asse-intestino-cervello

La linea rossa intestino-cervello

Proprio così, sembrerà strano a dirsi, eppure disponiamo di un canale digestivo di svariati metri, in grado di influenzare il comportamento degli altri organi vicini e anche comunicare per vie preferenziali eventuali disturbi o novità all’apparato celebrale. E’ come se esistesse una succursale del cervello anche nel tubo digerente, in cui milioni di neuroni sono pronti a rispondere ai svariati stimoli e sollecitazioni che avvengono all’esterno del corpo umano.

Proprio come avveniva con la nota “red telephone”, che caratterizzava il rapporto USA – URSS durante la guerra fredda, anche il sistema di comunicazione messo in atto dal corpo umano, regola l’intera struttura “mondiale” dell’organismo, condizionando anche i rapporti con ognuno degli elementi che ne fanno parte.
Questa visione della macchina umana, come di un dispositivo governato da 2 cervelli, in grado di influenzarsi reciprocamente e a loro volta legati a tutti gli altri organi, si sposa perfettamente con il pensiero olistico.

L’asse celebrale nord-sud spiega come l’uomo sia qualcosa di ben più complesso di quello a cui fa riferimento spesso la medicina quando si relaziona al corpo umano, trattandolo come la semplice somma di organi separati tra loro. Bisogna uscire da questo dogma e aprire le frontiere della guarigione ammettendo una volta per tutte come le capacità comunicative tra gli organi interni ed esterni del nostro organismo.

Il cervello dell’intestino

Dietro un concetto così semplice come “il cibo ci rende felici” si nasconde il segreto per affrontare meglio dei disturbi apparentemente estranei dallo stato di funzionamento dell’intestino. Quando avvertiamo quello stato di soddisfazione, legato all’assunzione di alimenti ci rendiamo conto di come il legame tra apparato intestinale e la sfera emozionale, regolata dal cervello, emerge con grande evidenza.

Introdurre cibo nel corpo non serve soltanto a contrastare la fame, ma produce benefici diretti anche sullo stato d’animo del soggetto. La rinomata “consolazione da cibo”, tanto cara alle donne, soprattutto quando mangiano dolci e cioccolata, è l’espressione più semplice, di relazioni molto complesse attivate dai neurotrasmettitori di intestino e cervello.
Anche nel trattamento di disturbi molto comuni, come nel caso della cura del colon irritabile, la qualità e la condizione dei batteri intestinali determina la risposta dell’individuo vittima di situazioni stressanti.

D’altro canto è noto a tutti i neuropsichiatri come un episodio stressante generi andrenalina e noradrenalina e vi sia un collegamento diretto con l’attività della flora intestinale. Non  è un caso se si parla di “irritabilità del colon” e di colite nervosa, sintetizzando con questa terminologia i complicati scambi di informazioni tra i 2 cervelli. Secondo questa prospettiva che la medicina ufficiale sembra ricordare soltanto quando le fa più comodo, batteri, sistema nervoso e complesso immunitario reagiscono tra loro e rispondono allo stress e concorrono al manifestarsi di infiammazioni all’intestino.

La forza del cervello intestinale

Numerosi studi sul sistema immunitario hanno dimostrato come metabolismo e digestione sono soltanto alcuni dei compiti dell’intestino che è inoltre capace di instaurare un legame diretto con l’apparato celebrale al punto da comunicargli, per vie privilegiate, eventuali pericoli arrecati da virus e batteri. L’esempio più classico di questa sua abilità è data dal riuscire ad accorgersi quando una pietanza è avariata, avvisando il “primo cervello” del rischio in cui potrebbe incorrere. I segnali neurologici di far scattare difese come “cacca sciolta” e reflussi gastrici partono quindi dal basso, dal “secondo cervello”, a testimonianza del peso che assume questo elemento nei processi di difesa e quindi nel raggiungimento del benessere fisico.

Il compito che assume l’asse che lega intestino al cervello diventa quindi centrale sul piano nutrizionale. L’importanza di ingerire piatti sani e seguire una dieta equilibrata emerge in tutta la sua evidenza quando si analizza la natura stessa di determinati neurotrasmettitori che operano a livello celebrale. Analisi molto particolareggiate, effettuate su soggetti affetti da colon irritabile, hanno spiegato come queste molecole neurotrasmettitori fossero derivati da amminoacidi essenziali, frutto della lavorazione delle proteine e quindi intrinsecamente connesse con quello che mangiamo.

