biofrequenze

La prova di come le biofrequenze funzionano davvero

Sono stati effettuati alcuni esperimenti pratici, presso l’Istituto Simemis di Massagno, allo scopo di comprovare se fosse vero che esistono degli apparecchi in grado di armonizzare le frequenze biologiche.

Cosa sono le biofrequenze e come possiamo “vederle”

Esiste un modo molto semplice per rendersi conto dell’esistenza delle frequenze bioenergetiche, osservando un fenomeno assolutamente “visibile”.
Se posizioniamo vari metronomi su di una superficie mobile, come ad esempio su di un pannello retto da 4 lattine poste orizzontalmente in corrispondenza degli angoli, e li accendiamo in vari momenti distinti, noteremo come nel giro di pochi secondi tutti i metronomi seguiranno magicamente lo stesso ritmo.

Come si spiega il fatto che i metronomi inizino a seguire la stessa frequenza?

Questo si può realizzare in virtù dell’insieme coerente che si è venuto a creare, grazie alla presenza di un mezzo in grado di dialogare con ognuno di essi. Si viene così a creare la cosiddetta autoconsistenza, che consente ad un metronomo di comunicare con la piattaforma e poi a questa di comunicare a sua volta con ognuno degli altri metronomi, sin quando il risultato di questo dialogo porta tutti i metronomi a funzionare allo stesso ritmo.

biofrequenze

E’ dimostrato che la capacità di andare a ritmo è collegata al numero dei partecipanti all’azione. Se il numero di chi partecipa è sufficientemente elevato, dopo certo arco temporale, queste molecole incominciano a muoversi tutte in maniera sincronizzata. Siccome le molecole sono costituite da particelle cariche e un insieme di particelle cariche crea un vero campo elettromagnetico di forma definita, in grado di dare origine ad un suono puro, senza rumori.
Viene così a crearsi un dominio di coerenza in piena regola, per merito dell’azione generata collettivamente.
Tutto questo ha a che fare con la fisica quantica e sul suo studio applicato alla guarigione.

Test sulle biofrequenze

A conferma della validità del generatore di biofrequenze sono state effettuate alcune prove presso il laboratorio di Simemis, a Massagno, allo scopo di appurare la qualità delle emissioni energetiche dello strumento Biorigenya. Per valutare meglio se l’apparecchio funzionasse o meno sono stati confrontati i risultati dei test a macchinario spento e altri a macchina accesa, segnalando eventuali differenze. Per sondare la qualità dell’azione energetica è stato impiegato un particolare strumento in grado di rilevare i vari livelli vibrazionali e che attraverso un’analisi HSI -acronimo di hiperspectral imaging, è in grado di segnalare un’eventuale flusso energetico e vibrazionale in uscita dall’apparecchiatura.

I risultati dell’esperimento scientifico

E’ stato rilevato come, quando Biorigenya è acceso emani delle frequenze vibrazionali di un certo vigore, a differenza di quando l’apparecchio è coricato e quindi messo nella posizione che corrisponde all’off.
Sono state effettuate altre prove esponendo direttamente delle persone alle radiazioni emesse dallo strumento prodotto da Montini e paragonando le loro reazioni con quelle di un pubblico che invece non era stato sottoposto a trattamento bioenergetico.
Le analisi svolte sono state di 3 tipo: psicofisiologica, termografica e multispettrale.

Nel primo caso si tratterà di un’analisi delle vibrazioni che, mediante l’analisi dei segnali neuromotori e neurofisiologici, stabilirà con chiarezza se sia presente nel soggetto uno stato di armonia e benessere o di disequilibrio e di stress. Nel caso dell’analisi termografica invece viene fatto un controllo della temperatura superficiale, mediante l’uso di una telecamera termica, mentre con l’analisi multispettrale viene effettuata una verifica spettrocromotegrafica che, attraverso il colore delle vene, permetterà di quantificare il volume di ossigeno presente in circolo o un’eventuale sua carenza.

Altra modalità utilizzata per scoprire se la macchina che produce biofrequenze funzionasse davvero è stata quella di misurare se questo strumento condizionasse positivamente la quantità di vibrazioni ambientali, quando veniva attivato.
I risultati di questo test sull’apparecchio delle biofrequenze commercializzato da Montini sono stati sorprendenti, visto che il campione di persone, usato come gruppo di controllo, non segnalava particolari variazioni ne dal punto di vista delle temperature, ne dell’ossigenazione del sangue e nemmeno dal punto di vista delle emozioni percepite.
Si precisa come il gruppo di controllo sapesse di essere esposto all’influenza di un apparecchio, nonostante questo fosse un finto generatore di biofrequenze, al contrario di quello impiegato con il secondo gruppo di questo esperimento.

Nel secondo gruppo di persone, quelli sottoposti all’azione di bio frequenze, i cambiamenti rilevati sono stati molti, a partire da una maggiore perfusione termica e di un’attitudine meno nervosa all’esperimento. I risultati ottenuti sul pubblico esposto realmente alle radiazioni di Rigenera sono stati decisamente positivi, a conferma di come questo macchinario possa facilitare il raggiungimento della omeostasi, concetto assai caro al Mondo della naturopatia.
Anche dal punto di vista ambientale i risultati sono stati molto confortanti in quanto se con il Biorigenia spento si segnalavano delle aree più attive dal punto di vista delle vibrazioni ed altre energeticamente meno rilevanti, più congestionate, una volta acceso l’apparecchio si poteva riscontrare un armonizzazione complessiva a livello delle frequenze prodotte.
Le differenze notate tra i risultati a prodotto spento e quelli osservati quando era stato acceso sono stati evidenti, al punto da lasciar maturare l’opinione che il generatore di frequenze bioenergetiche funzionasse davvero.

Questo semplice e meraviglioso oggetto era in grado di riattivare anche quelle zone della casa che erano state etichettate come prive di energia e allo stesso tempo agisce sul corpo umano in maniera positiva, consentendo ad ogni parte dell’organismo di dialogare tra loro e di “parlare la stessa frequenza”, raggiungendo un equilibrio dell’insieme, come succede nell’esperimento dei metronomi, di cui si è parlato precedentemente.

L’utilizzo di Biorigenya nel Centro Heliantus

L’apparecchio è impiegato con successo all’interno della struttura, sia nella funzione di regolazione dell’umidità ambientale che in virtù delle sue capacità di energizzazione.
La dottoressa Racanelli ha osservato degli effetti positivi sull’ambiente di cui hanno risentito in maniera considerevole anche i fiori presenti nel Centro. In particolare le orchidee, molto sensibili sul piano delle bio frequenze hanno mostrato dei miglioramenti sia nel colore -a conferma di una migliore ossigenazione- che nello sviluppo radicale.

Da quando è stato installato il riequilibratore di frequenze, molti pazienti confermano di respirare molto meglio e di percepire un maggiore benessere all’interno degli ambienti e delle sale di idrocolonterapia.
Un altro uso dello strumento è quello di informare meglio le acque, compreso quelle contenute nel nostro corpo, garantendo una sensazione di pace e salute, ricevendo benefici anche sulla qualità del sonno.

Nel centro iridologico Heliantus il giudizio dell’intero team di lavoro su questo strumento è ottimo, in quanto è sembrato amplificare l’azione di quasi tutte le attività olistiche svolte in questo spazio, soprattutto per quel che riguarda la cromoterapia.
Attualmente la dottoressa Racanelli sta sperimentado Biorigenya in prima persona, utilizzandolo nella cura della distorsione della sua caviglia sinistra, causata da un incidente accidentale durante una lezione di Aikido.
Sarà premura dello staff del Centro Heliantus quella di informare il pubblico sui risultati concreti raggiunti attraverso questa terapia sperimentale.

fumo di sigaretta

Il fumo nuoce gravemente alla salute intestinale

Anche se pensiamo che fumare faccia male a cuore e polmoni, in realtà sono tanti i problemi che le sigarette possono creare all’apparato intestinale.

L’aspetto più negativo delle sigarette è il prodotto della combustione, che avviene mentre si brucia il tabacco. Ogni volta che accendiamo una sigaretta e facciamo una boccata per non farla spegnere, si stima che vengano rilasciate oltre 60 sostanze cancerogene.
Anche se si pensa che questo alcaloide naturale venga assorbito esclusivamente dal cavo orale, in realtà la nicotina contenuta nelle sigarette interagisce direttamente anche con la mucosa intestinale, generando delle conseguenze più o meno gravi sull’intero apparato gastrico e successivamente sul sistema nervoso.

La reazione ansiolitica legata all’atto di fumare, di cui abbiamo evidentemente più bisogno, in occasione di situazioni più impegnative sul piano emotivo, è solo un aspetto di quello che può accadere se si ha il vizio del fumo. La dipendenza dal tabacco si innesca in virtù di quella sensazione di sollievo che associamo all’accensione di una Marlboro ogni qual volta ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere o una condizione difficile.
Uno dei bersagli preferiti del fumo è l’intestino che, influenzato dagli effetti della nicotina, aumenterà la velocità del metabolismo. Non per questo dobbiamo pensare che faccia bene e aiuti a dimagrire tanto che, giusto per dare un’idea di quanto sia letale questa sostanza, si ricorda come siano sufficienti 70 milligrammi di nicotina, assunti per via endovenosa, per uccidere un uomo.

fumo di sigaretta
Indipendentemente dai rischi di tumori, come si può vedere, i disturbi che un pacchetto di sigarette può creare all’intestino crasso e tenue sono molteplici.

Non è vero che smettere di fumare fa ingrassare

La maggior parte delle persone che dicono basta alle sigarette aumenta il proprio peso corporeo a causa del cattivo funzionamento di un enzima, il lipoprotein lipasi, durante la fase di astinenza dal fumo. In questo frangente infatti, il nostro enzima, presente nel colon, è meno vigile e non consente la normale azione di controllo della quantità di trigliceridi immessi nell’organismo, con prevedibili ripercussioni sull’accumulo di grassi nell’organismo.
Altro motivo per cui gli ex fumatori ingrassano, soprattutto durante i primi mesi in cui non assumono più nicotina, è che hanno bisogno di compensare il gesto meccanico dell’introdurre qualcosa nella bocca. Accade così di avere la percezione che il palato sia vuoto, cercando di compensare questo mancanza, introducendo nella bocca del cibo. Per ovviare a questo tipo di mancanza basterà masticare un chewingum e ingannare in questo modo il palato, tenendolo occupato ad assimilare i profumi e il sapore della gomma da masticare. In questo modo eviteremo di soddisfare il nostro intestino che, in complicità con il cervello, reclama dolci e altri cibi calorici.

