta attività fisica durante, praticamente, tutta la vita, può senz’altro dare una mano.

I cibi più calorici

Probabilmente lo si sa già, ma i cibi ad alto contenuto calorico andrebbero evitati, così da eliminare più facilmente i grassi in eccesso. Nazioni come gli Stati Uniti tuttavia abusano di cibi come patatine fritte e in busta e bevande alcoliche ad alto contenuto calorico (come birre ad alta gradazione, cocktail pieni di zuccheri, etc.).

Quest’abitudine americana ha portato la popolazione ad un’obesità dilagante e il consumo di alimenti ricchi di lipidi che fanno ingrassare, purtroppo, risulta piuttosto comune. Detto questo, mantenere cattive abitudini alimentari come abusare di dolci, “stuzzichini” o alcolici non è certo positiva.

Dove è il giusto?

Come si può riuscire a trovare un equilibrio? Un medico saprà consigliare i giusti rimedi e metodi, ma cominciare apportando uno stile di vita sano è senz’altro una buona idea. Da notare che alcuni attori riescono a dimagrire ed ingrassare a piacere utilizzando lavaggi del colon o farmaci invasivi (che spesso risultano, da un punto di vista salutare, discutibili).

Tornando verso i “comuni mortali”, come affrontare una ripresa fisica? Che cosa ne pensano gli psicologi al riguardo? Sostanzialmente, sembra che il lato emotivo non influisca poi così tanto, ma è opportuno prenderla seriamente, sotto il profilo prettamente fisico.
Ci sono alcuni casi che potrebbero derivare dalla sfera emotiva (di altri, tuttavia), come ad esempio nel caso di bambini troppo magri che non vogliono mangiare. A volte situazioni come queste, sono considerate la prova di uno squilibrio infantile. Condizioni di questo tipo creano molta agitazione nei genitori che, vedendo i propri figli gracilini, si allarmano a causa delle presunte magrezze del bambino. Per essere sicuri che si tratti di un problema reale e non di una mera impressione, potrebbe esser necessario rivolgersi ad un pediatra.

Conseguenze di essere troppo magri

Quali conseguenze si presenteranno se si trascura il fatto di risultare troppo magri o si risulta sottopeso? Fra i principali “sintomi” rientrano disagi della quotidianità come debolezze e apatie che, a primo impatto, potrebbero esser sottovalutate. È ovvio che, nel caso si riscontri un’effettiva magrezza, si ha la necessità di aumentare la massa, così da far scomparire disagi di tal genere o fenomeni depressivi legati anche al cibo. Il cibo dev’esser correlato al piacere di vivere e nel caso diventi un fenomeno ossessivo-compulsivo potrebbe diventare un problema.

Detto questo, per risolvere la magrezza eccessiva è opportuno, oltre che adottare uno stile di vita il più sano possibile, correlare ad una dieta equilibrata favorevoli attività fisiche che possono far aumentare la massa corporea. Consigliamo comunque di chiedere parere ad un medico o ad un personal trainer per uscire completamente da un disagio che potrebbe trasformarsi in paranoia.

Le cose da fare per risolvere il problema di grassi

Per togliere i chili di troppo ci sono alcuni rimedi specifici come, ad esempio, non mangiare più latticini per dare un grosso aiuto alla dieta, smettere di avere uno stile di vita sedentario e fare un’attività fisica che aiuta a bruciare grassi e calorie. Di conseguenza, potrebbe essere opportuno fare attivita motorie finalizzate a migliorare il giro vita come la camminata, la corsa, la pedalata o il nuoto.

È necessario, ad ogni modo, fare attenzione a complicanze cardiovascolari, soprattutto se non si è abituati allo sforzo fisico. E’ meglio fare delle camminate a velocità moderata, soprattutto nei primi periodi, per poi aumentare man mano che ci si sente più allenati. Se si inizia con ritmi forti, potrebbero emergere disguidi e gli eccessi di zuccheri nel sangue renderebbero più difficile lo sforzo per l’apparato cardiaco. Come abbiamo più volte sottolineato, anche la nutrizione è altrettanto importante. Sviluppare un senso di sazietà, anche con corsi organizzati da nutrizionisti può essere di grande aiuto, accompagnando questo metodo all’assunzione di tisane apposite, come nel caso di tè verde o di bevande depurative, che possono dare una mano a chi è troppo grasso.