Ecco spiegata la ragione del perchè la nostra alimentazione possa influire sul grado di irritabilità delle pareti intestinali e provocare sintomi tipici da colite, come bruciori addominari e crampi.
Questa stretta associazione cibo-disturbo-massa celebrale può spiegare tutti i problemi dell’uomo,  intesi anche come patologie associate alla sfera mentale, come nel caso della depressione, ad esempio. Un meccanismo che il nostro organismo conosce benissimo da centinaia di migliaia di anni, ma su cui la scienza medica si interroga soltanto da qualche decennio.

Quando percepiamo una situazione inaspettata nel nostro corpo avviene una riduzione della captazione di triptofano e pertanto la sintesi cerebrale di serotonina viene meno. La conseguenza più palese di questa paura che stiamo vivendo è il manifestarsi di tensioni emozionali, che percepiamo come agitazione. Quando diminuisce il triptofano vi è una captazione della tirosina della dopamina e della noradrenalina. Quello che accade quindi, grazie alla perfetta comunicazione tra tessuti intestinali e cerebro ha dello straordinario e dimostra la perfezione della macchina umana e l’equilibrio che ne regola i processi. Se ci troviamo di fronte ad un rischio, la produzione delle sostanze sopra indicate, ci aiutano ad essere più attenti e quindi più preparati ad affrontare quella condizione inaspettata.

Questa dinamica arzigogolata spiega pure le ragioni del perchè le donne sono più soggette a depressione o al tipico nervosismo da ciclo mestruale. Accade che il corpo umano femminile, prima che si pre il flusso mestruale, riduce la produzione di triptofano e serotonina, onde scongiurare un traumatico attacco di anticorpi nei confronti di un possibile bebè. Gli sforzi richiesti a livello intestinale nella donna sono maggiori di quelli a cui è soggetto l’uomo. Il numero di triptofani nella donna saranno costantemente in disequilibrio ed è per questo motivo che le donne sono più soggette ad ammalarsi di colite spastica o a soffrire di problemi depressivi, rispetto agli individui di sesso maschile.
Reputiamo la condizione di salute dell’intestino responsabile di numerose patologie, come: sclerosi, autismo ed epilessia. Comprendiamo bene come trattamenti di idrocolonterapia per via orale o lavaggi intestinali completi possano ripulire il tubo digestivo di tutte quelle “cattive informazioni” create da virus e batteri nocivi, colpevoli, in ultima analisi, delle principali patologie gastriche e celebrali che conosciamo.

La pulizia naturale del colon, quando avviene in centri specializzati e praticata da dottori di comprovata esperienza, equivale in ultima analisi ad una sorta di “pulizia del secondo cervello”. Una ragione in più per avvicinarsi a questo rimedio naturale senza pregiudizi e con la consapevolezza di dare una possibilità di guarigione in più al nostro organismo. Naturalmente, sedute di idrocolon dovranno essere accompagnate dalla volontà di seguire un regime alimentare migliore, in cui non ci sarà spasso per abusi o scelte di cui ci si pente solo sulla barella di un’ospedale.

La considerazione per cui l’emergere di disturbi non sia dovuto all’ingresso di nuovi agenti patogeni, ma al disequilibrio della linea intestino intelletto e alla conseguente incapacità di difenderci dai loro attacchi. In sostanza, se manteniamo un equilibrio attraverso diete alimentari o aiutiamo il corpo a liberarsi grazie a terapie di idrocolon possiamo meglio preservare quei processi autoriparativi. Sono forse loro l’aspetto più entusiasmante di quella macchina perfetta che è l’uomo, ma che la nostra sciagurata superficialità cerca di distruggere con comportamenti irresponsabili e pratiche alimentari sbagliate.

Analisi delle intolleranze alimentari

L’importanza delle analisi delle intolleranze alimentari

Sempre più persone sviluppano reazioni allergiche a seguito dell’assunzione di determinati cibi. Pensare che circa la metà della popolazione italiana mostra delle forme di intolleranza più o meno accentuate nei confronti del lattosio e che i casi d’intolleranza al nichel sono in costante crescita, dà l’idea dell’importanza che possono avere i test per intolleranze alimentari sulla salute delle persone.