Il fumo uccide i batteri probiotici

E’ stato riscontrato che coloro i quali fumano tabacco e sigarette presentano un aumento dei batteri nocivi al corpo umano, come nel caso dei batteri prevotella. Questo spiegherebbe anche perchè molti fumatori incalliti soffrono di colon irritabile, percependo i dolori tipici come crampi addominali, gonfiori di stomaco e diarrea.
L’analisi delle feci di un gruppo di persone che fumavano più di 6 sigarette al giorno ha evidenziato importanti mutamenti nei batteri dell’intestino, ma anche di quelli orali, rispetto i risultati derivanti dal gruppo di non fumatori, preso in considerazione nello stesso studio, che invece non sembravano mostrare cambiamenti particolari nel microbiota.

Sembrerebbe che la combustione delle cartine e l’aspirazione del fumo prodotto, tramite filtro, possa ridurre le capacità di assorbimento dell’intestino tenue, riducendo la funzionalità dei villi intestinali. Questo rischio è decisamente serio in quanto può influenzare l’assimilazione corretta degli alimenti e sottoporre a sforzi eccessivi l’intestino tenue.

Più il soggetto è anziano e più il fumo può nuocere alla sua salute intestinale. In particolar modo, gli over 60, che hanno trascorso più di 35 anni con una sigaretta arrotolata tra le labbra, sembrerebbero maggiormente esposti a rischi di stitichezza. Fare un tiro ad una siga e poi farne un altro ancora e reiterare questa stessa azione per tutti questi anni, agevola l’introduzione di aria nella pancia, con effetti negativi in termini di rilassatezza addominale.

I vecchi fumatori fanno meno cacca perchè hanno più aria nella pancia e mostrano di avere un accumulo di gas maggiore rispetto alla media. Allo stesso tempo, coloro i quali riescono a liberarsi dalla schiavitù della paglia, a cominciare da quella dopo il caffè, hanno ottime possibilità di recuperare una regolarità intestinale, facilitata dalla scelta di smettere di fumare. Purtroppo privarsi di questo piacevole vizio non è semplice, ma anche se può sembrare strano, ci sono molte più possibilità di smettere di colpo che diminuire progressivamente il numero di sigarette fumate ogni giorno, sperando un fatidico giorno di non aver più bisogno di nicotina e magari recuperare la motilità intestinale di chi non ha mai fumato.

Il segreto per smettere definitivamente è quello di avere buone motivazioni. Non è un caso se spesso anche i più accaniti fumatori perdono il vizio del fumo solo quando dei parenti o degli amici cari si ammalano di cancro. Si tratta di shock emotivi che tendono a spaventare il soggetto che trova in questo triste episodio il giusto pretesto per buttare l’ultimo pacchetto nel cestino dell’immondizia e dire addio per sempre al fumo.

Le sigarette elettroniche possono danneggiare la flora sana ?

Non è ancora ben chiaro se chi fa uno di svapor o di e-sigarette possa preservare la salute intestinale, in quanto non ci sono ancora delle ricerche scientifiche univoche che rivelino, una volta per tutte, che questi articoli per fumatori eliminino del tutto gli effetti dannosi legati alla combustione. Ad ogni modo, per non correre alcun rischio, consigliamo a tutti di smettere di fumare, perchè oltre a vantaggi innumerevoli sul sistema respiratorio e cardiovascolatorio, permetterebbe di recuperare in breve tempo la piena funzionalità delle papille gustative e consentirebbe di risparmiare un bel po’ di soldini. Soprattutto oggi, grazie alle politiche più restrittive dei governi europei, il fumo, incluso quello che proviene dalle sigarette elettroniche, è diventato un vizio molto costoso.

La speranza è che l’aumento progressivo del prezzo dei tabacchi possa disincentivare l’acquisto da parte della fascia più giovane della popolazione.

battiglia di aceto di mele

Il rimedio mattutino per il colon

Il colon è un punto nevralgico dell’organismo, considerato che rappresenta quella parte dell’intestino che viene attraversato ogni giorno dai cibi che assumiamo. Possiamo ben immaginare come, qualora il colon non funzionasse adeguatamente, le ripercussioni potrebbero avere delle conseguenze negative sull’intero organismo. Eppure sembrerebbe che miele e aceto potrebbero risolvere in gran parte il problema.

II nostro modo di vivere concitato, la scarsa attenzione verso la scelta degli alimenti sono fattori che influiscono sullo stato di salute del colon, incidendo sulla sua funzionalità. Da questa considerazione iniziale nasce la necessità di prendersi cura di questa parte dell’intestino, attuando delle pratiche che ne favoriscano la pulizia e quindi il recupero delle sue funzioni, a cominciare dalla preferenza verso cibi ricchi di fibre e dall’assunzione di maggiori quantitativi d’acqua da bere.

Ricordiamo ad ogni modo che le fibre non fanno sempre bene e che particolari soggetti dovrebbero invece preferire diete senza fibre per non appesantire il carico digestivo.

Anche se esistono dei modi professionali e più effettivi di ripulire il colon dalle tossine, in questo articolo vorremmo parlare di metodi casalinghi utilizzati per raggiungere lo stesso scopo, analizzandone la qualità dei risultati e la semplicità d’esecuzione.

Esistono infatti dei modi fai da te per espellere i residui tossici dal nostro corpo, i cui effetti vengono spesso messi in discussione perchè giudicati poco efficaci.

La cura dei 2 elementi

Anche se può sembrare strano, sono le soluzioni più semplici quelle più valide, specie quando si parla di salute intestinale. Esiste una teoria molto seguita e praticata in tutto il Mondo secondo cui la combinazione di miele e aceto rappresenta il rimedio naturale migliore per curare un colon sporco. Stando a questi studi, le proprietà terapiche di aceto di mele e miele possono aiutare concretamente a sentirsi meglio, in tutti quei casi in cui, l’appesantimento intestinale, la tensione addominale, non sono altro che la risposta dell’organismo che segnala un mal funzionamento del colon. Secondo molti soggetti che l’hanno sperimentato in prima persona si tratta di un soluzione anche superiore rispetto a quella proposta dalle case farmaceutiche, attraverso la commercializzazione di medicine di dubbia valenza. Anche se l’assunzione di aceto da solo è potenzialmente pericolosa, la combinazione con il miele e l’aggiunta di acqua, ne riducono l’azione aggressiva, trasformandolo in un eccellente antinfiammatorio.

battiglia di aceto di mele

Il potenziale medicinale di aceto e miele è legato a 2 proprietà principali:

  • il potere antinfiammatorio;
  • il valore digestivo.

A giudicare da queste caratteristiche, si rivelano ideali per eliminare i residui dall’organismo, senza presentare alcun effetto collaterale.

Perchè l’aceto di miele abbia un effetto disintossicante, è fondamentale che sia biologico, perchè solo in questo modo potrebbe mantenere effettive le proprietà alcalinizzanti e quindi contribuire alla riduzione dei livelli di acidità nel sangue. Di conseguenza, l’aceto di mele può essere considerato il giusto rimedio 100% naturale per prevenire disturbi tipici dell’apparato cardiovascolare e gastrointestinale. Allo stesso tempo, sempre questo ingrediente, permette di ridurre i livelli troppo alti di trigliceridi e problemi legati alla pressione troppo alta.

disegno di ape su miele

La medicina delle api

Sappiamo tutti quanto il miele puro sia un toccasana per la nostra vitalità, in quanto ricco di vitamine, minerali, enzimi e anche fibre e possa contare su proprietà antisettiche, lassative e depurative. Il miele biologico, di ottima qualità, senza alcuna aggiunta di additivi, è un perfetto ricostituente della flora batterica, favorendo la scomparsa di batteri dannosi all’organismo, grazie a proprietà antibiotiche assai sviluppate. Inoltre sempre il miele si rivela un perfetto alleato degli stitici, perchè in grado di svolgere egregiamente un ruolo lassativo.

Si precisa come questa modalità di pulizia del colon debba essere affiancata costantemente da un regime alimentare mirato a scongiurare di appesantire l’intestino e il pacreas, costringendoli al doppio lavoro e a sforzi extra legati all’assunzione di cibi sbagliati, come ad esempio le terribili farine raffinate.

Ricetta naturale per far bene al colon

1 cucchiaio di aceto di mele, pari a circa 10 ml di sostanza,

1 cucchiaio di miele, pari a circa 25 grammi di prodotto

1 bicchiere di acqua, rigorosamente a temperatura ambiente

La preparazione dell’intruglio è molto semplice in quanto basterà mettere sul fuoco dell’acqua e una volta fatta raffreddare un po’ -non deve risultare bollente e quindi dobbiamo evitare che arrivi ad ebollizione-, si dovranno aggiungere all’interno sia il cucchiaio di miele che quello d’aceto sino a quando, mescolandoli con un cucchiaino, risultino completamente uniformi.

Quando si prende questa bevanda?

2 bicchieri al giorno per circa 10 settimane. L’importante sarà assumerla la prima volta a stomaco vuoto e la seconda a distanza di qualche ora dopo. Farlo di mattina sarebbe l’ideale, per poi ripetere l’operazione nel pomeriggio, durante un break da lavoro.

I vantaggi che derivano da questo trattamento

A giudicare da quello che sostengono coloro i quali l’hanno provata, gli aspetti positivi sono davvero molti, visto che riguardano anche la migliore elasticità della pelle, suggerendo dei benefici sugli adolescenti colpiti dall’acne e su coloro i quali presentano di frequente il viso irritato. Le capacità rigenerative della cute sono tra gli aspetti più positivi di prendere questa miscela di miele e aceto per oltre 2 mesi di tempo. L’importante sarà non interrompere mai la cura durante questo arco di tempo, che servirà per aiutare i tessuti intestinali ad avere nuova linfa vitale.