Ricordiamo che, in entrambi i casi, un rimedio come l’idrocolonterapia può aiutare a ridurre il peso corporeo. Questo perché i medici forniranno indicazioni alimentari adeguate, considerando che risulta una soluzione per eliminare i chili di troppo e per far stare meglio i muscoli. Naturalmente, è bene informarsi sulla serietà del centro che pratica idrocolon, prima di riporre le speranze di dimagrire in mani di cui non ci possiamo fidare.

piatto vuoto perchè c'è rifiuto di mangiare

Superare il rifiuto del cibo nei bimbi con espedienti psicologici

Le cause dell’ inappetenza nei bambini possono essere diverse. Di solito, se il bimbo si rifiuta di mangiare quello che ha nel piatto vuole rappresentare il dissenso per un cambiamento poco gradito. Modifiche alla dieta, alimenti poco graditi, nascita di un fratellino o di una sorellina, cambio di stagione o cambio casa sono le cause più comuni e risolvibili. In questi casi, il rifiuto del cibo nei bambini si supera mediante la psicologia.

Diversamente, una diminuzione fino alla riduzione dell’appetito indica una patologia o un disagio psicologico profondo che porta il soggetto a non volerne sapere più di mangiare. Le principali cause di inappetenza sono delle infezioni batteriche in una parte dell’organismo. Il metodo più sicuro rimane quindi un consulto dal pediatra, oltre che una visita medica approfondita. Purtroppo, sono in aumento i casi di malattie alimentari infantili quali anoressia e bulimia. Spesso, esse derivano da un trauma psichico e fisico molto grave. Per quanto ci si sforzi di convincerli ad alimentarsi, non si ottengono i risultati sperati.

piatto vuoto perchè c'è rifiuto di mangiare

Mamma e papà hanno il compito di insegnare ai propri figli a mangiare in maniera sana ed equilibrata e per questo cercheranno degli espedienti per raggiungere questo scopo. Non è certo una cosa facile: il cibo, a partire dall’età pediatrica, si trasforma in un motivo di conflitto tra genitori e figli. False credenze, sensi di colpa, ricatti e addirittura angoscia rimbalzano da una parte all’altra della tavola.

Rifiuto del cibo nei bambini
Bambini e mensa scolastica
Imboccare o non imboccare
Selettività alimentare infantile
Trucchi per far mangiare un bambino
Quando il digiuno preoccupa
Relazione cibo e psiche

Rifiuto del cibo nei bambini

I disturbi alimentari in età precoce in Occidente sono ormai una abitudine, non solo per i preadolescenti e gli adolescenti, bensì anche per chi è ancora nella fase dell’infanzia. Capitano situazioni in cui il bimbo non mangia per nulla, o assaggia poco per poi vomitare o serrare la bocca. Questo comportamento è normale nella fase di svezzamento. Il bambino alimentato con latte materno si trova spiazzato quando la madre inserisce nel suo regime alimentare le classiche pappette per neonati. Diverso il caso di un bambino grande. Indubbiamente, il regime alimentare dei bambini di oggi non presenta sempre un ideale di crescita sana. Inoltre, i genitori moderni trovano difficile imporre ai figli una loro decisione, vanificando anche la loro educazione alimentare.

I capricci in fatto di cibo sono normali e fino al momento in cui il pargolo non abbia un brusco calo di peso e perda la sua vitalità, mamma e papà non dovranno preoccuparsi. A questo proposito, i genitori apprensivi potranno trovare utile un ebook intitolato.

Il Mio Bambino Non Mangia

Oltre a capire in maniera approfondita cosa succede al proprio figlio, ci si renderà conto che, probabilmente, se tende a non mangiare vuol dire solamente che non ha fame in quel preciso momento o ha dei dolori alla bocca dovuti alla crescita dei dentini. Fino a che i ragazzi sono piccoli, i problemi non sono gravi, ma più si cresce e più questa abitudine può diventare pericolosa.

