prato colorato

Differenza tra cromopuntura, cromoterapia e agopuntura

Chi è Peter Mandel?
Cromopuntura: differenze con l’agopuntura
Cromopuntura: fa male?
Cromopuntura: dove trovare informazioni

Cromopuntura: cosa è, differenze con la cromoterapia

La cromopuntura è una tecnica ideata da Peter Mandel che consiste nell’applicazione di luce colorata tramite una penna su dei punti precisi del corpo, che corrispondono ai meridiani della medicina cinese.A differenza dell’agopuntura, che prevede l’inserimento di lunghi aghi sottili nel corpo, la cromopuntura non è una terapia invasiva, quindi è adatta a tutti, anche ai bambini piccoli, perché è assolutamente indolore.

La cromopuntura si basa sugli stessi principi della cromoterapia, ovvero la possibilità di guarire dalle malattie grazie a dei fasci di luce colorata che vengono applicati sul corpo per cercare di ristabilirne l’equilibrio energetico di base, ma a differenza della seconda è molto più precisa, perché va a toccare dei punti sulla pelle, mentre la cromoterapia si concentra per lo più sui chakra e sui diversi disturbi che possono intaccarne l’equilibrio.

Chi è Peter Mandel?

Peter Mandel è un terapeuta e relatore conosciuto a livello mondiale per aver creato la cromopuntura e la diagnosi energetica dei punti terminali (chiamata anche DEPT).Tiene seminari in tutto il mondo e lavora con molti istituti e scienziati famosi, anche provenienti dall’ambito della medicina “ufficiale”.

Per praticare la cromopuntura, Mandel usa uno strumento particolare di sua creazione: una lampada a forma di penna sulla quale vengono applicate delle piccole colonne di vetro che hanno diversi colori. Le colonne hanno tutte un’estremità arrotondata, attraverso la quale viene inglobato il colore, e un’estremità piramidale, che viene invece rivolta sulla pelle e sul meridiano esatto da trattare.

Per quanto riguarda le penne usate nella cromopuntura hi-tech, che si trovano sui principali portali dedicati alla vendita della strumentazione per la pratica della cromoterapia, si differenziano da quelle usate da Peter Mandel unicamente per un paio di dettagli: sono alimentate a batteria e non hanno delle piccole colonnine in vetro, bensì delle lenti colorate per il trattamento dei vari disturbi (rosso, arancione, giallo, verde, turchese, blu e viola).

prato colorato

Cromopuntura e cromoterapia: teoria dei colori

I colori usati nella cromopuntura, come anche nella cromoterapia, sono sette e ciascuno di essi è collegato ad uno specifico chakra.Il rosso è il colore della passione e del potere. Dà energia, coraggio e permette di gettarsi a capofitto nella competizione senza paura (non per nulla è anche il colore del pianeta Marte, che è connesso con i segni dell’Ariete e dello Scorpione). Di solito viene usato per dare sicurezza, per rinvigorire l’autostima e per combattere la distrazione e l’irrequietezza.

È legato al primo chakra, che è quello della radice.

L’arancione, che è il colore mediano tra il rosso e il giallo, è il colore della creatività artistica, ma anche della sessualità e del piacere. Viene prediletto dalle persone ottimiste, che hanno grande fiducia in loro stesse e nelle loro capacità. Viene utilizzato per sbloccare l’emotività e anche per facilitare i rapporti interpersonali (per questo motivo è adatto alle persone molto timide o che hanno difficoltà a parlare con gli altri).

Il suo chakra di appartenenza è il secondo, che è quello sacrale o dell’osso sacro.

Il giallo è il colore dell’energia fisica e mentale e denota allegria, voglia di cambiamento e immaginazione. Per questo motivo viene usato soprattutto per stimolare la razionalità, l’attività della mente e per infondere anche fiducia e sicurezza. È legato al terzo chakra, che è quello del plesso solare.

Il verde, che è il colore mediano tra il giallo e il turchese, è il colore della perseveranza e dell’equilibrio. Amato dalle persone calme, stabili e poco inclini agli imprevisti, può essere usato per aumentare l’autostima e anche per incoraggiare il rapporto con noi stessi e con il nostro Io più profondo e con gli altri. È connesso al quarto ckakra, che è quello che vigila sul cuore e sulle sue funzioni.

Il turchese (o azzurro o blu) è il colore associato alla calma e alla tranquillità, capace di far diminuire il battito cardiaco e gli stati di agitazione, ma anche di sviluppare l’ispirazione e la comunicazione (non per nulla è il colore preferito da molte persone appartenenti ai segni d’aria, ovvero i Gemelli, la Bilancia e l’Acquario). Può essere usato per alleviare lo stress, per ritrovare la serenità, per raggiungere l’equilibrio e anche per ascoltare il proprio intuito.

Il suo chakra di appartenenza è il quinto, che vigila sulle funzioni della gola e sulle capacità di espressione.

Il blu (o indaco), che è il colore mediano tra l’azzurro e il viola, è indicato per l’ascolto interiore, per l’osservazione e per la comprensione della realtà circostante (non per nulla è uno dei colori che viene usato maggiormente anche per la meditazione). Di solito viene utilizzato per risolvere delle situazioni di disarmonia, sia con il contesto che ci circonda sia con le altre persone, ed è associato al sesto chakra (quello del terzo occhio).

Il viola (o violetto) è il colore della transizione, della trasformazione, dell’unione degli opposti e dell’empatia. Insieme all’indaco, è uno dei due colori che viene usato di più per la meditazione ed è connesso al settimo chakra, che è quello della corona.

Cromopuntura: gli strumenti per farla

La cromopuntura viene fatta con una penna apposta, luminosa e dotata di una punta fabbricata in cristallo di rocca, che funziona con due batterie ministilo da 1,5 volt e che include sette filtrini colorati intercambiabili. Alcune penne, come la Simolux, hanno anche un cappuccio di ricambio e un filtro oro aggiuntivo per la pratica della reflessologia. A seconda del tipo e della marca, il loro prezzo varia dai 240 ai 600 euro.

Cromopuntura: a partire da che età può essere fatta?

La cromopuntura, oltre ad essere sicura, è una terapia indolore, quindi può essere fatta sia sugli adulti sia sui bambini molto piccoli (anche neonati) e sugli anziani. I pazienti che si sottopongono a questa tecnica hanno un’età media di 50 anni, ma negli ultimi anni, anche grazie alla curiosità sempre più crescente nei confronti delle terapie alternative, la cromopuntura sta attirando sempre di più giovani e persone al di sotto dei 30 anni.

Può essere fatta senza pericolo anche dalle donne incinte: la cromopuntura prenatale, come anche la tecnica metamorfica, può essere usata per sciogliere tutti i blocchi e i conflitti che il feto incontra durante la sua vita prenatale nonché per rimuovere lo shock che sperimenta al momento della rottura delle acque, del parto, della nascita e del taglio del cordone ombelicale.

Oltre alle future neo mamme, ai feti in via di sviluppo e ai neonati, anche i bambini possono trarre molti benefici dalla cromopuntura.Questa tecnica infatti, soprattutto negli ultimi anni, sta diventando sempre più diffusa a livello pediatrico perché consente di risolvere molti disturbi fisici e molte problematiche psicosomatiche, come il deficit dell’attenzione, l’iperattività, l’aggressività e l’impulsività.

Anche presso il Centro Heliantus è possibile prenotare una seduta di cromopuntura, grazie alla professionalità di Elisabetta Calabrese. Qualora foste interessati, prego di contattarci tramite l’apposito modulo.

Cromopuntura: differenze con l’agopuntura

La cromopuntura, pur lavorando sugli stessi meridiani della medicina cinese, non sollecita i punti tramite l’applicazione di aghi, bensì di colori e di lunghezze d’onde specifiche. Non è dolorosa e può essere approcciata anche dai pazienti che hanno paura degli aghi. Nell’agopuntura invece il terapeuta, oltre ad essere preciso, deve fare molta attenzione quando applica gli aghi, altrimenti la tecnica potrebbe non sortire gli effetti desiderati oppure potrebbe risultare addirittura dannosa per i pazienti.

Inoltre, negli utenti affetti da tripanofobia, la vista della lunghezza degli aghi è sufficiente a farli desistere dal praticare questa tecnica, anche se la stessa può apportare loro effetti benefici. Invece la cromopuntura, pur basandosi sugli stessi principi, non suscita loro tutta questa paura, perché non viene praticata tramite l’inserimento di aghi nella pelle, bensì tramite penne che, attraverso fasci sottili di colore, vanno a toccare i meridiani.

Quando fare la cromopuntura esogenica?

La cromopuntura esogenica, o esogenetica o esogetica, è una terapia che cerca di conciliare il sapere primordiale degli esseri umani con le conoscenze della medicina energetica. Lavora sia sul piano spaziale della malattia (ovvero sul punto in cui si presenta il sintomo, come ad esempio il fegato) sia su quello temporale (ovvero i traumi subiti dal paziente in passato e che hanno originato la malattia nel presente).

Può essere usata come aiuto per dimagrire, per risolvere problemi legati alla tiroide, oppure anche disturbi come emicrania, artriti, lombalgie, fibromalgie e gonalgie. La cromopuntura endocrina invece, diversamente dalla prima, viene impiegata per lo più per risolvere problemi legati alla sfera femminile come dolori o irregolarità mestruali, menopausa, disturbi legati alla fertilità e disfunzioni sessuali.

Quando fare la cromopuntura auricolare?

La cromopuntura auricolare può essere fatta sia per curare disturbi come le emorroidi, sia per stimolare la circolazione sanguigna e l’attività dell’apparato respiratorio.Inoltre, in base ai vari casi, può essere utilizzata anche per disintossicare l’organismo, combattere il dolore e sviluppare l’emisfero sinistro o l’emisfero destro del cervello (il primo legato alla razionalità, il secondo all’intuizione e alla fantasia).

Cromopuntura: è economica oppure cara?

In Italia una seduta di cromopuntura, a seconda dello specialista o dello studio che la pratica, ha un prezzo che varia tra i 100 e i 400 euro. Ciascuna seduta, a dipendenza del lavoro che il terapeuta deve effettuare sul paziente, può durare dai 60 ai 180 minuti.

Per quanto riguarda i prezzi all’estero, in Svizzera generalmente vengono chiesti 80 euro per un trattamento della durata di un’ora, mentre negli altri Paesi le cifre si aggirano tra i 100 e i 300 euro, quindi non c’è molta differenza rispetto all’Italia.

cromopuntura

Cromopuntura: fa male?

No, la cromopuntura (fatta eccezione per la cromopuntura auricolare in cui è normale percepire un leggero dolore) non fa assolutamente male, quindi può essere praticata senza pericolo anche sui neonati e sui bambini piccoli. Inoltre, a differenza di altri trattamenti terapeutici non presenta particolari controindicazioni né tanto meno effetti collaterali.

Cromopuntura emozionale: è utile?

Sì, la cromopuntura emozionale è utile, soprattutto per superare disturbi psicologici generati da eventi traumatici come lutti, separazioni e addii, stati depressivi lievi o moderati, debolezza, solitudine, vuoto, mancanza di qualcosa e dipendenze di qualsiasi tipo. Di solito viene eseguita con il turchese o il turchese chiaro sui meridiani di entrambe le mani. Proprio perché va a toccare i punti precisi da cui viene generato il disturbo, in alcuni casi può risultare addirittura migliore dei fiori di Bach.

Cromopuntura: dove trovare informazioni

Se si desidera approfondire maggiormente le proprie conoscenze in materia di cromopuntura oppure si vuole iniziare ad apprendere le basi per poi iniziare un vero e proprio corso di cromopuntura dal vivo, su Internet si possono reperire molte informazioni.

Oltre al sito del Centro di Cromoterapia di Savosa (Svizzera), uno dei pochi dove si possono trovare nozioni di cromopuntura e di cromoterapia, su Amazon si possono acquistare ebook ben strutturati e che trattano l’argomento in maniera molto esaustiva, come Cromopuntura. Le frequenze dell’anima: riflessioni sulla terapia con il colore secondo Peter Mandel di Vincenzo Primitivo.

Per chi invece vuole fare conoscenza con la cromopuntura, ma senza spendere un capitale, esistono anche pdf che si possono scaricare gratuitamente su Scribd oppure su Seergreenandjordans come Guarire con il colore o il Manuale pratico di cromopuntura.

Cromopuntura e scetticismo: le opinioni autorevoli e quelle di chi l’ha provata sulla propria pelle

La cromopuntura, come d’altronde le altre terapie alternative, provoca da anni dibattiti e divisioni tra chi la guarda con scetticismo, convinto che sia solo uno specchio per allodole e che non funzioni veramente, e chi invece l’ha testata (e la testa attualmente) sulla propria pelle, elencandone poi i benefici che ha apportato alla sua vita e alla sua salute.

In molti Paesi la cromopuntura è da anni un’efficace terapia di supporto ed è accettata anche dalla maggior parte dei medici tradizionali, mentre in Italia ci si può sottoporre soltanto nei centri termali ed estetici in quanto viene lodato il suo aspetto di riequilibrare l’organismo a livello energetico.
La cromopuntura, come la pranoterapia, l’omeopatia e il metodo Calligaris, è mal vista dal CICAP in quanto non si fonda su basi scientifiche, ma solo su antichi saperi esistenti fin dalla Preistoria (che spesso vengono bollati come superstizioni o credenze popolari).

Ci sono però anche alcuni pareri autorevoli che, da anni, dichiarano l’efficacia di questa terapia.

In particolare alcuni medici francesi, come il dottor Christian Agrapart, sostengono che la cromopuntura, come anche la cromoterapia, al giorno d’oggi può essere considerata la medicina del futuro, in quanto la comunicazione cellulare non sarebbe possibile senza la luce.