Dal punto di vista femminile questa soluzione liquida per pulire l’intestino e proteggerlo dalle contaminazioni, avendo un ottimo impatto sul sistema circolatorio, sembrerebbe migliorare la condizione delle gambe di quelle donne afflitte da vene varicose. Inoltre, altra ragione per cui risulta ancora più apprezzato dalle donne, la combinazione di aceto di mele e miele bio, pare aumentare la velocità del metabolismo e quindi aiuterebbe a bruciare grassi in eccesso, consentendo alle signore più in carne, di migliorare l’aspetto fisico.

intestino malato

Come avere da subito un intestino sano

Esistono dei metodi pratici e facili da realizzare per mantenere il colon sano e ritrovare un buona salute.

Sono tantissime le persone che lamentano problemi all’intestino e che vivono alla ricerca di una maggiore regolarità nell’andare in bagno. Esistono infatti delle condizioni molto comuni, a tutti coloro i quali vivono nella nostra società, che possono innescare dei disturbi intestinali di vario tipo. Tra le situazioni più pericolose, in grado di influire negativamente sulla salute di tutto l’intestino ricordiamo:

  • l’eccessiva velocità con cui consumiamo i pasti;
  • un’alimentazione sbagliata, ricca grassi saturi;
  • un continuo stato di agitazione, in grado di influire negativamente sulla nostra lucidità mentale.

intestino malato

I fattori negativi sono in realtà molto più numerosi, anche se le conseguenze che ne derivano sono quasi sempre le stesse. Tra i dolori più diffusi che si presentano con un colon debilitato ricordiamo:

  • tensione addominale;
  • pancia gonfia;
  • stitichezza più o meno grave.

Fare la cacca aiuta l’intestino
Come scoprire i propri cibi irritanti
Suggerimenti a tavola per stare meglio
Più energia per un colon in gran spolvero

I metodi semplici e risolutivi per guarire il nostro intestino malato ed smettere di soffrire.

L’intestino è composto da 2 sezioni ben distinte: il tenue e il colon. Il primo svolge dei compiti essenziali per il nostro organismo, tra cui l’assimilazione dei nutrimenti, grazie al lavoro svolto dai villi, di cui è composto. A questa operazione seguiranno anche i processi di assorbimento delle sostanze buone e di introduzione nell’organismo.
Al colon invece spettano altre funzioni, di cui la principale è quella di espellere le tossine, ovvero le sostanze che non utili al nostro corpo e che pertanto devono essere allontanate definitivamente.
La maggior parte della sofferenza è causata da problemi che interessano proprio il colon, a cui siamo soliti collegare il fenomeno della colite. In verità l’elenco dei risentimenti legati al colon infiammato sono molte e spaziano dai tanto temuti blocchi intestinali, che costringono il soggetto a faticose e spesso vane sedute sul gabinetto, a sgraditi rigonfiamenti, capaci di far provare al malato la sensazione di aver ingoiato una palla da calcio.
Un aspetto che viene spesso sottovalutato è quanto un colon indebolito possa influenzare lo stato di salute del sistema nervoso. Questa influenza avviene in duplice direzione, per cui, da un lato se siamo sottoposti ad agenti di stress possiamo peggiorare lo stato di salute del nostro intestino, dall’altro un colon che prova dolore può ripercuotersi sui nostri pensieri e sulle nostre emozioni, influenzando così la nostra qualità sul lavoro e le nostre relazioni sociali.

Mangiare e defecare

Considerato il fatto che ogni giorno mangiamo qualcosa, dovrebbe essere altrettanto naturale che ci liberassimo di quella parte di elementi nutritivi inutili andando in bagno. Defecare è l’azione che permette di riequilibrare il nostro corpo, consentendogli di conservare all’interno solo quella parte di cibo che gli serve realmente. Impariamo a considerare l’evacuazione in un’accezione finalmente positiva, visto che a livello sociale viene spesso trattata quasi fosse un taboo e qualcosa di cui vergognarsi.

Come scoprire quello che irrita il colon

Sarà sufficiente prestare la dovuta attenzione ed essere attenti agli alimenti che introduciamo nella nostra dieta. Per essere sicuri che un cibo abbia degli effetti negativi e un altro non generi gonfiori di pancia, potremmo procedere in maniera sistematica, cercando di isolare i cibi, a seconda del giorno della settimana. In questo modo potremmo, ad esempio, assumere latticini il lunedì, il glutine il martedì, cibi lievitati il mercoledì e cibi con molti zuccheri il giovedì. Di conseguenza, appuntando su di un block notes le nostre sensazioni a distanza di 2 e di 4 ore dal pasto, potremmo individuare agevolmente i cibi cattivi, impegnandoci a mantenere nel nostro regime alimentare soltanto gli alimenti che non hanno generato effetti indesiderati.. A proposito dei latticini, si ricorda che anche i formaggi senza lattosio possono creare intolleranze, in quanto classificabili a tutti gli effetti come latticini.
Eliminando ogni giorno almeno un alimento potremo essere certi che non faccia male al colon e iniziare il processo di guarigione.
La maggior parte delle volte sono proprio alcuni cibi i principali responsabili della nostra infelicità, anche quando ci convinciamo che in una situazione di dolenza, l’unico conforto che riusciamo a ricevere proviene dal cibo.

Evacuazioni complete e quotidiane e consigli a tavola

Altra ragione del sentirsi male potrebbe derivare dall’accumulo di tossine nell’organismo, associata alla grande difficoltà nel fare la cacca e liberare il colon di sostanze tossiche che ne accentuano l’irritabilità. Le buone regole per riuscire ad andare in bagno con regolarità sono:

  1. Assumere acqua naturale e non naturale;
  2. Bere bevande tiepide o persino un po’ calde; l’acqua fredda proveniente dal frigo rischia infatti di inibire lo stimolo evacuativo;
  3. consumare acqua almeno a distanza di 30 minuti dai 3 pasti quotidiani; questa azione aiuterebbe a spingere le tossine verso il retto in maniera più decisa.

Altra buona abitudine, capace di migliorare la regolarità nelle evacuazioni, è quella di assumere crusca d’avena. Uno dei metodi più semplici per farlo è quello di integrare la crusca all’interno delle colazioni. Questo cereale può essere aggiunto ad una gustosa tazza d’avena, senza alterarne il sapore e accentuandone l’effetto lassativo.

uomo con colon sofferente
Altri ingredienti utili, che possono aumentare le probabilità di espellere tossine, attraverso le feci sono semi di lino e olio di sesamo. Si tratta di ingredienti ricchi di acido linoleico e funzionano egregiamente come una purga, soltanto un po’ più leggera, perchè capaci di farci raggiungere l’obiettivo prefissato: ottenere un intestino libero. I semi di lino si possono combinare con altri cibi, oppure lasciarli a bagno la sera e berne l’acqua la mattina seguente.

L’intestino ha bisogno di energia

Alla stregua di un qualunque altro organo debilitato, anche il nostro colon, quando è in una situazione di deficit, ha bisogno di qualcosa che ne rafforzi le difese immunitarie e gli restituisca forza. Il miglior metodo per dare vigore alla flora batterica di un intestino debole a  è quello di assumere dei probiotici, nella primissima parte della giornata. A questa soluzione potremmo integrare anche l’assunzione di enzimi che semplifichino la digestione e che in seguito possono permettere un rinvigorimento complessivo del colon, con benefici evidenti sino al sistema nervoso centrale. La posologia corretta per gli enzimi è quella di introdurre, tramite cavo orale, 2 capsule di enzimi, nelle fasi che precedono il pasto principale del giorno. Per ottenere dei risultati significativi bisognerebbe assumere enzimi per 60 giorni e poi interrompere il trattamento alimentare per un po’, onde valutarne i risultati. Gli enzimi sono indispensabili, perchè digeriscono il cibo per ottenere amminoacidi, ma anche acidi grassi e colesterolo, zuccheri semplici e acidi nucleici, essenziali nella creazione del DNA.

Qualora i gonfiori e la pancia dura non fossero passati, è bene ricominciare a distanza di altri 60 giorni lo stesso trattamento che, in questo caso, darà certamente dei risultati più effettivi, a patto di non avere dei problemi più gravi alla base del nostro malessere. In questi casi non si può parlare di una cura generale, ma bisognerà analizzare caso per caso, cercando di individuare una soluzione personalizzata. Si ricorda come sia i prodotti probiotici che le capsule di enzimi sono facilmente reperibili nelle erboristerie, così come nei negozi che vendono prodotti naturali. Non è importante prediligere una marca in particolare, ma assicurarsi che si tratti del giusto prodotto per alleviare i dolori intestinali. Ad ogni modo i probiotici sono una misura migliore dei fermenti lattici, ormai superati dal punto di vista naturopatico e funzionano molto meglio del bicarbonato di sodio, che ugualmente può portare benefici, se assunto 15 minuti dopo i pasti.

Se ti stai chiedendo come si fa a rinforzare il colon e a mantenere un intestino sano la risposta è molto semplice. Occorrerà solo molta volontà, considerato che si dovrà essere molto parchi nelle quantità dei piatti e selettivi nella scelta di quello che si deve mangiare, una volta stabilita la causa del male e cosa disturba l’intestino. Recuperata quindi la giusta motilità intestinale, grazie a frequenti e soddisfacenti evacuazioni e tonifica le mucose intestinali con i probiotici più adatti.

I benefici di una corretta cura intestinale si noteranno anche a livello più superficiale nell’organismo e soprattutto nel caso di signorine e donne attente all’estetica, assicuriamo che gli effetti positivi di un intestino sano sulla pelle sono tanto evidenti quanto straordinari.
Avere un colon in salute significa essere più rilassati e apportare ottimi effetti anche su lucentezza dei capelli e su un risultato anti-age a livello della cute.

genziana proprietà fitoterapiche

Cosa cura la genziana nella fitoterapia

Tra le tante piante utilizzate nella floroterapia la genziana è una delle meno conosciute, nonostante le sue indiscutibili proprietà terapiche. Scopriamo nel dettaglio come assumerla e a cosa ci può aiutare.