Bambini e mensa scolastica

Nelle scuole in cui si usufruisce del servizio di mensa scolastica sono molto frequenti i casi in cui i bambini rifiutano il cibo servito. I soggetti he tendono a farlo molto spesso sono quelli sensibili, riservati e poco socievoli e solari. Questi ragazzini stanno molto attenti alla qualità di ogni alimento. Ad esempio, potrebbero rifiutare i bastoncini di pesce per la cottura scelta, al forno invece che fritti.

La cosa migliore da fare sarebbe quella di parlare con lui e farsi dire direttamente qual è il problema. Qualora anche in questo caso non si riesca a capire il perché di questa mancanza di appetito, sarebbe cosa saggia portarlo a casa e cucinargli un piatto a lui gradito. Gli psicologi sono concordi nel fatto di provare questa tattica piuttosto che farlo digiunare in mensa davanti a una ricetta che non mangerà.

I genitori si devono prendere le loro colpe, poiché spesso e volentieri si tende a cenare con piatti pronti o preparare cibo da microonde, dapprima congelato e poi cotto in 5 minuti. Di fronte a questa pratica, può essere del tutto normale che i figli girino la testa e si rifiutino di mangiare questo tipo di cibo. Sempre se il proprio istituto scolastico lo permetta, si può spendere qualche minuto a preparare il pranzo per la scuola, in modo da essere certi di offrire un pasto di suo gradimento, senza lasciare questa speranza nelle mani dei cuochi delle mense scolastiche. In questo modo, il proprio figlio si nutrirà e resterà in compagnia dei suoi amichetti, vivendo in maniera meno estraniante il momento del pranzo.

Imboccare o non imboccare

Durante lo svezzamento, tante mamme possono essere in dubbio su quale scuola di pensiero seguire. Non imboccare significa lasciare il bambino libero di scegliere se mangiare o meno, trasferendo così la libera scelta. D’altro canto, il non imboccare significa non insistere e rischiare di farlo diventare grasso a forza di fargli aprire la bocca e infilargli il cucchiaino con tutti gli alimenti sminuzzati perfettamente. Dovrebbe essere il bambino a scegliere cosa mangiare prima e dopo. Inoltre, non bisogna affatto creare ansia nel cibo, in quanto può diventare la causa dell’inappetenza. I pediatri suggeriscono di preparare i suoi pasti e farlo sedere insieme a tutta la famiglia a tavola. In questo modo non avrà gli occhi puntati addosso e per emulazione inizierà a mangiare, magari anche dal piatto dei familiari. Sicuramente, il bambino prenderà tutto con le mani e non userà le posate, ma è un comportamento che si può correggere in seguito con molta pazienza. In questi casi sarebbe opportuno lasciarlo mangiare nella maniera che desidera.

La fase dell’imboccare si collega allo svezzamento, in quanto devono imparare il fatto che per essere sazi bisogna cibarsi. Oltre a questo passaggio, deve anche imparare ad autoregolarsi. Lo svezzamento inizia tra i 4 e i 6 mesi e serve per integrare altri elementi nutritivi non presenti nel latte. Fino a questa data fatidica, i bimbi hanno potuto seguire solo una dieta monocibo. Andando avanti e passando dalla fase di svezzamento all’introduzione di cibi solidi, si rischia di imbattersi in capricci. Gli alimenti impanati e fritti come il pesce a bastoncini o le pepite di pollo del fast food rischiano di deviare i suoi gusti alimentari. Se il bambino diventa selettivo bisogna adottare delle strategie mirate per rimetterlo in carreggiata. In primis, mamma e papà devono imparare a non cedere ai ricatti come i pianti e i capricci e a non promettergli premi qualora riesca a mangiare i broccoli. Farebbe una associazione sbagliata, ovvero imparerebbe ad agire solo per convenienza.