Inoltre, come se già questo non bastasse, di recente la scienza moderna ha condotto ricerche sulla cromopuntura e sulla sua capacità o meno di indurre il processo di auto guarigione nel corpo tramite l’uso di fasci di luce colorata. Ebbene, secondo quanto risultato nelle ricerche, gli impulsi della luce e del colore assorbiti dalla cute non solo vengono incanalati direttamente nel cervello, ma possono davvero agire all’interno del nostro corpo e influenzare tutti i processi biochimici.

Ciò significa che, oltre a far dimagrire, la cromopuntura può davvero aiutare il corpo a debellare le malattie oltre a risollevare l’umore di un paziente, a calmarlo oppure a dargli energia a seconda dei suoi bisogni. Da ultimo, ma non meno importante, altre ricerche condotte nel campo hanno dimostrato che all’interno del corpo umano esistono davvero delle vie di trasmissione della luce che, guarda caso, si trovano proprio in corrispondenza dei meridiani descritti dalla medicina tradizionale cinese.

Perché allora la cromopuntura è considerata una bufala? Oltre al fatto che, secondo alcuni, non ci sono prove scientifiche che dimostrino la sua efficacia (affermazione peraltro non veritiera, visto che le ricerche citate hanno dimostrato il contrario), per altri questa terapia non sarebbe diversa da quanto dichiarato da alcune dottrine della New Age. E gli effetti benefici? Per i più scettici sarebbero dovuti ad un effetto placebo e non ad un funzionamento reale delle onde di colore sul nostro organismo.

Cromopuntura: dove si pratica?

In Italia la cromopuntura si pratica per lo più negli studi privati, nei centri termali e nei saloni estetici. All’estero invece, dove è stata riconosciuta da anni come terapia di supporto, non è raro trovarla affiancata alle terapie più convenzionali nelle strutture ospedaliere o praticata all’interno di centri altamente specializzati.

Cromopuntura: come si diventa esperti in materia?

Per diventare cromopuntore, il primo passo è quello di seguire uno dei corsi di cromopuntura che si svolgono tutti gli anni in Italia. I più rinomati, nonché quelli riconosciuti sia in Italia sia all’estero e al termine dei quali viene sempre rilasciato un diploma, sono quelli che si tengono presso la Cromo Pharma.Questa scuola, oltre a vantare una partnership con la Esogetics GmbH, è l’unico centro di cromoterapia che organizza corsi presso la sua struttura e nelle principali città italiane come Milano, Verona e Mantova.

I corsi, oltre che ai fisioterapisti, ai naturopati e ai medici, sono rivolti a tutte quelle persone che desiderano intraprendere una carriera nell’ambito del benessere e della medicina alternativa.Il loro prezzo, a seconda della materia trattata, dell’approfondimento e della fama del terapeuta che li tiene, varia dai 300 ai 400 euro.

In Italia non esistono dei corsi di laurea specifici per diventare cromopuntori, mentre in Svizzera, presso il Centro di Cromoterapia di Savosa (Lugano), si può seguire una formazione in cromopuntura secondo il metodo di Peter Mandel della durata di due anni. L’attestato, che viene rilasciato alla fine del percorso di studi, è valido non solo per esercitare la pratica in tutto il territorio elvetico, ma anche in Italia e nel resto dell’Europa.

Se invece si desidera studiare al di fuori dell’Europa, negli Stati Uniti si possono seguire dei corsi presso l’Institute for Esogetic Colorpuncture. Per accedere a questi corsi, che in genere durano 2 giorni, è necessario contattare i terapeuti che li organizzano via email.

Per quanto riguarda i libri da leggere per diventare bravi a farla, oltre al già citato Manuale pratico di cromopuntura di Peter Mandel, è consigliabile approcciare anche il Manuale professionale di cromopuntura. Con applicazioni pratiche di Andrea Ferrari, dove oltre alle basi teoriche è possibile trovare molti esempi pratici di applicazione dei vari fasci di luce colorata.

La magia della pressoterapia

Il ristagno dei liquidi è comunemente un problema femminile, ma anche molti maschietti potrebbero beneficiare dei trattamenti  per rimuovere questo problema. La pressoterapia è il metodo più diffuso, in quanto l’apparecchiatura utilizzata consente di agire su arti e fascia addominale. Il paziente indossa alcuni applicatori chiamati gambali perché situati su gambe (anche se ci sono anche quelli per braccia o addome). In seguito, questi applicatori vengono gonfiati a partire dalle estremità, piedi e le mani. All’inizio della seduta è l’operatore a sbloccare manualmente i centri di raccolta del sistema linfatico. Il trattamento ha come scopo migliorare il drenaggio linfatico in caso di ritenzione idrica, cellulite e altri problemi del sistema circolatorio. Esso è un trattamento estetico e medico per migliorare il sistema linfatico e circolatorio, stimolando i naturali processi di eliminazione delle tossine che circolano nell’organismo.  Questa terapia è talmente famosa che molte guide la annoverano come una tecnica di linfodrenaggio. Esistono diverse tecniche di drenaggio linfatico, ma tutte cercano di ridurre la sensazione di gonfiore e la ritenzione idrica favorendo il flusso della linfa all’interno dei suoi vasi, evitando il ristagno di liquidi.

 

Pressoterapia e sistema linfatico
Pressoterapia, a cosa serve e come funziona
Benefici e controindicazioni pressoterapia
Quanto costa la pressoterapia
Lipolaser vs pressoterapia
Linfodrenaggio e radiofrequenza

Pressoterapia e sistema linfatico

Oltre al sistema cardiocircolatorio, parallelamente alle vene, esiste una seconda rete di minuscoli canali che collegano i tessuti periferici del corpo umano, dirigendosi verso il centro. Essi trasportano un liquido chiamato linfa. Esso è composto anche dalle ghiandole linfatiche, detti linfonodi, poste sul collo, sotto le ascelle o nell’inguine. La più grossa e importante ghiandola linfatica è la milza e anche le tonsille sono ghiandole linfatiche. Il sistema linfatico esiste per due scopi: rifornire e pulire i tessuti e difendere l’organismo dalle infezioni. Nel primo caso, esso riporta il sangue in circolo filtrandolo attraverso i capillari. Nello stesso tempo, la linfa pulisce i tessuti da tutte le sostanze che non sono utili. Essa progredisce verso i polmoni grazie alla pressione esercitata dai muscoli e per l’aspirazione negativa degli stessi.  Si hanno poi i linfonodi, i quali producono linfociti che sono la prima difesa dalle infezioni esterne. Quando si  è malati, le ghiandole linfatiche si ingrossano, indicando al medico che il sistema immunitario ha attivato le sue prime difese.

pressoterapia Heliantus

Pressoterapia, a cosa serve e come funziona

A volte, il sistema linfatico ha bisogno di essere stimolato perché si possono riscontrare inestetismi quali edemi, gonfiori, ritenzione idrica e problemi all’epidermide. Probabilmente, non tutte le scorie vengono espulse e con l’aiuto di professionisti qualificati si possono decidere i trattamenti da compiere per diminuire questi problemi.

L’apparecchiatura utilizzata per la pressoterapia agisce sulla circolazione venosa e linfatica e la rende efficiente. Durante una seduta, il paziente indossa applicatori, di solito divisi in quattro sezioni e gonfiati progressivamente in modo sequenziale. La pressione esercitata sul corpo segue una sequenza precisa, in base alla circolazione del sangue venoso. I bendaggi vengono imbevuti di principi attivi ed applicati aderenti al corpo per garantire l’assorbimento graduale. In questo modo, si riducono gonfiore e pesantezza degli arti inferiori, stimolano i tessuti adiposi e il metabolismo, contrastando e riducendo la tanto odiata buccia d’arancia.  I bendaggi vengono applicati durante la seduta di compressione dei gambali, in modo da attivare l’azione drenante  ed eliminare le scorie dai tessuti. Attraverso l’osmosi, la pelle assorbe gradualmente il contenuto delle bende. Le opinioni su questo trattamento sono molto positive: gambe leggere e più toniche, niente pesantezza e notevole riduzione della circonferenza delle cosce e dei glutei.

 

Benefici e controindicazioni pressoterapia

Durante una seduta di pressoterapia l’apparecchiatura effettua una sorta di massaggio meccanico ad effetto drenante.  Questo massaggio particolare a pressione aiuta a eliminare i liquidi in eccesso e tonificare i tessuti. Inoltre, la leggerezza agli arti può dare particolarmente sollievo alle gambe pesanti e gonfie. Nonostante i benefici, e l’enorme efficacia nel combattere i primi segni della cellulite, questo trattamento estetico e medico non è adatto a tutti. Se il soggetto non presenta patologie particolari, può essere applicato, ma è sconsigliata per chi soffre di problemi circolatori, flebiti, vene varicose, trombosi, insufficienza arteriosa o cardiaca, donne in gravidanze, pazienti affetti da neoplasie e dermatiti sulla parte da trattare, se si è sottoposti a innesti di pelle e si è affetti da infezioni. Lo stato di gravidanza porta gonfiori e alcuni medici permettono la pressoterapia, ma sempre sotto controllo medico e non negli ultimi mesi di gestazione. Ovviamente, questa terapia si deve effettuare solo dopo un accurato controllo medico.

 

Quanto costa la pressoterapia

Veniamo ai prezzi per una seduta di pressoterapia. Essa varia dai 50 ai 70 Euro circa. Ovviamente, questo trattamento non può fare i miracoli e non si può pretendere di dimagrire e avere un fisico mozzafiato se ci si ingozza di patatine fritte e bevande gassate. In concomitanza, il paziente deve sforzarsi di mangiare sano, cercando di fare esercizio fisico regolare e mantenere una corretta idratazione. In questo modo, si aiuterà l’organismo ad eliminare le scorie. In genere, una seduta dura dai 15 ai 30 minuti e il trattamento viene consigliato per almeno 12 sedute, considerate il numero ideale per due volte a settimana per un mese. Sarà lo specialista ad analizzare il problema nello specifico e consigliare l’intervallo di tempo più adatto a seconda della tipologia e della gravità del disturbo. Si può arrivare anche a una seduta a settimana per ottenere buoni risultati, ma comunque è sconsigliata tutti i giorni per evitare problemi di circolazione.

La pressione sulla circolazione per mezzo dei gambali e dei bracciali vengono gonfiati e sgonfiati ritmicamente aiuta a combattere la cellulite e la ritenzione idrica. Si possono ridurre i centimetri di troppo e si sente un senso di leggerezza e di benessere molto rilassante, anche perché si sente l’organismo disintossicato. In molti soggetti si riscontra anche una stimolazione del metabolismo e una accelerazione dei processi di dimagrimento. In tanti credono che siano solo pubblicità ingannevoli dei centri estetici, i quali hanno tutto da guadagnare.

 

Lipolaser vs pressoterapia

Oltre alla pressoterapia, esistono tante tecniche di linfodrenaggio. La tecnica del lipolaser corregge imperfezioni come la cellulite, oltre a ridurre gli accumuli di grasso sulla pancia, il doppio mento e i cuscinetti. Questa terapia consiste nell’usare un laser ad alta pressione con diverse lunghezze d’onda. Si stimolano le cellule adipose e si genera un enzima che trasforma i lipidi in acidi grassi essenziali. Essi entrano in circolazione attraverso il sangue, mentre il corpo li utilizzerà per dare energia ai muscoli. Per questo, dopo l’intervento si deve attivare il corpo con esercizio fisico o elettrostimolazione.

Questa tecnica, rispetto alla pressoterapia, dona innumerevoli vantaggi: oltre a ridurre il livello di grasso corporeo, contribuisce a migliorare l’epidermide rendendola idratata e compatta. Si attenuano le rughe perché coagula i vasi del tessuto adiposo, stimolando la produzione di collagene. La tecnica viene consigliata quando il soggetto presenta un eccesso di grasso generalizzato o si desidera anche tonificare, senza ricorrere a bisturi e aghi. Di contro, è leggermente doloroso a volte, a causa dell’iniezione di preparati a base di adrenalina e per l’anestesia (il tutto per evitare emorragie).

Questo video può far capire la differenza tra i due trattamenti (Fonte: Youtube)

 

Linfodrenaggio e radiofrequenza

La radiofrequenza è un innovativo trattamento di medicina estetica. Consiste nel principio della cessione di calore, una procedura di rimodellamento non invasiva e indolore. Si trasmettono onde elettromagnetiche sul tessuto da trattare e il soggetto sentirà una sensazione di calore particolare. Si favorisce l’afflusso sanguigno e stimola la produzione di collagene. La pelle è tesa e compatta ed è ideale per attenuare le rughe e la cellulite allo stadio iniziale e medio. Come è ovvio, il macchinario deve essere usato da specialisti, altrimenti si avranno gravi danni ai tessuti. Il Ministero della Salute ha vietato per legge alle estetiste di effettuare trattamenti di radiofrequenza ad alta potenza (ovvero oltre i 50 W e frequenza di uscita a 0,3 MHz), permettendo loro solo l’uso di strumenti a bassa potenza (massimo 50 W e 0,4 MHz). Tali strumenti a bassa potenza hanno un effetto minore rispetto a quello che per legge può usare solo il medico. Le sedute di radiofrequenza durano generalmente 20-30 minuti e un trattamento completo risulta  di circa 8-10 sedute. Insomma, chi presenta problemi di gonfiore, rughe e cellulite, è da preferire la radiofrequenza alla pressoterapia nonostante i costi alti e che il trattamento sia invasivo. Chi invece vuole combattere il ristagno di liquidi, è meglio che opti per la pressoterapia.

essere magre e vedersi grasse

Meglio troppo magri o grassi ?

Fa male essere troppo magri o troppo grassi? Quesito che rimane, nella maggior parte dei casi, nella sfera femminile (ma non sempre), avere grassi in eccesso o, al contrario, averne molto pochi, può risultare a volte problematico.