La Genziana maggiore, chiamata anche genzianella o Gentiana lutea L., è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Gentianaceae. Si presenta con fiori a campanula, principalmente di colore giallo, riuniti in verticillastri sopra un paio di foglie opposte. La più ammirata è la genziana di Koch (detta pure Gentiana Kochiana) che con la sua corolla a calice, di colore azzurro intenso, ravviva i prati delle Alpi e dell’ Appennino. In Valtellina è particolarmente diffusa la genziana purpurea che presenta fiori delicatamente profumati e dal colore rosa scuro intenso. Ma la più diffusa, nonché la più raccolta ed utilizzata, rimane la variante gialla. La radice contiene principi attivi a azione eupeptica, tonica, depurativa. Per questo motivo è molto usata nella fabbricazione di liquori e in erboristeria.

Come spesso accade, in natura esistono diverse varietà di piante simili tra loro. In questo caso, è assolutamente sconsigliabile raccogliere questo vegetale se non si è assolutamente sicuri che sia una genziana. Questo perché esiste il Veratro album: l’elleboro bianco è una pianta altamente tossica per l’organismo umano e animale.

Genziana maggiore, proprietà e caratteristiche
Fitoterapia con Genziana, le origini
Utilizzo radice genziana
Effetti collaterali genziana
Conservazione radice di genziana

Genziana maggiore, proprietà e caratteristiche

Tornando a parlare della genziana, essa è tipica dell’Europa centro meridionale. Predilige quindi terreni poco umidi ed è diffusa in prati e alpeggi fino ai 2000 metri sopra il livello del mare. Oltre ai fiori, ha un caratteristico fusto lungo e robusto con foglie folte ed ovali alla base che tendono a diventare più piccole mano a mano che si sale ai fiori in cima. La radice è molto grande e spugnosa, con un odore dolciastro ed un sapore amarognolo. Non per nulla, essa è utilizzata come base per la maggioranza degli amari alpini. Essa viene raccolta in primavera o in autunno, ripulita dalla terra in eccesso, tagliata in pezzi ed essiccata al sole finché non diventa di colore giallo. Senza il processo di essicazione sarebbe impossibile consumarla, in quanto fresca rilascia una tossina altamente velenosa. Le sue proprietà fitoterapiche la rendono una pianta molto ricercata, tanto che in Italia la sua raccolta è stata vietata in molte regioni. In alternativa, è stata regolamentata da apposite leggi in altre, come del resto la raccolta di determinati funghi ed erbe selvatiche. Solamente chi ha l’apposita autorizzazione e licenza può cimentarsi al raccolto, sennò si rischiano sanzioni molto pesanti.

genziana proprietà fitoterapiche

La radice è moto ambita in quanto si trova un principio attivo molto importante chiamato genziopicrina (il quale conferisce il tipico gusto amaro) e i principi attivi della amarogenzina, la sostanza più amara che si conosca. Pare che la combinazione delle due sostanze sia molto ambita per trattare la dispepsia, disturbi gastrointestinali, flatulenza, ipo-secrezione gastrica, febbre, anoressia e la disappetenza nei bambini.

Fitoterapia con Genziana, le origini

Le prime notizie dell’utilizzo della genziana si hanno da Plinio e Dioscoride. La Gentiana lutea veniva usata da Gentius, re dell’Illiria il quale gli ha dato il nome e per primo ne ha descritto le ottime qualità farmaceutiche. Il sovrano è stato il primo ad utilizzare la radice di genziana macerata e poi bollita per guarire da una febbre molto alta. Col passare del tempo, gli alchimisti curavano i morsi dei serpenti, le malattie epatiche e digestive e per le sue proprietà lassative e febbrifughe. I Romani poi la utilizzavano allo scopo di curare i disturbi dell’apparato digerente e per le proprietà vermifughe. L’erba di san Ladislao, dal nome del Re Ladislao d’Ungheria. Una leggenda che lo riguarda racconta che durante il suo governo il Regno fu colpito da un’epidemia di peste. Per sconfiggere questo flagello, essendo divulgatore della religione cristiana, il re pregò intensamente e il Signore si rivelò in sogno sotto forma di angelo. Gli ordinò di scagliare una freccia, la quale colpì una piantina di genziana. Grazie ad essa, il re e i suoi alchimisti riuscirono a guarire i sudditi dalla tremenda epidemia.

Durante il Medioevo diventò un valido antidoto contro i veleni in quanto purificava il fegato e fu utilizzata come cura contro la malaria. Infatti, negli orti medievali non mancavano mai genziana, salvia e assenzio.

Utilizzo radice genziana

Le radici di genziana, come gli esperti insegnano, vanno raccolte tra settembre e febbraio e tra il quarto e il settimo anno di età della pianta. Esse vanno pulite dalla terra spazzolandole bene con una spazzolina, come i funghi. Anch’esse non vanno mai lavate, bensì tagliate a piccoli pezzi e lasciate asciugare in un luogo asciutto e ventilato su un graticcio. Bisogna attendere che la radice diventi di un colore giallo per essere considerata sicura.

Effetti collaterali genziana

Attenzione, però: anche se si parla di rimedi naturali e fitoterapia, non è detto che la pianta non possa dare effetti collaterali e non abbia controindicazioni. In ogni caso e specialmente se si assumono farmaci o medicinali per disturbi digestivi, è meglio consultare il medico che, in collaborazione con un erborista, potrà elaborare una prescrizione delle dosi. Si raccomanda comunque di attenersi ai dosaggi consigliati dallo specialista. Da evitare assolutamente di assumere la genziana in caso di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti e nei pazienti affetti da gastrite, ulcera peptica, iperacidità, ernia iatale e/o esofagite anche perché la sostanza fa aumentare la gastrolesività di erbe e farmaci. Per lo stesso motivo, le donne in stato di gravidanza e durante l’allattamento non devono entrare in contatto con la sostanza.

Bisogna tenere presente che un tempo non esistevano antibiotici od ospedali, e gli antichi si affidavano alle proprietà officinali delle piante e dei minerali trovati dagli alchimisti, i dottori dell’epoca (e considerati stregoni o maghi). Ad esempio, lo zaffiro ha molte similitudini con la genziana. La sua formazione avviene nelle rocce magmatiche contenenti molto alluminio oppure nelle rocce metamorfiche. Il colore blu-azzurro dipende dal ferro e dal titanio ed è simile a quello della genziana, ma l’elisir di radice di zaffiro pare curi le malattie dell’intestino quelle del sistema nervoso, tensioni e insonnia. Ottimo per le malattie della vista e il mal di testa, basta appoggiare la pietra sulla parte dolente.

Del resto, l’aspirina deriva dall’albero di salice ed è il medicinale da banco più acquistato e usato a livello mondiale per curare dei piccoli disturbi. Anche in questo caso, chi ha problemi digestivi e di stomaco non dovrebbe abusarne.

Conservazione radice di genziana

Si è parlato di come e quando si deve raccogliere questa preziosa radice, ma non come si conserva. Il metodo più usato e più sicuro è quello dell’essicazione, in quanto così diventa più facile dosare il prodotto e preparare anche la tisana di genziana o il liquore.

Quando ci si addentra su questa strada del liquore alla genziana, bisogna distinguere due ricette italiane. La prima è quella tipica abruzzese e la tradizionale del Trentino Alto Adige. La differenza è che quest’ultima risulta più complessa, in quanto non si utilizza il vino bianco, bensì si fabbrica un distillato. Considerando che ci vogliono anche appositi macchinari, è meglio optare per la preparazione di tisane e del liquore d’Abruzzo: bevibile, amarognolo ma comunque con diversi gradi alcolici.

studio su cancro

La necessità di uno studio scientifico sulle diete anticancro

Sui metodi per prevenire il cancro e su come far sparire i tumori se ne sentono di tutti i colori. Capiamo sino a dove si parla con cognizione di causa e quando si espongono tesi alternative, senza alcun riscontro scientifico.

Chi purtroppo convive con questo brutto male, non può fare a meno di chiedersi cosa avrebbe potuto fare per evitare questa sofferenza a se stesso e ai propri cari. Eppure, i medici sono discordi sulle origini del cancro: si sa che un tumore si sviluppa per la presenza eccessiva di cellule anomale in una data parte dell’organismo e quello che mangiamo potrebbe essere la causa determinante di questa anomalia.

Per questo è fondamentale curare l’alimentazione: molti esperti ritengono che alcuni alimenti abbiano un vero e proprio ruolo preventivo e curativo. Inoltre, una dieta bilanciata aiuta a mantenere il peso forma, il colesterolo sotto controllo e la pressione stabile. Bisogna capire quale sia quella corretta, perché una dieta bilanciata deve essere cucita su misura al fine di considerarla la più giusta per le proprie esigenze.

Per questo motivo esistono medici specializzati, ovvero nutrizionisti e dietologi che, dopo aver visitato il paziente e appreso le sue abitudini alimentari, decidono con lui il regime nutritivo da seguire per un periodo di tempo limitato.

studio su cancro

Attenzione, però: questo non significa certo che mangiando bene si possono azzerare le probabilità di contrarre un tumore, semplicemente si riducono le ragioni perché questo accada. Sicuramente una dieta giusta, unita a un percorso di psicoterapia mirato a dare un sostegno psicologico a chi è affetto da un cancro maligno. Anche la psiche gioca un ruolo fondamentale nell’origine, decorso e addirittura guarigione da una forma tumorale. Quindi, siamo quello che mangiamo?

Cibo causa di tumore?
Frutta e verdura anticancro
Tumori, cosa non mangiare
I diversi tipi di cancro
Tumore al seno e alla prostata
Terapie anticancro alternative
Dieta giusta antitumore
Arance e cancro, la verità

Cibo causa di tumore?

Per capire se sia vero che l’alimentazione è una delle cause dei tumori, basta osservare lo stile di vita americano. La dieta giusta per un americano medio è ingurgitare grossi quantitativi di carne rossa. Infatti, i fast food e il barbecue fanno parte dello stile USA. Oltre ad avere soggetti obesi, anche dalla tenera età, si hanno anche uomini e donne a rischio ipertensione e cancro.