Selettività alimentare infantile

Si parla di alimentazione selettiva quando i bambini si limitano a mangiare solamente una gamma di cibi preferiti e rifiutandone altri, spesso molto più sani. Questo problema ha origine durante il primo anno di vita, dopo lo svezzamento. I bambini hanno imparato quali alimenti si mangiano in casa mediante informazioni visive, gustative e anche tattili (la consistenza). La capacità sensoriale non è ancora del tutto sviluppata, per questo motivo il bimbo riconosce una mela a spicchi e non intera, o un biscotto tondo invece che quadrato. Tra i 18 e i 20 mesi si ha la neofobia: i bambini non riconoscono come familiari alcuni cibi nuovi e provoca una sensazione simile al disgusto. Sarebbe una sorta di protezione naturale contro l’assunzione di alimenti e sostanze tossiche. Questa fase può durare fino ai 5 anni. In maniera progressiva, i bimbi iniziano ad imitare i coetanei e assaggiare anche nuove pietanze, ma alcuni rimangono radicati in una neofobia che spinge a consumare cibo di un solo colore. Qualora ci sia la presenza di carote e piselli nella zucca gialla, il bambino arriva anche a vomitare. Altri sintomi di questo disturbo sono il veloce senso di sazietà che raggiunge il pargolo, la distrazione a tavola e il cibarsi molto lentamente. Unica soluzione è quella di un consulto medico, al fine di escludere intolleranze e allergie alimentari in corso e altri fattori. Spesso, il bambino salta i pasti perché è sazio, perché deve giocare o per un disagio relazionale che si può manifestare anche con la carenza di sonno la notte. Con pazienza e un supporto medico e psicologico idoneo, i genitori aiuteranno il loro figlio a nutrirsi in maniera adeguata e a dormire il tempo necessario.

Trucchi per far mangiare un bambino

Se il medico ha rassicurato i genitori che il salto dei pasti è solo una fase transitoria data dai capricci, si possono applicare dei piccoli trucchi per non avere un bambino con carenze alimentari. Ad esempio, si può associare il cibo a un gioco, in modo da associare il pasto a un momento ludico. I gusti dei figli sono molto importanti: ha ragione a non mangiare se la mamma cucina sempre la stessa verdura che odia. Gli abbinamenti sono una buona tattica per far mangiare un bambino, ovvero cucinare il suo cibo preferito associandolo a uno salutare, ma poco gradito. Spesso, la sazietà deriva dall’abbondanza di spuntini. Il latte è meglio farlo bere la sera in quanto contribuisce a riempire lo stomaco. Infine, via libera alla fantasia: impiattare gli alimenti in modo creativo a forma di animaletto, oppure dire che il pasto lo mangia un suo beniamino (ad esempio, la zuppa di piselli sarà la minestra di Shrek, una insalata può diventare il pasto della principessa Elsa di Frozen, ecc.). Ad ogni modo, cari genitori, nessun bambino si lascerebbe morire di fame per un capriccio: prima o poi la fame da lupi si farà sentire e arriverà a mangiare anche il pesce in umido pur di non sentire il dolore della pancia vuota. Ultimo suggerimento: le centrifughe di frutta e verdura potrebbero aiutare a far mangiare questi alimenti, camuffando il sapore con frutta molto dolce.

Quando digiuno preoccupa

I bambini ragionano in maniera diversa dagli adulti. Spesso, mamma e papà si scoraggiano. Pur di farlo mangiare, gliela danno vinta e comprano ogni schifezza possibile. Piuttosto, meglio iscrivere tutta la famiglia a un corso Zen per controllare le emozioni negative. I bambini sono opportunisti senza saperlo, in quanto appena vedono un disagio o la tristezza della mamma per il loro pianto e il prodigarsi dei genitori per cercare di farlo smettere, capirà che questo è il metodo per ottenere quello che vuole.

I pediatri, in casi estremi di inappetenza, consigliano di somministrare sciroppi come Carpantin o Propovit se non sono molti piccoli, mentre il Betotal viene prescritto come integratore efficace per casi di digiuno prolungato. Certamente, non sarebbero da associare a cibo spazzatura, ma se il bambino nm mangia altro ci si accontenta anche del junk food poco salutare. Del resto, la campagna contro questi alimenti grassi risulta più massiccia di quella contro il cibo bruciato, probabilmente cancerogeno se ingerito.
In questi casi il rifiuto del cibo dei bimbi è cosa ben diversa dal digiuno come terapia, eseguito per risolvere problemi di obesità o con finalità depurative, e pertanto può risultare estremamente pericoloso.