Infatti, la magrezza patologica può risultare un grave problema a sua volta, considerando che potrebbero presentarsi alterazioni delle ossa e problemi legati ad esse, come ad esempio l’osteoporosi.

La struttura ossea risente allo stesso modo dell’obesità. Questo perché la massa grassa non protegge dalle ossa, ma al contrario può renderle più deboli e arrecare disfunzioni. Per questi motivi, è opportuno non sottovalutare sia l’essere troppo magri che l’essere troppo grassi.

essere magre e vedersi grasse

Per quanto riguarda i soggetti obesi, si contano circa un quinto della popolazione europea e angloamericana che hanno chili di troppo. Da notare che negli Stati Uniti si calcola come sia afflitto da problemi di peso una persona su tre. Considerando la magrezza, la media europea considera sia presente una persona eccessivamente magra su dieci.

Come capire se si ha un problema?

Ma come si può diventare consapevoli del problema? Come scoprire di avere accumuli di grassi in eccesso? È opportuno misurare il rapporto tra il peso e l’altezza, misurando l’Indice di Massa Corporea. Prendendo quindi il peso in kg e dividendolo per l’altezza in metri al quadrato, si ottiene l’IMC. Se quest’ultimo rientra al di sopra di 30, il soggetto è considerato obeso. Nel caso si rimanga sopra i 25, si può esser considerati sovrappeso, mentre al di sotto di 18 si è considerati sottopeso. Da notare che se si rimane sotto i 16 si tratta di un grave caso di magrezza e si necessita il consulto di un esperto.

Ciò che è opportuno considerare è la massa grassa, ovvero l’adipe che risiede nel midollo osseo e in molti altri tessuti. Di norma, la percentuale raccomandata per il sesso maschile è del 5%, mentre per il sesso femminile dovrebbe rimanere sopra il 12%. Da notare che non si diventa obesi o troppo magri semplicemente perché ci si abitua a mangiare un certo alimento (ad esempio un soggetto mangia formaggio magro rispetto ad un’altra persona ghiotta di formaggio grasso), ma spesso è il DNA, insieme allo stile di vita che influisce sulla nostra massa grassa.

Magrezza costituzionale

Mentre l’obesità ha una percentuale che la determina, la magrezza non ha confini così marcati, considerando che non esiste un’unica definizione di magrezza. Ad ogni modo, la magrezza costituzionale spesso è quella più evidente. La magrezza per costituzione è data da fattori prevalentemente legati al DNA. In questi casi, non si dovrebbero riscontrare particolari problemi e non verranno diagnosticati eventuali patologie fisiche legate alla magrezza, al di là di essere considerati per la stragrande della popolazione degli “stecchini”.

Naturalmente, attorno ai 20 anni il nostro fisico è molto elastico e resistente ed è per questo che rappresenta l’età in cui, tendenzialmente, si resta più magri. Con il passare del tempo (nello specifico, invecchiando) si accumulano grassi ed i tessuti risulteranno meno tonici. Andando avanti con l’età sarà più probabile che si presenti grassi in eccesso e, di conseguenza, una massa corporea più grande.

Da notare che ci sono momenti passivi in cui si dimagrisce o viceversa altri durante i quali si accumulano grassi, come nel caso del metabolismo basale. Quest’ultimo è il minimo dispendio d’energie che serve all’organismo per rimanere attivo in stati di rilassamento o comunque molto passivi. Per fare in modo che il metabolismo basale risulti efficiente anche durante la vecchiaia, tenersi in forma e fare una corretta attività fisica durante, praticamente, tutta la vita, può senz’altro dare una mano.

I cibi più calorici

Probabilmente lo si sa già, ma i cibi ad alto contenuto calorico andrebbero evitati, così da eliminare più facilmente i grassi in eccesso. Nazioni come gli Stati Uniti tuttavia abusano di cibi come patatine fritte e in busta e bevande alcoliche ad alto contenuto calorico (come birre ad alta gradazione, cocktail pieni di zuccheri, etc.).

Quest’abitudine americana ha portato la popolazione ad un’obesità dilagante e il consumo di alimenti ricchi di lipidi che fanno ingrassare, purtroppo, risulta piuttosto comune. Detto questo, mantenere cattive abitudini alimentari come abusare di dolci, “stuzzichini” o alcolici non è certo positiva.

Dove è il giusto?

Come si può riuscire a trovare un equilibrio? Un medico saprà consigliare i giusti rimedi e metodi, ma cominciare apportando uno stile di vita sano è senz’altro una buona idea. Da notare che alcuni attori riescono a dimagrire ed ingrassare a piacere utilizzando lavaggi del colon o farmaci invasivi (che spesso risultano, da un punto di vista salutare, discutibili).

Tornando verso i “comuni mortali”, come affrontare una ripresa fisica? Che cosa ne pensano gli psicologi al riguardo? Sostanzialmente, sembra che il lato emotivo non influisca poi così tanto, ma è opportuno prenderla seriamente, sotto il profilo prettamente fisico.
Ci sono alcuni casi che potrebbero derivare dalla sfera emotiva (di altri, tuttavia), come ad esempio nel caso di bambini troppo magri che non vogliono mangiare. A volte situazioni come queste, sono considerate la prova di uno squilibrio infantile. Condizioni di questo tipo creano molta agitazione nei genitori che, vedendo i propri figli gracilini, si allarmano a causa delle presunte magrezze del bambino. Per essere sicuri che si tratti di un problema reale e non di una mera impressione, potrebbe esser necessario rivolgersi ad un pediatra.

Conseguenze di essere troppo magri

Quali conseguenze si presenteranno se si trascura il fatto di risultare troppo magri o si risulta sottopeso? Fra i principali “sintomi” rientrano disagi della quotidianità come debolezze e apatie che, a primo impatto, potrebbero esser sottovalutate. È ovvio che, nel caso si riscontri un’effettiva magrezza, si ha la necessità di aumentare la massa, così da far scomparire disagi di tal genere o fenomeni depressivi legati anche al cibo. Il cibo dev’esser correlato al piacere di vivere e nel caso diventi un fenomeno ossessivo-compulsivo potrebbe diventare un problema.

Detto questo, per risolvere la magrezza eccessiva è opportuno, oltre che adottare uno stile di vita il più sano possibile, correlare ad una dieta equilibrata favorevoli attività fisiche che possono far aumentare la massa corporea. Consigliamo comunque di chiedere parere ad un medico o ad un personal trainer per uscire completamente da un disagio che potrebbe trasformarsi in paranoia.

Le cose da fare per risolvere il problema di grassi

Per togliere i chili di troppo ci sono alcuni rimedi specifici come, ad esempio, non mangiare più latticini per dare un grosso aiuto alla dieta, smettere di avere uno stile di vita sedentario e fare un’attività fisica che aiuta a bruciare grassi e calorie. Di conseguenza, potrebbe essere opportuno fare attivita motorie finalizzate a migliorare il giro vita come la camminata, la corsa, la pedalata o il nuoto.

È necessario, ad ogni modo, fare attenzione a complicanze cardiovascolari, soprattutto se non si è abituati allo sforzo fisico. E’ meglio fare delle camminate a velocità moderata, soprattutto nei primi periodi, per poi aumentare man mano che ci si sente più allenati. Se si inizia con ritmi forti, potrebbero emergere disguidi e gli eccessi di zuccheri nel sangue renderebbero più difficile lo sforzo per l’apparato cardiaco. Come abbiamo più volte sottolineato, anche la nutrizione è altrettanto importante. Sviluppare un senso di sazietà, anche con corsi organizzati da nutrizionisti può essere di grande aiuto, accompagnando questo metodo all’assunzione di tisane apposite, come nel caso di tè verde o di bevande depurative, che possono dare una mano a chi è troppo grasso.

Ricordiamo che, in entrambi i casi, un rimedio come l’idrocolonterapia può aiutare a ridurre il peso corporeo. Questo perché i medici forniranno indicazioni alimentari adeguate, considerando che risulta una soluzione per eliminare i chili di troppo e per far stare meglio i muscoli. Naturalmente, è bene informarsi sulla serietà del centro che pratica idrocolon, prima di riporre le speranze di dimagrire in mani di cui non ci possiamo fidare.

piatto vuoto perchè c'è rifiuto di mangiare

Superare il rifiuto del cibo nei bimbi con espedienti psicologici

Le cause dell’ inappetenza nei bambini possono essere diverse. Di solito, se il bimbo si rifiuta di mangiare quello che ha nel piatto vuole rappresentare il dissenso per un cambiamento poco gradito. Modifiche alla dieta, alimenti poco graditi, nascita di un fratellino o di una sorellina, cambio di stagione o cambio casa sono le cause più comuni e risolvibili. In questi casi, il rifiuto del cibo nei bambini si supera mediante la psicologia.

Diversamente, una diminuzione fino alla riduzione dell’appetito indica una patologia o un disagio psicologico profondo che porta il soggetto a non volerne sapere più di mangiare. Le principali cause di inappetenza sono delle infezioni batteriche in una parte dell’organismo. Il metodo più sicuro rimane quindi un consulto dal pediatra, oltre che una visita medica approfondita. Purtroppo, sono in aumento i casi di malattie alimentari infantili quali anoressia e bulimia. Spesso, esse derivano da un trauma psichico e fisico molto grave. Per quanto ci si sforzi di convincerli ad alimentarsi, non si ottengono i risultati sperati.

piatto vuoto perchè c'è rifiuto di mangiare

Mamma e papà hanno il compito di insegnare ai propri figli a mangiare in maniera sana ed equilibrata e per questo cercheranno degli espedienti per raggiungere questo scopo. Non è certo una cosa facile: il cibo, a partire dall’età pediatrica, si trasforma in un motivo di conflitto tra genitori e figli. False credenze, sensi di colpa, ricatti e addirittura angoscia rimbalzano da una parte all’altra della tavola.

Rifiuto del cibo nei bambini
Bambini e mensa scolastica
Imboccare o non imboccare
Selettività alimentare infantile
Trucchi per far mangiare un bambino
Quando il digiuno preoccupa
Relazione cibo e psiche

Rifiuto del cibo nei bambini

I disturbi alimentari in età precoce in Occidente sono ormai una abitudine, non solo per i preadolescenti e gli adolescenti, bensì anche per chi è ancora nella fase dell’infanzia. Capitano situazioni in cui il bimbo non mangia per nulla, o assaggia poco per poi vomitare o serrare la bocca. Questo comportamento è normale nella fase di svezzamento. Il bambino alimentato con latte materno si trova spiazzato quando la madre inserisce nel suo regime alimentare le classiche pappette per neonati. Diverso il caso di un bambino grande. Indubbiamente, il regime alimentare dei bambini di oggi non presenta sempre un ideale di crescita sana. Inoltre, i genitori moderni trovano difficile imporre ai figli una loro decisione, vanificando anche la loro educazione alimentare.

I capricci in fatto di cibo sono normali e fino al momento in cui il pargolo non abbia un brusco calo di peso e perda la sua vitalità, mamma e papà non dovranno preoccuparsi. A questo proposito, i genitori apprensivi potranno trovare utile un ebook intitolato.

Il Mio Bambino Non Mangia

Oltre a capire in maniera approfondita cosa succede al proprio figlio, ci si renderà conto che, probabilmente, se tende a non mangiare vuol dire solamente che non ha fame in quel preciso momento o ha dei dolori alla bocca dovuti alla crescita dei dentini. Fino a che i ragazzi sono piccoli, i problemi non sono gravi, ma più si cresce e più questa abitudine può diventare pericolosa.

Bambini e mensa scolastica

Nelle scuole in cui si usufruisce del servizio di mensa scolastica sono molto frequenti i casi in cui i bambini rifiutano il cibo servito. I soggetti he tendono a farlo molto spesso sono quelli sensibili, riservati e poco socievoli e solari. Questi ragazzini stanno molto attenti alla qualità di ogni alimento. Ad esempio, potrebbero rifiutare i bastoncini di pesce per la cottura scelta, al forno invece che fritti.

La cosa migliore da fare sarebbe quella di parlare con lui e farsi dire direttamente qual è il problema. Qualora anche in questo caso non si riesca a capire il perché di questa mancanza di appetito, sarebbe cosa saggia portarlo a casa e cucinargli un piatto a lui gradito. Gli psicologi sono concordi nel fatto di provare questa tattica piuttosto che farlo digiunare in mensa davanti a una ricetta che non mangerà.

I genitori si devono prendere le loro colpe, poiché spesso e volentieri si tende a cenare con piatti pronti o preparare cibo da microonde, dapprima congelato e poi cotto in 5 minuti. Di fronte a questa pratica, può essere del tutto normale che i figli girino la testa e si rifiutino di mangiare questo tipo di cibo. Sempre se il proprio istituto scolastico lo permetta, si può spendere qualche minuto a preparare il pranzo per la scuola, in modo da essere certi di offrire un pasto di suo gradimento, senza lasciare questa speranza nelle mani dei cuochi delle mense scolastiche. In questo modo, il proprio figlio si nutrirà e resterà in compagnia dei suoi amichetti, vivendo in maniera meno estraniante il momento del pranzo.

Imboccare o non imboccare

Durante lo svezzamento, tante mamme possono essere in dubbio su quale scuola di pensiero seguire. Non imboccare significa lasciare il bambino libero di scegliere se mangiare o meno, trasferendo così la libera scelta. D’altro canto, il non imboccare significa non insistere e rischiare di farlo diventare grasso a forza di fargli aprire la bocca e infilargli il cucchiaino con tutti gli alimenti sminuzzati perfettamente. Dovrebbe essere il bambino a scegliere cosa mangiare prima e dopo. Inoltre, non bisogna affatto creare ansia nel cibo, in quanto può diventare la causa dell’inappetenza. I pediatri suggeriscono di preparare i suoi pasti e farlo sedere insieme a tutta la famiglia a tavola. In questo modo non avrà gli occhi puntati addosso e per emulazione inizierà a mangiare, magari anche dal piatto dei familiari. Sicuramente, il bambino prenderà tutto con le mani e non userà le posate, ma è un comportamento che si può correggere in seguito con molta pazienza. In questi casi sarebbe opportuno lasciarlo mangiare nella maniera che desidera.