Come si fa a prevenire il tumore? Sicuramente, aiuta molto fare dei controlli medici regolari e stare attenti a come si mangia. Quotidianamente, il cibo che mettiamo in tavola tutti i giorni tende a presentarsi più spesso carente di vitamine e minerali. Questo perché chi coltiva frutta e verdura tende a farlo tutto l’anno con l’aiuto delle serre. La luce del sole contribuisce allo sviluppo di questi elementi nutritivi, mentre l’illuminazione artificiale fa solo crescere gli ortaggi.

Frutta e verdura anticancro

Frutta e verdura fanno recuperare sostanze di importanza vitale per la propria salute. Tuttavia, alcuni soggetti non riescono a digerire bene questi elementi. La causa primaria è l’eccesso di fibre: se la giusta quantità contribuisce a pulire l’intestino dalle scorie attraverso la defecazione, alcune persone soggette a determinate patologie all’apparato digerente possono andare incontro a disturbi anche gravi.

Norman Walker è considerato un guru del crudismo, del movimento vegetariano e soprattutto dei succhi vegetali. Nel 1936 ha scritto un libro dedicato ai succhi freschi di frutta e verdura, con particolare attenzione al succo di carota. Secondo il dottore, gli amidi concentrati, la carne e anche il rancore prolungato possono essere considerate le cause dell’insorgenza dei tumori. Il succo di carota crudo agisce da depuratore del fegato. Ma se l’individuo non si libera della frustrazione e del risentimento che si porta sin dall’infanzia, i può  bere anche un quintale di estratto fresco di carota ma senza risultati. Non bisogna credere che il betacarotene faccia male, in quanto è un antiossidante.

Tumori, cosa non mangiare

Molte persone, per attenuare il sapore dolce ma comunque strano della carota, tendono ad aggiungere latte o panna. Purtroppo, questi elementi vanificano i benefici, perché il latte tende a non far assimilare vitamine e minerali (alcuni medici addirittura consiglierebbero di assumere antibiotici ma non bere latte o bevande contenenti questo alimento).

Il latte è un cibo altamente proteico, mentre la panna è un grasso che, paradossalmente, passa attraverso un processo digestivo differente dal latticino e favorisce una eccessiva produzione di muco. Insomma, secondo Walker, il cancro si combatte con un mix di estratto di carota con quantità precise di estratto di sedano, di barbabietola, di spinaci, di radicchio, di cetriolo e di prezzemolo. Ovviamente, bisogna tenere conto che nel 1936 non c’erano le conoscenze scientifiche di oggi, ma già allora i farinacei, gli amidi complessi e le proteine animali in eccesso contribuiscono ad accumulare scorie nel colon. Anche gli zuccheri complessi possono favorire un certo tipo di cancro.

I diversi tipi di cancro

È stato provato che donne e uomini hanno diversi tipi di cancro. Ad esempio, il genere femminile ha più probabilità di contrarre un tumore al seno e all’utero, mentre i maschi hanno lo spauracchio del cancro alla prostata.

I tumori al cervello, ossa, fegato e utero sembrano avere origine nel consumo eccessivo di alimenti inorganici, soprattutto farinacei, e alla pessima gestione dell’accumulo delle emozioni negative. Uno stato mentale negativo e pessimistico favorirebbe l’insorgenza di cellule anomale. Inoltre, i tumori cerebrali indicano impurità nel sangue, le quali si concentrano e coagulano nei vasi sanguigni cerebrali.

Anche qui, basterebbe depurarsi attraverso una dieta giusta al fine di scongiurare questo pericolo. Le conseguenze possono essere anche letali, anche se oggi le operazioni chirurgiche con strumenti d’avanguardia sono efficaci nella maggioranza dei casi di cancro al cervello ancora operabile. I sintomi possono variare, in quanto dipende dalla zona colpita: possono esserci difficoltà di linguaggio, di movimento o perdita di memoria, ad esempio.

Terapie anticancro alternative

Diverso il discorso dello sviluppo del cancro al seno e alla prostata. La prostata l’hanno solo gli uomini, in quanto contribuisce all’eiaculazione, producendo una piccola quantità di liquido seminale. In condizioni normali, essa ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario, curabili con medicinali o con un intervento chirurgico.

Questa ghiandola è molto sensibile all’azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone. Il cancro al seno insorge dalla ghiandola mammaria: alcune cellule maligne ostruiscono uno o più lobuli o i dotti lattiferi, facendo sviluppare la massa tumorale.

Insomma, bisogna stare attenti a cosa si mangia e scegliere di cibarsi in modo sano potrebbe salvare la vita.

Dieta giusta antitumore

Come già detto, il guru del crudismo Norman Walker ha capito bene che mangiare frutta e verdura cruda poteva essere la soluzione migliore, nonché una corretta dieta antitumore. Il crudismo, ribattezzato raw food, consiste di seguire una dieta bilanciata senza però passare alle proteine animali e soprattutto alla cottura dei cibi, causa della perdita di preziosi elementi nutritivi. Il dott. Veronesi ha studiato la pericolosità dei grassi animali per quanto riguarda il carcinoma mammario, mentre ha trovato che frutta e verdura conferivano all’organismo una sorta di protezione per gran parte dei tumori grazie all’azione dei flavonoidi e isoflavoni.

crudismo alimentare

Franco Berrino conferma queste teorie, rinforzando la convinzione che le persone ad alto rischio cancro sono quelle soggette a glicemia alta e che consumano elevate quantità di zuccheri raffinati.

Tempo fa si era dibattuto su un metodo ideato dal Professor Di Bella. Esso consiste in un insieme di diverse molecole tra cui ormoni, farmaci chemioterapici e vitamine e il dosaggio è modificato a seconda delle esigenze del singolo. Non se ne parla più in quanto non esistono fondamenti o prove scientifiche che possano dare certezza che questo mix possa sconfiggere ogni tumore, però alcuni componenti della terapia Di Bella sono singolarmente utilizzati come farmaci antitumorali per alcuni tipi di tumori.

Il difetto dei medici, soprattutto gli oncologi, è quello di voler avere prove concrete dell’efficacia di una terapia. Oggi, le idee di Norman Walker sarebbero quasi da denuncia, visto che allora affermava che bastava il succo di carota e altri ortaggi per curare questo brutto male. Ovviamente, si possono utilizzare questi preziosi suggerimenti in combinazione con le terapie comprovate, quali intervento chirurgico, chemio e radioterapia. Franco Berrino ha studiato una dieta apposita per chi deve sottoporsi alla chemioterapia.

Consiste nell’introdurre cibi integrali, ad esempio il pane integrale a lievitazione naturale, il pane integrale con i semi di lino; o il riso integrale. Per chi fa chemio non vanno bene gli alimenti ricchi di fibre, in quanto i pazienti tendono a sviluppare coliti e infiammazione delle mucose. Inoltre, sono da evitare carni e formaggi. Insomma, una dieta bilanciata deve essere povera di carboidrati e ricca di grassi buoni, come quelli derivati dal pesce o dall’olio EVO.

Dieta giusta antitumore

Detto questo, è impossibile compilare una dieta giusta anticancro, visto che non esistono prove mediche inconfutabili che frutta e verdura possono curare le masse tumorali. Si sa che frutta e verdura fresca, preferibilmente assunta sotto forma di estratto, può aiutare a depurare l’organismo dalle tossine. Più o meno lo stesso effetto che si ottiene bevendo acqua tiepida e limone al mattino presto, a digiuno, in quanto previene il tumore alla prostata e soprattutto è una bevanda alcalina.

La differenza tra cibi alcalini e acidi è semplice: una corretta alimentazione prevede l’assunzione giornaliera di cibi dal ph basico e la riduzione dei cibi che rendono il ph dell’organismo acido, in quanto sottraggono elementi nutritivi e sostanze utili al corpo umano. Uno di questi è proprio il latte animale, ma anche molti frutti come ananas e mango, molto zuccherosi. Tanto che esiste anche una dieta alcalina, una sorta di associazioni alimentari come ad esempio:

  • cereali; frutta da consumare lontano dai pasti)
  • semi;  frutta da consumare lontano dai pasti)
  • verdure e proteine
  • verdure e cereali
  • frutta secca

Arance e cancro, la verità

Ad ogni modo, urgono studi seri per capire cosa si può effettivamente mangiare per mantenersi sani e non andare incontro al pericolo cancro e soprattutto alle fake news.

Un esempio di bufala è dato dal consumo di arance: pare che l’agrume sia fonte di poliammine, sostanze che, dicono, facciano sviluppare il tumore. Nulla di più sbagliato. Le poliammine provengono da tre fonti diverse: il cibo, la sintesi operata dai batteri del microbiota intestinale e la sintesi cellulare di tre aminoacidi: arginina, ornitina e metionina. La visione del sito dell’AIRC chiarirà meglio i dubbi sul legame alimentazione e cancro.

Sono sostanze indispensabili per la crescita cellulare, per la resistenza allo stress e per il processo di invecchiamento delle cellule, ma anche dello sviluppo delle cellule anomale tumorali. Quindi, meglio regolare l’alimentazione introducendo ad ogni pasto frutta e verdura di stagione fresca, non in scatola, e ridurre i cibi ricchi di zuccheri, amidi e comunque troppo lavorati.

dattero nell'alimentazione

Datteri fanno bene o fanno ingrassare ?

I datteri sono uno tra i frutti secchi più genuini e si rivela un alleato insuperabile per il nostro intestino. Impariamo a consumarli nella modalità migliore e quando vanno mangiati perchè non risultino indigesti.

I datteri sono originari dell’Africa e dell’Asia occidentale e non a caso, i principali produttori al Mondo sono Istraele, soprattutto nella varietà Medjoul, la Tunisia e l’Iran. Sono talmente presenti nella cultura araba da avere un nome differente, a seconda della tipologia di frutto, dei colori e quindi del grado di maturazione. I datteri della Tunisia vantano diverse proprietà come vitamine del gruppo A e B, fibre minerali come il ferro, ma anche il calcio, lo zinco e il potassio, potendo contare su valori nutrizionali di tutto rispetto.

dattero nell'alimentazione

Si tratta di frutti gialli e zuccherini che rientrano nella famiglia dei carboidrati e hanno il pregio contenere pochi grassi e quindi di prestarsi molto bene al consumo anche in regime dietetico. La convinzione che i datteri facciano ingrassare è errata, anche se come per tutti i cibi, occorrerà non esagerare. Ricordiamo a tal proposito che i datteri secchi, ovvero quelli sottoposti ad essiccazione, presentano un apporto calorico maggiore di quelli freschi, perchè hanno una concentrazione maggiore di carboidrati al proprio interno. Ad ogni modo, come termine di confronto, basterà pensare che seppur i datteri contengano più calorie e più carboidrati dei fichi secchi, in realtà quantitativo di grassi in essi contenuti è notevolmente inferiore.