Relazione cibo e psiche

La psicologia è una scienza molto complessa. Ogni soggetto manifesta il disagio in diversi modi, anche con il digiuno. Se un bambino inizia a non mangiare in mensa, ma a casa divora anche il piatto, vuol dire che a scuola ci sono problemi relazionali. Se invece è inappetente anche a casa, il problema si è radicato in profondità. Oltre al non mangiare o cibarsi solo di un piatto o di alimenti monocolore, bisogna notare se il bambino ha altri disagi oltre quelli psicologici e traumatici che portano ad anoressia e bulimia. Spesso, questi soggetti hanno difficoltà nel parlare, non tollerano i rumori forti e hanno problemi anche nel vestire. Le sindromi autistiche possono essere la causa primaria di questi disagi, ma solo con tanto amore, terapia psicologica e pazienza si potrà superare tutto con un sorriso.

disegno di fegato ingrossato

Cosa può nascondere un fegato ingrossato

Il fegato, ghiandola di grandi dimensioni, è un organo fondamentale per il nostro organismo. Collegato all’appartato digerente, svolge numerosissime funzioni utili tanto alla digestione quanto alla difesa dell’organismo ed all’eliminazione dello sostanze tossiche. Ecco perché risulta essere fondamentale il fegato sia in buone condizioni di salute al fine di un corretto mantenimento dell’intero organismo.

 

 

Può accadere talvolta di riscontrare un fegato ingrossato. Perché accade? Quali sono le cause principali che stanno alla base di tale problema? L’ avere un apparato epatico ingrossato si verifica nel momento in cui il fegato si gonfia oltre quelle che sono le dimensioni considerate normali.

Molto spesso si tratta di un problema di accumulo di trigliceridi nel fegato. Andando più nello specifico sarebbe opportuno dire che problemi di ingrossamento della suddetta ghiandola possono verificarsi a causa di un’eccessiva presenza di trigliceridi all’interno del sangue.

Perché il fegato si intossica?

In parole semplici si tratta di un fegato intasato dalla presenza di particolari tossine tra cui, le più pericolose sono quelle che vengono introdotte attraverso l’alimentazione. Tutto questo perché le scorie sono capaci di rallentare il lavoro del fegato nel momento in cui, assorbite dalla mucosa intestinale, iniziano a migrare in tutto il corpo attraverso il sangue per poi infiltrarsi in ogni tessuto.

Cosa fa male al fegato ingrossato?

Tra le principali cause di intossicazione del fegato vi sono le tossine derivante da farine, pane, dolci e bevande zuccherate. Proprio per questa ragione nel caso in cui si dovesse riscontrare un simile problema al fegato diventa opportuno rivedere la propria dieta e regolare l’assunzione di cibi.

Anche se potrebbe apparentemente sembrare banale è bene sapere che un ruolo molto importante è anche quello giocato dallo stress e dalle quotidiane tensioni emotive, spesso considerati motivi scatenanti e cause determinanti.

Anche lo stress, infatti, è capace di gonfiarci. Proprio per questa ragione viene spesso sottolineata l’importanza del benessere psicologico. Ma cosa può davvero favorire tale tipo di benessere? l’attività fisica, una vita sociale particolarmente attiva e un corretto percorso per imparare a gestire le proprie emozioni nel migliore dei modi.

Anche la mononucleosi potrebbe essere una fonte di questo male. Di che cosa si tratta? E’ una malattia infettiva che colpisce l’organismo in seguito alla trasmissione di un virus, causa di molte malattie di tipo infettivo. Per quanto riguarda la mononucleosi, nota anche come la malattia del bacio, il virus viene nella maggior parte dei casi trasmesso attraverso uno scambio diretto oppure indiretto di saliva.

Anche l’uso reiterato di sostanze tossiche è una causa. Il fegato rappresenta il punto nel quale avviene la biotrasformazione delle sostanze in modo tale da modificare chimicamente i nutrienti o gli ormoni. L’uso continuo di determinate sostanze che siano particolarmente nocive mettono sotto sforzo il fegato che progressivamente si ingrossa rallentando la sua funzionalità. Spesso si cade anche nell’insorgere del noto diabete di tipo 2. Anche le epatiti possono apportare questo sintomo.

Importante, per quanto riguarda questo tipo di problema, è essere coscienti che talvolta potrebbero anche esserci dei drammatici risvolti. I risvolti che possono andare da gravi complicazioni difficili da curare a eventi di tumori.