Non occorre essere ricoverati in ospedale per uno schock emofiliaco per capire che è arrivato il momento di sottoporsi ad esami specifici e controllare lo stato degli anticorpi presenti nel nostro sangue.
Una reazione d’intolleranza è un meccanismo subdolo che può colpire chiunque in qualsiasi momento della nostra vita. Il fatto che sino al giorno prima quel dato nutriente facesse parte della nostra dieta quotidiana, non si rivela un dato sufficiente per stabilire che non saremo manifesteremo mai una reazione allergica a quel dato alimento.

La poca tolleranza del nostro organismo, dopo l’ingestione di un dato elemento, può essere molto dura da avvertire, perchè potrebbe mettersi in evidenza solo nel lungo periodo. Quella che in un primo momento può essere una lieve sensazione di pesantezza, nel giro di un mese potrebbe esplodere in un disturbo clamorosamente grave e doloroso. 

Allergico o intollerante?

Parte della distinzione riguarderà proprio la tempistica con cui si palesa questo “malessere”. Nel caso di allergia, la nostra cute potrebbe riempirsi di foruncoli, anche appena aver finito il immesso nella bocca il cibo incriminato. Potrebbe accompagnare il paziente per tutta la sua esistenza, costringendolo ad un’attenzione spasmodica volta a non ingerire mai gli allergeni.

Si tratta di una risposta del sistema immunitario agli agenti esterni, riconosciuti come pericolosi per l’equilibrio vitale, e per questa ragione aggrediti dalle nostre difese, che reagiscono attraverso la produzione di anticorpi. E’ proprio dallo scontro tra questi anticorpi e gli allergeni contenuti nella pietanza assunta che si genera istamina e quindi la reazione allergica. Nel caso di intolleranza da alimenti il processo potrebbe essere molto più lento e potrebbe persino arrestarsi, momentaneamente, quando l’alimento non viene inserito più nel nostro regime alimentare.

Potrebbe però ripresentarsi e ipoteticamente anche in forma più scatenante, quando viene nuovamente mangiato. A differenza di chi ha un’allergia, i pazienti intolleranti potrebbero introdurre dosi ridotte di quel nutriente, tranne se caso di soggetti celiaci o con serie difficoltà nell’assunzione orale di prodotti contenenti solfito.

Andare in farmacia e far un test non basta

Anche se vengono venduti moltissimi test per le intolleranze da cibi, sotto forma di farmaci da banco, la scarsa tolleranza a specifici alimenti, necessita di prove che solo i laboratori specialistici possono garantire. Anche se non vi sono controindicazioni particolari nel sottoporsi a questi esami, i maggiori rischi sono legati ai rischi di sottoporsi a questi test fai da te.

La possibilità di seguire autonomamente dei protocolli alimentari sbagliati possono generare conseguenze anche peggiori sulla salute intestinale dei pazienti. Rivolgersi a strutture dove poter fare test intolleranze alimentari è fondamentale per non incorrere in brutte sorprese. Escludere degli elementi nutritivi, sotto forma di alcuni piatti, per un certo periodo significa doverli sostituire con altri alimenti di fronte ai quali non mostriamo intolleranze. Fare questo significa avere le conoscenze nutrizionali per non generare scompensi a livello dell’organismo.

Non si tratta di un’operazione banale, perchè non possiamo permetterci di favorire l’origine di carenze nutritive di alcun genere. Soprattutto nei casi di pazienti con allergia alimentare molto marcata, ricorrere a test acquistati online e condotti senza la consulenza di una figura medica esperta, potrebbe risultare rischioso dal punto di vista della salute. Condurre test da soli, nel migliore dei casi, può portare a sottovalutare un problema o al contrario a creare inutili allarmismi, rischiando di rovinare l’umore nostro e la serenità delle persone che ci circondano.

I vantaggi di un esame così accurato

Sottoporsi a test d’intolleranza presso un laboratorio d’analisi vuol dire fare un vero check up della propria condizione di salute. Attraverso la corretta procedura applicativa si potranno ricevere informazioni utilissime per la prevenzione e cura di patologie, apparentemente slegate dall’alimentazione.