In virtù di questa caratteristica di leggerezza, i datteri sono spesso inseriti nelle ricette dei dolci di Natale, usandoli in alternativa dello zucchero per conferire dolcezza all’impasto e confezionare dolcetti ugualmente gustosi, sotto forma di un delizioso sciroppo.

Magari meglio mangiarli a colazione, perchè capaci di sopperire al bisogno energetico di una mattinata di studio o di lavoro o preferirli come spuntino a merenda, anziché mangiarli la sera, quando potrebbero essere meno digeribili, ma anche meno utili, visto che ci apprestiamo a dormire e il bisogno di apporto energetico risulta superfluo. Se proprio si vuole trasgredire a questa regola, fatelo solo l’ultimo dell’anno, ma i datteri vanno consumati di mattina presto, altrimenti il discorso cambia.

A parte il loro invidiabile gusto, i datteri possano vantare tra le proprietà di fare molto bene all’intestino. E’ noto come un consumo quotidiano di questi frutti possa:

  • migliorare la digestione,
  • regolare la funzionalità dell’intestino,
  • aumentare la salute complessiva dell’apparato intestinale.

Tra i vantaggi più importanti offerti dal mangiare i datteri vi è quello di aiutare chi soffre di diarrea a ritrovare regolarità nell’evacuazione e al contrario, chi soffre di stitichezza, ad aumentare la frequenza in bagno. Sembra abbastanza evidente come l’attitudine al consumo di datteri aiuterebbe a ritrovare la giusta regolarità intestinale, apportando benefici evidenti, anche in periodi relativamente brevi. Per aumentarne la qualità lassativa si dovrà lasciarli in ammollo per un’intera notte e quindi consumarli a colazione, la mattina seguente.

“W la palma da dattero “, può essere un motto per tutti i soggetti stitici che hanno constatato in prima persona i benefici riscontrati sul piano della costipazione intestinale, visto i progressi ottenuti nello stimolare la fuoriuscita della cacca.

Ai datteri spetta un ulteriore riconoscimento: quello di avere una notevole funzione digestiva. A seguito di un’abbuffata alimentare o di una cena eccessivamente pesante è consigliato introdurre nel corpo qualche dattero per creare una sorta di protezione per l’intestino e quindi scongiurare eventuali problemi associati a quello che abbiamo mangiato. Il dattero è un amico dei tessuti intestinali, perchè utile a limitare bruciori di stomaco o dolori addominali, tipici di chi ha mangiato troppo o male.

Prima di esagerare con le dosi, bisognerà tener presente del quantitativo di zuccheri contenuti e quindi consumarli con una certa attenzione, perchè possono risultare anche abbastanza calorici. Soprattutto i pazienti afflitti da diabete, o con preoccupanti valori glicemici, dovrebbero essere più cauti ed ascoltare il parere del proprio dottore, prima di introdurre tanti datteri nel proprio regime alimentare e quindi aumentare potenzialmente il quantitativo di zuccheri nel sangue.
Altra categoria di persone che dovrebbe essere molto cauto nella scelta di datteri a tavola è quella di chi ha un’intolleranza al nichel. In questo caso infatti potrebbero provocare effetti collaterali come irritazione al colon e acuti mal di pancia.

Per uno sguardo d’insieme più completo, si suggerisce di controllare anche le indicazioni che provengono dal proprio gruppo sanguigno, perchè non è detto che il nostro sangue li tolleri completamente, anche se anticipiamo che i soggetti che appartengono al gruppo 0 possono mangiarli senza problemi.

importanza del fegato

Perchè il fegato è importante ?

Il fegato è la più grande ghiandola annessa al canale digerente e si trova in corrispondenza dell’intestino crasso ed ha un ruolo fondamentale all’interno del corpo umano.

Se posizioniamo due dita sotto le costole, nella parte destra, e premiamo verso l’alto, possiamo “tastare” il contorno del fegato. Questa ghiandola si trova in corrispondenza del diaframma ed ha un peso pari a 1500 grammi, quando è privo di sangue.

importanza del fegato

Quando il fegato è invece pieno di sangue il suo peso aumenta di un chilogrammo. Il suo aspetto è rosso scuro e viene diviso in 4 lobi:

  • lobo destro, che risulta il più grande;
  • lobo sinistro;
  • lobo anteriore;
  • lobo posteriore;

Collegato al lobo posteriore vi è la cistifellea, detta anche vescichetta biliare, che non è altro che un sacchetto di 50 centimetri cubi di capacità. E’ in questo luogo che si accumula la bile, riversandosi successivamente nel duodeno mediante un collegamento chiamato coledoco.
Il ruolo del fegato è centrale per il funzionamento dell’organismo, considerato che da qui partono 2 arterie di vitale importanza:

  • l’arteria epatica;
  • la vena porta.

E’ quest’ultima vena che è in grado di far arrivare parte delle sostanze che provengono dall’apparato digerente, grazie alla funzione dei villi intestinali. Un’altra vena, chiamata vena sovraepatica, si immette nella vena cava inferiore, permettendo al sangue di raggiungere il fegato.

Aspetto

Il fegato si presenta composto da svariati granelli, di piccolissime dimensioni, assai ravvicinati tra loro, chiamati lobuli epatici e da una membrana dura, molto resistente.
Osservati al microscopio, i lobuli hanno forma esagonale e servono per filtrare e depurare il sangue da eventuali elementi che lo possono intossicare.

Le funzioni del fegato

Anche se questa ghiandola presenta numerose funzioni, le più importanti sono 3:

  1. Sintesi e secrezione di bile.
    La bile viene sintetizzata dagli epatociti, ovvero le cellule del fegato, accumulata nella cistifellea e quindi escreta nel lume del duodeno.
    La bile è composta in gran parte da acqua, ioni, bilirubina, che è un pigmento derivato dall’emoglobina e sali biliari.
  2. Regolazione metabolica.
    L’apparato epatico controlla il livello di lipidi, carboidrati, amminoacidi circolanti. Tutto il sangue proveniente dall’apparato digestivo si immette nel circolo epatico e questo fa in modo che le cellule epatiche estraggano dal sangue tossine e sostanze nocive prime che queste raggiungano il circolo sistemico, tramite le vene epatiche. Di qui comprendiamo l’importanza di capire come non far intossicare un fegato e delle conseguenze che questo può avere sulla salute complessiva.Le cellule epatiche controllano il livello dei metaboliti nel sangue che circola ed è grazie al loro ruolo che, alcune sostanze in eccesso vengono immagazzinate ed utilizzate quando si avverte il bisogno. Allo stesso tempo invece gli elementi di scarto e le tossine vengono inattivati o espulsi. Si consideri che le vitamine liposolubili, come la A, la K e la E, vengono assorbite a livello epatico.
  3. Detossificazione.
    L’ammoniaca proveniente dalla scomposizione delle proteine viene convertita dal fegato linvea e quindi allontanata dal corpo umano attraverso le urine. Si ricorda come preservare un fegato e mantenerlo in perfetta efficienza è la migliore garanzia che possiamo offrire al nostro organismo. Per questa ragione dovremmo evitare di costringere l’apparato epatico a lavori extra, sottoponendolo ad un’alimentazione eccessiva e scorretta. Esistono altri fattori secondari che influiscono negativamente sulla buona funzionalità del fegato, perchè contribuiscono ad intossicarlo e appesantirlo e tra questi vanno annoverati lavori eccessivamente stressanti e il consumo di importanti quantità di alcool, di sigarette o di medicinali.

Il fegato è l’organo depuratore per antonomasia ed è importante mantenerlo quotidianamente in forma oppure il rischio che altre malattie o disturbi, anche non direttamente collegati con le funzioni epatiche, potrebbe divenire più concreto, visto che l’apparato epatico funge da regolatore per tantissime altre funzioni, come abbiamo visto.

Qualora avvertissimo già dei sintomi di questo malessere sarebbe opportuno richiedere una biopsia della ghiandola epatica per avere una visione più chiara su quello che non va e valutare la possibilità di ricorrere al lavaggio del fegato, per risolvere la problematica.

Imparare a deglutire bene grazie alla dentosofia

L’ortodenzia olistica spiega gli effetti positivi di un attivatore polifunzionale dentale, non solo sulla salute della bocca, ma su tutto l’organismo.

Il primo movimento che eseguiamo alla nascita è la deglutizione. L’essere umano inizia a deglutire a partire dalla tredicesima settimana di vita intra uterina. Quando ci troviamo all’interno della pancia di nostra madre la deglutizione non è funzionale al processo alimentare, ma ricopre altre funzioni, ugualmente importanti.

La deglutizione, in questa fase, serve attivare la muscolatura facciale e condizionerà enormemente la formazione delle ossa del corpo. Sempre durante la fase prenatale, produciamo circa 1,5 litri di liquido amniotico ogni giorno, contribuendo alla formazione dell’apparato renale e alleniamo la lingua per circa 6 mesi all’azione che ci consentirà di sopravvivere di lì a poco: l’allattamento.

Il gesto a cui noi attribuiamo il significato reale di “deglutizione” viene però imparato solo dopo la nascita, anche se esistono dei fattori che lo possono alterare. Una condizione molto pericolosa potrebbe verificarsi a seguito di un trauma subito al momento del parto o di altre condizioni anomale come l’assunzione di latte artificiale, la cattiva abitudine di tenere un dito in bocca o il ciuccio per troppo tempo o anche dei problemi anatomici, come un frenulo della lingua assai ridotto, rispetto alla media.