Tale consapevolezza, però, deve essere intesa nella giusta maniera e non condurre ad ipocondria. Molto spesso, infatti insorgono paranoie a partire da un semplice gonfiore di tipo intestinale per poi scoprire, attraverso le analisi, che non si tratta di nulla di grave. Il problema, molto spesso, deriva dal decidere di consultare prima il web e solo successivamente il proprio medico di fiducia.

Molto spesso è anche possibile riconoscere il problema dalla foto. Cercando soprattutto sui siti specializzati è possibile trovare degli esempi di foto di fegato più grosso e quindi con problematiche, di modo tale da poterle eventualmente confrontare con analisi personali.

Qual è la sensazione che si prova con il fegato ingrossato?

Per capire se sussiste un certo tipo di problema è anche opportuno imparare ad ascoltare ed osservare il nostro stesso organismo. Molti pazienti con fegato più grande riferiscono di provare una sensazione molto simile ad un vero e proprio peso nella parte destra o dicono di avere la forte sensazione di sentire la pancia piena, quasi come avessero mangiato troppo ed ecceduto con il cibo.

Ancora potrebbe capitare che nel momento in cui si piega la pancia, assumendo una posizione simile a qualcuno che sta infilandosi un paio di calzini, il dolore sembra essere più insistente. A volte, addirittura, si hanno delle fitte tanto forti e violente da arrivare ad affermare di provare la stessa sensazione che si proverebbe con delle continue coltellate nello stomaco.

Quale parte si gonfia prima con l’insorgere del problema? Un’accurata analisi del problema dell’intestino ingrossato porta ad affermare che nel caso in cui si dovesse riscontrare tale tipo di patologia la prima zona che ne risente è la regione addominale ed, in particolar modo, la parte superiore destra.

Il fegato grasso è una reazione a cosa?

E’ reazione ad uno stato di complicanza generato da, come abbiamo già sottolineato in precedenza, un netto aumento del livello di trigliceridi all’interno del flusso sanguigno.

Giunti a questo punto ci chiediamo anche quanto il fegato possa ingrossarsi. Dipende molto dalle differenti situazioni e circostanze. Il fegato può ingrossarsi lievemente quindi dimostrarsi essere solo leggermente ingrossato o può talvolta ingrossarsi oltre misura. Per capire quanto il fegato si sia realmente ingrossato è opportuno conoscere quali sono le normali dimensioni dell’organo. Le normali dimensioni del fegato destro oscillano attorno ai 12-14cm, quelle del sinistro vanno dai 9 ai 10cm.

Opportuno è anche sapere quanto il fegato pesi in condizioni ottimali. In stato di normalità ed in assenza della patologia di cui abbiamo precedentemente parlato Il peso del fegato di un essere umano adulto può variare tra 1,3 e 3,0 kg.

apparato epatico e fegato

Cosa è la steatosi epatica?

La steatosi epatica è una degenerazione del fegato, che si genera a causa di un netto accumulo di trigliceridi all’interno degli epatociti. Solitamente è reversibile grazie alla dieta ma in alcuni casi potrebbe però evolvere in cirrosi epatica, soprattutto nei soggetti che fanno abuso di sostanze alcoliche.

C’è quindi differenza con steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Questa è una malattia del fegato dovuta all’accumulo di grasso. A differenza della steatosi epatica è caratterizzata da una condizione più grave dove il fegato è soggetto a specifici problemi di tipo infiammatorio.

Perchè accade anche nei bambini?

Il problema può purtroppo essere riscontrato anche nei bambini ed in questo caso è spesso legato ad una errata nutrizione e alla tendenza all’obesità. Mangiano male ed ingeriscono prodotti come bevande gassate o eccessivamente zuccherate, un’elevata quantità di zuccheri e grassi.

Che tipo di dolori sono associati?

Tra i sintomi è possibile riscontrare pruriti vari più, talvolta, disturbi nel respiro, problema eccessivamente fastidioso soprattutto per coloro che fanno sport o che, a causa del problema non riescono a dormire e si agitano sentendosi quasi soffocare.

Come si scopre?