Eppure la dieta è la prima forma di tutela che abbiamo nei confronti del nostro corpo ed è da qui che dovremmo partire per curare disturbi o creare solidi presupposti per non dare origini a pericolosi stati d’irritazione gastrointestinale.
Sottoponendosi a prove allergologiche è possibile curare disfunzioni nel metabolismo e quindi combattere forme di obesità. Questi test riescono a risolvere non solo problemi associati a gastriti o alle vie renali, ma anche patologie cutanee o cefalee, spesso connesse a stati di tensione emotiva irrisolti.

Il test delle intolleranze alimentari è doloroso?

Mai. In nessun caso. Ad ogni caso si suggerisce un approccio chinesiologico per aver un quadro più definito di quello che gli alimenti spesso non dicono attraverso la pelle e quindi reazioni cutanee come sfoghi o rossori, ma che comunicano ugualmente al nostro cervello. Gli esami per intolleranze alimentari su base chinesiologica spiegano benissimo la concezione olistica del corpo macchina e di come l’apparato celebrale possa decodificare anche a livello inconscio ciò che percepisce come dannoso e riesce a comunicarcelo visivamente attraverso una maggiore debolezza muscolare. Il cibo è energia, ma soltanto quando fa parte di una dieta sana, altrimenti può trasformarsi, paradossalmente in fonte di debolezza.

Si consiglia a chiunque voglia recuperare la piena capacità del proprio corpo e muscoli di realizzare questo test, anche perchè ha un costo molto contenuto e permette di spiegare molto sui nostri bisogni di cibo. Ricordandoci sempre che un cibo “buono” non è solo quello considerato tale dalle nostre papille gustative, frutto di retaggi culturali, improntati sull’alimentazione animale, ma quello che restituisce maggiore energia di vita.

La possibilità di accompagnare ad una visita di allergologia, basata sulla chinesiologia, anche la lettura della mappa dell’iride ed eventualmente della sclera dell’occhio, fornirà ulteriori spunti d’analisi per iniziare una cura rivoluzionaria votata alla trasformazione della bocca da strumento di masticazione a risorsa per sorridere.

Dieta gruppo sanguigno

Piramidi alimentare e gruppi sanguigni

Quando il signor James D’adamo parlava di un legame tra nutrizione e sangue venne preso quasi per folle. Eppure della reticenza di determinati antigeni nell’accettare sangue di un altro ceppo sanguigno ne è consapevole anche la medicina ufficiale. 
Con il passare dei decenni e una maggiore apertura verso conoscenze olistiche le diete dei gruppi sanguigni sono state sempre più seguite e apprezzate. Svariate ricerche hanno spiegato come da diversa risposta dei pazienti con patologie identiche, di fronte all’assunzione dello stesso cibo, potesse dipendere soltanto da differenti caratteristiche del sangue. 

Le differenze con le altre diete

Si tratta di un regime alimentare molto aperto, che non parla di drastiche esclusioni dalla tavola, ma di cibi da preferire e alimenti da evitare. Ovvio che, a seconda del fatto che il paziente abbia gruppo sanguigno 0, ad esmpio AB, non potrà abusare nel consumo di cibi specifici, salvo essere consapevole delle conseguenze negative che ne possono generare. 
Eppure, a dirla tutta, esisterebbero dei pasti visti abbastanza di cattivo occhio dai seguaci del dottor D’Adamo, come l’iridologa Rosa Angela Racanelli. Parliamo di cibi come latticini e cereali, tristi protagonisti di malti disturbi digestivi e malattie autoimmuni. 
Alla stregua di quello che avviene quando si necessita di una trasfusione, la dieta basata sulla conoscenza delle classi sanguigne di appartenenza, spiega l’incompatibilità tra alcune pietanze e determinati gruppi. Non si parlerà mai di una valenza totalmente negativa della carne o di un apporto nutritivo sempre benefico da parte dei vegetali, ma di casi specifici, analizzati in base ai globuli rossi, antigeni e anticorpi.

Quando un cibo non piace al sangue

Da quello che sostengono i seguaci di questo tipo di dieta, una patologia è sempre il risultato una intolleranza alimentare che, trascurata nel tempo, potrebbe essere la causa di numerosi malanni anche gravi, principalmente connessi con l’apparato gastrico e la digestione.
Esisterebbe infatti una lista di alimenti ben precisa, a seconda del proprio ceppo sanguigno di origine, frutto di un patrimonio genetico che rivela moltissimo sulle nostre origini. Ci sono quindi cibi che fanno bene, cibi che neutri, ma anche cibi negativi. Trattasi di valori non univoci, ma in relazione del tipo di sangue che circola nelle nostre vene.