Questi fattori condizionano negativamente il comportamento della lingua che, anzichè esercitare una pressione sul palato, fa leva su altre zone del cavo orale.
Si noti come gli esseri umani deglutiscano tantissime volte al giorno, tra le 2500 e 3000 volte ogni giorno. Immaginiamo quale forza possa esercitare una lingua che preme su zone della bocca, anzichè restare ferma sul palato. L’energia sprigionata dai muscoli linguali è tale da poter realizzare molti danni, impedendo a tutti i denti di svilupparsi adeguatamente, come invece dovrebbero.

Il rischio più evidente è che se la lingua andasse a spingere da altre parti la nostra dentatura ne potrebbe risentire moltissimo, al punto da deformarsi, sino a influenzare il nostro aspetto fisico.
Non si tratta però di un mero capriccio estetico, visto che una corretta deglutizione può condizionare la nostra salute complessiva. Il punto esatto su cui dovrebbe pigiare la nostra lingua è un punto preciso, visto che vi sono presenti dei recettori in grado di armonizzare i muscoli della schiena e garantire maggiore equilibrio alla nostra struttura vertebrale.

Di conseguenza, i soggetti che non compiono una buona deglutizione potrebbero risentire di dolori nella postura. Nello stesso punto del palato inoltre vi è un nervo che, se massaggiato adeguatamente dalla lingua, fa sì che alcuni nuclei, presenti nel nostro sistema nervoso, producano più neuromediatori, migliorando i nostri collegamenti logici e infine il nostro ragionamento.
Volendo riassumere questo meccanismo potremmo dire che:

“Quando deglutiamo bene, ragioniamo meglio”

La mappa dei denti ci può rivelare molto, non solo sulle carie e gengivite, ma anche sullo stato di salute di ognuno di noi ed è per questo motivo che approcciarsi a questa disciplina può apportare molto giovamento. Anche la medicina cinese è grande sostenitrice della dentosofia, considerata la presenza di 2 meridiani che arrivano giusto in corrispondenza dell’apparato orale:

  • il vaso governatore, che arriva sino a metà del labbro superiore;
  • il vaso concezione, che arriva sino a metà del labbro inferiore.

Questi 2 meridiani si ramificano nella lingua e nel palato ed è per questo che posizionando in maniera congrua la lingua sul palato possiamo favorire una valida circolazione energetica, come auspicato dalla medicina cinese, ma anche il pilates e alcuni tipi di ginnastica. Allora perchè non sperimentare i vantaggi di utilizzare un apparecchio di dentosofia anche qui in Italia? Dopotutto i bambini occidentali, a causa di un’alimentazione spesso errata e abitudini poco sane come giocare playstation soffrono più di problemi alla dentatura e gengive.

A che cosa serve un attivatore dentale ?

E’ un ottimo metodo per rieducare la bocca a deglutire. Questo strumento ha una specifica forma che servirà per guidare la lingua sul palato, grazie anche alla presenza di una pallina che provvederà a riportare la lingua nella giusta posizione, con effetti positivi su tutto il corpo. Sarà sufficiente eseguire una serie di morsi per far bene ai denti e a tutto l’organismo; dobbiamo solo imparare a farli e per questo servono dei medici abilitati a questa terapia e molta pratica per rendere questo mordere un gesto naturale.

L’uso dell’attivatore plurifunzionale dentale

Molte persone hanno paura di sperimentare i vantaggi della dentosofia perchè temono eccessive dosi di salivazioni, ma assicuriamo che non si tratta di nulla di trascendentale e basterà abituarsi alla situazione per eseguire gli esercizi senza grande disagio. Esiste un modo corretto di utilizzare l’attivatore per denti e questo consiste nell’appoggiare il dorso della lingua contro il palato, stringere i denti e chiudere la bocca. Si dovrà raccogliere la saliva nella parte finale della bocca e quindi deglutire.

Esercizi da fare in caso di muscolo mentoniero iperattivo

I soggetti che soffrono di questo problema orale dovranno svolgere degli esercizi per lo sviluppo della muscolatura labio-mentoniera. I 2 migliori medoti per superare questa problematica sono 2 :

  • l’esercizio della scimmia: prevede il posizionamento della lingua all’esterno della dentatura inferiore, mantenendo la bocca ben chiusa. A questo punto si cercherà di andare quanto più in basso possibile, scandagliando tutta l’area sottostante gli incisivi, da sinistra verso destra.
  • La tecnica delle bolle: prevede la creazione di aria nella bocca e di spingerla verso il basso, sino a gonfiare l’area del mento. Ripetere questa operazione più volte e senza fretta. Più lento sarà il movimento delle bolle d’aria, maggiori saranno i benefici a livello di riarmonizzazione orale.

Quali esercizi svolgere in caso di labbra atoniche?

La tecnica migliore in questi casi è quella del “cucchiaino“. Consiste nell’inserire un cucchiaino da caffè in bocca con la parte concava rivolta verso il palato e di stringerlo tra le labbra, nel tentativo di mantenerlo in equilibrio, per una durata di almeno 15 secondi.
Ripetere l’operazione più volte durante l’arco della giornata, in modo tale da prendere dimestichezza con questo movimento.

Se cercate informazioni sui medici abilitati a questo tipo di trattamento e su come curare i denti potete contattare la dottoressa Racanelli, che in prima persona, ne sta facendo sperimentando questa esperienza i benefici ad essa collegati, esprimendo un’opinione assai positiva. Presto pubblicherà le foto del “prima e dopo” ed ognuno di voi potrà esprimere il proprio giudizio.

L’ortodonzia olistica può aprire delle porte inesplorate e aiutare a stare meglio, serve solo un po’ di coraggio e cambiare il proprio punto di vista, imparando che un dentista non è l’unico professionista in grado di guarire i vostri denti.

Mangiare meno fa bene

Mangiare meno non solo fa bene alla salute, ma secondo quanto rivelato da una recente scoperta scientifica, avrebbe anche numerosi effetti positivi che si ripercuotono sulla qualità della nostra vita quotidiana.

Come mangiare di meno: errori da non commettere
Perché si sceglie di non mangiare molto?
Si può mangiare poco e bene?
Quanto si dimagrisce non mangiando?

Primo fra tutti i benefici di questo approccio alimentare è una riduzione significativa dello stress, che rappresenta uno dei mali per antonomasia del nostro tempo moderno e così frenetico. Altri evidenti risvolti positivi sono l’aumento della resistenza fisica (il che torna a vantaggio di tutte quelle persone che praticano sport come la corsa, il nuoto, ecc.), una qualità del sonno più alta e una vita sessuale più soddisfacente -che non guasta mai-.

Per riuscire a raggiungere questo traguardo, non è necessario diminuire in modo drastico le porzioni: basta infatti ridurre le calorie ingerite di circa il 25% e seguire una dieta parca e frugale, povera di grassi, di salse e di creme, ma ricca di gusto e di tutti quei componenti utili per il buon funzionamento del nostro organismo.

mangiare meno fa bene

Non ci sono particolari requisiti per riuscire a ridurre l’assunzione alimentare quotidiana: è sufficiente seguire pochi trucchi, come ad esempio quello di iniziare il pasto bevendo un bicchiere d’acqua naturale, mettere sotto i denti verdure in abbondanza, pochi lo sanno, ma i vegetali sono degli ottimi riempitivi, anche se comunemente vengono etichettati come “leggeri”.
Si potrà assumere solo una manciata di carboidrati e di cereali e intraprendere abitudini più genuine che abbiano ripercussioni migliori sulla modalità di assunzione del cibo. Alcuni semplici moniti sono quelli di non mangiare mai dai sacchetti o dai contenitori e di evitare fare un giro di tutto il buffet prima di servirsi.

Come mangiare di meno: errori da non commettere

Il primo errore da non commettere se si desidera mangiare di meno per migliorare la forma fisica, la produttività sul lavoro o per un altro scopo è quello di dire “Massì, per stavolta faccio un’eccezione, dopotutto è Natale.”

Questa frase, in apparenza così innocua, spesso è l’anticamera di un circolo vizioso che comincia sempre con grandi abbuffate, continua con sensi di colpa (un esempio classico “Forse non era il caso di esagerare così tanto a Capodanno”), prosegue con diete drastiche o propositi che difficilmente si riesce a mantenere, per poi ricominciare daccapo in occasione di feste o di altri eventi in cui è presente una ricca tavola imbandita.

Un altro errore comune, che è l’esatto opposto del primo, è quello di diminuire in modo drastico le calorie da assumere, pensando di far bene al proprio corpo, senza la giusta informazione né tanto meno senza aver richiesto il parere del medico. In questo caso, oltre al rischio di incappare nelle patologie alimentari più insidiose, come la bulimia e l’anoressia, si mette a repentaglio anche la salute del nostro organismo, privandolo di sostanze nutritive preziose e senza le quali non è in grado di svolgere le sue funzioni al meglio.

Anche la convinzione (peraltro falsa) che se si mangia al ristorante o in casa di amici si perde di vista l’obiettivo rappresenta un errore da non commettere: è possibile infatti mangiare di meno riducendo le porzioni, oppure scegliendo pietanze a ridotto contenuto calorico, senza per questo rinunciare ai rapporti sociali o alle uscite in famiglia o in gruppo.

Per le donne che sono in dolce attesa, o che sognano di avere un figlio, attenzione anche a lasciarsi andare in gravidanza: sebbene sia normale avere le voglie, soprattutto se si sta aspettando un figlio maschio (in questo caso le gestanti tendono a mangiare di più a causa degli ormoni rilasciati dal nascituro), a meno di non volersi ritrovare con venti chili in più, è importante seguire le indicazioni fornite da un dietologo, anche nei nove mesi prenatali.

Gli sportivi invece, soprattutto dopo aver fatto uno sforzo intenso in palestra, dovrebbero evitare di mangiare troppo, perché al contrario di quello che si pensa (ovvero che dopo uno sforzo fisico sia consentito lasciarsi andare), in questo modo non solo si appesantiscono, ma riacquistano anche le calorie perse, rendendo vano l’allenamento fatto per aumentare la massa muscolare e perdere peso.

Sensazioni quando si decide di mangiare poco: quali sono le più comuni?