Palpando al tatto la zona o meglio attraverso un’ecografia e meglio una biopsia. Oltre che fisicamente è sempre importante confrontare i valori della pressione arteriosa attraverso un check up chiarificatorio.

Si deve optare, in un processo di guarigione, per una dieta disintossicante adottando un regime idoneo per farlo sgonfiare, controllando le porzioni di carboidrati, evitando paste. Possono essere associati esercizi sportivi tra cui fare almeno 30 minuti di corsa per 3 volte.

Come curarlo?

I migliori rimedi di cui servirsi per superare il problema del fegato ingrossato e quelli più facili da utilizzare consistono, ad esempio, nell’utilizzo di particolari erbe e piante, come i noti fiori di Bach. Il tarassaco può fare miracoli? Ovviamente no ma può essere utilizzato. Importante ed opportuno è molto spesso recarsi presso uno specialista per fare lavaggio del fegato e, nei casi più gravi, affidarsi al proprio medico di fiducia che potrà risolvere il problema del di specifici farmaci come il paracetamolo che viene ampiamente sfruttato come analgesico ed antipiretico, antibiotici e in alcuni casi particolari farmaci anti ritmici. Si tratta in ogni caso di validi sistemi per dimagrire il fegato.

Sclera azzurra o blu: vuoi sapere di più ?

La sclera è sostanzialmente la parte bianca dell’occhio che riveste una buona percentuale della membrana oculare. Essa ha una funzione di difesa e protezione dell’occhio, proteggendo il bulbo oculare quasi come se fosse un guscio.

A volte può capitare che la sclera diventi azzurra o blu. Ma cosa significa?

Riguarda solamente una conformazione dell’occhio o può essere considerata una malattia?

In alcuni casi (soprattutto in età infantile), è semplicemente un fattore genetico. Considerando che se si ha un colore di capelli tendente al biondo ed una pelle piuttosto chiara sin dall’infanzia, la sclera blu o azzurro scuro potrebbe risultare un evento ordinario. Infatti, sia l’iride che la sclera mutano piuttosto velocemente nei primi anni di vita.

occhio con sclera azzurra

Sclera: com’è fatta

La sclera è una membrana all’interno del bianco dell’occhio composta da fasci di tessuto connettivo che possiedono fibre collagene intrecciate, fibre che si propagano in molteplici direzioni costituendo una sorta di rete. Come accennato in precedenza, la sclera ha una funzione prevalentemente protettiva.

Struttura della sclera

Strutturalmente, la sclera è composta dall’episclera, la sclera vera e propria e la lamina fusca. L’episclera è la parte più sottile della sclera (che rimane in superficie), la sclera in sé è sostanzialmente la parte intermedia mentre la lamina fusca è la parte interna della sclera.

Perchè si dice sclerotica?

Anatomicamente parlando, la sclera viene chiamata anche “sclerotica”. La parola “sclerotica” deriva da una parola greca che significa “durezza” e, detto questo, possiamo dedurre che la sclera è la parte più solida e spessa dell’occhio.

Considerando appunto lo spessore, la sclerotica ha uno diametro di circa 2 mm. Tuttavia, più si risale in superficie, più la sclera risulta sottile (può arrivare sino ad una dimensione di 0,3 mm).

Collagene

Spesso quando si parla di sclera dell’occhio ci si riferisce ad una proteina in particolare, ovvero il collagene. Tale proteina è la stessa che risulta all’interno di tendini, denti e cartilagini e, naturalmente, anche all’interno della sclera.

Per quanto riguarda la sua funzione all’interno dell’occhio e, nello specifico, all’interno della sclera, il collagene riesce a proteggere tutto l’apparato visivo, prevenendo disidratazioni e mantenendo l’elasticità adeguata.

Cosa è L’uvea?

Tra la sclera e la retina è presente l’uvea, ovvero l’apparato vascolare dell’occhio. All’interno dell’uvea è presente l’iride, insieme alla coroide e il corpo ciliare. Molti vasi sanguigni circolano all’interno dell’uvea e svolgono principalmente la funzione di nutrimento e propagazione d’ossigeno all’interno di tutto l’occhio.

Nel caso che si presentino infiammazioni all’interno dell’uvea, a volte può capitare che si infiammino altre zone, considerando l’interconnessione che generano i vasi sanguigni all’interno dell’occhio stesso. Ma com’è possibile individuare tali infiammazioni?