La fase dell’imboccare si collega allo svezzamento, in quanto devono imparare il fatto che per essere sazi bisogna cibarsi. Oltre a questo passaggio, deve anche imparare ad autoregolarsi. Lo svezzamento inizia tra i 4 e i 6 mesi e serve per integrare altri elementi nutritivi non presenti nel latte. Fino a questa data fatidica, i bimbi hanno potuto seguire solo una dieta monocibo. Andando avanti e passando dalla fase di svezzamento all’introduzione di cibi solidi, si rischia di imbattersi in capricci. Gli alimenti impanati e fritti come il pesce a bastoncini o le pepite di pollo del fast food rischiano di deviare i suoi gusti alimentari. Se il bambino diventa selettivo bisogna adottare delle strategie mirate per rimetterlo in carreggiata. In primis, mamma e papà devono imparare a non cedere ai ricatti come i pianti e i capricci e a non promettergli premi qualora riesca a mangiare i broccoli. Farebbe una associazione sbagliata, ovvero imparerebbe ad agire solo per convenienza.

Selettività alimentare infantile

Si parla di alimentazione selettiva quando i bambini si limitano a mangiare solamente una gamma di cibi preferiti e rifiutandone altri, spesso molto più sani. Questo problema ha origine durante il primo anno di vita, dopo lo svezzamento. I bambini hanno imparato quali alimenti si mangiano in casa mediante informazioni visive, gustative e anche tattili (la consistenza). La capacità sensoriale non è ancora del tutto sviluppata, per questo motivo il bimbo riconosce una mela a spicchi e non intera, o un biscotto tondo invece che quadrato. Tra i 18 e i 20 mesi si ha la neofobia: i bambini non riconoscono come familiari alcuni cibi nuovi e provoca una sensazione simile al disgusto. Sarebbe una sorta di protezione naturale contro l’assunzione di alimenti e sostanze tossiche. Questa fase può durare fino ai 5 anni. In maniera progressiva, i bimbi iniziano ad imitare i coetanei e assaggiare anche nuove pietanze, ma alcuni rimangono radicati in una neofobia che spinge a consumare cibo di un solo colore. Qualora ci sia la presenza di carote e piselli nella zucca gialla, il bambino arriva anche a vomitare. Altri sintomi di questo disturbo sono il veloce senso di sazietà che raggiunge il pargolo, la distrazione a tavola e il cibarsi molto lentamente. Unica soluzione è quella di un consulto medico, al fine di escludere intolleranze e allergie alimentari in corso e altri fattori. Spesso, il bambino salta i pasti perché è sazio, perché deve giocare o per un disagio relazionale che si può manifestare anche con la carenza di sonno la notte. Con pazienza e un supporto medico e psicologico idoneo, i genitori aiuteranno il loro figlio a nutrirsi in maniera adeguata e a dormire il tempo necessario.

Trucchi per far mangiare un bambino

Se il medico ha rassicurato i genitori che il salto dei pasti è solo una fase transitoria data dai capricci, si possono applicare dei piccoli trucchi per non avere un bambino con carenze alimentari. Ad esempio, si può associare il cibo a un gioco, in modo da associare il pasto a un momento ludico. I gusti dei figli sono molto importanti: ha ragione a non mangiare se la mamma cucina sempre la stessa verdura che odia. Gli abbinamenti sono una buona tattica per far mangiare un bambino, ovvero cucinare il suo cibo preferito associandolo a uno salutare, ma poco gradito. Spesso, la sazietà deriva dall’abbondanza di spuntini. Il latte è meglio farlo bere la sera in quanto contribuisce a riempire lo stomaco. Infine, via libera alla fantasia: impiattare gli alimenti in modo creativo a forma di animaletto, oppure dire che il pasto lo mangia un suo beniamino (ad esempio, la zuppa di piselli sarà la minestra di Shrek, una insalata può diventare il pasto della principessa Elsa di Frozen, ecc.). Ad ogni modo, cari genitori, nessun bambino si lascerebbe morire di fame per un capriccio: prima o poi la fame da lupi si farà sentire e arriverà a mangiare anche il pesce in umido pur di non sentire il dolore della pancia vuota. Ultimo suggerimento: le centrifughe di frutta e verdura potrebbero aiutare a far mangiare questi alimenti, camuffando il sapore con frutta molto dolce.

Quando digiuno preoccupa

I bambini ragionano in maniera diversa dagli adulti. Spesso, mamma e papà si scoraggiano. Pur di farlo mangiare, gliela danno vinta e comprano ogni schifezza possibile. Piuttosto, meglio iscrivere tutta la famiglia a un corso Zen per controllare le emozioni negative. I bambini sono opportunisti senza saperlo, in quanto appena vedono un disagio o la tristezza della mamma per il loro pianto e il prodigarsi dei genitori per cercare di farlo smettere, capirà che questo è il metodo per ottenere quello che vuole.

I pediatri, in casi estremi di inappetenza, consigliano di somministrare sciroppi come Carpantin o Propovit se non sono molti piccoli, mentre il Betotal viene prescritto come integratore efficace per casi di digiuno prolungato. Certamente, non sarebbero da associare a cibo spazzatura, ma se il bambino nm mangia altro ci si accontenta anche del junk food poco salutare. Del resto, la campagna contro questi alimenti grassi risulta più massiccia di quella contro il cibo bruciato, probabilmente cancerogeno se ingerito.
In questi casi il rifiuto del cibo dei bimbi è cosa ben diversa dal digiuno come terapia, eseguito per risolvere problemi di obesità o con finalità depurative, e pertanto può risultare estremamente pericoloso.

Relazione cibo e psiche

La psicologia è una scienza molto complessa. Ogni soggetto manifesta il disagio in diversi modi, anche con il digiuno. Se un bambino inizia a non mangiare in mensa, ma a casa divora anche il piatto, vuol dire che a scuola ci sono problemi relazionali. Se invece è inappetente anche a casa, il problema si è radicato in profondità. Oltre al non mangiare o cibarsi solo di un piatto o di alimenti monocolore, bisogna notare se il bambino ha altri disagi oltre quelli psicologici e traumatici che portano ad anoressia e bulimia. Spesso, questi soggetti hanno difficoltà nel parlare, non tollerano i rumori forti e hanno problemi anche nel vestire. Le sindromi autistiche possono essere la causa primaria di questi disagi, ma solo con tanto amore, terapia psicologica e pazienza si potrà superare tutto con un sorriso.

disegno di fegato ingrossato

Cosa può nascondere un fegato ingrossato

Il fegato, ghiandola di grandi dimensioni, è un organo fondamentale per il nostro organismo. Collegato all’appartato digerente, svolge numerosissime funzioni utili tanto alla digestione quanto alla difesa dell’organismo ed all’eliminazione dello sostanze tossiche. Ecco perché risulta essere fondamentale il fegato sia in buone condizioni di salute al fine di un corretto mantenimento dell’intero organismo.

 

 

Può accadere talvolta di riscontrare un fegato ingrossato. Perché accade? Quali sono le cause principali che stanno alla base di tale problema? L’ avere un apparato epatico ingrossato si verifica nel momento in cui il fegato si gonfia oltre quelle che sono le dimensioni considerate normali.

Molto spesso si tratta di un problema di accumulo di trigliceridi nel fegato. Andando più nello specifico sarebbe opportuno dire che problemi di ingrossamento della suddetta ghiandola possono verificarsi a causa di un’eccessiva presenza di trigliceridi all’interno del sangue.

Perché il fegato si intossica?

In parole semplici si tratta di un fegato intasato dalla presenza di particolari tossine tra cui, le più pericolose sono quelle che vengono introdotte attraverso l’alimentazione. Tutto questo perché le scorie sono capaci di rallentare il lavoro del fegato nel momento in cui, assorbite dalla mucosa intestinale, iniziano a migrare in tutto il corpo attraverso il sangue per poi infiltrarsi in ogni tessuto.

Cosa fa male al fegato ingrossato?

Tra le principali cause di intossicazione del fegato vi sono le tossine derivante da farine, pane, dolci e bevande zuccherate. Proprio per questa ragione nel caso in cui si dovesse riscontrare un simile problema al fegato diventa opportuno rivedere la propria dieta e regolare l’assunzione di cibi.

Anche se potrebbe apparentemente sembrare banale è bene sapere che un ruolo molto importante è anche quello giocato dallo stress e dalle quotidiane tensioni emotive, spesso considerati motivi scatenanti e cause determinanti.

Anche lo stress, infatti, è capace di gonfiarci. Proprio per questa ragione viene spesso sottolineata l’importanza del benessere psicologico. Ma cosa può davvero favorire tale tipo di benessere? l’attività fisica, una vita sociale particolarmente attiva e un corretto percorso per imparare a gestire le proprie emozioni nel migliore dei modi.

Anche la mononucleosi potrebbe essere una fonte di questo male. Di che cosa si tratta? E’ una malattia infettiva che colpisce l’organismo in seguito alla trasmissione di un virus, causa di molte malattie di tipo infettivo. Per quanto riguarda la mononucleosi, nota anche come la malattia del bacio, il virus viene nella maggior parte dei casi trasmesso attraverso uno scambio diretto oppure indiretto di saliva.

Anche l’uso reiterato di sostanze tossiche è una causa. Il fegato rappresenta il punto nel quale avviene la biotrasformazione delle sostanze in modo tale da modificare chimicamente i nutrienti o gli ormoni. L’uso continuo di determinate sostanze che siano particolarmente nocive mettono sotto sforzo il fegato che progressivamente si ingrossa rallentando la sua funzionalità. Spesso si cade anche nell’insorgere del noto diabete di tipo 2. Anche le epatiti possono apportare questo sintomo.

Importante, per quanto riguarda questo tipo di problema, è essere coscienti che talvolta potrebbero anche esserci dei drammatici risvolti. I risvolti che possono andare da gravi complicazioni difficili da curare a eventi di tumori.

Tale consapevolezza, però, deve essere intesa nella giusta maniera e non condurre ad ipocondria. Molto spesso, infatti insorgono paranoie a partire da un semplice gonfiore di tipo intestinale per poi scoprire, attraverso le analisi, che non si tratta di nulla di grave. Il problema, molto spesso, deriva dal decidere di consultare prima il web e solo successivamente il proprio medico di fiducia.

Molto spesso è anche possibile riconoscere il problema dalla foto. Cercando soprattutto sui siti specializzati è possibile trovare degli esempi di foto di fegato più grosso e quindi con problematiche, di modo tale da poterle eventualmente confrontare con analisi personali.

Qual è la sensazione che si prova con il fegato ingrossato?

Per capire se sussiste un certo tipo di problema è anche opportuno imparare ad ascoltare ed osservare il nostro stesso organismo. Molti pazienti con fegato più grande riferiscono di provare una sensazione molto simile ad un vero e proprio peso nella parte destra o dicono di avere la forte sensazione di sentire la pancia piena, quasi come avessero mangiato troppo ed ecceduto con il cibo.

Ancora potrebbe capitare che nel momento in cui si piega la pancia, assumendo una posizione simile a qualcuno che sta infilandosi un paio di calzini, il dolore sembra essere più insistente. A volte, addirittura, si hanno delle fitte tanto forti e violente da arrivare ad affermare di provare la stessa sensazione che si proverebbe con delle continue coltellate nello stomaco.

Quale parte si gonfia prima con l’insorgere del problema? Un’accurata analisi del problema dell’intestino ingrossato porta ad affermare che nel caso in cui si dovesse riscontrare tale tipo di patologia la prima zona che ne risente è la regione addominale ed, in particolar modo, la parte superiore destra.

Il fegato grasso è una reazione a cosa?

E’ reazione ad uno stato di complicanza generato da, come abbiamo già sottolineato in precedenza, un netto aumento del livello di trigliceridi all’interno del flusso sanguigno.

Giunti a questo punto ci chiediamo anche quanto il fegato possa ingrossarsi. Dipende molto dalle differenti situazioni e circostanze. Il fegato può ingrossarsi lievemente quindi dimostrarsi essere solo leggermente ingrossato o può talvolta ingrossarsi oltre misura. Per capire quanto il fegato si sia realmente ingrossato è opportuno conoscere quali sono le normali dimensioni dell’organo. Le normali dimensioni del fegato destro oscillano attorno ai 12-14cm, quelle del sinistro vanno dai 9 ai 10cm.

Opportuno è anche sapere quanto il fegato pesi in condizioni ottimali. In stato di normalità ed in assenza della patologia di cui abbiamo precedentemente parlato Il peso del fegato di un essere umano adulto può variare tra 1,3 e 3,0 kg.

apparato epatico e fegato

Cosa è la steatosi epatica?

La steatosi epatica è una degenerazione del fegato, che si genera a causa di un netto accumulo di trigliceridi all’interno degli epatociti. Solitamente è reversibile grazie alla dieta ma in alcuni casi potrebbe però evolvere in cirrosi epatica, soprattutto nei soggetti che fanno abuso di sostanze alcoliche.

C’è quindi differenza con steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Questa è una malattia del fegato dovuta all’accumulo di grasso. A differenza della steatosi epatica è caratterizzata da una condizione più grave dove il fegato è soggetto a specifici problemi di tipo infiammatorio.

Perchè accade anche nei bambini?

Il problema può purtroppo essere riscontrato anche nei bambini ed in questo caso è spesso legato ad una errata nutrizione e alla tendenza all’obesità. Mangiano male ed ingeriscono prodotti come bevande gassate o eccessivamente zuccherate, un’elevata quantità di zuccheri e grassi.