Le sostanze nutritive potrebbero quindi rigettare alcune cellule di alcuni gruppi sanguigni, in modo molto simile a quello che accade quando si sbaglia una trasfusione e l’organismo desidera espellere quel tipo di sangue. Di conseguenza è facile trovare un collegamento tra “cibi sanguigni” e dieta. Non si parla di bistecca al sangue ovviamente, ma di cibi coerenti con il nostro DNA. Appare abbastanza evidente come il nostro apparato digestivo tenda a preferire ed assorbire meglio, gli stessi cibi che hanno mangiato i nostri antenati, con medesimo gruppo sanguigno.
Tutto dipenderebbe dalle “lectine” contenute negli alimenti e delle loro proprietà quando circolano nel sistema sanguigno. Ogni volta che mangiamo un cibo che ha lectine non apprezzate dal nostro sangue, queste vanno a depositarsi verso un organo come reni o pancreas, ad esempio e per reazione, cominciano ad agglutinare globuli rossi in quella data zona, che ora presenziano.
Molte di queste tipologie di lectine sono giudicate “estranee” dall’organismo privo di quegli anticorpi in grado di attaccare quello specifico antigene. E’ il caso del cibi a base lattosio che hanno serie difficoltà ad essere tollerati da un paziente con gruppo sanguigno A, proprio perchè trattasi di alimenti caratterizzati da lectine simili all’antigene di tipo B.
Alcune lectine sono responsabili dell’eliminazione di globuli dal sangue, sia rossi che bianchi, e quindi capaci di creare un disequilibrio che si tramuta presto in disfunzione e malattia. 
La possibilità che si “appiccichino” sulle mucose intestinali e irritare quella zona può essere la causa di tantissimi problemi metabolici, ma anche nervosi, considerato il nesso molto forte tra qualità emotiva di un individuo e salute intestinale. 
Impossibile quindi affermare con rigore che il frumento faccia bene o il latte vaccino faccia male, senza aver preso in esame il sangue del soggetto analizzato.
Conoscendo la migliore dieta per il gruppo sanguigno A o quella per la classe zero positivo o altre ancora, si potrà stabilire quale sia la dieta più idonea da seguire.
Anche se occorrerebbe l’aiuto di un esperto dietista, in grado di definire con precisione il regime alimentare da seguire, è vero che qualche suggerimento di massima, a seconda del sangue “ancestrale” che ci scorre sotto la pelle, si può dare:

Gruppo a:
predilige vegetali, frutta e cereali. Ceppo antico, appartenente ad agricoltori primitivi, ma comunque successivi all’epoca del nomadismo.

Gruppo b:

tolleranza al latte e uova. Deriva dai popoli nomadi, perenni viaggiatori in cerca di cibo.

Gruppo ab:
attribuibile all’uomo moderno, in grado di mangiare qualunque cosa. Una sintesi perfetta tra i primi due gruppi sanguigni.

Denigratori di questo metodo
Come in tutti i settori, anche quello delle diete dei gruppi sanguigni riceve delle critiche. Sono tanti gli articoli sul web che parlano di vere e proprie bufale, soprattutto quando si parla di diete per bimbii autistici. 
Sarebbe bello che la gente si informasse prima di lanciarsi in affermazioni di questo tipo, che sembrano, ancora una volta, orchestrate ad hoc, dalla stessa “setta di pseudo dietologi”, finanziati dalle lobby degli integratori alimentari. Senza voler entrare nel merito però, vorremmo rassicurare il pubblico sul fatto che, seguendo regimi nutritivi particolari, possano sorgere dei problemi alimentari. Anche in questo campo, così anche quando si segue una sana dieta mediterranea, bisognerebbe usare criterio. Questo implica la necessità di farsi seguire da parte di esperti di nutrizione e non intraprendere mai avventure solitarie alla ricerca del cibo perfetto. Solo chi ha studiato le piramidi alimentari per anni può sapere come sostituire un cibo con lectine ostili, con altri meglio accettati dal proprio sangue, senza mai dover affrontare pericolose carenze nutritive.

