La linea rossa intestino-cervello

Proprio così, sembrerà strano a dirsi, eppure disponiamo di un canale digestivo di svariati metri, in grado di influenzare il comportamento degli altri organi vicini e anche comunicare per vie preferenziali eventuali disturbi o novità all’apparato celebrale. E’ come se esistesse una succursale del cervello anche nel tubo digerente, in cui milioni di neuroni sono pronti a rispondere ai svariati stimoli e sollecitazioni che avvengono all’esterno del corpo umano.
Proprio come avveniva con la nota “red telephone”, che caratterizzava il rapporto USA – URSS durante la guerra fredda, anche il sistema di comunicazione messo in atto dal corpo umano, regola l’intera struttura “mondiale” dell’organismo, condizionando anche i rapporti con ognuno degli elementi che ne fanno parte.
Questa visione della macchina umana, come di un dispositivo governato da 2 cervelli, in grado di influenzarsi reciprocamente e a loro volta legati a tutti gli altri organi, si sposa perfettamente con il pensiero olistico.
L’asse celebrale nord-sud spiega come l’uomo sia qualcosa di ben più complesso di quello a cui fa riferimento spesso la medicina quando si relaziona al corpo umano, trattandolo come la semplice somma di organi separati tra loro. Bisogna uscire da questo dogma e aprire le frontiere della guarigione ammettendo una volta per tutte come le capacità comunicative tra gli organi interni ed esterni del nostro organismo.

Il cervello dell’intestino

Dietro un concetto così semplice come “il cibo ci rende felici” si nasconde il segreto per affrontare meglio dei disturbi apparentemente estranei dallo stato di funzionamento dell’intestino. Quando avvertiamo quello stato di soddisfazione, legato all’assunzione di alimenti ci rendiamo conto di come il legame tra apparato intestinale e la sfera emozionale, regolata dal cervello, emerge con grande evidenza. Introdurre cibo nel corpo non serve soltanto a contrastare la fame, ma produce benefici diretti anche sullo stato d’animo del soggetto. La rinomata “consolazione da cibo”, tanto cara alle donne, soprattutto quando mangiano dolci e cioccolata, è l’espressione più semplice, di relazioni molto complesse attivate dai neurotrasmettitori di intestino e cervello.
Anche nel trattamento di disturbi molto comuni, come nel caso della cura del colon irritabile, la qualità e la condizione dei batteri intestinali determina la risposta dell’individuo vittima di situazioni stressanti. D’altro canto è noto a tutti i neuropsichiatri come un episodio stressante generi andrenalina e noradrenalina e vi sia un collegamento diretto con l’attività della flora intestinale. Non  è un caso se si parla di “irritabilità del colon” e di colite nervosa, sintetizzando con questa terminologia i complicati scambi di informazioni tra i 2 cervelli. Secondo questa prospettiva che la medicina ufficiale sembra ricordare soltanto quando le fa più comodo, batteri, sistema nervoso e complesso immunitario reagiscono tra loro e rispondono allo stress e concorrono al manifestarsi di infiammazioni all’intestino.