Che tipo di dolori sono associati?

Tra i sintomi è possibile riscontrare pruriti vari più, talvolta, disturbi nel respiro, problema eccessivamente fastidioso soprattutto per coloro che fanno sport o che, a causa del problema non riescono a dormire e si agitano sentendosi quasi soffocare.

Come si scopre?

Palpando al tatto la zona o meglio attraverso un’ecografia e meglio una biopsia. Oltre che fisicamente è sempre importante confrontare i valori della pressione arteriosa attraverso un check up chiarificatorio.

Si deve optare, in un processo di guarigione, per una dieta disintossicante adottando un regime idoneo per farlo sgonfiare, controllando le porzioni di carboidrati, evitando paste. Possono essere associati esercizi sportivi tra cui fare almeno 30 minuti di corsa per 3 volte.

Come curarlo?

I migliori rimedi di cui servirsi per superare il problema del fegato ingrossato e quelli più facili da utilizzare consistono, ad esempio, nell’utilizzo di particolari erbe e piante, come i noti fiori di Bach. Il tarassaco può fare miracoli? Ovviamente no ma può essere utilizzato. Importante ed opportuno è molto spesso recarsi presso uno specialista per fare lavaggio del fegato e, nei casi più gravi, affidarsi al proprio medico di fiducia che potrà risolvere il problema del di specifici farmaci come il paracetamolo che viene ampiamente sfruttato come analgesico ed antipiretico, antibiotici e in alcuni casi particolari farmaci anti ritmici. Si tratta in ogni caso di validi sistemi per dimagrire il fegato.

Sclera azzurra o blu: vuoi sapere di più ?

La sclera è sostanzialmente la parte bianca dell’occhio che riveste una buona percentuale della membrana oculare. Essa ha una funzione di difesa e protezione dell’occhio, proteggendo il bulbo oculare quasi come se fosse un guscio.

A volte può capitare che la sclera diventi azzurra o blu. Ma cosa significa?

Riguarda solamente una conformazione dell’occhio o può essere considerata una malattia?

In alcuni casi (soprattutto in età infantile), è semplicemente un fattore genetico. Considerando che se si ha un colore di capelli tendente al biondo ed una pelle piuttosto chiara sin dall’infanzia, la sclera blu o azzurro scuro potrebbe risultare un evento ordinario. Infatti, sia l’iride che la sclera mutano piuttosto velocemente nei primi anni di vita.

occhio con sclera azzurra

Sclera: com’è fatta

La sclera è una membrana all’interno del bianco dell’occhio composta da fasci di tessuto connettivo che possiedono fibre collagene intrecciate, fibre che si propagano in molteplici direzioni costituendo una sorta di rete. Come accennato in precedenza, la sclera ha una funzione prevalentemente protettiva.

Struttura della sclera

Strutturalmente, la sclera è composta dall’episclera, la sclera vera e propria e la lamina fusca. L’episclera è la parte più sottile della sclera (che rimane in superficie), la sclera in sé è sostanzialmente la parte intermedia mentre la lamina fusca è la parte interna della sclera.

Perchè si dice sclerotica?

Anatomicamente parlando, la sclera viene chiamata anche “sclerotica”. La parola “sclerotica” deriva da una parola greca che significa “durezza” e, detto questo, possiamo dedurre che la sclera è la parte più solida e spessa dell’occhio.

Considerando appunto lo spessore, la sclerotica ha uno diametro di circa 2 mm. Tuttavia, più si risale in superficie, più la sclera risulta sottile (può arrivare sino ad una dimensione di 0,3 mm).

Collagene

Spesso quando si parla di sclera dell’occhio ci si riferisce ad una proteina in particolare, ovvero il collagene. Tale proteina è la stessa che risulta all’interno di tendini, denti e cartilagini e, naturalmente, anche all’interno della sclera.

Per quanto riguarda la sua funzione all’interno dell’occhio e, nello specifico, all’interno della sclera, il collagene riesce a proteggere tutto l’apparato visivo, prevenendo disidratazioni e mantenendo l’elasticità adeguata.

Cosa è L’uvea?

Tra la sclera e la retina è presente l’uvea, ovvero l’apparato vascolare dell’occhio. All’interno dell’uvea è presente l’iride, insieme alla coroide e il corpo ciliare. Molti vasi sanguigni circolano all’interno dell’uvea e svolgono principalmente la funzione di nutrimento e propagazione d’ossigeno all’interno di tutto l’occhio.

Nel caso che si presentino infiammazioni all’interno dell’uvea, a volte può capitare che si infiammino altre zone, considerando l’interconnessione che generano i vasi sanguigni all’interno dell’occhio stesso. Ma com’è possibile individuare tali infiammazioni?

Sclera azzurrata in foto

Naturalmente, tramite apposite tecniche fotografiche è possibile individuare infiammazioni o eventuali problematiche legate all’occhio. Ad ogni modo, è sempre bene fare attenzione alle foto, in quanto alcuni fotografi, impostando valori di raggio, fattore e soglia o sovraesponendo l’immagine, possono raffigurare una sclera azzurrata in foto (anche se non risulta effettivamente azzurra nella realtà).

occhio azzurrato in fotografia

Perché a volte si vede una strana patina?

A volte può capitare che si percepisca una strana patina all’interno della sclera di colore giallastro, chiamata pinguecola. Può essere un problema a livello di salute? Sostanzialmente ha una natura benigna e non presenta ulteriori complicazioni.
Nella maggior parte dei casi, la causa principale è dovuta alla troppa esposizione ai raggi solari e, di conseguenza, basterebbe non esporsi troppo al sole. Ad ogni modo, nel caso la pinguecola diventi particolarmente evidente, è opportuno non prenderla sotto gamba e chiedere consiglio ad un medico.

Miopi

In altri casi come ad esempio per i miopi, può essere che si abbia una sclera più sottile e sensibile del normale e si possa riscontrare più facilmente la pinguecola. Ad ogni modo, non è sempre il caso. A volte può semplicemente trattarsi di un neo all’interno dell’occhio.

Sintomo di sensibilità

Può anche essere che disturbi a una parte dell’occhio come la sclera siano dati da una particolare sensibilità ossea. È possibile notarlo a causa di fratture ossee (anche piccole) che avvengono in maniera piuttosto frequente e insolita.

Sclerite ed Episclerite: come si riconosce

Non sempre si tratta di semplici debolezze o ipersensibilità. A volte può essere un disturbo vero e proprio come la sclerite o l’episclerite. Entrambi sono infiammazioni della sclera (rispettivamente si manifestano nell’episclera e nella sclera vera e propria) e possono essere trattate con rimedi come colliri o riposo adeguato.

Guardarsi allo specchio

È possibile notare disturbi e malattie degli occhi di questo tipo anche semplicemente guardandosi allo specchio, notando di conseguenza una zona azzurra e sfumature di colore grigio o blu, alla stregua di come ci si può accorgere di avere una qualche infezione agli occhi. Nel caso poi che si provi dolore o bruciore, soprattutto se esposti al vento, allora può essere che si tratti effettivamente della sindrome della sclera azzurra. Da notare che altri sintomi possono riguardare eventuali fastidi dati dal contatto con l’aria e l’impulsività di voler strizzare gli occhi, anche probabilmente a causa di un bruciore particolarmente fastidioso.

Sindrome delle mosche volanti

Esiste un altro piccolo fastidio che però non va confuso con la sclerite e con la episclerite: la sindrome delle mosche volanti. Tale sindrome riguarda specificamente la retina ed i sintomi sono legati al vedere il cielo azzurro chiaro in modo particolarmente compatto (o comunque notando colori omogenei).

Sclera e malattie: l’importanza del riposo

Ma quali sono i rimedi principali? Il riposo è molto importante, in quanto può alleviare gran parte delle sofferenze e far ritornare la colorazione normale. Il collirio, naturalmente, può dare una mano, anche nel caso si abbia a che fare con colliri omeopatici (soprattutto alle erbe). Questi ultimi possono esser d’aiuto soprattutto quando la sclera risulta arrossata a causa del vento, ma risulta meno efficacie quando si tratta di una malattia dell’iride.

Assottigliamento della sclera

Ci sono alcuni casi in cui si verificano assottigliamenti della sclera, con eventuali sfumature azzurre. C’è da preoccuparsi in questi casi? Nella maggior parte dei casi non è niente di grave. Ad ogni modo, in casi in cui si percepiscono fastidi o l’assottigliamento è particolarmente evidente, chiedere un parere a un medico può esser necessario. Naturalmente, se si percepiscono dolori frequenti e si hanno fastidi alla vista come una macchia opaca o patine insolite, rivolgersi ad un medico è indispensabile, così da poter prevenire malattie future.

le proprietà dello zenzero in polvere e radici

Zenzero e proprietà segrete che pochi conoscono

A cosa serve lo zenzero?
Proprietà segrete dello zenzero
Zenzero: controindicazioni
Zenzero: dove acquistarlo

 

Lo zenzero è una radice che appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, la stessa da cui discende anche il cardamomo, ed è originario dell’Estremo Oriente.

In Italia, nonostante sia diventato molto popolare a causa delle sue proprietà terapeutiche e culinarie, lo zenzero può essere coltivato, pur se con molta difficoltà, soltanto in zone in cui le temperature si mantengono al di sopra dei 20 gradi. Questa pianta infatti, essendo abituata ad un clima subtropicale e tropicale (nel mondo viene coltivata soprattutto in Indonesia, Cina, Nepal, Nigeria e India), mal sopporta le temperature che si aggirano tra i 10 e i 15 gradi o inferiori.

Il fiore dello zenzero non è molto gradevole a livello estetico, in quanto presenta un colore giallo-verdastro con macchie color porpora, mentre le sue tuberose, fin dall’antichità, sono considerate “magiche” perché capaci di curare molti disturbi, come la diarrea e la nausea. Nella cucina giapponese, lo zenzero viene servito sotto forma di fettine agrodolci insieme al pesce per permettere ai commensali di ripulirsi la bocca e di gustare al meglio il sushi e il sashimi.
In inglese lo zenzero è conosciuto anche con il nome di ginger, mentre nei tempi antichi, come riportato da alcune fonti scritte, veniva chiamato anche gengiovo.

le proprietà dello zenzero in polvere e radici

A cosa serve lo zenzero?

Lo zenzero, oltre che per la preparazione di rimedi naturali contro la diarrea e la nausea, nella cucina asiatica viene usato anche come dolcificante, per aromatizzare zuppe e preparazioni a base di carne e di pesce, nonché per preparare tisane e salse.

Nella cucina occidentale invece viene impiegato nella preparazione del pan di zenzero, un dolce natalizio molto diffuso nella Svizzera Centrale e negli altri Paesi germanofoni, nonché di bevande analcoliche come la ginger ale e la ginger beer.

Come si usa lo zenzero?

In Europa, lo zenzero si trova soprattutto sotto forma di spezia essiccata e polverizzata, quindi lo si può usare come tutte le altre spezie. Per rendere speciale un piatto, salvo indicazioni diverse date dalla ricetta, basta aggiungerne la punta di un cucchiaino. Per quanto riguarda lo zenzero fresco, di solito è sufficiente grattuggiarlo sui piatti per dar subito loro un tocco esotico e profumato, mentre se si desidera fare lo zenzero candito in casa, in quel caso bisognerà sbucciarlo e tagliarlo a dadini.

Come si mangia lo zenzero

A seconda di come viene preparato, lo zenzero può essere mangiato con le mani oppure con la forchetta o il cucchiaio. Per chi non è abituato ai sapori intensi, masticare lo zenzero per la prima volta può essere un’esperienza abbastanza traumatica, in quanto la radice ha un gusto molto deciso, fresco e pungente.

Per questo ci sono alcune persone che, pur essendo consapevoli che lo zenzero faccia bene, non ne sopportano il gusto. In fitoterapia lo zenzero viene usato in forma essiccata e polverizzata e, oltre che per combattere la nausea e la diarrea, è utile anche per contrastare il mal d’auto, la cattiva digestione, la flatulenza, le coliche e la sindrome dell’intestino irritabile.

Proprietà curative più note dello zenzero

I principi attivi dello zenzero si trovano nel rizoma della pianta e sono l’olio essenziale, il gingeroli, lo shogaoli, diversi tipi di resine e mucillagini.
Per quanto riguarda i sali minerali, lo zenzero contiene soprattutto manganese, calcio, fosforo, sodio, potassio, magnesio, ferro, zinco e vitamine dei gruppi B ed E.

Nella medicina naturale, lo zenzero viene utilizzato per curare i radicali liberi e anche per prevenire alcuni tumori che possono avere un esito fatale per l’uomo, come il cancro al colon. Possiede inoltre la capacità di rinforzare il sistema immunitario e, per questa ragione, è ideale per contrastare gli effetti dei cambi di stagione e per dare man forte alle difese del nostro corpo, soprattutto quando siamo più deboli (ad esempio dopo un’influenza) o più stanchi a livello mentale (non è un caso che lo zenzero venga anche consigliato come integratore per gli studenti prima di un esame importante o durante una sessione particolarmente faticosa).

Ma i benefici dello zenzero non finiscono qui: la sua radice infatti, fin dall’antichità, è conosciuta anche le sue proprietà anti-infiammatorie (non per nulla in alcune regioni europee è noto anche come anti-infiammatorio giallo), antidolorifiche, depurative e disintossicanti.

Il suo rizoma è anche ottimo per combattere gli effetti del diabete, la cistite, il mal di testa, il mal di gola (lo zenzero infatti, grazie alle sue proprietà, agisce come un potente anti-infiammatorio naturale, alleviando il dolore), i dolori articolari (per questo alcuni medici ne consigliano l’assunzione alle persone anziane) e la nausea (il gingeroli è noto per le sue qualità antiemetiche).
Attenzione però: al contrario di quanto sostengono molti forum dedicati ai rimedi naturali, il consumo di zenzero è altamente sconsigliato ai pazienti che soffrono di calcoli biliari, perché il suo rizoma stimola la produzione di bile da parte della cistifellea, con risultati facilmente intuibili.