 

Prospetto riassuntivo per capire che cosa mangiare o non mangiare a seconda del proprio gruppo.

 

 

Sangue Gruppo AB

(per i non-secretori anche gli alimenti in corsivo e grassetto risultano da evitale)

Ecco la lista dei piatti a cui chi appartiene al gruppo sanguigno AB dovrebbe stare attento

CLASSE DI PRODOTTO ALIMENTARE CIBI DA EVITARE
CARNE Ad esclusione di agnello, capretto, coniglio, tacchino, fagiano, montone, struzzo, è bene evitare qualsiasi tipo di carni
PRODOTTI ITTICI Acciughe, aringa, anguilla, aragosta, branzino, molluschi (calamari, seppie, polpo, cozze, vongole ecc..), gamberi, granchio, halibut, ostriche, passera dell’Atlantico, passera pianuzza, ricciola, salmone affumicato, spigola
LATTE E DERIVATI Brie, burro, camembert, caseina, gelato, gorgonzola, latte vaccino, panna, parmigiano, provolone, emmental, pecorino, svizzero
SEMI E FRUTTA SECCA Girasole, sesamo (tahin), nocciole, papavero, zucca
OLII E GRASSI Derivati da: arachidi, burro, cartamo, cocco, girasole, margarina, mais, nocciole, palma sesamo, zucca
LEGUMI Ceci, fagioli (zoki, spagna, lima, mung, neri, dall’occhio), fave, anacardi, pistacchi
CEREALI Mais, grano saraceno, kamut, sorgo, tapioca, frumento
VEGETALI Aloe, barbabietola, olive, peperoni, ravanelli, rabarbaro
FRUTTA Arance, avocado, banane, cachi, fichi d’India, melograno, mango, noce di coco, mandarino, melone bianco, melone cantalupo
SPEZIE & COMPANY Aceto, anice, pepe, ketchup, salamoia, malto d’orzo, sciroppo di riso, sciroppo d’acero, miele, zucchero
BEVANDE Liquori, bibite (cola, diet ecc), birra dei cereali sconsigliati, tè nero, rabarbaro, liquori distillati

Sangue Gruppo A

(per i non-secretori anche gli alimenti in corsivo e grassetto risultano da evitale)

Ecco la lista dei piatti a cui chi appartiene al gruppo sanguigno A dovrebbe stare attento

CLASSE DI PRODOTTO ALIMENTARE CIBI DA EVITARE
CARNE Ad esclusione di pollo, piccione, struzzo, faraona, tacchino, è bene evitare tutti i tipi di carni
PRODOTTI ITTICI Acciughe, anguilla, aragosta, branzino, calamari, pesce gatto, cernia, conchiglie, cozze, gamberi, granchi, halibut, molluschi bivalve (cozze, vongole, ostriche ecc.), nasello, orata, persico dorato, polpo, salmone affumicato e di allevamento, sarago, seppia, sogliola, trota di allevamento, storione
LATTE E DERIVATI Ad esclusione di ghee, yogurt, stracchino, mozzarella, latte di capra e ricotta fresc, è bene evitare gli altri tipi di formaggi, latte e latticini
SEMI E FRUTTA SECCA Anacardi, pistacchi, semi di papavero, semi di girasole
OLII E GRASSI Derivati da: arachide, burro, cocco, cotone, mais, margarina, palma, fegato di merluzzo
LEGUMI Ceci, fagioli (alato, dall’occhio, borlotti, lima)
CEREALI Tutti i prodotti che contengono frumento (anche il germe), mais
VEGETALI Cavolo cappuccio bianco verde e rosso, crauti, melanzane, tutti i tipi di patate, peperoni, pomidori, rabarbaro, olive, funghi champignon bianchi
FRUTTA Arance, banane, mango, noce di cocco, papaya, melone bianco, mandarini, melone cantalupo
SPEZIE & COMPANY Aceto di tutti i tipi, maionese, salamoia, capperi, pepe, ketchup, peperoncino di tutti i tipi, zucchero
BEVANDE Birra dei cereali sconsigliati, acqua di soda e di seltzer, tè nero, rabarbaro, cola, liquori distillati