La forza del cervello intestinale

Numerosi studi sul sistema immunitario hanno dimostrato come metabolismo e digestione sono soltanto alcuni dei compiti dell’intestino che è inoltre capace di instaurare un legame diretto con l’apparato celebrale al punto da comunicargli, per vie privilegiate, eventuali pericoli arrecati da virus e batteri. L’esempio più classico di questa sua abilità è data dal riuscire ad accorgersi quando una pietanza è avariata, avvisando il “primo cervello” del rischio in cui potrebbe incorrere. I segnali neurologici di far scattare difese come “cacca sciolta” e reflussi gastrici partono quindi dal basso, dal “secondo cervello”, a testimonianza del peso che assume questo elemento nei processi di difesa e quindi nel raggiungimento del benessere fisico.
Il compito che assume l’asse che lega intestino al cervello diventa quindi centrale sul piano nutrizionale. L’importanza di ingerire piatti sani e seguire una dieta equilibrata emerge in tutta la sua evidenza quando si analizza la natura stessa di determinati neurotrasmettitori che operano a livello celebrale. Analisi molto particolareggiate, effettuate su soggetti affetti da colon irritabile, hanno spiegato come queste molecole neurotrasmettitori fossero derivati da amminoacidi essenziali, frutto della lavorazione delle proteine e quindi intrinsecamente connesse con quello che mangiamo. Ecco spiegata la ragione del perchè la nostra alimentazione possa influire sul grado di irritabilità delle pareti intestinali e provocare sintomi tipici da colite, come bruciori addominari e crampi.
Questa stretta associazione cibo-disturbo-massa celebrale può spiegare tutti i problemi dell’uomo,  intesi anche come patologie associate alla sfera mentale, come nel caso della depressione, ad esempio. Un meccanismo che il nostro organismo conosce benissimo da centinaia di migliaia di anni, ma su cui la scienza medica si interroga soltanto da qualche decennio.
Quando percepiamo una situazione inaspettata nel nostro corpo avviene una riduzione della captazione di triptofano e pertanto la sintesi cerebrale di serotonina viene meno. La conseguenza più palese di questa paura che stiamo vivendo è il manifestarsi di tensioni emozionali, che percepiamo come agitazione. Quando diminuisce il triptofano vi è una captazione della tirosina della dopamina e della noradrenalina. Quello che accade quindi, grazie alla perfetta comunicazione tra tessuti intestinali e cerebro ha dello straordinario e dimostra la perfezione della macchina umana e l’equilibrio che ne regola i processi. Se ci troviamo di fronte ad un rischio, la produzione delle sostanze sopra indicate, ci aiutano ad essere più attenti e quindi più preparati ad affrontare quella condizione inaspettata.
Questa dinamica arzigogolata spiega pure le ragioni del perchè le donne sono più soggette a depressione o al tipico nervosismo da ciclo mestruale. Accade che il corpo umano femminile, prima che si pre il flusso mestruale, riduce la produzione di triptofano e serotonina, onde scongiurare un traumatico attacco di anticorpi nei confronti di un possibile bebè. Gli sforzi richiesti a livello intestinale nella donna sono maggiori di quelli a cui è soggetto l’uomo. Il numero di triptofani nella donna saranno costantemente in disequilibrio ed è per questo motivo che le donne sono più soggette ad ammalarsi di colite spastica o a soffrire di problemi depressivi, rispetto agli individui di sesso maschile.
Reputiamo la condizione di salute dell’intestino responsabile di numerose patologie, come: sclerosi, autismo ed epilessia. Comprendiamo bene come trattamenti di idrocolonterapia per via orale o lavaggi intestinali completi possano ripulire il tubo digestivo di tutte quelle “cattive informazioni” create da virus e batteri nocivi, colpevoli, in ultima analisi, delle principali patologie gastriche e celebrali che conosciamo. La pulizia naturale del colon, quando avviene in centri specializzati e praticata da dottori di comprovata esperienza, equivale in ultima analisi ad una sorta di “pulizia del secondo cervello”. Una ragione in più per avvicinarsi a questo rimedio naturale senza pregiudizi e con la consapevolezza di dare una possibilità di guarigione in più al nostro organismo. Naturalmente, sedute di idrocolon dovranno essere accompagnate dalla volontà di seguire un regime alimentare migliore, in cui non ci sarà spasso per abusi o scelte di cui ci si pente solo sulla barella di un’ospedale.
La considerazione per cui l’emergere di disturbi non sia dovuto all’ingresso di nuovi agenti patogeni, ma al disequilibrio della linea intestino intelletto e alla conseguente incapacità di difenderci dai loro attacchi. In sostanza, se manteniamo un equilibrio attraverso diete alimentari o aiutiamo il corpo a liberarsi grazie a terapie di idrocolon possiamo meglio preservare quei processi autoriparativi. Sono forse loro l’aspetto più entusiasmante di quella macchina perfetta che è l’uomo, ma che la nostra sciagurata superficialità cerca di distruggere con comportamenti irresponsabili e pratiche alimentari sbagliate.