Proprietà segrete dello zenzero

Non tutti lo sanno, ma i pazienti che soffrono di emorroidi, possono trarre molti benefici dallo zenzero, in quanto come l’aglio e la cipolla contribuisce alla scissione della fibrina, aiutando così il corpo a riparare i traumi subiti a livello dei tessuti, degli organi e delle arterie. Lo zenzero è anche un efficace rimedio naturale per prevenire e per aiutare a risolvere l’ingrossamento prostatico e il cancro alla prostata. Inoltre, per le ragazze e le donne che tutti i mesi si ritrovano a dover fare i conti con forti dolori mestruali, lo zenzero ha una funzione calmante e rilassante, quindi può essere usato per combattere i crampi.

Se invece si nota un calo nella vita sessuale o si vuole una notte di passione, non bisogna correre in farmacia o ricorrere a chissà quali amuleti o rimedi “magici”, perché lo zenzero è anche un potente afrodisiaco, in quanto agisce da vasodilatatore, favorendo ad esempio l’afflusso di sangue nel pene e assicurando prestazioni sessuali migliori.
Infine, un piccolo segreto cosmetico: se si desiderano capelli più lucenti e più lunghi, basta applicare del succo di zenzero fresco sulla radice dei capelli, poi massaggiare per 10 minuti e lasciare il tutto in posa per due ore prima di procedere con lo shampoo abituale.

Lo zenzero è anche utile per prevenire e curare la gastrite, in quanto stimola la digestione e allevia i bruciori di stomaco, ma occhio: non bisogna eccedere con il consumo (la dose consigliata è un pezzetto fresco di zenzero al giorno prima dei pasti), perché altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario.

Zenzero: meglio fresco o cucinato?

Lo zenzero può essere assunto sia fresco sia cucinato, anche se i nutrizionisti ne consigliano il consumo soprattutto nella prima forma, in quanto è quella che conserva meglio tutte le proprietà benefiche e nutritive.

La polvere di zenzero, che viene venduta in erboristeria sotto forma di capsule di facile assunzione, apporta comunque dei benefici, perché stimola la digestione e viene consigliata anche a chi soffre di mal d’auto. Anche lo zenzero disidratato è valido, perché oltre a migliorare la diuresi, ripristina la flora intestinale, scalda il corpo e aiuta a dimagrire. Di solito viene usato per preparare infusi e tisane, ma può essere aggiunto anche alle proprie preparazioni per dare un tocco esotico.

Lo zenzero essiccato, al contrario di quello fresco che al massimo dura tre settimane, si conserva più facilmente e ha le medesime proprietà. Lo si può trovare in erboristeria oppure nei supermercati che propongono prodotti naturali. Da ultimo, ma non meno importante, per i consumatori più attenti passiamo a parlare dello zenzero bio: questa varietà, che viene coltivata per lo più in Perù, si differenzia dallo zenzero che si trova abitualmente in commercio non solo perché proviene da agricolture ecosostenibili e dove non è presente lo sfruttamento, ma anche perché per la sua crescita non vengono utilizzate sostanze chimiche o pericolose per la salute dell’uomo.

Lo zenzero biologico lo si può acquistare nei supermercati più forniti, altrimenti lo si può trovare nei negozi online. È anche uno degli ingredienti dell’integratore Zenzero Biologico, proposto dall’Istituto Erboristico Italiano L’Angelica.

Zenzero da bere: i decotti di zenzero

La tisana allo zenzero, già nota nella medicina ayurvedica per il suo potere di “spegnere lo stomaco”, è un vero e proprio toccasana in caso di raffreddore, congestione nasale e delle vie respiratorie in genere, mal di denti, mal di testa, malattie infettive e dolori legati alla digestione. Prepararla è molto semplice, perché basta far bollire due o tre fettine di zenzero fresco in 250 millitri di acqua calda per 10 minuti.

Può essere bevuta sia durante il giorno, sia la sera prima di coricarsi, perché oltre a favorire la digestione, allevia lo stress e assicura un riposo tranquillo e sereno.
Se si desidera rinforzare il sistema immunitario, nella preparazione della tisana si può associare lo zenzero alla liquirizia: sebbene in apparenza non abbiano niente in comune, in realtà queste piante, se messe insieme, risultano molto efficaci per combattere tutti i disturbi dell’apparato gastro-intestinale, per contrastare la tosse e lo stress, nonché come digestivo e come rimedio naturale contro la perdita di appetito.

Tisana allo zenzero: è giusto aggiungere il miele?

Sì, è giusto aggiungere il miele, in quanto oltre a rinforzare le qualità della tisana allo zenzero (anche il miele è noto per essere un rimedio efficace contro la tosse e il mal di gola), risulta molto più sano dello zucchero bianco in quanto non è raffinato ed è un dolcificante naturale. Molti puristi, soprattutto tra le file dei vegani, sono contrari al miele in quanto la sua aggiunta alla tisana di zenzero di per sé non apporterebbe vantaggi di rilievo, ma come per le altre cose, anche questa si tratta di una scelta personale.

The allo zenzero: perché è meno efficace del decotto?

Il the allo zenzero, che è sempre più diffuso nei supermercati (soprattutto combinato al limone), non è paragonabile per proprietà ed efficacia a quello puro, in quanto nelle bustine è presente soltanto una dose minima di zenzero e, non di rado, quest’ultima può essere mescolata a tè nero o ad altri aromi.

tisana di zenzero fresco

Caffè verde e zenzero: dove si può bere?

Il caffè verde e zenzero è una nuova bevanda che si può gustare in tutto il mondo e che, da qualche anno, è arrivata anche in Italia. Questo tipo di caffè, a differenza di quello tradizionale, possiede proprietà antiossidanti, diuretiche e dimagranti, inoltre ha un contenuto minore di caffeina.

Liquore cinese allo zenzero: dove lo si compra?

I cinesi, così come gli indiani, fin dai tempi antichi utilizzano la radice di zenzero per preparare un liquore, dal gusto molto penetrante, caldo e pungente, che di solito viene servito alla fine dei pasti nei ristoranti etnici.

Trovarlo in commercio non è semplice, a meno di non rivolgersi ai negozi specializzati, ma lo si può preparare facilmente in casa ricoprendo 5 rizomi di zenzero con un bagno di sciroppo di zucchero e miele. I rizomi dovranno essere fatti macerare al sole per un mese, dopodiché li si dovranno coprire con un litro di grappa e fatti riposare all’ombra per almeno due mesi.

Zenzero e limoni: perché vengono spesso accoppiati insieme?

Lo zenzero e i limoni hanno in comune le proprietà depurative e dimagranti, ma i limoni differiscono dal rizoma dello zenzero non solo perché contengono più vitamina C, ma anche perché contribuiscono ad accelerare il metabolismo e ad abbassare il colesterolo cattivo.

Per questo motivo la tisana allo zenzero e al limone, oltre ad avere un notevole impiego nell’ambito estetico, è anche utilizzata come anticoagulante, fluidificante del sangue e per la prevenzione dei problemi cardiovascolari. Con la cannella, lo zenzero ha in comune le peculiarità decongestionanti, mucolitiche e digestive, ma una delle ragioni per cui la tisana zenzero e cannella è così popolare, è anche perché questa accoppiata è dotata di proprietà antisettiche.

Si tratta quindi di un’ottima bevanda sia per contrastare il rigore invernale, sia per inibire lo sviluppo degli agenti patogeni.

Zenzero: controindicazioni

Come per tutte le radici e le piante usate in fitoterapia, anche lo zenzero, in alcuni casi, presenta delle controindicazioni per cui ne viene sconsigliato l’uso e l’assunzione.
Per esempio, chi soffre di pressione alta dovrebbe consumarlo in dosi minime, o evitarlo del tutto, in quanto il rizoma dello zenzero, al contrario di quello che si crede, non aiuta a ridurre la pressione arteriosa, ma contribuisce ad alzarla di più.

Anche le donne in gravidanza, come quelle che allattano, dovrebbero limitare il consumo di zenzero, anche se il dibattito è ancora in corso e non ci sono prove evidenti che lo zenzero faccia male durante la gestazione o influisca sul latte materno.

Nel dubbio però, meglio puntare sui dosaggi bassi e non eccedere.

Per quanto riguarda la tiroide, non sono ancora emersi risultati convincenti dalle ricerche portate avanti in campo medico, pertanto anche in questo caso la soluzione è quella di non abusare troppo dello zenzero. È stato invece accertato, questo per quanto concerne i test effettuati in laboratorio, che lo zenzero può provocare degli spiacevoli effetti collaterali alle persone che soffrono di aerofagia, gonfiori addominali ed eruzioni cutanee.

Zenzero: dose consigliata e conservazione

Per godere appieno dei benefici dello zenzero ed evitare di incorrere in problemi di tipo gastrointestinale, che possono verificarsi quando si eccede nel consumo di questa spezia, gli esperti di medicina naturale raccomandano di assumere al massimo 30 grammi di zenzero fresco al giorno o 4 grammi di zenzero essiccato.

Lo zenzero fresco può essere conservato in frigo (fino ad un massimo di tre mesi) o, se si prevede un uso prolungato dello stesso, in congelatore (in questo caso può essere usato per un anno). Per quanto riguarda invece lo zenzero essiccato, come tutte le altre spezie può essere usato per un anno. Trascorso questo periodo di tempo, se consumato di per sé non è tossico, ma può aver perso tutte le sue proprietà benefiche e il suo sapore.

Se si ama il fai da te, consigliamo di non gettarlo via, perché la polvere di zenzero può essere usata per realizzare dei potpourri caldi, semplicemente facendola bollire con qualche buccia di agrume, oppure dei saponi per la cura del viso e del corpo.

Zenzero: abbinamenti errati

Lo zenzero, a differenza di altre spezie, è molto versatile, quindi può essere abbinato praticamente a tutto, compreso ad alimenti come carote, pesce, latte di mandorle, succo di lime, pompelmo, albicocca, noce di cocco, ananas e menta.

Zenzero: chi ha gruppo B può mangiarlo?

Sì, chi ha un gruppo B può mangiare lo zenzero, anzi, molti specialisti ne consigliano il consumo nella dieta per il sangue gruppo B, in quanto lo zenzero porta molti benefici a questo gruppo sanguigno: è ottimo infatti non solo per regolarizzare la funzionalità intestinale, ma anche per combattere la nausea, i crampi allo stomaco e la flatulenza.

Zenzero in cucina

100 grammi di zenzero fresco contengono 80 calorie, mentre lo zenzero candito, che si può preparare anche in casa e che di solito si usa a cubetti, può arrivare a 198 calorie (anche in questo caso il valore è riferito a 100 grammi).

L’apporto energetico più elevato è dato principalmente dalla zucchero utilizzato nella sua preparazione.

Nonostante sia buono, e fornisca la giusta energia durante l’allenamento o le passeggiate, meglio non abusarne, perché lo zenzero candito, se consumato in quantità elevate, può contribuire ad alzare l’indice glicemico.

Dieta dello zenzero: serve a dimagrire?

La dieta dello zenzero è utile per depurare l’organismo, soprattutto dopo un’abbuffata, e permette di perdere due chili in appena tre giorni, ma a causa del suo apporto calorico ridotto e della presenza di zuccheri naturali (come la frutta), non è adatta alle gestanti né alle persone che soffrono di diabete.
Inoltre, se si soffre di patologie particolari, prima di iniziare questa dieta è consigliabile chiedere il parere del proprio medico di fiducia per assicurarsi che non ci siano controindicazioni.

Attenzione anche a non prolungarla per più di una settimana, perché anche se è ottima per depurare l’organismo e come “dieta d’urto” per arrivare pronti alla prova costume, su un arco di tempo superiore ai sette giorni può causare denutrizione.

Un menù tipo della dieta dello zenzero prevede l’assunzione di un infuso di zenzero e limone e di una ciotola composta da 30 grammi di fiocchi d’avena, 100 grammi di latte scremato, 6 mandorle e un cucchiaio di mirtilli per colazione, seguito da un pranzo con insalata di songino, radice di zenzero, mezzo avocado, il tutto condito con succo di limone e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, 60 grammi di pasta integrale con pomodoro fresco e verdure lesse condite con succo di limone. Per cena invece è previsto un brodo aromatizzato con zenzero e buccia di limone grattuggiata, 30 grammi di pane, 150 grammi di petto di pollo alla piastra e zucchine cotte a vapore.

Gustose ricette con lo zenzero

In cucina, lo zenzero può essere utilizzato per preparare gustosi secondi piatti a base di pesce, come il salmone gratinato allo zenzero, o di carne, come gli spiedini di pollo zenzero e limone, ma anche per dolci (natalizi e non) come lo strudel, i biscotti, il rotolo alle noci con zenzero candito o la torta di ricotta e zenzero.

Questa spezia però, se la si ama in modo particolare, può essere adoperata anche nella preparazione di primi piatti come il riso allo zenzero con i gamberi (un primo che ricorda in modo vago il riso alla cantonese, ma più leggero e digeribile) o gli strozzapreti gamberi, seppioline e zenzero</>.

Zenzero: quali cucine tipiche lo usano?

Lo zenzero, proprio perché conosciuto dall’antichità per i suoi numerosi benefici e perché è più facile da reperire rispetto che in Europa, trova largo impiego nella cucina cinese, nella cucina thailandese, nella cucina giapponese e nella cucina indiana (soprattutto in quella vegetariana e ayurvedica).

Zenzero: quale spezia può sostituire?