Sclera azzurrata in foto

Naturalmente, tramite apposite tecniche fotografiche è possibile individuare infiammazioni o eventuali problematiche legate all’occhio. Ad ogni modo, è sempre bene fare attenzione alle foto, in quanto alcuni fotografi, impostando valori di raggio, fattore e soglia o sovraesponendo l’immagine, possono raffigurare una sclera azzurrata in foto (anche se non risulta effettivamente azzurra nella realtà).

occhio azzurrato in fotografia

Perché a volte si vede una strana patina?

A volte può capitare che si percepisca una strana patina all’interno della sclera di colore giallastro, chiamata pinguecola. Può essere un problema a livello di salute? Sostanzialmente ha una natura benigna e non presenta ulteriori complicazioni.
Nella maggior parte dei casi, la causa principale è dovuta alla troppa esposizione ai raggi solari e, di conseguenza, basterebbe non esporsi troppo al sole. Ad ogni modo, nel caso la pinguecola diventi particolarmente evidente, è opportuno non prenderla sotto gamba e chiedere consiglio ad un medico.

Miopi

In altri casi come ad esempio per i miopi, può essere che si abbia una sclera più sottile e sensibile del normale e si possa riscontrare più facilmente la pinguecola. Ad ogni modo, non è sempre il caso. A volte può semplicemente trattarsi di un neo all’interno dell’occhio.

Sintomo di sensibilità

Può anche essere che disturbi a una parte dell’occhio come la sclera siano dati da una particolare sensibilità ossea. È possibile notarlo a causa di fratture ossee (anche piccole) che avvengono in maniera piuttosto frequente e insolita.

Sclerite ed Episclerite: come si riconosce

Non sempre si tratta di semplici debolezze o ipersensibilità. A volte può essere un disturbo vero e proprio come la sclerite o l’episclerite. Entrambi sono infiammazioni della sclera (rispettivamente si manifestano nell’episclera e nella sclera vera e propria) e possono essere trattate con rimedi come colliri o riposo adeguato.

Guardarsi allo specchio

È possibile notare disturbi e malattie degli occhi di questo tipo anche semplicemente guardandosi allo specchio, notando di conseguenza una zona azzurra e sfumature di colore grigio o blu, alla stregua di come ci si può accorgere di avere una qualche infezione agli occhi. Nel caso poi che si provi dolore o bruciore, soprattutto se esposti al vento, allora può essere che si tratti effettivamente della sindrome della sclera azzurra. Da notare che altri sintomi possono riguardare eventuali fastidi dati dal contatto con l’aria e l’impulsività di voler strizzare gli occhi, anche probabilmente a causa di un bruciore particolarmente fastidioso.

Sindrome delle mosche volanti

Esiste un altro piccolo fastidio che però non va confuso con la sclerite e con la episclerite: la sindrome delle mosche volanti. Tale sindrome riguarda specificamente la retina ed i sintomi sono legati al vedere il cielo azzurro chiaro in modo particolarmente compatto (o comunque notando colori omogenei).

Sclera e malattie: l’importanza del riposo

Ma quali sono i rimedi principali? Il riposo è molto importante, in quanto può alleviare gran parte delle sofferenze e far ritornare la colorazione normale. Il collirio, naturalmente, può dare una mano, anche nel caso si abbia a che fare con colliri omeopatici (soprattutto alle erbe). Questi ultimi possono esser d’aiuto soprattutto quando la sclera risulta arrossata a causa del vento, ma risulta meno efficacie quando si tratta di una malattia dell’iride.

Assottigliamento della sclera

Ci sono alcuni casi in cui si verificano assottigliamenti della sclera, con eventuali sfumature azzurre. C’è da preoccuparsi in questi casi? Nella maggior parte dei casi non è niente di grave. Ad ogni modo, in casi in cui si percepiscono fastidi o l’assottigliamento è particolarmente evidente, chiedere un parere a un medico può esser necessario. Naturalmente, se si percepiscono dolori frequenti e si hanno fastidi alla vista come una macchia opaca o patine insolite, rivolgersi ad un medico è indispensabile, così da poter prevenire malattie future.

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