Sangue Gruppo B

(per i non-secretori anche gli alimenti in corsivo e grassetto risultano da evitale)

Ecco la lista dei piatti a cui chi appartiene al gruppo sanguigno B dovrebbe stare attento

CLASSE DI PRODOTTO ALIMENTARE CIBI DA EVITARE
CARNE Anatra, cavallo, maiale, cinghiale, cuore di manzo, oca, pollo, quaglia, faraona, tortora, piccione
PRODOTTI ITTICI Acciughe, aringa, anguilla, aragosta, branzino, cozze, gamberi, granchi, lumache, ostriche, spigola, polpo, rane, ricciola, salmone affumicato e da allevamento, seppia, trota, vongole
LATTE E DERIVATI Caseina, gelato, gorgonzola, mascarpone, camember, emmental, svizzero, pecorino, provolone, parmigiano
SEMI E FRUTTA SECCA Anacardi, pistacchi, arachidi, nocciola, pinoli, girasole, sesamo, semi di zucca
OLII E GRASSI Derivati da: arachidi, borraggine, cartamo, cocco, geme di grano, girasole, margarina, mais, sesamo, zucca, soia
LEGUMI Arachidi, ceci, soia, fagioli (neri, pinto, dall’occhio, azuki), lenticchie
CEREALI Frumento, mais, grano saraceno, segale, kamut, tapioca
VEGETALI Aloe, carciofi, olive, pomidori, rabarbaro, ravanelli, topinambur, zucca, patata
FRUTTA Avocado, cachi, fichi d’India, melograno, noce di cocco, banana, melone bianco e cantalupo
SPEZIE & COMPANY Anice, cannella, capperi, sasa di soia, maionese, ketchup, tamari, umeboshi, malto d’orzo, pepe, salamoia, senape mostarda, fruttosio, zucchero
BEVANDE Aloe, liquori distillati, bibite (cola, diet ecc.), acqua seltzer, birra dei cereali sconsigliati, tiglio, latte di mandorla, succo di barbabietola, caffè, tè nero

Sangue Gruppo 0

(per i non-secretori anche gli alimenti in corsivo e grassetto risultano da evitale)

Ecco la lista dei piatti a cui chi appartiene al gruppo sanguigno 0 dovrebbe stare attento

CLASSE DI PRODOTTO ALIMENTARE CIBI DA EVITARE
CARNE Maiale, cinghiale e loro derivati (prosciutti, salumi), cuore di manzo, quaglia, tortora
PRODOTTI ITTICI Aringhe sotto sale, caviale di storione, pesce gatto, polpo, salmone affumicato e di allevamento, conchiglie, palombo, trota di allevamento, acciuga, calamari, granchio, cozze
LATTE E DERIVATI Ad esclusione di ghee, burro e pecorino, formaggi di capra freschi, feta, mozzarella, è bene evitare gli altri tipi di formaggi, latte e latticini
SEMI E FRUTTA SECCA Arance, mandarini, avocado, kiwi, melone cantalupo, melone bianco, more selvatiche, noce di cocco, fragole, albicocca, datteri, mela
OLII E GRASSI Derivati da: arachide, germe di grano, girasole, mais, margarina, pala, soia, olio di borragine, fegato di merluzzo
LEGUMI Lenticchie, arachidi, fagioli (dall’occhio, borlotti, pinto), soia, ceci, fave
CEREALI Frumento, mais, orzo, sorgo, avena, farro, segale, grano saraceno, tapioca
VEGETALI Alfalfa (erba medica, anche in germogli), aloe, cavolini di bruxelles, cavolo cappuccio bianco verde e rosso, cetriolo, funghi champignon bianchi, olive nere, patate, rafano, porro, cavolfiore bianco, cavolfiore verde, melanzana, olive verdi
FRUTTA Arance, mandarini, avocado, kiwi, melone cantalupo, melone bianco, more selvatiche, noce di cocco, fragole, albicocca, datteri, mela
SPEZIE & COMPANY Aceto, capperi, noce moscata, pepe bianco e nero, ketchup, senape, fruttosio, miso, zucchero, cannella miele, tamari, vaniglia
BEVANDE Caffè, tè nero, liquori, rabarbaro, iperico, aloe, cola, birra dei cereali sconsigliati, vino bianco, liquori distillati, latte di mandorla, latte di soia
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