Lo zenzero, a causa del suo sapore deciso e speziato, può sostituire in modo egregio il pepe e il peperoncino.

Zenzero e chiodi di garofano: si può usare questo abbinamento?

L’abbinamento zenzero e chiodi di garofano è molto raro in cucina, in quanto questi due alimenti sono caratterizzati da un sapore forte che non può essere gradito a tutti, ma se si desidera preparare una bevanda drenante, energetica e depurativa, lo si può osare con la ricetta del tè verde allo zenzero e chiodi di garofano.

Come usare lo zenzero con fantasia?

Lo zenzero, oltre che nella crema di carote all’indiana, può essere usato per insaporire la zuppa di zucca (le uniche accortezze da adottare, per godere appieno del suo sapore, saranno quelle di non aggiungere il latte né tanto meno il rosmarino), per preparare delle polpette di pesce, per realizzare un carpaccio di ananas e zenzero da portare in tavola come dolce per stupire gli ospiti o, se si amano i gusti più tradizionali, per creare un plum-cake con zenzero e chiodi di garofano, buonissimo e adatto per il periodo natalizio.

Zenzero: dove acquistarlo?

Lo zenzero, oltre che in erboristeria, al giorno d’oggi può essere acquistato nei negozi specializzati in prodotti naturali, nei reparti frutta e verdura dei supermercati più forniti oppure negli e-commerce, come quello di Naturasi oppure di Fruttaweb.

Lo zenzero disidratato senza zucchero lo si può trovare anche su Amazon ad un prezzo molto contenuto.

Se si vive nei pressi di un mercato, come a Como, a seconda della stagione lo zenzero fresco può anche essere acquistato presso le bancarelle dei venditori certificati, come ad esempio gli ortofrutticoli.

Zenzero: usato anche come base di farmaci

Lo zenzero, nella sua forma in polvere, nella medicina ayurvedica viene usato anche per realizzare compresse di zenzero, che oltre a consentire alle persone di assumerlo con più facilità, racchiudono tutti i benefici della sua radice. Queste pastiglie, facilmente reperibili nei negozi online e negli e-commerce generici, possono essere utilizzate al posto di biochetasi o clorinam per contrastare la nausea gravidica e patologie come il meteorismo.

Lo zenzero è sopravvalutato?

Lo zenzero non è affatto sopravvalutato, perché come abbiamo visto, ha moltissimi benefici: favorisce la digestione, aiuta a combattere il mal di gola, il raffreddore e il mal di testa, risulta ottimo per contrastare il mal d’auto e la nausea, allevia i dolori delle ossa e dei muscoli (non per nulla è consigliato anche agli sportivi) ed è un potentissimo afrodisiaco, quindi fa bene anche alla vita di coppia oltre che alla salute.

ragazza che ha cambiato gli occhi chiari

Come avere gli occhi più chiari

Capita spesso di domandarsi come sia possibile avere gli occhi più chiari, caratteristica estetica che piace a molti. Esistono moltissime tecniche che possono essere messe in atto e che sono capaci di evidenziare il colore naturale dell’occhio.

Il colore dell’occhio dipende da un fattore di tipo genetico. Parlando con un linguaggio più specifico è possibile affermare che il colore degli occhi è un tratto poligenico determinato dal tipo di pigmento dell’iride e dalla diversa quantità di melanina. La colorazione oculare è determinata da più geni di cui due maggiori ed altri minori che contribuiscono a donare all’occhio delle variazioni e delle sfumature di colore. Molto spesso si spera che nella forza di un genere recessivo, magari derivante da un lontano bisnonno con gli occhi chiarissimi capaci di trasmettere tale peculiarità al figlio o al nipote.

Molto importante da sapere è che i colori si mischiano e non sono mai uguali a quelli dei parenti. A volte da una particolare mescolanza tra diversi colori è possibile ottenere bellissime variazioni di colore e striature che, in alcuni casi, sono combinazioni fantastiche tendenti anche al giallo.

E’ certo più facile che determinati tratti somatici, legati anche alle lontane origini, si mischino tra di loro a formare delle combinazioni che siano più o meno standardizzate. Sono i tipici casi di persone che hanno la carnagione chiara e gli occhi molto chiari o persone olivastre con occhi molto scuri. E’ da chiarire, però, che tutto è possibile non solo a livello teorico ma anche a livello pratico e che per questa ragione capita spesso che persone scure di pelle abbiano meravigliosi occhi verde chiaro molto conosciuto anche come glauco.

Per portare un esempio pratico di come il colore degli occhi sia una peculiarità variabile si potrebbe parlare del famoso attore e musicista statunitense Gary Dourdan che nonostante sia di colore ha gli occhi azzurri.

Si cade qui nel concetto di probabilità genetica di Mendel che attraverso la pubblicazione dei risultati ottenuti conducendo sperimentazioni, riuscì a formulare le leggi che stanno alla base dell’ereditarietà. Capita spesso, soprattutto quando sono molto piccoli, che ai figli venga il complesso di non avere gli occhi chiari. Questo pensiero nasce da un confronto con i propri fratelli o sorelle che, invece, sono nati con gli occhi molto chiari.

ragazza che ha cambiato gli occhi chiari

Più chiaro = Più bello ?

L’idea di avere gli occhi chiari, in generale, è un po’ uno stereotipo. Questo perché nell’immaginario collettivo l’occhio chiaro è associato alla bellezza e si pensa addirittura che chi ha gli occhi chiari sia da considerarsi più sexy.

Per questo motivo molte persone si chiedono come avere gli occhi azzurri o, più nell’esattezza come schiarire gli occhi. Cambiare il colore degli occhi senza l’utilizzo di apposite lenti a contatto cosmetiche è in realtà molto complesso.

Le persone che per loro natura hanno gli occhi azzurri o comunque gli occhi di un colore particolarmente chiaro partano già avvantaggiate e hanno dei voti bellezza in più.

Perché quando si piange gli occhi diventano più chiari?

E’ solo apparenza o si schiariscono davvero? L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un fenomeno di rifrazione della luce che viene percepita diversamente a causa della presenza delle lacrime.

Come specificato nei seguenti paragrafi il colore degli occhi dipende moltissimo dalla quantità di melanina che assume un ruolo fondamentale.

A cosa serve la melanina?

Essa svolge un ruolo importantissimo tanto per la pelle quanto per gli occhi in quanto gode di un’ottima capacità protettiva. Il suo principale compito, infatti, consiste nel difendere il genoma dall’azione nociva di alcuni agenti come i raggi ultravioletti.

Maggiore è la quantità di melanina presente in un occhio maggiormente questo assumerà un colore scuro. Gli occhi azzurri, quindi, hanno la melanina che è depositata nello stato più profondo.

Come diminuire la melanina negli occhi?

L’unico metodo conosciuto è quello del laser a bassa energia il cui compito consisterebbe nell’andare a bruciare lo strato superiore della melanina facendo in questo modo apparire il colore azzurro.

E’ bene sapere, prima di sottoporsi a questo tipo di intervento, che ci sono dei rischi ai quali si potrebbe andare in contro. Si parla, ad esempio, di possibile aumento della pressione oculare, di formazione di cataratta o insorgere di patologie che nei casi più gravi potrebbero addirittura condurre alla cecità.

Molto spesso si sente parlare di occhi cangianti. Cosa significa?

Si tratta di occhi che cambiano colore. Esistono fattori che possono indurre il colore dell’occhio ad un cambiamento. Tra questi le condizioni metereologiche.

Gli occhi cangianti del neonato restano così per un certo periodo di tempo. Alcuni dicono che le diverse sfumature spariscano dopo l’allattamento, altri nei primi sei mesi di vita. Se gli occhi sono chiari per loro natura resteranno poi così per tutto l’arco della vita. Chi ha gli occhi cangianti ha più difficoltà ad abbinare i vestiti. Invece chi ha gli occhi sempre verdi o costantemente blu sa come fare, specie ai matrimoni.

Anche l’umore può mutare la tonalità degli occhi?

La risposta è negativa. L’influenza che alcuni sentimenti possono avere sugli occhi riguarda solo l’eventuale allargamento o restringimento delle pupille.

Rendere gli occhi chiari in modo naturale, come già detto in precedenza, è un procedimento molto complesso. Il metodo più conosciuto è quelle delle lenti a contatto colorate. Esiste, inoltre, un collirio schiarente per iride.
Anche il makeup può contribuire a far risaltare la tonalità dell’occhio conferendo al volto una maggiore luminosità. Si pensi, ad esempio, alla matita bianco perlato sulle palpebre oppure ad un ombretto molto chiaro.

L’iridologia ovvero una pratica basata sull’osservazione dell’iride dell’occhio non fa che sottolineare che il colore dell’iride dipende molto anche dal regime alimentare.

Laser. Questa operazione la fanno in Italia?

Dopo una attenta analisi di tutti i possibili rischi l’Italia non ha ancora ritenuto opportuna la possibilità di abbracciare tale possibilità che permetterebbe di mutare il colore delle iridi a piacimento, mediante intervento con raggi lazer.

Ovviamente per chi voglia cambiare colore degli occhi in una semplice fotografia è possibile utilizzare il programma Photoshop, in modo molto facile e veloce. Questo non può naturalmente essere considerato come metodo di cambiamento del colore oculare in quanto risulta essere solamente una mera finzione.

reazione allergica sui piedi

Come reagire a una reazione allergica cutanea

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di essere colpiti da una reazione allergica cutanea nota anche come irritazione della pelle. Le cause, così come i sintomi di una reazione allergica della pelle possono essere innumerevoli. Nei prossimi paragrafi entreremo più nel dettaglio spiegandone le diverse tipologie e le motivazioni dalle quali scaturiscono, sino a spiegare che cosa fare quando si manifesta un’allergia sulla pelle.

Una domanda che spesso ci si pone a riguardo è quale sia l’età più frequente per essere colpiti da una reazione allergica. Ci si domanda, cioè, se un’allergia cutanea possa presentarsi maggiormente in una persona adulta o in un ragazzo.

La risposta non è né scontata né semplice a darsi in quanto sull’età media per essere colpiti da reazione allergica cutanea, incidono differenti fattori. Per quello che riguarda i ragazzi, ad esempio, è bene ricordare che tutte le mense scolastiche dovrebbero essere molto attente in quanto molte irritazioni della pelle potrebbero anche avere una derivazione di natura alimentare.

La predisposizione ad allergie cutanee è o meno ereditaria?

Le malattie allergiche hanno certamente una predisposizione ereditaria. Ciò che viene ereditato, in sostanza, è una generica predisposizione verso determinati tipi di disturbi allergici che siano anche differenti rispetto a quelli dei genitori. Accanto alla predisposizione ereditaria e quindi ad una maggiore tendenza ad essere soggetti a malattie di tipo allergico, gioca un ruolo importantissimo anche il fattore ambientale.

Come si comporta un allergene?

Prima di capire come esso agisca è importante darne una definizione affermando che un allergene è una sostanza da ritenersi innocua per la maggior parte degli individui ma che, in alcuni soggetti, è capace di produrre diverse reazioni allergiche.

reazione allergica sui piedi

Un allergene che può essere ad esempio un polline, un farmaco o un allergene alimentare entra in contatto con l’organismo della persona attraverso distinte vie provocando reazioni allergiche. Se un allergene viene respirato, ad esempio, si riscontreranno sintomi di tipo respiratorio. In un processo di tipo allergico una funzione fondamentale è quella esercitata dagli anticorpi, sostanze che agiscono nel momento in cui l’organismo percepisce la presenza di un allergene. Il ruolo degli anticorpi consiste nel fornire una specifica risposta immunitaria, mettendo in atto i più opportuni meccanismi di difesa.

Chiunque soffra di un qualche tipo di allergia ha sentito almeno una volta parlare di istamina.

Che cosa fa l’istamina?

Si tratta di una particolare sostanza prodotta dal nostro organismo come risposta alla presenza di un allergene. Il suo ruolo principale, quindi, è quello di tutelare l’organismo agendo da mediatore chimico.

Quali sono le possibili cause di una reazione allergica cutanea?

In primis è possibile parlare di antibiotico sottolineando così l’esistenza di specifiche allergie agli antibiotici. Si tratta di un fenomeno piuttosto frequente, che può emergere in occasioni distinte. Un altro tipo di allergia può essere quella di origine alimentare. Si tratta di patologie che insorgono in soggetti che soffrono di intolleranze alimentari. Gli alimenti ai quali è possibile essere intolleranti sono numerosissimi.

Si pensi, ad esempio, alle arachidi. La reazione allergica alle arachidi è scatenata da un’azione dell’organismo nei confronti di due proteine che sono in esse contenute. I sintomi principali sono orticaria, asma o disturbi gastrointestinali ma è bene sapere che un’allergia alle arachidi non diagnosticata o scorrettamente curata potrebbe addirittura portare ad uno shock anafilattico.

Altra intolleranza di tipo alimentare è l’allergia al latte di vacca. E’ una delle allergie in media maggiormente diffuse. Una vera e propria allergia al latte di mucca non deve essere confusa con una intolleranza al lattosio. I sintomi principali di una grave allergia al latte di vacca sono dispnea, ovvero una difficoltà di tipo respiratoria, vomito ed in alcune occasioni anche orticaria.Frequenti sono anche le allergie dovute ai farmaci. Capita talvolta di riscontrare dei particolari sintomi successivamente all’assunzione di un medicinale. Bisogna allora capire se si tratta di un semplice effetto collaterale o di una vera e propria allergia al farmaco assunto.

I farmaci che più spesso generano reazioni allergiche sono antinfiammatori e antibiotici. Molto nota è l’allergia alla Tachipirina. Si tratta di un farmaco analgesico la cui sostanza è il paracetamolo. L’allergia alla Tachipirina è dovuta proprio al paracetamolo. Le più frequenti reazioni allergiche ad esse collegate sono sintomatologie asmatiche. Ancora alcune allergie sono legate alle punture di insetto. La motivazione è che attraverso la puntura un insetto riesce ad iniettare nella pelle allergeni o altre sostanze irritanti e quindi responsabili di pruriti, arrossamenti o bruciori.