La prima sensazione che si prova quando si decide di mangiare poco, soprattutto se questa indicazione è arrivata da un dietologo o da un nutrizionista, prevede un senso di rassegnazione, seguito subito a ruota dalla paura di non farcela e di avere fame. Alcuni soggetti, in particolare durante i primi giorni, potrebbero provare anche una tensione nervosa crescente, stress e stanchezza: quest’ultimi sono tutti segnali che il corpo, almeno fino a quando non si abitua, invia al cervello per segnalare una diminuzione del cibo, quindi sono tutti normali e non devono suscitare eccessiva preoccupazione.

Per quanto riguarda la vergogna, ovvero la paura di farsi scoprire e del fatto che gli altri potrebbero giudicare questa scelta, è un’emozione meno diffusa e, di solito, la possiamo riscontrare nei pazienti che hanno poca autostima, e che per questo temono il giudizio di parenti o amici, o che in passato hanno sperimentato patologie alimentari come la bulimia e l’anoressia.

Sensazioni quando si è riusciti nell’impresa

Passati i primi momenti di paura, e una volta che si è riusciti ad abituare il proprio organismo al nuovo regime, si comincia a sperimentare un grande senso di soddisfazione nonché di fiducia nei propri mezzi. Non pochi soggetti hanno inoltre dichiarato di aver provato un forte senso di gratificazione personale, perché mangiando meno non solo sono riusciti a perdere diversi chili, ma anche ad entrare in quei vestiti che non andavano più bene o che desideravano da tempo.

Una dieta frugale apporta anche numerosi benefici sulla salute del cervello, primo tra tutti una maggiore lucidità e un aumento della capacità di fare ragionamenti logici: non per nulla i più grandi scienziati dell’antichità, come ad esempio Pitagora, seguivano un’alimentazione povera di grassi o consumavano piccole quantità di cibo.

Perché si sceglie di non mangiare molto?

Oltre che per il desiderio di seguire una dieta e di non farsi trovare impreparati per la prova costume, molti soggetti scelgono di non mangiare molto per protestare contro la società dei costumi (questo tipo di comportamento lo si trova soprattutto nei santoni indiani, negli eremiti o negli hippies), perché hanno una malattia (alcune patologie, come ad esempio il colon spastico, possono peggiorare con l’assunzione di determinati alimenti), perché soffrono di obesità e, per questa ragione, desiderano perdere qualche chilo prima di sottoporsi ad un eventuale intervento per impiantare un bypass gastrico.

meno cibo ma buono

Altro valido motivo è quello di mantenersi in salute. Molti ultracentenari, alcuni dei quali attualmente viventi in Sardegna, raccontano di essere riusciti a raggiungere questo traguardo invidiabile consumando olio extravergine d’oliva e prediligendo un menù a base di:

  • pesce azzurro,
  • ortaggi,
  • frutta secca,
  • carne magra locale
  • poco vino rosso.

Risultati simili sono stati eguagliati soltanto dai colleghi giapponesi, che mangiano tanto pesce, calamari, polipi, patate dolci, verdure e alghe, e dai greci, che con la loro dieta ricca di olio d’oliva, frutta, verdura, piatti poco elaborati e tisane alle erbe non solo sono i più longevi. Ambo le categorie presentano meno malattie cardiache, tumori e casi di demenza senile e di depressione), anche se nella maggior parte dei casi questo non avviene per una maggiore consapevolezza, ma perché non si dispone di molti soldi e, a causa delle ristrettezze economiche, sono costretti a risparmiare sulla spesa.

Altra ragione per cui le buone forchette limitano al massimo gli eccessi quando sono a tavola può essere perché hanno subito una forte delusione d’amore o sono vittime di un altro trauma psicologico, come una separazione o un lutto.

Si può mangiare poco e bene?

Sì, mangiare poco e bene è possibile. Un esempio ci arriva da un articolo scritto da Umberto Veronesi, celebre oncologo, mancato l’8 novembre 2016 alla veneranda età di novant’anni e fondatore dell’omonima associazione che sostiene la ricerca scientifica alimentare tesa a combattere le diverse forme di tumore, che ha sempre elogiato il regime alimentare dei nostri antenati contadini, caratterizzato da piatti semplici, ma estremamente genuini, perchè ricchi di elementi nutritivi di prima qualità, graditi tanto alle papille gustative, quanto all’intestino.

La popolazione contadina dell’Italia, e più in generale quella che viveva nei pressi del mar Mediterraneo, mangiava infatti poca carne, pesce in abbondanza se abitava vicino alle rive, cereali, pasta, legumi, frutta e verdura. Questa dieta, che al giorno d’oggi è conosciuta come dieta mediterranea, prevede un menu a base di verdura, mozzarella, gallette di riso, olio extravergine d’oliva, carne bianca, riso o farro, gamberi, salmone, petto di pollo, frutta, legumi e, raramente, anche pizza margherita.

Questi cibi, oltre ad essere contraddistinti da un costo molto basso e che non grava in maniera importante sul budget della famiglia, sono anche poco calorici e saziano molto di più.

Inoltre, soprattutto a livello psicologico, il pesce apporta molta soddisfazione, perché oltre ad essere ricco di omega 3 e di fosforo (due sostanze che aiutano lo studio e la concentrazione), è leggero ed è molto gustoso, anche quando viene condito soltanto da un filo d’olio extravergine d’oliva e da un po’ di prezzemolo.

La frutta e la verdura svolgono invece un altro ruolo molto importante: sono infatti utili non solo per prevenire la maggior parte delle malattie cardiovascolari, ma anche per combattere alcuni tipi di cancro, come ad esempio l’adenocarcinoma del colon.

Eppure tutto va fatto con il giusto criterio, rispettando quella che è la predisposizione del nostro organismo, spesso influenzata dalla tipologia del gruppo sanguigno e da intolleranze alimentari. Non è un caso se alcuni soggetti segnalino mal di pancia o indigestioni, anche dopo aver mangiato cibi apparentemente leggeri e freschi, ma senza aver tenuto conto della compatibilità di questi alimenti con il proprio gruppo sanguigno.

Poco e spesso o poco e basta?

La maggior parte dei dietologi consiglia di consumare cinque piccoli pasti al giorno, ma in alcuni casi, come ad esempio la necessità di eliminare tossine che possono risultare dannose per il nostro corpo, possono arrivare a suggerire il digiuno terapeutico.

Questo digiuno, che in genere viene prescritto da un esperto e praticato sotto l’attenta supervisione dello stesso, apporta molti effetti terapeutici e positivi, come una maggiore energia e vitalità e pensieri più leggeri.

Parlando proprio del digiuno, Umberto Veronesi nel suo libro La dieta del digiuno. Perdere peso e prevenire le malattie con la restrizione calorica (edito da Mondadori) affermò che dedicare un giorno alla settimana alla totale astensione dal cibo non solo aiuta a purificare il corpo e a sviluppare il carattere, ma protegge anche la salute dall’obesità e dalla sovranutrizione, due condizioni che, seppur diverse, impediscono in egual modo lo svolgimento corretto del proprio lavoro o di qualsiasi attività intellettuale.

Dopotutto, come affermava lo stesso Veronesi, “Avete già provato a meditare a stomaco pieno?”.

Quali sono infine gli effetti che il digiuno produce sul cervello?

L’apparato celebrale, sentendosi sfidato da questa nuova condizione, incrementa la produzione di proteine (come avviene durante uno sforzo fisico) e, in seguito, promuove la nascita di nuovi neuroni e di nuove connessioni. Ciò porta alla nascita di nuove cellule nervose, quindi ad un miglioramento generale del sistema nervoso, nonché alla produzione di un flusso di energia rinnovato a livello dei neuroni.

Il digiuno intermittente, promosso da Veronesi nel suo ultimo libro (pubblicato prima della sua morte), ha effetti ancora più sorprendenti. Secondo una ricerca fatta da un’équipe universitaria della California del Sud, non solo questa misura “estrema” sarebbe in grado di riparare i danni che possono subire le strutture cellulari, come il DNA, ma anche di migliorare le prestazioni cognitive negli anziani.

Quando mangiare poco?

Alcune persone, credendo di fare del bene al proprio corpo e di riuscire a raggiungere più in fretta il loro obiettivo di mangiare pochissimo, arrivano a saltare la colazione, il pranzo o la cena, o peggio ancora andare a letto senza mangiare nulla. Si tratta di un comportamento sbagliato e che, nella maggior parte dei casi, porta il corpo ad avere meno energia e quindi a vedere come “faticose” quelle attività che prima si svolgevano in modo normale e senza sentirsi eccessivamente affaticati.

Per questo motivo, quando si decide di mangiare poco cibo, è meglio non prendere iniziative personali, ma consultare un dietologo o un nutrizionista per chiedergli suggerimenti su come ridurre l’apporto calorico in modo efficace.

Opinione di chi pensa che mangiare poco non faccia dimagrire

Una giornalista, in un articolo apparso su Eurosalus il 4 aprile 2018, ha scritto che non solo ridurre in maniera eccessiva quello che si mangia è dannoso, ma con il protrarsi del tempo può rivelarsi una soluzione decisamente poco salutare.

Questo parere, sebbene in parte nasconda un fondo di verità, in realtà ad un’analisi più attenta risulta alquanto contraddittorio: difatti, se è vero che mangiare troppo poco può portare a riprendere i chili persi una volta che si ricomincia ad alimentarsi in modo normale, d’altra parte una dieta ipocalorica controllata e bilanciata (quindi meno calorie, ma non per questo meno nutrienti) può portare il soggetto a perdere i chili di troppo. Essere grassi è un problema, ma non avere le idee chiare su come risolvere la siturazione può essere persino più grave.

C’è anche da dire che, se i pareri dei contrari fossero veritieri fino in fondo, mangiare di meno forse non farebbe dimagrire, ma per contro aiuterebbe a prevenire la maggior parte delle malattie, a concentrarsi di più e a stare meglio.

Quanto si dimagrisce non mangiando?

A parte che questa pratica non dev’essere seguita in nessun caso, perché già dopo quattro giorni può provocare gravi problemi di salute, ma dopo una settimana si dovrebbe riscontrare una perdita di tre chili. Si tratta però di una perdita fittizia, perché una volta che si riprende a mangiare, si recupera il peso perso, a differenza invece del digiuno terapeutico, che prevede un’astinenza ragionata dal cibo, sotto controllo di un team di medici.

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