Capita molto spesso di essere allergici ai prodotti per l’igiene. In tal caso le reazioni allergiche sono scatenate dalla presenza di determinate sostanza irritanti che a contatto con la pelle generano irritazioni. Così come per i prodotti per l’igiene, una reazione allergica può anche essere scatenata da tatuaggi o tinture per capelli.Nota è anche l’allergia al nichel. Il nichel è una sostanza capace di generare una vera e propria allergia da contatto. Nel momento in cui il nichel entra in contatto con la pelle si manifestano sintomi cutanei.

In alcuni casi anche i cerotti medicati possono essere causa di allergie e irritazioni cutanee. Il fenomeno si manifesta soprattutto per coloro che hanno una pelle particolarmente sensibile e facilmente irritabile. Molto spesso si sente anche parlare di allergia agli acari. Molte persone soffrono di gravi reazioni allergiche all’acaro della polvere, spessissimo presente all’interno degli ambienti domestici. Si tratta di una forma allergica diffusissima, causa di un’alta percentuale di sintomi di tipo respiratorio.

Difficili da affrontare sono le famose allergie al pelo di un cane o di un gatto. Si tratta di una specifica reazione nei confronti di determinati allergeni presenti nel pelo del cane o, nel caso del gatto oltre che nel suo pelo anche nella sua saliva. Le note allergie primaverili sono quelle ai pollini. Altre allergie note sono quelle ad alcuni tipi di piante velenose come l’agave.

Dopo quanto tempo si notano i sintomi?

A questa domanda non è possibile dare una risposta precisa in quanto la sintomaticità varia in base alle distinte allergie ma anche in base ai diversi soggetti.

Nel caso di puntura di ape?

E’ molto importante sapere che una puntura di ape può generare una reazione locale oppure una reazione più grave. Solitamente i sintomi come prurito e gonfiore si presentano nell’immediato per risolversi nel giro di poche ore. Nei casi più gravi si può addirittura rischiare lo shock anafilattico. Di cosa si tratta e come ci si difende? Si tratta di una reazione allergica molto grave e talvolta letale che può essere legata a distinti fattori. In una situazione di anafilassi è opportuno andare subito in Pronto Soccorso per un’iniezione di adrenalina.

Come alleviare il dolore di una semplice allergia cutanea?

Si possono usare alcune sostanze naturali come l’Aloe Vera.

Talvolta è necessaria l’assunzione di antistaminici e corticosteroidi. Per capire quando è meglio assumerli è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia che saprà riconoscere correttamente la sintomatologia di ogni singolo individuo.

Quando usare iniezione di adrenalina?
L’adrenalina va utilizzata naturalmente in casi estremi, come lo shock anafilattico che, come giù detto, è potenzialmente letale.

I vaccini specifici servono a qualcosa?

La risposta è naturalmente affermativa. Un vaccino specifico contro un determinato tipo di allergia diminuirà nettamente la percentuale di possibilità di contrarre quel tipo di reazione allergica.
L’Augmentin è invece un farmaco utile ed efficace nell’uccisione di determinati ceppi di batteri. Si tratta di un antibiotico che viene utilizzato nella cura di specifiche infezioni. L’Amoxicillina, ancora, è un altro farmaco antibiotico.

Come si manifesta un’allergia?
Attraverso alcune sintomatologie come pomfi, pruriti, acne, eczemi, orticaria o dermatite allergica.

Può essere fatale?

Come già detto dipende molto dai casi e dal tipo di allergia. Nel caso di crisi allergica grave la situazione potrebbe essere fatale.

Cos’è un edema di Quincke?

E’ conosciuto anche come angioedema ed è una situazione patologica caratterizzata dalla comparsa di edemi a livello cutaneo e di alcuni tessuti. L’allergia cutanea è quella forma di allergia che, rispetto a molte altre, potremmo definire più leggera.

L’importanza di imparare l’automedicazione è fondamentale soprattutto se in caso di problemi si dovesse essere soli. Per automedicazione si intende ad esempio un sistema autoiniettante. La prevenzione, inoltre, può essere correttamente fatta attraverso la consapevolezza del problema di cui si può venire a conoscenza attraverso un Prick Test.

Le recenti innovazioni stanno inoltre aiutando molto nell’ambito di un autoaiuto grazie, ad esempio, alla capacità di portarsi da soli al pronto soccorso resa possibile dalla nascita degli autopiloti, ideati per salvare la vita a coloro che soffrono di cuore o di gravissime allergie.

Quando si decide di utilizzare un certo prodotto o di mangiare un determinato cibo è molto importante sapere che non sempre le etichette sono sincere e che per questa ragione sarebbe sempre opportuno autoregolarsi ed imparare a gestirsi consapevolmente. Importante è anche un rafforzamento del sistema immunitario reso possibile dallo sport e dall’esercizio fisico e che ha effetti positivi sul sistema noradrenergico, soprattutto in caso di allergie che toccano le vie respiratorie.

Il famoso rimedio della mela chiodata consigliato da molte nonne, inoltre, incide fortemente in quanto è importante sapere che il ferro ha una azione fondamentale nella cura e prevenzione delle allergie.

ragazza che prova imbarazzo

Come non imbarazzarsi dall’osteopata

Quando si parla di osteopatia si fa riferimento ad un sistema medico adottato al fine di valutare la salute di un paziente e risolvere alcune sue problematiche a partire da un contatto manuale.

La logica dell’osteopatia è quella di servirsi di un approccio casuale. Approccio casuale significa che non sempre ci si focalizza subito sul sintomo, partendo dal presupposto che non in tutti i casi la causa di un dolore si trova nella stessa zona dolorante. Il corpo umano, infatti, gode della presenza di specifici meccanismi di autoguarigione ed autoregolazione.

Perché si fa l’osteopatia?

Quello che si cerca di fare sottoponendosi a trattamenti di osteopatia è tentare di risolvere i problemi in maniera naturale, attraverso l’utilizzo di rimedi naturali che non si avvalgano necessariamente dell’uso di medicinali.

Spesso, però, di fronte all’osteopata il problema più grande diventa l’imbarazzo. Quali si toglie per i suoi controlli? Questo dipende molto in quanto, differentemente da quanto si pensi, l’osteopatia cura diversi disturbi e si occupa di distinti ambiti. Il medico potrebbe quindi dover togliere il pantalone, così come la maglietta o semplicemente un paio di calzini.

Quando si decide di rivolgersi all’osteopata è molto importante imparare e stare tranquilli e mantenere la calma. E’ necessario sempre partire dal presupposto che tutto ciò che faremo lo faremo per il nostro bene e per la nostra salute e che non ci metterà di certo le supposte.

E’ più imbarazzante andare dall’osteopata o dal fisioterapista?

Se ci focalizziamo sul concetto imbarazzo è importante sapere che tra i due professionisti non c’è alcuna differenza. Il minore o maggiore livello di inadeguadezza dipenderà dalla personalità di ciascuno e dalla capacità del singolo di adattarsi meglio alla situazione.

ragazza che prova imbarazzo

Cosa fa l’osteopata?

Attraverso il suo lavoro, è importante sapere, apporta numerosissimi benefici anche sul sistema nervoso aiutando il soggetto a ritrovare la propria tranquillità e ad abbassare i livelli di stress.

Oltre a questo, un notevole intervento sulla colonna vertebrale e sulla cervicale aiuta a risolvere i problemi di frequenti mal di testa. La cefalea tensiva e l’emicrania sono le forme più frequenti di mal di testa dei quali non si conosce causa e che, per questa ragione, possono essere curati con metodi di osteopatia.

Assai frequente è anche un problema di schiacciamento delle vertebre e di ernia al disco, che può essere curato attraverso opportuni interventi di osteopatia.

Con l’osteopatia si può prestare attenzione anche al pavimento pelvico, zona molto strategica del corpo femminile soprattutto durante il periodo del post parto e in fase di gravidanza. Si tratta di una zona da rinforzare necessariamente in quanto serve ad assicurare la stasi pelvica mantenendo gli organi addominali nella giusta posizione.

L’uso delle tecniche osteopatiche è consigliabile anche per curare i problemi di postura. L’osteopatia posturale è pensata proprio per la cura e la prevenzione delle disfunzioni posturali come lombalgie, artrosi o discopatie.

In generale un buon osteopata consiglia ai propri pazienti di mantenere uno stile di vita corretto che sia il più possibile basato su una giusta dieta ed una riduzione dei livelli di stress e talvolta consiglia loro anche l’assunzione dei noti fiori di Bach o altri fiori omeopatici.

I fiori di Bach sono ritenuti fiori virtuosi ed aventi ottime proprietà curative. Perché? Con un termine scientifico è possibile affermare essi godano di una proprietà vibratoria che consente loro di agire, riarmonizzandole, su numerose emozioni negative.

Il rimedio floreale deve essere naturalmente sottoposto ad un’opportuna preparazione. I fiori, quelli con fioritura migliore, vengono tagliuzzati e posti un recipiente contenente l’acqua del ruscello vicino al quale sono cresciuti.

I problemi di imbarazzo, come già detto, sono un altro aspetto da tenere in considerazione. Molto spesso capita di sentire utenti e pazienti che si lamentano dei sentimenti e delle sensazioni provate durante una seduta di osteopatia, affermando che non vivono bene i massaggi dell’osteopata.

Le difficoltà di fronte a queste situazioni sono condizioni molto personali e legate ad aspetti di tipo caratteriale. Non tutti gli utenti, infatti, riscontrano eccessivi problemi di imbarazzo. Addirittura si dice che chi prova disagio a farsi toccare da qualcuno abbia difficoltà sessuali.

Questa affermazione deriva dall’errata convinzione che provare imbarazzo derivi da una vergogna che si prova verso il proprio corpo e dal fastidio nel sentirsi osservati da qualcuno con il quale non si ha sufficiente confidenza.

Dovendo il più delle volte rivolgersi all’osteopata dopo aver riscontrato problemi alla schiena, capita di spogliarsi un po’. Questo potrebbe creare un grande disagio soprattutto la prima volta, ovvero durante la prima visita presso l’osteopata quando non si sa bene quali abiti togliere e se spogliarsi del tutto o solo in parte. Nelle successive visite è naturalmente più facile, anche per i più timidi, in quanto si è rotto il ghiaccio e si è allo stesso tempo instaurato un rapporto di fiducia nei confronti del proprio dottore.

A provare imbarazzo sono soprattutto le donne, anche perché oltre il 70% degli osteopati in Italia è maschio e la donna, in generale, ha molto più pudore nello spogliarsi. Un possibile metodo per cercare di ovviare a tale problema potrebbe essere migliorare la proporzione di uomini e donne, partendo dal presupposto che per una forma di timidezza la donna potrebbe addirittura decidere di non rivolgersi allo specialista e sopportare il dolore.

Quando si decide di andare dall’osteopata c’è anche un giusto modo di vestirsi. Alcuni vestiti, ad esempio, sarebbe davvero preferibile evitarli. Di quali si tratta? Pantaloni troppo aderenti, scarpe difficili da slacciare, Jeans troppo stressi, abiti eccessivamente eleganti o collant. Alcuni vestiti, addirittura, se troppo difficili da rimuovere costringerebbero il paziente a rimanere in biancheria intima.

Quali sono, allora, gli abiti indicati quando si va ad una visita?

L’ideale è indossare un abbigliamento comodo e sportivo. D’altra parte, rispetto ad una differente visita medica, circa la visita da un osteopata è molto importante sapere che è opportuno lo specialista abbia una facilità nella manipolazione di determinate zone del corpo. Proprio per questa ragione tute, pantaloncini corti e t-shirt sono adatti per un trattamento osteopatico.

Molto importante è anche la temperatura della stanza. Lo specialista deve impegnarsi ad accogliere i propri pazienti in un ambiente che sia il più possibile confortevole e in cui la temperatura sia ideale. E’ opportuno che il clima sia mite e che non faccia troppo caldo o al contrario non ci sia un freddo tale da aumentare i disagi del paziente. Il dottore, inoltre, deve saperci fare ed essere capace di rassicurare il paziente nel caso in cui si accorga che questo è particolarmente imbarazzato.

Che cosa si cura a suon di manipolazioni?

In osteopatia, è bene sapere, molti dolori muscolari sono curati con la terapia manuale. Molti, di fronte a tali manipolazioni, si chiedono se queste facciano male. La risposta è che dipende da come vengono fatte. La loro efficacia o al contrario l’insorgere di ulteriori problemi, dipende molto dalla bravura del professionista e dalla sua esperienza.

L’osteopata è un medico oppure può farlo anche un non laureato? La professione di osteopata non richiede una apposita laurea bensì un corso di formazione professionale che si basi sullo studio delle conoscenze di medicina tradizionale.

Come si diventa osteopata?

La normativa italiana stabilisce che chiunque voglia diventare osteopata debba intraprendere un corso di terapia manuale che sia complementare alla medicina classica e che sia tenuto in una scuola di osteopatia professionale.

Molto importante è sapere che l’osteopatia è utilizzata anche nei bambini per la cura di alcune sintomatologie e che addirittura esiste una branca di tale osteopatia che prende il nome di osteopatia neonatale, da molti consigliata anche in gravidanza.

Tra osteopata e chiropratico intercorre una differenza. Il primo, potremmo dire, è più funzionale mentre il secondo è più strutturale. Che cosa significa? Vuol dire che si basano su un modo differente di curare il medesimo problema. Per quanto riguarda il loro stipendio medio potremmo dire esso sia simile. Nella maggior parte dei casi, è bene sapere che la visita dall’osteopata non si può detrarre in quanto visita privata.

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